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#Hipstory: in memoria del Sewol Ferry

In questo episodio di #Hipstory vediamo uno degli eventi contemporanei più struggenti che ha contribuito a segnare la storia della Corea e che, sicuramente, non verrà dimenticato.

Il tragico evento che ha portato alla mobilitazione dell’intera popolazione, ma anche del pubblico internazionale, lo vediamo grazie alla canzone “Yellow Ocean”: Il naufragio della nave Sewol avvenuto il 16 aprile 2014, dove 304 passeggeri hanno perso la vita e, la maggior parte di questi, frequentava il liceo Danwon.

Il brano è stato eseguito nell’episodio della seconda stagione di “Tribe of Hip Hop” dalla meravigliosa rapper e cantante Cheetah, insieme all’allora liceale Jang Sung Hwan (oggi conosciuto come rapper Cri De Joie) in occasione delle semifinali dello show.

L’esibizione comincia con le immagini strazianti dei reportage di quegli interminabili giorni di ricerca, in cui genitori, amici, compagni di scuola non facevano altro che sperare di rivedere i propri figli e coetanei tornare sorridenti a (ri)vivere, come sempre, accanto a loro.

Nella potente ed emozionante voce di Cheetah riecheggia l’impotenza che ha caratterizzato le vite di chi, inerme, non poteva far altro che attendere e sperare nelle azioni di salvataggio e ricerca, piangendo ogni singola vita persa a causa di una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

밖에 누구 없어요?
벽에다 치는 아우성 얼마나 갑갑했어요?
난 그 때만 생각하면 내 눈물이 앞을 가려

Non c’è nessuno là fuori?
Quanto dev’essere stato soffocante urlare senza essere sentiti?
Solo al pensiero, vengo accecato dalle lacrime

Jang Sung Hwan inizia la sua commovente strofa con una domanda: “Non c’è nessuno là fuori?“, cercando anche soltanto di immaginare quanto possano essersi sentiti soli, abbandonati e privi di speranze quei coetanei che non hanno avuto la possibilità di rincorrere i loro sogni.

바다 보다 더 차가운 그들의 맘
선배여야만 했던 아이들은 여전히 18살 친구로 머물러
수많은 사망자 미수습자 학생뿐 아닌
이들 자랑스러운 영웅들까지도 거기선 편안하길 바래요

La loro anima è più fredda dell’oceano
Chi oggi sarebbe stato più grande di me avrà sempre 18 anni
Agli innumerevoli morti, dispersi, non solo studenti
E agli eroi di cui possiamo essere fieri: spero siate in pace

Il duo, immerso in luci gialle e blu mare, chiede perdono per le vite spezzate, promettendo di non dimenticare e non far mai dimenticare la data 4.16 (16 aprile) e augurandosi che la verità possa finalmente prevalere sulle questioni politiche. La canzone, infatti, durando esattamente 4 minuti e 16 secondi richiama in ogni suo minimo dettaglio la tragedia avvenuta in tale data.

Remember 4.16

Il ritornello della canzone assicura che le persone care, ma anche quelle indirettamente colpite dalla tragedia, non smetteranno mai di piangere le fragili vite perse, almeno fino a che l’oceano non sarà “coperto di nastri gialli”, un emblema che ormai simboleggia la speranza di chi si aggrappa alla remota possibilità che il drammatico accaduto fosse solo un terrificante e terribile incubo.

Yellow ribbons in the Ocean. 진실은 침몰하지 않을 거야
Yellow ribbons in the Ocean. Ocean. Oh, shine
흐르는 세월 속 잊지 않을 세월, 호 우리의 빛 그들의 어둠을 이길 거야
진실은 침몰하지 않을 거야

Fiocchi gialli nell’oceano, la verità non annegherà
Fiocchi gialli nell’oceano, oceano, oh brillate
Sewol, non ti dimenticheremo col passare del tempo, la nostra luce distruggerà l’oscurità
La verità non annegherà

Il dolore delle vittime e il rammarico provato dalle famiglie è sicuramente qualcosa di indescrivibile. Il disastro ha portato alla luce molte domande ed è stato, negli ultimi anni, oggetto di dibattito politico e di scarichi di responsabilità e, per questo, diversi artisti hanno deciso di esprimere il loro cordoglio attraverso le loro opere, sperando di offrire sostegno e pace alle famiglie. Infatti, i proventi ottenuti dalla canzone sono poi stati devoluti in beneficenza, aiutando i parenti delle vittime e i sopravvissuti al disastro.

나의 봄이 아직 시린 이유 떨어지는 꽃잎이 너무나 슬픈 이유
기우는 배 주위에 파도처럼 시간이 흘러가도 잊지마
잊지마

La ragione per cui la mia primavera è ancora così fredda, per cui i petali caduti sono tristi
Anche se il tempo scorre come un’onda che si infrange su una nave in navigazione, non dimenticare
Non dimenticare

In un’intervista pubblicata all’interno della stessa trasmissione, Cheetah rivela che desiderava da tempo realizzare questa canzone, ma stava aspettando l’occasione in cui un gran numero di persone avrebbe potuto recepire il messaggio. Sia la cantante che il giovane rapper sono andati di persona a chiedere il permesso ai genitori dei defunti, che troviamo poi anche tra il pubblico in lacrime. I due hanno poi voluto sottolineare come il loro intento non fosse quello di rendere triste chi ascolta il brano, bensì di continuare a far commemorare l’accaduto nel cuore di tutti, perché questa devastante disgrazia non venga dimenticata col passare del tempo.

E noi, di mondocoreano, a 8 anni dalla tragedia vogliamo stringerci in memoria delle vittime, dei sopravvissuti e delle persone a loro care ricordando e commemorando quelle vite spezzate che avrebbero sicuramente contribuito a rendere il mondo un posto migliore. Riposate in pace.

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#Hipstory – 3.1: Il Movimento del Primo Marzo  

Il secondo appuntamento di Hispstory ci porta a parlare del Movimento di Indipendenza, grazie ad un artista hip hop che ha dichiarato il suo patriottismo in diverse occasioni: Bewhy.

La prima canzone che ci porta alla scoperta dell’autodeterminazione della penisola coreana è Mansae, portata dal rapper Behwy sul palco di Infinite Challange insieme al comico Yang Se-hyung.

Un vero e proprio inno alla lotta per l’indipendenza della Paese e grido di ringraziamento per chi ha combattuto fino all’ultimo per riuscire a portare la Corea a ciò che è oggi.

Ci troviamo in una delle pagine più tragiche della storia contemporanea coreana: la colonizzazione giapponese. 35 anni (ufficialmente) di atrocità che hanno segnato in maniera indelebile la popolazione del calmo mattino e le relazioni con il Giappone.

La colonizzazione giapponese comincia, sulla carta, nel 1910 con la firma del Trattato di Annessione da parte di Yi Wan-Yong e Masatake Teruchi, ma il Giappone stava già minacciando la Corea nel decennio precedente. In seguito alla vittoria della guerra sino-giapponese (1894-1895), di cui alcune battaglie vennero disputate proprio in suolo coreano (Seoul, Asan, Pyeonyang), con la pretesa da parte dei giapponesi di instaurare un governo filogiapponese, grazie al Trattato di Shimonoseki il Giappone fa in modo che alla Corea venga riconosciuta l’indipendenza. In questo modo, però, fa perdere ogni diritto di rivendicazione sulla Corea da parte della Cina.

Il Giappone si aspetta ora, quindi, di essere riconosciuta per il suo grande potere imperialista, ma l’intervento nella zona della Manciuria da parte del Triplice Intervento (Russia, Francia e Germania) fa infuriare la potenza nipponica e, quando la Russia cerca di rafforzare la sua egemonia sulla Penisola Coreana stazionando truppe in Manciuria, il Giappone approfitta dell’instabilità politica interna della Russia per cominciare quella che sarebbe poi diventata la guerra russo-giapponese (1904-1905): anche questa si conclude con la vittoria del Giappone e viene seguita dal Trattato di Partsmouth che, tra i vari punti, prevede il riconoscimento della Corea come una zona di influenza giapponese.

