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“Bad and crazy” – La coppia che scoppia

Nome: Bad and Crazy (배드 앤 크레이지)

Network: iQiyi, tvN

Episodi : 12

Genere: Action, Thriller, Mystery, Fantasy

Cast principale: Lee Dong-wook, Wi Ha-joon, Han Ji-eun, Cha Hak-yeon

Dove vederlo: Dramacool

Voto: 8.5/10

Con il solo casting di Lee Dong Wook, Wi Ha Joon e Han Ji Eun, siamo orgogliosi di dare alla luce un eroe unico e un rinfrescante drama d’azione che serve la giustizia.  La piacevole ma eccitante sinergia completata dai tre attori darà agli spettatori un divertimento pazzesco e un’eccitazione che può essere vista solo in “Bad and Crazy”, quindi per favore aspettatelo.

È questa la premessa che i conduttori del drama hanno rilasciato prima dell’uscita di Bad and Crazy. Ma sono riusciti a mantenere quanto detto?

Bad and Crazy sarà il primo drama in cui Lee Dong-wook apparirà come protagonista principale dopo ‘The Tale of the Nine-Tailed’, mentre Wi Ha-joon, che è stato visto e amato come Junho nel fenomeno globale “Squid Game”, avrà il suo primo ruolo da protagonista con Bad and Crazy: che ne pensiamo di quest’accoppiata?

La chimica tra Lee Dong Wook e Wi Ha Joon è sorprendente e questo bromance promette di divertire molto il pubblico ma anche di far riflettere su molti temi interessanti della vita quotidiana.

Trama

Il drama è diretto da Yoo Sun Bong e scritto da Kim Sae Bom, che hanno lavorato insieme al drama di successo della OCN “The Uncanny Counter”.

Bad and Crazy racconta le vicissitudini del detective capace ma “cattivo”, Ryu Soo Yeol, disposto a fare qualsiasi cosa per soldi e per entrare nelle grazie dei suoi superiori per ricevere una promozione, e del suo incontro con K, un ragazzo un po’ fuori dal comune e con qualche rotella fuori posto, intollerante verso le ingiustizie e disposto a tutto per riuscire a realizzare il suo sogno: diventare l’eroe dei suoi tempi.

Perché “Bad and Crazy”?

Perché rappresenta i due caratteri predominanti dei protagonisti!

Soo Yeol è il “bad” della vicenda, non nel senso di cattivo come antagonista ma come personaggio dalla dubbia morale, infatti è un detective corrotto e opportunista: esperto nel razionalizzare le cose, si impegna nel lavoro solo se può soddisfare i suoi desideri egoistici. È disposto a chiudere un occhio per la maggior parte delle ingiustizie, e la sua natura discreta lo aiuta sopravvivere in una società competitiva.

Dall’altro lato abbiamo K, il “matto” della narrazione, che entrerà a gamba tesa nella vita di Soo Yeol, perché proprio mentre Soo Yeol sta per ricevere la promozione che aspettava da tempo, K stravolgerà la sua esistenza con il suo essere “pazzo per la giustizia”: K crede di esistere per portare giustizia al mondo corrotto e la prima persona che ha scelto per iniziare questo percorso è proprio il detective corrotto Yeol, in quanto si trova sopra il crimine ma spesso è egli stesso ad “infrangere” la legge per trarne un guadagno personale.

K è irascibile e aggressivo nella misura in cui i suoi pugni partono prima delle sue parole ma è anche una figura pura e divertente che vive all’insegna della giustizia.

Come in tutti i K-drama che si rispettino, anche Bad and Crazy ha la sua “quota rosa“, in questo caso rappresentata da una fantastica Han Ji Eun nelle vesti di Lee Hee Kyum, una “bad bitch” dal carattere forte ma amabile: abile nel judo al punto da essere al livello della squadra nazionale, non riuscendo a dimenticare la sensazione di euforia provata quando ha sopraffatto i bulli durante i suoi giorni di scuola, sceglierà di fare domanda per entrare nell’unità investigativa anti droga, un reparto che richiede più coraggio degli altri. Proviene da un ambiente ricco e ha avuto una buona educazione, ma all’interno della sua famiglia è considerata la “pecora nera”.

Soo Yeol e Lee Hee Kyum erano una volta una coppia e, prima che di frequentarsi, erano già colleghi di lavoro, infatti il protagonista era il superiore della ragazza: ironia della sorte, i due si imbatteranno ripetutamente sulle stesse scene del crimine.

Cha Hak Yeon interpreta l’ufficiale di polizia Oh Kyung Tae il più giovane membro del dipartimento investigativo anticorruzione dell’agenzia nazionale di polizia: talmente gentile al punto che la gente si chiede se una persona del genere possa esistere a questo mondo, ha anche un ardente senso della giustizia e del dovere. Avendo realizzato il suo sogno di diventare l’ufficiale che ammirava, decide di mettere la sua vita nelle mani della giustizia piuttosto che implorare la sua vita dall’autorità corrotta.

Le varie disavventure e i vari casi che il protagonista dovrà affrontare nel corso della storia lo porteranno a maturare sia sulle sue scelte di vita sia nel suo atteggiamento verso gli altri, in particolare verso K: Soo Yeol, all’inizio, farà di tutto per liberarsi di K ma col tempo le cose cambieranno, portando i due protagonisti a collaborare.

CORRUZIONE E DROGA

Il drama ruota attorno al tema della corruzione e della droga.

Inizialmente Ryu Soo Yeol risolveva i casi che gli venivano assegnati con freddezza e distacco, ma dopo l’incontro con K tutto cambierà perché durante i 12 episodi il protagonista dovrà risolvere molti casi di omicidio legati principalmente allo spaccio di una nuova droga sul mercato: a risolvere ed investigare sui vari casi non sarà da solo ma sarà affiancato, oltre che dalla sua squadra, anche da K e grazie a lui acquisirà più umanità e sarà in grado di risolvere tutti i casi con un atteggiamento diverso.

Soo Yeol scoprirà solo più tardi grazie al suo intuito infallibile, che non si tratta di semplici casi collegati alla droga perché dietro questi crimini vi è molto di più! Tutti i casi che analizzerà sono connessi tra loro da due fili conduttori: uno che riguarda il denaro sporco e la corruzione nel mondo delle forze di polizia e un altro rappresentato dalla manipolazione mentale.

LA DOPPIA PERSONALITA’ DEL DRAMA

Le scene del drama sono comiche ma non ridicole e l’orrore e il dolore delle vittime emerge nel corso degli episodi che, man mano, acquistano maggiore profondità: fornisce implicazioni sociali affrontando casi di criminalità che si verificano effettivamente, e impressiona lo spettatore con sequenze delicate, riflessioni metaforiche e figurative sulla psicologia criminale.

Basato su storie di crimini, fa satira sulla realtà dei circoli legali e di polizia coreani, spesso corrotti e governati da un sistema patriarcale come in tutti i Paesi.

FERMI TUTTI: FREUD AVEVA RAGIONE!

Soo Yeol soffre del disturbo della personalità multipla o disturbo dissociativo dell’identità: cosa implica questo disturbo?

Il soggetto che ne soffre presenta due o più identità e vuoti di memoria rispetto a eventi quotidiani, importanti informazioni personali ed eventi traumatici o stressanti, così come numerosi altri sintomi… Proprio come il nostro protagonista!

Durante il corso degli episodi scopriremo che il nostro Detective deve fare i conti con un passato oscuro del quale non ricorda granché e il quale gli ha provocato non pochi traumi!

Come ci ricorda in nostro vecchio Freud, sappiamo che i traumi infantili possono essere rimossi e dimenticati, causando nella vita adulta diversi sintomi che danneggiano il benessere psicofisico, ma che possono riaffiorare grazie a delle sedute di ipnosi: probabilmente anche Soo Yeol conosce gli studi di Freud, dal momento che si sottopone a delle sedute ipnotiche che tiene con il suo fidato “guaritore di cuori”, Yum Geun-Soo (Choi Kwang-Je), per scoprire di più sul suo passato e su se stesso.

Ma non è solo durante la narrazione che incontriamo riflessioni e associazioni alla psicologia! La fotografia di questo drama è ben realizzata attraverso l’utilizzo della color grading. Cos’è?

