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K-Drama Recensioni

“Happiness”: quando i mostri sono umani

“Do you remember how it was during the COVID-19 outbreak? Did you maybe catch COVID-19 because you did something wrong? Diseases.. don’t pick who gets them or not. The infected people shouldn’t be kicked out without even a chance to get treated.”

Sono ormai due anni che il nostro mondo si trova alle prese con il Covid-19.
Sono ormai due anni che abbiamo imparato a convivere con una realtà che mai ci saremmo aspettati di vivere in prima persona, una realtà che eravamo abituati a vedere forse solo nei film, tra virus, paura, lockdown, quarantene e restrizioni. Una realtà che purtroppo è diventata invece sempre meno fantascientifica e che ci ha improvvisamente travolti cogliendoci totalmente impreparati.

Il mondo di certo non è più lo stesso ed Happiness è la prima serie in assoluto che fa sua quella realtà che ognuno di noi sta vivendo proprio oggi, e che ce la racconta come mai aveva fatto nessun altro prima, regalandoci una storia che sarà difficile non sentire nostra a causa della vera battaglia che racconta dietro l’insorgere di un nuovo virus: non perdere noi stessi  e i valori che ci appartengono in momenti difficili come quelli di una pandemia.

I must del genere zombie, cosa rende Happiness così unico e diverso dagli altri titoli?

Quando si parla del genere apocalittico, e soprattutto di quello zombie, la Corea è uno di quei Paesi che gli ha reso maggiormente onore regalando al grande e piccolo schermo grandi titoli come il famosissimo “Train to Busan”, “Kingdom” o i più recenti “Alive” o “Sweet Home”.

Ecco che quindi Happiness potrebbe sembrare un altro pezzo aggiunto al grande puzzle del genere, un’altra serie incentrata sulla diffusione di un virus e sulla lotta per la sopravvivenza dei suoi personaggi.

Invece indovinate un po’, non è proprio così. 

Perché Happiness non si ferma a raccontare tutto ciò, ma va oltre, concentrandosi sul cambiamento della persona, la pazzia, l’isterismo collettivo, insomma mai serie è stata più attuale considerando i tempi che stiamo vivendo.. solo che qui stiamo parlando di un virus molto più fatale, uno che rende gli uomini belve assetate di sangue e capaci di uccidere chiunque pur di soddisfare la loro sete. Ma li si può forse definire mostri, o assassini, solo perché infetti?

Trama: un virus alle porte, un matrimonio organizzato

Yoon Sae-bom (Han Hyo-Joo, W – Two World Apart) e Jung Yi-Hyun (Park Hyungsik, Strong Woman Do Bong Soon) sono amici dai tempi di scuola, un periodo particolarmente difficile delle loro vite che li aveva visti protagonisti di sfortunati incidenti che avevano fatto perdere a lei anni di studio, facendole sentire il peso di essere in ritardo rispetto agli altri nella vita scolastica tanto quanto in quella lavorativa, e a lui abbandonare la carriera sportiva in quanto giovane promessa del baseball con un ginocchio infortunato.

In un futuro prossimo in cui il Covid-19 è stato da poco debellato, i due diventano ben presto anche colleghi di lavoro: Sae-bom nelle forze anti terrorismo, Yi-Hyun in una squadra poliziesca contro i crimini violenti.

La Corea, così come il mondo intero, sta ancora cercando di rialzarsi e dimenticarsi del Coronavirus che tanto ha cambiato la nostra vita.

“The world is a bit different from how it was before COVID-19, but thanks to that we learned how precious an ordinary day can be”

Insomma, tutto sembra tornato in uno stato di semi normalità e Yoon Sae-bom concentra tutte le sue forze nel realizzare il sogno di una vita: abitare in un appartamento tutto suo, un posto da poter chiamare “casa” e dove pensa potrà finalmente trovare quella felicità che tanto cerca.

Così, quando le viene offerta la possibilità di trasferirsi in un nuovissimo quartiere esclusivo che affitta delle unità alle forze speciali in base a punteggio del profilo e status sociale, coglie l’occasione al volo e chiede al suo amico di una vita Yi-Hyun se è d’accordo a sposarla per ottenere la casa. Lui, che fin dai tempi di scuola nutriva un affetto particolare per la ragazza, accetta.

I due sono pronti a iniziare questo nuovo capitolo della loro vita insieme ma, proprio a seguito del loro trasferimento, un nuovo virus ben peggiore rispetto al Covid-19 minaccia di spazzare ogni sogno o progetto futuro, gettando il mondo nuovamente nel caos quando iniziano a comparire sempre più casi di persone assetate di sangue e totalmente fuori controllo.