Il Giappone riesce così ad avanzare ancora più prepotentemente nella penisola coreana, con la quale stipula il Trattato di Eulsa (1905), detto anche Trattato del Protettorato, per mezzo del quale i poteri diplomatici della Corea verranno completamente ceduti al Giappone: in questo modo, la Corea non avrà più alcuna voce in capitolo a livello internazionale e qualsiasi accordo voglia prendere col resto del mondo dovrà tassativamente essere siglato passando previa autorizzazione giapponese.

오직 혁명뿐 물러나기 전까지 영원히 너네는 public enemy
사진을 찍어줘 죽기 전 마지막 나의 swagging
나라를 위해 죽는 민족 무릎은 하늘 앞에서만 꿇겠지
너의 것은 파괴되고 우리의 것은 재창조돼
악은 언제나 선에게 짓밟히게 돼있어
축제의 장은 열려 코레아우라

Fino a che la rivoluzione non terminerà, sarai per sempre un nemico pubblico
Scatta una foto del mio swag prima di morire
Le persone che perdono la vita per questa Nazione possono inginocchiarsi solo di fronte al cielo
Ciò che era tuo verrà distrutto, ciò che era nostro verrà ricreato
Il male è sempre stato calpestato dal bene
Apri le tende del sipario al festival, Corea

Bewhy si presenta sul palco vestito da martire patriota e alle sue spalle viene presentata l’immagine della Stazione Ferroviaria di Harbin, mentre l’entrata in scena di Yang Se-hyung è interamente dedicata all’eroe nazionale Ahn Jung Geun.

Ahn Jung Geun è considerato un patriota modello e simbolo della resistenza coreana in quanto, alla vigilia della stipula dell’accordo di annessione, si recherà alla Stazione Ferroviaria di Harbin per uccidere uno dei più importanti personaggi politici del tempo, Itō Hirobumi, sparandogli tre colpi di pistola: questo episodio, ricordato dai coreani come importante evento patriottico, purtroppo non fa cambiare idea ai politici che, anzi, velocizzarono le procedure per la firma di un vero e proprio trattato definitivo di annessione.

Da questo momento in poi avrà inizio la prima fase della colonizzazione giapponese, ricordata come “politica repressiva”, che va dal 1910 al 1919.

Durante questo periodo, il Giappone fa di tutto per annientare la cultura e la storia del popolo coreano, cercando di manipolare i reperti storici per dimostrare che la Corea è sempre stato un Paese inferiore rispetto a loro. Col fine di imporre una “modernizzazione coloniale”, i giapponesi attuano una politica violenta ispirata ad una forte militarizzazione della società, controllata in maniera molto severa da polizia militare, polizia e funzionari istituendo un controllo dispotico su tutti gli aspetti della vita dei coreani.

Invece di rispettare quello che era un sistema eccezionale di autogoverno da parte delle comunità locali che faceva poi capo alla gestione indiretta del popolo da parte del governo centrale di Choseon, le autorità coloniali smantellano l’autonomia dei distretti di campagna e impongono invece un controllo diretto da parte del Governatorato Centrale, costruito di fronte al Palazzo Reale: l’80% del personale al suo interno è giapponese, ciò di fatto significa che la gestione politica ed economica del Paese finisce nelle mani del Giappone.

I coloni tentano di controllare ogni aspetto dell’economia coreana in continua espansione: le imprese possono nascere solo previo consenso del Governatorato Generale, viene imposto il monopolio su ginseng, sale e tabacco e vengono istituite nuove tasse, come quella sui liquori, sulla casa, sulle sigarette e l’imposta di bollo per contribuire a colmare le carenze finanziarie nipponiche; al tempo stesso, i coreani soffrono di discriminazioni quotidiane a livello educativo, amministrativo e legale e nelle scuole viene imposto lo studio della lingua e della storia giapponese, in modo da instaurare un senso di superiorità storica nei confronti dei coreani.

In questa fase così cruciale, si innesca inoltre la Prima Guerra Mondiale, che si rivelerà un toccasana per l’economia giapponese, in quanto alleata con la Gran Bretagna: svolgendosi principalmente in Europa, il Giappone non solo non subirà aggressioni di alcun tipo, ma avrà la possibilità di influire sulla presenza tedesca in Cina, riuscendo a scacciarli dalla penisola dello Shandong e prendendo il loro posto. Nel corso degli scontri armati i giapponesi rimangono stupiti dall’utilizzo di armi chimiche e decidono di creare dei laboratori dove fare esperimenti, utilizzando i colonizzati coreani e cinesi come cavie umane.
Un’impennata micidiale dei prezzi e lo scoppio di malattie infettive come il colera, il tifo e l’influenza spagnola aggravano il malcontento dei coreani, già sull’orlo di un’esplosione: la cosiddetta “missione civilizzatrice” non poteva più essere giustificata.

우리는 단 한 가지만 선택해야만 해 복종 혹은 죽음
우리는 이 땅에 자유와 해방을 위한 쟁투를
오직 피와 땀으로만 이 땅을 가슴속에 품은
자들만이 가질 수 있어 이 대한민국을

C’è solo una scelta da prendere tra obbedienza e morte
Combattiamo per la libertà della nostra nazione
Solo chi si porta questa terra nel cuore, col sangue e col sudore
Può sostenere di detenerla, Repubblica di Corea

Il 21 gennaio 1919 muore improvvisamente Re Kojong, avvenimento che fa scatenare il Movimento del Primo Marzo, in quanto i coreani si convincono non sia stata una morte accidentale bensì causata da un avvelenamento e da questo momento, gli intellettuali coreani cominciano a pronunciarsi in merito alla liberazione della Corea: 300 letterati si riuniscono a Tokyo per annunciare una Dichiarazione di Indipendenza, esponendosi al rischio di essere puniti ed incarcerati.

Il 3 marzo sono previsti i funerali del defunto Re e alla sua vigilia, alcuni esponenti coreani si raccolgono al centro di Seoul dichiarando ufficialmente l’indipendenza e dando seguito al Movimento di Indipendenza, al quale si unirà circa 1 milione di coreani tra i mesi di marzo e aprile, in diverse città della penisola: queste proteste non partivano però da un comando nazionale, erano sporadiche e prive di piani organizzati e questa debolezza intrinseca rese difficile superare la feroce oppressione militare dell’impero giapponese, i quali distrussero chiese, uccisero 23.000 persone e non ebbero alcuna pietà per i soggetti più fragili. Tuttavia, è importante sottolineare che la sua stessa spontaneità, così come la diffusione nazionale delle proteste, la partecipazione attiva e la devozione spassionata dei partecipanti alla causa del movimento, lo abbiano reso un evento cardine nella lotta contro il dominio giapponese.

만세 우리가 하나가 되는 순간
만세 밝은 내일을 향해 오늘도
만세 나는 자유를 위해 춤을 춰
만세 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 자유를 위해 춤을 춰 만세

Mansae, il momento in cui diventiamo una cosa sola
Mansae, anche oggi per un domani migliore
Mansae, balliamo per la libertà
Dico Mansae
Danzo per la libertà, Mansae

Mansae, Mansae, Mansae, una parola di incitamento che si sente spesso pronunciare dai coreani del ventunesimo secolo, ma che ruolo ricopre questo grido di battaglia?

Mansae (letteralmente diecimila anni) e Cheonsae (letteralmente mille anni) erano modi di dire utilizzati in maniera interscambiabile durante la dinastia Choseon e furono standardizzati poi in Mansae nel momento in cui l’impero Daehan fu stabilito nel 1897: la parola Mansae fu poi resa popolare dagli attivisti del Club dell’Indipendenza Coreana (독립협회 Dongnip hyeophoe) e dai Movimenti dell’Illuminismo Patriottico, rendendo questo termine un concetto con un significato intrinseco profondo, il quale esprime una cultura politica che gli intellettuali moderni della Corea cercavano di diffondere nel popolo. Infine, la parola Mansae, mediata dalle culture politiche delle precedenti rivolte contadine, arrivò a promuovere un senso di unità nazionale e a servire come mezzo attraverso il quale le voci di protesta contro il Giappone potevano risuonare in tutta la nazione.

