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16/04/2014: il naufragio del Sewol

Breve introduzione all’argomento

Il 16 Aprile 2014 è una data fondamentale per la storia contemporanea coreana, data passata tristemente alla storia a seguito del naufragio della nave Sewol ed è ricordato come uno dei più grandi naufragi mai avvenuti in Corea e, soprattutto, uno degli eventi più disastrosi accaduti in tempi di pace.

A causa del naufragio perderanno la vita 304 persone, 250 dei quali erano studenti della Danwon High School di Ansan e i 172 sopravvissuti verranno tratti in salvo prevalentemente da pescherecci e navi civili, arrivate sul luogo almeno 40 minuti prima della Korean Coast Guard (해양경찰청, Haeyang-gyeongchal-cheong).

This aerial image shows part of the damaged Sewol ferry between two barges during a salvage operation Thursday.
Immagini aeree delle operazioni di recupero del Sewol avvenute nel 2017 (Credits to AFP/Getty Images)

Ricostruzione dell’evento

naufragio-korea

Il Sewol (세월) era un traghetto costruito in Giappone nel 1994, nel 2012 verrà acquistato dalla Cheonghaejin Marine Company e, a seguito di ciò, subirà delle modifiche rivelatesi poi illegali.

Il traghetto ha iniziato ad essere attivo il 15 Marzo del 2013, compiendo tre viaggi a settimana dal porto di Incheon all’isola di Jeju, tragitto di 425 km e della durata di 13 ore e mezza.

Il Sewol, al momento della partenza, trasportava 443 passeggeri, 33 membri dell’equipaggio e 185 macchine, per un totale di 2,142.7 tonnellate di carico, nonostante il peso massimo consentito fosse pari a 987 tonnellate: il carico che non rientrava in quello consentito non era stato adeguatamente messo in sicurezza e questo squilibrio di peso sarà una tra le tante motivazioni che porteranno all’infausto evento.

La partenza del Sewol avverrà alle ore 09:00 p.m. KST del 15 Aprile 2014 e, per buona parte della navigazione, tutto andrà secondo i piani; tuttavia, a circa tre quarti di viaggio, avverrà qualcosa che darà il via alla concatenazione di eventi che porteranno al naufragio: alle ore 08:27 a.m. KST, mentre il Sewol entra nel canale di Maenggol, l’ufficiale di coperta Park ordinerà al timoniere Cho di correggere la rotta da 135 a 140 gradi.

A questo punto, però, la vicenda inizierà a farsi confusionaria perché verranno presentate due versioni differenti degli avvenimenti che, all’esito delle indagini, permetteranno alla Corte di concludere che i tentativi di Cho hanno portato la nave ad affrontare una svolta di 15 gradi per 40 secondi e che Cho (spaventato dall’eccessiva velocità della nave nella risposta ai comandi quando gli era stato dato l’ordine da Park di cambiare la rotta di 145 gradi) stesse già cercando di svoltare a sinistra quando ha ricevuto le altre indicazioni dall’ufficiale di coperta, portando la prua della nave a girare rapidamente a destra.

Il susseguirsi di brusche manovre porterà buona parte del carico del Sewol a spostarsi su un lato, implicando la perdita di tutta la forza di reazione della nave, permettendo così all’acqua di fluire dentro tramite i portelloni laterali per l’ingresso delle automobili e del carico localizzati nella poppa. Ma dov’era, in tutto questo trambusto, il capitano della nave?

Il Capitano Lee, nel frattempo, si trovava nella sua cabina ma, una volta sentito dell’incidente, si precipiterà sul ponte di comando della nave, raggiunto poco dopo dal resto dell’equipaggio e sarà all’incirca in questo momento che il timoniere Cho spegnerà i motori dell’imbarcazione, lasciando che questa andasse alla deriva.

Mentre il Sewol iniziava ad affondare, i membri dell’equipaggio e il Capitano Lee ordineranno ai passeggeri tramite l’interfono della nave di rimanere fermi perché ogni minimo movimento sarebbe potuto essere pericoloso e, contestualmente, verrà effettuata la prima chiamata al numero nazionale di emergenza da Choi Duk-ha, uno studente della Danwon presente sul traghetto: l’equipaggio procederà con le dovute chiamate d’emergenza al servizio di assistenza al traffico marittimo o VTS soltanto qualche minuto dopo.

Di lì in poi inizierà un “botta e risposta” tra la Guardia Costiera e il Sewol circa lo status dell’imbarcazione, dei passeggeri e le procedure da seguire: alle 08:57 a.m. KST la Guardia costiera invierà il pattugliatore No. 123 sulla scena e lo incaricherà di seguire le procedure della Guardia costiera per il salvataggio dei passeggeri.

Questo passa parola di informazioni proseguirà fino alle 09:38 a.m. KST, quando si interromperanno definitivamente le comunicazioni tra la nave e il VTS: nel frattempo, qualche minuto prima lo stesso servizio di assistenza esorterà il Capitano a prendere una rapida decisione sul da farsi e questi ribadirà, un’ultima volta, l’ordine di rimanere fermi, ordine che condannerà definitivamente a morte buona parte dei passeggeri.

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Alle 09:46 a.m. KST il Capitano Lee e parte del suo equipaggio verrà tratto in salvo, abbandonando la nave e i suoi passeggeri al loro triste destino.

Le successive operazioni di recupero dei corpi delle vittime e dei loro oggetti da restituire a genitori e amici verranno condotte prevalentemente da sommozzatori civili, lasciati da soli nell’esecuzione di queste difficilissime e pericolose operazioni: il 10 Luglio 2014 il governo ordinerà improvvisamente ai sub di interrompere il tutto e di abbandonare il sito.

Cause principali del naufragio

Ma quindi, quali sono le cause di questo terribile incidente?

Per quanto cercare un solo colpevole sia – sostanzialmente – impossibile, siamo in grado, anche grazie alle indagini e ai processi che si sono svolti, di individuare alcune motivazioni che hanno portato a questo esito, innanzitutto possiamo imputare alla pericolosità della zona di mare del canale di Maenggol un primo motivo che avrebbe dovuto comportare una maggiore attenzione nella navigazione.

Purtroppo, però, in questo caso le cause e gli errori umani sono sicuramente quelli che hanno maggiormente influito nella determinazione degli eventi, partendo dalle modifiche inopportune al progetto originale del traghetto e al difetto nel meccanismo di governo del timone (informazione che era stata fatta presente dal Capitano Lee il 1 Aprile di quello stesso anno ma che era stata completamente ignorata dalla compagnia che gestiva la manutenzione della nave).

Un altro errore umano è stato quello commesso dall’ufficiale di coperta Park e dal timoniere Cho, dovuto all’improvvisa e irragionevole virata a tribordo tra le 08:48 e le 08:49 che ha causato lo scivolamento del carico a babordo (= sinistra) e a ciò si deve aggiungere la totale inesperienza e inadeguatezza dell’equipaggio nelle situazioni emergenziali: un’indagine sulla contabilità della Chonghaejin ha rivelato, poi, che l’azienda avesse speso appena 521 dollari per l’addestramento dell’equipaggio, comprese le esercitazioni per le evacuazioni.

I ritardi nelle operazioni di salvataggio rientrano sicuramente tra le concause di questa tragedia, infatti è stato notato come una maggiore repentinità nell’attivazione delle operazioni avrebbe sicuramente portato in salvo molte più persone rispetto ai numeri effettivi ma in questo caso si inserisce un’altra componente, cioè quella dell’insensatezza dell’ordine di rimanere a bordo da parte del Capitano Lee, ordine che è stato eseguito ad occhi chiusi dai passeggeri: da questa dinamica è stato, poi, tratto un articolo di critica sociale da parte del giornale Korea Times dal titolo Culture can’t explain it all, nel quale si affronta il ruolo della cultura e della rigida educazione coreana.

Ultimo, ma non per importanza, troviamo il comportamento del Capitano, il quale ha impiegato ben 40 minuti prima di rendersi conto dell’irrecuperabilità della situazione e non si è prodigato immediatamente per l’attivazione dei protocolli di salvataggio: a ciò va aggiunto, soprattutto, la sua decisione di mettersi in salvo prima di essersi assicurato del benessere dei propri passeggeri, violando quella che è una legge non scritta del mare, cioè “Il comandante affonda con la nave“.

Tra i vari responsabili, certamente non si può escludere la Guardia costiera, sospettata di aver deliberatamente ignorato il proprio manuale interno nello svolgimento delle operazioni di soccorso, infatti, secondo il Manuale di soccorso marittimo la polizia marittima è tenuta a designare un Coordinatore per supervisionare le operazioni: effettivamente, la Guardia costiera di Mokpo aveva sì inviato il vascello No. 123 ma senza dargli grandi spiegazioni sulla situazione, infatti questi non soltanto aveva una scarsissima conoscenza delle coordinate reali della nave, del numero dei passeggeri e – soprattutto – del nome del traghetto, ma anche non era a conoscenza delle comunicazioni avvenute tra il Sewol e il VTS di Jindo, così come non aveva ricevuto alcuna informazione dall’elicottero che era arrivato sulla scena dell’incidente 10 minuti prima.

Il vascello No. 123 è arrivato sulla scena totalmente impreparato, trovandosi davanti la nave già inclinata di 45 gradi, rendendo impossibili i tentativi di evacuazione con i mezzi che aveva a bordo e, inoltre, secondo il Manuale di soccorso, i sommozzatori sarebbero dovuti intervenire immediatamente appena giunti sul posto ma ciò non è avvenuto, anzi soltanto due sommozzatori hanno tentato di entrare nel traghetto verso le 11:24 a.m. KST, quando già il Sewol era capovolto e quasi totalmente affondato, rendendo vani i loro tentativi.

Proprio a causa dell’inadeguatezza della Guardia costiera coreana, l’ex Presidentessa Park Geun-hye dismetterà l’organismo in risposta alla fortissima pressione sociale e verrà ristabilito soltanto nel 2017 dal Presidente Moon Jae-in.

Il caso mediatico e il caos politico

La prima cosa che è apparsa agli occhi di tutti è stato il fallimento epocale della leadership e dell’apparato statale nella gestione della tragedia, pensiamo semplicemente al fatto che Park Geun-hye non è apparsa in pubblico per circa sette ore dopo l’avvenuto naufragio, rimanendo chiusa nella sua stanza da letto: il governo coreano verrà aspramente criticato in quei concitati giorni, non soltanto accusato di aver ritardato troppo i soccorsi, ma anche per le notizie imprecise – e talvolta false – date dalle fonti governative, tanto che il 27 Aprile 2014 il Primo Ministro Chung Hong-won darà le sue dimissioni dopo essersi scusato con la popolazione.

Park Gyun-hye si scuserà per essere stata incapace di gestire la situazione soltanto 13 giorni dopo l’evento, il 29 Aprile 2014, e visiterà la scuola di Ansan dalla quale provenivano gli studenti, promettendo alle testate giornalistiche e ai cittadini di avere l’intenzione di riformare il paese affinché un evento del genere non si verificasse più: tuttavia, questo sarà soltanto l’ennesimo tentativo del governo di proteggere maggiormente la propria reputazione che la verità.

Il 16 Novembre 2016 verrà pubblicato un report sulla tragedia del Sewol compilato dal Servizio nazionale di intelligence coreano diretto alla Presidentessa Park, nel quale ci si riferiva al naufragio come ad un “banale incidente di un traghetto” (그저 하나의 여객선 사고) e si affermava di dover “controllare le proteste in merito al naufragio” (여객선 사고를 빌미로 한 투쟁을 제어해야 한다): nel report non si fa alcun riferimento né alle indagini, né al recupero del relitto né al supporto verso le famiglie delle vittime ma, anzi, si incita al controllo delle proteste da parte dell’opposizione, suggerendo di manipolare l’opinione pubblica tramite manifestazioni organizzate dal governo stesso.

Il naufragio del Sewol contribuirà fortemente al crollo dell’amministrazione Park, infatti mentre aumentavano le critiche nei suoi confronti, l’amministrazione istituiva una commissione per monitorare e perseguire i detrattori: nel 2016 questo piano uscirà definitivamente allo scoperto e causerà lo scoppio di uno scandalo per corruzione che porterà all’avvio del procedimento di impeachment nei confronti di Park Geun-hye.

Dopo l’elezione di Moon Jae-in, verranno rivelati dei documenti che l’ex Presidentessa aveva creato contenenti una lista nera segreta di artisti cui era vietato ricevere ogni sorta di riconoscimento governativo o sponsorizzazione e, successivamente, si scoprirà che l’obiettivo iniziale di questa lista era proprio quello di censurare coloro che avevano commemorato le vittime del Sewol tramite la loro arte.

Gli indagati e il processo

Come in tutte le storie, anche in questo caso dobbiamo identificare i “cattivi”, o meglio, dobbiamo capire chi sono i responsabili e, in effetti, sin dal primo momento l’attenzione è ricaduta, giustamente, su alcuni soggetti specifici. Cioè?

  • Il Capitano della nave e 14 membri dell’equipaggio;
  • Il Governo (nella figura di Park Geun-hye e della Guardia costiera);
  • Il proprietario della Chonghaejin Marine, Yoo Byung-eun;

Cosa c’entra il proprietario della compagnia?

Dalle indagini è emerso che questi non fosse un soggetto particolarmente raccomandabile, anzi tutt’altro, infatti, era noto come il “milionario senza faccia” a causa delle sue rare apparizioni in pubblico: ex fotografo e membro del culto religioso chiamato Odaeyang (il che lo aveva reso sospetto nel caso del suicidio-omicidio di massa del 1987, in cui più di 30 persone del suo gruppo furono trovate morte, legate e imbavagliate in una fabbrica a sud di Seoul, senza però che gli investigatori trovassero alcuna prova del suo coinvolgimento), nei primi anni ’90 passerà quattro anni in prigione per il reato di frode.

