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K-Drama Recensioni

“Business Proposal” – Un incontro inaspettato

  • Genere: commedia romantica, rom-com
  • Anno: 2022
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 12
  • Cast principale: Ahn Hyo-seop, Kim Sejeong, Seol In-ah, Kim Min-kyu
  • Voto: 8

Siete alla ricerca di una serie simpatica e leggera, che vi faccia ridere a crepapelle ma allo stesso tempo sia ricca di boy-friend material e vi regali personaggi di cui potrete innamorarvi fin dal primo istante?

Business Proposal è la nuova serie SBS che una volta atterrata nell’universo Netflix è riuscita a far parlare di sé sin dalle sue prime puntate, riuscendo a scavalcare titoli come “Twenty-Five Twenty-one”  nelle classifiche e diventando già una delle serie di maggior successo del 2022!

Se avete già visto “Strong Woman Do Bong Soon” e “What’s wrong with secretary Kim?”, sarete felici di sapere che Business Proposal, sebbene rimanendo un titolo che già di per sé riesce a catturare l’attenzione, mi ha ricordato un sacco quelli che considero due dei meglio riusciti drama del genere rom-com, riportando alla luce la tipica storia d’amore tra il ricco e bel CEO di un’impresa e una ragazza comune in grado di farci sorridere e affezionare ai personaggi con una facilità tale da ritrovarci a tifare per loro sin dalle prime scene della serie.

Trama e personaggi

A confronto, la locandina della serie e la copertina del webtoon

Tratto dall’omonimo webtoon “A Business Proposal” scritto da Guava Farm / Perilla, disegnato da Narak e tratto a sua volta da un romanzo di Haehwa, il drama racconta la storia d’amore che si verrà a creare tra Shin Ha-ri e il presidente dell’azienda per cui lavora, Kang Tae-moo.

Shin Ha-ri (Kim Se-jeong, The Uncanny Counter) è una ricercatrice alimentare che lavora presso una delle più grandi aziende produttrici del mercato alimentare del Paese, la Go Food.

Figlia di proprietari di un piccolo ristorante di pollo fritto, vive assieme al fratello e ai genitori dividendo le sue giornate tra il lavoro d’ufficio e la gestione del locale di famiglia, condividendo gioie e dolori con la sua migliore amica Jin Young-seo (Seol In-an, Mr. Queen, Strong Woman Do Bong Soon), figlia di un ricco imprenditore poco incline ai rapporti umani che porta la ragazza a passare la maggior parte del tempo con la ben più modesta famiglia di Ha-ri, la cui vicinanza la fa sentire apprezzata molto più di quanto possa mai fare il padre, deciso a darla in sposa ad un ricco pretendente che possa poi ereditare la sua azienda.

È così che la povera Young-seo si ritrova a dover sopportare una serie di incontri al buio organizzati dal padre intento a presentarle l’uomo perfetto da sposare, quando invece tutto quello che desidera lei è innamorarsi di un ragazzo senza pensare alla sua posizione sociale o agli interessi economici della famiglia.

E quale miglior modo per mandare in fumo tutti gli incontri organizzati se non quello di chiedere alla sua migliore amica di fingersi lei e fare in modo che nessuno dei pretendenti le chieda la mano?

Uno dopo l’altro, le due amiche riescono nel loro intento e quindi ad allontanare tutti coloro interessati a conoscere Young-seo, ignari di avere in realtà di fronte la sua amica Ha-ri, ben felice di racimolare qualche soldo in più facendo peraltro contenta la sua migliore amica.

Tutto sembra andare per il meglio fino a quando Ha-ri accetta (seppur non troppo volentieri) quello che Young-seo dice essere l’ultimo favore che le avrebbe chiesto, l’ultima piccola messa in scena per scampare ancora una volta ai piani di suo padre.

Ma è proprio quando Ha-ri accetta e si presenta all’appuntamento al buio che la storia prenderà una direzione inaspettata quando si troverà seduto davanti a lei non altri che il capo dell’azienda per cui lavora, l’affascinante CEO Kang Tae-moo (Ahn Hyo-seop, Abyss).

Seppur resistergli si riveli un arduo compito, Ha-ri continua a recitare strepitosamente la sua parte: peccato che mentre lei pensa di aver inscenato la performance perfetta, Kang Tae-moo intanto sta pensando di sposarla subito dopo quello che è stato il loro primo e unico appuntamento, convinto che la ragazza che ha incontrato sia in realtà Young-seo.

È questo l’intreccio che ci porterà a seguire due bellissime storie d’amore che sbocceranno tra personaggi che difficilmente avrebbero potuto incontrarsi, due relazioni che si sviluppano parallelamente tra Kang Tae-moon e Shin Ha-ri e tra Jin Young-seo e Cha Sung-hoon (Kim Min-kyu, Queen: Love and War, Backstreet Rookie), segretario di Kang Tae-moo.

Cliché? Forse, ma con gusto 

Come forse vi ho già fatto capire, mentirei se vi dicessi che quella che guarderete è una storia originale o ricca di colpi di scena, devo dire che a livello di trama infatti la narrazione si accosta molto a quelle raccontate in altre serie del genere già viste in precedenza, contenente numerosi cliché e sequenze alquanto prevedibili.

Non poteva di certo mancare una scena con l’ombrello giallo, non credete?

Ma allora perché sta avendo così tanto successo, vi chiederete voi?

Beh la risposta sta proprio nel modo in cui la storia è stata scritta, mai pesante nelle sue dinamiche (seppur già viste) e arricchita da personaggi che difficilmente potranno non piacervi. Business Proposal, infatti, è stato uno di quei pochi drama che mi ha fatto amare non solo la coppia formata dai main characters, ma anche quella secondaria, un arduo compito che pochissimi titoli erano riusciti a portare avanti fino ad ora.

Il “선” e la dating culture coreana

Una cosa è certa: durante la visione, più e più volte ho notato quanto pressante potesse essere l’insistenza da parte dei genitori nel voler per forza controllare la vita sentimentale dei loro figli. Ma da dove nasce questa cultura degli incontri organizzati?

Se siete appassionati della cultura coreana, vi sarà capitato almeno una volta di imbattervi nel termine “Sogaeting”, una combinazione della parola “소개” (“so-gae” che significa letteralmente “introduzione/presentazione”) e “” (“ting” che deriva dall’ultima sillaba della parola inglese “meeting”).

Il “sogaeting” è infatti uno dei modi preferiti dai coreani per conoscere il loro futuro partner, tra amici è comunissimo far incontrare le proprie conoscenze ancora single sperando che tra di loro possa scoppiare la scintilla.

Ma in Business Proposal, quello che vediamo presentato in modo molto pressante è invece il “” (“seon”), metodo con il quale i genitori sono soliti scegliere una persona che si metta alla ricerca del partner perfetto per i propri figli secondo criteri che si basano su status sociale e background economico (le famiglie abbienti sono infatti le più inclini a praticarlo).

Nel caso di una commedia come questa, è divertente pensare a come i protagonisti si siano trovati proprio cercando di sfuggire a queste dinamiche imposte loro dalla società. Nella vita reale però, questo tipo di pressioni sociali sono molto sentite dalla popolazione, che vede l’essere single (soprattutto da una certa età in poi) come una nota negativa da cancellare tramite, appunto, questo tipo di incontri organizzati.

L’amore nell’aria

Ma non preoccupatevi, niente forzature nelle sequenze di questo drama, tutto risulta molto pulito e naturale e saranno tantissime le scene che vi faranno venire le farfalle allo stomaco: tra la chimica perfetta tra i due protagonisti e second leads, la storia scorre senza mai annoiare, regalando 12 puntate che vi faranno ridere e ogni tanto commuovere (ma soprattutto ridere, l’ho già detto?) in una narrazione leggera e piacevole che vi accompagnerà fino alla fine di questa storia senza mai farvi sentire il peso di scene superflue al filo conduttore del racconto.

Avete presente quei drama in cui continuate a pensare “ma perché non sono al posto della protagonista?” Ecco, l’ho detto.

Commento finale

Avendo iniziato questa serie incuriosita dalle tantissime recensioni positive lette online, posso finalmente dire a fine visione di non essermene assolutamente pentita. 

Molto piacevole e sempre divertente, era da tanto che un drama non mi faceva ridere così, e già averlo paragonato a Strong Woman (sì, avrà sempre un posto speciale nel mio cuore) per me vuol dire tanto, anzi, tantissimo!

Un cast fresco composto da ragazzi giovani e di talentoMa vogliamo poi parlare di Ahn Hyo-seop? Se ancora siete indecisi se iniziare o no questa serie, vi lascio qui sotto una galleria di immagini del cast che potrebbe aiutarvi a… Riflettere.

Su Netflix italiano è ancora on air, ma online potrete facilmente trovare tutte le 12 puntate complete!

E voi l’avete visto? Vorreste iniziarlo? Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!

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K-book

#K-book: “Pachinko” – La moglie coreana

Benvenuti al primo appuntamento di #K-book, una rubrica originale di Mondocoreano, incentrata interamente su libri di autori coreani consigliati dalla redazione!

Giusto qualche giorno fa è uscito ufficialmente “Pachinko”, K-drama che vede il ritorno sugli schermi di Lee Min Ho, e potevamo non cogliere l’occasione per parlarvi dell’omonimo libro dal quale è tratto?

Certo che no! Ovviamente vorremmo parlarvi di questo libro senza fare troppi spoiler, lasciandovi il piacere della lettura: partiamo allora da alcune considerazioni sui personaggi e le loro vicende.

“La Storia ci ha traditi, ma non importa”

Il libro si apre con questa frase: “La Storia ci ha traditi, ma non importa.” e, in effetti, fin da subito, è chiaro che i protagonisti di Lee Min Jin sono persone semplici, che possiedono poco o niente e che spesso non sanno neppure leggere: insomma, persone su cui la Storia con la “s” maiuscola sembra accanirsi, per trasformarle in vittime. Ma vittime non sono e, a dirlo, è la stessa autrice in un’intervista per la PBS: sono persone che hanno coraggio, che si danno da fare, che si ingegnano per cavarsela e per dare ai figli la possibilità di riscattarsi, di farcela. E se nessuno ha raccontato di loro è perché hanno lasciato poche tracce sui sentieri che battuti dagli storici. 

Tutto questo accade nelle pagine iniziali di “La moglie coreana”, titolo con cui è stato pubblicato in Italia “Pachinko” di Lee Min Jin (traduzione di Federica Merani, edizioni Piemme): un romanzo storico che si snoda lungo quasi ottant’anni e che racconta ben quattro generazioni, dai genitori di Sunja fino ai suoi nipoti.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza…

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Sunja, la protagonista del romanzo, viene alla luce quando sua madre, Yangjin, ha già perso tre figli e cresce in una famiglia umile che possiede una locanda a Yeongdo, un isolotto non distante dalla città di Pusan, nella Corea del primo Novecento governata dai giapponesi.

Il padre di Sunja, Hoonie, ha il labbro leporino e un piede storto, ma è un uomo buono e generoso, benvoluto da tutti, devoto sia alla moglie che alla figlia ma questi, purtroppo, non avrà vita lunga perché morirà a causa della tubercolosi, lasciando Sunja e Yangjin a occuparsi dei pensionanti, con l’aiuto delle altre dipendenti; nella locanda, le giornate di Sunja sono tutte uguali, ore e ore in cui pulisce i pavimenti, lava piatti e vestiti, cucina e serve i pasti.

Poi qualcosa, o meglio, qualcuno, cambia per sempre il corso della sua esistenza: si innamora e si concede senza pensare alle conseguenze, senza sapere che Koh Hansu ha già una moglie e delle figlie in Giappone, a Osaka. Incinta di un uomo che non può sposarla, Sunja sembra avere il destino ormai segnato, ma un altro evento rimescola le carte. Cioè?

Una volta sposatasi con un giovane pastore, che accetta di fare da padre al bambino, sale su un battello che la porterà proprio a Osaka.

La diaspora coreana e la difficile relazione con i giapponesi

Quando arriva a Osaka, Sunja va a vivere con suo marito a casa del cognato e della moglie, che abitano a Ikaino, il ghetto coreano: un dedalo di stradine sporche e case tirate su alla bell’e meglio, in cui spesso persone e animali condividono pochi metri quadri.

La giovane donna deve confrontarsi con i pregiudizi che la società giapponese nutre verso i coreani e che, a volte, sono alimentati anche dagli stessi suo connazionali: è il cognato, infatti, che le raccomanda di non fidarsi dei vicini, di non prestare loro del denaro né offrire loro del cibo, ricordandole che la maggior parte degli abitanti di Ikaino vive di espedienti e non si fa scrupolo a rubare o a commettere altre illegalità. 

In tutti i contesti, per i coreani, la vita è difficile. A scuola e sul lavoro le opportunità non sono le stesse, come sperimenteranno i figli di Sunja, e anche la fatica non sempre porta al riscatto sociale: al tempo stesso, però, un ritorno in Corea è quasi impossibile, a causa della povertà, prima, e poi della situazione politica successiva alla Seconda guerra mondiale.

