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Skincare coreana: i 10 step e la Skincare semplificata

Quanti di noi hanno sognato di avere la famosissima “Korean Glass skin”? Mondo Coreano torna a parlare di K-Beauty e, più nello specifico, di un argomento da voi molto richiesto: i 10 step della Skincare coreana.

In un articolo precedente, che potete trovare qui, abbiamo visto da dove deriva questo rituale quasi obbligatorio per i coreani, e quali fondamenti storici si nascondono dietro questo fenomeno ormai riconosciuto a livello mondiale: tutti, infatti, nel mondo del beauty e no, parlano di Skincare Coreana. Ma in cosa consiste effettivamente? 
Senza perderci in chiacchiere ecco qui i 10 step della K-Skincare:

  1. Detergente oleoso
  2. Detergente a base d’acqua
  3. Esfoliante
  4. Tonico
  5. Essence
  6. Siero
  7. Maschera in tessuto
  8. Contorno occhi
  9. Crema idratante
  10. Protezione solare/Crema notte

ATTENZIONE: non tutti e 10 i passaggi sono però obbligatori per mantenere la nostra pelle sana! Quindi, se siete alle prime armi o soltanto un po’ pigri ma volete comunque prendere parte a questo magico rituale, potete soffermarvi sui passaggi fondamentali che sono:

  1. Detersione
  2. Tonico
  3. Siero
  4. Crema idratante
  5. Protezione solare

Prima di spiegare  punto per punto i 10 step della Skincare coreana bisogna aver presente che:

  • Ogni pelle è diversa, bisogna quindi conoscere il proprio tipo di pelle prima di acquistare i prodotti;
  • Solo la costanza produrrà effetti visibili sulla tua pelle;
  • Quando si ha una pelle molto sensibile e danneggiata è sempre importante consultare prima un medico esperto.

Ora possiamo scoprire nel dettaglio i famosissimi 10 step!

1. DETERSIONE OLEOSA

Lo struccante è il primo step di ogni routine, non solo di quella coreana.

In Occidente siamo abituati a struccarci con l’acqua micellare, mentre in Corea, già da tempo, si tende ad optare per un detergente oleoso o un burro stuccante: questo perché svolge un’azione sia struccante che detergente, infatti l’olio aiuta a rimuovere le impurità e a ostruire i pori, quindi a pulire la pelle più in profondità! È anche un ottimo alleato nella rimozione del make-up Waterproof, soprattutto del mascara poiché aiuta a non danneggiare le ciglia!

2. DETERSIONE SCHIUMOSA

Il detergente schiumogeno rimuove dalla pelle lo struccante o gli altri agenti a base liquida che si depositano sulla pelle, come sudore o inquinamento. Il detergente schiumoso è uno degli elementi base e deve essere utilizzato anche all’interno della k-routine semplificata.

3. SCRUB (1-2 volte a settimana)

Il 3º step della Skincare coreana è lo scrub che è il responsabile della rimozione delle cellule morte che si accumulano sulla nostra pelle.

Non va incluso nella routine di tutti i giorni, ma deve essere effettuato una, massimo due volte a settimana, alternando se possibile uno scrub fisico (che, attraverso i granuli, elimina le cellule morte che si trovano sulla superficie della nostra pelle applicando movimenti circolari e dinamici) ad uno scrub chimico (noto anche come enzimatico, è acquoso, simile ad un siero, non contiene granuli e agisce in profondità arrivando a rimuovere le impurità e le cellule morte della pelle che si trovano nell’epidermide luogo in cui lo scrub fisico non agisce).     

I primi tre step sono gli step di rimozione responsabili della pulizia e dell’eliminazione di impurità, mentre dal quarto step iniziano i cosiddetti step di trattamento che, a punto, aiutano a trattare i problemi specifici della pelle e aiutano a riequilibrare la “skin barrier”.

4. TONICO

Il tonico prepara la pelle ad assorbire tutti i prodotti che seguiranno grazie alle sue alla sua azione riparatrice del PH insieme al principio idratante: si assorbe rapidamente e si può applicare con l’aiuto di un dischetto di cotone o picchiettandolo sulla pelle con i polpastrelli.

Un tonico appropriato aiuterà questa già dal primo utilizzo e ne esistono di diversi tipi di che si adattano ad ogni tipo di pelle (esempio sensibile, secca, acneica, grassa…).

5. ESSENCE

È il passaggio intermedio tra tonico e siero: poco conosciuto e quasi per niente utilizzato in Occidente, la formulazione un po’ acquosa al suo interno nasconde un cocktail essenziale per far risplendere la vostra pelle, poiché ha un concentrato di principi attivi essenziali per una pelle che risulti rassodata, illuminata e depigmentata.

È uno degli elementi principali se si vuole fare una k-skincare routine che si rispetti in quanto è il prodotto che assicura maggior apporto di principi attivi al viso.

6. SIERI, BOOSTER o AMPOULE

Il siero (detto anche booster o ampoule, in base al tipo di confezione che lo contiene e che ne determina anche la consistenza), a differenza degli altri prodotti, si occupa di problematiche specifiche legate al tipo di pelle: l’utilizzo del siero, quindi, è personale in base al tipo di problematiche o a tipo di risultato che si vuole raggiungere sulla propria pelle.

Dopo la popolarità a livello mondiale della K-Skincare, il siero è entrato nelle case di quasi tutti gli occidentali, conosciuto per i suoi “effetti miracolosi” o, grazie ai social, come “lo step con il contagocce” da utilizzare quasi a cascata direttamente sul viso.

Fermi tutti, questa è una cosa sbagliatissima! Il siero non va utilizzato direttamente sul viso, ma deve essere applicato sul dorso della mano ed il contagocce non deve toccare la pelle. Deve essere inoltre rilasciato in piccole quantità, 3/4 gocce basteranno per tutto il viso, per essere poi picchettato con i polpastrelli sul volto e non sfregato.

7. MASCHERE IN TESSUTO

La maschera in tessuto è il jolly della K-skin routine! Potete applicarla ogni volta che volete, una volta settimana o, come fanno le donne coreane, una al giorno (questo, probabilmente, perché le maschere in Corea hanno un costo insignificante)!
Una maschera in tessuto ha qualità e benefici infiniti poiché queste contengono moltissime proprietà concentrate, ne esistono un’infinità adatte ad ogni effetto che si vuole ottenere sulla pelle.

8. CONTORNO OCCHI

L’8º step si occupa di una parte fondamentale del nostro viso nonché la più delicata: in questa zona del viso, la nostra pelle può essere fino a cinque volte più delicata rispetto al resto del corpo, ecco perché richiede una cura specifica.
La prevenzione dei segni dell’età e dell’invecchiamento inizia infatti dal contorno occhi: esistono varie tipologie e opzioni per la cura di questa zona come sieri specifici, creme super idratanti o i famosissimi patch occhi che, principalmente, aiutano a sgonfiare le borse sotto gli occhi o contrastare le occhiaie.

ATTENZIONE! Quando si applicano prodotti per il contorno occhi, due sono le cose principali da sapere:

  • Non applicare il prodotto troppo vicino al condotto lacrimale;
  • Il prodotto non va sfregato ma picchiettato mantenendosi nella zona più esterna fino all’arcata sopracciliare.

9.IDRATAZIONE: creme o lozioni

È uno degli step principali alla base di ogni Skincare anche di quelle meno articolate: dona nutrimento alla nostra pelle e serve a proteggere tutti i prodotti applicati in precedenza, quindi agisce come una barriera che, da un lato, ripara e, dall’altro, protegge, aiutando i prodotti utilizzati in precedenza ad assorbirsi rapidamente.

PS: se avete una pelle grassa e quindi pensate che una crema idratante sia troppo, potete optare per una lozione, il risultato è invariato!

10. SPF ( crema solare)

Prima di procedere a creare il nostro make-up, bisogna assolutamente rispettare l’ultimo passaggio della Skincare coreana.