Illustrato, quindi, il quadro sulla sua persona ma senza voler scadere nel “giudicare un libro dalla sua copertina”, non appare affatto strano che dietro il disastro del Sewol vi sia anche il suo zampino e, non a caso, non appena verrà rilasciato un mandato d’arresto nei suoi confronti, questi si darà alla macchia: per la sua ricerca verranno impiegati 9000 poliziotti, tuttavia, nel giugno del 2014 verrà trovato un cadavere a 415km a sud di Seoul corrispondente a quello dell’imprenditore (identificato per mezzo del suo DNA) ma le cause della morte rimarranno ignote. Che, quindi, sapesse più del previsto e che, quindi, la verità fosse ancora più sconvolgente di quanto fosse già emerso?

Ad ogni modo, i principali sospettati sono 11 membri dell’equipaggio, accusati di negligenza professionale e di altri reati minori circa la sicurezza della nave, e 4 membri dell’equipaggio (il Capitano Lee, il Primo Ufficiale Kang, l’ufficiale in seconda Kim e il capo ingegnere Park), accusati di omicidio per grave negligenza, la cui pena nell’ordinamento giuridico coreano può anche corrispondere alla pena di morte.

Il processo per il disastro del Sewol inizierà qualche mese dopo e fondamentali saranno le testimonianze di alcuni sopravvissuti alla tragedia e dei sommozzatori civili, specie per la ricostruzione degli eventi e per ridisegnare meglio i profili di responsabilità in capo all’equipaggio a bordo e alle autorità: ciò che, purtroppo, emergerà dalle loro testimonianze sarà l’ingiustificato ritardo nelle operazioni e i vaghi e insensati tentativi di camuffare la verità.

I want to question the high-ranking officials. I remember everything with acute pain. I cannot forget. But how come you, the élite of the society, claim that you don’t know and you don’t remember?
Kim Gwan-hong, civilian diver – First hearings for the Sewol ferry disaster 14-16/12/2015

Voglio fare una domanda alle persone importanti qui presenti [letteralmente “ai funzionari di alto rango]. Io ricordo tutto con estremo dolore. Non posso dimenticare [quello che ho visto]. Come fate voi, élite della società, ad affermare di non sapere e di non ricordare [di quel giorno]?
Kim Gwan-hong, sommozzatore civile – Prima udienza per il caso Sewol 14-16/12/2015

Durante una delle udienze, il pubblico ministero chiederà la pena di morte per il Capitano Lee, sostenendo fortemente la sua totale responsabilità nel non aver adempiuto ai suoi obblighi da capitano, mentre l’11 Novembre 2014 il Tribunale del distretto di Gwangju affermerà che questi fosse sì, colpevole di negligenza, ma che questa non fosse sostenuta dall’obiettivo di uccidere, condannandolo a 36 anni di carcere: nei vari appelli, poi, la sentenza è stata ulteriormente aumentata passando da 36 anni al carcere a vita, tuttavia questa sentenza non sarà affatto ben accetta dai cittadini, che sosterranno vivamente che la Corte abbia “anteposto la vita del Capitano a quelle dei loro figli“.

Anche gli altri imputati subiranno una condanna al carcere, seppur con qualche sconto di pena.

The “Yellow ribbon campaign”

Credits to Korea.net

The parents have been desperate to know the truth. But why are they trying so hard to hide it? I need to know the truth, and I want them to apologise sincerely.
Jeong Bu-ja, mother of late Shin Ho-seong

I genitori sono disperati di sapere la verità. Perché [loro, le autorità] stanno cercando così tanto di nasconderla? Ho bisogno di sapere la verità e voglio che si scusino sinceramente.
Jeong Bu-ja, madre del defunto Shin Ho-seong

Tra le cose che più lasciano di stucco davanti tragedie di questo calibro è l’utilizzo del cellulari, diventati involontariamente testimoni e strumento per raccontare l’agonia e la disperazione dei passeggeri del Sewol e proprio i video e i messaggi inviati dalle vittime ai propri cari sono stati ulteriore benzina per la già ustionante e divampante rabbia dei parenti delle vittime, assetati come non mai di giustizia e di verità: è proprio in quest’occasione che è nata la “Yellow ribbon campaign“. Cos’è?

Il fiocco giallo è, da sempre, usato come simbolo di speranza, così quando il Sewol è naufragato e divenne chiaro che le vittime non avrebbero fatto ritorno e i cittadini presero a interrogarsi circa le responsabilità del governo, i fiocchi assunsero il significato di resistenza civile e di democratizzazione.

Un gruppo di studenti universitari, noto come “Active Autonomous Alter Life Together” (ALT), durante i giorni successivi alla tragedia posterà online il progetto di un disegno che rappresentava un fiocco delineato in nero su uno sfondo giallo accompagnato dalla didascalia “Che possa un piccolo movimento generare un grande miracolo” e incoraggeranno tanti altri a partecipare alla campagna in sostegno delle vittime del Sewol: i fiocchi gialli riceveranno subito una grande risonanza, diventando un simbolo anti-governativo e delle proteste che scoppieranno di lì a poco.

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Credits to Korea Times

Durante una di queste proteste, i manifestanti marceranno verso il quartier generale della Korean Broadcasting System (KBS) per criticare la loro collaborazione alla rappresentazione distorta (e filo governativa) della tragedia, da lì la protesta si sposterà verso la Blue House, dove vive il presidente, chiedendo maggiore neutralità da parte del governo e delle commissioni istituite ad hoc per il caso Sewol: questa protesta alla Blue House durerà per ben 76 giorni, a seguito dei quali i manifestanti si sposteranno verso Gwanghwamun Square, luogo dal grande valore artistico e storico per i coreani.

Si può avere paura di un simbolo?

In questo caso sì, perché presto i fiocchi gialli verranno targhettizzati dal Governo come simboli di protesta e di ribellione e non come simboli di lutto e memoria e ne verrà vietato l’uso o l’esposizione nelle scuole.

La risposta del K-pop

Il mondo dell’arte, specie del K-pop, non rimarrà silente davanti questa tragedia e, a dimostrazione del fatto che arte e realtà camminano da sempre – e per sempre – fianco a fianco, negli anni saranno tanti i gruppi che si esporranno in favore della verità per le vittime del Sewol e, velatamente, contro l’operato del governo. Proviamo a fare qualche esempio:

I BTS, nel febbraio 2017 (circa un mese prima il recupero del relitto del Sewol), pubblicheranno il brano Spring day (봄날) il cui messaggio, già profondo di per sé, richiama la nostalgia nei confronti di qualcuno caro che magari non è più con noi, tuttavia ha un significato nascosto e che, in qualche modo, si può collegare alla vicenda del Sewol: infatti, molti ARMY hanno notato le numerosissime – e forse non poi così casuali – somiglianze con il naufragio del Sewol. Ad esempio?

Come illustra magnificamente il canale Youtube “Italian Army” nel video in sovraimpressione, già solo guardando la copertina dell’album cui fa parte la canzone – WINGS: You Never Walk Alone – è possibile notare la presenza di quattro fiocchi gialli su uno sfondo nero, così come sono molti i riferimenti sparsi qui e lì nel video, a partire dalla scena d’apertura che ritrae V che cammina su delle rotaie vuote, attendendo un treno che non arriverà mai (come il Sewol e i suoi passeggeri), la scena della lavanderia e degli oblò delle lavatrici che richiamano molto quelli di una nave ma anche la scena della giostra arrugginita alla quale sono attaccati tanti nastri gialli.

추운 겨울 끝을 지나
다시 봄날이 올 때까지
꽃 피울 때까지
그곳에 좀 더 머물러줘
머물러줘

Past the end of this cold winter
Until the spring comes again
Until the flowers bloom again
Stay there a little longer
Stay there

Non soltanto i BTS ma anche il gruppo femminile The Ark ha avuto modo di esprimere la propria vicinanza alle vittime e alle loro famiglie, infatti nel video della canzone The light viene rappresentato un amorevole rapporto madre/figlia, nel quale la madre viene vista lavorare e farsi in quattro per consentire alla figlia di vivere un’esistenza dignitosa, tuttavia quando questa si lamenta di voler comprare uno zaino nuovo, la madre glielo negherà: qualche giorno dopo, la figlia andrà in gita con la scuola, gita dalla quale non farà ritorno perché il bus sul quale viaggiava avrà un incidente, portando con sé tutti i passeggeri.

I know always got my back back,
And you know I always got you right back,
No matter what anyone says to me, now I’ll always be by your side.

Io so che mi hai sempre coperto le spalle,
E tu sai che io ti ho sempre con me,
Non importa quello che mi dicono gli altri, io sarò sempre al tuo fianco.

Anche le Red Velvet parteciperanno a questo movimento di massa, infatti nel 2016 pubblicheranno il brano One of these nights (7월 7일) il cui video reca molti riferimenti all’acqua, ai lunghi corridoi delle navi e persino, ad un certo punto, abbiamo modo di vedere una dei membri del gruppo giacere su di una piccola imbarcazione che, con il passare del tempo, va via via sprofondando: anche in questo caso, come in Spring day, troviamo come tema comune la nostalgia e la perdita di qualcuno a noi caro e il disperato bisogno di rivederlo.

Oh, I can’t forget easily
Even if I turn the calendar, I’m still in the same place

Oh, non posso dimenticare facilmente
Anche se giro [i fogli] del calendario, rimango sempre nello stesso posto

Infine bisogna citare Shin Yong Jae, membro dei 4MEN, il quale pubblicherà la canzone You who my love: la particolarità di questo brano sta nel fatto che è stato scritto da uno studente vittima del naufragio, grande fan del cantante, ed è stata inviata dai genitori dello studente perché questi la finisse e la pubblicasse.

Ulteriore materiale per conoscere meglio l’argomento

Nel caso in cui foste particolarmente interessati alla vicenda, vi consigliamo la visione dei seguenti prodotti:

Documentario sul naufragio del Sewol:

The truth shall not sink with Sewol” (= la verità non deve affondare con il Sewol), uno slogan che ne richiama un altro già noto a noi italiani, “Don’t clean up the blood“, diventato tristemente famoso dopo le vicende del G8 di Genova, slogan che invita a non dimenticare gli eventi e non lasciare che lo scorrere del tempo e lo svanire dei ricordi permetta alla mala politica e amministrazione di passarla liscia.

Intervista di Korea Now ad una sopravvissuta:

Ricostruzione della vicenda da parte del giornale “The New Yorker”:

“When we left the scene, there were small birds in the rain and wind. Those tiny birds… were flying around… in the storm. The birds were so tiny and beautiful. And their call so touching… But it sounded like the students’ wailing, asking me not to leave them behind.
Kim Gwan-hong (1973-2016), civilian diver

Quando abbiamo lasciato il sito, c’erano dei piccoli uccellini [che volavano] tra la pioggia e il vento. Quei piccoli uccelli… volavano… nella tempesta. Erano così piccoli e belli. E il loro canto era così emozionante… Ma quel canto suonava come i lamenti degli studenti che mi chiedevano di non lasciarli indietro [e di non abbandonarli].
Kim Gwan-hong (1973-2016), sommozzatore civile

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K-Drama Recensioni

“SNOWDROP”: l’amore che sboccia nelle avversità

Nome : Snowdrop (설강화)

Anno: 18 dicembre 2021-30 gennaio 2022

Genere: Romance, commedia noir, melodramma, storical.

Episodi: 16

Cast principale: Jung Hae-in, Jisoo, Yoo In-na, Jang Seung-jo, Yoon Se-ah, Kim Hye-yoon, Jung Yoo-jin.

Casa di produzione: Drama House, JTBC Studios

Dove vederlo: Disney+ Italia (da quest’estate), Dramacool

Un successo nato tra le proteste

ll drama storico della JTBC Snowdrop è diventato una patata bollente suscitando infuocate reazioni da parte di tutti i versanti politici e queste critiche e proteste erano già nate all’inizio della sua produzione, in un anno che ha visto molti drama vittime di cancellazioni, modifiche e boicottaggi per ragioni culturali e politiche: in questo caso, lo spinoso dibattito verte su fino a che punto possa spingersi la finzione di una storia, specialmente quando si sta trattando un periodo storico delicato come la democratizzazione della Corea. Quali erano i motivi delle proteste?

Snowdrop è ambientato a Seoul nel 1987, quando la Corea era nel pieno delle proteste per la democratizzazione contro la dittatura militare e vede come protagonisti Jisoo, del gruppo femminile k-pop BLACKPINK, che interpreta la studentessa universitaria sudcoreana Young Ro mentre l’attore Jung Hae In interpreta Soo Ho, una spia nordcoreana che viene scambiata per uno studente in lotta per la democrazia: sebbene il protagonista non partecipi ad alcuna protesta, molti spettatori hanno trovato intrinsecamente problematica la premessa di una spia nordcoreana nascosta tra gli studenti universitari.

Inoltre, il regime all’epoca giustificava la sua brutale repressione contro i manifestanti pro democrazia col pretesto di dare la caccia alle spie nordcoreane o ai simpatizzanti del comunismo, dunque i critici di Snowdrop hanno espresso preoccupazione per il fatto che tale rappresentazione potesse giustificare il modo in cui il regime ha arrestato attivisti con false accuse di spionaggio per poi torturarli o addirittura ucciderli: non a caso, ogni episodio di Snowdrop inizia con un disclaimer che annuncia che ogni personaggio, organizzazione ed evento della serie è completamente fittizio, tuttavia, gli spettatori hanno sottolineato numerose somiglianze specifiche tra il drama e gli eventi storici realmente accaduti.