Se per la maggior parte dei coreani, però, la loro condizione è motivo di astio verso la nazione che li governa, per alcuni il cruccio è invece non essere giapponese, dunque da un lato c’è la consapevolezza che non tutti i giapponesi si comportano male con gli immigrati, ma soprattutto è legittimo chiedersi come debba considerarsi chi appartiene alla seconda o terza generazione: poiché il romanzo copre un arco temporale molto ampio, c’è modo anche di parlare dei coreani nati in altri paesi (la stessa autrice è cresciuta negli Stati Uniti), che fanno ritorno in Asia.

In questo contesto vale la pena ricordare una riflessione fatta, sul finale, da uno dei protagonisti:

L’identità di una persona non dipende solo dal sangue.” 

Il pachinko e le sale da gioco

Dal momento che molti lavori sono preclusi agli immigrati, molti coreani entrano in contatto con la yakuza o si dedicano ad attività ritenute losche, pericolose, non da gente perbene.

Una di queste è la gestione delle sale di pachinko ed ecco che entra in ballo anche ciò che dà il titolo originale al libro. Cos’è il pachinko?

Il pachinko è un gioco d’azzardo giapponese che si pratica con una macchina simile al flipper e che si è diffuso subito dopo la guerra, nella seconda metà del Novecento: fa il suo ingresso nella seconda metà del libro e diventa man mano sempre più presente, perché diversi personaggi sono coinvolti nella gestione delle sale.

Un business che può assicurare ricchezza e donne a chi è disposto a rischiare tutto e che rappresenta un po’ la metafora della vita: in fondo, proprio come nel gioco d’azzardo, si può vincere o perdere qualunque cosa in un istante.

L’autrice di “Pachinko”: Lee Min Jin

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La scrittrice Lee Min Jin (이민진) è nata a Seoul nel 1958, ma si è trasferita negli Stati Uniti nel 1976, insieme alla sua famiglia. Ha studiato storia alla Yale University e legge alla Georgetown University, e ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti nel 2004, “Axis of happines”, per la quale ha ricevuto il premio del Narrative Magazine. Nel 2007 debutta come romanziera con “Free food for millionaires” (“Amori e pregiudizio”, nella traduzione italiana del 2008), che racconta la comunità coreana di New York attraverso le vicende delle due protagoniste. Sebbene il romanzo sia diventato subito un best seller, abbia ricevuto un’accoglienza calorosa e numerosi riconoscimenti, è con “Pachinko”, del 2017, che Lee Min Jin si fa conoscere al grande pubblico dei lettori internazionali. Alcune vicende e idee di questo libro erano già state scritte da Lee Min Jin in un racconto breve uscito nel 2002, intitolato “Motherland”.

Dal romanzo alla serie tv: “Pachinko” arriva su Apple tv+

  • Genere: Drama
  • Anno: 2022
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 8
  • Cast principale: Lee Min-ho, Jin Ha, Anna Sawai, Minha Kim, Soji Arai, Kaho Minami 

Il 25 marzo è andato in onda su Apple tv+ il primo episodio di “Pachinko”, tratta dal romanzo di Lee Min Jin, una produzione con un budget che in pochi potevano permettersi: rispetto al libro, in cui le vicende sono narrate secondo un andamento lineare, ha una narrazione in cui le diverse storie di intrecciano e le linee temporali si sovrappongono. Ma la vera particolarità (e una delle sfide per tutti quelli che vi hanno lavorato) è che è recitato in tre lingue: coreano, giapponese e inglese.

Per concludere, a noi sono piaciuti sia il romanzo che i primi episodi della serie e, nonostante sia un libro di oltre 500 pagine, la voglia di scoprire cosa succederà le fa scorrere molto veloci. Voi lo avete letto? Cosa ne pensate?

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K-Drama Recensioni

“Rookie cops” – Poliziotti alle prime armi

Titolo: Rookie Cops (너와 나의 경찰수업), conosciuto anche come “Poliziotti alle primi armi”

Episodi: 16

Genere: Romance, Life, Youth, Drama.

Cast principale: Kang Daniel, Chae Soo Bin, Lee Shin Young, Cheon Young Min, Park Sung Joon, Kim Woo Seok, Min Do Hee.

Dove guardarlo. Dramacool ; Rama Oriental fan sub

Voto: 8.5/10

La serie, distribuita da Disney+, è composta di 16 episodi e ruota attorno a Wi Seung-hyun (Kang Daniel) e ai suoi altri sette compagni di classe, tra cui Ko Eun-Kang (Chae Soo-bin), matricole della National Police University: Seung-hyun e i suoi compagni, durante il loro percorso universitario, commetteranno molti errori e affronteranno problemi inaspettati per diventare agenti di polizia a tutti gli effetti!

Rookie Cops è un drama fresco e giovanile che racconta di crescita personale, di amicizia, d’amore, integrazione e rivoluzione all’interno del sistema gerarchico di un università a stampo militare, ma anche di molto altro, che scoprirete solo guardando la serie! Il prodotto vi farà venir voglia di divorare le puntate una dopo l’altra ma la vera domanda è: un drama con attori giovanissimi e senza una lunga carriera alle spalle riuscirà a soddisfare le grandi aspettative del pubblico?

Trama e personaggi

Diretto da Kim Byung-soo, noto per aver diretto la serie romantica “Queen & I” e la serie fantasy “The Bride of Habaek“, la nuova serie segue la vita delle matricole della Korean National Police University e il regista ha spiegato che la serie è l’abbinamento perfetto per il servizio di streaming globale, che tende ad avere un target più giovanile.

Rookie Cops parla di  come i ventenni dovrebbero andare avanti durante la loro vita , rifacendosi al tema della crescita. Per i più adulto, la serie offrirà la possibilità di ripercorrere il viale della memoria della propria giovinezza.

Kim Byung-soo

Il drama segna il debutto di Kang Daniel (main dancer e lead rapper dei Wanna One, sciolti nel 2018) come attore protagonista con il ruolo di Wi Seung Hyun, una giovane matricola che inizia il percorso di studi presso l’Università di Polizia Nazionale coreana: il ragazzo, mosso da sentimenti di ammirazione verso il padre, commissario dell’agenzia di polizia Gyeonggi Dongbu, decide di seguire le sue orme scegliendo di diventare poliziotto per combattere il crimine al suo fianco. La produzione lo descrive con un ragazzo innocente ma con una forte integrità e un forte senso di giustizia e questa sua caratteristica emerge in tutta la narrazione, infatti è un ragazzo carismatico e brillante che attira tutti verso di lui e viene quindi descritto con la  tipica personalità ISTJ.

Ndr: in questo K-drama si parla spesso dell’MBTI, quindi, se ve lo siete persi o non vi ricordate più quale sia il vostro, vi consigliamo di andare a leggere il nostro articolo in proposito di test della personalità!

Chae So Bin (Im not a Robot; A Piece of Your Mind) interpreta la protagonista Ko Eun Kang, un personaggio con una natura energica e un grande cuore, che decide di iscriversi alla KNPU per inseguire quello che è un amore non corrisposto, in tal caso viene da chiedersi: il cuore può influenzare questo tipo di scelte?

Ebbene sì, questo è quello che si dice “per amore si è disposti a tutto” ed è proprio grazie a questa decisione che ci viene rivelata fin da subito una delle caratteristiche principale di questo personaggio: l’essere decisa, e il voler portare a termine gli incarichi a qualunque costo! Proprio per questa sua caratteristica, invece di piangere per il suo cuore spezzato, non si abbatte e si apre a cose nuove e a conoscere nuove persone.

Gli autori la descrivono come una tipica ESFP: Ko Eun Kang  è desiderosa di imparare e non si guarda indietro quando corre verso i suoi sogni.

Tuttavia, mentre si gode la vita frenetica e dinamica da matricola all’interno del Campus, si trova faccia a faccia con il suo opposto polare, Wi Seung Hyun, con il quale dopo vari avvenimenti andrà subito d’accordo.

Ko Eun Kang condivide un dormitorio con Shin A Ri (Cheon Young Min), Gi Han Na (Park Yoo Na) e Woo Ju Young (Min Do Hee).

Lee Shin Young (Crash Landing on You) interpreterà Kim Tak,il ragazzo di campagna”, un ex atleta nazionale di judo che diventa una matricola all’università di polizia: Kim Tak è un ragazzo che è stato costretto a diventare uomo troppo presto, a seguito della perdita prima dei genitori e poi del fratello maggiore – anch’egli studente alla KNPU – e, proprio in ragione di questi traumatici eventi, è sempre stato abituato a stare solo ma Wi Seung Hyun diventa quasi da subito il suo unico vero amico con il quale, non a caso, condividerà la stanza all’interno del dormitorio.

Insomma, Kim Tak è proprio un ISFP, come ci suggerisce il poster della serie!

Park Yoo Na (True Beauty, Hotel del Luna) avrà il ruolo di Ki Han Na, una matricola impeccabile nello studio che non si lascia mai andare, non ha mai tempo per lo svago, per niente socievole e con l’unico obiettivo di studiare: il suo personaggio aggiungerà un livello di tensione a causa dei conflitti che derivano dalla sua natura individualistica, natura che si scontra con la cultura centrata sul team dell’università.

È, in qualche modo, simile a Kim Tak, probabilmente per il suo background, infatti anche lei è stata costretta a crescere troppo in fretta e a badare a cose di cui una ragazzina non dovrebbe occuparsi, in particolare a fare da madre a una madre che, in realtà, è più adolescente della figlia stessa.

Bullizzata e derisa da tutti fino alle superiori, decide di allontanarsi dai compagni di corso prima che qualcuno si avvicini troppo e quindi scopra il suo passato, ciò denota la poca fiducia che prova nei confronti delle altre persone.

Nel poster viene descritta come individualista ed energetica, è la studentessa più intelligente dell’università, le piace molto il suo tempo da sola e, per queste sue caratteristiche, è una ISTP.

Park Sung Joon sarà Yoo Dae Il (Run on), un super fan dei drama a tema poliziesco ed è grazie questa sua passione che deciderà di iscriversi alla KNPU, sognando di diventare come uno dei protagonisti che tanto ammira, proprio per questo per la maggior parte del tempo tiene in mano un walkie-talkie: fa amicizia facilmente, è divertente, ingenuo, testardo e permaloso ma ha anche un gran cuore e cerca di aiutare sempre le persone che ama, facendo di tutto per strappare un sorriso quando le cose non vanno come ci si aspetta. Queste caratteristiche fanno di lui un ENFP!

Min Dohee sarà Woo Joo Young (Clean whit passion for now), una studentessa diplomata in un liceo scientifico che sogna di diventare un tecnico di scienze forensi, proprio per questo motivo la sua più grande abilità riguarda il campo tecnologico ed informatico: è sempre indaffarata vicino ad un computer, apparecchi acustici o fotografici, non le sfugge mai nulla ed è una ragazza molto intuitiva. È una studentessa dallo spirito libero che ha una grande curiosità ed è proprio questo che fa di lei una INFJ

Kim Woo Seok (Military Prosecutor Doberman) interpreterà la matricola Seo Beom Joo, un ragazzo semplice, diligente, molto attento e pianificatore ma, dietro questo rigore, nasconde una straordinaria bravura per la danza che verrà rivelata durante il festival dell’università: quindi, sebbene sia un uomo da manuale, ha un talento nascosto che lascia tutti a bocca aperta. È un personaggio che, a primo impatto, può quasi sparire accanto alle personalità esuberanti del resto del gruppo ma, nel corso della narrazione, dimostrerà di avere carattere e, nel poster rilasciato, i produttori lo descrivono come un ESTJ.

Cheon Young Min (The Devil Judge) sarà la matricola Shin Ah Ri, vanitosa, la classica ragazza di città, nella foto del poster viene ritratta con in mano uno specchio, per mostrare quanto ci tenga all’aspetto.

Al contrario degli altri personaggi, lei ha comportamenti talvolta infantili, spesso non riesce ad assumersi la responsabilità delle sue azioni per paura di conseguenze future, è permalosa, testarda ed egoista ma anche furba, sa quel che vuole e sa come ottenerlo: nel corso della narrazione il suo personaggio cambierà e maturerà molto, o meglio, si scopriranno i lati nascosti del suo carattere, infatti è una ragazza molto sensibile, premurosa e attenta alle persone che ama.

Nel poster viene anche descritta come una volpe e un bambina adulta e, sebbene abbia un viso carino e innocente, ha ancora dei dubbi su se stessa, il che la rende una INFP.

Protagonista indiscussa della serie è l’ambiente in cui si svolge la storia, cioè l’università di polizia, caratterizzata da rapporti gerarchici severi quanto quelli militari, un luogo in cui gli atti contro l’individualità e i diritti umani sono dati per scontati “per una causa più grande”: tuttavia, i nostri personaggi si ribelleranno alla disumanità e alla violenza della Cheongram Education (formazione per matricole), che rappresenta un primo ostacolo da affrontare all’intero del campus.