Quando un focolaio viene individuato proprio nel complesso residenziale dove i due protagonisti si sono trasferiti, i residenti si trovano ben presto bloccati all’interno del quartiere in una quarantena che non sembra avere fine, tra un virus imprevedibile e persone che presto inizieranno a perdere la ragione in una situazione tanto disperata.

“I always dreamed of having a place that is completely my own, I am almost there… the world can’t collapse now”

La visione di un mondo post Covid

“Do you know what we learned from COVID-19? Getting by is more important than a few people biting and killing each other.”

A capo del servizio sanitario militare troviamo il tenente colonnello Han Tae Seok (Jo Woo-jin, Goblin), un uomo freddo, senza scrupoli, disposto a tutto pur di fermare questo nuovo virus prima che sia troppo tardi. L’unica cosa di cui è a conoscenza è che a scatenare la malattia sarebbe una pillola, la “Next”, prodotta ai tempi del Covid-19 per combattere la polmonite e che ora, se assunta, provocherebbe il virus. 

Protagonista di molte scelte discutibili sulle modalità con cui affronta l’emergenza, è anche però convinto che sia necessario agire unicamente in base alle possibilità di successo dello stop dei contagi, anche se questo significa rinunciare al suo lato umano e sacrificare la vita di molti per risparmiare quella di tanti altri.

“We must prioritize. Who is more needed, and what is more useful.” – Han Tae Seok

I did all sorts of things to lower the number of the infected.
Lockdowns, quarantines, killing.
I have enough blood on my hands.

E queste non sono frasi che rappresentano solo la visione del singolo colonnello, ma che dimostrano in questo caso quanto il Coronavirus abbia lasciato un segno indelebile che condiziona ormai anche il modo di pensare e di affrontare un nuovo pericolo viste le conseguenze che già abbiamo subito in una situazione simile. Han Tae Seok è simbolo di un mondo che non è più disposto a ragionare sul da farsi, ma agisce all’istante anche compiendo azioni che vanno contro ogni morale.

Sì, perché ben presto scopriremo che questo nuovo virus (che nella serie viene chiamato “mad person desease”) non trasforma in modo permanente le persone in zombie: queste infatti, una volta placata la loro sete bevendo il sangue altrui, torneranno ad essere le persone di prima, in attesa di un attacco che farà perdere loro nuovamente la ragione. 

Ci si può quindi sentire in pace con se stessi sacrificando e uccidendo persone che ancora possono tornare in loro e che sono semplicemente malate?

E’ questa la difficile scelta che deve compiere il colonnello, senza una cura in grado di diminuire il numero dei malati e sempre meno tempo a disposizione.

I residenti: la lotta di classe e lo status sociale coreano

“Just because it was fine yesterday doesn’t mean it’s going to be fine today.”

Per la maggior parte dei 12 episodi, la serie si focalizzerà quindi nel mostrarci la condizione in cui si ritroveranno a vivere e doversi confrontare i residenti del condominio in quarantena.

Oltre a Sae-bom e Yi-hyun, appena trasferitisi, sono in molti infatti ad abitare gli appartamenti, già da tempo divisi tra affittuari (che vivono tra il primo e quinto piano) e proprietari (dal sesto fino al quindicesimo).

Quella che ci viene presentata è, praticamente, una gerarchia tanto netta all’interno del palazzo quanto nella vita reale: in Corea, infatti, avere una casa di proprietà è l’obiettivo principale dei risparmi di una vita, in quanto possederne una attribuisce alla persona uno status sociale alquanto elevato. Questa differenza la faranno notare per primi proprio gli stessi proprietari che, invece che preoccuparsi del pericolo a cui presto saranno esposti, continuano a far presente agli affittuari di prestare ben attenzione a cosa faranno o diranno, preoccupati che il valore dei loro appartamenti possa subire un’importante svalutazione a causa dell’emergenza.

Ed è affascinante come per tutta la narrazione quello che ricorderemo dei residenti del palazzo non saranno tanto i loro nomi, quanto invece il numero dell’appartamento in cui risiedevano, dal ragazzo dell’attico del 1501 alla coppia dell’impresa di pulizie che invece si era sistemata nel 201.

E’ così che tra gli infidi vicini, chiara rappresentazione della società e delle mire egoiste che continuano ad esistere anche in situazioni emergenziali che richiederebbero invece la trasparente collaborazione e unione di tutti, i nostri due protagonisti ospiteranno nel loro appartamento il collega e amico detective Kim Jungkook e l’adorabile bambina dell’appartamento 502 Park Seo-Yoon, rimasta sola dopo che i suoi genitori erano stati lasciati fuori dall’edificio.

Chi sono i veri mostri?