Ci si serve dei colori per descrivere emozioni e riuscire a coinvolgere al meglio lo spettatore: un esempio è l’uso che si fa del colore blu associato a Soo Yeol, per rappresentare l’idea di solitudine, razionalità o stupore.

Il blu, spesso, è contrapposto al rosso utilizzati per K, a rappresentazione della follia e dell’aggressività ma anche della passione.

Il colore nero, invece, è utilizzato in entrambi i protagonisti ed è di per se un colore cupo che rappresenta tristezza, paura e infelicità ma anche il lato oscuro che si cela dietro questi personaggi: è il colore ci accompagna in ogni episodio diventando quasi uno dei personaggi!

COSA SI NASCONDE DIETRO LE PORTE?

La porta è spesso associata a significati simbolici: può indicare il concreto attraversamento di un luogo o il più astratto varco dall’età infantile a quella adulta ma vi è un’ulteriore declinazione, che indica il cambiamento socio-culturale di un individuo, come il passaggio da uno stato sociale ad un altro.

Nell’arte e in ogni espressione trascendentale, la porta è intesa come un limite ed assume un valore negativo: nel drama questo concetto viene ripreso quando Soo Yeol cerca di aprire delle porte ma queste non si aprono o K glielo impedisce, anche se nella realtà esse indicano una divisione degli ambienti ed una tutela della nostra intimità; da un lato, quindi, sono un ostacolo, dall’altro una protezione.

All’interno di Bad and Crazy tutte queste dimensioni convergono nelle porte dell’inconscio del protagonista che cerca continuamente di aprile talvolta ostacolato da K altre aiutato.

CONCLUSIONE

Se volte guardare un drama leggero che vi farà morir dalle risate, ma allo stesso tempo in grado di farvi emozionare Bad and Crazy è fatto su misura per voi!

L’avete già visto e se no, lo vedrete? Cosa ne pensate? Vi è piaciuto? Fateci sapere nei commenti!

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“All of us are dead”: terrore tra i banchi di scuola

Dopo il successo dello scorso anno di “Squid Game”, “All of us are dead” scala le classifiche di più di 30 stati a livello globale, pronto a conquistare il mondo uno zombie alla volta

  • Genere: apocalittico, horror, action
  • Anno: 2022
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 12
  • Cast principale: Park Ji-Hu, Yoon Chan-Young, Cho Yi-Hyun, Park Solomon
  • Voto: 8,5

Vi siete mai chiesti cosa sarebbe successo se nel bel mezzo di una qualunque lezione la vostra scuola si fosse rivelata l’epicentro di un’epidemia zombie?

Se siete facilmente impressionabili, “All of us are dead” potrebbe non fare esattamente al caso vostro: questa ultima serie coreana di Netflix lascia ben poco all’immaginazione, mostrando a 360 gradi cosa significa essere uno studente liceale alle prese con una delle più feroci epidemie zombie viste finora in televisione.

Attenzione: può contenere tracce di spoiler!

La storia

All of us are dead” è un’opera che vede il suo principio nell’uscita dell’omonimo webtoon di Joon Dong-geun nel 2009.

Tutto ha inizio sul tetto di un edificio di Seoul, in una notte tempestosa la cui pioggia però non riesce a nascondere le orribili azioni che un gruppo di studenti sta compiendo nei confronti di un loro compagno di scuola.

I bulli se la stanno prendendo per l’ennesima volta con il povero ragazzo, ma qualcosa sta cambiando: i suoi occhi sono rossi, scure vene iniziano a rigargli il viso, e lui sembra finalmente reagire, anche se non riesce comunque ad avere la meglio sui suoi assalitori.

Il padre, venuto a conoscenza del fatto, corre all’ospedale dove trova miracolosamente il ragazzo ancora in vita, ma c’è qualcosa che non va in lui e l’uomo sembra essere l’unico a non essere stupito della cosa.

Appena il ragazzo inizia a mostrare i primi sintomi di una rabbia incontenibile che lo porta a voler uccidere il suo stesso padre, l’uomo prende una Bibbia che era appoggiata su uno scaffale lì vicino e la usa come arma per uccidere il figlio. Nell’intento di sbarazzarsi del corpo, però, il cadavere continua a muoversi. Noi pensiamo di aver capito cosa sta per succedere, e voi?

Un virus tra i banchi di scuola

Il padre del ragazzo, scopriremo essere non altri che il professore di scienze Lee Byeong-chan (Kim Byung-chul, Goblin) del liceo di Hyosan, l’istituto che vedrà al suo interno l’inizio dell’irrefrenabile contagio quando una studentessa fin troppo curiosa verrà morsa sul dito da un topolino portatore di un virus che in pochi secondi ha la capacità di trasformare una persona in un “mostro mangia uomini”.

Da sinistra verso destra, Nam-ra (Cho Yi-Hyun), Lee Suhyeok (Park Solomon), Cheong-san (Chan-Young Yoon) e On-jo (Park Ji-hoo)

A scuola, On-jo (Park Ji-hoo) e Cheong-san (Chan-Young Yoon) sono amici fin da quando erano piccoli, ma come spesso accade uno dei due sembra nascondere un sentimento che va oltre la semplice amicizia. Il tutto verrà fuori alla luce del sole quando On-jo deciderà di dichiararsi per Lee Suhyeok (Park Solomon), ex bullo che ora è uno dei ragazzi più ammirati della scuola, senza sapere che lui ha però come obiettivo la bella Nam-ra (Cho Yi-Hyun), capoclasse dal carattere taciturno che le rende difficile stringere amicizie con i suoi compagni.

I protagonisti della serie non sono altro che ragazzi del liceo alle prese con le difficoltà che ogni teenager deve affrontare in quel periodo della sua vita, ma presto dovranno imparare ad accantonare qualsiasi tipo di rancore o sentimento per fare squadra e cercare di sopravvivere a una minaccia che nessuno di loro avrebbe mai immaginato di dover affrontare.

Quando i primi contagiati iniziano ad irrompere nelle classi e correre per i corridoi dell’edificio, sarà già irrimediabilmente troppo tardi: da una singola ragazza, in pochi minuti sono centinaia gli zombie che inseguono e mordono chiunque si trovi per la loro strada. E così, luoghi di ritrovo come la mensa, la biblioteca, i campi sportivi o la palestra diventano sedi di puro terrore, tra ragazzini che corrono per le loro vite e violenti zombie assetati di sangue che non accennano a diminuire in numero.

Il caos regna zombie

Fin dalla prima puntata, e in seguito agli avvenimenti di cui avete appena letto, gli zombie saranno inarrestabili e la scuola diventerà il primo campo di battaglia di questa incontenibile epidemia.

Così i giovani studenti si troveranno per la prima volta da soli davanti ad un pericolo che non lascerà loro scampo, costretti a comportarsi da adulti quando quegli stessi adulti che dicevano loro che li avrebbero aiutati nel momento del bisogno questa volta non sembrano arrivare in loro soccorso.

“Non chiederò mai più nulla agli adulti”

Perché nella scuola intanto il tempo passa e i pochi superstiti che vediamo tentare di nascondersi dai migliaia di zombie che ormai popolano l’edificio, stanno ancora aspettando nella speranza che gli adulti arrivino a salvarli. Non importa se si tratta di quei genitori che avevano promesso loro di andare a prenderli, di poliziotti o i vigili del fuoco… Ogni giorno che passa quella speranza di un mondo dove gli zombie non hanno preso il sopravvento sembra farsi sempre più lontana.

Il bullismo e la legge del più forte

“La scuola non interessa a nessuno, sennò ci avrebbero già salvati. Salvati dal bullismo.”

Azioni memorabili a parte, tra spietate orde di zombie e ingegnosi piani di fuga che saranno capaci di non annoiare mai lo spettatore davanti a 12 puntate di aule di scuola infestate, la vera sorpresa è il significato che si cela dietro l’origine e la creazione di questo virus: la serie, volutamente raccontata in modo da sottolineare e condannare più volte il bullismo che le scuole coreane (e non solo, purtroppo) continuano a nascondere, ci rende partecipi della storia del professore di scienze e ci rivela infatti, puntata dopo puntata, quale fosse il suo intento iniziale.

