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La superstizione è una credenza di natura irrazionale che può influenzare il pensiero e tal volta la vita delle persone che la fanno propria.

Ogni Paese ha le proprie credenze e, come per noi esistono oggetti o azioni che, secondo antiche leggende radicate nella cultura popolare, sono capaci di attirare fortuna o sfortuna, anche in Corea sono diffuse tali credenze. Se volete sapere quali strani o affascinati segreti si nascondono dietro le superstizioni coreane, continuate a leggere il nostro articolo!

Cosa porta fortuna?

Sognare maiali

In Corea, il maiale è simbolo di fertilità, salute e ricchezza, questo perché in cinese il carattere di “maiale” 猪 (zhū) ha una pronuncia simile a quella del carattere di “giada” 玉 (yù), pietra che, anticamente, era più preziosa dell’oro, veniva considerata la pietra nobile per eccellenza e si diceva che fosse dotata anche di poteri soprannaturali.

In Corea, sin dall’antichità, possedere un maiale era una vera e propria fonte di ricchezza, tanto che fino agli anni ’70 i maiali erano così costosi che gli studenti potevano pagare le tasse d’ingresso universitarie vendendone uno, quindi ecco perché sognare un maiale è considerato un segno di buon auspicio! È forse questo uno dei motivi per il quale esistono salvadanai a forma di maialino?!

Sognare la propria morte

I coreani credono che sognare la propria morte non sia poi così negativo, anzi, pensano che questo porterà fortuna nella vita reale! Un po’ come da noi in quanto si crede che sognare la morte di qualcuno sia positivo perché in realtà gli si sta allungando la vita.

Sognare che un evento negativo accada ad un amico

Al contrario, se avete sognato che qualcosa di brutto accadeva ad un vostro amico, mi raccomando non raccontate a nessuno ciò che avete sognato prima di mezzogiorno! In Corea si crede, infatti, che se si racconta un sogno prima di mezzogiorno, qualcosa di brutto accadrà alla persona sognata.

Sognare la cacca

La “cacca” non è un argomento tabù in Oriente, anzi, non è insolito trovare musei dedicati a questo tema, gadget o cafe (iconico il 또옹카페 Poop Cafe ad Insadong)!

Ricordiamo tutti in Pechino Express 8 la sfida al “Museo del WC a Suwon, conosciuto anche come Mr. Toilet House”.

Non dovreste, quindi, sorprendervi nel leggere che, per i coreani, sognare la cacca (o anche una toilet) rappresenti un segno di buon auspicio.

Comunque, tutte (o quasi) le superstizioni sono fondate, se pur in minima parte, su spiegazioni logiche ed anche questa ne ha una! Infatti uno dei fertilizzanti più usati fin dai tempi antichi è il letame: riuscire ad avere molto letame significava poter fertilizzare al meglio i propri terreni e quindi avere un raccolto più sano ed abbondante. Di conseguenza, non è poi così assurdo che la cacca diventi un simbolo di prosperità e buona fortuna, non trovate?

Numeri fortunati

Ogni paese, di solito, ha dei numeri legati all’immagine della sfortuna o della fortuna, per esempio in Italia abbiamo il 13 e il 17 o, seguendo la tradizione cristiana, il 3.

Sebbene molti di voi sapranno che in Corea, come anche in Giappone e Cina, il numero 4 sia visto come numero sfortunato, in quanto la sua pronuncia ricorda quella della parola “morte”, non molti di voi sanno quali siano invece i numeri porta fortuna.

In Corea i numeri considerati di buon auspicio sono il 3, 7 e 8. Perché?

Il 3 racchiude in sé tre importanti elementi, il cielo (dal cinese, 天 tiān), la terra (地 dì) e l’uomo (人 rén), e per di più i coreani pensano che sia il numero che rappresenti equilibrio e stabilità.

Invece, il 7 viene considerato un numero fortunato per influenza della cultura occidentale (vedi il 7 nell’antica Roma o nella tradizione cristiana).

I coreani fanno spesso riferimento a questi 3 numeri anche nella quotidianità, per esempio, si pensa che in una coppia avere 3 o 7 anni di differenza sia di buon auspicio per la durata della relazione, o si cercano spesso di organizzare matrimoni che abbiamo il numero 8 all’interno della data.

Un altro utilizzo del numero 3 è durante gli esami: spesso nei test a risposta multipla può capitare di essere indecisi su quale risposta dare, per i coreani questo non rappresenta un problema, perché la loro scelta ricadrà sulla terza risposta!

Quindi anche voi la prossima volta se siete indecisi su quale risposta dare, provate a scegliere la numero 3, vi porterà “sicuramente” fortuna ㅋㅋㅋ!

Vedere una gazza il primo giorno dell’anno

In Corea del Sud, la gazza viene considerata “ufficiosamente” l’uccello che rappresenta la Nazione, infatti diverse città coreane e regioni la utilizzano come simbolo rappresentativo, questo perché si crede che questo uccello sia portatore di buone notizie.

Infatti, vedere una gazza la mattina del primo giorno dell’anno (sia dell’anno solare sia quello lunisolare del calendario cinese) porterà molta fortuna alla persona per tutto il corso di quell’anno: in realtà, c’è chi dice che questo non vale solo per il primo dell’anno ma che porti fortuna anche in una giornata qualsiasi.

Nella cultura coreana, inoltre, se una gazza gracchia davanti ai gradini della porta di casa, allora quello stesso giorno un ospite inatteso vi farà visita portando con sé una gran fortuna.

Parlando sempre di volatili, i corvi invece sono visti come portatori di sventura e vederli al mattino sarebbe di malaugurio per il resto della giornata: questa credenza è data anche dal fatto che, nell’antichità, i corvi erano considerati simbolo di presagi di morte.

Traslochi fortunati

Se state traslocando e inizia a piovere, invece essere arrabbiati, rallegratevi: le gocce di pioggia vi porteranno fortuna, ricchezza e benessere!

E mi raccomando, non lasciate la vostra casa precedente super ordinata e pulita, altrimenti gli spiriti si accorgeranno che state andando via e verranno con voi nella nuova casa: se, invece, non pulite tutto perfettamente gli farete credere che siete ancora lì!

Se invece degli amici coreani vi invitano alla festa di inaugurazione della loro nuova casa, portategli della carta igienica, del detersivo o dei detergenti, apprezzeranno molto perché sono grandi portafortuna in caso di traslochi.

Prima di dare un esame, se si vuole avere un buon esito ecco la regola da seguire

Mangia “yeot”, una sorta di caramella a base di riso molto appiccicosa, o “ddeok”, un dolce di riso anch’esso particolarmente appiccicoso, considerato un ottimo porta fortuna in quanto i coreani pensano che la natura appiccicosa di questi dolcetti aiuterà tutte le cose che avete studiato a rimanere incollate al vostro cervello.

Al contrario non bisogna assolutamente mangiare prima di un esame “miyeoggug” una zuppa a base di alghe: infatti, diversamente della natura appiccicosa dei dolci sopracitati, le alghe sono viscide e scivolose, quindi i coreani credono che mangiarle prima di un esame faccia scivolare via tutte le conoscenze acquisite dalla vostra mente, così come lo sarà lavarvi i capelli il giorno prima di un esame!

Cosa porta sfortuna?

Usare l’inchiostro rosso

In passato, l’inchiostro rosso in Corea del Sud veniva usato per scrivere i nomi dei defunti sul registro di famiglia e sulle lapidi, per tenere lontani gli spiriti demoniaci; inoltre, veniva anche usato per scrivere nei certificati il nome dei condannati a morte.

Scrivere il nome di qualcuno in rosso portava molta sfortuna: significava che quella persona sarebbe venuta a mancare presto o che qualcuno desiderava che non ci fosse più.

Ancora oggi molti coreani lo considerano un gesto di estrema maleducazione in quanto sarebbe come augurare la morte.

Buon compleanno!

In Italia, di solito, evitiamo di festeggiare o fare gli auguri il giorno prima del compleanno in quanto si crede che porti sfortuna, mentre in Corea, invece, è completamente l’opposto: il compleanno va festeggiato prima o il giorno effettivo in cui si è nati, se festeggiato dopo, si pensa porti sfortuna.

Regalare orologi

Per rimanere in tema di compleanni, se state pensando di regalare ad un vostro amico un orologio vi consiglio di ripensarci!

Infatti, i caratteri cinesi che si usano per “regalare un orologio” hanno anche il significato di “partecipare a una veglia funebre”, è dunque per questo motivi che per i coreani simboleggia sfortuna, e non viene mai regalato.

Regalare scarpe

Questo dono è sicuramente da evitare, soprattutto con la propria dolce metà a meno che non vogliate essere lasciati, in quanto regalandole delle scarpe essa scapperà da voi proprio con quelle!

In realtà, ci sarebbe un modo per aggirare questa credenza, cioè chi riceve scarpe in regalo dovrà dare indietro un piccola somma di denaro (anche pochi centesimi), in questo modo non sarà più un regalo, ma sarà come se in qualche modo la persona lo “ricomprasse”.

P.S. dite che saranno d’accordo i protagonisti dei nostri amatissimi K-drama con quanto detto sopra?