Tutti i personaggi e gli eventi rappresentati in questo drama sono frutto di finzione.

Le controversie su Snowdrop sono esagerate?

E’ difficile per noi occidentali farci un’idea precisa su eventi che ci sono così poco famigliari, questo periodo storico piuttosto recente è un tasto sensibile per la Corea e soprattutto per la generazione che l’ha vissuta in prima persona e, seppur non sia la prima volta che fatti storici vengono romanticizzati da un drama (Crash landing on you), evidentemente in questo caso la questione è più delicata: infatti, non solo i critici della serie hanno fatto sentire la loro voce ma anche molte persone hanno dichiarato che le proteste erano esagerate e non del tutto corrette; c’è da dire, però, al di là dell’opinione pro o contro il drama in questione, è comunque molto difficile prendere posizioni nette su quanto accaduto, considerata la complessità degli eventi storici.

A causa della popolarità globale degli attori principali Jisoo e Jung, la controversia si è diffusa immediatamente in tutto il mondo e la protesta ha ricevuto una copertura mediatica internazionale, accendendo un dibattito anche tra gli spettatori stranieri.

Una petizione e un’ingiunzione per cancellare la serie

Nel marzo del 2021 è apparsa una petizione sul sito web della Blue House che chiedeva la cancellazione dello show raccogliendo ben oltre 350.000 firme online in una settimana e, contestualmente, diversi sponsor in seguito alle proteste si sono ritirati dal drama: inoltre, un gruppo civico chiamato The Declaration of Global Citizen in Korea ha presentato un’ingiunzione contro la JTBC il 22 dicembre, per imporre l’interruzione della messa in onda ma la Corte distrettuale occidentale di Seoul si è pronunciata a favore della JTBC e le ha dato il via libera per continuare a trasmetterlo anche perché, vista la premessa che il protagonista maschile sia una spia nordcoreana, qualsiasi cambiamento significativo alla storia sarebbe stato praticamente impossibile da apportare.

Come mai già a marzo si chiedeva la cancellazione del drama?

Stando a quanto gira per in rete, pare che il copione del drama sia trapelato online generando critiche sulla trama a proposito di spie nordcoreane infiltrate nei movimenti studenteschi e al fatto che i nomi dei personaggi richiamino dei veri attivisti dell’epoca e venne segnalato che il drama pareva fosse ispirato dalle note scritte da un prigioniero politico in un campo di prigione in Nord Corea, e questo potrebbe aver influito sul diffondersi delle speculazioni sulla trama e sulla polemica: di fronte all’aggravarsi della situazione, l’emittente JTBC è stata costretta a rilasciare un comunicato in merito.

Contesto storico

Snowdrop non ha nulla a che fare con il movimento di democratizzazione del 18 maggio 1980, così come non ha nulla a che fare con la Rivolta democratica (o Rivolta di giugno) del 10 giugno 1987, dal momento che si diceva che le elezioni presidenziali si sarebbero svolte il 16 dicembre e che le elezioni presidenziali fossero “a meno di 20 giorni di distanza”: Snowdrop è ambientato a novembre 1987, le elezioni presidenziali erano il 16 dicembre e  mancavano solo 20 giorni a queste, quindi il background di Snowdrop è novembre 1987.

JTBC ha dichiarato ufficialmente che Snowdrop non si occupa del movimento pro-democratizzazione, lo sfondo storico sul quale si erge il drama sono le elezioni presidenziali del 1987, come accennato in precedenza, ed è una storia di fantasia secondo cui il governo militare sudcoreano e l’ANSP (Agenzia per la pianificazione della sicurezza nazionale) collaborano con il governo della dittatura nordcoreana per pianificare le elezioni presidenziali.

Trama

Prodotto dal regista Jo Hyun-tak e dello scrittore Yoo Hyun-mi (Sky Castle ),Snowdrop è il primo drama coreano ad approdare sulla piattaforma di streaming di Disney+.

Kim Jisoo delle BLACKPINK è affiancata da Jung Hae In in questo drama storico che racconta la storia d’amore di due studenti universitari in una Corea del Sud del 1987, un anno drammatico in cui un movimenti e proteste di massa a favore della democrazia scuotono politicamente il paese, portando a nuove elezioni e alla fine della dittatura. 

Eun Yeong-ro (Jisoo), figlia del Ministero della Pianificazione della Sicurezza Nazionale (Ministero della Segretezza) e studentessa della Hosoo Women’s University,  si innamora del Lim Soo-ho (Jung Hae-in), apparentemente uno studente laureato in economia a Berlino (ricorda alla gente l’incidente di Dongbaekrim, aka incidente di Berlino Est, dove studenti internazionali e coreani che vivevano in Germania venivano bollati come spie) pacato ed enigmatico, ma che in realtà è una spia nordcoreana infiltrata in Corea del Sud a seguito di una missione e, a dargli la caccia, ci sono gli agenti dell’ANSP Jang Han-na (Jung Yoo-jin) e Lee Kang-moo (Jang Seung-jo), che faranno di tutto per catturarlo.

Yeong-ro e Soo-ho si incontrano per la prima volta durante un appuntamento al buio organizzato da altri studenti, ed il loro incontro si trasforma immediatamente in un amore a prima vista.

Dopo il primo incontro i due si rivedono in un negozio di dischi ma, non sarà l’ultima occasione di incrociarsi perché i due sono destinati ad incontrarsi nuovamente quando la missione di Soo-ho prende una svolta inaspettata.

Il protagonista, per una serie di eventi, entra di nascosto all’interno dormitorio femminile e viene curato dalle ragazze della stanza207, inclusa Eun Young-ro che fa di tutto per tenerlo nascosto alla direttrice Pi Seung-hee e all’ ANSP che gli da la caccia.

La situazione all’interno del dormitorio si farà sempre più tesa fino ad quando il protagonista non sarà costretto a rivelare la sua identità, il che porterà tutto il dormitorio ad essere preso in ostaggio da Soo-ho e dalla sua squadra nord coreana.

                                                                                

Tra vari patti e accordi stipulati da spie nord coreane, ANSP e rappresentanti del governo, quale sarà il destino dei ragazzi usati come pedine su una scacchiera per arrivare alle elezioni?

Personaggi e menzioni speciali

Considerando che questo è il suo debutto come attrice in un ruolo da protagonista, Jisoo delle BLACKPINK dimostra sicuramente il suo carisma: dall’essere una matricola del college innamorata a una giovane donna devastata e spaventata dall’essere tradita e tenuta in ostaggio dall’uomo che ama, la gamma di Jisoo qui è encomiabile.

Merita una menzione speciale anche Kim Hye-yoon (Extraordinary You, Sky Castle) per il ruolo dell’avida Gye Boon-ok, infatti Boon-ok non è una brava persona e, ogni volta che appare sullo schermo, ci riempie di rabbia irrazionale: interpretazione 10+!

FUN FACT: L’attore Jung Hae-in ha detto di essere molto affezionato al drama perché è stato girato per molto tempo , “dal freddo inverno alla primavera fino alla calda estate”. Forse è per questo che è così divertente guardare il dietro le quinte di Snowdrop?

Sad fact: una perdita che ha spiazzato tutti.

Durante la messa in onda del drama, purtroppo la Landscape Entertainment, agenzia che si occupava di rappresentare l’attrice Kim Mi-soo, ha diffuso un comunicato per annunciarne ai fan la morte (la cui causa non è stata ancora rivelata): la giovane aveva solo 29 anni e, in Snowdrop, interpretava l’attivista Yeo Jungmin e nel corso della sua carriera aveva recitato anche nella serie Hellbound, disponibile su Netflix, ma anche nelle pellicole Memories e Kyungmi’s World.

Al momento della sua morte, Kim stava girando un altro k-drama, Kiss Six Sense, le cui riprese sono state al momento interrotte, e seppur svolgesse un ruolo secondario in Snowdrop, al momento della sua scomparsa, la produzione era già terminata, consegnando ai fan l’ultima interpretazione dell’attrice.

Un “moderno” Romeo e Giulietta

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti.

[Giulietta: atto II, scena II]

L‘amore condannato tra Yeong-ro e Soo-ho sembra irrealistico e incoerente, infatti quella che inizia come una relazione eseguita in fretta – un paio di appuntamenti e alcuni appuntamenti nascosti in una soffitta – diventa più disordinata durante il corso degli episodi, principalmente a causa di una dinamica malsana che non solo somiglia spesso alla sindrome di Stoccolma (riguarda vittime di un sequestro, le quali, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino che possono andare dalla solidarietà all’innamoramento), ma mette anche visibilmente in pericolo altri personaggi nella storia.

Queste gioie violente hanno fini violente.
Muoiono nel loro trionfo, come la polvere da sparo e il fuoco,
che si consumano al primo bacio

William Shakespeare

Un nome, una garanzia?

Il nome originale della protagonista femminile non era quello poi passato alla storia, infatti inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi Eun Young Cho, tuttavia, quando sono emerse critiche sul fatto che prendesse il nome da Cheon Young Cho, la martire patriottica del movimento, sopravvissuta a interrogatori e torture presso la famigerata Agenzia di polizia nazionale di Namyeong-dong, che era nota per ospitare la “camera di tortura più perfettamente nascosta” dell’epoca, ed eroina del libro ” Young Cho Unni “, i produttori hanno deciso di cambiare il nome alla protagonista del drama.

Tuttavia, questa vicenda lascia un sapore sgradevole alle spalle perché, in effetti, il marito di Cheon Young Cho, Jung Moon Hwa, all’epoca era classificato tra i primi 3 geni di SNU e giornalista del movimento, fu incastrato per essere una “spia nordcoreana e cospiratore del governo” morì giovane dopo essere stato torturato.    

Il personaggio più “problematico”, però, è rappresentato da Gye Boon Ok (Kim Hye Yoon) perché il suo nome ricorda Suzy Kim, alias Kim Ok Boon, vittima di un tentato rapimento: nella storia reale, Kim Ok Boon fu uccisa da suo marito nel 1987 e, subito dopo, suo marito e l’ANSP fabbricarono delle prove per bollarla come una spia nordcoreana, il che di conseguenza portò alla persecuzione della sua famiglia.

Nel drama, la sorella di Gye Boon Ok viene presa di mira dall’ANSP come spia, ricordandoci ulteriormente il caso Suzy Kim, eppure questo personaggio è solo rappresentato come qualcuno che crede a ogni parola che dicono gli agenti ANSP ed è attratta dal denunciare chiunque sia sospettoso solo per soldi grazie ai quali potrà salvare la sua famiglia; inoltre, Gye Boon Ok appare come una ragazza gelosa delle altre studentesse, in quanto non può vivere la vita che vuole e molti critici, in questa rappresentazione, vi hanno trovato della malizia oltre che cattivo gusto.  

                                                                                                                     Anche la descrizione degli agenti ANSP è controversa: l’ANSP fu criticata per varie violazioni dei diritti umani contro cittadini innocenti, testimoniate dalle vittime dei loro crimini che esistono ancora, ed è facile intravedere la loro crudeltà e crimini in opere che hanno ricevuto recensioni entusiastiche per aver interpretato correttamente gli anni ’80 della Corea, inclusi i film “1987: Quando arriva il giorno“, “18 maggio” e il dramma “Youth of May”: eppure, in Snowdrop, sono ritratti esattamente l’opposto di come è mostrato in altri media.

                                                                                           Lee Kang Moo (Jang Seung Jo), l’agente ANSP che insegue il “vero cattivo” perché stanco di tutte le manipolazioni che stanno avvenendo nell’organizzazione, osserva il giusto protocollo anche quando indaga sui dormitori e cerca in ogni modo, del corso della storia, di proteggere persone e studenti innocenti: questo fa sembrare che, all’interno dell’organizzazione, ci fossero effettivamente “persone decenti“.

Ancora peggio, Eun Chang Soo ( Heo Joon Ho ), il direttore dell’ANSP, è descritto con parole come “docile” e “mite” e gli viene fatta dire la frase: “Non sai che dobbiamo proteggere la vita delle persone piuttosto che quella dei nostri colleghi?” ai propri subordinati: proprio con il fatto che il dramma mostra costantemente l’esatto opposto di ciò che la storia racconta, non può sfuggire alle critiche.

E le OST?

Il 9 febbraio, Jisoo durante una diretta ha sorpreso i fan quando ha rivelato che le era stato chiesto di cantare l’OST “Friend” per Snowdrop, tuttavia, Jisoo  ha spiegato di aver rifiutato l’offerta perché pensava che se avesse cantato l’OST per il drama, avrebbe distratto gli spettatori che non sarebbero stati in grado di concentrarsi sulla sua interpretazione della protagonista Young-ro e per tale motivo il regista ha rispettato la sua opinione: ma i fan erano dispiaciuti nel sentire che Jisoo, così facendo, ha perso la sua prima opportunità di cantare una OST di un drama;  tuttavia, sono stati comunque d’accordo sul fatto che questa fosse la decisione giusta da prendere.

Conclusioni

Se volete vedere un drama con un lieto fine Snowdrop NON fa per voi! Anche se l’ultima scena che ci viene mostrata può rappresentare un finale alternativo, il drama non ha un lieto fine: non mancano al suo interno scene che cercano di strapparti un sorriso e sdrammatizzare le vicende, o personaggi che nonostante tutto faranno divertire, ma è anche vero che in ogni episodio versare almeno “una lacrima” è d’obbligo.