L’ultimo step della routine mattutina è, infatti, il segreto che da sempre accompagna tutte le routine coreane: la protezione solare.

No, non potete assolutamente trascurare questo passaggio: che sia inverno, primavera, estate, autunno, che piova o ci sia il sole, mettete la protezione solare!

La crema deve essere applicata su tutto il viso e il collo (circa tre dita), parti estremamente delicate e maggiormente esposte ai pericolosi raggi UV e UVB.

Scegliete sempre una crema solare per il viso: la crema solare per il corpo non può essere assolutamente utilizzata anche in viso, ciò sarebbe controproducente a causa di texture e attivi diversi che potrebbero risultare pesanti per la pelle del viso e anche il make-up che più tardi andrete ad applicare ne potrebbe risentire.

La frequenza dell’applicazione e la tipologia di SPF dipendono dall’attività che andrete a svolgere, non a caso una delle domande più frequenti sulla crema solare é: ma quante volte bisogna applicarla durante il giorno?

Beh, questo dipende dal fattore di protezione, che è quel numero che si trova in bella vista su qualsiasi flacone di crema solare: il minimo consigliato è un SPF con fattore +15 ma, solitamente, per creme viso lo si trova a 50+. Più è alto il fattore di protezione, più potrete restare senza riapplicare la crema, la quale può essere applicata ogni due ore fino ad un massimo di cinque ore.

SLEEPING MASK (crema notte)

Come potrai intuire dal nome questo passaggio è previsto solo alla sera.

La crema notte ha funzione di maschera ed è conosciuta anche come sleeping pack: si tratta di una maschera dalla consistenza cremosa o gelatinosa che si applica prima di andare a letto e si rimuove appena svegli con dell’acqua tiepida e la sua funzione principale è quella di idratare a fondo la pelle. Un vero sonno di bellezza, insomma!

In questo “appuntamento” Mondo Coreano vi ha parlato approfonditamente dei 10 step della Skincare coreana, della skincare semplificata e di come eseguire ogni step in ordine in modo da non fare confusione!

Nel prossimo appuntamento invece vi parleremo di dove poter acquistare prodotti K-Beauty e K-Skincare!

Dunque stay tuned e, se avete domande di qualsiasi tipo, vi aspettiamo nei commenti: noi, nel frattempo, andiamo a farci una maschera!

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K-Culture Korea

Seollal: il capodanno coreano

Care lettrici e cari lettori di Mondo Coreano, questa settimana vi abbiamo portati in giro alla scoperta dell’abito tradizionale coreano, l’hanbok, e probabilmente vi starete chiedendo perché: beh, è semplice! Questa settimana, domenica 22 gennaio, cade il giorno di Seollal, il Capodanno coreano. Volete saperne di più? Continuate a scorrere!

Cos’è Seollal?

Seollal (설날) è, dopo Chuseok, una tra le feste più importanti del calendario e corrisponde all’inizio del nuovo anno lunare (non a caso, anche il capodanno tibetano, cinese, mongolo e vietnamita sono il medesimo giorno) e cade – normalmente – nel giorno del secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, quindi la data varia di anno in anno: ad esempio, l’anno scorso Seollal è stato il 31 gennaio, invece l’anno prossimo sarà il 10 febbraio!

Seollal è una festa prevalentemente familiare e dura tre giorni, infatti oltre al giorno stesso, si festeggia anche il giorno prima e il giorno dopo: non stupitevi, quindi, se doveste trovarvi a Seoul in quei giorni e non doveste trovare molta gente in giro o molti ristoranti e negozi chiusi, perché Seollal è tra le poche occasioni che hanno i coreani per tornare nelle proprie città di origine per passare tempo con i familiari e rendere omaggio agli antenati.

Basandosi sul sistema lunare, anche per i coreani, così come per i cinesi, ogni anno è rappresentato da un animale differente che si ripete ogni 12 anni: topo, bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, pecora, scimmia, gallo, cane e maiale! Ad ogni anno corrispondono varie caratteristiche e, per i coreani, queste influenzeranno il carattere e il destino delle persone nate sotto quel segno: ad esempio, il 2023 è l’anno del Coniglio, simbolo di un periodo di pace e di fortuna, essendo il coniglio un animale tranquillo e gentile, che non ama i conflitti.

Purtroppo, l’anno del proprio segno zodiacale è un anno un po’ sfortunato, quindi potrebbero esserci degli ostacoli e saranno tante le occasioni che potrebbero mettere alla prova la vostra pazienza… Ora, provate un po’ ad indovinare di che anno è l’autrice di questo articolo? Sappiate che sono passati solo venti giorni dall’inizio dell’anno e già non ne può più!

Non sapete quale sia il vostro segno nello zodiaco cinese? Date un’occhiata qui!

Qual è la sua storia?

Le origini dei festeggiamenti di Seollal vanno indietro nel tempo fino al 57 a.C. e sono citate per la prima volta nel Libro di Sui e nel Libro di Tang: ricerche più approfondite hanno poi dimostrato che sarà soltanto durante il regno della dinastia Goryeo (918 d.C.- 1392 d.C.) che Seollal diventerà una festa ufficiale ed era una delle 9 occasioni istituzionali per onorare gli antenati; durante l’invasione giapponese, in un periodo che va dal 1895 al 1943, i giapponesi tenteranno di cancellare del tutto questa tradizione, boicottando qualunque genere di festeggiamento, e sarà solo nel 1985 che verrà ufficialmente riconosciuta a livello istituzionale come giorno festivo per la popolazione.

Quali sono le tradizioni legate a Seollal?

Come abbiamo detto, i festeggiamenti di Seollal si spalmano lungo tre giornate, proviamo a vedere nello specifico come sono organizzate!

Il giorno prima di Seollal, i coreani si riuniscono per cucinare piatti tipici e per riunirsi con la famiglia (spesso i coreani sono soliti dormire a casa dei nonni o da coloro presso i quali si svolgeranno i festeggiamenti).

Il giorno di Seollal, avviene il rito del charyesang, durante il quale i coreani rendono omaggio ai propri antenati, mettendo del cibo davanti alle foto e ai nomi di coloro che non ci sono più, seguito da un inchino e l’offerta del makgeolli, il vino di riso tipico coreano.

Dopo il charye, è il momento del saebae. Che cos’è?

Il saebae è un inchino profondo che i più giovani fanno da inginocchiati mentre si augura buon anno ai membri più anziani della famiglia pronunciando la frase “새해 복 많이 받으세요” (saehae bok mahni badeuseyo), che vuol dire “Possa tu essere molto fortunato durante questo nuovo anno”: gli adulti che ricevono il saebae, come ringraziamento per il segno di rispetto, ricambiano gli auguri benedicendo (덕담 or deokdam) i propri familiari e regalando una busta contenente del denaro (세뱃돈 or sebaetdon).

L’inchino non è uguale per gli uomini e per le donne e devono essere eseguiti una serie di movimenti specifici e in perfetta sequenza per non commettere nessun errore e non offendere nessuno: se non sapete come si fa, date un’occhiata a questo video!

Il giorno dopo Seollal, essendo una festa dedicata alla famiglia e agli antenati, le famiglie coreane sono solite visitare cimiteri dove sono sepolti i propri cari, per poi visitare l’altro lato della famiglia: ad esempio, una coppia sposata, di solito, festeggia un giorno presso la famiglia del marito e un giorno presso la famiglia della moglie, dovendo ripetere in entrambi i casi il rito del saebae.

Come si festeggia?

Seollal è una festa dove si mangia e si gioca soprattutto, cercando di recuperare il tempo perduto a causa delle vite sempre troppo di fretta che molti coreani vivono (purtroppo, i coreani sono molto famosi per la cultura del palli-palli, lo sapevate? Abbiamo scritto un articolo anche su questo!).

Cosa si mangia?