In onore del centesimo anniversario del Movimento di indipendenza, Bewhy ha pubblicato anche il singolo My Land con un testo ed un MV ricchi di patriottismo: sia le parole da lui decantate che il video musicale riflettono un secolo di storia carico di tentativi, dolore e speranza nel vedere la propria terra diventare finalmente un Paese indipendente.

저들의 우월해지고 싶은 마음과 혐오 땜에
자유 할 권리를 짓밟힘 당한 나로 변해

A causa del loro odio e il desiderio di essere superiori
Sono io a vedere calpestati i miei diritti alla libertà

상해에서부터 서울 종로 종로 한복판에서 한반도
우리 100년의 역사는 저들이 아닌 우리 열사들의 핏자국이 감독
한 세기의 외침이 지금을 창조 앞으로의 100년을 향한 한 보
너와 내가 우리가 되어야만 완고 해지겠지 투쟁 안에서 평화만을 낭독

Da Shanghai a Jong-no, Seoul, il cuore della penisola coreana
Questi nostri 100 anni di storia sono stati diretti dal sangue dei nostri missionari, non da loro
Le grida di un secolo creano il presente e il passaggio per i prossimi 100 anni
Dobbiamo rimanere insieme per creare la pace all’interno di questa lotta

우리들의 만세는 복수가 아닌 다가올 내일의 천국을 향한 거니까

Il nostro grido alla libertà non è una vendetta, ma alla volta del paradiso del domani

Il brano è stato scritto dal punto di vista dei combattenti e nel video viene rappresentata e ricordata una figura considerevole della storia coreana, l’eroina Yu Gwan-sun, una giovane attivista che a soli 19 anni guidò il Primo Movimento per l’Indipendenza contro il dominio coloniale imperiale giapponese nella zona meridionale del Chungcheong: la dimostrazione da lei organizzata radunò 3.000 dimostranti che gridavano all’indipendenza della Corea, ma nel primo pomeriggio intervenne la polizia militare giapponese uccidendo diversi manifestanti, tra i quali i genitori di Yu Gwan-sun, arrestando quest’ultima. Imprigionata e torturata, anche in prigione continuò a battersi per l’indipendenza coreana fino al giorno della sua morte, il 28 settembre 1920, presumibilmente a causa delle torture, diventando così un simbolo del Movimento del Primo Marzo.

Sebbene il Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo non portò direttamente all’indipendenza, accelerò l’istituzione del Governo Provvisorio Coreano a Shanghai, infatti dopo aver sopportato secoli di monarchia e 35 anni di dominio coloniale giapponese, la Corea divenne finalmente una nazione democratica (perlomeno, sulla carta): fu dichiarata una Repubblica Democratica con la sovranità che risiedeva nel popolo, un principio stipulato nell’articolo 1 della Costituzione del Governo Provvisorio.

A testimonianza del suo impatto, il Movimento per l’Indipendenza rimane tutt’ora un episodio molto influente nonostante sia avvenuto più di cento anni fa: la premessa del Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo era un sogno e una visione pro-democratica che affermava la sovranità del popolo e sosteneva valori universali come la libertà, l’uguaglianza, i diritti umani e la pace.

Con i versi di queste canzoni si spera di avvicinare e incoraggiare i giovani a rivivere quei pezzi di storia che, seppur logoranti, rendono il Paese fiero dei suoi cittadini.

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#Hipstory – Frammenti di epoca Joseon

Con oggi cominciamo una breve rubrica che abbiamo deciso di intitolare “Hipstory” (dall’unione di hiphop e storia), dove canzoni scritte da artisti k-hiphop ci guideranno nella scoperta di alcuni momenti importanti della storia della Corea.

NB: Se avete perso le lezioni introduttive al mondo del k-hiphop, ecco dei link utili:

In questo primo articolo vediamo insieme due personaggi fortemente apprezzati e ricordati dal popolo coreano per aver compiuto considerevoli imprese nel corso della loro vita: Re Sejong il Grande e Yi Sun Shin.

Il primo lo esploriamo grazie alla canzone ‘When You’re Exhausted’ (지칠 때면) di Jeong Junha, Zico e Kim Jongwang.

Parliamo di Re Sejong il Grande (세종대왕), celebrato e stimato dai coreani per aver permesso loro di emanciparsi grazie all’invenzione dell’alfabeto (hangeul 한글). Infatti, prima del 1446, i coreani erano obbligati a scrivere utilizzando i caratteri cinesi e solo i nobili aristocratici (yangban, 양반) avevano l’opportunità di studiare i sinogrammi, con la conseguenza che i meno abbienti venivano considerati illetterati e posti quindi ai margini della società.

In questa canzone, oltre ad adorarlo e ringraziarlo per il lavoro svolto, gli autori gli parlano come se fosse un loro protettore, confidandogli i problemi che affliggono il popolo e chiedendogli di rimanere sempre al loro fianco.

All’inizio del video, sullo schermo viene riportato il testo della canzone con la forma originale delle lettere in pensate inizialmente da Re Sejong.

몰라보게 세상 모습이 변해도, 그때의 지혜를 빌려 사는 건 여전해.

Anche se il mondo sembra ormai irriconoscibile, viviamo ancora dei frutti che la sua saggezza ci ha donato.

In queste parole si percepisce la riconoscenza di un popolo che, nonostante ora viva in un’epoca completamente diversa e con un aspetto e consuetudini alquanto dissimili da ciò che viene riportato di quel momento storico, è ancora riconoscente per gli ideali che Re Sejong ha tanto combattuto per conquistare e, a 5 secoli di distanza, stanno ancora dando i loro frutti.

Infatti, sebbene la situazione politica e amministrativa del regno fosse solida nel momento in cui è salito al trono, il re si è rifiutato di stare in panciolle e godersi la vita, ma è stato determinato a lasciare un’eredità culturale cospicua ai suoi posteri: nonostante ciò, nella canzone viene evidenziato come alcune volte si tende a non essere grati abbastanza e non si realizza quanto lui abbia effettivamente fatto per il popolo.

뿌리 깊은 역사는 우리가 버티는 힘이지

Sono le radici della nostra storia a darci la forza di andare avanti

누구 하나 빠트리지 않은 대신평생을 고민에 잠겨 지내신

Hai trascorso tutta una vita in contemplazione, sommerso dalle preoccupazioni, per far sì che nessuno venisse più emarginato.

Durante il suo regno, Re Sejong portò avanti numerosi progetti col fine di arricchire il patrimonio culturale e scientifico della Corea. Tutti questi progressi non furono però affatto facili da raggiungere: pur essendo l’autorità massima, la sua corona non gli permetteva di prendere decisioni arbitrarie e doveva costantemente scontrarsi con le istituzioni amministrative che spesso e volentieri contestavano le sue decisioni. Ciononostante, l’ardita passione che aveva nei confronti del suo popolo lo ha spinto a lottare per le sue idee generando notevoli sviluppi in ambito umanistico, scientifico, medico-farmacologico, geografico, agricolo e persino musicale.

나의 우상 나의 영웅 나의 왕, 애민정신이 창제한 훈민정음 없었다면 과연 이 가사는 어떻게 나왔을까

Il mio idolo, il mio eroe, il mio Re. Se non ci fosse stato lo Hunmin Cheongeum, che hai creato con amore per il popolo, come avrei scritto questo testo?