Tra triangoli amorosi, storie d’amore impossibili, tradimenti, enigmi da scoprire con i personaggi nel corso della narrazione e tanto altro, Snowdrop merita di essere visto, in quanto in mezzo ad una bufera di critiche è riuscito comunque a restare in piedi e ad essere un prodotto ben riuscito. 

Cosa ne pensate di tutto questo retroscena? Avete intenzione di vederlo? Se l’avete già visto, vi è piaciuto? Come vi è sembrata Jisoo nel suo debutto da attrice? Fatecelo sapere nei commenti!

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Beauty standard: breaking the stereotypes

In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato di chirurgia estetica e di “beauty standard”, cioè quelle caratteristiche ricorrenti nei personaggi famosi, specie negli idol, che li rendono conformi alle aspettative generali del pubblico in fatto di bellezza.

Ma quali sono questi standard? Analizziamoli insieme!

Nel luglio 2021, un k-netizen ha elaborato una lista sul forum Theqoo con 8 elementi che non possono mancare in un idol per rientrare nei canoni di bellezza coreani. Questi canoni sono:

  • V-line face
  • Porcelain white skin
  • Spotless skin
  • Thigh gap
  • Double eyelids
  • Heart-shaped lips
  • High and straight nose bridge
  • Perfectly aligned teeth
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Ma, fermi tutti! Ancora, nel 2021, parliamo di standard di bellezza? Non abbiamo ancora superato questa fase?

Bene, noi di mondocoreano non ci stiamo più ed è per questo che, in questo articolo, vi porteremo alla scoperta degli idol che si sono ribellati, con non poca fatica, allo stigma della bellezza tipica e si sono mostrati al mondo per quello che sono, perfetti nella loro diversità.

Ladies first, 가자!

JENNIE (Blackpink): c’è davvero qualcuno che preferisce il viso allungato alle sue guanciotte?

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HWASA (Mamamoo): la queen assoluta per stage presence e look, non si ferma davanti a niente e non accetta critiche da nessuno, specie sul suo aspetto, perché, come ha affermato lei stessa “If I don’t fit today’s beauty standards, I will become a new and different standard!“.

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NAYEON (Twice): ha l’aspetto di una bambola, è talentuosa e divertente. Che altro si può chiedere a questa ragazza? Eppure, paradossalmente, nonostante abbia tutte le carte in regola per rientrare alla perfezione negli standard coreani, anche lei si trova (s)fortunatamente esclusa da questa categoria. Perché? …I suoi denti non sono perfettamente allineati.

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YEJI (Itzy): questa ragazza rappresenta il motivo più emblematico per non essere inserita tra le classic k-beauties. Quale sarà la sua colpa? Non ha la doppia palpebra e non ha intenzione di averla, bensì a differenza di (ancora) tantissim* asiatic* non è ricorsa alla blefaroplastica (nota anche come “chirurgia della palpebra doppia”) ed ha accettato la sua diversità rispetto agli altri idol.

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TZUYU (Twice): altra componente delle Twice, altro standard colpito e affondato! Anche questa volta, però, il problema rimane nella fascia delle labbra perché, mentre Nayeon non ha i denti perfettamente allineati, il dramma di Tzuyu è quello di… non avere le labbra a forma di cuore.

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JOY (Red velvet): finalmente un argomento più interessante rispetto a quelli trattati fino ad ora, infatti la nostra Joy è aspramente criticata perché, a differenza di tante sue colleghe, non ha il classico fisico longilineo tanto agognato e cercato, non solo dalle donne coreane, ma anche dalle donne occidentali: il beauty standard che viene “interrotto”, nel suo caso, è il “thigh gap“. Cosa intendiamo?

Parliamo dello spazio che c’è tra le cosce e, sostanzialmente, ci riferiamo al fatto se le cosce, mentre si cammina, si tocchino tra di loro e, se questo succede, quanto si toccano perché, storicamente, il sogno di moltissime donne (principalmente influenzate dalla moda degli anni ’90 che promuoveva in passerella figure di spicco che rasentavano il sottopeso e la malnutrizione) è sempre stato quello di avere lunghe e sottili gambe, da sempre ritenute più piacevoli alla vista.

Eppure, Joy sembra non farsi troppi problemi in merito e, nonostante le critiche, non ha mai rinunciato a sfoggiare il suo (bellissimo) corpo, dimostrando a tutti che può indossare qualunque capo d’abbigliamento senza sentirsi inferiore alle altre.

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Passando, invece, al lato maschile, osserviamo quali sono gli idol che hanno infranto e impostato nuovi standard di bellezza.

FELIX (Stray Kids): tutti lo amano, la sua voce incanta chiunque la ascolti ed è il duality-king per eccellenza, ma c’è una cosa che (forse) ce lo fa amare ancora di più e che, al tempo stesso, lo porta ad essere escluso dalle bellezze classiche. Quale? Le lentiggini! Ebbene sì, il nostro Felix ha il volto coperto di lentiggini e questo è totalmente un “no-no” per gli standard coreani, i quali puntano invece alla pelle perfetta, senza imperfezioni o discromie.

CHANGBIN (Stray Kids): non è il classico idol, né per look né per appearance, infatti i suoi modi apparentemente freddi, quasi da bad boy (Qualcuno ha detto wattpad?), e il suo rap sembrano quasi stonare con il titolo che si ritrova.

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DOWOON (Day6): naso non esattamente in linea con gli standard coreani, niente doppia palpebra, carnagione olivastra… Insomma, questo ragazzo è tutto fuorché dentro i k-beauty models, eppure il suo fascino è innegabile! Suona pure la batteria, niente male, eh?

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TAECYON (2PM): …dobbiamo veramente dire qualcosa su di lui? Le foto non dicono già abbastanza?

J-HOPE (BTS): ballerino straordinario, coreografo, rapper, lineamenti del volto dolci e sguardo accattivante, J-hope non rientra negli standard perché ormai è diventato lui il nuovo standard di bellezza… e noi non potremmo che essere d’accordo!

RM (BTS): last but not least, l’unico e solo President Kim Namjoon. Dragon eyes, pelle color miele, fossette: per i primi tempi del loro debutto nella scena musicale, Namjoon ha deciso di indossare gli occhiali da sole a causa dei tanti commenti cattivi sul suo aspetto fisico, spesso considerato “brutto” o, comunque, non il “classico idol” e, per tanto tempo, ha anche creduto a quelle parole colme d’odio. Le cose, però, negli ultimi anni sono cambiate e il leader dei BTS ha ormai acquistato tanta confidenza in sé e nel suo aspetto, diventando anch’egli il nuovo standard di bellezza, non solo coreano ma anche internazionale.

E voi cosa ne pensate? Quali sono gli idol che secondo voi non rientrano nei beauty standard? Fatecelo sapere nei commenti!

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Sasaeng fan: un’agghiacciante realtà

Bias, bias wrecker… Quante volte abbiamo usato questi termini con i nostri amici per descrivere e raccontare della nostra passione e ammirazione per i gruppi che ascoltiamo più spesso: tuttavia, tra tutti questi nomi, ce n’è anche un altro al quale, purtroppo, siamo sempre più abituati, cioè “sasaeng“.

Cosa significa?

L’espressione “sasaeng fan” (사생팬) viene dal coreano ed è composta, a sua volta, da due parole, cioè sa (사 o 私), che significa privato, e saeng (생 o 生), che significa vita, quindi letteralmente “vita privata” ma, nello specifico, si riferisce a fan che interferiscono, violano e minano la privacy degli idol e, nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazze d’età che vanno dai 15 ai 30 anni.

(Nota dell’autrice: si utilizzerà prevalentemente il genere femminile nella descrizione del fenomeno, ciò non significa che questo sia solamente un problema legato alla fan base femminile, perché tra le varie organizzazioni non sono affatto rare le presenze maschili!)

Il termine, pur essendo stato coniato soltanto più tardi, ha trovato una sua origine agli albori dell’ascesa del K-pop, a partire dagli anni ’90, e, se in un primo momento si riferiva solamente a fan coreani, a causa dell’enorme successo che il K-pop sta avendo negli ultimi anni, ha allargato le proprie maglie, assumendo una tendenza internazionale.

Per via della gravità del fenomeno e dei rischi che corrono gli idol per colpa di questi fan ossessivi, le varie agenzie di intrattenimento hanno iniziato a prendere provvedimenti nei confronti di questi ultimi e ciò ha, anche, influenzato la scelta del governo coreano di emanare una legge anti-stalking, seppur l’intento della legge in sé non sia certamente quello di proteggere gli idol, ma comunque la problematica è stata sicuramente presa in analisi nell’elaborazione e approvazione della legge in questione.

Prima di analizzare la legge, facciamo un piccolo passo indietro e proviamo a dare una visione d’insieme per comprendere come ragionano e lavorano queste organizzazioni di fan.

Perché parliamo di “organizzazioni”?

Perché, purtroppo, le sasaeng non agiscono in totale autonomia, anzi spesso e volentieri hanno alle loro spalle una vera e propria associazione per delinquere che ruba e recupera in modo illegale informazioni private sugli idol, sui loro spostamenti, i numeri dei voli o semplicemente li stalkera.

Queste organizzazioni hanno una struttura piramidale, alla cui base troviamo le “aspiranti sasaeng“, con il compito di fare gli appostamenti fuori dagli edifici delle agenzie senza però interferire con il lavoro delle sasaeng più “anziane“: tra di loro vigono delle forti relazioni gerarchiche, pensate che le più giovani, ad esempio, non hanno il permesso ad avvicinarsi ai dormitori degli idol perché violerebbero un accordo esplicito dell’organizzazione!

Ovviamente, più si sale di rango, più aumentano i compiti ma anche i privilegi, ad esempio le fan più accanite (e pericolose) possono accedere ai fansign o ai programmi cui partecipano gli idol. Ma come riescono a racimolare queste informazioni?

Mentre le fan più adulte possono cercare lavoro in campi specifici come banche, compagnie telefoniche oppure anche dentro le stesse agenzie (ad esempio la Brave Entertainment, che gestisce il cantante Samuel, ha licenziato due impiegate perché avevano scoperto fossero due sasaeng), sfortunatamente la storia ci insegna che su tutto si può lucrare e, in effetti, anche in questo caso si è creato un vero e proprio business, come i “sasaeng taxi“, dei taxi specifici (le cui tariffe variano dai 300 ai 600 euro al giorno) che, dopo aver comunicato la posizione degli idol, partono alla rincorsa del van o dell’auto dello sfortunato di turno.

Ma come fanno a permettersi questi prezzi?

Essere una sasaeng, come possiamo bene intendere, non è affatto un lavoro semplice ed economico, anzi è particolarmente oneroso e non sono poche le persone che, per perseguire questa ricerca maniacale, lasciano la scuola, fanno più lavori o persino arrivano a prostituirsi pur di guadagnare quanto serve per avere sufficienti informazioni sui propri idoli.

Qual è la ragione che spinge queste persone ad invadere la privacy di altri soggetti?

Il loro sogno è essere riconosciuti dal proprio idolo: agghiacciante, vero?

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di vedere una foto o un video del proprio cantante o attore preferito e aver affermato, con voce sognante, di volerlo conoscere: sognare non costa niente e non fa male a nessuno, invadere la privacy e rubare informazioni sì, tuttavia le sasaeng pare non si rendano conto della gravità dei loro atteggiamenti, infatti non sono poche le interviste nelle quali queste tendono a sminuire i propri comportamenti, giustificandosi con la classica scusa del “sono persone famose, li abbiamo portati noi lì dove sono ora: ce lo devono.”.

Ma essere famosi è, davvero, un motivo valido per non avere più alcuna privacy e vedersi strappata ogni minima parvenza di normalità?

Un normale fan risponderebbe certamente di no, d’altronde gli idol sono persone come tutti, con sentimenti, passioni, giornate sì e giornate no, eppure per una sasaeng non è esattamente così.

Seppur si possa pensare che dietro alla macchina dei sasaeng ci siano solo fan sfegatati ed ossessionati, in senso positivo, la realtà è ben più contorta del previsto, perché spesso tra le fila dei sasaeng si nascondono anche gli “anti-fan” che, dal termine stesso, capiamo essere coloro che odiano o comunque non sopportano quell’idolo in particolare: quindi, mentre l’obiettivo dei sasaeng è quello di essere ricordati, di essere viste dai propri beniamini, al contrario gli anti-fan cercheranno in qualsiasi modo di affossare la star in questione, arrecargli un danno o anche solo minacciarlo. Un esempio?

Yunho, cantante dei TVQX, è stato vittima di tentato omicidio quando una sasaeng, travestita da membro dello staff, gli ha passato un bicchiere con del succo di frutta che, in realtà, conteneva pezzi di vetro e colla: il giovane ha, in seguito, iniziato a vomitare sangue ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale.

Ahimè, non sono pochi gli episodi che hanno visto coinvolti vari idol, vediamone alcuni:

Nayeon (TWICE) all’inizio del 2020 è stata seguita e importunata da uno stalker e, in conseguenza a questo evento, la JYP rilascerà un comunicato ufficiale sull’accaduto, facendo sapere che la ragazza è sotto sorveglianza della polizia a causa dell’insistenza di questo stalker.

Lo sconvolgente video dello stalker di Nayeon, pubblicato solamente una settimana fa.

Heechul (Super Junior) ha in varie occasioni raccontato di una terrificante esperienza che ha fortemente segnato tutto il gruppo, infatti pare che un giorno, mentre i membri si stavano rilassando nel loro dormitorio all’ottavo piano negli abiti più comodi che avevano, nel caso specifico maglietta e mutande, SuJu ha ricevuto un messaggio anonimo con degli apprezzamenti verso gli slip a fantasia di un altro componente del gruppo.