Dopo la cerimonia simbolica del saebae, le famiglie sono solite riunirsi per mangiare e uno dei piatti principe della festa è il tteokguk (떡국), la zuppa di tteok, cioè una zuppa di tortine di riso glutinoso tradizionali al quale si aggiungono uova, carne e alghe, in base ai gusti. Come mai si mangia questa pietanza?

Perché si dice che questo piatto porti fortuna per l’anno nuovo e, mangiandolo, si guadagna un anno in più: in realtà, ormai questa cosa è andata un po’ in decadenza, poiché si è soliti aggiungere un anno in più durante il Capodanno solare (anche se, ormai, dal giugno di quest’anno non sarà più così, in quanto anche la Corea si adeguerà al calendario internazionale, aggiungendo un anno di vita il giorno del proprio compleanno e non il primo gennaio, com’è stato fino ad ora).

Altri due piatti tipici di Seollal sono Jeon (전) e Buchimgae (부침개), pancake con verdure, ma anche le galbijjim (갈비찜, costine brasate) e il japchae (잡채, noodles di fecola di patate dolci con verdure e carne).

Da bere, oltre al classico soju e al makgeolli da offrire ai defunti, i coreani sono soliti avere il sujeonggwa (수정과, una sorta di punch con zenzero e cannella) e il sikhye (식혜, una bevanda di riso) e spesso si portano insieme ai dolci.

Se siete interessati a rifare in casa le ricette tipiche coreane, cliccate questo tasto per accedere alla sezione “K-Food” del nostro blog, lì potrete trovare molte ricette, tra le quali quella del Tteokguk, del Galbijjim e del Pajeon!

Come si trascorre il tempo in famiglia?

Come per noi italiani c’è la tradizione di giocare a carte o, in alternativa, ai giochi di società con tutti i parenti e familiari, anche i coreani durante Seollal si dedicano ai giochi tradizionali.

Il gioco più comune è lo yut nori (윷놀이), un gioco da tavolo che consiste nel lancio di quattro bastoncini di legno, i quali sono piatti da un lato e arrotondati dall’altro e, a seconda di come cadono, possono far avanzare o meno di qualche casella i giocatori.

Yut Nori, fonte The Cub Reporter

Altri giochi tradizionali sono:

  • Nolttwigi (놀뛰기), un gioco da giardino, simile ad un’altalena costituita da un asse, ai cui estremi devono posizionarsi i giocatori: saltando su un estremo, la persona dell’estremo opposto verrà sollevata più in alto in aria, e viceversa.
  • Yeonnalligi (연날리기), un gioco da giardino con degli aquiloni di forma quadrata.
  • Paengichigi (팽이치기), un gioco simile alla nostra trottola.

Cosa si indossa per Seollal?

Spesso, durante Seollal i coreani indossano un particolare tipo di hanbok, chiamato seolbim, anche se ormai sempre più famiglie preferiscono un dress code molto più informale e casual: dovendo incontrare, però, parenti più anziani, è fortemente sconsigliato indossare qualcosa troppo sopra le righe e di scegliere outfit più eleganti o si rischia di dover subire una lavata di capo durante l’intera giornata.

Tuttavia, per le coppie appena sposate è consigliato (e anche apprezzato) indossare l’hanbok durante il primo Seollal come coppia “ufficiale”; lo stesso discorso vale anche per i bambini, forse più per una questione estetica che per altro, infatti spesso dopo qualche foto, sono tutti soliti cambiarsi in abiti più comodi per dare inizio alle danze in cucina e preparare cibo in quantità industriali.

Se siete stati invitati da qualche amico coreano a festeggiare Seollal e non volete sfigurare sbagliando l’outfit, in questo link qui potete trovare delle ottime proposte di outfit in pieno K-Style e modi di indossare l’hanbok moderno in modo spiritoso e giovanile.

Ndr: i consigli di quell’articolo sono validi per qualunque occasione, l’asian style è un must dell’ultimo periodo!

Cosa si regala per Seollal?

I regali variano di famiglia in famiglia, però i regali tipici per i genitori o per gli anziani sono miele, ginseng (soprattutto quello rosso, ottimo per la skincare), prodotti per la salute ma anche set da bagno e gastronomici (fun fact: in tutti i set troverete la spam, la carne inscatolata, della quale i coreani non riescono proprio a fare a meno), dolci tradizionali e frutta.

Eravate a conoscenza di tutte queste tradizioni? Avete mai festeggiato Seollal? Fatecelo sapere nei commenti!

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Hanbok: l’abito tradizionale coreano fra passato e presente

Annyeonghaseyo!

Il Seollal (설날), tradizionale Capodanno Lunare coreano, si avvicina (quest’anno cadrà il 22 gennaio). In questa importante festa per il popolo coreano, una delle tradizioni è quella di indossare l’Hanbok, tradizionale abito coreano.

Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, abbiamo pensato: perché non ripercorrere la storia di questo abito e scoprire in quali chiavi moderne viene indossato ancora oggi da milioni di coreani e coreane di tutte le età?

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Quando nasce l’Hanbok?

L’hanbok (한복, 韓服), è l’abito tradizionale della Corea del Sud, nato per distinguere il modo di vestire dei coreani da quello degli occidentali.

La sua comparsa risale al periodo dei tre regni (57 a.C. – 668 d.C.), del quale abbiamo dei documenti grazie alle pitture rupestri. Tuttavia, l’abito che noi conosciamo ha subito delle modifiche rispetto a quello che era il suo disegno originale: il modello attuale è infatti quello che si è imposto a partire dalla tarda epoca Joseon (1392-1910).

Tutt’oggi, seppur la moda sia molto cambiata, continua ad essere utilizzato nelle occasioni speciali come matrimoni, Chuseok (il giorno del ringraziamento coreano) e Seollal (il Capodanno coreano).

Fun fact: proprio per incentivare questo riavvicinamento alla tradizione, nel 1996 il Ministero della cultura, dello sport e del turismo della Repubblica di Corea ha stabilito lo “Hanbok Day” al fine di incoraggiare tutti i cittadini, coreani e no, ad indossare l’hanbok.

In cosa consiste questo abito tradizionale?

È composto dal Jeogori (저고리), cioè la parte superiore dell’abito uguale sia per uomini che per donne, dal Chima (치마), la gonna per le donne, o dal Baji (바지), il pantalone per gli uomini, e dal Po (포), una sorta di cappotto.

Il Jeogori è composto da cinque pezzi: gil (길), git (깃), dongjeong (동정), goreum (고름) e le maniche. La sua forma è cambiata nel tempo: mentre la giacca maschile è rimasta sostanzialmente invariata, quella femminile è stata drasticamente accorciata nel corso della dinastia Joseon, ma in tempi recenti è stato nuovamente allungato per una questione di maggiore comodità e vestibilità.

L’hanbok, al di là della sua forma, è famoso anche per i tessuti, i ricami, le grafiche dorate e i colori che dimostrano l’onore, la ricchezza, la prosperità e la buona salute. In origine, solitamente, i modelli destinati alla nobiltà erano realizzati in seta o cotone, mentre quelli degli stati più poveri in canapa, nonostante l’abito per il resto fosse identico.

La cura e la ricercatezza delle stoffe che oggi vengono poste nel confezionare questi abiti rappresentando non solo un buon auspicio ma anche lo stesso spirito nazionale all’interno del proprio abito tradizionale.

La fortuna dell’Hanbok moderno

Negli ultimi anni, dopo molti decenni passati a rincorrere le mode occidentali, i paesi asiatici si stanno pian piano riappropriando delle proprie tradizioni e la riscoperta dell’hanbok è una di queste. Perché?

Perché, secondo uno studio intitolato “Traditional aesthetic characteristics traced in South Korean contemporary fashion practice” si è notato un lento ma spontaneo cambiamento da parte dei giovani; specie i nuovi designer si stanno prodigando maggiormente nella creazione di capi che richiamino al massimo le forme e i colori dell’hanbok, riportando questo antico abito nel loro armadio di tutti i giorni.