Il drama descrive in modo coinvolgente il processo in cui i protagonisti all’interno del Campus infrangono le usanze, trovano i propri sogni, affrontano costantemente sfide e imparano i valori di amicizia, amore, cooperazione e fiducia: proprio per questo i due protagonisti, Kang e Chae, definiscono Rookie Cops una storia di formazione positiva e piena di speranza.

“Anche se può sembrare un dramma poliziesco, la serie parla di studenti dell’accademia, quindi mentre alcuni dei suoi temi sono seri, è anche uno spettacolo molto giocoso e delizioso con un po’ di sollievo comico per il pubblico.”

In cosa è diverso da altri K-drama?

La vita del campus è messa particolarmente in luce in Rookie Cops e, grazie al background originale, ci sono delle piccolezze che permettono a questo drama di differenziarsi da altre serie del genere “Youth”: gli eventi si svolgono in ambienti unici nel loro genere, fanno vedere allo spettatore come si svolge la vita all’interno del campus poliziesco mostrando esercitazioni fisiche e lezioni di scienze forense, giurisprudenza, criminologia e tanto altro.

Dopo aver raggiunto il punto di svolta, Rookie Cops svelerà la “morte dello studente universitario dell’accademia di polizia”, vi ricordate, quando abbiamo presentato il personaggio di Kim Tak, abbiamo detto che questi aveva deciso di iscriversi alla KNPU per seguire le orme del defunto fratello, anch’egli studente presso la stessa università! Ma cos’era successo?

Il caso, avvenuto dieci anni prima della narrazione, aveva coinvolto il fratello maggiore di Tak, Kim Hyun Soo (Kwang Si Yang), il padre di Seung Hyun Wi Ki Yong (Son Chang Min), il mentore di Han Na Kang Nam Gi (Kang Nam Gi) e il professor Cha Yoo Gon e, per molto tempo, era rimasto sepolto nelle memorie dei soli presenti, tuttavia, una notte, il caso riemerge a causa di un incidente avvenuto nel club in cui  le matricole sono andate per divertirsi nel fine settimana di concedo: questo avvenimento creerà varie incomprensioni, vicende drammatiche e momenti indimenticabili che aiuteranno gli studenti nella loro crescita e nel loro percorso di studi, dovranno mettere in campo per superare questo ostacolo, qualità proprie e conoscenze apprese durante l’anno scolastico.    

La storia e gli eventi avanzano quindi ad un livello imprevedibile, trasmettendo emozioni ed esperienze speciali allo spettatore, permettendogli così di immedesimarsi nelle vicende degli otto “rumorosi ed eccentrici” ragazzi.

Opinioni finali

La narrazione di questo K-Drama non è dissimile da quella di altre commedie romantiche, tuttavia, pone una prospettiva seria su di esso, nascondendo, però, molta suspense: nel complesso, basandovi già sulla visione i primi episodi, potete intuire che si tratterà di un drama fantastico e con molti colpi di scena e, guardandolo, non potrete che affezionarti ai ragazzi della stanza 304 ma anche alle ragazze che mostrano da subito un legame saldo che si rafforzerà nel corso degli episodi.

Rookie Cops è un drama positivo che fa venir voglia di maturare e migliorare insieme ai protagonisti, fa emergere il senso di giustizia che è in ognuno di noi: oltre a ciò, è un drama emozionante, che indaga nelle storie d’amore adolescenziali, nelle preoccupazioni e nei sogni dei personaggi; inoltre, ricordate che si tratta di un prodotto Disney e il suo stampo è più che evidente ma, forse, è proprio grazie a questo che il drama risulta poco banale e molto coinvolgente.

Altro segno riconoscibile in casa Disney è la morale che si cela dietro tutto il K-drama ma anche dietro ogni singolo episodio, da cui ognuno di noi può trarne una riflessione propria ma che, in generale, viene riassunta brevemente nella frase che chiude i  16 episodi:          

“Non sappiamo ancora che tipo di persone siamo, ma sappiamo una cosa per certo: siamo persone migliori di ieri e diventeremo ancora migliori domani.

Ora ci dirigiamo verso il futuro, che sembra impossibile da raggiungere…tenendoci per mano per sostenerci a vicenda.

Non importa quanto sarà difficile il nostro viaggio… Se tu ed io staremo insieme.

Tocca a noi! non fermiamoci! Andiamo!”                                          

Piccola curiosità: la K-pop star Kang Daniel ha dato un ulteriore contributo alla serie cantando una delle OST del drama, “Hush Hush“, feat. Miyavi!

Cosa ne pensate di questa serie? Voi l’avete vista? Qual è il vostro personaggio preferito? Il vostro MBTI a quale personaggio è più affine? Fatecelo sapere lasciando un commento!

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K-Drama Recensioni

“Juvenile Justice”: qual è il peso della giustizia?

Titolo: Juvenile Justice (소년 심판)

Episodi: 10

Genere: Legal drama

Cast principale: Kim Hye-soo, Kim Mu-yeol, Lee Sung-min, Lee Jung-eun

Dove guardarlo: Netflix

Voto: 9.5

Trama

Le persone tendono a mostrare la loro vera natura quando sono messe all’angolo. Per questo motivo le persone sono cattive.

(Ep. 1, min. 31:40)

Io odio i teppisti“: è questa una delle prime battute che sentiamo pronunciare a Sim Eun-seok (Kim Hye-soo, Tazza: The high rollers, Hyena), la giudice protagonista di questo K-drama, ed è già da queste poche parole che possiamo immaginare bene quale sarà il tenore dell’intera narrazione. Ma chi è Sim Eun-seok?

Donna dal passato misterioso e doloroso, all’inizio della serie viene trasferita al Tribunale minorile del distretto di Yeonwha: sin dalle prime scene appare come molto distante, fredda, una sorta di calcolatore apatico della legge – non a caso è conosciuta tra i suoi colleghi come “Judge Max” a causa della sua eccessiva rigidità nei giudizi -, e si trova a dover avere a che fare con casi molto complessi che, purtroppo o per fortuna, metteranno a dura prova anche le sue più profonde convinzioni, facendole scoprire un altro lato del proprio mestiere e della propria persona.

Accanto a Eun-seok troviamo il giudice Cha Tae-joo (Kim Mu-yeol, Forgotten, My beautiful bride), diametralmente opposto rispetto alla protagonista, infatti questi è molto più affabile, dalla mentalità aperta, sempre disposto ad offrire un’altra possibilità ai giovani delinquenti che si trovano al suo cospetto: mentre Eun-seok è più propensa ad un’applicazione ferrea delle regole, Tae-joo è più per la rieducazione e la riabilitazione dei trasgressori e questo porterà i due giudici a scontrarsi spesso su questioni etiche e metodologiche nella conduzione delle indagini e dei processi.

La serie affronta, nell’arco dei 10 episodi, fattispecie di reato differenti che spaziano dall’omicidio, alle baby gang fino alla violenza sessuale e domestica e, purtroppo, ciò che sconvolge, oltre alla crudeltà dei reati in sé, è la realisticità dei racconti, i quali non sono tratti dall’inventiva di Kim Min-seok, l’autore della serie, bensì dalla cronaca nera coreana: non a caso, il K-drama è vietato ai minori di 18 anni per le tematiche trattate e per le scene violente.

Juvenile justice è il secondo prodotto di questo genere proposto (e prodotto, in questo caso) ultimamente da Netflix, difatti l’anno scorso sempre in questo periodo era stato già mandato in onda il K-drama “Law school” (로스쿨) creato dalla JTBC che vedeva come protagonisti Kim Myung-min (Detective K, VIP, Six flying dragons), Kim Bum (Boys over flowers, Tale of the nine tailed, Ghost doctor), Ryu Hye-young (Reply 1988, The Mayor) e ultima, ma non per importanza, la stessa Lee Jung-eun (Parasite, My Holo love) che, in Juvenile justice non vestirà i panni di una docente della Hankuk Law School ma quelli di un Giudice supremo!

I due K-drama si assomigliano molto, sia per ambientazione che per tipologia di recitazione ma anche per i temi trattati: a dirla tutta, anche le stesse OST sono molto simili!

Ma c’è anche un’altra somiglianza che non passa certo inosservata agli spettatori più attenti: ovviamente parliamo del famosissimo Vincenzo (빈센조), che vede come protagonisti attori del calibro di Song Joong-ki (Descendants of the sun, Arthdal Chronicles), Ok Taec-yeon (Bring it on, ghost, Save me), Jeon Yeo-been (Save me, Night in paradise), Kim Yeo-jin (Itaewon class, Extracurricular) e Kwak Dong-yeon (Gangnam Beauty, It’s Okay to not be okay), e anche in questo caso ci riferiamo ad una serie crime/legal drama che ci porta nei meandri della legge e del business.

Non trovate anche voi una certa somiglianza tra le tre OST qui proposte?

Che Netflix abbia capito che il genere legal drama piace ai suoi spettatori e abbia deciso di investirci maggiori finanze?

Il ruolo del giudice

Non è soltanto [una questione] di chi sia nel torto. L’obiettivo del Tribunale minorile è assicurarsi che i ragazzini non compiano nuovamente crimini.

(Ep. 2, min. 17:24)

Al di là dei singoli casi ed episodi, trattati in maniera magistrale nonostante siano romanzati, ciò che realmente offre questo K-drama è una serie di spunti di riflessione per il grande pubblico su questioni che, normalmente, vengono trattate all’interno delle aule delle scuole di Giurisprudenza e tra “tecnici del mestiere“, prima fra tutti il ruolo del giudice come rappresentante della legge.

Il giudice, nell’immaginario comune, è spesso visto o come una figura maestosa che sta al di sopra delle parti o come qualcuno troppo lontano dalla realtà, circondato comunque da un’aura di potere e di conoscenza: questa serie, invece, ci mostra quanto il giudice viva, giorno dopo giorno, nello svolgimento delle sue funzioni, a stretto contatto con la realtà e con la società, cercando di diventare il miglior interprete possibile tra questa e la legge stessa.

Nell’arco dei vari episodi abbiamo modo di osservare diversi modi di “fare legge” ma, soprattutto, è possibile osservare come si cerchi di sviscerare una questione fondamentale nello studio della legge, in particolare del diritto penale, cioè la funzione della pena, rispondendo alla domanda vecchia come il mondo “bastone o carota?“: se Eun-seok, all’inizio della narrazione, appare più vicina al bastone che picchia duramente chi commette un reato, nel corso degli eventi cambierà approccio, ritrovando un lato più umano, anche nella giustizia.

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Source: NETFLIX

Il mondo della giustizia e la sua bolla

In altre parole, questo significa che lo stato si poggia esclusivamente su sacrifici individuali. In un certo senso, la Corte è colpevole.

(Ep. 5, min. 46:10)

La citazione in sovraimpressione rappresenta uno dei problemi principali dell’apparato statale, cioè quanto le Corti, chi commette dei reati, le vittime e le loro famiglie siano abbandonate su una sorta di isola in mezzo al mare, in un mondo che funziona solo per loro e che, purtroppo, viene considerato troppo distante dalla realtà di tutti i giorni: due episodi, infatti, sono dedicati all’enorme ruolo e fatica svolto, in tutti i paesi, dalle case e istituti che si occupano di prendersi cura dei giovani criminali che vengono mandati dai Tribunali affinché ricevano assistenza, educazione e supporto psicologico perché non ricadano nel terribile incubo della recidiva.

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Che ne è di quelli che non tengono il passo e rimangono indietro? Che ne è delle vittime? Chi è responsabile per loro? [Questo] non è essere efficienti. Questo è essere irresponsabili. Perché non ha un po’ di senso del dovere?

(Ep. 10, min. 06:50)

Al tempo stesso, quando si parla di questi temi, si tende a ridurre tutto il discorso nei “banali” ruoli di reo e vittima, chi ha commesso il fatto e chi l’ha subito, dimenticando però dei protagonisti indiscussi della vicenda, spesso spettatori inermi e indifesi dell’intera pièce, cioè le persone vicine alla vittima e al carnefice, spesso si parla delle loro famiglie, inevitabilmente e indissolubilmente stravolte dagli eventi: purtroppo, però, quando si cerca di fare giustizia in maniera rapida – anche e soprattutto a causa dell’aumentare dei casi e delle pochissime risorse -, sono proprio questi personaggi secondari ad essere lasciati indietro, quasi come se il fatto non riguardasse anche loro, quasi come se non fossero anche loro coinvolti.

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Purtroppo, però, questa serie ci mette davanti ad una triste verità, ovvero che la legge non è in grado di salvare tutti e di proteggere tutte le vittime, nonostante i suoi sforzi e i suoi tentativi.

La vita di chi perde un caro per colpa di qualcun altro, la vita di chi subisce uno stupro, la vita di un figlio che viene allontanato dal genitore per evitare che continui a subire violenze, la vita di un giudice che ha il durissimo compito di valutare in maniera imparziale l’operato altrui, la vita di chi viene condannato a passare una buona fetta della propria vita in carcere: sono loro i veri protagonisti e destinatari della legge, sono loro quelli che devono essere protetti, in tutte le loro sfaccettature, sono loro quelli dei quali lo Stato deve occuparsi perché non si sentano lontani, non si sentano abbandonati nella loro sofferenza e nella loro “diversità”.