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Heechul (Super Junior)

Jackson (GOT7) una volta è rimasto coinvolto in un incidente causato da una sasaeng: seppur l’incidente non sia stato gravissimo, il cantante è comunque rimasto ferito nell’avvenimento e la JYP ha dovuto rilasciare un comunicato, confermando pubblicamente che l’incidente fosse imputabile ad un fan.

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Jackson Wang (GOT7)

Taeyeon (Girl’s Generation) è stata quasi rapita da un suo fan durante una performance del gruppo agli Angel Price Music Festival nel 2011: per fortuna, la compagna Sunny si è accorta in tempo di quello che stava accadendo e ha aiutato la ragazza a liberarsi dalla presa dello stalker, mentre questi veniva portato via dalla sicurezza.

Mentre la fama dei BTS ha portato, e porta, molte persone ad avvicinarsi alla cultura coreana e ha permesso al gruppo di costruire negli anni una fortissima fan base, al tempo stesso ha comportato un aumento esponenziale degli attacchi e delle situazioni che hanno messo a rischio la tranquillità e la stabilità dei membri del gruppo, infatti non sono pochi i casi che li hanno visti coinvolti.

In proposito, V (Kim Taehyung) ha posto sotto i riflettori, durante una sua live, le sensazioni e i pensieri del gruppo in merito alla questione, esprimendo con totale onestà quanto questi eventi li mettano a disagio e li terrorizzino.

Qual è stata la risposta, negli anni, delle agenzie?

Se, in un primo momento, le agenzie hanno teso ad ignorare questi eventi, cercando di evitare la fuga di informazioni, negli ultimi anni le cose sono cambiate e, in effetti, hanno iniziato a prendere provvedimenti in merito, ad esempio la HYBE ha stilato, oltre ad un memorandum sulle regole da seguire (ad esempio, non recarsi in aeroporto, non diffondere foto da fonti non ufficiali, non importunare gli idol), una “lista nera” di account (Twitter, Kakao, Instagram) che hanno violato le regole dell’agenzia (vendita illecita dei biglietti, violazione della privacy, stalking, fare foto ai membri dei gruppi in modo illegale), nei confronti dei quali verrà intrapresa un’azione legale.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, il governo coreano ha recentemente emanato la prima legge anti-stalking, la quale vede il cambiamento di natura del reato di stalking da contravvenzione (per la quale era prevista una multa di 100,000 won) a delitto cui consegue una pena fino a 3 anni di reclusione e una multa di 30 milioni di won (pena che può essere aggravata fino a cinque anni di reclusione e fino a 50 milioni di won di multa se colui che ha commesso il reato fosse in possesso di un’arma o di un altro oggetto pericoloso): quali comportamenti include questa legge?

  • Approcciare o fermare la vittima senza il suo consenso;
  • Aspettare o spiare la vittima nei pressi della sua dimora, scuola o luogo di lavoro;
  • Inviare messaggi, foto o regali non voluti o poco piacevoli o che possano indisporre la vittima tramite mail, telefono o Internet;
  • Provocare uno stato d’ansia o di paura distruggendo oggetti nelle vicinanze dei luoghi frequentati dalla vittima;

I comportamenti in questione si riflettono, in via automatica, anche ai familiari, gli amici o i coinquilini della vittima.

Quali sono le conseguenze di questi eventi sugli idol?

Com’è normale che sia, gli idol sono inevitabilmente coinvolti e travolti psicologicamente da questi eventi, ad esempio il membro degli EXO, D.O., ha più volte raccontato del suo trauma con questi comportamenti ossessivi, affermando di aver sviluppato una “mentalità vittimistica” (ndr. victim mentality disorder) che ha compromesso anche il suo rapporto coi fan “normali”.

Ma mettiamoci nei loro panni, che genere di vita deve essere quella che vivono a causa di questi fan?

Immaginiamo di alzarci un giorno con il piede sbagliato e, per schiarire i pensieri, di voler andare a fare una passeggiata al parco: ecco, nel momento in cui siamo sulla soglia di casa, veniamo investiti da soggetti urlanti che cercano di toccarci, di avvicinarsi a noi. Saremmo veramente in grado di mantenere la calma?

Oppure immaginiamo ancora di dover controllare tutti gli angoli di una stanza d’albergo, di dover chiudere immediatamente le finestre, verificare se ci siano telecamere o persone nascoste sotto il letto prima di poterci finalmente rilassare e goderci il soggiorno. Saremmo nelle condizioni di essere veramente in “modalità vacanza”?

La vita privata di questi idoli è costantemente minacciata, non soltanto dai giornalisti, ma anche e soprattutto dal comportamento di questi fan che non fanno altro che provocare tensione, paura, timore nelle loro vittime, rendendogli quasi impossibile vivere la propria quotidianità, persino immaginare un futuro con la persona amata o programmare le attività più banali.

Amare il proprio idolo, stimarlo, supportarlo non è un reato, è vero, ma ogni tanto dovremmo tutti ricordarci che i fantomatici VIP sono anche loro persone reali e, quindi, come noi, avranno i loro diritti di mantenere un certo riguardo verso alcune sfaccettature della propria sfera privata: è compito dei veri fan comprendere la scissione che esiste tra l’idolo e l’individuo e capire fino a dove non ci si debba spingere.

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Mascolinità tossica vs K-pop – Parte 2

Parte 2

Benvenuti ad un nuovo episodio di “Mascolinità tossica vs Kpop”!

In questo secondo appuntamento attenzioneremo più da vicino la questione analizzando alcune delle novità che stanno stravolgendo la scena musicale e artistica in generale.

Sappiamo bene che oltre alla bellezza interiore, anche l’occhio vuole la sua parte e, in effetti, siamo spettatori attivi, anche inconsapevolmente, della costruzione di nuovi beauty standard e mode: occorre, però, fare una premessa perché ancora assistiamo, per fortuna non più inermi, ad una discriminazione vera e propria, sin dalla più tenera età, di tutti coloro che non rientrano negli schemi classici che sono stati portati avanti fino ad ora, pensiamo alla delicatezza dei tratti del volto, talvolta additati come non sufficientemente virili, di Felix (Lee Felix (이필릭스)) degli Stray Kids.

Lee Felix (이필릭스) – STRAY KIDS

Con il passare del tempo, ma soprattutto grazie all’avanzata prorompente delle nuove generazioni, si è generato un grandioso cambiamento, indirizzato verso una maggiore apertura mentale e libertà d’essere che punta non soltanto a scardinare, in primis, le donne dal ruolo impostogli dalla società per molto tempo (anche in campo artistico) ma anche gli stessi uomini dalle catene di questa mascolinità forzata, in favore di un più
ampio respiro e possibilità, per chiunque, di identificarsi e trovare un proprio ruolo soltanto sulla base dei propri interessi, gusti e obiettivi.

Come è noto, però, non per forza le rivoluzioni devono nascere da grandi eventi, anzi spesso e volentieri basta proprio un piccolo focolaio per far sì che le fiamme si propaghino e, in effetti, anche in questo caso ci si può rendere conto dell’enorme ruolo che stanno svolgendo e stanno acquisendo i social stessi, ora veicolo di messaggi e d’insegnamenti, e la moda. Perché la moda?

Perché la moda, come qualunque forma artistica, ha come suo scopo quello di influenzare gli altri e di “imporre” tendenze ad un sempre più vasto parterre d’utenti e, a dirla tutta, è proprio il campo della moda il primo ad essere stato investito da quest’ondata di cambiamento perché è il mezzo più immediato per veicolare un messaggio, infatti non sono pochi i marchi, di lusso o meno, che si stanno muovendo in questo senso, proponendo dei capi d’abbigliamento e accessori più inclusivi e “gender-free”.

Louis Vuitton x BTS

Gli artisti sono anche loro antenne di trasmissione e di propagazione di messaggi e stili e proprio in queste situazioni il loro intervento e presa di posizione diventano essenziali per una più rapida diffusione di nuovi ideali.

Cosa c’entra questo con la mascolinità?

C’entra perché sempre più uomini, anche nel mondo del kpop, stanno abbandonando la vecchia strada che li relegava ad uno specifico ruolo per abbracciare una vita molto più libera ed indipendente, anche nel vestiario, infatti ultimamente sono sempre di più gli artisti che indossano orecchini, smalto sulle unghie, gonne, crop top (pensiamo al giovane San del gruppo ATEEZ che recentemente ha sfoggiato con grande fierezza dei crop top durante alcune esibizioni e video, scardinando quel pregiudizio che legava questo capo d’abbigliamento alle sole donne) ma anche che ricorrono all’utilizzo del make-up.

San (Choi San (최산)), ATEEZ – Firework stage
Taeyang (Yoo Tae Yang (유태양)), SF9

Per quel che riguarda il make-up non possiamo non menzionare le tante campagne pubblicitarie e collaborazioni che vedono protagonisti gruppi esclusivamente maschili, per esempio i MONSTA X, il cantante KAI degli EXO oppure gli Stray Kids, pratica che sta diventando sempre più usuale, abbattendo il tabù sul rapporto tra gli uomini e il trucco.

MONSTA X x Urban Decay
KAI (Kim Jong In (김종인)), EXO – Kai x Bobby Brown

Esiste una “femminilità tossica”?

È anche questo un fenomeno che merita di essere attenzionato perché impone alcuni diktat a tutte le donne, cui si trovano ulteriormente sottomesse e sottoposte, ad esempio pensiamo all’assioma “delicatezza o sensibilità = donna” oppure pensiamo all’idea per la quale le donne devono essere sempre posate e educate mentre gli uomini sono “autorizzati” a non esserlo, rispondendo al solito e reiterato “boys will be boys”: perché siamo arrivati a questo punto? Perché una donna non dovrebbe essere forte ma una gentile donzella pronta ad essere salvata?

Concludendo questa disamina sulla società moderna in transizione, ci si rende presto conto che il fenomeno della mascolinità tossica e dei conseguenti rimedi è molto più vasto di quello che si possa pensare, perché in quanto avvenimento sociologico, inevitabilmente investe tutti gli ambiti che riguardano la socialità e ne va a determinare dinamiche e metodi che poi andranno ad incidere sulla vita di tutti gli individui.

Se questi sono i presupposti, è sperabile che nel giro di qualche anno la situazione verrà sostanzialmente ribaltata, aprendo un nuovo paragrafo della storia nel quale ognuno diventerà protagonista della propria vita senza alcuna restrizione ma vivendo appieno la propria esistenza: certo, la strada è ancora lunga e non sono pochi i castelli da abbattere e le nuove strade da costruire per distruggere gli stereotipi di una società conservatrice ma, forse, con l’aiuto e la consapevolezza di tutti, un passo per volta sarà possibile abbandonare questo percorso per affrontarne uno nuovo con un occhio e mente diversa.

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Mascolinità tossica vs K-pop – Parte 1

Parte 1

Cosa si intende per mascolinità tossica?

Quando parliamo di “mascolinità tossica” ci riferiamo ai comportamenti generati dalla società che descrivono il ruolo di genere mascolino come “violento, non emotivo” e, spesso, viene anche definita come “mascolinità obbligata”.

Questo genere di manifestazioni è dovuto principalmente a pregiudizi antiquati in base ai quali l’uomo, rivendicando la sua parte “animale” prevale sugli altri soggetti della società, imponendo la propria autorità a suon di voce grossa e violenza.

Questo atteggiamento trova ancora ampie rappresentazioni, non soltanto nei confronti delle donne, ma colpisce, anche duramente, tutti quegli uomini che non rientrano in questo schema: tutto ciò trova un grosso raffronto anche in altre sfere della vita sociale, ad esempio lo stesso mondo dell’arte trasuda di questi retaggi, pensiamo al classico stereotipo in base al quale soltanto le donne possono praticare la danza classica oppure soltanto gli uomini possono entrare nel mondo della musica rap.

La società attuale e i doppi standard

Perché sono quelli che meglio descrivono questi doppi standard, infatti è chiaro che ancora si confina tutto ciò che è considerato “delicato” ad una sfera prettamente femminile, come se gli uomini non fossero in grado di provare quel genere di emozioni ma soprattutto come se fosse una vergogna mostrarsi più sensibili.

Purtroppo ambienti come il mondo dell’hip hop, del rap, della trap non sono esclusi da questo discorso, probabilmente perché la loro origine proviene dalla strada e, automaticamente, li si è sempre ricollegati ad un contesto più da duro, anzi da duri, da persone “forgiate e cresciute” dalla e per la strada e, dunque, se ne deduce che una giovane donna non possa essere in grado di avere a che fare con questo stile di vita; certo, oggi non è la stessa cosa di 20 anni fa, sempre più donne si avvicinano alla scena pop e rap ma non possiamo dimenticare, a causa di questi progressi, quanto sia stato difficile anche per una stella come Nicki Minaj imporsi nella scena musicale americana e non.

Neanche gli artisti k-pop, o meglio, neanche il panorama musicale coreano è esente da colpe, infatti soltanto recentemente ha iniziato ad aprirsi ad una maggiore varietà, per esempio gli stessi BTS, ora artisti acclamati a livello internazionale, hanno subito (e subiscono ancora) delle forti ripercussioni e prese in giro per il proprio modo di fare musica ma anche e soprattutto per il modo di vestire e per il trucco.