Ho messo gatto e topo nella stessa scatola. La maggior parte dei topi, pietrificati, tremavano di paura. Ogni tanto, però, c’era un topo che perdeva i sensi per la paura e attaccava il gatto. Io ho estratto e affinato l’ormone, l’ho fatto per tutti quei topi che tremano di paura. Credevo che trasformando la paura in rabbia, sarebbe diventato più forte.”

Questo non è un virus dall’origine sconosciuta o poco chiara, ma creato da una persona il cui scopo era salvare il figlio dalle angherie e dai torti che stava subendo, renderlo più forte in modo da non vederlo mai più succube di una violenza che non meritava: è il prodotto di un padre che ha studiato e ha trovato nel suo stesso studio la condanna dell’umanità, volendo trasformare la paura in un meccanismo di difesa in grado di rendere tutti quei soggetti più deboli finalmente capaci di contrattaccare e difendersi con le proprie forze.

Ma la legge della natura vuole che quando inizi a sfidare la natura stessa, questa ti si ritorcerà contro: un siero che doveva essere in grado di far combattere al figlio i mostri della sua vita non ha fatto altro che trasformare lui stesso nel peggiore dei mostri e, ora, la legge del più forte vede un virus letale fare sempre più vittime, lasciando ai più deboli sempre meno possibilità di sopravvivenza.

Capiranno le poche persone rimaste in vita che la più grande forza risiede solamente nell’unione e nella collaborazione di tutti? C’è speranza di salvezza oltre la scuola o il mondo è già caduto nelle mani degli zombie?

Commento finale

Un teen horror drama che regala molto più di quello che promette: 12 episodi ricchi di scene di azione davvero impressionanti, mai scontate e per nulla ripetitive. La narrazione è scorrevole, i cliffhanger a fine episodio invogliano lo spettatore a proseguire senza troppi indugi, merito anche di una fantastica interpretazione degli attori che hanno saputo mantenere alta l’attenzione fino alla fine del racconto.

Unico punto a sfavore è la poca caratterizzazione di alcuni personaggi, sarebbe stato infatti molto interessante se avessero aggiunto delle scene retrospettive laddove si è voluto invece dare spazio a storie secondarie poco accattivanti perché un po’ troppo parte di narrative già viste.

Last but not least: alcune morti sarebbero state totalmente evitabili.

Nonostante questi piccoli appunti, “All of us are dead” è un titolo assolutamente da non perdere: un mix di scene che vanno dal drammatico al comico, del tutto diverso da “Happiness“, simile sotto certi punti di vista a “Sweet Home” e talvolta memorabile quanto “Train to Busan“, “All of us are dead” riesce ancora una volta a cambiare le carte in gioco e a proporre qualcosa di nuovo che sarà sicuramente capace di appassionare chiunque gli darà una possibilità.

Otterrà secondo voi una seconda stagione? Il finale, almeno per ora, rimane aperto alla nostra interpretazione.

Il cast della serie in un poster ufficiale Netflix
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“Happiness”: quando i mostri sono umani

“Do you remember how it was during the COVID-19 outbreak? Did you maybe catch COVID-19 because you did something wrong? Diseases.. don’t pick who gets them or not. The infected people shouldn’t be kicked out without even a chance to get treated.”

Sono ormai due anni che il nostro mondo si trova alle prese con il Covid-19.
Sono ormai due anni che abbiamo imparato a convivere con una realtà che mai ci saremmo aspettati di vivere in prima persona, una realtà che eravamo abituati a vedere forse solo nei film, tra virus, paura, lockdown, quarantene e restrizioni. Una realtà che purtroppo è diventata invece sempre meno fantascientifica e che ci ha improvvisamente travolti cogliendoci totalmente impreparati.

Il mondo di certo non è più lo stesso ed Happiness è la prima serie in assoluto che fa sua quella realtà che ognuno di noi sta vivendo proprio oggi, e che ce la racconta come mai aveva fatto nessun altro prima, regalandoci una storia che sarà difficile non sentire nostra a causa della vera battaglia che racconta dietro l’insorgere di un nuovo virus: non perdere noi stessi  e i valori che ci appartengono in momenti difficili come quelli di una pandemia.

I must del genere zombie, cosa rende Happiness così unico e diverso dagli altri titoli?

Quando si parla del genere apocalittico, e soprattutto di quello zombie, la Corea è uno di quei Paesi che gli ha reso maggiormente onore regalando al grande e piccolo schermo grandi titoli come il famosissimo “Train to Busan”, “Kingdom” o i più recenti “Alive” o “Sweet Home”.

Ecco che quindi Happiness potrebbe sembrare un altro pezzo aggiunto al grande puzzle del genere, un’altra serie incentrata sulla diffusione di un virus e sulla lotta per la sopravvivenza dei suoi personaggi.

Invece indovinate un po’, non è proprio così. 

Perché Happiness non si ferma a raccontare tutto ciò, ma va oltre, concentrandosi sul cambiamento della persona, la pazzia, l’isterismo collettivo, insomma mai serie è stata più attuale considerando i tempi che stiamo vivendo.. solo che qui stiamo parlando di un virus molto più fatale, uno che rende gli uomini belve assetate di sangue e capaci di uccidere chiunque pur di soddisfare la loro sete. Ma li si può forse definire mostri, o assassini, solo perché infetti?

Trama: un virus alle porte, un matrimonio organizzato

Yoon Sae-bom (Han Hyo-Joo, W – Two World Apart) e Jung Yi-Hyun (Park Hyungsik, Strong Woman Do Bong Soon) sono amici dai tempi di scuola, un periodo particolarmente difficile delle loro vite che li aveva visti protagonisti di sfortunati incidenti che avevano fatto perdere a lei anni di studio, facendole sentire il peso di essere in ritardo rispetto agli altri nella vita scolastica tanto quanto in quella lavorativa, e a lui abbandonare la carriera sportiva in quanto giovane promessa del baseball con un ginocchio infortunato.

In un futuro prossimo in cui il Covid-19 è stato da poco debellato, i due diventano ben presto anche colleghi di lavoro: Sae-bom nelle forze anti terrorismo, Yi-Hyun in una squadra poliziesca contro i crimini violenti.

La Corea, così come il mondo intero, sta ancora cercando di rialzarsi e dimenticarsi del Coronavirus che tanto ha cambiato la nostra vita.

“The world is a bit different from how it was before COVID-19, but thanks to that we learned how precious an ordinary day can be”

Insomma, tutto sembra tornato in uno stato di semi normalità e Yoon Sae-bom concentra tutte le sue forze nel realizzare il sogno di una vita: abitare in un appartamento tutto suo, un posto da poter chiamare “casa” e dove pensa potrà finalmente trovare quella felicità che tanto cerca.

Così, quando le viene offerta la possibilità di trasferirsi in un nuovissimo quartiere esclusivo che affitta delle unità alle forze speciali in base a punteggio del profilo e status sociale, coglie l’occasione al volo e chiede al suo amico di una vita Yi-Hyun se è d’accordo a sposarla per ottenere la casa. Lui, che fin dai tempi di scuola nutriva un affetto particolare per la ragazza, accetta.

I due sono pronti a iniziare questo nuovo capitolo della loro vita insieme ma, proprio a seguito del loro trasferimento, un nuovo virus ben peggiore rispetto al Covid-19 minaccia di spazzare ogni sogno o progetto futuro, gettando il mondo nuovamente nel caos quando iniziano a comparire sempre più casi di persone assetate di sangue e totalmente fuori controllo.

Quando un focolaio viene individuato proprio nel complesso residenziale dove i due protagonisti si sono trasferiti, i residenti si trovano ben presto bloccati all’interno del quartiere in una quarantena che non sembra avere fine, tra un virus imprevedibile e persone che presto inizieranno a perdere la ragione in una situazione tanto disperata.

“I always dreamed of having a place that is completely my own, I am almost there… the world can’t collapse now”

La visione di un mondo post Covid

“Do you know what we learned from COVID-19? Getting by is more important than a few people biting and killing each other.”

A capo del servizio sanitario militare troviamo il tenente colonnello Han Tae Seok (Jo Woo-jin, Goblin), un uomo freddo, senza scrupoli, disposto a tutto pur di fermare questo nuovo virus prima che sia troppo tardi. L’unica cosa di cui è a conoscenza è che a scatenare la malattia sarebbe una pillola, la “Next”, prodotta ai tempi del Covid-19 per combattere la polmonite e che ora, se assunta, provocherebbe il virus. 