“Io sono la vittima. Ma perché sono io quella che viene ostracizzata? Quando potrò tornare alla mia vecchia vita? Potrò mai tornarci?”

“C’è una verità assoluta che ho realizzato lavorando in questo ambito. Chiunque può essere una vittima. E’ una cosa così scontata, ma nessuno lo capisce.”


(Ep. 10, min. 43:20)

Sotto questo punto di vista, Eun-seok ha proprio ragione: “Chiunque può essere una vittima” e questo K-drama ce l’ha ricordato, per l’ennesima volta.

Conclusioni

Gli attori, dai più giovani ai veterani del mestiere, sono di una bravura incredibile, capaci di trasmettere tutte le emozioni provate dai vari personaggi allo spettatore, rendendolo tristemente partecipe del susseguirsi degli eventi.

Questa serie vi farà piangere, rabbrividire, vi farà arrabbiare ma soprattutto riflettere, non solo su di voi ma anche su tante tematiche sempre presenti “sulle nostre tavole” ma spesso ritenute troppo spinose per essere affrontate: Juvenile justice vi obbligherà ad aprire gli occhi, a rendervi conto che queste realtà esistono ed è compito di tutta la comunità quello di riportare sulla corretta strada coloro che, per colpa o per diletto, se ne sono allontanati.

È una serie ben fatta, mai noiosa né banale, forse il ritmo è stato un po’ troppo rallentato – senza grande motivo – negli ultimi due episodi ma la cosa, nel complesso, non crea chissà quale problema e non è poi così fastidiosa: non sarà certamente la serie della vita, di quelle che si riguardano volentieri nei momenti di noia, ma rientra a gamba tesa tra i migliori prodotti dell’ultimo anno.

Se vi piace il genere legal drama, questa serie è un assoluto must-have nella vostra lista, non potete assolutamente perdervelo!

Avete visto questa serie? Cosa ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Culture Korea

Lezioni di storia coreana: i cavalieri Hwarang

Tutti noi conosciamo la parola “Hwarang”, grazie al drama coreano dal titolo omonimo, che vede protagonisti una serie di ragazzi “bellocci”, di alta estrazione sociale, abili nello sport e nelle arti marziali. Ma chi sono esattamente questi cavalieri?

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Contesto storico

La forza militare dei Hwarang nasce in un periodo di grandi conflitti all’interno della Corea e, storicamente, questo periodo viene definito “Periodo dei 3 regni” (57 a.C.- 668 d.C.), in riferimento ai tre grandi popoli (Silla, Paekche e Koguryo) in costante guerra tra di loro per il dominio assoluto del Paese.

Intorno ai primi decenni del 500 d.C., dopo anni di lotta estenuante, il re Jinheung di Silla, decide di fondare una classe militare in grado di poter fronteggiare gli attacchi nemici e che potesse garantire la vittoria sul campo: nasce cosi la classe militare dei “giovani in fiore” o Hwarang (화랑 o 花郞, “Hwa” fiore, “Rang” giovane), una classe elitaria, che prevede solo ragazzi giovani, di famiglia nobile e di bell’aspetto, che possano eccellere non solo nelle arti belliche ma anche nella poesia e letteratura.

Tuttavia, va detto anche che qualche storico sostiene che i cavalieri Hwarang altro non erano che un gruppo di giovani perditempo, amanti del vino, delle donne e delle arti marziali, i quali si riunivano periodicamente sulle montagne, per dilettarsi nell’arte del combattimento.

Hwarang Dance GIF - Hwarang Dance GIFs

Come funziona l’ordine dei cavalieri Hwarang?

I Hwarang vengono selezionati dalla corte reale, fin da bambini, in base alle loro qualità e talenti naturali come intelligenza, forza, statura, e non meno importante, la bellezza: essi rappresentano la perfezione della nobiltà giovanile, guidati per raggiungere l’apice delle prestazioni umane.

I Hwarang sono fortemente influenzati dal buddismo, infatti il nome stesso “Hwarang” non è casuale ma riflette il simbolismo del credo religioso buddista perché il fiore di loto (Hwa), rappresenta la purezza, la divinità, l’illuminazione: non a caso il corpo militare in questione doveva rappresentare l’ideale buddista del giovane leader carismatico e patriottico, guerriero che cresce e diventa uomo, secondo una via illuminata.

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I cavalieri Hwarang e il loro codice etico

I Hwarang, hanno un vero e proprio codice etico da seguire e rispettare, basato su 5 regole, di matrice confuciana e buddista:

  • Fedeltà al proprio signore;
  • Pietà filiale verso i genitori, propri e degli altri;
  • Fiducia e fedeltà tra camerati;
  • Mai ritirarsi in battaglia;
  • Non uccidere, se non necessario;

I Hwarang, sviluppano ogni aspetto del loro potenziale, sotto la guida dei migliori maestri, in differenti arte e scienze, ad esempio nei combattimenti, sono allenati in ogni tipo di conflitto, armato, disarmato e di gruppo.

Lo sapevate che si racconta che i Hwarang fossero in grado di lanciare calci ad una velocità tale da sembrare attacchi di spada agli occhi dei nemici?

Com’erano organizzati?

Il corpo dei Hwarang viene indicato con il termine “Hwarangdo”, dove la sillaba “do” sta per “gruppo” e non “via”, come nelle arti marziali, e ha al suo interno delle differenziazioni, infatti troviamo i “Kukson” e “Rangdo”. Chi sono?

I primi, sono i hwarang di livello più alto, infatti il termine Kukson indica “l’immortale della nazione”, ad intendere un leader carismatico, che possiede doti sovrannaturali, mentre i “Rangdo” sono “i discepoli dei giovani Hwarang”, gruppi di giovani di livello più basso, talvolta anche non di origine aristocratica, che vengono affidati ad un Hwarang, per essere istruiti e allenati, affinché diventino anche loro un potenziale utile al Paese.

Kim Yushin: il più grande dei cavalieri Hwarang

Va ricordato, come cavaliere Hwarang più importante nella storia dei Silla, il generale Kim Yushin, nipote del re Jinheung, il quale diventa cavaliere Hwarang a 15 anni e a 18 un formidabile spadaccino e uno dei più grandi generali e leader dell’antica Corea: è uno dei pochi cavalieri ad essere sopravvissuto per più di 60 anni e il suo contributo è stato fondamentale per l’unificazione dei 3 regni sotto il potere dei Silla, non a caso il suo potere militare, politico e la sua saggezza, ne fanno un personaggio mistico per i coreani e la sua tomba infatti, è ancora oggi un monumento molto importante in Corea.

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Per concludere, quindi, proprio grazie a questa nuova forza militare dei Hwarang, e anche all’aiuto degli alleati cinesi Tang, il popolo Silla riesce a conquistare tutta la penisola coreana, per la prima volta unita da un’unica popolazione, si parla infatti del regno unito di Silla (o Silla unificato) del 668 d.C.

Se volete saperne di più e scoprire quali legami si intrecciano ancora tra il presente e il passato coreano, abbiamo creato una nuova rubrica dal nome #Hipstory, il cui obiettivo è proprio quello di svelare tutti questi piccoli segreti: passate a dare un’occhiata!

Vi piacciono queste pillole di storia coreana? Fatecelo sapere nei commenti!

Autore: Massimo Gaz

Amante e studioso della cultura orientale, mi sono appassionato alla Corea, in tutte le sue sfaccettature, più di 10 anni fa, laureandomi alla facoltà di lingue orientali di Roma. Oltre alla storia e cultura, amo le arti marziali (taekwondo e hwarangdo) e la musica coreana, soprattutto rock e anche qualcosina di pop. Ho lavorato un anno in Corea e spero di tornarci il prima possibile. 화이팅!

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K-Drama Recensioni

“SNOWDROP”: l’amore che sboccia nelle avversità

Nome : Snowdrop (설강화)

Anno: 18 dicembre 2021-30 gennaio 2022

Genere: Romance, commedia noir, melodramma, storical.

Episodi: 16

Cast principale: Jung Hae-in, Jisoo, Yoo In-na, Jang Seung-jo, Yoon Se-ah, Kim Hye-yoon, Jung Yoo-jin.

Casa di produzione: Drama House, JTBC Studios

Dove vederlo: Disney+ Italia (da quest’estate), Dramacool

Un successo nato tra le proteste

ll drama storico della JTBC Snowdrop è diventato una patata bollente suscitando infuocate reazioni da parte di tutti i versanti politici e queste critiche e proteste erano già nate all’inizio della sua produzione, in un anno che ha visto molti drama vittime di cancellazioni, modifiche e boicottaggi per ragioni culturali e politiche: in questo caso, lo spinoso dibattito verte su fino a che punto possa spingersi la finzione di una storia, specialmente quando si sta trattando un periodo storico delicato come la democratizzazione della Corea. Quali erano i motivi delle proteste?

Snowdrop è ambientato a Seoul nel 1987, quando la Corea era nel pieno delle proteste per la democratizzazione contro la dittatura militare e vede come protagonisti Jisoo, del gruppo femminile k-pop BLACKPINK, che interpreta la studentessa universitaria sudcoreana Young Ro mentre l’attore Jung Hae In interpreta Soo Ho, una spia nordcoreana che viene scambiata per uno studente in lotta per la democrazia: sebbene il protagonista non partecipi ad alcuna protesta, molti spettatori hanno trovato intrinsecamente problematica la premessa di una spia nordcoreana nascosta tra gli studenti universitari.

Inoltre, il regime all’epoca giustificava la sua brutale repressione contro i manifestanti pro democrazia col pretesto di dare la caccia alle spie nordcoreane o ai simpatizzanti del comunismo, dunque i critici di Snowdrop hanno espresso preoccupazione per il fatto che tale rappresentazione potesse giustificare il modo in cui il regime ha arrestato attivisti con false accuse di spionaggio per poi torturarli o addirittura ucciderli: non a caso, ogni episodio di Snowdrop inizia con un disclaimer che annuncia che ogni personaggio, organizzazione ed evento della serie è completamente fittizio, tuttavia, gli spettatori hanno sottolineato numerose somiglianze specifiche tra il drama e gli eventi storici realmente accaduti.

Tutti i personaggi e gli eventi rappresentati in questo drama sono frutto di finzione.

Le controversie su Snowdrop sono esagerate?

E’ difficile per noi occidentali farci un’idea precisa su eventi che ci sono così poco famigliari, questo periodo storico piuttosto recente è un tasto sensibile per la Corea e soprattutto per la generazione che l’ha vissuta in prima persona e, seppur non sia la prima volta che fatti storici vengono romanticizzati da un drama (Crash landing on you), evidentemente in questo caso la questione è più delicata: infatti, non solo i critici della serie hanno fatto sentire la loro voce ma anche molte persone hanno dichiarato che le proteste erano esagerate e non del tutto corrette; c’è da dire, però, al di là dell’opinione pro o contro il drama in questione, è comunque molto difficile prendere posizioni nette su quanto accaduto, considerata la complessità degli eventi storici.

A causa della popolarità globale degli attori principali Jisoo e Jung, la controversia si è diffusa immediatamente in tutto il mondo e la protesta ha ricevuto una copertura mediatica internazionale, accendendo un dibattito anche tra gli spettatori stranieri.

Una petizione e un’ingiunzione per cancellare la serie

Nel marzo del 2021 è apparsa una petizione sul sito web della Blue House che chiedeva la cancellazione dello show raccogliendo ben oltre 350.000 firme online in una settimana e, contestualmente, diversi sponsor in seguito alle proteste si sono ritirati dal drama: inoltre, un gruppo civico chiamato The Declaration of Global Citizen in Korea ha presentato un’ingiunzione contro la JTBC il 22 dicembre, per imporre l’interruzione della messa in onda ma la Corte distrettuale occidentale di Seoul si è pronunciata a favore della JTBC e le ha dato il via libera per continuare a trasmetterlo anche perché, vista la premessa che il protagonista maschile sia una spia nordcoreana, qualsiasi cambiamento significativo alla storia sarebbe stato praticamente impossibile da apportare.

Come mai già a marzo si chiedeva la cancellazione del drama?

Stando a quanto gira per in rete, pare che il copione del drama sia trapelato online generando critiche sulla trama a proposito di spie nordcoreane infiltrate nei movimenti studenteschi e al fatto che i nomi dei personaggi richiamino dei veri attivisti dell’epoca e venne segnalato che il drama pareva fosse ispirato dalle note scritte da un prigioniero politico in un campo di prigione in Nord Corea, e questo potrebbe aver influito sul diffondersi delle speculazioni sulla trama e sulla polemica: di fronte all’aggravarsi della situazione, l’emittente JTBC è stata costretta a rilasciare un comunicato in merito.