Nel novembre del 2013, durante una convention di musica hip hop, alcuni esponenti della scena hanno deriso i membri RM e Suga definendoli “ragazzine” soltanto perché si era preferito fargli indossare della matita nera negli occhi (nonostante ciò fosse totalmente in linea con lo stile del gruppo ai tempi, perché ci riferiamo al loro debutto, quindi il periodo dell’album “2 Cool 4 Skool” o del brano “No more dream” che prevedeva un look più dark e ribelle, un po’ alla Avril Lavigne ai tempi di “Sk8ter boi”) e quindi per questa piccolezza, senza alcuna valutazione o correlazione con le loro competenze, non erano degni di appartenere e rappresentare la scena rap (uno dei relatori disse “you are on the right path but strayed away”, come a dirgli che sì, le potenzialità c’erano ma che erano impiegate nel modo peggiore e che, quindi, sarebbe stato un sogno molto breve).

Promotional photo di No more dream – BTS (2013)

La cosa più interessante di tutta la vicenda, al di là dell’infelicità del collegamento tra make-up e “l’impossibilità d’essere rapper”, è la scelta terminologica che fa rabbrividire perché vennero adoperati i concetti di “cose da femmina”, “femminuccia”, “fare cose da ragazze” con una connotazione assolutamente dispregiativa, come se essere donne sia quasi uno svantaggio di partenza, un disonore e ciò che rattrista maggiormente è che, ad affermare ciò, soltanto 8 anni fa, erano soggetti che “lavorano con le parole”, soggetti che conoscono bene il significato e il peso delle parole adoperate, sanno quanto una scelta possa far male o andare più in profondità rispetto ad un’altra: l’obiettivo era quello di ferire l’orgoglio dei due giovani artisti, in qualità di rappresentanti del gruppo, paragonandoli a delle ragazzine, incapaci di sopravvivere in quel mondo. Non è, forse, questo un esempio lampante di mascolinità tossica all’azione?

Il classico uomo, forte della propria posizione, che tenta di stabilire l’ordine delle cose e di rimettere al suo posto chi cerca di scampare alle gerarchie imposte dalla società.

Siamo tutti vittime, indistintamente

Pensare, o illudersi, ancora che la sfera emotiva sia solamente una “questione femminile” equivale a nascondersi dietro ad un dito e far sentire inadeguati tutti coloro che non rispecchiano la forma standard dell’uomo forte che non si lascia abbattere da niente e che non fa trapelare alcuna insicurezza: questo non soltanto è dannifico ma anche pericoloso perché negare la validità e il valore di quelle sensazioni non fa altro che ingigantirle e renderle dei mostri contro i quali sarà difficile combattere.

Gli uomini, al pari delle donne e di qualsiasi essere, devono essere autorizzati ad esprimersi liberamente e devono andare contro l’ideale di questa società patriarcale perché le seconde vittime sono proprio loro, è la
loro intimità, la loro sicurezza e stabilità mentale: se dovessimo riassumere il tutto in uno slogan, probabilmente sarebbe “liberi di piangere”, piangere di gioia, dal dolore, dalla frustrazione o dalle risate, non importa di che genere siano le lacrime, l’importante è tirarle fuori e dargli un peso.

Per concludere questo primo, speriamo interessante, episodio di “Mascolinità tossica vs Kpop”, vi consigliamo la visione di questo video che rappresenta appieno l’importanza del cambiamento al quale stiamo assistendo.

Autrice: Bianca Cannarella

Eterna Sagittario, è capitata in questo mondo per sbaglio e non ne è più uscita, riscoprendo se stessa e ciò che la circonda. Un giorno sì e l’altro pure sogna di scappare in Corea: probabilmente lo farà molto presto. Il suo motto preferito è: 시작이 반이다, “l’inizio è la metà”.

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K-Music K-Pop

La linea sottile tra l’idol e l’individuo

L’arte ha, da sempre, rivestito un ruolo da protagonista nella storia dell’intera umanità, nascendo dapprima come metodo per raccontare delle vicende, per permettere all’altro di entrare nella propria testa e comprendere le sensazioni quando la parola non riusciva a svolgere il suo compito, fino ad essere uno dei pilastri principali della nostra società.

Così come l’arte, anche gli artisti stessi hanno più volte cambiato la propria sostanza e il proprio modo di esprimersi, assumendo forme inconsuete, originali, emblematiche, sino a diventare una categoria a sé: gli artisti, se in un primo momento erano un’élite, una cerchia strettissima di conoscitori dell’arte e di talentuosi, hanno subito nel tempo svariati attacchi, diventando bersaglio di critiche, stereotipi e denigrazioni da parte di coloro che non comprendevano il loro ruolo di “outsiders” e narratori della realtà.

L’arte nel mondo contemporaneo

Nel mondo contemporaneo l’arte ha iniziato ad allontanarsi dai canoni che la imbrigliavano come accessorio, come un qualcosa di secondario, ed ha nel tempo trovato il suo spazio e i suoi modi per essere compresa e apprezzata su vasta scala: allo stesso modo, anche gli artisti hanno costruito ed elaborato sfaccettature differenti del concetto stesso di “performer“, andando al di là della semplice presenza scenica, dell’esecuzione in sé ma comprendendo tutto quello che ruota intorno alla loro persona.

Se per noi occidentali il confine tra artista-arte-individuo è ben netto e, talvolta, riusciamo a scindere i concetti al fine di apprezzare comunque il prodotto della creatività umana pur non apprezzando il soggetto creatore, ci sono panorami nei quali non è così semplice sdoganarsi da questi vincoli e il mondo del K-pop, o in generale l’industria dell’intrattenimento coreana, ne è un esempio. Perché?

Perché, per chi “bazzica” da più tempo in questo ambiente, non sono affatto inusuali o rari i casi in cui artisti, prevalentemente idol, sono stati messi alla gogna, silenziati, licenziati per accuse, false o vere che fossero.

La cancel culture e la dura vita degli idol

Come ben sappiamo, l’industria musicale coreana è specializzata nel creare degli archetipi di artisti, delle figure perfette che rispondono a caratteristiche precise dettate da analisi di mercato, tendenze e interessi degli spettatori, e proprio per questo per molto tempo è stata definita quasi come “falsa“, proprio perché gli artisti risultavano essere tutti delle copie, sia per concept dei gruppi che per aspetto fisico.

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K-beauty standard

In paesi come la Corea del Sud, il Giappone o la Cina, essere degli idol non soltanto rappresenta una speranza per moltissimi giovani e non, ma ha anche un ruolo sociale importante perché sono i primi veicoli di messaggi e tendenze nei confronti degli altri adolescenti, in primis, ma anche di tutta la popolazione: proprio per questo motivo devono avere non soltanto un aspetto pulito, da classici “ragazz* della porta accanto“, ma anche un background sociale, prevalentemente, perfetto. A cosa ci riferiamo?

Ci riferiamo a possibili litigi passati, risse, piccole marachelle fatte in gioventù quando diventare un idol non era nemmeno tra le possibilità future: tutto quello che potrebbe cambiare il modo di vedere l’artista da parte del suo fanclub o, in generale, della scena musicale tutta.

Ebbene sì, è possibile essere “incriminati” di avvenimenti passati anche a molti anni di distanza dall’evento in sé.

È una pratica molto comune, specie in contemporanea ai comeback dei gruppi, quasi come a cercare di far alzare un polverone intorno ad uno specifico individuo al fine di impedirgli di partecipare agli eventi, alla registrazione degli MV, ai fansign o eventi con i fan generici (anche meeting online): cosa avviene quando un membro riceve delle accuse di questo tipo?

Normalmente le compagnie si muovo immediatamente per rilasciare un comunicato nel quale negano fermamente le accuse e, al tempo stesso, chiedono scusa al pubblico per il disguido e per la spiacevole situazione, promettendo di occuparsi il prima possibile della vicenda: è in questo contesto che entra in gioco il tanto odiato e temuto “hiatus“.

Cos’è lo hiatus? Come funziona?

Solitamente, a seguito del venire a galla di queste accuse, seguono delle “scuse” da parte dell’artista, spesso e volentieri tramite una lettera scritta a mano (tipica nella cultura coreana, simbolo di estremo pentimento) indirizzata ai fans e alle (presunte o meno) vittime del loro comportamento: da qui in poi scatta il silenzio stampa assoluto, non soltanto da parte dell’artista, ma anche dell’agenzia e degli altri membri.

Purtroppo, per quanto possa sembrare un metodo utile ed educativo per insegnare all’audience l’importanza delle buone maniere e di evitare in tutti i modi i conflitti, dal punto di vista degli artisti lo hiatus rischia di diventare la loro condanna, non soltanto perché perdono occasioni molto importanti con il resto del gruppo, ma anche perché rischiano di vedersi rescissi molti contratti di pubblicità, sponsorizzazioni e copertine per riviste importanti: ultimo, ma non per importanza, è il rischio più grande, cioè quello di essere dimenticati e odiati dalla propria fanbase, oppure infine di perdere il lavoro.

Ci sono vari, ahimè, esempi di hiatus e di censure nei confronti di artisti K-pop, alcuni rivelatisi infondati e inutili, altri purtroppo hanno portato ad una conferma delle accuse e, talvolta, anche delle condanne.

Qualche esempio…

Shownu – Monsta X: hiatus per qualche tempo per motivi di salute.

Shownu – Monsta X

Whono – Monsta X: a seguito di alcune dichiarazioni di un ex amico, lascerà il gruppo, per poi essere coinvolto in uno scandalo e accusato di detenzione giovanile e di non aver saldato tutti i suoi debiti nei confronti di un amico; a queste due accuse si aggiunge anche un’accusa di uso illecito di marijuana, rivelatasi poi falsa.

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Whono – Monsta X

Chanyeol – EXO: silenziato per mesi per uno scandalo rivelatosi, poi, falso.

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Chanyeol – EXO

Hyunjin – Stray Kids: accusato da un suo compagno di scuola delle medie di bullismo, è stato in hiatus per svariati mesi (generando anche la preoccupazione dei fan) per poi tornare nel mese di giugno nel nuovo Mixtape “Oh” degli Stray Kids; le accuse sono poi state ritrattate e la questione è stata risolta tra il giovane e i soggetti coinvolti.

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Hyunjin – Stray Kids

Soojin – (G)-IDLE: è stata accusata a febbraio 2020 di bullismo, accuse alle quali si sono aggiunte anche le dichiarazioni di una famosa attrice coreana, che hanno portato la CUBE Entertainment a rescindere il contratto con la cantante, la quale ha lasciato il gruppo. [storia in aggiornamento]

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Soojin – (G)-IDLE

Lucas – NCT: nel mese di agosto 2021 il membro degli NCT è stato accusato di “gaslighting” (o manipolazione psicologica maligna) e di tradimento da parte di tre, forse quattro, ragazze, le quali hanno pubblicato sui social prove della fondatezza delle loro accuse; ciò ha portato, in primis, ad uno stop alle attività di promozione del cantante (il quale, a breve, avrebbe dovuto fare il suo comeback sulla scena con un nuovo pezzo), ad una lettera di scuse sia dell’agenzia che di Lucas e anche ad un suo allontanamento dalle attività con il resto del gruppo (sub-unit comprese). [storia in aggiornamento]

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Lucas – NCT

Kris Wu – EXO: è stato accusato nel 2021 di stupro ai danni di una ragazza che, al tempo del fatto, era minorenne, nonché di aver adescato, con l’inganno di offrire popolarità e successo, delle ragazze e di aver organizzato dei festini privati dove si sarebbero consumati gli atti; al momento è formalmente in arresto presso le autorità cinesi e le indagini sono in corso, avendo passato le fasi preliminari di ricerca e analisi circa la veridicità e fondatezza dei fatti. [storia in aggiornamento]

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Kris Wu – EXO

Autrice: Bianca Cannarella

Eterna Sagittario, è capitata in questo mondo per sbaglio e non ne è più uscita, riscoprendo se stessa e ciò che la circonda. Un giorno sì e l’altro pure sogna di scappare in Corea: probabilmente lo farà molto presto. Il suo motto preferito è: 시작이 반이다, “l’inizio è la metà”.

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K-Music K-Pop Korea

K-Pop: una storia tutta da raccontare

Per Kpop si intende quel genere musicale nato in Corea del Sud che al giorno d’oggi conta migliaia di canzoni pop coreane nel panorama musicale globale.

Ma se oggi sono milioni i fan di questo genere e di quegli artisti che ne danno vita, vi siete mai chiesti da dove sia nato il Kpop?

1992: Taiji and Boys

Una risposta precisa è difficile da trovare, ma l’inizio della popolarità che ha ottenuto il genere in questi ultimi anni si poteva già intuire dalla reazione che ha avuto il pubblico coreano all’uscita di “I Know”, prima hit del gruppo coreano “Seo Taiji and Boys” nel 1992. 

Il trio, formato da Seo Taiji, Yang Hyun-suk e Lee Juno, è considerato da molti il primo gruppo che ha permesso alla musica coreana, prima molto influenzata da folk e ballate americane e giapponesi, di avvicinarsi al mondo occidentale e farlo suo, fondendo ai testi coreani la colorazione sonora e il sound moderno che avevano le canzoni pop americane. 

E fu così che il trot per la prima volta venne eclissato da queste canzoni dal ritmo accattivante, e da cantanti che non solo preparavano i loro testi, ma sapevano anche esibire delle vere e proprie coreografie.

Era chiaro che ormai da lì a pochi anni l’industria non avrebbe potuto far altro che crescere. 

Fu così che alla fine degli anni 90’ nacquero le prime 3 grandi agenzie per idol (SM Entertainment, YG Entertainment e JYP Entertainment) e con loro i primi gruppi kpop.

Gli idol venivano istruiti in modo da eccellere nel canto, nel ballo e in ogni altra attività servisse loro per diventare i migliori nel mondo dello spettacolo. 

Nel 1996 la SM Entertainment (o SM Town) fece debuttare la sua prima boy band, gli H.O.T., un gruppo maschile che viene considerato la prima idol-band della storia.