Questa rinnovata passione è parte di un’ondata di sviluppo dell’Asian Style, uno stile caratteristico, identitario per i giovani coreani, che amano creare dei bellissimi mix&match difficilmente ripetibili in altre parti del mondo.

La vera pioniera di questa riscoperta è la ben nota designer coreana Lee Young-hee, la quale già negli anni ’90 aveva introdotto dei capi ispirati all’hanbok sulle passerelle di Parigi e New York, e il più grande esempio lo avremo durante la rivoluzionaria sfilata tenutasi a Parigi, intitolata “Clothes of Wind” (바람의 옷), un’intera collezione ispirata all’hanbok, dov’era possibile osservare una modernizzazione della classica gonna utilizzata come abito senza spalline.

Ma quali sono gli elementi che distinguono l’hanbok tradizionale da quello moderno?

Esistono vari elementi, ad esempio:

  • Nuove stampe: a differenza dell’abito tradizionale, le cui stampe spesso raffigurano elementi naturali ed erano prevalentemente riservati ai membri della famiglia reale o all’aristocrazia, adesso si preferiscono stampe più eccentriche ed occidentali;
  • Nuovi colori;
  • Mix & matches: invece del classico abbinamento jeogori + chima/baji, si è presa l’abitudine di unire il passato con il presente, dunque, non è affatto insolito vedere qualcuno indossare il jeogori con dei jeans in denim!
  • Nuovi accessori;
  • Abbattimento dei generi: chi ha detto che le donne non possono essere fedeli alla tradizione ma scegliere comunque la comodità, indossando un paio di larghi pantaloni? 

Hanbok e K-Pop

L’hanbok moderno ha preso sempre più piede anche e soprattutto grazie al K-pop, trend setter per eccellenza: infatti, sempre più spesso è possibile vedere idol coreani indossare abiti tradizionali modernizzati durante le loro uscite quotidiane oppure durante le performance!

Ad indossarli su palchi dal pubblico mondiale, mostrando il loro amore per questo meraviglioso abito e per la tradizione della Corea, sono stati, fra gli altri, le BLACKPINK e i BTS.

Jisoo, Jennie, Rose e Lisa hanno sfoggiato degli hanbok rivisitati in chiave moderna dalla stilista coreana DANAH per diverse performance della hit “How you like that”. I Bangtan Boys, invece, hanno messo in scena la loro “IDOL”, canzone molto sentita per quella che è la percezione esterna, soprattutto internazionale, del loro lavoro, indossando l’hanbok per ben due volte: ai MAMA 2018, aprendo la performance con delle danze tradizionali, e in occasione di un invito al Jimmy Fallon Tonight Show, nella suggestiva location del giardino del Gyeongbokgung Palace.

Dove posso comprare un hanbok?

  • Jojeta: un e-commerce specializzato nella vendita di abiti e doni tradizionali coreani, adatti per le festività
  • Kooding (e-commerce di abbigliamento)
  • Vinted, Etzy, in generale le piattaforme di second-hand, vintage, artigianato magari anche negozi fisici nelle grandi città
  • Facendovi amici i BTS: in occasione del loro incontro per la registrazione della canzone “My Universe”, uscita nel 2021, i sette Tannies hanno regalato ai loro amici Coldplay degli hanbok moderni!

Inutile dirvi che noi ci mandiamo continuamente link di bellissimi hanbok moderni, sognando ad occhi aperti!

Prima di lasciarci, una piccola chicca per il vostro prossimo viaggio in Corea: sapevate che è possibile entrare gratuitamente nello storico palazzo reale di Seoul, il Gyeongbokgung (경복궁), arrivando sul luogo indossando l’hanbok? In alternativa, nel sito vi sono moltissimi negozietti dov’è possibile affittare l’hanbok a prezzi modici e poter essere anche truccati e acconciati com’era solito fare proprio per rendere l’esperienza ancora più intensa!

E voi, avete mai indossato l’Hanbok? Vi piacerebbe acquistare un hanbok moderno, oppure già lo possedete? Fatecelo sapere nei commenti!

[Questo articolo è stato scritto a quattro mani insieme a Bianca Cannarella]

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K-Culture Korea

Tattoos culture in Korea

I tatuaggi sono, ormai, una parte fondamentale della cultura mainstream odierna e, a tutti gli effetti, sono diventati un vero e proprio simbolo di libertà e appropriazione del proprio corpo. Ma è sempre stato così? E soprattutto, vi siete mai chiesti se i tatuaggi in Corea siano visti di buon occhio?

Al giorno d’oggi l’arte dei tattoo è una pratica estremamente diffusa in tutto il mondo, così come lo sono anche i pregiudizi legati ad essi, dunque, in questo articolo parleremo un po’ di come sono visti dai i cittadini della penisola!

Cenni storici

Avere un tatuaggio in Corea è tutt’altro che una novità. Com’è possibile?

La storia dei tatuaggi inizia svariati secoli fa quando venivano utilizzati dai pescatori delle regioni costiere del Paese per allontanare gli spiriti maligni e portare fortuna nelle loro imprese.

La vera e propria connotazione negativa legata ad essi compare durante la dinastia Joseon, quando chiunque commettesse un reato veniva marchiato in maniera indelebile con il nome del crimine che aveva commesso, fino ad arrivare al 20esimo secolo quando i gangster si tatuavamo così da far capire il clan di appartenenza.

In effetti, se notiamo l’evoluzione dei tatuaggi in Corea, ci rendiamo conto sin da subito che la connotazione negativa legata ai tatuaggi non è chiaramente propria della Corea, ma risulta molto più incisiva essendo un Paese la quale cultura è stata fortemente influenzata dal Confucianesimo.

Non a caso, la stessa idea legata alla malavita è stata percepita e continua a essere percepita in altri Paesi strettamente legati ai valor confuciani come Cina e Giappone, secondo i quali si è tenuti a “restituire” il proprio corpo alla terra come l’hanno dato i genitori, intatto, senza piercing o tatuaggi.

Il tatuatore: ruolo e attività

La professione del tatuatore, secondo la legge, è considerata illegale, infatti legalmente la potrebbe esercitare solamente un medico abilitato!

Sappiate dunque, che se mai farete un tatuaggio in Corea, chi ve lo sta facendo starà infrangendo la legge: non vi preoccupate, dunque, se recandovi da un tatuatore, non doveste trovare insegne o indicazioni specifiche perché gli studi dei numerosi tattoo artist presenti in Corea sono tutti in seminterrati, garage, retrobotteghe e qualsiasi altro posto sia lontano da occhi indiscreti.

Tattoo e società

In Corea, avere un tatuaggio visibile e di modeste dimensioni può rappresentare un ostacolo, non soltanto a livello sociale, ma possono anche rappresentare motivo di esclusione da alcuni ambiti lavorativi.

Come hanno potuto allora i tatuaggi diventare così popolari? Come spesso succede, molte mode, inclusi i tatuaggi, vengono in gran parte dall’occidente: un tatuaggio rappresenta nella maggior parte dei casi il voler essere “cool”, sentimento che in Asia spesso viene associato all’America/Occidente. 

In una società estremamente conservativa come quella coreana, farsi un tatuaggio rappresenta alle volte un motivo per esprimere la “ribellione” contro un sistema estremamente pressante socialmente, soprattutto per i giovani.

Questa nuova ondata di apprezzamento verso i tatuaggi parte proprio dai giovani, ormai stanchi del puritanesimo e del proibizionismo (emotivo e sociale) tipico di una Corea d’altri tempi che, però, non rispecchia più quella di oggi: una Corea moderna, che si affaccia al mondo con nuovi valori e obiettivi, ma soprattutto con una consapevolezza nuova, non più come paese vittima d’oppressione e chiuso a riccio ma come una nazione forte del suo potenziale e capacità.