Protagonista di molte scelte discutibili sulle modalità con cui affronta l’emergenza, è anche però convinto che sia necessario agire unicamente in base alle possibilità di successo dello stop dei contagi, anche se questo significa rinunciare al suo lato umano e sacrificare la vita di molti per risparmiare quella di tanti altri.

“We must prioritize. Who is more needed, and what is more useful.” – Han Tae Seok

I did all sorts of things to lower the number of the infected.
Lockdowns, quarantines, killing.
I have enough blood on my hands.

E queste non sono frasi che rappresentano solo la visione del singolo colonnello, ma che dimostrano in questo caso quanto il Coronavirus abbia lasciato un segno indelebile che condiziona ormai anche il modo di pensare e di affrontare un nuovo pericolo viste le conseguenze che già abbiamo subito in una situazione simile. Han Tae Seok è simbolo di un mondo che non è più disposto a ragionare sul da farsi, ma agisce all’istante anche compiendo azioni che vanno contro ogni morale.

Sì, perché ben presto scopriremo che questo nuovo virus (che nella serie viene chiamato “mad person desease”) non trasforma in modo permanente le persone in zombie: queste infatti, una volta placata la loro sete bevendo il sangue altrui, torneranno ad essere le persone di prima, in attesa di un attacco che farà perdere loro nuovamente la ragione. 

Ci si può quindi sentire in pace con se stessi sacrificando e uccidendo persone che ancora possono tornare in loro e che sono semplicemente malate?

E’ questa la difficile scelta che deve compiere il colonnello, senza una cura in grado di diminuire il numero dei malati e sempre meno tempo a disposizione.

I residenti: la lotta di classe e lo status sociale coreano

“Just because it was fine yesterday doesn’t mean it’s going to be fine today.”

Per la maggior parte dei 12 episodi, la serie si focalizzerà quindi nel mostrarci la condizione in cui si ritroveranno a vivere e doversi confrontare i residenti del condominio in quarantena.

Oltre a Sae-bom e Yi-hyun, appena trasferitisi, sono in molti infatti ad abitare gli appartamenti, già da tempo divisi tra affittuari (che vivono tra il primo e quinto piano) e proprietari (dal sesto fino al quindicesimo).

Quella che ci viene presentata è, praticamente, una gerarchia tanto netta all’interno del palazzo quanto nella vita reale: in Corea, infatti, avere una casa di proprietà è l’obiettivo principale dei risparmi di una vita, in quanto possederne una attribuisce alla persona uno status sociale alquanto elevato. Questa differenza la faranno notare per primi proprio gli stessi proprietari che, invece che preoccuparsi del pericolo a cui presto saranno esposti, continuano a far presente agli affittuari di prestare ben attenzione a cosa faranno o diranno, preoccupati che il valore dei loro appartamenti possa subire un’importante svalutazione a causa dell’emergenza.

Ed è affascinante come per tutta la narrazione quello che ricorderemo dei residenti del palazzo non saranno tanto i loro nomi, quanto invece il numero dell’appartamento in cui risiedevano, dal ragazzo dell’attico del 1501 alla coppia dell’impresa di pulizie che invece si era sistemata nel 201.

E’ così che tra gli infidi vicini, chiara rappresentazione della società e delle mire egoiste che continuano ad esistere anche in situazioni emergenziali che richiederebbero invece la trasparente collaborazione e unione di tutti, i nostri due protagonisti ospiteranno nel loro appartamento il collega e amico detective Kim Jungkook e l’adorabile bambina dell’appartamento 502 Park Seo-Yoon, rimasta sola dopo che i suoi genitori erano stati lasciati fuori dall’edificio.

Chi sono i veri mostri?

Una donna che vuole farsi eleggere rappresentante, un avvocato che non perde occasione di promuovere i suoi consulti legali, un dottore la cui ultima preoccupazione è la salute di chi gli sta attorno e un figlio che non si cura dei suoi genitori ma di aver successo sul web. E mentre il mondo sta cadendo a pezzi, i residenti del palazzo riveleranno puntata dopo puntata la loro vera natura, rimuovendo definitivamente la maschera che avevano fatto tanta fatica a costruire e mostrandosi per chi sono veramente. Chi sono quindi i veri mostri? Chi è malato e non ha modo di controllare i propri istinti o chi, invece, sceglie consapevolmente di sabotare e raggirare gli altri?

Happiness, il perché dietro al titolo

“Becoming happy.. is hard”

Vi siete chiesti a cosa volessero alludere gli autori della serie quando hanno deciso di titolare una storia apocalittica come questa “Happiness”? 

Effettivamente il titolo potrebbe sembrare un vero e proprio azzardo, in fondo come può la parola “felicità” fare da titolo a un thriller come questo? La risposta però è nascosta proprio dietro l’angolo, perché saranno molti i momenti che durante la visione degli episodi ci faranno ragionare sul vero significato dell’opera, e dove questa vuole portarci a riflettere. 

Un mondo lasciato al suo destino, bugie, inganni, chi si trasforma in zombie e chi invece non fa altro che ostacolare gli altri pur di sopravvivere, un vero e proprio dipinto di orrore e terrore generato non solo da chi è malato, ma soprattutto da chi è ancora umano. E dove si trova allora la famosa felicità di cui tanto si parla?

In Happiness così come nella vita reale, la vera felicità si trova proprio nelle piccole cose, in quei momenti che spesso tendiamo a dare per scontato, in quel calore famigliare che solo quei rapporti veri e indissolubili che creiamo con le persone con cui scegliamo di condividere la nostra quotidianità sono in grado di darci. Quella felicità che troppo spesso abbiamo proprio davanti ai nostri occhi, ma che solo i momenti più difficili possono farci riscoprire.

Getting an apartment is important, but who you’re with is more important”

Commento finale

Potrei stare ore a descrivere questo piccolo capolavoro di serie, ma preferisco di gran lunga che vediate con i vostri occhi quanto sia in grado di comunicare in soli 12 episodi.

Quando l’ho iniziata pensavo davvero mi sarei trovata davanti all’ennesimo titolo del genere thriller (che peraltro adoro), ma mai mi sarei aspettata di sentirmi così tanto legata alla storia e ai suoi personaggi: dall’odio profondo all’amore più vero, una regia e un cast spettacolare che insieme hanno dato vita a un’opera che difficilmente dimenticherete, capace di emozionare con sequenze che si distaccano ben poco dal nostro ordinario.

Una cosa è certa: Park Hyung-Sik e Han Hyo-joo non potevano scegliere serie migliore per il loro ritorno in televisione! La loro performance è stata davvero impressionante, così come quella di chi ha fatto da contorno alla storia, il tutto completato alla perfezione da una fantastica scenografia fatta di location curate nel minimo dettaglio e una colonna sonora di un artista poco conosciuto (che tra l’altro vi consiglio vivamente di ascoltare) come Joe Layne che ha saputo donare alla serie delle canzoni che accompagneranno per sempre le sue scene più memorabili.

Una serie che tocca nel profondo come mai prima d’ora in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, dove il futuro è incerto e la confusione regna ormai sovrana nelle nostre case, ed è sempre più difficile mantenere intatti quei valori che ci caratterizzano in quanto essere umani.

Non credete forse che la solidarietà e l’impegno collettivo dovrebbero essere forse alla base dei momenti di difficoltà, invece che l’egoismo e il puro interesse personale che in molti hanno dimostrato in questi due anni?

Incredibile in ogni suo aspetto, un’avventura carica di colpi di scena e legami tanto forti da tenere incollati allo schermo per 12 puntate. Scorrevole, accurato, crudele e magnetico, Happiness non è solo un drama apocalittico, ma una storia che ci ricorda cosa significa essere umani, nonché un viaggio che ci guida alla scoperta del vero significato della parola felicità.

Voto finale: 10 

  • Genere: drammatico, apocalittico, thriller, horror, action
  • Anno: 2021
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 12
  • Cast principale: Han Hyo-joo-joo, Park Hyung-sik, Jo Woo-jin
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“Vagabond”: la verità dietro un disastro aereo

Cha Dal-Geon (Lee Seung-gi) e Go Hae-ri (Bae Suzy) in una scena della serie

Un cecchino in mezzo al deserto. Una donna scende da un’auto. Uno sparo nel buio.