Seguirono il loro successo diversi altri gruppi, sia maschili che femminili, così come solisti o gruppi composti sia da ragazzi che da ragazze. 

Il successo che dimostrarono conseguire questi nuovi “idol” portò le agenzie a non accontentarsi dei proprio artisti, ma di formare sempre più gruppi sperimentandone la formazione, nella continua ricerca di renderli sempre più unici. Questo sistema è in atto tuttora oggi e, nonostante sia spesso criticato per le troppe restrizioni che prevede per i giovani cantanti, rimane la chiave di successo degli artisti kpop. Fortunatamente, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambio di rotta di molte agenzie che concedono ai propri artisti più libertà di espressione e di creare i contenuti in modo autonomo, senza sottostare alle severissime regole che l’industria prevedeva nel suo periodo iniziale.

In genere, la storia del kpop così come gli artisti che ne fanno parte, vengono divisi in 4 generazioni che aiutano a distinguere le varie fasi che ha passato questo fenomeno.

Le generazioni

  • Prima generazione: parte con il debutto degli H.O.T e si evolve attorno al mondo pop e hip-hop. Altri gruppi che ne hanno fatto parte sono gli Shinwa, i S.E.S, gli Sech Kies, i Turbo, i G.O.D…
  • Seconda generazione: inizia nel 2003 ed è qui che si fanno strada gruppi come i BigBang, le Wonder Girls, i Super Junior, le Girls’ Generation, gli SHINee, le 2NE1, i TVXQ e i BoA. La ricerca nello stile e nell’immagine del gruppo diventa più attenta e si iniziano sfruttare i social per pubblicizzare gli artisti.
  • Terza generazione: inizia nel 2011 e si dice finisca nel 2018, anche se per alcuni questa fase non si è mai conclusa. Questa è la generazione che segna davvero un cambio di direzione e mostra come il kpop sia ufficialmente pronto a cambiare il mondo della musica non solo coreana, ma internazionale. Le agenzie e gli idol sperimentano e osano molto di più rispettano a prima, non cadendo nel convenzionale e superando le barriere culturali che ci potevano essere un tempo. Questo periodo vede la nascita di artisti come i BTS, gli EXO, le Blackpink, le Twice, i SEVENTEEN, i GOT7, i Monsta X, gli iKON, le Red Velvet…
  • Quarta generazione: dal 2018 ad oggi, i gruppi che sono nati in questi anni sono stati capaci di farsi strada in tempi sempre più ridotti e a diventare già protagonisti della scena musicale coreana. Alcuni dei gruppi più influenti sono gli Stray Kids, gli ATEEZ, gli NCT, i TXT, i THE BOYZ, le IZ*ONE e i TREASURE. La musica è sempre più variegata così come i gruppi stessi, dimostrazione di un genere che si rinnova in continuazione e che riesce sempre a superarsi di anno in anno. 

E la storia del kpop ovviamente non finisce qui. 

Chi l’avrebbe mai detto che solo dopo 20 anni il kpop sarebbe diventato un fenomeno tanto importante a livello mondiale?

Anche chi non ha mai ascoltato la musica coreana, infatti, avrà sentito almeno una volta la famosa “Gangnam Style” di PSY, prima canzone e primo video a superare un miliardo di visualizzazioni su YouTube, o sentito parlare delle star più famose al momento, i mitici BTS!

Il mondo della musica così come quello del cinema e dell’intrattenimento hanno permesso alla Corea di farsi conoscere a livello internazionale come mai era successo prima d’ora, attirando turisti e visitatori da ogni parte del mondo che desiderano scoprire di più non solo sugli artisti che tanto ammirano, ma anche sulla cultura e quello che il Paese ha da offrire al mondo.

Sicurante c’è chi lo ama e chi lo odia, ma il kpop è l’ennesima dimostrazione che la musica non ha bisogno di una lingua comune per essere compresa, perché la musica è già una lingua universale di per sè.

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K-Interview

Intervista agli W.O.W

Mondo Coreano ha avuto la possibilità di intervistare il gruppo K-Pop W.O.W. Composto da 7 membri, il gruppo ha debuttato a Marzo 2021 con il singolo “Miss You”. Conosciamoli insieme!

Presentatevi ai vostri fan italiani e internazionali.

▶ Kwon Tae-Eun – Ciao a tutti, sono Kwon Tae Eun, modello di A.conic ballerino e cantante negli W.O.W.

▶ Lee Pan-do – Ciao, sono un attore e sono la base degli W.O.W.

▶ Yoon Da-ro – Ciao, sono Yoon Da-ro, responsabile della batteria, del centro e dei capelli negli W.O.W.

▶ Ju Won-Dae – Ciao, sono la Ju Won-Dae, il cantante e chitarrista degli W.O.W.

▶ Jeon Se-jin – Ciao, sono Jeon Se-jin, il leader degli W.O.W.

▶ Yooseong – Ciao! Sono Yooseong, responsabile della parte vocal e visual nel gruppo di ballo degli W.O.W! Piacere di conoscervi!!!

▶ Choi Yonghoon – Ciao, sono il più giovane ballerino e rapper degli W.O.W.

Chi è il tuo modello di vita?

▶ Kwon Tae-Eun – Come membro di una band, recentemente ho ascoltato molte canzoni delle band Coldplay e Silk Sonic, quindi hanno iniziato a piacermi di più.

▶ Lee Pan-do – Il mio modello di vita è l’attore è Yoo Hae-jin e mi piace ascoltare la band “The Rose” da quando hanno debuttato. 

▶ Yoon Da-ro – Voglio essere un influencer di cultura e moda come GD*. (G-Dragon*) ▶ Ju Won-Dae – NCT. È fantastico come si divertono davvero sul palco.

▶ Jeon Se-jin – Come cantante, il mio modello è G-Dragon mentre il mio modello di vita è Jung Woo-sung.

▶ Yooseong – i BTS sono il mio modello di vita! Penso che sia la danza che le canzoni siano perfette quando guardo le performance.

▶ Choi Yonghoon – Il mio modello di vita è Jang Hyunseung. È un cantante al quale voglio assomigliare di più, sia nella danza che nella musica.

Quando hai capito che il tuo sogno era quello di diventare un cantante?

 ▶ Kwon Tae-Eun – Ho potuto sperimentare il percorso dell’essere un cantante tramite un programma chiamato Produce X101, e attraverso quell’esperienza ho lasciato crescere il sogno di diventare un cantante.

▶ Lee Pan-do – Sognavo di diventare un cantante perché ascoltavo sempre le canzoni e mi sentivo a mio agio e solidale nell’imparare a suonare gli strumenti musicali.

▶ Yoon Da-ro – Penso che sia passato meno di un anno. All’inizio ho iniziato il mio lavoro come modello perché mi piaceva stare di fronte alle persone. Come DJ, ho registrato un midi. Penso che sia iniziato naturalmente.

▶ Ju Won-Dae – Mi piaceva cantare sin dal liceo e ho sempre sognato di essere un cantante nel mio cuore.

▶ Jeon Se-jin – Ho amato la musica sin da quando ero piccolo e ho cantato e ballato mentre guardavo la TV. Ero un bambino timido, ma sono cresciuto sognando di diventare un cantante.

▶ Yooseong – All’inizio non volevo fare il cantante. Mi piaceva fare qualcosa davanti agli altri sin da quando ero giovane, e quando mi è capitato di cantare e ballare sul palco, ho pensato di voler essere una cantante!

▶ Choi Yonghoon – Quando avevo 18 anni, mi sono interessato al rap e quindi, in modo naturale ho iniziato a voler essere un cantante. 

Qual è stata la prima impressione che ti hanno fatto gli altri membri?

▶ Kwon Tae-Eun – All’inizio pensavo che ci sarebbe stata un’atmosfera imbarazzante e sottile, ma poiché tutti nel gruppo erano educati e gentili, abbiamo potuto avvicinarci velocemente e facilmente.

▶ Lee Pan-do – Sentivo che potevo imparare molto da tutti i membri attivi nei loro campi.

▶ Yoon Da-ro – A differenza di me che ho debuttato tardi, è stato bello vedere i miei amici lavorare sodo da quando erano giovani.

▶ Ju Won-Dae – Ricordo ancora il primo giorno che ci siamo incontrati, erano così infantili e carini. Haha

▶ Jeon Se-jin – Siete tutti meravigliosi … Questo è quello che ho pensato. Anche prima di entrare in azienda, Tae Eun aveva il desiderio di avere successo.

▶ Yooseong – Quando li ho visti per la prima volta, ho pensato che ogni persona avesse una forte personalità. E la cosa che ho pensato subito dopo è stata che se avessimo mescolato bene la nostra individualità, saremmo potuti diventare un grande gruppo!

▶Choi Yonghoon – Sembravano tutti fantastici perché erano alti e belli. E li ringrazio sempre per essere così gentili e per essersi presi cura di me.

Prima di tutto, congratulazioni per il tuo singolo di debutto, Miss u. Per favore descrivi cosa significa per te questa canzone in 3 parole.

▶ Kwon Tae-Eun – Grazie. È musica popolare, quindi spero che quando la ascoltiate siate tranquilli e ci pensate. Questa canzone è la mia crescita, il mio orgoglio e la mia opportunità.

▶ Lee Pan-do – Grazie. Faremo del nostro meglio per mostrarvi musica e danza che confortano e simpatizzano con i fan. Questa canzone parla di empatia, conforto e riposo per me.

▶ Yoon Da-ro – Grazie. Lavorerò di più in modo da poter comunicare con voi di più nei media e nelle attività musicali. Inoltre, per me questa canzone è una sfida, comunicazione e sogno.

▶ Ju Won-Dae – Grazie. Per me, Miss U è una nuova sfida, un nuovo inizio e una comunicazione.

▶ Jeon Se-jin – Grazie. Per me, Miss U è incontrare persone nuove, ancora.
▶ Yooseong – Questa canzone significa per me l’inizio, la speranza e i ricordi.

▶Choi Yong-hoon – Per me, il significato di questa canzone è passione, vita e passi.

Hai aspirazioni per il futuro?

▶ Kwon Tae-Eun – Voglio essere una persona a tutto tondo che può distinguersi in vari campi come modello, cantante e attore. Spero che ci guardiate e che farete il tifo per noi!

▶ Lee Pan-do – Voglio sviluppare quello che ho, quello in cui sono bravo oggi piuttosto che il futuro e stare un po’ meglio.

 ▶ Yoon Da-ro – Voglio rimanere attivo per molto tempo, mostrare i vari lati di me e comunicare con voi. Voglio che questo momento difficile finisca e comunicare più da vicino con voi.

▶ Ju Won-Dae – Voglio davvero fare il giro del mondo ❤

▶ Jeon Se-jin – Faremo tutto più difficile di chiunque altro.

▶ Yooseong – Voglio diventare un modello per giovani cantanti oltre a cantare e ballare perfettamente!

▶ Choi Yonghoon – Se continuo a fare musica, voglio portare della buona musica ai miei fan.

Hai qualche talento nascosto?

▶ Kwon Tae-eun – Se sorridere senza stancarsi è un talento personale, dir che questo è un talento personale.

▶ Lee Pan-do – Dato che il mio lavoro originale è fare l’attore, posso imitare gli attori, il rap del rapper Zico e il flusso elettrico di Raewon.

▶ Yoon Da-ro – Gridare è fantastico. Il resto è un segreto! Ve li mostrerò uno per uno. 

▶ Ju Won-Dae – Posso farvi battere il cuore più forte 🙂 

▶ Jeon Se-jin – Il mio talento è imitare Lee Seung-gi.

▶ Yooseong – Penso di essere bravo a fare le imitazioni, perché recito!

▶ Choi Yonghoon – È il rap freestyle!

Raccontaci l’episodio più divertente quando eri un trainee.

▶ Kwon Tae-Eun – Piuttosto che un episodio speciale, penso che mi venga in mente la gioia e la felicità quotidiana di mangiare e chiacchierare con i membri del team dopo l’allenamento.

▶ Lee Pan-Do – C’è stato un giorno in cui abbiamo impostato tutti gli strumenti e girato il music video, e c’è stato un momento in cui Da-ro era così entusiasta che una parte del tamburo si è rotta. Ricordo ancora quanto fosse sorpreso Da-ro.

▶ Yoon Da-ro – All’inizio ballavo contemporaneamente alla parte strumentale, è stato difficile inizialmente perché era la prima volta che lo provavo, ma poi è diventato più divertente.

▶ Ju Won-Dae – Quando Da-ro e io ci stavamo esercitando a ballare, ci divertivamo così tanto! Corpo, mente, corpo, mente. Hahaha

 ▶ Jeon Se-jin – Quando ero un trainee, ho chiesto a un part-timer di mangiare cibo scaduto perché non avevo abbastanza soldi per andare in studio. Adesso posso parlarne con un sorriso. 

▶ Yooseong – Dopo la registrazione, andammo, con i membri a mangiare carne. Non vedevo l’ora di mangiare molto perché pensavo che tutti avrebbero mangiato bene, ma forse perché dato che sono un modello, dovrei prendermi cura di me stesso mangiando poco. Quindi, pensando di essere professionale, ho mangiato un po’ e mi sono sentito al caldo, ma ho mangiato dopo essere tornato a casa, ed è stato un episodio davvero divertente.

▶Choi Yonghoon – In passato, la cosa più divertente era scommettere con i membri sul mangiare velocemente i noodles di pollo piccanti.

Se potessi collaborare con un artista famoso, con chi ti piacerebbe farlo?

▶ Kwon Tae-Eun – Sarebbe bello collaborare con Bruno Mars, penso sarebbe come vincere una lotteria. 😀 Penso che ci siano troppe canzoni gioiello.