Riso, bacchette e incenso

Quando siete a tavola con altre persone, non infilzate mai le bacchette nel riso perché questo ricorda i bastoncini di incenso che vengono infilati in una ciotola piena di sabbia ai funerali come “cibo” per gli spiriti. I vostri commensali potrebbero non apprezzare il collegamento con morte e funerali e tale gesto sarebbe considerato come segno di maleducazione nei loro confronti.

Fischiare di notte

Un’altra cosa da non fare mai è sicuramente quella di andarsene in giro a fischiettare di notte. A quanto pare questo suono attira gli spiriti malvagi e di conseguenza la sfortuna che potrebbe perseguitarti fino a casa.

Il colore del lutto

Non legarti mai i capelli con nastri bianchi: visto che in Corea rappresenta il colore del lutto, potreste attirare la morte fin in casa vostra!

Ventilatore assassino!

Questa è sicuramente una delle superstizioni più assurde che leggere ma anche quella che probabilmente vi farà più sorridere: non si conosce bene l’origine di tale credenza ma, a quanto pare, si dice che i ventilatori in Corea abbiano causato varie morti.

Per i coreani, non è che il ventilatore causi la morte in tutte le circostanze, ma solamente nel caso in cui si dorma con porte e finestre chiuse e ventilatore acceso. Secondo questa credenza popolare, il ventilatore, muovendo l’aria intorno al viso della persona dormiente, le impedisce di respirare normalmente fino all’asfissia causata della mancanza d’ossigeno.

Non esistono dati scientifici che possano dimostrare la veridicità di questa superstizione, tuttavia, i coreani continuano ancora a temere “la morte da ventilatore”, tanto che molti ventilatori elettrici hanno dei timer proprio per evitare che rimanga acceso per tutta la notte.

Come ulteriore precauzione, quando usano il ventilatore nelle afose notti estive, i coreani preferiscono tenere le finestre aperte! (Beh, almeno fanno qualcosa per l’ambiente, no?)

Strada della rottura

Si dice che camminare lungo le mura esterne del Deoksugung Palace di Seoul con il proprio partner porterà sfortuna nella coppia e ad una conseguente rottura, questo perché un tempo quella era la strada che portava al tribunale per i divorzi!

Il fantasma di Jayuro, la strada della sfortuna

Jayuro è un’autostrada che collega Gojang e Payu, che si trovano a nord di Seoul. Essa va percorsa con cautela e prestando particolare attenzione, non solo per via della densa nebbia, caratteristica della zona, ma anche per un motivo che mette i brividi!

Si narra che i numerosi incidenti che avvengono su quella strada siano causati dalla comparsa di un misterioso fantasma: sembra, infatti, che durante la notte a gli automobilisti (soprattutto se questi viaggiano da soli) possa capitare di scorgere una strana sagoma al lato della strada.

Ad una prima occhiata potrebbe sembrare qualcosa di indefinito, parte della foschia, ma man mano che la macchina le si avvicina, la sagoma assume sempre di più la forma di una ragazza dai capelli neri, con indosso un lungo vestito anch’esso nero e un paio di occhiali da sole dello stesso colore, nonostante sia notte.

Questa tende il dito come per fare l’autostop e così l’automobilista potrebbe avere la malsana idea di fermarsi per aiutarla, solo ad uno sguardo più attento e ravvicinato successivamente capirebbe, anche se troppo tardi, che la ragazza in realtà non indossa occhiali, ma si tratta delle sue orbite completamente vuote, senza occhi… Si dice che nessuno che abbia visto lo spettro della ragazza sia mai stato capace di uscire incolume dalla Jayuro.

Gambe ballerine

A chi non capita di muovere le gambe in un momento di ansia o di noia? Bene, altra cosa da non fare!

Secondo la cultura coreana si crede che fortuna, prosperità e salute risiedano proprio nelle gambe ed è per questo che, agitandole, si rischia di farle scivolare tutte.

In ogni caso sarebbe meglio evitare di scuotere le proprie gambe mentre si sta parlando con qualcuno, soprattutto se più anziano o se si tratta di un superiore a lavoro, poiché viene considerato come un gesto irrispettoso.

Se vi trovate in Corea e dovesse capitarvi di essere nervosi, ansiosi o annoiati ricordatevi di non scuotere le gambe, altrimenti potreste essere considerati maleducati e perdere anche tutta la vostra fortuna!

Cosa ne pensate di queste superstizioni? Voi siete superstiziosi? Qual è secondo voi quella più bizzarra e quale invece è quella più vicina alla nostra cultura?


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Seollal: il capodanno coreano

Care lettrici e cari lettori di Mondo Coreano, questa settimana vi abbiamo portati in giro alla scoperta dell’abito tradizionale coreano, l’hanbok, e probabilmente vi starete chiedendo perché: beh, è semplice! Questa settimana, domenica 22 gennaio, cade il giorno di Seollal, il Capodanno coreano. Volete saperne di più? Continuate a scorrere!

Cos’è Seollal?

Seollal (설날) è, dopo Chuseok, una tra le feste più importanti del calendario e corrisponde all’inizio del nuovo anno lunare (non a caso, anche il capodanno tibetano, cinese, mongolo e vietnamita sono il medesimo giorno) e cade – normalmente – nel giorno del secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, quindi la data varia di anno in anno: ad esempio, l’anno scorso Seollal è stato il 31 gennaio, invece l’anno prossimo sarà il 10 febbraio!

Seollal è una festa prevalentemente familiare e dura tre giorni, infatti oltre al giorno stesso, si festeggia anche il giorno prima e il giorno dopo: non stupitevi, quindi, se doveste trovarvi a Seoul in quei giorni e non doveste trovare molta gente in giro o molti ristoranti e negozi chiusi, perché Seollal è tra le poche occasioni che hanno i coreani per tornare nelle proprie città di origine per passare tempo con i familiari e rendere omaggio agli antenati.

Basandosi sul sistema lunare, anche per i coreani, così come per i cinesi, ogni anno è rappresentato da un animale differente che si ripete ogni 12 anni: topo, bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, pecora, scimmia, gallo, cane e maiale! Ad ogni anno corrispondono varie caratteristiche e, per i coreani, queste influenzeranno il carattere e il destino delle persone nate sotto quel segno: ad esempio, il 2023 è l’anno del Coniglio, simbolo di un periodo di pace e di fortuna, essendo il coniglio un animale tranquillo e gentile, che non ama i conflitti.

Purtroppo, l’anno del proprio segno zodiacale è un anno un po’ sfortunato, quindi potrebbero esserci degli ostacoli e saranno tante le occasioni che potrebbero mettere alla prova la vostra pazienza… Ora, provate un po’ ad indovinare di che anno è l’autrice di questo articolo? Sappiate che sono passati solo venti giorni dall’inizio dell’anno e già non ne può più!

Non sapete quale sia il vostro segno nello zodiaco cinese? Date un’occhiata qui!

Qual è la sua storia?

Le origini dei festeggiamenti di Seollal vanno indietro nel tempo fino al 57 a.C. e sono citate per la prima volta nel Libro di Sui e nel Libro di Tang: ricerche più approfondite hanno poi dimostrato che sarà soltanto durante il regno della dinastia Goryeo (918 d.C.- 1392 d.C.) che Seollal diventerà una festa ufficiale ed era una delle 9 occasioni istituzionali per onorare gli antenati; durante l’invasione giapponese, in un periodo che va dal 1895 al 1943, i giapponesi tenteranno di cancellare del tutto questa tradizione, boicottando qualunque genere di festeggiamento, e sarà solo nel 1985 che verrà ufficialmente riconosciuta a livello istituzionale come giorno festivo per la popolazione.

Quali sono le tradizioni legate a Seollal?

Come abbiamo detto, i festeggiamenti di Seollal si spalmano lungo tre giornate, proviamo a vedere nello specifico come sono organizzate!

Il giorno prima di Seollal, i coreani si riuniscono per cucinare piatti tipici e per riunirsi con la famiglia (spesso i coreani sono soliti dormire a casa dei nonni o da coloro presso i quali si svolgeranno i festeggiamenti).

Il giorno di Seollal, avviene il rito del charyesang, durante il quale i coreani rendono omaggio ai propri antenati, mettendo del cibo davanti alle foto e ai nomi di coloro che non ci sono più, seguito da un inchino e l’offerta del makgeolli, il vino di riso tipico coreano.

Dopo il charye, è il momento del saebae. Che cos’è?

Il saebae è un inchino profondo che i più giovani fanno da inginocchiati mentre si augura buon anno ai membri più anziani della famiglia pronunciando la frase “새해 복 많이 받으세요” (saehae bok mahni badeuseyo), che vuol dire “Possa tu essere molto fortunato durante questo nuovo anno”: gli adulti che ricevono il saebae, come ringraziamento per il segno di rispetto, ricambiano gli auguri benedicendo (덕담 or deokdam) i propri familiari e regalando una busta contenente del denaro (세뱃돈 or sebaetdon).

L’inchino non è uguale per gli uomini e per le donne e devono essere eseguiti una serie di movimenti specifici e in perfetta sequenza per non commettere nessun errore e non offendere nessuno: se non sapete come si fa, date un’occhiata a questo video!