우린 노비도 백성도 아닌 국민, 원만한 삶을 살고픈 게 꿈인

Non siamo più né schiavi né gente comune, siamo cittadini (un popolo unico) che sognano di avere una vita dignitosa

L’invenzione per cui viene principalmente ricordato Re Sejong il Grande è quella dell’hangeul, ossia dell’alfabeto coreano. Dal I secolo a.c. fino al XV secolo d.c i coreani hanno sempre utilizzato i caratteri cinesi per esprimere per iscritto la loro cultura. Ciò comportava disagi di diversa natura:

1. Gli ideogrammi cinesi non erano in grado di rappresentare a pieno titolo i suoni della lingua coreana e neanche la sua morfosintassi;

2. Gran parte della popolazione veniva discriminata ed esclusa da qualsiasi posizione lavorativa di medio-alto livello perché non aveva la possibilità economica di studiare il cinese.

Il sovrano, rendendosi conto dei numerosi impedimenti che comportava l’assenza di un sistema di scrittura in grado di riportare su carta in maniera precisa il coreano parlato, passò anni a studiare un alfabeto ad hoc per i suoi discepoli: nel 1443, infatti, Re Sejong ha annunciato di aver messo a punto un alfabeto di sole 28 lettere che al tempo ha preso il nome di Hunmin Cheongeum, che letteralmente significa “i suoni corretti per l’istruzione del popolo”.

Dal 1443 al 1446 il Re e un gruppo di letterati da lui designati hanno messo a punto un libro di “spiegazioni ed esempi” (Haerye) per aiutare i discepoli a comprendere ed utilizzare al meglio questa grandiosa e considerevole invenzione.

Nel 1910 prende finalmente il nome con cui lo conosciamo oggi, hangul, e con la riforma del 1993 vengono eliminate 4 delle 28 lettere ideate da Re Sejong il Grande, per facilitare maggiormente la popolazione.

절하고 있는 걸까요 묻고 싶은 게 많아요

지칠 때면 시간을 건너 당신을 찾죠

나타나 줄 순 없나요 의지할 품이 없어 이제 머물러줬으면 해요 이대로.

Sto facendo abbastanza? Ci sono così tante cose che vorrei chiederti
Quando non ho più le forze, viaggio attraverso il tempo per cercarti.
Puoi ritornare? Non ho nessuno su cui contare, spero rimarrai per sempre.

Il ritornello è un grido di aiuto, ma anche la manifestazione di quanto ancora risulti importante la figura del Re Sejong nel quotidiano dei coreani: un sovrano che ha dato tutto per il suo popolo e che non manca di rincuorare i suoi discendenti nei momenti bui, seppur a secoli di distanza.

A Gwanghwamun Square (광화문광장) viene commemorato con un’imponente statua a inizio piazza, proprio di fronte (girato di spalle) al Palazzo Reale.  


Il secondo personaggio che andiamo ad esplorare è l’ammiraglio Yi Sunshin e la sua potente invenzione, Kobukson (Turtle Ship), tramite la canzone presentata a Show Me The Money 4 da Song Mino, Jamezz e Andup ma in seguito remixata con il supporto di rapper come Paloalto, Zico e Okasian.

La Turtle Ship, definita così per via della sua corazza, è una nave ideata dall’ammiraglio Yi SunShin nel XV secolo ed utilizzata in ben 16 battaglie navali contro il Giappone, vincendole tutte. In questa canzone, proprio come nella realtà storica, la nave simbolizza il mezzo con cui i partecipanti vengono orgogliosamente trasportanti verso la vittoria della competizione (missione della puntata): ognuno dei versi scritto dai rapper racconta infatti le lotte che stanno combattendo, ma si danno forza convinti che non potranno far altro che vincerle a testa alta.

우린 거북선, 다른 배들 통통
그냥 통통, 떨어져라 똥통
커지는 네 동공, 느껴지는 고통
우린 독종, 너흰 그냥 보통

Noi siamo la Turtle Ship, tutte le altre navi sono vuote
Vuote, levati mucchio di m*
Le tue pupille si dilatano, senti il terrore
Noi siamo sopravvissuti, voi nella media

Siamo ancora in epoca Joseon, per la precisione nel 1592, quando le truppe navali del comandante giapponese Toyotomi Hideyoshi cominciano ad invadere la Corea col desiderio di arrivare in Cina, sfociando in quella che sarà ricordata come la guerra dei 7 anni e, in questo frangente, entra in gioco Yi SunShin, il quale riporta in auge una tipologia di nave utilizzata nel XIII secolo ma, per qualche oscuro motivo, caduta nel dimenticatoio.

Si tratta di una nave di struttura simile a quelle utilizzate all’epoca (panokseon), ma con la peculiarità (e vantaggio) di essere corazzate.

Vi sono stati vari modelli di questa vittoriosa nave nel corso dei vari scontri ma, in linea di massima, erano caratterizzate da una lunghezza che variava dai 30 ai 37, una base in legno spinta da vele e a remi (panokseon) ricoperta da uno scudo di ferro e presentava a prua una testa di drago con duplice valenza: nebulizzava gas e sparava fiamme per disorientare le flotte nemiche e nascondersi da esse e, in più, era dotata di un cannone per attaccare i nemici. Sotto alla testa vi era uno sperone, in grado di deturpare le navi avversarie. Inoltre, anche a poppa e sulle fiancate laterali era dotata di feritoie e spuntoni di metallo per difesa e attacco.

La brillantezza di Yi come stratega si dimostra fondamentale per la salvezza della Corea dalla possibile distruzione e dalla colonizzazione giapponese. Ancora oggi viene infatti considerato uno dei più eminenti ammiragli coreani di tutti i tempi, sinonimo di coraggio, perseveranza, forza, abnegazione e lealtà verso la patria e questo perché fu in grado di difendere un’intera nazione senza strutture idonee né addestramento adeguato, preoccupandosi anche dei rifornimenti che scarseggiavano perché non riceveva aiuto alcuno dal sovrano del tempo.

Il suo immenso talento lo si può comprendere anche dal fatto che Won Gyun, il successore di Yi, non fu mai in grado di sconfiggere una flotta nemica di simile potenza a quella giapponese, pur disponendo delle navi e dell’equipaggio addestrato dallo stesso Yi. Purtroppo, le riforme navali di Yi SunShin vennero abolite poco dopo la sua morte, così come le Turtle Ship scomparsero dagli annali, rimanendo nella storia come armamenti leggendari e iconici. E, a fare la storia, saranno anche i suoi discendenti, la maggior parte dei quali intraprenderà la carriera militare raggiungendo importanti cariche ufficiali, mentre altri diventeranno attivisti dell’indipendenza anti-giapponese.

Il titolo postumo dato a Yi Sunshin, Signore della Lealtà e della Cavalleria (Chungmu-gong, 충무공; 忠武公), è oggi la terza più alta onorificenza militare della Corea e, sempre postumo, è stato onorato anche con il titolo di Principe di Deokpoong. Chungmuro (충무로; 忠武路), un’importante strada nel centro di Seul, è stata così chiamata in suo onore. La città Chungmu, sulla costa meridionale della Corea, ribattezzata Tongyeong, porta il suo titolo postumo ed è il luogo del suo quartier generale: una maestosa statua dell’ammiraglio Yi Sunsin si erge imponente al centro di Sejongno, nel centro di Seul, a piazza Gwanghwamun, proprio insieme a Re Sejong il Grande.

Il volto dell’ammiraglio è anche quello raffigurato nella moneta da 100 won.

Tutte queste intitolazioni a lui dedicate, così come la canzone di Song Mino, Jamezz e Andup, ci fanno capire quanta ammirazione vi sia nei confronti di un personaggio storico quale Yi SunShin e le sue imprese eroiche per salvare la popolazione coreana.

Oggi abbiamo conosciuto due stimabili autorità storiche senza le quali la Corea non sarebbe probabilmente ciò che è oggi.

Al prossimo episodio di Hipstory!

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Jay Park: un cerchio che si chiude?