E’ con questa sequenza di immagini che Vagabond, serie d’azione distribuita a livello mondiale da Netflix e rilasciata a partire dal 20 settembre 2019 nella stessa piattaforma, inizia la narrazione della sua storia.

Con i suoi 16 episodi, ci racconta una storia la cui trama colpisce sin dai primi 30 minuti di visione, tanto da ritrovarvi alla fine della prima puntata con talmente tante domande per la testa da non riuscire a non proseguire per capire dove si cela la verità della storia, la storia di un uomo che, per vendetta, sarà pronto a mettersi contro i più grandi poteri dello Stato.

Trama

Cha Dal-Geon e suo nipote Cha Hoon

Cha Dal-Geon (Lee Seung-gi) è un giovane stunt-man che cerca di crescere nel migliore dei modi suo nipote Cha Hoon, rimasto orfano dei genitori. 

Per tutta la sua vita tenta di offrire a Cha Hoon un’infanzia dignitosa e, presosi la responsabilità del piccolo, inizia perciò dopo vari tentativi falliti a fare lo stunt-man per varie produzioni, anche se questo presto si rivelerà essere un lavoro pericoloso e che non gli permette di passare molto tempo col nipote.

Questo creerà varie incomprensioni tra i due: da una parte Dal-geon che si sacrifica cercando di dare il massimo, dall’altra Cha Hoon che lo rimprovera dicendogli che dovrebbe essere più responsabile.

E’ così che, nel momento in cui il nipote deve prendere un aereo per il Marocco per andare in gita con la sua classe di taekwondo, i due si lasciano in malo modo, con il piccolo che raggiunge l’aeroporto senza salutare suo zio.
Quello che nessuno dei due poteva sapere però purtroppo, è che quel saluto mancato sarebbe potuto essere invece il loro ultimo addio: l’aereo sul quale era salito Cha Hoon, infatti, precipita, e così lui insieme ad altri 200 passeggeri perdono la vita.
Scoperta la notizia, la disperazione prende piede tra le famiglie delle vittime, ma quando questi partono per il Marocco per celebrare il funerale dei loro cari, è qui che Dal-geon nota qualcosa che sconvolge totalmente la loro visione del tragico incidente, che la stampa e le autorità avevano fin da subito catalogato come un disastro dovuto a un mero guasto tecnico: all’aeroporto, il protagonista va all’inseguimento di un uomo che ricorda aver già visto nell’ultimo video registrato dal nipote proprio sull’aereo in cui pochi istanti dopo avrebbe perso la vita.

Come poteva un passeggero di quel volo essere vivo e camminare come nulla fosse davanti a lui?

Questo sarà solo l’inizio della lotta disperata del nostro protagonista e di Go Hae-ri, un’agente dei servizi segreti che lo aiuterà nell’impresa, una squadra tanto forte da rovesciare i poteri di un intero Stato pur di portare a galla la verità di quanto accaduto.

Un duo perfetto in cerca di vendetta

Fin dove può spingersi un uomo colto dalla disperazione? 

Ovviamente qui si parla di una serie d’azione, ma i sentimenti che questa mostra nella caratterizzazione dei suoi personaggi sono molto forti. 

Se nella prima puntata ci viene mostrato chiaramente il percorso di Dal-geon e la tragica storia che spiega tutte le sue scelte future, il personaggio della bella e carismatica Go Hae-ri non solo ci verrà introdotto un po’ dopo, ma si farà scoprire poco a poco, puntata dopo puntata.

La ragazza, figlia di un marine deceduto in servizio, diventa un’agente della NIS (National Intelligence Service) per provvedere al sostentamento di sua madre ed i suoi fratelli, anche se il suo sogno sarebbe stato quello di diventare un semplice dipendente pubblico.

Nonostante sia la più giovane e inesperta all’interno della sua squadra, è molto sicura di sé ed è quindi alla ricerca della missione che possa conferirle un certo grado di accettazione e rispetto dai suoi compagni di team.

Quel giorno, all’aeroporto in cui atterra Dal-geon, ad attenderlo ci sarà proprio lei in quanto membro dell’ambasciata coreana incaricato ad accompagnare i parenti delle vittime durante il loro soggiorno in Marocco.

Sarà sempre lei, inoltre, ad apprendere la sconvolgente e inizialmente insensata spiegazione di Dal-geon all’incidente, lui che dopo aver rincorso il sospetto attentatore afferma che il tragico incidente nel quale è morto suo nipote è stato sicuramente, per l’appunto, un attentato. Ma progettato da chi?

Una scomoda verità

La storia che si cela dietro l’incidente aereo non è che un’intricata rete di corruzione che vede come protagoniste due delle più potenti aziende produttrici di armi militari: la Dynamic Systems e la John & Mark.

Jessica Lee (interpretata da Moon Jung-hee)

Alla presentazione di aerei da caccia che possano soddisfare i bisogni del nuovo piano militare della Corea del Sud in caso di attacchi offensivi da parte di Paesi nemici, Jessica Lee (Moon Jung-hee), presidente della John & Mark, appare alquanto infelice nel sentire che la concorrente Dynamic Systems propone dei caccia alquanto simili ad un prezzo di molto inferiore rispetto a quello proposto dalla sua compagnia.

Indovinate un po’? L’aereo che è precipitato, apparteneva proprio alla Dynamic Systems.

Tutti contro tutti

Come abbiamo già detto in precedenza, Cha Dal-Geon aveva ogni motivo per proseguire questa sua lotta contro la corruzione dei poteri forti, Go Hae-ri no.

Ma quando entra anche lei in possesso dell’ultimo video del povero Cha Hoon e capisce che questa è una vicenda ben più grande di quanto possa sembrare, decide di prendere in mano la situazione e sfruttare le sue conoscenze per aiutare Dal-geon in questa indagine contro non solo le azioni illegali di aziende potenti quanto la Dynamic Systems e la John & Mark, ma contro lo stesso Presidente della Casa Blu e il potere governante.

E se Go Hae-ri all’inizio accetta la missione per tentare la fortuna e farsi capo di un’operazione che potrebbe assicurarle una promozione all’interno della sua squadra investigativa, man mano che aiuta Dal-Geon ad avvicinarsi alla verità, non può che diventare anche per lei una questione personale, ormai sempre più partecipe nella vita dell’ex stunt-man e delle ragioni per le quali sta lottando, ma non solo; perché davanti a loro si sta aprendo un mondo di spionaggio e terrorismo che mai avrebbero pensato di scoprire, dove tutti sono contro tutti.

Un finale inaspettato

Senza rivelarvi troppo della trama (trovo infatti che le più belle emozioni legate a queste serie siano proprio quelle spontanee che derivano da un colpo di scena che non ci aspettavamo), posso solo dire che la mia reazione al finale è stata più o meno questa:

Senza parlarvene troppo, vi dirò solo che, a seguito della sua conclusione, la serie ha da subito ricevuto numerose domande riguardo un’ipotetica seconda stagione.

E le premesse ci sono davvero tutte: serie di successo dal budget elevatissimo con scene girate tra Corea e Marocco, un’opera distribuita a livello internazionale con effetti speciali da film di Hollywood e una trama mai scontata.

Agli spettatori sembrava ovvia la realizzazione di una seconda stagione, o per lo meno una conferma da parte dei suoi ideatori Jung Kyung-soon e Jang Young-chul.

Peccato che, arrivati a dicembre 2021, una conferma non sia mai arrivata.

Una seconda stagione nell’ombra

Ed è così che siamo ricaduti nel limbo di un altro drama spettacolare la cui fine ci lascia davvero con l’amaro in bocca, dopo 16 episodi ricchi di suspence e colpi di scena a non finire, uno sviluppo dei personaggi tale da stare sempre incollati allo schermo.

E poi ci si ritrova ad aspettare con la speranza che una seconda stagione sia ancora in programmazione: perché come non c’è stata una conferma non c’è nemmeno stata una smentita, giusto?

In molti credono che la colpa di questo ritardo sia da attribuire al Covid-19, ed effettivamente non sarebbe difficile da credere un continuo trascinarsi della realizzazione di una serie le cui scene sono spesso girate in Marocco.