Il giorno dopo Seollal, essendo una festa dedicata alla famiglia e agli antenati, le famiglie coreane sono solite visitare cimiteri dove sono sepolti i propri cari, per poi visitare l’altro lato della famiglia: ad esempio, una coppia sposata, di solito, festeggia un giorno presso la famiglia del marito e un giorno presso la famiglia della moglie, dovendo ripetere in entrambi i casi il rito del saebae.

Come si festeggia?

Seollal è una festa dove si mangia e si gioca soprattutto, cercando di recuperare il tempo perduto a causa delle vite sempre troppo di fretta che molti coreani vivono (purtroppo, i coreani sono molto famosi per la cultura del palli-palli, lo sapevate? Abbiamo scritto un articolo anche su questo!).

Cosa si mangia?

Dopo la cerimonia simbolica del saebae, le famiglie sono solite riunirsi per mangiare e uno dei piatti principe della festa è il tteokguk (떡국), la zuppa di tteok, cioè una zuppa di tortine di riso glutinoso tradizionali al quale si aggiungono uova, carne e alghe, in base ai gusti. Come mai si mangia questa pietanza?

Perché si dice che questo piatto porti fortuna per l’anno nuovo e, mangiandolo, si guadagna un anno in più: in realtà, ormai questa cosa è andata un po’ in decadenza, poiché si è soliti aggiungere un anno in più durante il Capodanno solare (anche se, ormai, dal giugno di quest’anno non sarà più così, in quanto anche la Corea si adeguerà al calendario internazionale, aggiungendo un anno di vita il giorno del proprio compleanno e non il primo gennaio, com’è stato fino ad ora).

Altri due piatti tipici di Seollal sono Jeon (전) e Buchimgae (부침개), pancake con verdure, ma anche le galbijjim (갈비찜, costine brasate) e il japchae (잡채, noodles di fecola di patate dolci con verdure e carne).

Da bere, oltre al classico soju e al makgeolli da offrire ai defunti, i coreani sono soliti avere il sujeonggwa (수정과, una sorta di punch con zenzero e cannella) e il sikhye (식혜, una bevanda di riso) e spesso si portano insieme ai dolci.

Se siete interessati a rifare in casa le ricette tipiche coreane, cliccate questo tasto per accedere alla sezione “K-Food” del nostro blog, lì potrete trovare molte ricette, tra le quali quella del Tteokguk, del Galbijjim e del Pajeon!

Come si trascorre il tempo in famiglia?

Come per noi italiani c’è la tradizione di giocare a carte o, in alternativa, ai giochi di società con tutti i parenti e familiari, anche i coreani durante Seollal si dedicano ai giochi tradizionali.

Il gioco più comune è lo yut nori (윷놀이), un gioco da tavolo che consiste nel lancio di quattro bastoncini di legno, i quali sono piatti da un lato e arrotondati dall’altro e, a seconda di come cadono, possono far avanzare o meno di qualche casella i giocatori.

Yut Nori, fonte The Cub Reporter

Altri giochi tradizionali sono:

  • Nolttwigi (놀뛰기), un gioco da giardino, simile ad un’altalena costituita da un asse, ai cui estremi devono posizionarsi i giocatori: saltando su un estremo, la persona dell’estremo opposto verrà sollevata più in alto in aria, e viceversa.
  • Yeonnalligi (연날리기), un gioco da giardino con degli aquiloni di forma quadrata.
  • Paengichigi (팽이치기), un gioco simile alla nostra trottola.

Cosa si indossa per Seollal?

Spesso, durante Seollal i coreani indossano un particolare tipo di hanbok, chiamato seolbim, anche se ormai sempre più famiglie preferiscono un dress code molto più informale e casual: dovendo incontrare, però, parenti più anziani, è fortemente sconsigliato indossare qualcosa troppo sopra le righe e di scegliere outfit più eleganti o si rischia di dover subire una lavata di capo durante l’intera giornata.

Tuttavia, per le coppie appena sposate è consigliato (e anche apprezzato) indossare l’hanbok durante il primo Seollal come coppia “ufficiale”; lo stesso discorso vale anche per i bambini, forse più per una questione estetica che per altro, infatti spesso dopo qualche foto, sono tutti soliti cambiarsi in abiti più comodi per dare inizio alle danze in cucina e preparare cibo in quantità industriali.

Se siete stati invitati da qualche amico coreano a festeggiare Seollal e non volete sfigurare sbagliando l’outfit, in questo link qui potete trovare delle ottime proposte di outfit in pieno K-Style e modi di indossare l’hanbok moderno in modo spiritoso e giovanile.

Ndr: i consigli di quell’articolo sono validi per qualunque occasione, l’asian style è un must dell’ultimo periodo!

Cosa si regala per Seollal?

I regali variano di famiglia in famiglia, però i regali tipici per i genitori o per gli anziani sono miele, ginseng (soprattutto quello rosso, ottimo per la skincare), prodotti per la salute ma anche set da bagno e gastronomici (fun fact: in tutti i set troverete la spam, la carne inscatolata, della quale i coreani non riescono proprio a fare a meno), dolci tradizionali e frutta.

Eravate a conoscenza di tutte queste tradizioni? Avete mai festeggiato Seollal? Fatecelo sapere nei commenti!

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Hanbok: l’abito tradizionale coreano fra passato e presente

Annyeonghaseyo!

Il Seollal (설날), tradizionale Capodanno Lunare coreano, si avvicina (quest’anno cadrà il 22 gennaio). In questa importante festa per il popolo coreano, una delle tradizioni è quella di indossare l’Hanbok, tradizionale abito coreano.

Per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, abbiamo pensato: perché non ripercorrere la storia di questo abito e scoprire in quali chiavi moderne viene indossato ancora oggi da milioni di coreani e coreane di tutte le età?

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Quando nasce l’Hanbok?

L’hanbok (한복, 韓服), è l’abito tradizionale della Corea del Sud, nato per distinguere il modo di vestire dei coreani da quello degli occidentali.

La sua comparsa risale al periodo dei tre regni (57 a.C. – 668 d.C.), del quale abbiamo dei documenti grazie alle pitture rupestri. Tuttavia, l’abito che noi conosciamo ha subito delle modifiche rispetto a quello che era il suo disegno originale: il modello attuale è infatti quello che si è imposto a partire dalla tarda epoca Joseon (1392-1910).

Tutt’oggi, seppur la moda sia molto cambiata, continua ad essere utilizzato nelle occasioni speciali come matrimoni, Chuseok (il giorno del ringraziamento coreano) e Seollal (il Capodanno coreano).

Fun fact: proprio per incentivare questo riavvicinamento alla tradizione, nel 1996 il Ministero della cultura, dello sport e del turismo della Repubblica di Corea ha stabilito lo “Hanbok Day” al fine di incoraggiare tutti i cittadini, coreani e no, ad indossare l’hanbok.

In cosa consiste questo abito tradizionale?

È composto dal Jeogori (저고리), cioè la parte superiore dell’abito uguale sia per uomini che per donne, dal Chima (치마), la gonna per le donne, o dal Baji (바지), il pantalone per gli uomini, e dal Po (포), una sorta di cappotto.

Il Jeogori è composto da cinque pezzi: gil (길), git (깃), dongjeong (동정), goreum (고름) e le maniche. La sua forma è cambiata nel tempo: mentre la giacca maschile è rimasta sostanzialmente invariata, quella femminile è stata drasticamente accorciata nel corso della dinastia Joseon, ma in tempi recenti è stato nuovamente allungato per una questione di maggiore comodità e vestibilità.

L’hanbok, al di là della sua forma, è famoso anche per i tessuti, i ricami, le grafiche dorate e i colori che dimostrano l’onore, la ricchezza, la prosperità e la buona salute. In origine, solitamente, i modelli destinati alla nobiltà erano realizzati in seta o cotone, mentre quelli degli stati più poveri in canapa, nonostante l’abito per il resto fosse identico.

La cura e la ricercatezza delle stoffe che oggi vengono poste nel confezionare questi abiti rappresentando non solo un buon auspicio ma anche lo stesso spirito nazionale all’interno del proprio abito tradizionale.

La fortuna dell’Hanbok moderno

Negli ultimi anni, dopo molti decenni passati a rincorrere le mode occidentali, i paesi asiatici si stanno pian piano riappropriando delle proprie tradizioni e la riscoperta dell’hanbok è una di queste. Perché?

Perché, secondo uno studio intitolato “Traditional aesthetic characteristics traced in South Korean contemporary fashion practice” si è notato un lento ma spontaneo cambiamento da parte dei giovani; specie i nuovi designer si stanno prodigando maggiormente nella creazione di capi che richiamino al massimo le forme e i colori dell’hanbok, riportando questo antico abito nel loro armadio di tutti i giorni.

Questa rinnovata passione è parte di un’ondata di sviluppo dell’Asian Style, uno stile caratteristico, identitario per i giovani coreani, che amano creare dei bellissimi mix&match difficilmente ripetibili in altre parti del mondo.