Una donna che vuole farsi eleggere rappresentante, un avvocato che non perde occasione di promuovere i suoi consulti legali, un dottore la cui ultima preoccupazione è la salute di chi gli sta attorno e un figlio che non si cura dei suoi genitori ma di aver successo sul web. E mentre il mondo sta cadendo a pezzi, i residenti del palazzo riveleranno puntata dopo puntata la loro vera natura, rimuovendo definitivamente la maschera che avevano fatto tanta fatica a costruire e mostrandosi per chi sono veramente. Chi sono quindi i veri mostri? Chi è malato e non ha modo di controllare i propri istinti o chi, invece, sceglie consapevolmente di sabotare e raggirare gli altri?

Happiness, il perché dietro al titolo

“Becoming happy.. is hard”

Vi siete chiesti a cosa volessero alludere gli autori della serie quando hanno deciso di titolare una storia apocalittica come questa “Happiness”? 

Effettivamente il titolo potrebbe sembrare un vero e proprio azzardo, in fondo come può la parola “felicità” fare da titolo a un thriller come questo? La risposta però è nascosta proprio dietro l’angolo, perché saranno molti i momenti che durante la visione degli episodi ci faranno ragionare sul vero significato dell’opera, e dove questa vuole portarci a riflettere. 

Un mondo lasciato al suo destino, bugie, inganni, chi si trasforma in zombie e chi invece non fa altro che ostacolare gli altri pur di sopravvivere, un vero e proprio dipinto di orrore e terrore generato non solo da chi è malato, ma soprattutto da chi è ancora umano. E dove si trova allora la famosa felicità di cui tanto si parla?

In Happiness così come nella vita reale, la vera felicità si trova proprio nelle piccole cose, in quei momenti che spesso tendiamo a dare per scontato, in quel calore famigliare che solo quei rapporti veri e indissolubili che creiamo con le persone con cui scegliamo di condividere la nostra quotidianità sono in grado di darci. Quella felicità che troppo spesso abbiamo proprio davanti ai nostri occhi, ma che solo i momenti più difficili possono farci riscoprire.

Getting an apartment is important, but who you’re with is more important”

Commento finale

Potrei stare ore a descrivere questo piccolo capolavoro di serie, ma preferisco di gran lunga che vediate con i vostri occhi quanto sia in grado di comunicare in soli 12 episodi.

Quando l’ho iniziata pensavo davvero mi sarei trovata davanti all’ennesimo titolo del genere thriller (che peraltro adoro), ma mai mi sarei aspettata di sentirmi così tanto legata alla storia e ai suoi personaggi: dall’odio profondo all’amore più vero, una regia e un cast spettacolare che insieme hanno dato vita a un’opera che difficilmente dimenticherete, capace di emozionare con sequenze che si distaccano ben poco dal nostro ordinario.

Una cosa è certa: Park Hyung-Sik e Han Hyo-joo non potevano scegliere serie migliore per il loro ritorno in televisione! La loro performance è stata davvero impressionante, così come quella di chi ha fatto da contorno alla storia, il tutto completato alla perfezione da una fantastica scenografia fatta di location curate nel minimo dettaglio e una colonna sonora di un artista poco conosciuto (che tra l’altro vi consiglio vivamente di ascoltare) come Joe Layne che ha saputo donare alla serie delle canzoni che accompagneranno per sempre le sue scene più memorabili.

Una serie che tocca nel profondo come mai prima d’ora in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, dove il futuro è incerto e la confusione regna ormai sovrana nelle nostre case, ed è sempre più difficile mantenere intatti quei valori che ci caratterizzano in quanto essere umani.

Non credete forse che la solidarietà e l’impegno collettivo dovrebbero essere forse alla base dei momenti di difficoltà, invece che l’egoismo e il puro interesse personale che in molti hanno dimostrato in questi due anni?

Incredibile in ogni suo aspetto, un’avventura carica di colpi di scena e legami tanto forti da tenere incollati allo schermo per 12 puntate. Scorrevole, accurato, crudele e magnetico, Happiness non è solo un drama apocalittico, ma una storia che ci ricorda cosa significa essere umani, nonché un viaggio che ci guida alla scoperta del vero significato della parola felicità.

Voto finale: 10 

  • Genere: drammatico, apocalittico, thriller, horror, action
  • Anno: 2021
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 12
  • Cast principale: Han Hyo-joo-joo, Park Hyung-sik, Jo Woo-jin

2 risposte su ““Happiness”: quando i mostri sono umani”

Grazie mille, contenta ti sia piaciuta!😍 è proprio vero, ogni puntata ti tiene col fiato sospeso fino alla fine, le ultime poi.. ti lascio vedere per commentare!

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