▶ Lee Pan-do – “The Rose”. Mentre mi preparo per la band, ascolto molto le loro canzoni, quindi vorrei incontrarli.

▶ Yoon Da-ro – Vorrei farlo con GD come ho risposto alla domanda 2. Voglio fare vari lavori non solo nella musica ma anche nella cultura della moda.

▶ Ju Won-Dae – DAY6 e NCT. Amo tutta la loro musica e sono fantastici sul palco.

▶ Jeon Se-jin – Collaborare con IU è un desiderio che ho da tutta la vita.

▶ Yooseong – Voglio collaborare con il mio modello di vita, i BTS!

▶Choi Yong-hoon – Voglio collaborare con Jang Hyun-seung. Se potessi rappare su una canzone di Jang Hyun-seung, mi sentirei davvero bene.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

▶ Kwon Tae-Eun – Di solito guardo molti film, ma ne guarderò altri se i fan me ne consiglieranno.

▶ Lee Pan-do – Sto pensando di avvicinarmi ai miei fan come degli amici, passare del tempo su Netflix e sui giochi, canticchiare e scrivere canzoni che mi vengono in mente.

▶ Yoon Da-ro – Voglio studiare le lingue straniere e comunicare con voi in modo più accurato e semplice.

▶Ju Won-Dae – Di solito suono la chitarra o canto, e recentemente ho un accavallamento al nervo cervicale, quindi mi allungo e mi alleno molto durante le pause.

▶ Jeon Se-jin – Voglio fare un viaggio. Voglio andare in giro per vari paesi, vedere, mangiare e riposare. Voglio davvero andare in Italia. Spero che il mondo migliori presto.

▶ Yooseong – Voglio bere caffè americano ghiacciato mentre guardo musica o film!

▶Choi Yong-hoon – Voglio mangiare cibo delizioso da solo, guardare film o ascoltare musica.

Cosa vuoi dire ai tuoi fan in Italia e all’estero?

▶ Kwon Tae-Eun – Noi W.O.W abbiamo pubblicato una canzone intitolata “MISS U”. Spero vi piaccia e che la ascolterete. Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui il Corona scomparirà e ci potremo incontrare di persona, spero che voi rimaniate in buona salute. Continueremo a mostrarvi buone performance. Grazie!

▶Lee Pan-do – Grazie per amare e supportare gli W.O.W. Vi mostreremo molti balli e canzoni che possono confortavi. Ti amo!! (Ti amo!)

▶ Yoon Da-ro – Bonjour. Vi ringrazio per il vostro continuo sostegno e amore dall’Italia, voglio comunicare ed esibirmi con voi il prima possibile dopo questo momento difficile. In attesa di quel giorno, stiamo lavorando duramente per mostrarvi il meglio di noi, quindi aspettiamo e rallegriamoci. Merci!

▶ Ju Won-Dae – I tempi difficili finiranno velocemente, quindi faremo concerti all’estero … non vedo l’ora di conoscervi!!!

▶ Jeon Se-jin – Restate sempre in salute e al sicuro. Grazie per il vostro sostegno. Il prezioso supporto di ogni persona è un grande punto di forza. Grazie a voi, sto passando una piacevole giornata.

▶ Yooseong – Grazie per il vostro interesse e amore per i W.O.W! Per quanto ci amate, lavoreremo sodo per non metterci in imbarazzo come W.O.W.

▶ Choi Yonghoon – Grazie mille per averci acclamato e apprezzato da una distanza che non è vicina a noi. Torneremo in futuro con musica, performance e altro ancora. Grazie!

A cura di Rachel Sonnino.

Data dell’intervista: 20 Marzo 2021

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K-Drama

“Itaewon Class”: una moderna lotta di classe

원하는 대로
다 가질 거야
그게 바로 내 꿈일 테니까
변한 건 없어
버티고 버텨
내 꿈은 더 단단해질 테니
다시 시작해

I’m gonna run until I reach my goal,
Doing what I want,
Getting what I want,
That is gonna be my one shining dream.
Nothing’s gonna change. I can make it through.
My big dreams will grow wherever I am.
I will start again.

(시작 (Start), Gaho – Itaewon class OST pt.2)

Itaewon Class” è un K-Drama coreano del 2020 prodotto dalla Showbox e trasmesso, in Corea, dalla JBTC e dalla piattaforma streaming Netflix per il resto del mondo, ha avuto un grandissimo successo ed è stato valutato con 8.2/10 dagli utenti di IMDb rating.

Locandina del K-Drama “Itaewon Class”

Trama

Ispirato all’omonimo webtoon ad opera di Kwang-Ji, autore coreano che ne ha curato anche la trasposizione cinematografica, narra le vicende di Park Sae-Ro-yi, un giovane dal forte temperamento e poco avvezzo alle ingiustizie, il quale a seguito della tragica morte del padre causata da un incidente, perde la testa e cerca di uccidere il colpevole di quella sciagura, procurandosi soltanto un biglietto di sola andata per il carcere, dove avrà modo di riflettere sui propri errori, sui propri demoni e sulla vendetta da mettere in atto contro l’ex datore di lavoro del padre, un magnate della ristorazione coreana.

Una volta rilasciato, deciderà di cambiare vita e di tentare il salto di qualità aprendo il proprio pub, dando inizio ad una spietatissima concorrenza a suon di pubblicità, inventiva e passione ma senza esclusione di tiri mancini.

I personaggi principali

Sae-ro-yi, interpretato dallo straordinario Park Seo-joon, si presenta agli occhi dello spettatore come il classico “bravo ragazzo cui la vita ha voluto male”, ha il volto segnato dalla disgrazia, tiene a freno la sua emotività e cerca di essere quanto più razionale possibile, anche quando potrebbe sbottonarsi un po’ e lasciarsi andare alle emozioni, ma è comprensibile come atteggiamento, lui sa perfettamente cosa voglia dire perdere tutto e rischiare di ritrovarsi con un mucchietto di polvere tra le mani.

Tuttavia, Sae-ro-yi è anche molto determinato e ambizioso e queste sue eccelse qualità lo porteranno, talvolta, sull’orlo del precipizio dal quale, nella buona e nella cattiva sorte, lo tirerà fuori la co-protagonista, l’inafferrabile ed enigmatica Jo Yi-seo (interpretata dall’attrice Kim Da-mi): lei, al contrario del suo collega, è totalmente dedita alle emozioni e all’istinto, è una perfetta calcolatrice, sa quello che vuole e farebbe di tutto per raggiungerlo, proprio per questo trasformerà il sogno di Sae-ro-yi nel suo stesso sogno, impegnandosi anima e corpo in questo progetto.

Ma non sarebbe un vero K-Drama senza la “second lead”, il “finale alternativo” che rischia di far saltare l’equilibrio dei protagonisti, e anche in questo caso abbiamo uno splendido scontro testa a testa, fino agli ultimi episodi, tra la nostra Jo Yi-seo e la sua eterna rivale, Oh Soo-ah (interpretata da Kwon Na-ra), il primo vero amore di Park Sae-ro-yi, con il quale aveva condiviso gioie e lacrime sino alla sua incarcerazione, infatti in seguito riceverà una borsa di studio proprio da Jang Dae-hee, il capo del Jangga Group, l’azienda dove lavorava il padre di Sae-ro-yi, per poi diventarne una dipendente. Il loro rapporto sarà un attacco-difesa senza sosta, entrambe determinate ad avere il primo posto nel cuore del nostro protagonista e, se in un primo momento le cose si metteranno male per Jo Yi-seo, il vento andrà anche in suo favore, cambiando le regole del gioco.

Davide contro Golia

Itaewon class è un drama dolce amaro, piacevole da vedere come semplice passatempo ma che termina per catturare l’attenzione dello spettatore e fargli provare l’uragano di sensazioni che vivono i personaggi, lasciandolo con il fiato sospeso e mai sicuro al 100% di quello che accadrà di lì a breve così come nella vita vera.

La particolarità di questo drama è la rappresentazione della classica lotta di Davide contro Golia perché Park Sae-ro-yi diventa un anti-eroe moderno, con tutte le sue difficoltà, difetti e pregi, che cerca di sovvertire un ordine al quale non vuole partecipare e che non apprezza: Sae-ro-yi è giovane, è innovativo, è arrabbiato e ha voglia di rivincita, non tanto per se stesso quanto più per l’infausta sorte del padre, e diventa in questo modo la rappresentazione del nemico per eccellenza del sistema malato nel quale viviamo anche noi e con il quale si scontrano ogni giorno tanti giovani che vogliono trovare la loro strada con i loro mezzi e non vogliono più stare alle regole di quel gioco vecchio e desueto.

L’antagonista di Sae-ro-yi è Jang Dae-hee, un uomo che ha costruito con la propria fatica e sudore il suo stesso impero e che cerca di tenersi stretto quanto ha creato, screditando gli altri e facendoli desistere dai loro sogni e tentativi vani di imporsi sulla scena di Itaewon, il quartiere degli stranieri di Seoul, colmo di negozietti e ristorantini di ogni genere: il signor Jang è un moderno Mr. Scrooge del “Cantico di Natale”, un uomo troppo impegnato a vivere nel presente e a progettare il suo futuro, aspirando a renderlo ancor più dorato e splendente, da dimenticarsi del suo passato e delle sensazioni che, involontariamente, condivide con il giovane Park Sae-ro-yi.

Forse, è proprio questa loro quasi vicinanza a renderli ancor più diversi e antagonisti, sono entrambi ambiziosi e conoscono entrambi quella terribile sensazione di dover abbandonare il proprio desiderio a causa di eventi esterni alla loro giurisdizione, ma mentre Jang Dae-hee ha l’obiettivo di rimanere l’unico re di Itaewon, Park Sae-ro-yi ha in mente solo il riscatto sociale, solo voler cercare di cancellare quella macchia dovuta al suo periodo in carcere e gli errori commessi in passato a causa del suo temperamento.

Il vero “cattivo” dell’intera vicenda non è Jang Dae-hee che, nonostante le pessime ma coerenti motivazioni, darà molto filo da torcere al nostro protagonista, bensì è il figlio del signor Jang, Jang Geun-won, un arrogante e presuntuoso giovane ricco con l’ansia da prestazione e manie di protagonismo, in eterna competizione con il fratellastro e con qualunque altro essere si immetta sulla sua stessa strada (creando non pochi problemi, in primis con lo stesso Park Sae-ro-yi) e soprattutto con il costante bisogno di dover dimostrare la propria bravura e valore al padre, con il quale ha un rapporto d’amore e odio, tentando di spodestarlo e dimostrargli una volta per tutte che anche lui sarebbe in grado di gestire lo stesso Jangga Group.

Al di là del mero dispiacere per la pessima infanzia e ambiente nel quale è cresciuto il nostro Geun-won, non possiamo esimerlo dalle sue colpe e dai tanti danni causati ai protagonisti della serie, le cui vite saranno effettivamente scosse e cambiate proprio a causa di questi.

Una forte critica sociale

Il mondo prospettato dalla serie tv, quello della ristorazione e del business d’impresa, è un mondo spietato, un mondo che non accetta e perdona i passi falsi e lo stesso Sae-ro-yi e i suoi collaboratori ne pagheranno le conseguenze, approfittandone però (dopo un momento di sconforto) per trovare la forza per rinnovarsi nuovamente, accettando la dura verità del mondo del lavoro: non c’è mai un punto d’arrivo, non c’è mai niente di certo e bisogna sempre stare al passo con i tempi o si rischia di essere sommersi dall’onda e non riuscire più a tornare a galla.

Si potrebbe definire una “moderna lotta di classe” perché si osservano dei temi ricorrenti nelle classiche battaglie sindacali, politiche e soprattutto sociali che da tempo immemore sovvertono, o cercano di sovvertire, l’ordine delle cose, osserviamo la voglia della classe più povera di farsi maggiore spazio nella società oppure la volontà di cambiamento per costruire un mondo più a misura d’uomo; dall’altra parte troviamo anche tematiche nuove, più moderne, che danno un tocco di freschezza all’intero complesso, grazie anche e in particolar modo alla componente LGBTQ+ dovuto alla presenza della giovane Ma Hyeon-yi (interpretata dall’attrice Lee Joo-young), una ragazza transgender e chef al DanBam, il ristorante di Park Sae-ro-yi, oppure ancora la tematica del reinserimento in società degli ex detenuti, nel caso concreto non soltanto Park Sae-ro-yi ma anche un suo ex compagno di cella e poi collega al ristorante, Choi Seung-kwon (interpretato da Ryu Kyung-soo).

Proprio per questo motivo, Itaewon class risulta essere una boccata d’aria fresca nel panorama cinematografico e dell’intrattenimento coreano e non solo, perché riesce a coniugare importanti questioni sociali ad una storia leggera, fatta d’intrecci, storie d’amore, incomprensioni e speranze condivise e combattute tra i vari protagonisti.

Last but not least, occorre fare un plauso finale alla scelta e varietà di OST (Original Sound Track) operata da parte della regia, sono in particolar modo 13 brani che hanno contribuito a rendere ancor più memorabile questo drama, tra i quali non soltanto spiccano la OST part 2, “시작” (Start) dell’autore coreano Gaho, ma anche la OST part 12, la canzone “Sweet night” scritta e cantata da V (Kim Taehyung), membro dei BTS.

Autrice: Bianca Cannarella

Eterna Sagittario, è capitata in questo mondo per sbaglio e non ne è più uscita, riscoprendo se stessa e ciò che la circonda. Un giorno sì e l’altro pure sogna di scappare in Corea: probabilmente lo farà molto presto. Il suo motto preferito è: 시작이 반이다, “l’inizio è la metà”.