La vera pioniera di questa riscoperta è la ben nota designer coreana Lee Young-hee, la quale già negli anni ’90 aveva introdotto dei capi ispirati all’hanbok sulle passerelle di Parigi e New York, e il più grande esempio lo avremo durante la rivoluzionaria sfilata tenutasi a Parigi, intitolata “Clothes of Wind” (바람의 옷), un’intera collezione ispirata all’hanbok, dov’era possibile osservare una modernizzazione della classica gonna utilizzata come abito senza spalline.

Ma quali sono gli elementi che distinguono l’hanbok tradizionale da quello moderno?

Esistono vari elementi, ad esempio:

  • Nuove stampe: a differenza dell’abito tradizionale, le cui stampe spesso raffigurano elementi naturali ed erano prevalentemente riservati ai membri della famiglia reale o all’aristocrazia, adesso si preferiscono stampe più eccentriche ed occidentali;
  • Nuovi colori;
  • Mix & matches: invece del classico abbinamento jeogori + chima/baji, si è presa l’abitudine di unire il passato con il presente, dunque, non è affatto insolito vedere qualcuno indossare il jeogori con dei jeans in denim!
  • Nuovi accessori;
  • Abbattimento dei generi: chi ha detto che le donne non possono essere fedeli alla tradizione ma scegliere comunque la comodità, indossando un paio di larghi pantaloni? 

Hanbok e K-Pop

L’hanbok moderno ha preso sempre più piede anche e soprattutto grazie al K-pop, trend setter per eccellenza: infatti, sempre più spesso è possibile vedere idol coreani indossare abiti tradizionali modernizzati durante le loro uscite quotidiane oppure durante le performance!

Ad indossarli su palchi dal pubblico mondiale, mostrando il loro amore per questo meraviglioso abito e per la tradizione della Corea, sono stati, fra gli altri, le BLACKPINK e i BTS.

Jisoo, Jennie, Rose e Lisa hanno sfoggiato degli hanbok rivisitati in chiave moderna dalla stilista coreana DANAH per diverse performance della hit “How you like that”. I Bangtan Boys, invece, hanno messo in scena la loro “IDOL”, canzone molto sentita per quella che è la percezione esterna, soprattutto internazionale, del loro lavoro, indossando l’hanbok per ben due volte: ai MAMA 2018, aprendo la performance con delle danze tradizionali, e in occasione di un invito al Jimmy Fallon Tonight Show, nella suggestiva location del giardino del Gyeongbokgung Palace.

Dove posso comprare un hanbok?

  • Jojeta: un e-commerce specializzato nella vendita di abiti e doni tradizionali coreani, adatti per le festività
  • Kooding (e-commerce di abbigliamento)
  • Vinted, Etzy, in generale le piattaforme di second-hand, vintage, artigianato magari anche negozi fisici nelle grandi città
  • Facendovi amici i BTS: in occasione del loro incontro per la registrazione della canzone “My Universe”, uscita nel 2021, i sette Tannies hanno regalato ai loro amici Coldplay degli hanbok moderni!

Inutile dirvi che noi ci mandiamo continuamente link di bellissimi hanbok moderni, sognando ad occhi aperti!

Prima di lasciarci, una piccola chicca per il vostro prossimo viaggio in Corea: sapevate che è possibile entrare gratuitamente nello storico palazzo reale di Seoul, il Gyeongbokgung (경복궁), arrivando sul luogo indossando l’hanbok? In alternativa, nel sito vi sono moltissimi negozietti dov’è possibile affittare l’hanbok a prezzi modici e poter essere anche truccati e acconciati com’era solito fare proprio per rendere l’esperienza ancora più intensa!

E voi, avete mai indossato l’Hanbok? Vi piacerebbe acquistare un hanbok moderno, oppure già lo possedete? Fatecelo sapere nei commenti!

[Questo articolo è stato scritto a quattro mani insieme a Bianca Cannarella]

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Tattoos culture in Korea

I tatuaggi sono, ormai, una parte fondamentale della cultura mainstream odierna e, a tutti gli effetti, sono diventati un vero e proprio simbolo di libertà e appropriazione del proprio corpo. Ma è sempre stato così? E soprattutto, vi siete mai chiesti se i tatuaggi in Corea siano visti di buon occhio?

Al giorno d’oggi l’arte dei tattoo è una pratica estremamente diffusa in tutto il mondo, così come lo sono anche i pregiudizi legati ad essi, dunque, in questo articolo parleremo un po’ di come sono visti dai i cittadini della penisola!

Cenni storici

Avere un tatuaggio in Corea è tutt’altro che una novità. Com’è possibile?

La storia dei tatuaggi inizia svariati secoli fa quando venivano utilizzati dai pescatori delle regioni costiere del Paese per allontanare gli spiriti maligni e portare fortuna nelle loro imprese.

La vera e propria connotazione negativa legata ad essi compare durante la dinastia Joseon, quando chiunque commettesse un reato veniva marchiato in maniera indelebile con il nome del crimine che aveva commesso, fino ad arrivare al 20esimo secolo quando i gangster si tatuavamo così da far capire il clan di appartenenza.

In effetti, se notiamo l’evoluzione dei tatuaggi in Corea, ci rendiamo conto sin da subito che la connotazione negativa legata ai tatuaggi non è chiaramente propria della Corea, ma risulta molto più incisiva essendo un Paese la quale cultura è stata fortemente influenzata dal Confucianesimo.

Non a caso, la stessa idea legata alla malavita è stata percepita e continua a essere percepita in altri Paesi strettamente legati ai valor confuciani come Cina e Giappone, secondo i quali si è tenuti a “restituire” il proprio corpo alla terra come l’hanno dato i genitori, intatto, senza piercing o tatuaggi.

Il tatuatore: ruolo e attività

La professione del tatuatore, secondo la legge, è considerata illegale, infatti legalmente la potrebbe esercitare solamente un medico abilitato!

Sappiate dunque, che se mai farete un tatuaggio in Corea, chi ve lo sta facendo starà infrangendo la legge: non vi preoccupate, dunque, se recandovi da un tatuatore, non doveste trovare insegne o indicazioni specifiche perché gli studi dei numerosi tattoo artist presenti in Corea sono tutti in seminterrati, garage, retrobotteghe e qualsiasi altro posto sia lontano da occhi indiscreti.

Tattoo e società

In Corea, avere un tatuaggio visibile e di modeste dimensioni può rappresentare un ostacolo, non soltanto a livello sociale, ma possono anche rappresentare motivo di esclusione da alcuni ambiti lavorativi.

Come hanno potuto allora i tatuaggi diventare così popolari? Come spesso succede, molte mode, inclusi i tatuaggi, vengono in gran parte dall’occidente: un tatuaggio rappresenta nella maggior parte dei casi il voler essere “cool”, sentimento che in Asia spesso viene associato all’America/Occidente. 

In una società estremamente conservativa come quella coreana, farsi un tatuaggio rappresenta alle volte un motivo per esprimere la “ribellione” contro un sistema estremamente pressante socialmente, soprattutto per i giovani.

Questa nuova ondata di apprezzamento verso i tatuaggi parte proprio dai giovani, ormai stanchi del puritanesimo e del proibizionismo (emotivo e sociale) tipico di una Corea d’altri tempi che, però, non rispecchia più quella di oggi: una Corea moderna, che si affaccia al mondo con nuovi valori e obiettivi, ma soprattutto con una consapevolezza nuova, non più come paese vittima d’oppressione e chiuso a riccio ma come una nazione forte del suo potenziale e capacità.

Ad esempio, VICE ha condotto un’ottima indagine in merito alla questione dei tatuaggi illegali in Corea e delle contraddizioni sociali ad essi connesse, ed ha evidenziato che sono proprio i giovani che, tramite un sondaggio promosso da Gallup Corea, hanno fatto sentire la propria voce circa la volontà di eliminare tutte le leggi contro i tatuaggi; posizione fortemente supportata anche dalla Korea Tattoo Federation.

Quello che emerge, però, è che il valore del tatuaggio in Corea spesso è sminuito proprio da chi decide di farseli (e, spesso, questa tesi è usata da parte di coloro che sono contrari ai tatuaggi come ulteriore motivazione per mantenere questo regime proibitivo).

Durante i mesi in Corea spesso mi è capitato di chiedere ai numerosi coreani tatuati quale fosse il significa legato a quelle forme disegnate in maniera permanente sulla loro pelle. La risposta spesso ricevuta era “non so, mi sembrava carino”. Saremmo forse noi troppo legati al valore personale dei tatuaggi?

Grande aiuto alla diffusione dei tatuaggi lo si deve, ancora una volta, agli idol. Celebrità come Jungkook e Jay Park sono stati dei veri e propri pionieri in questo campo e con i loro tatuaggi hanno alleviato lo stigma che da anni influenza la società coreana.

Se siete dei tattoo lovers e cercate dei tatuatori in Corea, questi sono alcuni suggerimenti:

E voi avete mai notato i tatuaggio degli idol? Cosa ne pensate dei tatuaggi: siete a favore o contro?

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#K-Book: “Come tigri nella neve” di Kim Juhea

Annyeong!

Lo scorso settembre, con una dedica carina carina, ho ricevuto in regalo questo libro dalla mia Bianca Unnie (sì, proprio lei, la tipetta simpatica che vi rallegra spargendo gif su questo blog).