In questo articolo sull’evoluzione del k-hip hop in Corea abbiamo già menzionato Jay Park come figura importantissima nel panorama di questo genere, soprattutto grazie alle innovazioni che porta tramite le sue due case discografiche AOMG e H1GHR MUSIC. Ma come è riuscito ad ottenere tutto questo successo? Talento? Fortuna? Destino? Azzardo? Mischiamo tutti questi ingredienti insieme e andiamo a scoprire il passato di questo artista poliedrico per capire un po’ cosa ci riserverà nel futuro, proprio dopo aver lasciato il mondo della musica a bocca aperta rinunciando alla posizione di CEO da entrambe le sue agenzie.

Art of Movement e primi passi in Corea

Park Jae Bom in quanto artista nasce inizialmente come B Boy. Estremamente appassionato di danza e hiphop, nel 2003 diventa membro della AOM (Art of Movement) di Seattle, crew b boy creata da due fratelli e a cui Jay rimane fortemente legato, tanto da creare una casa discografica in Corea proprio insieme ad uno di loro (ChaCha).

Consapevole della sua forte passione, la madre lo esorta a fare un’audizione per la JYP entertainment che passerà a pieni voti grazie non solo alle sue grandiosi abilità nella danza ma anche per le sue doti canore. Entra a far parte di un progetto che lo vede partecipe di un programma intitolato Hot Blood Men, dove il pubblico imparerà ad amarlo per la sua simpatia e il suo talento, portandolo così a diventare il leader del gruppo 2PM. La sua carriera sembra prendere il volo e la boy band 2PM pare creata su misura per lui: rap, vocal e break dance sono gli elementi che distinguono questo nuovo ed entusiasmante gruppo.

Sfortuna vuole che il percorso da idol di Park Jae Bom finisca circa un anno più tardi dal suo debutto, quando dei commenti ribelli fatti sul proprio spazio personale (ma su una pagina internet) in un momento di crisi durante il training vengono a galla. L’agenzia, probabilmente non preparata a gestire una controversia di questo tipo, decide di far tornare Jae Bom nella patria americana, mettendo così un punto alla sua carriera da K-Pop idol.

Ma chiusa una porta si apre un portone, giusto? E, fortunatamente (per noi), queste parole per Jay si sono avverate: infatti, nonostante l’odio ricevuto, Jay non si dà per vinto e pubblica una cover di Nothing on You di B.o.B. su Youtube che, in men che non si dica, fa il giro del mondo. Poco dopo, Jae Bom pubblica il suo primo EP Count On Me ritrovandosi nuovamente in Corea.

Il coraggio di rinascere

Nella vita ci vuole fortuna, ma ci vuole anche (e soprattutto) il coraggio di mettersi in gioco senza l’eccessiva paura di fallire e ricominciare da capo più e più volte. Jay è da sempre un visionario, è stato lungimirante nella sua carriera ma anche in quella degli altri, trovando il talento nelle persone giuste e dando loro l’opportunità di riscattarsi quando neanche loro stesse avevano il coraggio di crederci.

Un ruolo importante nella sua strada verso il successo l’ha sicuramente avuta Dok2, founder della casa discografica 1llionaire. Malgrado le critiche e lo scetticismo che circondavano Jay e qualunque artista associato a lui in quel periodo, Dok2 si è sempre sentito molto vicino a Jay e non l’ha mai abbandonato: nel 2012 Jay rilascia l’album New Breed e, a dispetto del cinismo che li aveva accompagnati, il loro featuring raggiunge i vertici delle classifiche assicurando loro un posto sotto i riflettori, arrivando ad esibirsi persino in show Kpop come il Music Bank.

About Loco

Abbiamo già detto quanto Jay sia sempre stato avveduto e con un pizzico (tanto) di pazzia: dopo aver creato la AOMG, Jay intravede talmente tanto potenziale nel primo vincitore di Show Me The Money, Loco, che si offre di pagare i suoi debiti con la casa discografica a cui era legato per poterci lavorare insieme. Scelta che si rivelò vantaggiosa per entrambe le parti e a cui Loco non smetterà mai di essere riconoscente. Infatti, dopo appena tre mesi dal rilascio della sua canzone “Hold Me Tight”, Loco ha non solo ripagato Jay, ma anche messo le basi per dare il via alla florida carriera che oggi conosciamo.

About pH-1

Storia simile è avvenuta con l’artista pH-1, ora parte della H1ghr Music proprio grazie all’avvedutezza di Jay Park e alla sua brama di aiutare artisti emergenti. pH-1, convinto che il suo sogno di fare della sua passione una professione fosse solo un’utopia destinata a rimanere tale, ha raccontato di essere stato contattato da Jay Park tramite i social media quando ancora lavorava nel settore dell’informatica. Jay si era per caso imbattuto in alcuni video a 0 budget girati da pH-1 e, anche qui, intravedendone il potenziale l’ha invitato a lavorare con lui, facendo letteralmente decollare la carriera di pH-1 e dandogli la possibilità di riscattarsi.

Un ciclo che si chiude?

La carriera di Jay Park in Corea è cominciata grazie al K-Pop e, dopo aver passato un decennio a produrre e promuovere musica e artisti hip hop, Jay è ora pronto a lanciare il suo gruppo K-Pop. Negli ultimi anni ha spesso accennato al fatto di voler far debuttare un gruppo di idol k-pop sotto la propria ala e, in seguito alle dimissioni da CEO dalle due case discografiche, pare sia in procinto di creare una nuova label con cui sarà in grado di realizzare anche questo suo desiderio, forse in partnership con la Kakao Entertainment.

Un altro progetto che non vede l’ora di realizzare e a cui allude da anni è il suo marchio personale di soju. Dopo anni di lavoro Jay ha finalmente annunciato il nome del suo brand, WON SOJU, bevanda alcolica tradizionale con la caratteristica di essere un distillato 100% di riso. Tra i vari concetti che vuole esprimere con questo nome vi è il participio passato del verbo “vincere” in inglese (win) e il verbo “desiderare”, “volere” in coreano (원(願)하다).

È un’impresa elencare tutte le conquiste che Jay ha raggiunto nel corso dell’ultimo decennio, dagli innumerevoli premi, alle apparizioni su show internazionali fino al contratto con la Roc Nation (casa discografica di Jay Z). La sua più recente canzone, rilasciata insieme alla notizia di rinuncia alla posizione di CEO, ci dà forse una minima idea di quanto duro lavoro e umiltà abbiano caratterizzato ognuno dei suoi giorni.

Questo di sicuro non è un addio e, anche se non così assiduamente come prima, sentiremo ancora parlare molto di Jay Park, vista la moltitudine di progetti che ha in serbo e i contenuti che ancora ha da offrirci. Un protagonista di vitale importanza per la scena imprenditoriale coreana che non ha intenzione di fermarsi, solo di cambiare un po’ la sua vision e continuare a deliziarci del suo estro da dietro le quinte.

EDIT: Possiamo stare tranquilli ancora per un paio d’anni, in quanto Jay Park ha dichiarato il 24 di gennaio di avere intenzione di pubblicare almeno 1 o 2 album prima di dedicarsi ad altri progetti!

Se volete scoprire di più di questo artista e, in generale, della scena hiphop coreana, vi consigliamo di ascoltare le nostre playlist!

Se cercate qualcosa che vi dia la carica giusta per affrontare la giornata, allora ascoltate:

Se, invece, cercate qualcosa col quale possiate rilassarvi ma rimanendo sempre “sul beat”, ascoltate:

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K-Hip Hop: come ci siamo arrivati? – Ep.2

Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto l’evoluzione e gli elementi del genere hip hop in Corea, continuate a leggere per scoprire altre curiosità su questo tipo di musica.

Differenze rap americano e coreano

I sentimenti più trasposti nei testi coreani sono felicità, depressione e rabbia, emozioni che vengono spesso citate anche nella sottocultura americana, ma in accezioni differenti.

Ciò che hanno in comune è sicuramente la questione politica, in quanto i sentimenti di rabbia espressi dai rapper coreani hanno spesso a che fare con il risentimento derivante dall’oppressione subita durante l’imperialismo giapponese che, nonostante le diversità del caso, si possono associare agli abusi subiti dal popolo di colore in America.  