Detto ciò, un sentito complimento va ai bravissimi attori della serie, sia ai due protagonisti che ai numerosissimi personaggi che hanno supportato e fatto da contorno alla storia, a loro e alla loro fantastica interpretazione.

Trailer della serie

E mentre aspettiamo una qualche notizia, voi cosa ne pensate? Avete già visto questa serie? Se si, cosa ne pensate del finale? Pensate che l’uscita di una seconda stagione sia ancora un’idea da considerare?

Voto finale: 9

  • Genere: action, spy, crime, mistery, thriller
  • Anno: 2019
  • Stagioni: 1
  • Episodi: 16
  • Cast principale: Lee Seung-gi, Bae Suzy, Shin Sung-rok, Lee ki-young
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K-Drama Recensioni

“Extracurricular”: la storia di uno studente criminale

Titolo: Extracurricular

Genere: thriller, action, noir

Dove vederlo: Netflix

Anno: 2020

Attori principali: Kim Dong-Hee, Park Ju-Hyun, Jung Da-bin, Nam Yoon-su

Stagioni: 1

Episodi: 10

Se vi sono piaciute serie come “Squid Game” e “My Name”, se siete alla ricerca di un drama che si scosta dalla classica melodrammatica storia d’amore alla coreana, se ancora non avete visto un kdrama e siete semplicemente curiosi di scoprire di cosa parla questa serie, state comunque certi che Extracurricular farà al caso vostro. 

Sì, perché questa serie fa parte di quelle che Netflix ha voluto lanciare sul mercato come chiave di svolta dei k-drama che tutti noi siamo abituati a conoscere, pronti a cavalcare l’onda e catturare l’attenzione anche di chi, di k-drama, non ne ha mai visti.

Quella di Extracurricular è una storia di due ragazzi e la loro voglia di rivalsa in un mondo che proprio giusto non è, e di quelle scelte che innescheranno un’inevitabile serie di conseguenze che cambieranno irreversibilmente le loro vite. Vi ho incuriositi abbastanza? 

Dramabeans on Twitter: "Premiere Watch: Extracurricular ==>  https://t.co/asusfsxLU6 https://t.co/P5eZUjYOlD" / Twitter
Il cast principale alla premiere della serie targata Netflix

Trama

Oh Ji-soo (interpretato da un più che brillante Kim Dong-hee) è un vero e proprio studente modello, la sua è infatti una carriera scolastica dai voti impeccabili e senza alcuna nota disciplinare, di certo un vanto per professori e insegnanti della scuola, che sono gli stessi però a notare quanto la vita del ragazzo sia vuota e priva di qualsiasi aspirazione.

Il suo sogno? Vivere una vita normale, poter iscriversi all’università, riuscire a pagare le tasse scolastiche e costruirsi quindi una vita dalle basi solide, tutto ciò vivendo da solo e senza dei genitori o un lavoro che lo possano mantenere. Alquanto impossibile non credete?

꿈은 비싸다,부모 없는 애한테는… 더 비싸진다

Dreams are expensive, it’s even more expensive for a kid without parents.

Extracurricular | Sito ufficiale Netflix

Questo perchè dietro alla facciata dello studente modello, si nasconde in realtà la figura dello “Zio”, una seconda identità a capo di una rete di prostituzione diventata l’unica speranza per una vita migliore di un ragazzo abbandonato dai propri genitori, privo di qualsiasi sostegno morale ed economico. 

Insomma… genio a scuola, genio nel lavoro, perchè Ji-soo è riuscito a fare del suo secondo telefono il mezzo con il quale gestisce tutti i suoi clienti: attraverso un’app di incontri, le ragazze interessate lo contattano e, una volta organizzati luoghi e orari degli incontri, lui assicura loro protezione attraverso un fidato socio sempre pronto ad intervenire nel caso qualcosa dovesse andare storto.

Ma per quanto bravo, attento e meticoloso, un ragazzo che d’indole criminale non è, non può sopravvivere a lungo nel lato oscuro del mondo…

Darkly Themed 'Extracurricular' Is Not Your Typical High School K-Drama
Kim Dong-hee e Park Ju-hyun nei panni di Oh Ji-soo e Bae Gyu-ri

Ad agitare le acque arriverà Bae Gyu-ri (interpretata da una altrettanto brava Park Ju-hyun), una ragazza dalla vita apparentemente opposta a quella di Ji-soo: tra le più popolari della scuola, Gyu-ri è infatti figlia di genitori ricchi e potenti, ammirata e cercata da tutti. Nessuno sa però quanto, anche nel suo caso, questa famiglia apparentemente perfetta nasconda in realtà una continua pressione psicologica con cui la giovane deve convivere ogni giorno, in una casa le cui mura celano solo menzogne, avidità e sete di potere.

Le vite dei due cambieranno per sempre a seguito di un’assegnazione di un progetto scolastico che li costringerà a lavorare in coppia e che porterà alla luce il pericoloso segreto di Ji-soo: quando Bae Gyu-ri diventa complice della terribile realtà in cui vive il ragazzo, i due diventeranno soci di un business che li porterà al limite delle loro vite, costretti a giocare carte ben lontane dalla vita di un semplice liceale, incastrati in una catena di avvenimenti che li porterà sempre più lontani dai loro obiettivi e,  allo stesso tempo, li renderà protagonisti di un turbinio di morte, sangue e dolore

Fidatevi, questo non è il vostro solito k-drama.

Extracurricular, Drakor Netflix Terbaru tentang Ulah Kriminal Anak SMA

Se già non si evince dalla trama, Extracurricular è tutto tranne che un drama convenzionale, risultato di una regia che è riuscita a sostenere con convinzione e realismo una storia oscura quanto quella dei ragazzi protagonisti della serie, non entrando mai nel banale e dipingendo sempre eccezionalmente una realtà che lascia ben poco ai clichè o al fanservice.

Perchè Extracurricular comincia a raccontare la propria storia già dal suo titolo: l’attività “extra curricolare” a cui fa riferimento, infatti, non è altro che il business di prostituzione del protagonista che, sopraffatto da una vita infelice e una società che ha da donare solo a chi ha da spendere, decide di mettersi a capo di un gioco più grande di lui (e di chiunque, a dire il vero), al cui tavolo non si possono perdere solo soldi, ma anche la propria vita.

Allora perchè arrivare a tanto?

나는 그냥 학교도 다니고, ‪대학도 가고 그냥 평범하게 살려고. ‪너희랑 똑같이 살려고 나만 못 그러니까.

I just wanted to go to school, go to college,and just live an ordinary life. I wanted to live like you guys… but I couldn’t.

L’essere umano abbandonato alla sua fatale imperfezione

Quello che affascina di Extracurricular, è quanto spaventosamente realistica sia nel manifestare le sfumature comportamentali di ogni suo personaggio, ma anche nel fare in modo che essi non perdano mai di credibilità dopo tutti i traumi che poco a poco si troveranno a dover affrontare.

Ogni singola decisione presa all’interno della serie (anche quella più opinabile o sbagliata) è quella che effettivamente ci si aspetterebbe da una qualsiasi persona in quella medesima situazione, ed è proprio questo che stupisce positivamente lo spettatore, vedere una linea che cambia sempre direzione alla disperata ricerca di una destinazione, ma soprattutto del giusto percorso da compiere. Insomma, dimenticatevi gli eroi dei film di fantascienza, qui si parla di ragazzini, persone normali come tutti noi che si ritrovano a dover combattere con un mondo di morte e corruzione.

The Writer of 'Extracurricular' on the Show's Symbolisms, Working With  Netflix, and more - ClickTheCity

Sorpresa, fastidio, rabbia

Perchè nella nostra posizione di spettatori siamo destinati a tifare in un modo o nell’altro per il tanto desiderato “happy ending” dei personaggi che ci hanno accompagnati dall’inizio della storia, e non possiamo che non infastidirci davanti a comportamenti che riteniamo stupidi o inopportuni al fine ultimo della loro “buona uscita” dalla storia.

Si, vi sentirete arrabbiati. E non parlo solo della fine che (senza spoiler) è uno di quei finali che ti fa venir voglia di inviare richieste di risarcimento emotivo al regista. No, perchè più volte mi sono sentita arrabbiata con Ji-soo, ancora più volte con la spavalda Gyu-ri così come con l’ingenua Seo Min-hee (Jung Da-bin), o ancora con l’irriverente Kwak Ki-tae (Nam Yoon-su).