Me ne sono follemente innamorata dalla prima pagina: vite pesanti, personaggi con i quali la scrittura di Kim Juhea è capace di far empatizzare chi legge fino alle lacrime, momenti di felicità come pennellate in un quadro, come nuvole bianche in un cielo troppo terso, tutto nella cornice storica di una Corea che lotta per la sua libertà, che prima si spezza, poi si rialza, infine di divide e rinasce, dal 1919 a 1964.

“Come tigri nella neve” di Kim Juhea: storia di una camelia e del suo amore immutabile

Nella fredda Pyongyang del 1918, una bambina attraversa la porta di una scuola per cortigiane segnando la sua vita. Da fiore incompreso, con una sensibilità spiccata per la poesia, presso la scuola di Silver, che le ragazze dovranno lasciare presto a causa di una tragedia, Jade sboccerà presto sotto l’ala di Dani, una cortigiana di Seoul pronta ad istruire lei e le sue compagne, Lotus e Luna. Nel giardino di Dani, ognuna delle ragazze avrà un simbolo:

Jade venne abbinata alla camelia invernale, un albero da fiore tipico del Sud, che lei non aveva mai visto nel freddo Nord. Dani le assicurò che la camelia era un fiore molto fortunato per una donna. Il suo compagno era un grazioso uccellino dalle piume verde chiaro, che sorbiva solo il nettare e non visitava altri fiori. A fine stagione, poi, la camelia non diventava scura né appassiva perdendo un petalo alla volta, come altri fiori, ma cadeva intatta, rossa e vellutata come un cuore, ed era bellissima a terra quanto lo era il giorno in cui era sbocciata.

Dal capitolo 5 “L’amico di Shangai”

Nam Jung-ho è un orfano: unendosi ad una banda di ragazzini come lui, ne guadagnerà la fiducia e insieme attraverseranno la vita, dalla malavita alla militanza politica nel partito comunista alla guerra a favore dell’indipendenza della Corea. Dopo aver visto Jade ad una sfilata di cortigiane a Seoul, si innamorerà perdutamente di quella bambina piccola quanto lui ma così lontana, muovendo ogni passo per guadagnare la sua amicizia prima e il suo amore poi.

Allontanati e divisi dalla vita ripetutamente, entrambi i protagonisti affronteranno due vite dolce-amare: la sofferenza per la guerra contro i tiranni giapponesi, degli amori dolci ma impossibili, come quello che Jade prova per il giovane Kim Han-Chol, la solitudine di una vecchiaia che sembra aver fatto morire ogni ricordo di quella vita splendida che entrambi si lasciano alle spalle, Jade come affascinante cortigiana ed artista, Jung-ho come promessa del partito.

L’amore e la fiducia sono due fili conduttori potentissimi di questo libro. L’amore per un uomo o una donna. L’amore per la propria famiglia, per una padre di cui resta solo una vecchia leggenda, chiusa in un porta sigarette ed un anello da portare sul cuore. L’amore per un sogno, quello politico, quello dell’indipendenza per il proprio paese, che muove Myung-bo, direttore del partito comunista coreano-cinese, maestro di Jung-ho nel suo percorso, di uomo e di compagno, e rivale in amore di Sung-soo, per conquistare il cuore della splendida zia Dani. L’amore per la musica, infine, che fa sbocciare e poi consuma Lotus, amica più cara di Jade, sedotta da un uomo che prima la farà sentire una regina e poi la abbandonerà, costringendola a volare oltremare per trovare pace. L’amore per i figli, come Luna, che negli occhi della sua bambina riscoprirà il coraggio e cosa significa essere felici.

Il fascino di questo romanzo sta nei suoi intrecci, storici e genealogici, nella tenacia dei personaggi, piegati ma resilienti come le canne di bambù di cui parlava Pascal, capaci di rialzarsi solo insieme, nella dolcezza degli ultimi momenti e dei ricordi, della liberazione nella morte e nel viaggio, quello di Jung-ho per la Cina, quello di Luna e Lotus per l’America, quello di Jade per l’isola di Jejudo, dove incontrerà delle donne insieme a cui curare le proprie ferite.

“La vita si può sopportare solo perché il tempo ti fa dimenticare. Ma vale la pena di essere vissuta perché l’amore, invece, ti fa ricordare.”

Dall’epilogo “La donna del mare”

L’autrice, Kim Juhea

Kim Juhea è nata a Incheon, Corea del Sud, e si è poi trasferita a nove anni insieme alla famiglia a Portland, USA, dove vive tutt’ora. Laureatasi in Arte e Archeologia alla Princeton University, nel 2022 ha deciso di pubblicare il suo romanzo d’esordio, appunto “Come tigri nella neve”; il romanzo è stato definito “Un vero gioiello letterario; imperdibile; eccezionale; una storia in cui si muovo personaggi indissolubilmente legati dal destino” dalle maggiori testate giornalistiche americane.

Racconta di aver amato leggere e scrivere fin da piccolissima, e di come il trasferimento in America, e dunque il trovarsi di fronte ad una nuova lingua, con un nuovo alfabeto, da studiare, le abbiano fatto capire il potere e l’importanza delle parole.

E voi, conoscevate questo libro? Fatecelo sapere nei commenti. Intanto, alla prossima lettura con la nostra rubrica K-Book!

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Steal their style: MAMAMOO

Annyeonghaseyo!

Dopo aver sognato ad occhi aperti con gli outfit strepitosi delle TWICE, oggi è il turno di un altro amatissimo gruppo femminile della scena K-Pop: le MAMAMOO!

Freschissime di debut (il loro ultimo EP, MIC-ON, composto dai singoli ILLELLA, 1,2,3 Eoi! e L.I.E.C, è uscito solo un mese fa, l’11 ottobre 2022), sono tornate carichissime, sia a livello musicale che fashion!

Ecco ad esempio alcuni outfit pazzeschi usati per le varie performance di ILLELLA, lead song dell’EP:

Le ragazze ci regalano sempre qualche insight sulle loro vite quotidiane, dal cibo, alle interviste, ai what’s in my bag, sui loro canali YouTube: a parte Hwasa, che ha però partecipato a diversi video a tema moda, sia Solar che Wheein che Moonbyul hanno ognuna un canale personale dove postano moltissimi video diversi!

Lo stile delle quattro idol è spesso molto simile, ma ognuna si distingue per dei tratti personali che aggiunge ad ogni outfit, cosa che abbiamo potuto notare anche dalle diverse sfumature che hanno adottato nei loro progetti da soliste.

Che dite allora, iniziamo?

SOLAR

Solar (nome d’arte di Kim Yong-sun, 김용선) è forse la Mamamoo girl con lo stile più femminile e colorato. Tinte accese, gonne vaporose da principessa, abiti preppy dai colletti ampi. Ma non fatevi ingannare dalla sua aria da signorina, Solar ha una personalità dirompente e una voce potentissima!

Da lei prendiamo l’ispirazione per un outfit romantico e vintage, dalle vibes college anni ’60!

MOONBYUL

Moonbyul (pseudonimo di Moon Byul-Yi, 문별이) è sicuramente il tomboy del gruppo: se amate gli abiti baggy e il mix fra abiti maschili e femminili il suo profilo sarà per voi un must! Tailleur maschili, maglioni oversize, giacca di pelle, ma anche tocchi di colori pastello e borsette firmate: l’insieme perfetto per dei look mai banali!

Perfetto quindi questo outfit che mette insieme un abito vaporoso ed una t-shirt dei Guns ‘n Roses, per vere anime rock-chic!

WHEEIN

Ecco il turno di Wheein (pseudonimo di Jung Wheen-in, 정휘인). Il suo stile è sicuramente sporty-chic: pantaloni della tuta e jeans baggy, ma anche gonne lunghe, in denim o a fantasia scozzese, maglioncini fluffy coloratissimi e stivali in pelle alti fino al ginocchio.

Perfetto il suo outfit per andare in giro durante il giorno, al caldo e super stylish! 

HWASA

Vogliamo davvero buttarci nell’impresa di definire lo stile di Queen Hwasa (nome d’arte di Ahn Hye-jin, 안혜진)?

Anche lei amante degli abiti sportivi, non disdegna però anche degli outfit più eleganti ma anche stravaganti. Inoltre, non si contano forse più sulle dita delle mani le sue collaborazioni come ambassador dei brand di alta moda più famosi del mondo: Valentino (Vi siete ripres* dalla sfilata del brand in piazza di Spagna a Roma, dove Hwasa sedava accanto ad un’altra regina, Anne Hataway? Chiedo per un’amica…), Prada, Fendi, Burberry, Louis Vuitton, Versace, Gucci, Tommy Hilfiger.

Qua, per la scelta dell’outfit, assecondiamo il mio amore per Prada, con una giacca in pelle da sogno e un abito che esalta le forme (grazie Signora Miuccia)!

Qual è la vostra preferita delle Mamamoo? Vi sono piaciuti questi outfit? Ne ricreerete qualcuno? Taggateci sui social per farci vedere i vostri look in pieno Mamamoo-style!