Anche in Corea, come in America, l’hip hop veniva usato come forma di resistenza verso la società e, in questo caso, i rapper coreani sfidavano lo stile di vita standard e tradizionalista orientato alla famiglia imposto dall’ideologia confuciana. Per cui, i coreani hanno da subito reso ibrida la loro sottocultura seguendo la linea di ribellione americana ma applicandola alla pagina storico-politica vissuta in Corea in quel momento: gli americani si rivoltavano contro l’egemonia e la classe borghese medio-alta, i coreani contro le imposizioni sociali tradizionali.  

Ciò che contraddistingue le due culture hip hop è il modo in cui le emozioni vengono trasposte nei testi, in quanto troviamo un tema decisamente più aggressivo negli Stati Uniti ed uno più sentimentale, associato all’amore, in Corea. Ciò probabilmente riflette i diversi valori culturali e stili di vita delle due nazioni, ma deriva anche dal fatto che, come abbiamo visto, il rap coreano è partito dalla pop culture e non dalla strada come in America. Infatti, il rap coreano più che “cazzuto” risulta spesso fluido, armonioso e malinconico. Tra l’altro, sembra proprio che il pubblico coreano abbia una preferenza ad ascoltare hip hop a tema amore e delusioni sentimentali, piuttosto che concentrarsi su quelle a tema ribellione.

Infine, la cultura hip hop coreana si è da subito preoccupata di seguire le mode e avere uno stile che potesse piacere alla popolazione locale. Per questo motivo, molti rapper coreano-americano criticano gli artisti coreani convinti che lo facciano solo perché sia ritenuto alla moda e sia divertente essere considerato rapper, senza riconoscere quali sono le vere radici che hanno portato alla creazione di questo genere.

Ma c’è una agenzia musicale che ha deciso di unire questi due mondi in un solo spazio: la h1ghr music di Jay Park. In questa etichetta, infatti, vengono prodotti artisti sia coreani che americani e, nella seguente breve intervista, si può capire l’essenza di queste differenze culturali e di stili di vita che abbiamo appena visto. Due coppie di artisti, due città differenti, due passati completamente diversi ma una stessa passione che li ha portati a rincorrere lo stesso sogno.

Il successo di Show Me The Money

L’apice del mainstream è stato raggiunto quando la Mnet ha portato l’hip hop ed il rap in televisione con il survival “Show Me The Money” dove rapper già famosi o in attesa di fare il loro debutto decidono di cimentarsi in una sfida all’ultima rima. I partecipanti vengono scelti e guidati da veterani del settore, rapper e produttori che fanno da mentore per tutta la durata del programma. Tra questi troviamo nomi come Tiger JK, Bizzy, Zico, Dean, Verbal Jint, Swings, Gray e Code Kunst. Col tempo questo show è diventato talmente importante nella scena rap che le produzioni qui pubblicate influenzano l’intera scena hip hop coreana. Cosa spesso criticata in quanto si rischia di far venire meno quello che è il senso del rap underground come sottocultura per esprimere le proprie emozioni per dare spazio alla messa in scena di uno spettacolo che possa attrarre l’audience. Infatti, i testi vengono spesso censurati per rimanere all’interno dei parametri ritenuti accettabili dall’emittente televisiva. Ma essendo i media un importante mezzo di distribuzione subculturale in grado di definire l’esperienza sia per chi la crea che per lo spettatore, Show Me The Money ha la grande responsabilità di influenzare la percezione della cultura hip hop in Corea.

Infatti, a questo programma partecipano spesso anche idol k-pop con l’intento di provare a colleghi, fan e soprattutto haters che il ruolo che ricoprono nel loro gruppo è grazie al loro talento nel rap e non nella mancanza di doti canore come spesso si crede. Bobby degli iKON è riuscito a portare a termine questa impresa, riscattando sé stesso e i suoi colleghi, portandosi a casa il trofeo della terza stagione.

E, sulla scia di questo survival, negli anni ne sono stati lanciati altri dedicati a concorrenti con caratteristiche specifiche:

  • Unpretty Rapstar

Questo show può essere considerato come la versione tutta al femminile di Show me the money, con qualche piccolo accorgimento: non vi è la parte della selezione iniziale, in quanto le concorrenti vengono scelte dalla produzione e queste sono, tendenzialmente, artiste che hanno già avuto il loro debutto nella scena musicale.

In onda dal 2015 al 2016, lo scopo principale del survival rimane sempre lo stesso: aiutare le cantanti rapper ad accrescere la propria fama (e donare al pubblico un po’ di drama). . Le partecipanti appartengono sia alla sfera rap che k-pop e alcune di queste sono: Cheetah, Jessi, Heize, Yubin delle Wonder Girls’, Hyolyn (ex Sistar) e  Soyeon delle (G)-IDLE’s.

  • Good Girl

Con un format simile ad Unpretty Rapstar fa il suo debutto Good Girl nel 2020, con l’obiettivo di far competere le ragazze a gruppi col fine di compiere determinate sfide e sfornare pezzi e perfomance da urlo. Qui il kpop è presente non solo tra i partecipanti ma anche tra l’audience.

  • High School Rapper

Per questo survival, invece, il requisito fondamentale è essere uno studente delle superiori. In questo caso, i partecipanti vengono inizialmente selezionati a seconda dell’età e della regione di provenienza. I ragazzi concorrenti collaborano con mentori del calibro di Mad Clown, Giriboy, Groovyroom, CODE KUNST, Changmo, Jay Park e Ph-1 con il desiderio di farsi piano piano strada in un mondo che rappresenta la loro passione. Lo show ha infatti prodotto nuovi rapper di successo come Young B, HAON, Ash Island, VINXEN e Lee Young Ji firmando con etichette importanti come la H1gher Music e la Ambition Music. Tra i contendenti già appartenenti al mondo del kpop troviamo Mark (NCT e Superm), Hwiyong (SF9) e Sunwoo (THEBOYZ, predebut)

Case discografiche da non perdersi

Sarebbe impossibile elencare tutte le case discografiche degne di nota ma, se avete ancora molto da scoprire di questo splendido e sfaccettato mondo, di seguito trovate alcune delle agenzie che sfornano pezzi da primi posti in classifica.

  • Aomg (Above Ordinary Music Group)

Fondata nel 2013 da Jay Park, si definisce una piccola etichetta indipendente con grandi sogni e aspirazioni. Da un’agenzia di appena 3 membri (Jay Park, Loco e Gray) ne conta oggi ben 19, tra i quali spiccano nomi come Lee Hi, Simon Dominic, Punchnello e Yugyeom come rapper/cantanti e Code Kunst, Goosebumps e ChaCha Malone come produttori.

  • H1ghr musik

Nel 2017 Jay Park ha fondato questa agenzia pioneristica insieme al collega e amico ChaCha Malone fondendo, come abbiamo visto, i suoi due mondi di appartenenza: Seoul e Seattle. La h1ghr dà casa a ben 16 artisti poliedrici, uno diverso dall’altro ma tutti meritevoli di successo.

  • 1llionaire Records

Anche se ormai ufficialmente chiusa, la Illionaire è stata una delle etichette più importanti di questo genere grazie alla popolarità dei due artisti fondatori, Dok2 e TheQuiett, e del loro collega Beenzino, nomi indiscussi nel panorama hip hop coreano.

Con queste brevi pagine speriamo di avervi incuriosito ad esplorare più a fondo questo genere sfaccettato e multiforme che, come abbiamo visto, spesso si confonde e mescola con quello che è il mondo del k-pop, tanto amato dai più. Fateci sapere quali sono i vostri artisti preferiti!