Contesto storico

Snowdrop non ha nulla a che fare con il movimento di democratizzazione del 18 maggio 1980, così come non ha nulla a che fare con la Rivolta democratica (o Rivolta di giugno) del 10 giugno 1987, dal momento che si diceva che le elezioni presidenziali si sarebbero svolte il 16 dicembre e che le elezioni presidenziali fossero “a meno di 20 giorni di distanza”: Snowdrop è ambientato a novembre 1987, le elezioni presidenziali erano il 16 dicembre e  mancavano solo 20 giorni a queste, quindi il background di Snowdrop è novembre 1987.

JTBC ha dichiarato ufficialmente che Snowdrop non si occupa del movimento pro-democratizzazione, lo sfondo storico sul quale si erge il drama sono le elezioni presidenziali del 1987, come accennato in precedenza, ed è una storia di fantasia secondo cui il governo militare sudcoreano e l’ANSP (Agenzia per la pianificazione della sicurezza nazionale) collaborano con il governo della dittatura nordcoreana per pianificare le elezioni presidenziali.

Trama

Prodotto dal regista Jo Hyun-tak e dello scrittore Yoo Hyun-mi (Sky Castle ),Snowdrop è il primo drama coreano ad approdare sulla piattaforma di streaming di Disney+.

Kim Jisoo delle BLACKPINK è affiancata da Jung Hae In in questo drama storico che racconta la storia d’amore di due studenti universitari in una Corea del Sud del 1987, un anno drammatico in cui un movimenti e proteste di massa a favore della democrazia scuotono politicamente il paese, portando a nuove elezioni e alla fine della dittatura. 

Eun Yeong-ro (Jisoo), figlia del Ministero della Pianificazione della Sicurezza Nazionale (Ministero della Segretezza) e studentessa della Hosoo Women’s University,  si innamora del Lim Soo-ho (Jung Hae-in), apparentemente uno studente laureato in economia a Berlino (ricorda alla gente l’incidente di Dongbaekrim, aka incidente di Berlino Est, dove studenti internazionali e coreani che vivevano in Germania venivano bollati come spie) pacato ed enigmatico, ma che in realtà è una spia nordcoreana infiltrata in Corea del Sud a seguito di una missione e, a dargli la caccia, ci sono gli agenti dell’ANSP Jang Han-na (Jung Yoo-jin) e Lee Kang-moo (Jang Seung-jo), che faranno di tutto per catturarlo.

Yeong-ro e Soo-ho si incontrano per la prima volta durante un appuntamento al buio organizzato da altri studenti, ed il loro incontro si trasforma immediatamente in un amore a prima vista.

Dopo il primo incontro i due si rivedono in un negozio di dischi ma, non sarà l’ultima occasione di incrociarsi perché i due sono destinati ad incontrarsi nuovamente quando la missione di Soo-ho prende una svolta inaspettata.

Il protagonista, per una serie di eventi, entra di nascosto all’interno dormitorio femminile e viene curato dalle ragazze della stanza207, inclusa Eun Young-ro che fa di tutto per tenerlo nascosto alla direttrice Pi Seung-hee e all’ ANSP che gli da la caccia.

La situazione all’interno del dormitorio si farà sempre più tesa fino ad quando il protagonista non sarà costretto a rivelare la sua identità, il che porterà tutto il dormitorio ad essere preso in ostaggio da Soo-ho e dalla sua squadra nord coreana.

                                                                                

Tra vari patti e accordi stipulati da spie nord coreane, ANSP e rappresentanti del governo, quale sarà il destino dei ragazzi usati come pedine su una scacchiera per arrivare alle elezioni?

Personaggi e menzioni speciali

Considerando che questo è il suo debutto come attrice in un ruolo da protagonista, Jisoo delle BLACKPINK dimostra sicuramente il suo carisma: dall’essere una matricola del college innamorata a una giovane donna devastata e spaventata dall’essere tradita e tenuta in ostaggio dall’uomo che ama, la gamma di Jisoo qui è encomiabile.

Merita una menzione speciale anche Kim Hye-yoon (Extraordinary You, Sky Castle) per il ruolo dell’avida Gye Boon-ok, infatti Boon-ok non è una brava persona e, ogni volta che appare sullo schermo, ci riempie di rabbia irrazionale: interpretazione 10+!

FUN FACT: L’attore Jung Hae-in ha detto di essere molto affezionato al drama perché è stato girato per molto tempo , “dal freddo inverno alla primavera fino alla calda estate”. Forse è per questo che è così divertente guardare il dietro le quinte di Snowdrop?

Sad fact: una perdita che ha spiazzato tutti.

Durante la messa in onda del drama, purtroppo la Landscape Entertainment, agenzia che si occupava di rappresentare l’attrice Kim Mi-soo, ha diffuso un comunicato per annunciarne ai fan la morte (la cui causa non è stata ancora rivelata): la giovane aveva solo 29 anni e, in Snowdrop, interpretava l’attivista Yeo Jungmin e nel corso della sua carriera aveva recitato anche nella serie Hellbound, disponibile su Netflix, ma anche nelle pellicole Memories e Kyungmi’s World.

Al momento della sua morte, Kim stava girando un altro k-drama, Kiss Six Sense, le cui riprese sono state al momento interrotte, e seppur svolgesse un ruolo secondario in Snowdrop, al momento della sua scomparsa, la produzione era già terminata, consegnando ai fan l’ultima interpretazione dell’attrice.

Un “moderno” Romeo e Giulietta

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti.

[Giulietta: atto II, scena II]

L‘amore condannato tra Yeong-ro e Soo-ho sembra irrealistico e incoerente, infatti quella che inizia come una relazione eseguita in fretta – un paio di appuntamenti e alcuni appuntamenti nascosti in una soffitta – diventa più disordinata durante il corso degli episodi, principalmente a causa di una dinamica malsana che non solo somiglia spesso alla sindrome di Stoccolma (riguarda vittime di un sequestro, le quali, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino che possono andare dalla solidarietà all’innamoramento), ma mette anche visibilmente in pericolo altri personaggi nella storia.

Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco,
che si consumano al primo bacio

William Shakespeare

Un nome, una garanzia?

Il nome originale della protagonista femminile non era quello poi passato alla storia, infatti inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi Eun Young Cho, tuttavia, quando sono emerse critiche sul fatto che prendesse il nome da Cheon Young Cho, la martire patriottica del movimento, sopravvissuta a interrogatori e torture presso la famigerata Agenzia di polizia nazionale di Namyeong-dong, che era nota per ospitare la “camera di tortura più perfettamente nascosta” dell’epoca, ed eroina del libro ” Young Cho Unni “, i produttori hanno deciso di cambiare il nome alla protagonista del drama.

Tuttavia, questa vicenda lascia un sapore sgradevole alle spalle perché, in effetti, il marito di Cheon Young Cho, Jung Moon Hwa, all’epoca era classificato tra i primi 3 geni di SNU e giornalista del movimento, fu incastrato per essere una “spia nordcoreana e cospiratore del governo” morì giovane dopo essere stato torturato.    

Il personaggio più “problematico”, però, è rappresentato da Gye Boon Ok (Kim Hye Yoon) perché il suo nome ricorda Suzy Kim, alias Kim Ok Boon, vittima di un tentato rapimento: nella storia reale, Kim Ok Boon fu uccisa da suo marito nel 1987 e, subito dopo, suo marito e l’ANSP fabbricarono delle prove per bollarla come una spia nordcoreana, il che di conseguenza portò alla persecuzione della sua famiglia.

Nel drama, la sorella di Gye Boon Ok viene presa di mira dall’ANSP come spia, ricordandoci ulteriormente il caso Suzy Kim, eppure questo personaggio è solo rappresentato come qualcuno che crede a ogni parola che dicono gli agenti ANSP ed è attratta dal denunciare chiunque sia sospettoso solo per soldi grazie ai quali potrà salvare la sua famiglia; inoltre, Gye Boon Ok appare come una ragazza gelosa delle altre studentesse, in quanto non può vivere la vita che vuole e molti critici, in questa rappresentazione, vi hanno trovato della malizia oltre che cattivo gusto.  

                                                                                                                     Anche la descrizione degli agenti ANSP è controversa: l’ANSP fu criticata per varie violazioni dei diritti umani contro cittadini innocenti, testimoniate dalle vittime dei loro crimini che esistono ancora, ed è facile intravedere la loro crudeltà e crimini in opere che hanno ricevuto recensioni entusiastiche per aver interpretato correttamente gli anni ’80 della Corea, inclusi i film “1987: Quando arriva il giorno“, “18 maggio” e il dramma “Youth of May”: eppure, in Snowdrop, sono ritratti esattamente l’opposto di come è mostrato in altri media.

                                                                                           Lee Kang Moo (Jang Seung Jo), l’agente ANSP che insegue il “vero cattivo” perché stanco di tutte le manipolazioni che stanno avvenendo nell’organizzazione, osserva il giusto protocollo anche quando indaga sui dormitori e cerca in ogni modo, del corso della storia, di proteggere persone e studenti innocenti: questo fa sembrare che, all’interno dell’organizzazione, ci fossero effettivamente “persone decenti“.

Ancora peggio, Eun Chang Soo ( Heo Joon Ho ), il direttore dell’ANSP, è descritto con parole come “docile” e “mite” e gli viene fatta dire la frase: “Non sai che dobbiamo proteggere la vita delle persone piuttosto che quella dei nostri colleghi?” ai propri subordinati: proprio con il fatto che il dramma mostra costantemente l’esatto opposto di ciò che la storia racconta, non può sfuggire alle critiche.

E le OST?

Il 9 febbraio, Jisoo durante una diretta ha sorpreso i fan quando ha rivelato che le era stato chiesto di cantare l’OST “Friend” per Snowdrop, tuttavia, Jisoo  ha spiegato di aver rifiutato l’offerta perché pensava che se avesse cantato l’OST per il drama, avrebbe distratto gli spettatori che non sarebbero stati in grado di concentrarsi sulla sua interpretazione della protagonista Young-ro e per tale motivo il regista ha rispettato la sua opinione: ma i fan erano dispiaciuti nel sentire che Jisoo, così facendo, ha perso la sua prima opportunità di cantare una OST di un drama;  tuttavia, sono stati comunque d’accordo sul fatto che questa fosse la decisione giusta da prendere.

Conclusioni

Se volete vedere un drama con un lieto fine Snowdrop NON fa per voi! Anche se l’ultima scena che ci viene mostrata può rappresentare un finale alternativo, il drama non ha un lieto fine: non mancano al suo interno scene che cercano di strapparti un sorriso e sdrammatizzare le vicende, o personaggi che nonostante tutto faranno divertire, ma è anche vero che in ogni episodio versare almeno “una lacrima” è d’obbligo.

Tra triangoli amorosi, storie d’amore impossibili, tradimenti, enigmi da scoprire con i personaggi nel corso della narrazione e tanto altro, Snowdrop merita di essere visto, in quanto in mezzo ad una bufera di critiche è riuscito comunque a restare in piedi e ad essere un prodotto ben riuscito. 

Cosa ne pensate di tutto questo retroscena? Avete intenzione di vederlo? Se l’avete già visto, vi è piaciuto? Come vi è sembrata Jisoo nel suo debutto da attrice? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Drama Recensioni

“Our beloved summer”: certi amori fanno giri immensi e poi…

Titolo: Our beloved summer (그 해 우리는)

Network: SBS Tv

Episodi: 16

Genere: Romantic comedy

Cast principale: Choi Woo-shik, Kim Da-mi, Kim Sung-cheol, Roh Jeong-eui

Dove guardarlo: Netflix

Voto: 8/10

Trama

Our beloved summer” (그 해 우리는) è una serie rom-com diretta da Kim Yoon-jin e scritta da Lee Na-eun che racconta le vicende di due giovani, Kook Yeon-su (Kim Da-mi, Itaewon class) e Choi Ung (Choi Woo-shik, Train to Busan, Parasite), ex compagni di scuola e ex fidanzati che, ai tempi del liceo, si erano trovati ad improvvisarsi attori durante le riprese di un documentario girato proprio nella loro scuola.

Seppur in un primo momento i due protagonisti non riuscissero neanche a stare nella stessa stanza senza battibeccare, presto le cose prenderanno un’altra direzione e, come in tutti gli enemies-to-lovers che si rispettino, anche in questo caso i sentimenti avranno la meglio, infatti i due da acerrimi nemici inizieranno ad avvicinarsi sempre di più, diventando poi una coppia a tutti gli effetti.

Purtroppo, la fortuna non sempre gioca a loro favore e per una serie di motivazioni contingenti, incomprensioni, paure, si allontaneranno, promettendosi di non incontrarsi mai più.

Scherzi del destino e seconde chance

Passano cinque anni dalla loro rottura, Ung diventa un famosissimo illustratore sotto lo pseudonimo di “Go-oh” mentre Yeon-su, nonostante la difficile situazione economica familiare, riesce finalmente ad ottenere un lavoro che le permette di tirare un sospiro di sollievo: nel complesso, i due sono certi di non doversi incrociare mai più.