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Pressione scolastica in Corea del Sud

 

Avete capito bene, in questo articolo parleremo della pressione scolastica alla quale sono sottoposti gli studenti coreani quotidianamente.

Diciamocelo, anche in Italia lo stress dato dalla scuola raggiunge livelli abbastanza alti e che con la DAD non hanno fatto altro che aumentare.

Stando ai dati Istat, 800mila giovani italiani affermano di vivere una condizione di disagio tra i banchi di scuola. I motivi sono diversi, ma tra i principali c’è sicuramente la percezione – vera o falsa che sia – di una forte pressione scolastica unita all’incertezza che il futuro loro riserva.

Purtroppo, al peggio non c’è mai fine e si tratta proprio della Corea: infatti, in un sondaggio condotto dal Korea Herald emerge che il 37.2% degli intervistati ha pensato, almeno una volta, di togliersi la vita a causa della pressione scolastica.

Ma perché gli adolescenti coreani arrivano anche solo a pensare di commettere un gesto così estremo? 

La risposta è “semplice” e si chiama CSAT, ovvero, il College Scholastic Ability Test. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Il CSAT o suneung, è l’esame di ammissione all’università: gli atenei in Corea non prevedono un test d’ammissione interno all’università, ma una “mega verifica” a livello nazionale su tutte le materie studiate durante l’anno.

Sin dalle prime fasi della rapida crescita economica del Paese, l’educazione scolastica è sempre stata legata al successo. Perché?

Ottima formazione scolastica = ottima università;

Ottima università = ottimo lavoro;

Ottimo lavoro = successo.

Lo studio è ritenuto uno dei pilastri di quello che oggi è considerato il “miracolo sul fiume Han” (boom economico): proprio per questo motivo, la pressione scolastica sugli studenti è “tollerata” e viene giustificata con un banale “è per il tuo futuro”.

Per capire meglio questa difficile situazione che gli adolescenti coreani devono affrontare tutti i giorni, vediamo un attimo com’è strutturata una loro giornata tipo.

Fino a metà giornata, la loro routine quotidiana non si differenzia molto da quella di un qualsiasi altro studente nel resto del mondo: ci si alza e si va a scuola fino più o meno le 4 del pomeriggio ma la vera differenza sta nel doposcuola.

Quasi tutti gli studenti infatti, finita la scuola, si recano negli istituti privati per continuare la loro formazione in vista del CSAT; il business delle hagwon in Corea è molto prolifero: i genitori vogliono il meglio per i figli e, pur di farli entrare nelle università migliori, spendono migliaia di won affinché i ragazzi abbiano la migliore istruzione e i migliori tutor.

Emergere, in una società come quella coreana, è davvero difficile: la competizione è altissima, si stima che un adolescente in media studi 15 ore al giorno, non è infatti strano che uno studente esca presto la mattina per ritornare a casa la sera tardi.

Il tempo per gli hobby e lo sport è poco, se non inesistente, e proprio per questo motivo per i giovani coreani è davvero difficile distrarsi da pensieri oscuri.

Negli anni, il governo coreano ha provato a mettere delle limitazioni alle hagwon, purtroppo con scarsi risultati.

La pressione scolastica in Corea è una problematica sociale che si aggiunge alle molte già esistenti, come per esempio quella dell’estetica, poiché tutte sono in qualche maniera legate al successo dell’individuo: entrambe determinano uno status sociale che sarà come un biglietto da visita per il resto della vita.

In Italia, per fortuna, un voto non determina chi siamo veramente: a quanti è capitato di essere usciti col 60 al liceo e avere la media del 30 all’università? Per fortuna a molti! In Corea purtroppo non è così: quell’unica risposta sbagliata al test più importante della vita può davvero compromettere il futuro di una persona.

E voi cosa pensate a riguardo? È giusto che per il successo economico del proprio Paese venga sacrificata la salute mentale dei più giovani?

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Steal their style: TWICE

Annyeonghaseyo!

Alzi la mano chi non ha mai desiderato avere, anche solo per un giorno, un armadio come quello del* propri* idol preferit*. Sì, potete alzare anche entrambe le mani, pure i piedi se volete, per rendere meglio l’idea…Io, manco a dirlo, l’ho già fatto!

We get the feels per ogni loro outfit, sono iconic ogni giorno, che sia sul set, in aereoporto o sul palco… parliamo delle TWICE, perché oggi faremo un tuffo proprio nelle loro cabine armadio!

Formatesi nel 2015 sotto la JYP Entertainment, le Twice sono un gruppo di nove membri, piene di talento e dai mille volti sul palco. Donne in carriera nel video di Scientist, perfetto stile college con gonne scozzesi e calzettoni per The feels (ammettiamolo, qua abbiamo tutt* pensato alla scena di High School Musical, in cui ragazzi e ragazze si preparano per il magico PROM), oppure pronte per la discoteca nel MV di Fancy!

Ma è nel loro ultimo video, per la hit Talk that talk, che ci hanno regalato alcuni dei loro migliori outfit, mettendo insieme stili diversi, per tutti i gusti: corsetti e seta romantici, un tocco sexy per look da spie con spacchi e pizzo, ma soprattutto minigonne Miu Miu e vibes Y2K in un’atmosfera da videogame anni ’90

In una video intervista per Cosmopolitan la rivista di moda ha lanciato proprio alle ragazze la palla: come descrivereste il vostro stile? Chi di voi è la più stilosa? Loro stesse ammettono di avere stili molto diversi e di essere, ognuna nel proprio, molto brava a mettere insieme dei begli outfit.

Scopriamole una per una allora, che ne dite?

Tutte le foto degli outfit sono prese della pagine instagram delle ragazze: niente paura, ci sono i tag!

JIHYO

Iniziamo dalla leader del gruppo. Aprendo la sua pagina instagram, la prima parola che viene in mente è COOL: Jihyo (Park Ji-hyo;박지효) ha infatti uno stile molto moderno e trendy.

Accanto a qualche abito più elegante ed attillato (io sono ancora ferma al meraviglioso tubino petrolio in pelle di Off-White), la parola d’ordine sembra essere comodità: immancabili i jeans, abbinati a graphic tees e felpe, accessori minimal, a parte qualche stravagante paio di occhiali, e il long bob corvino a completare la sua immagine. 

Che sia per un giro di shopping o una lezione all’università, ecco un outfit di Jihyo che potete riprodurre: minimo impegno, massima resa, riceverete un sacco di complimenti per la vostra coolness! 

NAYEON

Nayeon (Im Na-yeon; 임나연) è forse la più romantica del gruppo, non mancano quasi mai nei suoi outfit colori pastello e fiocchi nei capelli. Guardare il video di “POP” è come entrare in un negozio di caramelle e giocattoli, ma non fatevi ingannare dall’aria fiabesca: anche le principessine sanno il fatto loro, come ci dimostra il testo della canzone! 

Da alcuni mesi Nayeon collabora con il brand Tommy Hilfigher: la coppia non avrebbe potuto essere migliore, date le vibes stile college e molto femminili di TH. Anche Louis Vuitton sembra essere fra i suoi brand preferiti, come ci dimostra il servizio fotografico fatto con Elle Korea.

E proprio di LV sono le sneakers di questo outfit che vi proponiamo: perfetto per un appuntamento, magari un bel picnic al parco, con una gonna che fa sognare ma anche scarpe da ginnastica per una bella passeggiata! 

JEONGYEON

Da una ragazza che prima di diventare una idol avrebbe voluto fare la modella, che cosa dovremmo aspettarci se non grandi lezioni di stile? 

Nata per l’obbiettivo, come possiamo vedere dalle sue pose sempre impeccabili, Jeongyeon (Yoo Jeong-yeon; 유정연) ha uno stile maschile e non troppo colorato, come rivelano anche le sue compagne di gruppo.

Per cui, maschiacce all’appello, che cosa c’è di meglio che ritirare fuori dall’armadio una vecchia salopette in stile Monica di Friends, pratica e super trendy?

MOMO

Una dei membri della J-line del gruppo Twice, Momo (Hirai Momo; 平井 もも) significa in giapponese “pesca”. E forse il suo nome le si addice proprio: seppur non disdegni tute e baggy jeans, anche lei è molto romantica e amante dei colori pastello, mostrando spesso outfit con i quali si sente bella e che esaltano il suo fisico scolpito. 

Un’altra cosa che Momo ama sono i matching sets. Prendete appunti allora: per un brunch di domenica mattina, o una passeggiata coi i vostri adorabili cagnetti, un completo-pigiama in seta è l’ideale, trés chic e super comodo! 

SANA

Anche Sana (Minatozaki Sana; 湊崎 紗夏) è una dei membri della japanese line.

Prendiamoci un momento in più per una vera favorita del Signore! Proprio lei, infatti, è una delle brand ambassador di PRADA: potrebbe forse essere più fortunata di così, essendo entrata nelle grazie di Nostra Signora Miuccia Prada?

Io credo di no! Certo, anche la Signora Miuccia ha trovato pane per i suoi denti: Sana, oltre che bellissima, come tutte le sue compagne, ha uno sguardo magnetico e un meraviglioso senso dello stile, come possiamo vedere dagli outfit che posta spesso sui social! 