Ad esempio, VICE ha condotto un’ottima indagine in merito alla questione dei tatuaggi illegali in Corea e delle contraddizioni sociali ad essi connesse, ed ha evidenziato che sono proprio i giovani che, tramite un sondaggio promosso da Gallup Corea, hanno fatto sentire la propria voce circa la volontà di eliminare tutte le leggi contro i tatuaggi; posizione fortemente supportata anche dalla Korea Tattoo Federation.

Quello che emerge, però, è che il valore del tatuaggio in Corea spesso è sminuito proprio da chi decide di farseli (e, spesso, questa tesi è usata da parte di coloro che sono contrari ai tatuaggi come ulteriore motivazione per mantenere questo regime proibitivo).

Durante i mesi in Corea spesso mi è capitato di chiedere ai numerosi coreani tatuati quale fosse il significa legato a quelle forme disegnate in maniera permanente sulla loro pelle. La risposta spesso ricevuta era “non so, mi sembrava carino”. Saremmo forse noi troppo legati al valore personale dei tatuaggi?

Grande aiuto alla diffusione dei tatuaggi lo si deve, ancora una volta, agli idol. Celebrità come Jungkook e Jay Park sono stati dei veri e propri pionieri in questo campo e con i loro tatuaggi hanno alleviato lo stigma che da anni influenza la società coreana.

Se siete dei tattoo lovers e cercate dei tatuatori in Corea, questi sono alcuni suggerimenti:

E voi avete mai notato i tatuaggio degli idol? Cosa ne pensate dei tatuaggi: siete a favore o contro?

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K-Food K-Interview Korea

#K-Interview: Cave Monaja

Amanti del cibo, del vino e della Corea del Sud, bentornati ad una nuova intervista!

Nelle ultime occasioni vi abbiamo portato alla scoperta di artisti italiani che cercano, un po’ come noi, di costruire quel famoso ponte che collega l’Italia e la Corea del sud: anche questa volta, K-Interview cercherà di farvi scoprire un’altra eccellenza, questa volta Made in Italy, che però ha un legame molto stretto con la Corea. Di chi parliamo?

Ci riferiamo ad Chul Kyu (Andrea) Peloso, enologo, valdostano d’adozione ma coreano d’origini, fondatore delle Cave MONAJA.

Dopo gli studi, Chul Kyu passa molti anni a lavorare presso cantine particolarmente rinomate nelle Langhe, fin quando, nel 2015, viene contattato da un’amica affinché potesse prendersi cura del vigneto di famiglia, destinato altrimenti ad un infausto (e triste) destino: l’abbandono.

Spinto da questa proposta, Chuyl Kyu non si lascia intimorire e decide di dare seguito ad uno dei suoi sogni, recuperare e valorizzare una vite monumentale nel villaggio di Farys, una frazione del comune di Saint-Denis, in stato di quasi totale abbandono insieme a quelle piccole vigne familiari del territorio, troppo difficili e antieconomiche (per le grandi aziende) da gestire.

Da quel primo passo ci vorranno un paio d’anni perché questo sogno si trasformi veramente in realtà e sarà soltanto nel 2018 che Cave MONAJA (in onore del nonno materno, Carlo Alessandro Monaja, Cavaliere della Repubblica) diventerà il “pane quotidiano” di Chul Kyu.

Oltre al formidabile lavoro di riqualificazione del territorio e di riscoperta delle tradizioni valdostane, Cave MONAJA è famosa anche per l’avviamento di un percorso di certificazione come prima azienda valdostana a volersi certificare con i criteri del Ministero della Transizione Ecologica (MITE) in termini di sostenibilità ambientale.

Mi piace pensare che questa scelta di mantenere vivo il territorio, valorizzando un prodotto che fa parte del tessuto sociale, sia il mio piccolo contributo per rendere migliore il nostro domani.

Chul Kyu (Andrea) Peloso

Quella di Chul Kyu è una eccellenza tutta italiana, eppure il legame con la Corea del Sud è ancora visibile, ad esempio proprio nel logo della cantina troviamo l’ideogramma che rappresenta l’iniziale di Chul Kyu.

Qualche piccola informazione prima di procedere con l’intervista!

Tutti i piccoli appezzamenti gestiti dall’azienda si trovano nell’area centrale della Valle d’Aosta e, nel caso foste dei fan valdostani o foste interessati a scoprire ancor più da vicino questa realtà, la cantina si trova in località Amérique, 8, 11020 Quart (AO)!

Se, invece, foste interessati ad acquistare o a vedere i loro prodotti, potete andare direttamente nel loro sito web!

And now, ga ja!

Da dove è nata la sua passione per il vino?

Al momento di dover scegliere un indirizzo scolastico ancora non avevo consapevolezza, ma indirizzando gli studi inizialmente verso il settore agrario il mondo del vino è poi risultata scelta di cuore.

Perché la scelta di rimanere in Valle D’Aosta?

Nato a Seul, sono stato adottato da una famiglia della Valle d’Aosta arrivando in Italia quando avevo 13 mesi… La scelta di rimanere è scaturita dalla volontà di portare le competenze acquisite nelle langhe in quei luoghi  che amo definire “casa“.

Probabilmente è tra i primi a prendere una scelta seria in merito alla transizione ecologica, cosa vuol dire oggi essere ecosostenibili nel mondo dell’agricoltura?

Il discorso sostenibilità è un argomento molto ampio che non si limita a scelte aziendali, ma ritengo debba essere intesa come linea di condotta.

Spesso presentando i principi che stanno dietro alle scelte mi piace parlarne come quei criteri di buonsenso di un padre di famiglia dove il valore non è più un criterio fisso ma da interpretare come la nostra opportunità di dare un valore positivo all’impronta del nostro passaggio.

Perché è importante che sempre più aziende si approccino a metodi di coltivazione e produzione più sostenibili e puliti?

E’ importante iniziare a comprendere che ogni tipo di risorsa è comunque un bene limitato ed è quindi necessario imparare ad operare in questo sistema moderno e consumistico con un saldo positivo.

Cosa vuol dire, per lei, tradizione? Perché ha scelto di ripercorrere questo percorso?

Come azienda operante nel XXI secolo, non si può ignorare il percorso fatto per arrivare ad oggi e per me questo può esser raggruppato nel concetto della tradizione, ma nel contempo mi piace coniugare i valori, le metodologie e tutto quanto ci è stato lasciato dalle generazioni passate alle consapevolezze e alle conoscenze di oggi… Possiamo dire semplicemente che cerco di trovare quel giusto equilibrio tra tradizione e consapevolezze moderne.

In un’intervista ha affermato di avere “solo la consapevolezza di essere coreano”, essendo stato adottato da molto piccolo da una coppia di genitori valdostani. Ha mai sentito la curiosità di scoprire di più sulla tradizione coreana, magari crescendo? Ma soprattutto, secondo lei, esiste, da qualche parte, un punto d’incontro tra la cultura italiana e quella coreana o sono due realtà completamente differenti?

Ho avuto la fortuna di crescere in un contesto famigliare che non mi ha fatto sentire la necessità di colmare dei vuoti.

La curiosità di scoprire qualcosa di più sul paese e la cultura da cui provengo per nascita è arrivata in epoche recenti per la crescita e la diffusione sempre maggiore del “prodotto” Corea, ma soprattutto perché sono entrato in contatto con comunità coreane in Italia: da qui si è creata un’associazione di coreani adottati in Italia che, grazie al supporto di enti coreani, periodicamente organizza eventi e momenti d’incontro per avvicinarsi e comprendere meglio il nostro paese di origine.

A mio giudizio la cultura coreana e quella italiana sono diverse ma non così lontane.

Certamente la storia ha segnato in modo molto diverso le due società, ma oggi gli strumenti quotidiani e questo mondo internazionalizzato hanno creato una sorta di ponte tra le culture che le rende sempre più vicine, soprattutto guardando le nuove generazioni.

Semmai fosse possibile, sarebbe in grado di scegliere il suo preferito tra tutti i vini che produce?