Extracurricular - Photo Gallery (Drama, 2020, 인간수업) | Kdrama, Extra  curricular, Drama

Arrivati alla fine, ci si guarda indietro e ci si chiede “io cosa avrei fatto? Sarei forse riuscito a rimanere lucido e a ragionare ogni mia opzione? O sarei stato anch’io sopraffatto dagli eventi, ritrovandomi in una condizione psicologica che mi avrebbe portato a fare anche le scelte più irrazionali?”.

Perchè si, Extracurricular è una serie che ti fa pensare, e che nei suoi 10 episodi è in grado di raccontare una storia tra le strade di una Corea che non siamo abituati a vedere, tra prostitute, gang mafiose e criminali senza scrupolo.

E’ una serie di vendetta, voglia di rivincita e dalle spietate conseguenze, il tutto condito da un’interpretazione a dir poco favolosa di Don-Hee Kim (un attore giovanissimo che avrete sicuramente visto in “Itaewon Class” e che sono sicura avremo la fortuna di vedere in molte altre opere in futuro) e un’altrettanto brava Park Ju-hyun che ne accompagna la scena.

재수가 없었던 거야 ‪자네나 나나.

We were just unlucky. Both you and I.

Extracurricular' raises questions about teenage crimes - Entertainment -  The Jakarta Post

Siete avvisati: un finale non aperto, ma spalancato!

Mi ripeto, niente spoiler, ma il commento al finale è d’obbligo. Se avete visto la serie “Vagabond“, allora saprete bene di cosa sto parlando.

Il punto è che la serie.. non finisce! Disponibile su Netflix dal 29 aprile 2020, ormai è passato più di un anno dalla sua prima uscita e ancora non ci sono notizie ufficiali riguardo una seconda stagione.

Ho letto molti articoli che speculavano su un possibile seguito, ma la verità è che proprio come nel caso di “Vagabond” la storia di Extracurricular si conclude lì dove la vediamo spegnersi e l’opzione di una seconda stagione è di certo possibile, ma non è mai stata ragionata dagli ideatori. 

Nonostante il finale aperto (che ha portato il mio umore ai minimi storici), converrei dire che nel caso di un progetto tanto ben riuscito, per quanto sia la prima a desiderarne una continuazione, trovo la realizzazione di una seconda stagione una scelta che quasi mi spaventa. 

Avete presente quelle serie che sono state realizzate talmente bene la cui storia viene rovinata o il mood iniziale completamente alterato nelle sue stagioni successive portate avanti solo al fine di guadagnare?

La critica va quindi non tanto al finale in sé, ma alla decisione di adottare la formula della serie dai “pochi episodi e finale enigmatico” (che lascia aperte le porte per una seconda stagione nel caso ottenesse abbastanza successo) piuttosto del registrare due (e dico proprio due) episodi in più che avrebbero potuto regalare ad una serie quasi perfetta una conclusione, per quanto bella o brutta potesse essere, degna della storia raccontata in 10 episodi.

La consigliamo? Assolutamente si, la considero un vero e proprio must del genere. Se le scene cruente non vi sono d’intralcio e l’idea di un cliffhanger al posto del finale non vi spaventa, non aspettate altro e aggiungetelo subito alla vostra lista di Netflix. Non ve ne pentirete.

Voto finale: 9 (poteva essere un 9 e mezzo)

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K-Drama

“My name”: l’inizio di una nuova era?

Che stia cambiando qualcosa nell’approccio cinematografico e nelle scelte di regia e sceneggiatura del blocco coreano è ormai palese da molto tempo, infatti negli ultimi anni non sono state poche le novità che hanno stravolto gli schermi coreani e “My name”, serie prodotta da Netflix, i cui primi tre episodi sono stati trasmessi in anteprima al BIFF (Busan International Film Festival), uscita ufficialmente nella piattaforma il 15 ottobre rientra sicuramente in questa categoria.

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Il cast principale di “My name” con il direttore Kim Jin-min al 26th BIFF

Ci troviamo nuovamente davanti ad una serie thriller/noir che ha come tema di fondo la vendetta e la voglia di rivalsa da parte di una giovane donna, Yoon Jiwoo, che dopo aver assistito alla morte violenta del padre, inizia un percorso alla ricerca di risposte a infiniti quesiti che la porteranno ad esplorare tanto le fazioni del bene quanto quelle del male, creando un forte conflitto all’interno del suo stesso animo.

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Yoon Jiwoo interpretata da Han So-hee

La serie ruota tutta intorno alla psiche e alle (dis)avventure della protagonista che, certa di alcune verità, si affilierà ad una potentissima organizzazione criminale, sotto lo stretto controllo del gangster Choi Mu-jin, per rivendicare la morte del padre ai danni di un membro del corpo di polizia, presunto responsabile e pianificatore dell’omicidio del padre: ma non è tutto oro quel che luccica e all’improvviso Jiwoo si renderà conto di aver sempre visto il mondo soltanto accecata dalla rabbia, ignorando alcuni evidenti tranelli.

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Choi Mu-jin interpretato da Park Hee-soon

Per proseguire nelle sue indagini e nella sua ricerca, Jiwoo cambierà identità, presentandosi sotto lo pseudonimo di Oh Hye-jin, e inizierà la sua scalata all’interno dei ranghi della polizia, passando dal reparto “crimini violenti” a quello della “narcotici”, dove incontrerà il suo collega e, come in tutte le storie enemies-to-lovers, fiamma Jeon Pil-do, un detective con il quale avrà un brusco inizio e un rapporto altalenante.

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Jeon Pil-do interpretato da Ahn Bo-hyun

Allenata a combattere fino allo sfinimento e con qualsiasi tipologia di arma, non sarà difficile per Jiwoo infiltrarsi per bene tra le schiere della polizia ma la sua strategia inizierà a vacillare così come le sue certezze, una volta capisaldi della sua sete di vendetta, prenderanno la via del declino, crollando una per volta e portandola ad aprire gli occhi: ben presto i sospetti sul suo conto spingeranno Pil-do e il capo della Narcotici, Cha Gi-Ho, a metterla alle strette.

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La serie è ben strutturata, conta soltanto 8 episodi ma sono sufficienti per costringere lo spettatore a rimanere incollato allo schermo e a terminare l’intera visione in un unico pomeriggio, il ritmo è veloce e le scene violente sono molto autentiche, sintomo della grande attenzione e talento degli sceneggiatori ma anche degli stessi attori.

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Han So-Hee l’avevamo già vista nei cast Netflix e sugli schermi di molti nel drama di recente uscita “Nevertheless”, serie tv più adatta ad un pubblico più giovane e sicuramente meno impegnata e impegnativa come visione, sia per tematiche trattate che per tipologia di recitazione, e nonostante il grande successo della serie, è sorto il dubbio che il grande talento dell’attrice non si fosse rivelato soltanto una falsa verità, un enfant-prodige che navigava comodamente nella mediocrità ma questa serie ha sgomberato ogni sorta di perplessità, mostrando come il genere giusto può fare veramente la differenza.

Vedere come sia stata capace di modificare, non soltanto il suo fisico, ma anche e soprattutto la sua stessa mente alla psicologia del personaggio e aderire perfettamente nelle sue vesti, diventando un tutt’uno con Jiwoo è stato un piacere per gli occhi perché finalmente abbiamo avuto modo di osservare il suo vero potenziale e talento: non è soltanto un’ottima attrice ma anche una grande comunicatrice perché, specie in alcune scene, è stata in grado di mostrare allo spettatore le vere sensazioni provate dalla protagonista, creando una maggiore empatia e connessione tra i due mondi, davanti e dietro lo schermo.

Una standing ovation, invece, sarebbe totalmente meritata per gli altri due protagonisti indiscussi della serie, Choi Mu-jin, il cattivo per eccellenza che si rivela essere il peggiore dei mostri, e Jeon Pil-do, il classico cavaliere senza macchia e senza paura: una menzione ulteriore va fatta nei confronti di quest’ultimo, specie se si considera che prima di questa serie e della serie on-air in questo momento “Yumi’s cell” che lo vede come protagonista, lo abbiamo visto nelle vesti del cattivo in “Itaewon class” ed è stata quindi una sorpresa vedere come, anch’egli, sia in grado di essere così versatile e camaleontico.