Proprio lo scorso settembre, alla sfilata Prada tenutasi a Milano, ci ha regalato dei look favolosi, fra denim matching sets, un lungo tubino nero a maniche lunghe ma soprattutto un cocktail dress tempestato di diamanti!

Da lei prendiamo allora ispirazione con un outfit perfetto per la famosa domenica milanese in Fondazione. 

MINA

Altro membro del japanese-trio, Mina (Myoi Mina; 名井 南) ha uno stile che mixa abiti più femminili con altri oversize, per cui le sue compagne concordano: la parola d’ordine per lei è tomboy

Chi meglio di lei, allora, può insegnarci a rendere più girly un completo maschile?

DAHYUN

Soprannominata dalle compagne “regina di sciarpe e cappelli invernali”, Dahyun (Kim Da-hyun; 김다현) è stata però invitata speciale alla sfilata del brand Michael Kors alla scorsa Fashion Week di New York, regalandoci molti outfit a cui ispirarci, da un elegantissimo look da aeroporto in trench e stivali alti in pelle ad un abito da giorno perfetto per una passeggiata nella Grande Mela. Ma il look più scenografico è stato sicuramente il little black dress, tempestato di diamanti e con dettagli cut-out, indossato proprio in occasione della sfilata. 

Ecco qualche consiglio per ricrearlo: 

CHAEYOUNG

Se non avete paura di osare e sperimentare coi vestiti, allora dovete prendere ispirazione da Chaeyoung (Son Chae-young; 손채영).

Abiti trovati nei vintage stores, dove trascina anche le compagne di gruppo durante i viaggi, cappelli crochet che sono un’esplosione di colori e soprattutto i suoi iconici tatuaggi, bellissimi e tantissimi e ormai non più coperti, sono i suoi segni distintivi.

La nostra Chaeyoung è però anche un volto molto amato dai brand: Chanel, per il lancio del nuovo profumo nello store di Seoul, Polo Ralph Lauren con cui ha scattato per Elle Korea, ma soprattutto Ferragamo; Chaeyoung è stata infatti una delle celeb invitate alla sfilata milanese del brand lo scorso settembre. Tailleur gonna bianco e calze nere per la catwalk, mentre per per un giro nella città della moda ha adottato un outfit più comodo ma sempre cool: un mix fra Milano e Parigi, con un piccolo basco, perfetto per un look da city girl, che anche noi possiamo riprodurre!

TZUYU

Per finire in bellezza, Tzuyu (Chou Tzu-yu; 周子瑜): originaria di Taiwan e con un cagnolino di nome Gucci, i presupposti ci sono tutti per creare una fashionista. 

Semplice e femminile, così la descrivono le compagne, e lei concorda. Allora, non possiamo che prendere ispirazione da lei per un look bon ton, perfetto per un evento un po’ più elegante del solito!

Qual è la vostra preferita delle Twice? Vi sono piaciuti questi outfit? Ne ricreerete qualcuno? Taggateci sui social per farci vedere i vostri look in pieno Twice-style!

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Yet to come in Busan: road to EXPO 2030

Sono già un paio di mesi che vediamo ovunque, in giro per il mondo di Internet, notizie sul prossimo concerto dei BTS che si terrà a Busan il 15 ottobre, per ufficializzare e supportare la candidatura della Corea del Sud come prossimo paese ospitante l’EXPO 2030. Ma cos’è l’EXPO? Come funziona e quali risvolti ha per il paese? Com’è strutturato il concerto dei BTS?

Proviamo a capirne di più insieme!

La storia dell’Expo

Innanzitutto, partiamo dalla definizione di EXPO. Cos’è un’esposizione universale, nota anche come EXPO?

Quando parliamo di EXPO ci riferiamo alle grandi esposizioni internazionali tenutesi fin dalla metà del 18° secolo, il cui scopo era quello di mettere in bella mostra i progressi scientifici, artistici e tecnologici dei vari paesi.

Il termine viene coniato nel 1851, in occasione della prima grande Esposizione universale di Londra, e dal 1928 il suo svolgimento è organizzato dal BIE, il Bureau international des Expositions.

Il logo del BIE, usato per la prima volta durante EXPO 1970 a Osaka

La prima esposizione universale si è tenuta a Londra, al Crystal palace in Hyde Park, ed è nata da un’intuizione del Principe Alberto, re consorte della Regina Vittoria, il quale immaginò questa Great Exhibition come una passerella per permettere ai vari paesi partecipanti di mostrare i propri progressi: attirati da questa grande intuizione, e avendo già compreso i grandi benefici derivanti da questo genere di eventi, i francesi si proporranno qualche anno dopo come paese ospitante la seconda Esposizione universale nel 1855.

Da quel momento in poi, si decise di replicare l’evento ogni cinque anni, probabilmente per ridurre le spese dei paesi partecipanti.

Come funzionano queste esposizioni?

Un’esposizione universale, per essere definita tale, deve avere alcune caratteristiche specifiche; in particolare:

  • Deve tenersi ogni cinque anni;
  • Deve avere una durata massima di sei mesi;
  • Deve avere un tema generale;
  • Le dimensioni dell’area adibita non devono essere necessariamente definite;
  • La costruzione dei padiglioni da parte dei partecipanti;

Se ricordiamo quanto avvenuto durante l’EXPO 2015 tenutosi a Milano, erano presenti sia dei padiglioni centrali, anfiteatri o centri congressi sia padiglioni costruiti ad hoc: forse non lo saprete ma, proprio per ridurre l’impatto ambientale della costruzione, e del successivo smantellamento di queste strutture, le strutture principali devono essere riconvertite. Possiamo fare qualche esempio?

Beh, prima fra tutte la stessa Torre Eiffel! Era nata proprio come simbolo dell’Esposizione di Parigi e, da quel momento in poi, è rimasta un’icona della città francese!

Ma anche l’Atomium di Bruxelles si trova ancora nel luogo originale nel quale venne esposto nel 1958, così come l’Albero della vita e Palazzo Italia, costruiti proprio in occasione dell’EXPO 2015.

Foto di Waldo Miguez da Pixabay

I tipi di esposizioni universali

Prima dell’intervento del BIE in merito, si era soliti considerare esposizioni qualsiasi genere di manifestazione che rientrasse negli scopi già citati, tuttavia ad un certo punto sono state prodotte varie regolamentazioni che hanno portato ad una rigida distinzione tra le varie tipologie di eventi. Troviamo:

  • Esposizioni di I e II categoria, cioè quelle tenutesi tra il 1931 e il 1980;
  • Esposizioni Universali, cioè quelle tenutesi tra il 1980 e il 1996;
  • International Registered Exhibitions, cioè quelle tenutesi a partire dal 1980;

Inoltre, si considerano Universali soltanto alcune esposizioni svoltesi prima della creazione del BIE e, per questa ragione, ritenute “storiche“.

EXPO 2030 chiama, Corea del sud risponde

#EXPO2030 dovrebbe essere la prossima edizione dell’EXPO, dopo quella che si terrà nel 2025 a Osaka, Kansai, in Giappone, e come ogni EXPO che si rispetti, sono già arrivate numerose candidature.

Nello specifico, i quattro contendenti questa volta sono:

  • Corea del Sud, Busan: “Trasformando il nostro mondo, navigando verso un futuro migliore” (1 maggio 2030 – 31 ottobre 2030)
  • Italia, Roma: “Persone e territori” (1 maggio 2030 – 31 ottobre 2030)
  • Ucraina, Odessa: “Rinascita, tecnologia e futuro” (26 aprile 2030 – 14 ottobre 2030)
  • Arabia Saudita, Riyadh: “L’era del cambiamento” (1 ottobre 2030 – 31 marzo 2031)

Fino a maggio 2022, tra i contendenti figurava anche la Russia ma, a seguito dei terribili eventi che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo ancora Russia e Ucraina, la Russia si è ritirata dalla corsa.

Il paese ospitante verrà nominato a seguito della consueta riunione del BIE che avverrà nel 2023: per seguire maggiori aggiornamenti, vi consigliamo di aggiornare il sito ufficiale del BIE.

La nomina di ambasciatori ufficiali per i BTS

Dopo il panico generato dall’annuncio sorpresa dello (non) hiatus dei BTS dalla scena musicale e dopo le numerosissime voci, rivelatesi immediatamente false, circa lo scioglimento del gruppo che la HYBE ha prontamente smentito, il 17 giugno 2022 è arrivata ufficialmente la notizia circa la nomina ad ambasciatori ufficiali dell’EXPO2030.

Voci di corridoio, poi confermate dallo stesso sindaco di Busan, Park Hyung Jun, narrano che l’invito affinché i BTS partecipassero all’Expo come ambasciatori sia provenuto proprio dallo stesso sindaco, il quale ha contattato la HYBE in merito a questa possibilità e, il CEO della HYBE, Park Ji Won (succeduto a Bang Si Hyuk dopo le sue dimissioni avvenute nel 2021) ha confermato che il gruppo ha accettato sin da subito ben volentieri questa richiesta.