Il fato, però, ha altri piani per loro e ci dimostra, ancora una volta, come un incidente di percorso non debba sempre essere visto come un impedimento bensì come un’occasione per riflettere e riprendere fiato: un po’ come abbiamo già visto in molti altri K-drama e K-movies (ricordate quanto abbiamo dovuto soffrire per colpa del destino e delle infinite pene che ha afflitto ai poveri Mi-soo e Hyun-woo di “Tune in for love” oppure dell’amore -quasi- impossibile tra Se-Ri e Jeong-hyuk di “Crash landing on you”?), il Destino svolge un ruolo fondamentale nella narrazione e questo k-drama non è da meno. Perché?

Perché il caso vuole che il documentario girato al liceo sia nuovamente tornato alla ribalta grazie all’avvento dei social e molti netizen abbiano iniziato a chiedere sempre più insistentemente un sequel per sapere che fine avessero fatto i protagonisti, che ne fosse stato del loro rapporto: insomma, il mondo dell’internet aveva parlato e sappiamo tutti che non è affatto facile zittirlo!

Ed è in questo contesto che conosciamo un altro personaggio importantissimo, Kim Ji-Ung (Kim Sung-cheol, Prison playbook), regista e migliore amico di Choi Ung, con il quale condivide il nome e proprio questo, sin dall’inizio della loro amicizia, porterà ad una serie di situazioni esilaranti ma anche ad un eterno confronto tra i due, dovuto principalmente alla situazione familiare tutt’altro che pacifica in casa di Ji-ung.

Kim Ji-ung e Choi Ung

L’amore e il valore del tempo

“Everyone has unforgettable memories from a certain year of their life. They cherish those memories so much that it lasts a lifetime. And our year hasn’t ended yet.”

L’intera serie ruota intorno al concetto del tempismo, del momento perfetto e, a dirla tutta, ogni personaggio perde un’infinità di occasioni e possibilità di svoltare la propria vita per colpa di tante, troppe insicurezze e pensieri ingombranti: persino la rottura tra Ung e Yeon-su sarebbe stata evitabile se soltanto entrambi avessero colto la palla al balzo per non fare ingigantire gli eventi e per riprendere le redini della loro storia.

Questa serie ci insegna che, talvolta, andando avanti nella nostra vita, tendiamo a pensare di dover per forza fare una classifica delle nostre priorità, pensiamo di dover necessariamente scegliere dove focalizzare le nostre attenzioni, dimenticandoci però di essere umani e che, certe cose, non è proprio possibile eliminarle del tutto dalla nostra vita.

“10 things I hate about you”

Julia Stiles nei panni di Kat Stratford in “10 things I hate about you”

Richiamando un po’ l’emblematica scena del film omonimo con Heath Ledger e Julia Stiles, anche in questo caso ci troviamo dinnanzi ad una crisi o meglio, l’inizio di una crisi, infatti in questo episodio vediamo gli infiniti tentativi di Ji-ung, direttore incaricato dall’emittente televisiva alle riprese del documentario che vede come protagonisti i suoi due amici, di convincere il cast a partecipare al suo progetto, consapevole della rottura e del pessimo sangue che scorre tra i due ex fidanzati.

Questa volta, però, la situazione è ben più complessa perché, come ormai sappiamo, i coreani hanno una certa passione per le storie intricate e non sarebbe un vero K-drama senza una second-lead: ebbene sì, il nostro caro Ji-ung altro non è che innamorato, sin dal primo giorno di liceo, della giovane Yeon-su, la quale però non ha mai avuto occhi se non per Ung.

I sentimenti di Ji-ung nei confronti di Yeon-su diventeranno via via più forti e ingombranti, rendendogli il lavoro molto complesso, specie quando si renderà conto, molto prima dei diretti interessati, dell’amore ancora vivo tra i protagonisti, relegandolo ancora una volta al ruolo di osservatore esterno: questo perché, in più occasioni, Ji-ung ripeterà di essersi sempre sentito un semplice osservatore in molte situazioni della sua vita, quasi un estraneo nei confronti di chiunque, persino di se stesso.

Il ruolo dei personaggi secondari

C’è da dire, però, che questa volta i coreani l’hanno proprio combinata grossa e hanno voluto rendere le cose ancora più complicate del solito, infatti non si parla più solo di second-lead ma ci troviamo davanti ad un enorme intreccio sentimentale: un po’ il classico “lui ama lei ma lei ama un altro e l’altro ama un’altra”.

Ecco un breve frame che raffigura il team di Mondocoreano mentre cerca di ricordarsi tutti gli intrighi amorosi:

Infatti, è proprio in questo contesto che troviamo l’inserimento di altri due personaggi fondamentali nello sviluppo della vicenda, cioè NJ (Roh Jeong-eui, 18 Again) e Jeong Chae-ran (Jeon Hye-won, Love (ft. Marriage and Divorce)): la prima è una famosissima idol senza amici né persone care che si infatua del giovane Choi Ung e della sua arte, mentre la seconda è una collaboratrice di Ji-ung che, come tutt* almeno una volta nella vita, si innamora del classico ragazzo “cattivo e inavvicinabile“.

Oltre a loro due, anche gli altri personaggi che ruotano intorno ai nostri protagonisti svolgono un ruolo fondamentale, infatti a differenza di tante altre serie, stavolta vediamo come anche i personaggi secondari hanno la possibilità di splendere, nella loro semplicità e unicità, rendendo il tutto molto più corale e piacevole allo spettatore: pensiamo al ruolo svolto dagli amorevoli genitori di Choi Ung, la scorbutica nonna di Yeon-su, così come Gu Eun-oh (Ahn Dong-goo, Sweet home), manager e amico di Ung, oppure Lee Sol-yi (Park Jin-joo, It’s okay to not be okay), migliore amica di Yeon-su e pessima imprenditrice.

What if…?

Una delle prime cose che notiamo è la strana abitudine di Yeon-su di fare domande ipotetiche nei momenti più improbabili e sulle questioni più disparate, portando allo stremo il povero letargico Ung: in realtà, anche in questo apparente dettaglio insignificante troviamo un riferimento tutt’altro che stupido, infatti la nostra Yeon-su, fintamente forte e indipendente, nasconde una profondissima fragilità e un estremo bisogno d’essere rassicurata. Perché?

Perché, purtroppo, nella sua vita non sempre tutto è andato per il verso giusto, anzi, tutt’altro: cresciuta senza genitori e con la sola nonna, si è sempre dovuta scontrare con la triste vita e realtà di chi non può permettersi molto e, soprattutto, di chi deve spaccarsi la schiena fino all’ultimo giorno della sua vita per andare avanti. Questo la porterà a diventare molto egoista, a mettere se stessa al primo posto, più per paura che gli eventi la trascinino in profondità, dimenticandosi però di essere solo una giovane ragazza con un’intera esistenza davanti a sé.

Il ruolo della famiglia, in questa serie, è particolarmente enfatizzato e abbiamo modo di vedere tutte le sfaccettature di questa dimensione, avendo così un quadro complesso di tutti i personaggi: pensiamo, per esempio, ai genitori di Ung che, nonostante il grande dolore che portano nel cuore, non hanno mai fatto mancare nulla al figlio, oppure pensiamo all’assente madre di Ji-ung.

Ji-ung è uno dei personaggi con la caratterizzazione più intricata e interessante, appare come un “cattivo” ma, anche lui, ha un passato molto difficile alle spalle, dovuto prevalentemente alle sparizioni costanti da parte della madre, sparizioni alle quali il ragazzo ha cercato di sopravvivere, costruendosi una corazza impenetrabile, convincendosi al tempo stesso di non essere meritevole di ricevere amore dagli altri.

Every life is a work of art. And it becomes complete when all the pieces come together. My life couldn’t be complete because of a piece I’ve never had before. I couldn’t see why though. A piece everyone has and isn’t that hard to obtain. I didn’t know why I was the only one who didn’t have that piece. […] so I got curious, I wanted to know the reason why I couldn’t have that piece. […] that’s when I realized that I was a useless piece in her life. The thing I wanted so desperately was hell for her. So I decided that I would never have that piece. My life wasn’t a work of art. It was just an episode of a boring documentary series that no one watches.

Ji-ung sul rapporto con la madre, ep. 15 “Three idiots”

Riferimenti cinematografici e scelte di regia

Parlando, ora, in termini più tecnici, una scelta molto interessante è stata quella della telecamera – quasi sempre – singola, in stile cinema verità, consistente nella narrazione oggettiva della realtà soggettiva, tipico dei documentari.

Va detto, inoltre, che non sono pochi i riferimenti alla cinematografia occidentale, ad esempio: avete notato la somiglianza tra la scena del bacio sotto la pioggia tra Ung e Yeon-su e l’emblematica scena di “Orgoglio e pregiudizio” tra Mr. Darcy ed Elizabeth Bennet? Esatto, infatti, non è un caso che proprio uno degli episodi si intitoli “Pride and prejudice”!

Oppure ancora, avete notato il riferimento al film “No strings attached”, diventato famoso per il “You said no flowers”, e la scena del corn-dog in riva al mare?

Protagoniste indiscusse: le OST!

Ultime, ma non per importanza, vanno analizzate le OST, fiore all’occhiello di questa serie, tra i cui autori spiccano nomi non da poco come V dei BTS e la cantante BIBI, in grado di creare il perfetto sottofondo musicale alla moltitudine di scene e vicende.

So, I’ll tell you
A million tiny things that
You have never known
It all gets tangled up inside
And I’ll tell you
A million little reasons
I’m falling for your eyes
I just want to be where you are

Christmas tree – V

Avete notato come V sia sempre pronto a fare nuove OST per gli altri membri della Wooga Squad?

만약에 우리 우연히
다시 또 만난다면
만약에 내가 널 위해
조금 달라진다면

Maybe if – BIBI

If, by some chance, we meet again
If I change a little bit for your sake
Even the reason why we had to part
I would try, try, try
Would I be able to hug you?

Conclusioni

Volgendo al termine di quest’analisi, cosa possiamo dire? Senz’altro è una serie piacevole da guardare, forse un po’ troppo lunga verso la fine, probabilmente avrebbero potuto tagliare qualcosa e chiudere con 12/13 episodi invece di 16.

Due ulteriori appunti meritano di essere fatti: in primis va detto che, seppur siamo ormai abituati all’eccessivo romanticismo coreano, in questo caso la serie, nonostante sia dolce come il miele, a tratti diventa stucchevole e quasi fastidiosa; in secondo luogo, alcune informazioni sono “too much” e non aggiungono nulla alla narrazione, quindi potevano essere eliminate e rendere il tutto un filo più scorrevole.

Nel complesso è gradevole da guardare e non richiede troppo sforzo, quindi può essere anche messo come sottofondo mentre si fanno altre cose!

Avete visto questo k-drama? Che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Drama Recensioni

“Bad and crazy” – La coppia che scoppia

Nome: Bad and Crazy (배드 앤 크레이지)

Network: iQiyi, tvN

Episodi : 12

Genere: Action, Thriller, Mystery, Fantasy

Cast principale: Lee Dong-wook, Wi Ha-joon, Han Ji-eun, Cha Hak-yeon

Dove vederlo: Dramacool

Voto: 8.5/10

Con il solo casting di Lee Dong Wook, Wi Ha Joon e Han Ji Eun, siamo orgogliosi di dare alla luce un eroe unico e un rinfrescante drama d’azione che serve la giustizia.  La piacevole ma eccitante sinergia completata dai tre attori darà agli spettatori un divertimento pazzesco e un’eccitazione che può essere vista solo in “Bad and Crazy”, quindi per favore aspettatelo.

È questa la premessa che i conduttori del drama hanno rilasciato prima dell’uscita di Bad and Crazy. Ma sono riusciti a mantenere quanto detto?

Bad and Crazy sarà il primo drama in cui Lee Dong-wook apparirà come protagonista principale dopo ‘The Tale of the Nine-Tailed’, mentre Wi Ha-joon, che è stato visto e amato come Junho nel fenomeno globale “Squid Game”, avrà il suo primo ruolo da protagonista con Bad and Crazy: che ne pensiamo di quest’accoppiata?

La chimica tra Lee Dong Wook e Wi Ha Joon è sorprendente e questo bromance promette di divertire molto il pubblico ma anche di far riflettere su molti temi interessanti della vita quotidiana.

Trama

Il drama è diretto da Yoo Sun Bong e scritto da Kim Sae Bom, che hanno lavorato insieme al drama di successo della OCN “The Uncanny Counter”.

Bad and Crazy racconta le vicissitudini del detective capace ma “cattivo”, Ryu Soo Yeol, disposto a fare qualsiasi cosa per soldi e per entrare nelle grazie dei suoi superiori per ricevere una promozione, e del suo incontro con K, un ragazzo un po’ fuori dal comune e con qualche rotella fuori posto, intollerante verso le ingiustizie e disposto a tutto per riuscire a realizzare il suo sogno: diventare l’eroe dei suoi tempi.

Perché “Bad and Crazy”?

Perché rappresenta i due caratteri predominanti dei protagonisti!