Consigliamo questa serie?

Assolutamente sì, se siete amanti del genere e non siete particolarmente sensibili alle scene violente e più sanguinolente perché questa serie ne è piena: probabilmente la visione è consigliata ad un pubblico più adulto perché alcune tematiche trattate, come la violenza, il lutto e la vendetta, possono risultare eccessivamente traumatiche per il modo con cui sono state affrontate.

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Recensioni

Squid Game: Una serie tv coreana nelle classifiche italiane su Netflix

Serie tv coreana in seconda posizione nella classifica di Netflix Italia. Perché ha raggiunto questa posizione?

Tra le tante uscite Netflix di settembre 2021, Squid Game, drama di sopravvivenza coreano nato dal progetto di Hwang Dong-hyuk che ha preso forma nel corso degli ultimi 13 anni, era sicuramente una delle proposte più interessanti, questo anche grazie al livello generale delle serie coreane negli ultimi anni, che man mano si stanno facendo strada negli schermi degli spettatori italiani.

 Qual è la particolarità che ha suscitato tutto questo stupore e interesse?   

Non ci troviamo di fronte al tipico K-Drama stile soap né a dei gangster, ma abbiamo la possibilità di assistere ad un vero e proprio gioco al massacro, una lotta alla sopravvivenza che non risparmia nessuno: storia avvincente, personaggi credibili, il tutto scandito da un ritmo frenetico che diventa incalzante con il proseguire della narrazione e una regia molto funzionale! Punto a favore, che sicuramente ha garantito la ben riuscita della serie, è il fatto che non vi siano mondi dispotici o realtà parallele a giustificare i massacri, piuttosto una sorta di voyerismo perverso nel vedere le persone che si uccidono a vicenda, rendendo lo spettatore stesso parte di questo meccanismo, collocato nella realtà in cui viviamo. Altro elemento sicuramente favorevole è stato la scelta della fotografia dai colori saturi e vivaci e dal sensazionale impatto visivo, oltre a simbologie che rendono la serie facilmente riconoscibile.

“Squid Game” (오징어게임) è il nome di un gioco all’aperto molto popolare tra i bambini della Corea del Sud, che utilizza un campo con forme geometriche la cui composizione ricorda un calamaro e le cui regole di gioco sono molto simili a quelle del Kabaddi.

Perché proprio questa scelta e questo richiamo ai giochi dell’infanzia?

Il regista vuole evocare nello spettatore un senso di apparente nostalgia, al quale si aggiunge una caratteristica spaventosa: nel corso dei 9 episodi si scoprirà, però, che non vi è nulla di innocuo nella sfida mortale alla quale Hwang ci invita ad essere spettatori.

Senza lavoro né soldi, costretti a camminare a testa bassa in attesa di una svolta nella sua vita che sembra mai arrivare, queste sono gli elementi che accomunano tutti i protagonisti della serie e Seong Gi-Hun (Lee Jung-jae), il personaggio che abbiamo modo di incontrare sin dall’inizio, rispecchia appieno il profilo appena descritto: è un 47enne sommerso dai debiti, con un matrimonio fallito alle spalle, una figlia della quale ha perso la custodia e una madre gravemente malata, rincorso da usurai a causa della sua ludopatia e i conseguenti debiti di gioco.

Nella disperazione, Gi-Hun trova l’occasione di racimolare dei soldi durante un incontro, non causale, avvenuto in metropolitana con un uomo dall’atteggiamento ambiguo che conosce lo stato in cui versa la vita del protagonista: questi gli offrirà la possibilità di partecipare ad un gioco misterioso dal generoso montepremi al quale acconsentiranno altri 455 soggetti con i più disparati disagi finanziari. Il gioco, però, ben presto si svelerà essere soltanto un esperimento sociale e i concorrenti si accorgeranno che, malgrado le apparenze, non parteciperanno a giochi per bambini ma ad una vera e propria lotta per la sopravvivenza.

Nonostante la disumanità della vicenda, la serie riserva ampio spazio all’approfondimento dei personaggi principali e questa scelta, in realtà, si rileverà propedeutica a quelli che sono gli obiettivi e le scelte del regista, cioè mirare soprattutto a rimanere in una dimensione il più realistica possibile, quasi come a dimostrare “la banalità del male”, e questo implica che i protagonisti non vengono descritti come eroi o macchine assassine, ma in qualità di persone vere e autentiche, capaci di compiere scelte spietate quanto altre di puro altruismo. Dietro questo sadismo, neanche troppo apparente, troviamo la volontà della regia tutta di mettere sotto i riflettori il tema del divario tra classi e di attaccare le regole alla base del capitalismo moderno, di come vite sfortunate diventino foraggio per l’intrattenimento dei più ricchi (concetto già usato ad esempio in the 100,Battle Royale, Hunger Games) e di come il denaro sia diventato un incentivo tale da costringere gli uomini a compiere scelte folli.

Quali sono gli ingredienti fondamentali che hanno reso questa serie così grandiosa?

Sicuramente la violenza e i giochi che si consumano nell’enorme arena in cui i personaggi sono catapultati, per non parlare delle ambientazioni che ricordano un po’ quelle fantasmagoriche di Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, al quale dobbiamo aggiungere l’elemento splatter, anche rimandi a Saw l’enigmista non possono essere evitati. Qualcosa separa Squid Game da tutti gli esempi che possono venirci in mente: la storia è radicata nella realtà, tutti i problemi che spingono i 456 individui a partecipare al gioco nascono nel mondo reale ma soprattutto si tratta di una partecipazione volontaria.

Parlando dei dettagli e rimandi non possiamo far a meno di notare le numerose simbologie che possiamo trovare all’interno della serie, per esempio le forme sul biglietto d’invito potrebbero ricordare i tasti base delle più semplici console di gioco. Il cerchio, il quadrato e il triangolo sono lettere dell’alfabeto coreano, scritte in Hangul, dove per il cerchio si intende la lettera “o”, il triangolo è parte della lettera “j” e il quadrato rappresenta la “m”, dove l’acronimo “OJM” rappresenta le inziali del gioco dei calamari, in coreano “Ojingeo Geim” (오징어게임).

Dietro questi simboli, però, vi poterebbe essere anche un altro significato in quanto il cerchio è simbolo di ciò che non ha inizio né fine, il triangolo rappresenta un valore unificatore, conciliazione di opposti superando un limite, mentre il quadrato è simbolo di stabilità essenziale nella nostra costruzione: complementari e opposti vanno superati e uniti, un richiamo al gioco di squadra che troveremo come costante nei vari episodi.

Importante è anche la rappresentazione simbolica dell’iconica serie di scale, molto simili ai labirinti di Escher, in particolare ad una sicura citazione nella fonte di ispirazione di Escher stesso, cioè Giovanni Battista Piranesi, e alla sua opera “Sedici tavole delle Carceri”, nella quale si evidenziano luoghi di detenzione e pena che portano in luce errori percettivi compiuti dal nostro cervello, che si prestano a diventare da un lato giochi e dall’altro denunciano il crollo della ragione e i rischi basati solo sull’aspetto percettivo.

La ventata di novità risiede nella simpatia che lo spettatore finisce per provare nei confronti del cast principale, che non vorremmo mai vedere soccombere sul campo di gioco, ma anche e soprattutto i continui cambi di rotta in un percorso narrativo che pensavamo di conoscere già a memoria: questi due elementi fanno di Squid Game un prodotto capace di tenere lo spettatore incollato allo schermo e di stimolare domande, quando la narrazione non va come previsto.

La vera domanda è: alla fine della serie, vi sentirete più vicini ai promotori dei giochi o ai concorrenti? Fatecelo sapere nei commenti!

TITOLO: Squid Game

GENERE: Survival, thriller, splatter

DOVE VEDERLO: Netflix

ANNO: 2021

ATTORI PRINCIPALI: Park Hae Soo (Cho Sang‑woo), Wi Ha Joon (Hwang Jun-ho), Ho Yeon Jung (Kang Sae[1]byeok), Lee Jung-jae (Seong Gi-hun)

N° EPISODI: 9