Come in una famiglia è difficile scegliere un figlio rispetto ad altri, anche per me non è semplice in quanto ogni vino è frutto di scelte e criteri specifici… Motivo per cui non ritengo di avere vini base.

Un rosso frutto delle vecchie vigne di 60-80 anni con uve da vitigni autoctoni che fa 18 mesi di invecchiamento in tonneaux + 12 mesi di affinamento in bottiglia… potremmo dire vino del terroir: quest’ultimo è il prodotto che più rappresenta l’azienda e il suo concetto di recupero del territorio attraverso le vigne.

(N.d.R.: cosa vuol dire “vino del terrorir”? Citando il sito www.agrodolce.it, “Letteralmente la parola francese terroir è tradotta in italiano, ad esempio dal vocabolario Treccani, con territorio, ma una volta applicata al suo ambito di riferimento primario, cioè all’enogastronomia, il suo significato non si può limitare al semplice territorio e si fa obbligatoriamente più ampio, confluenza e dialogo di diversi fattori che contribuiscono a restituirci la panoramica completa di un prodotto alimentare e di un vino in particolare.”, quindi ci riferiamo non solo alle caratteristiche di un determinato vitigno ma anche le specificità del terreno, così come ci riferiamo al fattore umano.)

Se dovesse associare un genere musicale ai vini di sua produzione, quale sarebbe?

Probabilmente influenzato dal contesto territoriale, sono solito accompagnare le degustazioni con musica celtica in sottofondo.

In molte interviste si parla di “vino del ricordo”, in qualche modo richiamando a quelle che sono le tradizioni contadine e popolari della produzione vinicola: esiste un messaggio o valenza sociale nella ricerca dell’eccellenza nei suoi prodotti?

I vini prodotti da Cave MONAJA stanno avendo un ottimo riscontro sul mercato dell’alta ristorazione tanto da poter essere nelle carte di ristoranti a tre stelle Michelin e da quei grandi chef della comunicazione quali Cracco, Cannavacciuolo… Risultati che mostrano il valore di un patrimonio viticolo-enologico che necessiterebbe di maggior attenzione.

E’ importante iniziare a vedere il concetto di sostenibilità anche nella scelta di preservare e valorizzare le vigne esistenti anziché lasciarle in stato di abbandono preferendo fare nuovi impianti sottraendo terreni ad altre destinazioni.

Il vino, così come il cibo e l’arte, comunica qualcosa, anzi, si rende proprio veicolo di un messaggio da far giungere all’altro. Qual è il messaggio che lei vuole comunicare con i suoi prodotti? Quale storia vuole mettere in risalto?

I miei vini vogliono essere espressione del valore di un territorio e la capacità di giungervi con scelte sostenibili e nel contempo legate alla tradizione.

Il motto “gocce di storia” serve a trasmettere il concetto di vino frutto di un percorso di generazioni e legato al passato come ad un presente che partendo dalla Corea è giunto in Valle d’Aosta.


Stiamo assistendo, sotto vari punti di vista, un forte avvicinamento tra Corea del Sud e Italia e non potremmo essere più contente.

Ringraziamo il signor Peloso per averci dedicato un po’ del suo tempo e speriamo di avere l’occasione per incontrarci e discutere di vino, cultura, futuro e tradizioni!

Con tutti voi, ci vediamo al prossimo appuntamento di K-Interview!

안녕히 가세요!

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K-Culture Korea

Pressione scolastica in Corea del Sud

 

Avete capito bene, in questo articolo parleremo della pressione scolastica alla quale sono sottoposti gli studenti coreani quotidianamente.

Diciamocelo, anche in Italia lo stress dato dalla scuola raggiunge livelli abbastanza alti e che con la DAD non hanno fatto altro che aumentare.

Stando ai dati Istat, 800mila giovani italiani affermano di vivere una condizione di disagio tra i banchi di scuola. I motivi sono diversi, ma tra i principali c’è sicuramente la percezione – vera o falsa che sia – di una forte pressione scolastica unita all’incertezza che il futuro loro riserva.

Purtroppo, al peggio non c’è mai fine e si tratta proprio della Corea: infatti, in un sondaggio condotto dal Korea Herald emerge che il 37.2% degli intervistati ha pensato, almeno una volta, di togliersi la vita a causa della pressione scolastica.

Ma perché gli adolescenti coreani arrivano anche solo a pensare di commettere un gesto così estremo? 

La risposta è “semplice” e si chiama CSAT, ovvero, il College Scholastic Ability Test. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Il CSAT o suneung, è l’esame di ammissione all’università: gli atenei in Corea non prevedono un test d’ammissione interno all’università, ma una “mega verifica” a livello nazionale su tutte le materie studiate durante l’anno.

Sin dalle prime fasi della rapida crescita economica del Paese, l’educazione scolastica è sempre stata legata al successo. Perché?

Ottima formazione scolastica = ottima università;

Ottima università = ottimo lavoro;

Ottimo lavoro = successo.

Lo studio è ritenuto uno dei pilastri di quello che oggi è considerato il “miracolo sul fiume Han” (boom economico): proprio per questo motivo, la pressione scolastica sugli studenti è “tollerata” e viene giustificata con un banale “è per il tuo futuro”.

Per capire meglio questa difficile situazione che gli adolescenti coreani devono affrontare tutti i giorni, vediamo un attimo com’è strutturata una loro giornata tipo.

Fino a metà giornata, la loro routine quotidiana non si differenzia molto da quella di un qualsiasi altro studente nel resto del mondo: ci si alza e si va a scuola fino più o meno le 4 del pomeriggio ma la vera differenza sta nel doposcuola.

Quasi tutti gli studenti infatti, finita la scuola, si recano negli istituti privati per continuare la loro formazione in vista del CSAT; il business delle hagwon in Corea è molto prolifero: i genitori vogliono il meglio per i figli e, pur di farli entrare nelle università migliori, spendono migliaia di won affinché i ragazzi abbiano la migliore istruzione e i migliori tutor.

Emergere, in una società come quella coreana, è davvero difficile: la competizione è altissima, si stima che un adolescente in media studi 15 ore al giorno, non è infatti strano che uno studente esca presto la mattina per ritornare a casa la sera tardi.

Il tempo per gli hobby e lo sport è poco, se non inesistente, e proprio per questo motivo per i giovani coreani è davvero difficile distrarsi da pensieri oscuri.

Negli anni, il governo coreano ha provato a mettere delle limitazioni alle hagwon, purtroppo con scarsi risultati.

La pressione scolastica in Corea è una problematica sociale che si aggiunge alle molte già esistenti, come per esempio quella dell’estetica, poiché tutte sono in qualche maniera legate al successo dell’individuo: entrambe determinano uno status sociale che sarà come un biglietto da visita per il resto della vita.

In Italia, per fortuna, un voto non determina chi siamo veramente: a quanti è capitato di essere usciti col 60 al liceo e avere la media del 30 all’università? Per fortuna a molti! In Corea purtroppo non è così: quell’unica risposta sbagliata al test più importante della vita può davvero compromettere il futuro di una persona.

E voi cosa pensate a riguardo? È giusto che per il successo economico del proprio Paese venga sacrificata la salute mentale dei più giovani?

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K-Drama Korea

K-Drama da vedere ad Halloween

Il giorno più spettrale dell’anno è alle porte!

Quando si parla di Halloween, nulla fa entrare nell’atmosfera più velocemente di un classico film dell’orrore.

Imbacuccarsi sul divano, abbassare le luci e prendere patatine e dolcetti per prepararsi a guardare film spaventosi è uno dei riti più belli che si svolgono durante questa festa!

Solitamente ad Halloween siamo quasi tutti abituati a vedere e rivedere i soliti film che da sempre ci accompagnano durante questo giorno.

Ma perché non provare qualcosa di diverso?