Soo Yeol è il “bad” della vicenda, non nel senso di cattivo come antagonista ma come personaggio dalla dubbia morale, infatti è un detective corrotto e opportunista: esperto nel razionalizzare le cose, si impegna nel lavoro solo se può soddisfare i suoi desideri egoistici. È disposto a chiudere un occhio per la maggior parte delle ingiustizie, e la sua natura discreta lo aiuta sopravvivere in una società competitiva.

Dall’altro lato abbiamo K, il “matto” della narrazione, che entrerà a gamba tesa nella vita di Soo Yeol, perché proprio mentre Soo Yeol sta per ricevere la promozione che aspettava da tempo, K stravolgerà la sua esistenza con il suo essere “pazzo per la giustizia”: K crede di esistere per portare giustizia al mondo corrotto e la prima persona che ha scelto per iniziare questo percorso è proprio il detective corrotto Yeol, in quanto si trova sopra il crimine ma spesso è egli stesso ad “infrangere” la legge per trarne un guadagno personale.

K è irascibile e aggressivo nella misura in cui i suoi pugni partono prima delle sue parole ma è anche una figura pura e divertente che vive all’insegna della giustizia.

Come in tutti i K-drama che si rispettino, anche Bad and Crazy ha la sua “quota rosa“, in questo caso rappresentata da una fantastica Han Ji Eun nelle vesti di Lee Hee Kyum, una “bad bitch” dal carattere forte ma amabile: abile nel judo al punto da essere al livello della squadra nazionale, non riuscendo a dimenticare la sensazione di euforia provata quando ha sopraffatto i bulli durante i suoi giorni di scuola, sceglierà di fare domanda per entrare nell’unità investigativa anti droga, un reparto che richiede più coraggio degli altri. Proviene da un ambiente ricco e ha avuto una buona educazione, ma all’interno della sua famiglia è considerata la “pecora nera”.

Soo Yeol e Lee Hee Kyum erano una volta una coppia e, prima che di frequentarsi, erano già colleghi di lavoro, infatti il protagonista era il superiore della ragazza: ironia della sorte, i due si imbatteranno ripetutamente sulle stesse scene del crimine.

Cha Hak Yeon interpreta l’ufficiale di polizia Oh Kyung Tae il più giovane membro del dipartimento investigativo anticorruzione dell’agenzia nazionale di polizia: talmente gentile al punto che la gente si chiede se una persona del genere possa esistere a questo mondo, ha anche un ardente senso della giustizia e del dovere. Avendo realizzato il suo sogno di diventare l’ufficiale che ammirava, decide di mettere la sua vita nelle mani della giustizia piuttosto che implorare la sua vita dall’autorità corrotta.

Le varie disavventure e i vari casi che il protagonista dovrà affrontare nel corso della storia lo porteranno a maturare sia sulle sue scelte di vita sia nel suo atteggiamento verso gli altri, in particolare verso K: Soo Yeol, all’inizio, farà di tutto per liberarsi di K ma col tempo le cose cambieranno, portando i due protagonisti a collaborare.

CORRUZIONE E DROGA

Il drama ruota attorno al tema della corruzione e della droga.

Inizialmente Ryu Soo Yeol risolveva i casi che gli venivano assegnati con freddezza e distacco, ma dopo l’incontro con K tutto cambierà perché durante i 12 episodi il protagonista dovrà risolvere molti casi di omicidio legati principalmente allo spaccio di una nuova droga sul mercato: a risolvere ed investigare sui vari casi non sarà da solo ma sarà affiancato, oltre che dalla sua squadra, anche da K e grazie a lui acquisirà più umanità e sarà in grado di risolvere tutti i casi con un atteggiamento diverso.

Soo Yeol scoprirà solo più tardi grazie al suo intuito infallibile, che non si tratta di semplici casi collegati alla droga perché dietro questi crimini vi è molto di più! Tutti i casi che analizzerà sono connessi tra loro da due fili conduttori: uno che riguarda il denaro sporco e la corruzione nel mondo delle forze di polizia e un altro rappresentato dalla manipolazione mentale.

LA DOPPIA PERSONALITA’ DEL DRAMA

Le scene del drama sono comiche ma non ridicole e l’orrore e il dolore delle vittime emerge nel corso degli episodi che, man mano, acquistano maggiore profondità: fornisce implicazioni sociali affrontando casi di criminalità che si verificano effettivamente, e impressiona lo spettatore con sequenze delicate, riflessioni metaforiche e figurative sulla psicologia criminale.

Basato su storie di crimini, fa satira sulla realtà dei circoli legali e di polizia coreani, spesso corrotti e governati da un sistema patriarcale come in tutti i Paesi.

FERMI TUTTI: FREUD AVEVA RAGIONE!

Soo Yeol soffre del disturbo della personalità multipla o disturbo dissociativo dell’identità: cosa implica questo disturbo?

Il soggetto che ne soffre presenta due o più identità e vuoti di memoria rispetto a eventi quotidiani, importanti informazioni personali ed eventi traumatici o stressanti, così come numerosi altri sintomi… Proprio come il nostro protagonista!

Durante il corso degli episodi scopriremo che il nostro Detective deve fare i conti con un passato oscuro del quale non ricorda granché e il quale gli ha provocato non pochi traumi!

Come ci ricorda in nostro vecchio Freud, sappiamo che i traumi infantili possono essere rimossi e dimenticati, causando nella vita adulta diversi sintomi che danneggiano il benessere psicofisico, ma che possono riaffiorare grazie a delle sedute di ipnosi: probabilmente anche Soo Yeol conosce gli studi di Freud, dal momento che si sottopone a delle sedute ipnotiche che tiene con il suo fidato “guaritore di cuori”, Yum Geun-Soo (Choi Kwang-Je), per scoprire di più sul suo passato e su se stesso.

Ma non è solo durante la narrazione che incontriamo riflessioni e associazioni alla psicologia! La fotografia di questo drama è ben realizzata attraverso l’utilizzo della color grading. Cos’è?

Ci si serve dei colori per descrivere emozioni e riuscire a coinvolgere al meglio lo spettatore: un esempio è l’uso che si fa del colore blu associato a Soo Yeol, per rappresentare l’idea di solitudine, razionalità o stupore.

Il blu, spesso, è contrapposto al rosso utilizzati per K, a rappresentazione della follia e dell’aggressività ma anche della passione.

Il colore nero, invece, è utilizzato in entrambi i protagonisti ed è di per se un colore cupo che rappresenta tristezza, paura e infelicità ma anche il lato oscuro che si cela dietro questi personaggi: è il colore ci accompagna in ogni episodio diventando quasi uno dei personaggi!

COSA SI NASCONDE DIETRO LE PORTE?

La porta è spesso associata a significati simbolici: può indicare il concreto attraversamento di un luogo o il più astratto varco dall’età infantile a quella adulta ma vi è un’ulteriore declinazione, che indica il cambiamento socio-culturale di un individuo, come il passaggio da uno stato sociale ad un altro.

Nell’arte e in ogni espressione trascendentale, la porta è intesa come un limite ed assume un valore negativo: nel drama questo concetto viene ripreso quando Soo Yeol cerca di aprire delle porte ma queste non si aprono o K glielo impedisce, anche se nella realtà esse indicano una divisione degli ambienti ed una tutela della nostra intimità; da un lato, quindi, sono un ostacolo, dall’altro una protezione.

All’interno di Bad and Crazy tutte queste dimensioni convergono nelle porte dell’inconscio del protagonista che cerca continuamente di aprile talvolta ostacolato da K altre aiutato.

CONCLUSIONE

Se volte guardare un drama leggero che vi farà morir dalle risate, ma allo stesso tempo in grado di farvi emozionare Bad and Crazy è fatto su misura per voi!

L’avete già visto e se no, lo vedrete? Cosa ne pensate? Vi è piaciuto? Fateci sapere nei commenti!

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“All of us are dead”: terrore tra i banchi di scuola

Dopo il successo dello scorso anno di “Squid Game”, “All of us are dead” scala le classifiche di più di 30 stati a livello globale, pronto a conquistare il mondo uno zombie alla volta

  • Genere: apocalittico, horror, action
  • Anno: 2022
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 12
  • Cast principale: Park Ji-Hu, Yoon Chan-Young, Cho Yi-Hyun, Park Solomon
  • Voto: 8,5

Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se nel bel mezzo di una qualunque lezione la vostra scuola si fosse rivelata l’epicentro di un’epidemia zombie?

Se siete facilmente impressionabili, “All of us are dead” potrebbe non fare esattamente al caso vostro: questa ultima serie coreana di Netflix lascia ben poco all’immaginazione, mostrando a 360 gradi cosa significa essere uno studente liceale alle prese con una delle più feroci epidemie zombie viste finora in televisione.

Attenzione: può contenere tracce di spoiler!

La storia

All of us are dead” è un’opera che vede il suo principio nell’uscita dell’omonimo webtoon di Joon Dong-geun nel 2009.

Tutto ha inizio sul tetto di un edificio di Seoul, in una notte tempestosa la cui pioggia però non riesce a nascondere le orribili azioni che un gruppo di studenti sta compiendo nei confronti di un loro compagno di scuola.

I bulli se la stanno prendendo per l’ennesima volta con il povero ragazzo, ma qualcosa sta cambiando: i suoi occhi sono rossi, scure vene iniziano a rigargli il viso, e lui sembra finalmente reagire, anche se non riesce comunque ad avere la meglio sui suoi assalitori.

Il padre, venuto a conoscenza del fatto, corre all’ospedale dove trova miracolosamente il ragazzo ancora in vita, ma c’è qualcosa che non va in lui e l’uomo sembra essere l’unico a non essere stupito della cosa.

Appena il ragazzo inizia a mostrare i primi sintomi di una rabbia incontenibile che lo porta a voler uccidere il suo stesso padre, l’uomo prende una Bibbia che era appoggiata su uno scaffale lì vicino e la usa come arma per uccidere il figlio. Nell’intento di sbarazzarsi del corpo, però, il cadavere continua a muoversi. Noi pensiamo di aver capito cosa sta per succedere, e voi?

Un virus tra i banchi di scuola

Il padre del ragazzo, scopriremo essere non altri che il professore di scienze Lee Byeong-chan (Kim Byung-chul, Goblin) del liceo di Hyosan, l’istituto che vedrà al suo interno l’inizio dell’irrefrenabile contagio quando una studentessa fin troppo curiosa verrà morsa sul dito da un topolino portatore di un virus che in pochi secondi ha la capacità di trasformare una persona in un “mostro mangia uomini”.

Da sinistra verso destra, Nam-ra (Cho Yi-Hyun), Lee Suhyeok (Park Solomon), Cheong-san (Chan-Young Yoon) e On-jo (Park Ji-hoo)

A scuola, On-jo (Park Ji-hoo) e Cheong-san (Chan-Young Yoon) sono amici fin da quando erano piccoli, ma come spesso accade uno dei due sembra nascondere un sentimento che va oltre la semplice amicizia. Il tutto verrà fuori alla luce del sole quando On-jo deciderà di dichiararsi per Lee Suhyeok (Park Solomon), ex bullo che ora è uno dei ragazzi più ammirati della scuola, senza sapere che lui ha però come obiettivo la bella Nam-ra (Cho Yi-Hyun), capoclasse dal carattere taciturno che le rende difficile stringere amicizie con i suoi compagni.

I protagonisti della serie non sono altro che ragazzi del liceo alle prese con le difficoltà che ogni teenager deve affrontare in quel periodo della sua vita, ma presto dovranno imparare ad accantonare qualsiasi tipo di rancore o sentimento per fare squadra e cercare di sopravvivere a una minaccia che nessuno di loro avrebbe mai immaginato di dover affrontare.

Quando i primi contagiati iniziano ad irrompere nelle classi e correre per i corridoi dell’edificio, sarà già irrimediabilmente troppo tardi: da una singola ragazza, in pochi minuti sono centinaia gli zombie che inseguono e mordono chiunque si trovi per la loro strada. E così, luoghi di ritrovo come la mensa, la biblioteca, i campi sportivi o la palestra diventano sedi di puro terrore, tra ragazzini che corrono per le loro vite e violenti zombie assetati di sangue che non accennano a diminuire in numero.

Il caos regna zombie

Fin dalla prima puntata, e in seguito agli avvenimenti di cui avete appena letto, gli zombie saranno inarrestabili e la scuola diventerà il primo campo di battaglia di questa incontenibile epidemia.

Così i giovani studenti si troveranno per la prima volta da soli davanti ad un pericolo che non lascerà loro scampo, costretti a comportarsi da adulti quando quegli stessi adulti che dicevano loro che li avrebbero aiutati nel momento del bisogno questa volta non sembrano arrivare in loro soccorso.

“Non chiederò mai più nulla agli adulti”

Perché nella scuola intanto il tempo passa e i pochi superstiti che vediamo tentare di nascondersi dai migliaia di zombie che ormai popolano l’edificio, stanno ancora aspettando nella speranza che gli adulti arrivino a salvarli. Non importa se si tratta di quei genitori che avevano promesso loro di andare a prenderli, di poliziotti o i vigili del fuoco… Ogni giorno che passa quella speranza di un mondo dove gli zombie non hanno preso il sopravvento sembra farsi sempre più lontana.