Ovviamente, è noto a tutti che un evento del genere porterebbe alla Corea del Sud un enorme ritorno, non solo in termini economici ma anche e soprattutto di fama a livello mondiale, consentendole di inserirsi ufficialmente tra i paesi che “settano” le regole del gioco sul piano globale: è, quindi, chiaro che la scelta dei BTS come ambassador ufficiali non sia stata affatto casuale ma tuttalpiù ben studiata a tavolino e (parere dell’autrice) anche scontata.

Ma cosa vuol dire essere ambassador ufficiali?

In qualità di ambasciatori, i BTS avranno il compito di partecipare a campagne pubblicitarie ed eventi in supporto della candidatura della Corea, anche se non è ancora chiaro quali saranno i termini e i modi di questa collaborazione; inoltre, al loro fianco in vesti di ambassador, troveremo anche l’AI Rozy e l’attore pluripremiato Lee Jung-Jae (che, nel caso non lo sapeste, abbiamo incontrato a marzo di quest’anno durante il FKFF!).

Non sapete chi è Rozy, la più famosa virtual influencer del mondo?

Date un’occhiata a questo articolo qui!

Se siete curiosi di saperne di più, vi consigliamo di seguirla su Instagram, rimarrete sbalorditi (o forse terrificati, chi lo sa)!

Certo è che la fama degli ARMY per il rendere sold-out qualunque genere di prodotto e contenuto viene proposto e promosso dai Tannies gioca sicuramente a favore dell’organizzazione in sé, la quale conta proprio su questo fortissimo legame tra fan e artisti per ottenere maggiore riconoscimento e riuscire effettivamente in quest’impresa.

Va, inoltre, ricordato che Busan non è proprio un luogo a caso per il gruppo: infatti, i membri Jimin e Jungkook sono originari proprio della città di Busan, quindi la loro presenza come ambassador della città e dell’EXPO è ancor più importante e significativa, quasi un ringraziamento per la loro città natale.

Il concerto gratuito a Busan: info base e come funzionerà

Annunciato tramite la piattaforma Weverse, i BTS terranno un concerto completamente gratuito in supporto alla candidatura della Corea del sud il 15 ottobre alle 6 PM KST (11:00 AM CET) dal Busan Asiad Main Stadium: questo avrà una capienza di 100.000 spettatori e pare che i biglietti siano andati sold-out nel giro di un paio di minuti, lasciando più di 400.000 persone in attesa.

Tuttavia, come se questo non fosse abbastanza, oltre al concerto in presenza, il concerto sarà trasmesso in live play nel parcheggio del porto internazionale di Busan.

Rendendosi conto, però, dell’ancora pressante richiesta, la HYBE il 20 settembre ha rilasciato un ulteriore comunicato con la quale ha annunciato la presenza di un ulteriore live play da Haeundae: per questo, però, a differenza degli altri due eventi, non era necessaria la previa prenotazione e sarà disponibile al pubblico tramite degli schermi posizionati per l’occasione.

Dopo aver fatto 30, però, perché non fare 31? Infatti, il bello non finisce qui perché, per chi non è riuscito a prendere i biglietti per il concerto e per i fan internazionali c’è comunque la possibilità di assistere al live stream, sempre gratuitamente, tramite la piattaforma Weverse, ZEPETO e NAVER NOW!

Per tutti i passaggi, vi consigliamo di controllare le vostre mail (se siete già iscritti alla piattaforma Weverse) oppure di dare un’occhiata a questo sito!

La città di Busan si sta preparando a questo enorme evento già da mesi ed è da giorni che iniziano ad apparire su Twitter e su Instagram le prime foto, non solo del palco al Busan Asiad Main Stadium, ma anche dell’intera città che, giorno dopo giorno, tende a tingersi sempre più di viola.

Non a caso, proprio in questi giorni gli hashtag #borahaefication e #borasan stanno impazzando sui social, accompagnati da numerosissime foto e avvistamenti dei vari fan giunti in città delle varie attrazioni principali già colorate di viola o delle strade dove riecheggiano i brani del gruppo.

La HYBE ha fatto degli accordi con alcune catene alberghiere della città per rendere ancor più memorabile la permanenza degli ARMY accorsi per il concerto, creando dei kit di benvenuto disponibili in alcuni alberghi convenzionati proprio a tema BTS – Yet to come in Busan.

ARMY o meno, questo concerto è un evento fondamentale per la Corea del Sud perché può davvero fare la differenza in termini di eleggibilità e potenzialità agli occhi del BIE: quindi, mi raccomando, non perdete questa occasione e godetevi lo show perché the best moment is Yet to come!

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#K-Book: “Lemon” di Kwon Yeo-sun

È iniziato il mese di settembre ed è ora di riprendere i nostri appuntamenti con #K-Book, la rubrica dedicata ai libri di letteratura coreana.

Prima della pausa, vi avevamo lasciato alcuni consigli su cosa leggere sotto l’ombrellone: anche noi, in spiaggia (ma non solo!) abbiamo portato alcuni titoli come “Lemon” di Kwon Yeo-sun, pubblicato in Italia pochi mesi fa da Il Saggiatore, nella traduzione di Benedetta Merlini. Ve ne parliamo in questo articolo.

“Lemon” di Kwon Yeo-sun: come le vite si misurano con il dolore

Kim Hae-on è di una bellezza tale da mettere in secondo piano ogni altra ragazza della classe e forse della scuola intera. Ha diciotto anni quando viene uccisa, e il suo corpo senza vita viene ritrovato in un parco da una coppia di passaggio. È il giorno dopo la finale dei mondiali di calcio disputati in Corea del Sud. Kim Hae-on ha il cranio sfondato e indossa soltanto un vestito di colore giallo: nessuno sa chi l’abbia uccisa, e le indagini della polizia non trovano nessun colpevole. I due sospetti, infatti, hanno entrambi un alibi. Così la vicenda cade nel dimenticatoio, ma lascia tracce indelebili nelle esistenze dei familiari di Hae-on e delle altre persone che la conoscevano.

L’immaginazione può essere dolorosa come la realtà. Anzi, anche di più, perché non c’é limite o fine alla fantasia.

Scopriamo tutto (o quasi) in un racconto a tre voci, che comincia molti anni dopo la morte della ragazza, con la ricostruzione dell’interrogatorio di Han Manu, uno dei sospettati: un ragazzo di umili origini, che dopo la scuola fa le consegne in una polleria, e che dice di aver visto Hae-on nell’auto di un altro ragazzo del liceo, Shin Jeong-jun. Figlio di un facoltoso commercialista, Jeong-jun è l’altro sospettato, dal momento che potrebbe essere l’ultimo ad aver visto la giovane Hae-on ancora viva. Potrebbe essere una storia in cui il più debole e povero paga per questo delitto e il più ricco riesce invece a sfuggire alla legge, ma in “Lemon” la vita si accanisce in modo diverso sui protagonisti. Entrambi gli alibi sono sufficienti a evitare l’accusa, così il caso resta irrisolto.

La sorella di Hae-on, però, non si dà pace: a distanza di tempo, continua a cercare la verità e comincia cercando Han Manu, che ha bollato come responsabile. È proprio Da-on, infatti, una delle voci narranti: una donna spezzata dal dolore della perdita, che non le ha soltanto tolto il sorriso e la spensieratezza di vivere, ma l’ha spinta a trasformarsi in una copia della sorella defunta, attraverso la chirurgia plastica.

I pensieri di Da-on si alternano a quelli di Shangui, una ragazza più grande conosciuta al club scolastico di poesia. Questa passione in comune, sviluppata con talento e modalità differenti da entrambe, le aveva portate ad avvicinarsi, durante il liceo. Quando si ritrovano, sono passati anni dalla sera che ha cambiato per sempre ogni prospettiva di Da-on verso il mondo. Ma anche Shangui ha vissuto una parte del trauma, e racconta di che atmosfera regnava nella scuola dopo l’accaduto.

Alle loro voci se ne aggiunge una terza, più misteriosa, che introduce nuovi dettagli sulla morte di Hae-on grazie ai quali è forse possibile comprendere meglio cosa sia davvero accaduto quella sera lontana.

In 8 capitoli, che hanno tutti un nome significativo e una data, la scrittura di Kwon Yeo-sun scorre veloce e affilata, rapida e incessante. Da una lato c’è la tentazione di leggere ancora e provare a capirne di più, dall’altro il bisogno di fermarsi e metabolizzare.

“Lemon” è un romanzo breve, di neanche 150 pagine, che sa prendersi il suo tempo e restare ben impresso nella memoria anche una volta terminato.

Il limone del titolo non torna solo nel giallo del vestito con cui viene trovata la vittima, ma anche nell’asprezza di certi passaggi, che riflettono quella della vita. Esistenze atterrite da un evento tragico, ma anche dai colpi di mano del destino, e collegate tra loro dal senso di smarrimento e, in qualche modo, dall’isolamento a cui si può andare incontro nella società.

L’autrice, Kwon Yeo-sun

Kwon Yeo-sun è nata ad Andong nel 1965. Ha vinto diversi premi letterari, tra cui il prestigioso Sangsang Literary Award. Nel 2019 ha pubblicato “Lemon”, primo romanzo tradotto in inglese e in italiano.

Avete già letto questo libro? Fateci sapere! Nel frattempo, appuntamento alla prossima.