Esistono tantissimi K-Drama horror, o comunque cupi e spaventosi, che vi possono far provare un brivido tutto nuovo!

Telecomando e dolcetti in mano, andiamo a vedere le serie tv coreane perfette per farvi passare un Halloween a tema Corea del Sud!

Tale of the Nine-Tailed (2020)

La mitica volpe a nove code, o gumiho, si è stabilita in città molti secoli fa. In grado di trasformarsi in forma umana, elimina gli esseri soprannaturali che minacciano il mondo mortale. Il suo vero obiettivo è trovare la reincarnazione del suo primo amore perduto.

Perché guardarlo ad Halloween? Se, all’apparenza, può non sembrare il più terrificante dei K-Drama, in realtà è pieno di scene inquietanti: sono presenti molti dei e demoni e un’ampia varietà di esseri soprannaturali e la serie in sé ha un’atmosfera abbastanza spettrale.

Dove vederlo? Viki Rakuten

Kingdom (2019)

Ambientato nel periodo medievale della Corea sotto la dinastia Joseon, racconta la storia di un principe che viene coinvolto in un colpo di stato/cospirazione politica ed è costretto a intraprendere una missione per indagare sulla diffusione di una misteriosa piaga, che pare trasformi la gente in non-morti, che ha colpito l’attuale imperatore e le province meridionali del Paese.

Perché guardarlo ad Halloween? Tutta la serie è molto inquietante, piena di jumpscare e, soprattutto, ci sono gli zombie!

Dove vederlo? Netflix

Bring It On, Ghost (2016)

La seria parla di uno studente universitario che ha sempre avuto la capacità di vedere e comunicare con i fantasmi. Per guadagnare soldi extra, si offre come esorcista per aiutare le persone a sconfiggere i fantasmi che le infestano, con una percentuale di successo del 50 per cento circa.

Ad un certo punto, però, incrocia il fantasma di una studentessa diciannovenne morta in un incidente d’auto che vaga sulla terra da cinque anni perché non riesce a passare all’aldilà.

Perché guardarlo ad Halloween? Parla di fantasmi e di esorcismi, servono davvero altre motivazioni per renderlo IL K-Drama perfetto per la notte di Halloween?

Dove vederlo? Viki Rakuten, Amazon Prime Video

Hellbound (2021)

Hellbound è ambientato in una Corea del Sud che va dal 2022 al 2027.

Un volto ultraterreno chiamato angelo inizia improvvisamente a materializzarsi per consegnare profezie, chiamate decreti, che condannano alcuni individui all’Inferno in un momento futuro specifico, a pochi secondi o ad anni di distanza dal momento della profezia.

Al momento decretato dall’angelo, tre imponenti mostri soprannaturali appaiono per sbranare e incenerire il corpo della persona in una sorta di spettacolare dimostrazione di forza.

Perché guardarlo ad Halloween? Già la tematica è decisamente inquietante, in più è splatter e i mostri sono terrificanti!

Dove vederlo? Netflix

Sweet Home (2020)

Dopo un’inaspettata tragedia familiare, un ragazzo lascia la sua casa e si trasferisce in un appartamento in un condomino. Poco dopo, iniziano ad apparire dei mostri: le persone all’interno del condominio sono intrappolate nell’edificio, rendendosi conto che i mostri sono in agguato ovunque, sia dentro che fuori.

Il giovane e gli altri residenti si fanno scudo all’interno dell’edificio nella speranza di sopravvivere il più a lungo possibile.

Perché guardarlo ad Halloween? La serie è molto splatter e i vari mostri sono orripilanti!

Dove vederlo? Netflix

Happiness (2021)

Ambientata in un futuro prossimo, la vicenda inizia con la costruzione di un grattacielo in una grande città, nel quale vivono persone di diversa estrazione sociale.

Ad un certo punto, però, scoppia una nuova malattia infettiva: a causa dell’epidemia, il grattacielo viene isolato e i residenti lottano per sopravvivere, ma sono colpiti dalla paura e dalla sfiducia negli altri.

Perché guardarlo ad Halloween? La serie è molto angosciante e paurosa, non mancano i colpi di scena e la dinamica rappresentata è, forse anche fin troppo, vicina a quanto abbiamo vissuto in un passato molto recente.

Dove vederlo? Viki Rakuten

Conoscevate già queste serie? Quali altre consigliereste? Scrivetele nei commenti!

Di seguito, ecco una lista di altri K-Drama che vi consiglio per Halloween:

  • Master’s Sun (2013)
  • Zombie Detective (2020)
  • Strangers From Hell (2019)
  • Sell Your Haunted House (2021)
  • Hotel Del Luna (2019)
  • Non siamo più vivi (2022)
  • The Uncanny counter (2021)
  • It’s okay to not be okay (2020)

BUON HALLOWEEN!

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K-Food Korea

#K-food: Goguma Mattang (고구마 맛탕)

Buon sabato amanti della cucina coreana!

Oggi vi mostro una ricetta particolare che però è sfiziosissima!

Il Goguma Mattang (고구마 맛탕) è un dolce street-food popolarissimo in Corea, soprattutto a Seoul.

Tra le tantissime bancarelle di cibo di strada, questo snack dolce fa da protagonista, ed è una delle pietanze più acquistate insieme agli Hotteok e ai Tteokbokki!

Il piatto consiste in patate dolci a tocchetti che vengono fritte e ricoperte di zucchero caramellato.

È croccante fuori e morbido dentro, e attenzione quando lo addenterete, il ripieno è bollente!

Questo dolce è perfetto per Halloween, assomiglia alla versione coreana delle mele caramellate, ma è molto più facile da addentare e molto più saporito!

  • Difficoltà: Facile
  • Tempo di preparazione: 35 Minuti
  • Tempo di cottura: 10 Minuti
  • Porzioni per: 4 Persone

Ingredienti

  • 500 g Patate Dolci (si possono usare tutte le patate dolci adatte alla frittura o all’arrosto, le più adatte alla ricetta sono le patate dolci coreane che si trovano nei supermercati asiatici)
  • q.b Olio da cucina (per friggere, sufficiente a coprire le patate dolci in una pentola)
  • q.b Noci tritate (o semi di sesamo tostati, per guarnire)

Per la salsa al caramello:

  • 46 g Zucchero di Canna Grezzo
  • 15 ml Olio da cucina (l’olio di riso è preferibile)

Preparazione

  1. Lavare le patate dolci, togliere la buccia e tagliarle a piccoli tocchetti (non troppo spessi perché ci vorrà più tempo per la cottura). Immergerle in acqua fredda per 30 minuti per ridurre l’amido.
  2. Scolare l’acqua e asciugare accuratamente le patate dolci con carta da cucina.
  3. Versare l’olio per friggere in una pentola grande e scaldarlo fino a raggiungere i 180 gradi (o l’ebollizione). Aggiungere le patate dolci e cuocerle fino a cottura completa (circa 5-8 minuti).
  4. Togliere le patate dolci fritte e metterle su carta da cucina per assorbire l’olio in eccesso.
  5. Per la salsa, aggiungere la giusta quantità di olio di cottura in una padella ben riscaldata e spargere lo zucchero. Scaldarlo a fuoco medio-alto finché non si è sciolto completamente, quindi ridurre rapidamente la fiamma al minimo. Aggiungere le patate dolci nella padella e mescolare bene con la salsa (per 1 o 2 minuti).
  6. Trasferire le patate dolci su carta da forno antiaderente per farle raffreddare per 3-5 minuti. Servire. (Si può guarnire con noci tritate o semi di sesamo per un gusto più saporito).
Goguma Mattang

Avete mai assaggiato questo piatto? Quali altre ricette vorreste in questa rubrica? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonti: https://mykoreankitchen.com/candied-sweet-potato-in-caramel-sauce-goguma-mattang/

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K-Food Korea

#K-food: Bibim Mandu (비빔만두)

Buon sabato!