Il bullismo e la legge del più forte

“La scuola non interessa a nessuno, sennò ci avrebbero già salvati. Salvati dal bullismo.”

Azioni memorabili a parte, tra spietate orde di zombie e ingegnosi piani di fuga che saranno capaci di non annoiare mai lo spettatore davanti a 12 puntate di aule di scuola infestate, la vera sorpresa è il significato che si cela dietro l’origine e la creazione di questo virus: la serie, volutamente raccontata in modo da sottolineare e condannare più volte il bullismo che le scuole coreane (e non solo, purtroppo) continuano a nascondere, ci rende partecipi della storia del professore di scienze e ci rivela infatti, puntata dopo puntata, quale fosse il suo intento iniziale.

Ho messo gatto e topo nella stessa scatola. La maggior parte dei topi, pietrificati, tremavano di paura. Ogni tanto, però, c’era un topo che perdeva i sensi per la paura e attaccava il gatto. Io ho estratto e affinato l’ormone, l’ho fatto per tutti quei topi che tremano di paura. Credevo che trasformando la paura in rabbia, sarebbe diventato più forte.”

Questo non è un virus dall’origine sconosciuta o poco chiara, ma creato da una persona il cui scopo era salvare il figlio dalle angherie e dai torti che stava subendo, renderlo più forte in modo da non vederlo mai più succube di una violenza che non meritava: è il prodotto di un padre che ha studiato e ha trovato nel suo stesso studio la condanna dell’umanità, volendo trasformare la paura in un meccanismo di difesa in grado di rendere tutti quei soggetti più deboli finalmente capaci di contrattaccare e difendersi con le proprie forze.

Ma la legge della natura vuole che quando inizi a sfidare la natura stessa, questa ti si ritorcerà contro: un siero che doveva essere in grado di far combattere al figlio i mostri della sua vita non ha fatto altro che trasformare lui stesso nel peggiore dei mostri e, ora, la legge del più forte vede un virus letale fare sempre più vittime, lasciando ai più deboli sempre meno possibilità di sopravvivenza.

Capiranno le poche persone rimaste in vita che la più grande forza risiede solamente nell’unione e nella collaborazione di tutti? C’è speranza di salvezza oltre la scuola o il mondo è già caduto nelle mani degli zombie?

Commento finale

Un teen horror drama che regala molto più di quello che promette: 12 episodi ricchi di scene di azione davvero impressionanti, mai scontate e per nulla ripetitive. La narrazione è scorrevole, i cliffhanger a fine episodio invogliano lo spettatore a proseguire senza troppi indugi, merito anche di una fantastica interpretazione degli attori che hanno saputo mantenere alta l’attenzione fino alla fine del racconto.

Unico punto a sfavore è la poca caratterizzazione di alcuni personaggi, sarebbe stato infatti molto interessante se avessero aggiunto delle scene retrospettive laddove si è voluto invece dare spazio a storie secondarie poco accattivanti perché un po’ troppo parte di narrative già viste.

Last but not least: alcune morti sarebbero state totalmente evitabili.

Nonostante questi piccoli appunti, “All of us are dead” è un titolo assolutamente da non perdere: un mix di scene che vanno dal drammatico al comico, del tutto diverso da “Happiness“, simile sotto certi punti di vista a “Sweet Home” e talvolta memorabile quanto “Train to Busan“, “All of us are dead” riesce ancora una volta a cambiare le carte in gioco e a proporre qualcosa di nuovo che sarà sicuramente capace di appassionare chiunque gli darà una possibilità.

Otterrà secondo voi una seconda stagione? Il finale, almeno per ora, rimane aperto alla nostra interpretazione.

Il cast della serie in un poster ufficiale Netflix
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Webtoon – il futuro del fumetto

Mai sentito parlare di manhwa? Da “NAVER Webtoon” a “7FATES: CHACKHO”, il fenomeno dei webtoon nella grande visione della “korean wave

Premessa

Sono più che sicura che tutti voi, anche chi non ne ha mai letto uno, avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta di manga, i famosissimi fumetti giapponesi che da anni danno vita a racconti di ogni genere, innumerevoli trasposizioni animate, nonché appassionano milioni di lettori provenienti da tutto il mondo. I manhwa, i “manga coreani” per così dire, un tempo non riconosciuti a livello globale, fanno parte della cultura coreana da decenni, ma è stato solo con il lancio della piattaforma “NAVER Webtoon”, diventata globalmente nel 2014 “LINE Webtoon” e infine conosciuta in questi ultimi anni solo come “Webtoon” che sono diventati l’ennesimo motivo di orgoglio nel panorama della distribuzione della cultura coreana nel mondo.

Ma quindi.. che cos’è il Webtoon?

Il termine “webtoon” non è altro che una fusione del dominio “world wide web” insieme alla parola “cartoon” e sta ad indicare un tipo di fumetto che non viene più realizzato su carta, bensì disegnato in ogni suo aspetto per essere letto direttamente dallo schermo di uno smartphone o di un computer.

“There aren’t really pages at all”

Correva l’anno 2004 quando JunKoo Kim, un ragazzo cresciuto leggendo comics giapponesi e coreani, ebbe la giusta idea per risollevare un’industria come quella dei fumetti che, in Corea, a partire dagli anni ’90, aveva subito una brusca frenata a causa della crisi economica che stava attraversando il Paese.

Korean Webtoons Are Starting to Go Global
Kim JunKoo insieme a due dei personaggi di Webtoon

Erano anni che le uscite di nuove storie erano ben lontane dal raggiungere l’editoriale, così JunKoo tentò la sorte e decise di creare una piattaforma dove gli artisti avrebbero avuto la possibilità di dare vita alle loro creazioni.. sul web!

“It wasn’t necessarily that I wanted to do the scroll, but people that create content and deliver content should always think in terms of how the creators or how users will consume the content.”

La sua intuizione è stata quella di rivoluzionare il metodo di lettura del fumetto: i manga, così come i manhwa infatti, già venivano trasportati digitalmente, ma, strutturalmente, sul web la loro forma non cambiava. A seguito della loro uscita cartacea, i fumetti avevano da poco iniziato ad essere pubblicati anche online, ma il loro formato rimaneva lo stesso, un setting orizzontale le cui pagine venivano girate cliccando a sinistra o a destra del libro, letteralmente “trasferito” su schermo.

Il progetto di JunKoo Kim prevedeva invece la nascita di manhwa realizzati interamente ed esclusivamente per le pagine web: nessuna versione cartacea insomma, i webtoon sarebbero nati proprio per il mondo di internet e il loro scorrimento sarebbe stato questa volta verticale, un fumetto che era costruito per sfruttare perfettamente lo spazio che la pagina web offriva, i cui capitoli si sviluppavano ognuno su un’unica lunga tela che permetteva di leggere senza interruzioni per cambiare pagina.

Ormai lo “scroll” nel mondo di internet stava diventando un gesto comune: le news, i blog, le pagine di un social network così come quelle di un qualsiasi altro sito web venivano visionate scorrendo dal basso verso l’alto, e lui ebbe l’intuizione giusta al momento giusto, lanciando il suo servizio poco prima che lo smartphone dotato di touch screen diventasse un must have per l’intera popolazione.

“During this time in the early 2000s, when most of content creators were still on PC, you would read and consume a lot of digital content by scrolling down on your mouse. To read news, you don’t flip a page, you often scroll through and read your news. Although comics are a mix of image and text, I think text is the one that drives the narrative so it just makes sense that you would read a comic in a scroll manner.” 

Sempre più artisti scelsero di pubblicare le loro opere su Webtoon, una piattaforma sicura che permetteva loro di guadagnare in base al numero di utenti che leggevano la loro creazione, e allo stesso tempo agli utenti di accedere ad una libreria ricca di contenuti originali gratuiti e accessibili in qualsiasi momento.

Furono queste le premesse che portarono il sito web al giorno d’oggi a contare più di 55 milioni di utenti attivi al mese, nonché ad offrire non solo contenuti coreani, ma anche cinesi e giapponesi.

I più famosi del web

Dal 2004 ad oggi, sono migliaia i webtoon che ormai circolano in rete: molteplici generi, stili di scrittura, disegno, ce ne sono davvero per tutti i gusti!

E con il passare degli anni, sono diventati inoltre sempre più interattivi: pensate che in alcuni potrete persino trovare degli effetti sonori o delle immagini in movimento per rendere la lettura ancora più immersiva!

Tra i titoli più popolari della storia, giusto per nominarvene alcuni, troviamo “Lore Olympus“, che presto otterrà una serie animata targata Netflix, “True Beauty“, che è stato d’ispirazione per l’omonimo kdrama di successo del 2020 con Hwang In-youp, Moon Ga-young e Cha Eun-woo, ed infine “Tower of God“, che ha visto la realizzazione del suo anime nel 2020 con tanto di OST composta da canzoni del gruppo k-pop Stray Kids.

K-drama: dalla rete alle serie tv

E con la popolarità che i webtoon hanno acquisito negli ultimi anni, era inevitabile che molti di questi diventassero ispirazione di moltissimi dei più famosi k-drama del momento!

  • All of us are dead

In uscita il 28 gennaio su Netflix, questa nuova serie thriller zombie è in realtà l’adattamento dell’omonimo webtoon di Joo Dong-geun del 2009, uscito con la sua traduzione in inglese nel 2021. Un’intera scuola diventa il luogo d’inizio di un’epidemia zombie che lascia intravedere ben poca luce in fondo al tunnel.. siamo curiosi di vederla!

  • Itaewon class

Itaewon Class“, la serie che due anni fa è riuscita a scostarsi e superare gli schemi del “drama coreano”, vede il suo inizio nella mente di Kwang Jim, creatore del webtoon che sarà d’ispirazione ad uno dei k-drama prodotti da Netflix che più hanno riscosso successo tra il pubblico!

  • The uncanny counter

Prodotta subito dopo l’uscita del webtoon “Amazing Rumor” di Jang Yi del 2018, “The uncanny counter” è un’altra serie Netflix che racconta le vicende di un gruppo di ragazzi che combattono contro degli spiriti maligni. Attenzione, si sospetta una seconda stagione.

  • Sweet home

Non serve neanche più che lo dica (quando Netflix ci mette la mano si vede, è inutile), “Sweet home” è una serie del genere horror zombie che segue la storia di Cha Hyun Soo, protagonista dell’omonimo Webtoon di Kim Carnby del 2017, alle prese con un un mondo apocalittico dove gli esseri umani sembrano destinati a trasformarsi in mostri.

  • What’s wrong with secretary Kim

Ebbene si, scommetto che molti di voi ne ignoravano l’esistenza, ma anche di “What’s wrong with secretary Kim” esiste la sua versione comics ideata e realizzata da Jeong Gyeong Yun!

E se nella maggior parte dei casi sono stati i Webtoon a regalare al mondo del cinema storie da sviluppare in film o serie tv, come nel caso inoltre, per citarne altri, di “Love alarm“, “Hellbound“, “Extraordinary you” e “My ID is Gangnam beauty“, ci sono casi in cui invece è accaduto il contrario e, a seguito della realizzazione di un k-drama, si è pensato di proseguire la storia trasferendola in un webtoon.

É questo il caso del recentissimo “Happiness” che, ad un mese dalla sua conclusione, ha già una versione Webtoon ispirata alle vicende della serie.

K-POP: i BTS da “Save Me” a “7FATES”, il grande progetto della HYBE

Chi se lo sarebbe mai immaginato, eppure nel 2019 perfino i BTS hanno lanciato la prima storia originale del loro universo musicale. “Save Me” è il primo webtoon realizzato in collaborazione con una casa discografica e agenzia per idol come la BigHit (ora HYBE): con protagonisti gli stessi membri dei BTS, racconta la storia dei 7 personaggi fittizi il cui nome è proprio quello dei componenti del gruppo, ripercorrendo e raccontando in un modo totalmente nuovo l’universo creato dagli MV musicali della band.

3 anni dopo, questo 14 gennaio è stato pubblicato “7FATES: CHAKHO”, la seconda collaborazione di Webtoon con la HYBE, che racconta, invece, una storia fantasy urbana ambientata in un prossimo futuro in cui i BTS vestiranno i panni di sette cacciatori di tigri chiamati “Chakho” che si uniscono per vendicare i loro cari.

Ma non finisce qui, perché il progetto che vede la HYBE coinvolta con il mondo dei webtoon prevede prossimamente l’uscita di altri due comics realizzati insieme ad altri due gruppi della casa discografica: “Darkmoon” degli ENHYPEN e “The Star Seekers” dei TXT.

Voi cosa ne pensate? Vedremo in futuro altre collaborazioni tra idol protagonisti del mondo della musica e la piattaforma Webtoon? Arriveremo forse ad un giorno in cui la carta verrà completamente sostituita dallo schermo di uno smartphone o di un computer?

Se desiderate iniziare a leggerne qualcuno, vi lascio qui sotto tutti i link dei siti più famosi dove trovarli!