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K-Hip Hop: come ci siamo arrivati? – Ep.1

L’hip-hop e il rap sono generi ormai diffusi a livello globale, ma sono emersi come una forma di movimento clandestino da parte delle subculture afroamericane come espressione diasporica culturale in un contesto di resistenza contro l’egemonia dominante. Parallelamente, possiamo guardare all’hip-hop come un genere di musica post-moderno la cui particolarità di tagliare e mixare diversi stili musicali e riferimenti culturali consente un continuo processo di ibridazione e sincretismo. Per questo motivo, il rap e l’hip hop vengono considerati un ponte di collegamento tra i giovani nonché un valido strumento per la rielaborazione dell’identità locale, tanto da attirare l’attenzione su caratteristiche culturali specifiche da parte di chi ascolta.

L’evoluzione dell’hip hop in Corea del Sud

Come abbiamo visto nell’articolo sulla storia del kpop, i Seo Taiji and Boys hanno dato il via allo sviluppo dell’industria musicale moderna, mescolando canto, ballo e rap. Infatti, alla canzone I know (난 알아요) si può ricondurre anche l’avvento dell’hip hop come stile più commercialmente diffuso, effetto anche in questo caso di una ribellione contro le regole socialmente e culturalmente imposte.

Infatti, in quel periodo la Corea del Sud si è trovata ad affrontare alcuni cambiamenti politici non indifferenti: il governo guidato da Kim Yŏngsam nel 1993 poneva fine ai tre decenni di governo autoritario militare e l’allentamento sulla censura di stato, che ebbe inizio alla fine degli anni 1980, permise ai cantautori e ai cantanti di esplorare la loro creatività artistica con maggiore libertà. Tutti questi cambiamenti economici, politici e sociali hanno creato i contesti necessari per permettere all’hip-hop di radicarsi come parte integrante della cultura giovanile locale.

In contrasto alla cultura giovanile degli anni ’70 e ’80, fatta di universitari liberale e idealisti prima e studenti inclini al radicalismo politico di massa poi, la gioventù degli anni ’90, conosciuta come la generazione sinsedae, era in gran parte composta da adolescenti nati nell’era della stabilità economica. Questi teenager sono quindi cresciuti abbracciando il consumismo e la cultura popolare occidentale, in un periodo di rapidi cambiamenti in cui la società coreana si stava aprendo ai flussi culturali globali dopo anni di isolamento, facendosi influenzare dalle mode angloamericane, tra cui troviamo l’hip hop. 

Il genere hip hop era talmente in voga tra gli adolescenti dell’epoca che venne addirittura coniato il termine “Seo Taiji Syndrome”, che prende il nome dall’ex cantante della band metal Sinawi considerato il precursore del rap coreano. Sebbene la canzone I know (난 알아요) abbia ottenuto il punteggio più basso dalla giuria durante la loro performance di debutto nel talent show della MBC nel 1992, si è posizionata al primo posto nelle classifiche per ben 17 settimane filate, garantendo il successo anche all’omonimo album.  Si tratta di una canzone d’amore composta da versi rap, coro cantato e intermezzi strumentali realizzati da una chitarra elettrica la cui performance viene contornata da passi di danza. Ricorda niente?

Dal secondo album in poi, Seo Taiji comincia a scrivere di tematiche sociali come, ad esempio, la critica al sistema scolastico. Argomento che, essendo fortemente sentito, ha fatto appello ai teenager come autentica espressione di sfida della cultura giovanile.

Dalla metà degli anni ’90 in poi, l’industria musicale coreana ha iniziato a creare rapper e gruppi focalizzati sul pop avendo come target gli adolescenti. La SM Entertainment ha prodotto gli H.O.T, la JYP Ent. ha pubblicato l’album rap-dance The Power of the Twins (Ssangdungi Power) interpretato dagli allora dodicenni gemelli Ryang-hyŏn e Ryang-ha mentre la YG Ent. ha rilasciato il primo album del duo hip-hop Jinusean che ha riscosso grande successo in classifica.

Gli elementi del rap coreano

  • Tradizione

L’hip hop coreano prende in prestito elementi di quello internazionale e americano, come le tecniche di campionamento per le basi, l’abbigliamento e lo stile di danza, ma col tempo ha sviluppato caratteristiche distintive proprie introducendo elementi di musica coreana (sia popolare che tradizionale) e mescolando in maniera efficacie la lingua inglese ai testi coreani così da coinvolgere maggiormente il pubblico nazionale ed internazionale. Anche in questo caso, il primo artista ad introdurre elementi tradizionali nelle canzoni rap è stato proprio Seo Taiji nel singolo Hayŏga (하여가) dove ha aggiunto una breve esecuzione del t’aep’yŏngso (태평소), strumento a fiato della tradizione coreana.

Un altro artista che ha sperimentato fin da subito questo stile aggiungendo anche elementi religiosi è stato MC Sniper, rapper underground e fondatore della crew hip-hop Buddha Baby. Tra gli strumenti da lui prediletti per le produzioni musicali troviamo la cetra a dodici corde kayagŭm (가야금), il flauto traverso in bambù taegŭm (대금), e le percussioni buddiste in legno Mokt’ak (목탁).

  • Mix culturale

Come abbiamo già citato, è pratica comune inserire una combinazione di frasi e/o parole inglesi e coreane all’interno dei testi. E chi saprebbe farlo meglio, se non artisti con origini sia coreane che americane? Infatti, dalla metà degli anni ’90 i cosiddetti Chaemi Kyop’o (재미 교포), si sono uniti alla scena hip-hop coreana, frequentando in particolare l’area di Apkujŏng-dong, a sud di Seoul. Questi artisti con influenze transnazionali ponevano l’enfasi su un rap in cui prevaleva l’uso della lingua inglese e delle basi molto diverse rispetto alle canzoni coreani dell’epoca, perché non prendevano spunto dal tipico pop coreano.

  • Un tocco di mainstream

Il rap coreano è probabilmente riuscito a prendere il volo grazie alle case discografiche impegnate a promuovere musica commerciale. L’etichetta YG Underground fu lanciata nel 2005 dalla YG Entertainment per creare musica alternativa proprio all’interno del contesto mainstream. Con il debutto dei BigBang nel 2006 il quale gruppo ha lanciato un rapper di distinta creatività come G-Dragon ha reso difficile tracciare una linea precisa tra quello che è l’underground/indie e ciò che è considerato mainstream. Non è infatti insolito vedere collaborazioni tra rapper e cantanti di altri generi musicali. Inoltre, in quel periodo l’hip hop cominciò a venire insegnato all’interno di accademie di musica focalizzate sul genere pop.

Se vi ha incuriosito questa prima parte non perdetevi il prossimo articolo, dove vedremo insieme quali sono le differenze tra il rap americano e quello coreano per poi dedicarci a qualche nome importante!

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BTS (방탄소년단): from zero to hero

8 anni di carriera, 57 daesangs, 9 album, 6 hot 100 n°1s, 3 apparizioni alle Nazioni Unite, milioni di fan in tutto il mondo, qualifica di inviati presidenziali, tour sold-out: queste sono soltanto alcune delle notizie che si possono citare quando si parla dei BTS, il più grande gruppo K-Pop che ha fatto, e continua a fare, la storia della musica pop.

Per chi si approccia per la prima volta all’onda coreana (hallyu, 한류), i BTS sono quasi una tappa obbligatoria. Ma chi sono e perché sono così importanti?

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I Bangtan Sonyeondan (방탄소년단, 防彈少年團), conosciuti con l’acronimo di BTS, sono una boy band formatasi nel 2013 sotto l’agenzia Big Hit Entertainment (ora HYBE) composta da 7 membri (Jin, Suga, J-hope, RM, Jimin, V e Jungkook): il nome, in un primo momento, aveva il significato di “Bulletproof Boyscout“, un gruppo che si poneva come obiettivo quello di fermare gli stereotipi “proteggendo” gli adolescenti e i loro sentimenti, mentre, in seguito ad un processo di re-branding (per il quale hanno anche vinto l’iF Product Design Award nel 2018), è stato cambiato in “Beyond the scene“, a dimostrazione del cambiamento e del nuovo volto, non soltanto dei membri, ma anche degli adolescenti nel loro percorso di crescita.