Oggi vi mostro la deliziosissima ricetta dei bibim mandu (비빔만두), uno dei piatti più buoni che abbia provato durante il mio viaggio in Corea.

La traduzione letterale di bibim mandu è “ravioli misti“, e si tratta essenzialmente di mandu, la versione coreana dei gyoza, saltati in padella, accompagnati da un mix di verdure e una salsa appositamente preparata.

La consistenza del piatto è croccante e morbida allo stesso tempo, e la salsa che li ricopre è dolce, piccante e acidula, talmente buona da creare dipendenza!

Solitamente il bibim mandu viene considerato un antipasto più che un piatto da portata, ma in Corea viene anche spesso scelto come piatto unico per le feste, grazie alla sua preparazione veloce e facile e al sapore che solitamente piace a tutti.

La versione più tipica del piatto è quella vegetariana, ma, in caso voleste aggiungere della carne, nulla vi vieta di saltare degli straccetti di maiale o pollo insieme alle verdure!

Per quanto riguarda i mandu (ravioli), qui utilizzo quelli già pronti che si trovano nel banco surgelati di ogni supermercato asiatico, ma voleste provare a farli a mano vi consiglio questa ricetta, Maangchi spiega benissimo tutti i passaggi e i diversi modi per cuocerli!

Ora, alla ricetta!

  • Difficoltà: Facile
  • Tempo di preparazione: 5 Minuti
  • Tempo di cottura: 10 Minuti
  • Porzioni per: 3/4 Persone

Ingredienti

  • 180 g (14 pezzi) Ravioli coreani già pronti
  • 40 g Insalata (circa 4 foglie)
  • 35 g Cavolo, tagliato sottile
  • 65 g Cetriolo (circa 2, 1 se grande), pelato, rimossi i semi e tagliato a julienne
  • 25 g Carote (circa 2, 1 se grande), pelate e tagliate a julienne
  • Q.b Olio per cucinare (preferibilmente o di Avocado o di Oliva o di Semi di Sesamo tostati)

Per la salsa:

  • 21 g Pasta di peperoncino coreana (gochujang)
  • 29 ml Aceto di Riso
  • 15 ml Salsa di Soia
  • 21 g Miele
  • 12 g Zucchero Grezzo ( zucchero di canna)
  • 15 ml Olio di Sesamo
  • 9 g Semi di Sesamo tostati

Preparazione

  1. Pulire/lavare tutte le verdure e prepararle come indicato nella sezione ingredienti. Mettere da parte.
  2. Preparare il condimento mescolando gli ingredienti elencati nella sezione “salsa” in una ciotola.
  3. Riscaldare la padella, aggiungere un po’ d’olio e distribuirlo intorno alla padella. Disporre i ravioli sulla padella e cuocerli fino a cottura completa, circa 5 minuti (si possono anche seguire le istruzioni riportate direttamente sulla confezione dei ravioli). Mettere da parte.
I Mandu devono avere la crosticina sotto
  1. Unire le verdure, i ravioli e il condimento in una grande ciotola e mescolare bene. Servire. (La miscelazione deve essere fatta appena prima di mangiare. Altrimenti, le verdure e i ravioli non saranno molto croccanti).
Bibim Mandu

Avete mai assaggiato questo piatto? Quali altre ricette vorreste in questa rubrica? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonti: https://mykoreankitchen.com/bibim-mandu-korean-potsticker-salad/

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K-Food Korea

#K-food: Tteokgalbi (떡갈비)

Le polpettine di manzo coreane, ovvero tteokgalbi (떡갈비), sono un piatto festivo a base di costine di manzo coreane che viene preparato soprattutto per celebrare un’occasione speciale o una festività.

La ricetta prevede che la carne venga macinata e pestata sull’osso, quindi marinata in una salsa agrodolce molto saporita, e poi grigliata o cotta alla brace.

Il tteokgalbi ha un gusto speziato, è morbido e succoso e, soprattutto, è molto tenero!

Galbi” in coreano significa costine, mentre “tteok” significa torta di riso, e al piatto è stato dato questo nome perché il processo di taglio, marinatura e modellatura della carne è simile a quello della preparazione di una torta di riso.

A differenza del galbi però, che tende a essere il centro del pasto, il tteokgalbi viene sempre servito come contorno per il riso, insieme a molti altri contorni (banchan).

In tutta la Corea si trovano molte versioni diverse di questo piatto.

Alcuni ristoranti aggiungono pasta di soia o carne di maiale macinata, mentre la maggior parte dei locali taglia completamente la carne dall’osso, la trita, la mescola con il ripieno, la marina e poi rimette una manciata di carne sull’osso, per la presentazione.

La versione che vi mostro prevede che la carne venga tritata con l’osso.

Può sembrare strano come procedimento, ma l’aspetto e il sapore del piatto risultano decisamente migliori!

  • Difficoltà: Facile
  • Tempo di preparazione: 30 Minuti
  • Tempo di cottura: 20 Minuti
  • Porzioni per: 2 Persone

Ingredienti

  • 450 g Costine di Manzo
  • 30 ml Salsa di Soia
  • 15 ml Mirin (o Acqua)
  • 5 Spicchi d’Aglio, sbucciati e tritati
  • 13 g Cipolla tritata e 1 Cipollotto, tritato
  • 13 g Zucchero
  • 21 g Miele
  • 10 ml Olio di Sesamo Tostato
  • Un pizzico di Pepe
  • 4 Cipollotti Bianchi grandi (facoltativo)

Guarnizione (facoltativo):

  • 3 g Semi di Sesamo Tostati
  • Peperone Rosso tritato

Preparazione

Costine da sciacquare e asciugare
  1. Sciacquare le costine di manzo in acqua fredda per rimuovere eventuali frammenti di ossa o gocce di sangue. Scolare e asciugare con carta assorbente.
  2. Posizionare le costine sul tagliere, con l’osso rivolto verso il basso. Prendere un coltello da cucina affilato e tagliare la carne di ogni costoletta in piccoli pezzi, incidendo, pestando con il coltello e tritando (battere la carne mentre è attaccata all’osso senza staccarla). Cercare di mantenere quanta più carne possibile attaccata all’osso. Tutto ciò che si stacca va rimesso sull’osso mentre si trita.
  3. Formare la carne con l’osso in un rettangolo, con l’osso rivolto verso il basso. Sistemare le costolette in una teglia o in una griglia adatta al forno.
  4. In una ciotola unire la salsa di soia, il mirin (o l’acqua), l’aglio, la cipolla, lo zucchero, il miele e l’olio di sesamo tostato. Tritare la parte verde chiara di un cipollotto (conservare la parte verde più scura per guarnire in seguito), aggiungerla alla ciotola e mescolare bene.
Marinatura costine
  1. Prendere un po’ di cipolla e aglio dalla salsa e massaggiarla su ogni costola. Mescolare bene con le dita per far marinare il tutto. Tenere da parte un po’ di liquido della salsa, ma utilizzare tutto l’aglio e la cipolla contenuti.
  2. Grigliare i cipollotti bianchi, mescolarli con qualche goccia di olio vegetale e un pizzico di sale. Metterle in una padella. (facoltativo)
  3. Preriscaldare il forno, impostando la funzione “broiler” per 5 minuti.
  4. Mettere il tteokgalbi e i cipollotti grigliati nel forno. Cuocere per 10 minuti.
  5. Toglierli dal forno e versare il grasso e l’olio fusi. Aggiungere il resto della salsa e cuocere per qualche minuto a fuoco vivo, versando la salsa sul fondo del tteokgalbi. Girare e cuocere ancora per qualche minuto fino a completa cottura.
  6. Guarnire con cipollotto tritato, semi di sesamo e peperone rosso tagliuzzato. Servire subito.
Tteokgalbi

Avete mai assaggiato questo piatto? Quali altre ricette vorreste in questa rubrica? Fatecelo sapere nei commenti!

맛있게 드세요!

Fonti: https://www.maangchi.com/recipe/tteokgalbi