La scalata verso il successo dei BTS è stata tutt’altro che semplice e priva d’imprevisti, anzi sono stati più gli ostacoli e le avversità che hanno dovuto affrontare, partendo proprio dalla provenienza da un’agenzia non famosissima (ai tempi del loro debutto, la Big Hit Entertainment, oggi quotata in borsa, non soltanto non rientrava tra le major agencies ma soprattutto si era trovata a dover attraversare una grossa crisi finanziaria che li avrebbe condotti, nella peggiore delle ipotesi, alla bancarotta) per arrivare poi alle infinite ostilità della scena musicale stessa nei confronti dei componenti del gruppo (i membri RM, Suga e J-hope erano, per esempio, già ben noti prima del loro debutto nella scena hip-hop underground e proprio questo “cambio di genere” dall’hip-hop al pop ha creato non poche difficoltà ai giovani).

Gli ARMY (nome del fandom dei BTS con il significato di “Adorable Representative M.C. for Youth“) di vecchia data conosceranno bene il video caricato qui sopra che mostra il gruppo intento a promuovere, per le strade di Los Angeles, un loro concerto gratuito nel lontano 2013: è assurdo pensare come, a otto anni di distanza, siano cambiate tantissime cose e come, al giorno d’oggi, aggiudicarsi un biglietto per una loro data sia diventato più complesso di vincere alla lotteria.

Ebbene sì, di strada ne hanno fatta: eccome se ne hanno fatta!

Il 22 novembre 2021 hanno partecipato agli American Music Awards, ai quali erano candidati in tre differenti categorie:

  • Favorite pop duo or group
  • Favorite pop song (“Butter”)
  • Artist of the year

E hanno vinto tutti e tre i premi, compreso il tanto agognato ATOY, contro mostri sacri della musica occidentale del calibro di Ariana Grande, Drake e Taylor Swift. Ma cosa sono gli AMAs?

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Gli American Music Awards sono uno dei tre premi musicali più importanti insieme ai Billboard music awards e ai Grammy Awards, fondati nel 1973 da Dick Clark per competere contro i Grammy e la loro particolarità sta nel fatto che i vincitori, dal 2006, non sono scelti solo dai membri dell’industria musicale (sulla base delle vendite e diffusione radiofonica), ma anche dalla giuria popolare, la quale può contribuire alla votazione tramite il sito stesso degli AMAs. Perché questo premio è così importante per i BTS e per il mondo del K-Pop in generale?

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I BTS durante la loro prima apparizione agli AMAs nel 2017 con l’esibizione “DNA”.

Perché, soltanto a distanza di 4 anni dalla prima vera apparizione nella scena musicale americana da parte dei BTS, abbiamo e hanno avuto realmente contezza di quanto, finalmente, il panorama musicale occidentale si stia lentamente aprendo alla musica proveniente da altri luoghi al di fuori dell’America, consentendo così una maggiore “contaminazione” e globalizzazione in ambito artistico e culturale. Perché culturale?

Perché i BTS non si possono più relegare al “semplice” ruolo di boy band, bensì sono diventati veri e propri esportatori di cultura nel mondo e, con la nomina a inviati presidenziali guadagnata nel settembre ’21, questo non fa che accrescere la loro importanza per il mondo artistico: a dimostrazione di ciò, abbiamo anche il comunicato stampa ufficiale del Presidente Moon Jae-In mediante il quale si è sentitamente congratulato con il gruppo per il grande risultato ottenuto.

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Il tweet dall’account ufficiale del Presidente Moon Jae-In.

Inoltre, il Presidente Moon non ha perso l’occasione per lanciare un piccolo suggerimento al governo coreano che, ancora, sta temporeggiando circa la decisione sull’arruolamento o meno dei membri del gruppo nell’esercito: infatti, com’è noto a molti, i maschi coreani tra i 18 e i 28 anni devono prestare servizio nell’esercito per una durata di 18/20 mesi e anche i Bangtan, teoricamente, sarebbero inclusi in questa categoria.

Eppure, la storia non è così semplice perché i BTS hanno ricevuto dal presidente Moon, nel 2018, l’Ordine al Merito culturale, un riconoscimento per i servizi svolti in ambito sociale e artistico che hanno contribuito alla promozione della Corea del sud nel mondo e, non a caso, in quello stesso periodo il Primo Ministro Lee Nak-yon ha suggerito una revisione della legge sulla leva militare per ragioni legate al cambiamento della società coreana e, al tempo stesso, la legislazione di Seoul ha approvato una revisione alla legge sulla leva militare obbligatoria, consentendo ai K-Pop idol particolarmente meritevoli di posticipare il proprio arruolamento sino al compimento dei 30 anni.

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I BTS durante la consegna della corona fiorata.

L’argomento ha, da sempre, scatenato non poche polemiche e non sono stati rari i casi in cui i netizens si sono schierati contro l’arruolamento del gruppo: polemiche alla quale è seguito, però, il silenzio della politica e la lentezza della burocrazia, lasciando gli idol e i fan stessi in una landa desolata, senza alcuna conoscenza circa il proprio futuro.

Ecco, di seguito, alcuni dei commenti più ricorrenti nelle ultime ore in molte piattaforme social:

“It’s honestly discrimination at this point.. ㅋㅋ they’ve done more for this country than 10 thousand gold medals… it’s time to grant them exemptions ㅋㅋ”

“They have done more for this country than any gold medal at the Olympics.”

“We have never had something as big as BTS that has done so much for our pop culture. I’m not a BTS fan but they’ve influenced our economics in such a positive way and that should be enough in itself to grant them exemptions. Jo Sung Jin may be an amazing pianist but he has never brought any economic value in exports or anything to our country like BTS has.”

I Bangtan boys, tuttavia, non si sono fermati solo alle tre vittorie agli AMAs, bensì per il secondo anno consecutivo hanno ottenuto una nomination ai Grammy nella categoria “Best pop duo/group” e, anche quest’anno, questa nomina ha riacceso l’infinita diatriba tra gli ARMY e la Recording Academy, infatti già nella precedente edizione, l’esito aveva avuto modo di mostrare i (non pochi) lati oscuri e ambiguità dell’industria musicale americana, la quale svariate volte si è mostrata solamente interessata ad artisti “classici” rispetto ad altri più innovativi e meno “convenzionali”: dopo la mancata vittoria, gli ARMY (e probabilmente gli stessi giovani artisti) si aspettavano più di una nomination nell’edizione del 2022, eppure anche in questo caso le aspettative non sono state accontentate, portando ancor di più all’esasperazione i rapporti tra i fan e i Grammy.

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Negli ultimi giorni, la frase che sta spopolando sempre di più su Twitter e tanti altri social è “BTS wants a Grammy but Grammy needs BTS“. Perché?

Perché la redazione dei Grammy è ben consapevole della potenza dei BTS e della sua fanbase (basti pensare che il giorno dell’annuncio delle categorie e delle nomination, essendo i BTS tra i presentatori, i partecipanti alla livestream superavano più di 1 MILIONE di persone, tuttavia nel momento in cui questi hanno ricevuto una sola nomination e hanno fatto la loro presentazione, le visualizzazioni sono scese a 400.000 nel giro di pochi minuti) e non sono stati rari i tentativi di addolcire i rapporti tra il fandom, iperprotettivo nei confronti del gruppo, e la Recording Academy al fine di sfruttarne il potere mediatico.

E la verità è proprio questa: i Grammy hanno più bisogno dei BTS di quanto i BTS abbiano bisogno di un Grammy, specie dopo le due performance agli AMAs (fonti incerte su Twitter hanno affermato che una buona percentuale dei presenti nel pubblico degli AMAs fossero ARMYs) e, soprattutto, dopo le 4 date sold-out al SoFi Stadium di Los Angeles. Che saranno mai 4 date?

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Bene, giusto per fare due conti, la capienza massima per i concerti al SoFi Stadium è di 70.000 persone: i biglietti per le quattro date (27-28/11 e 1-2/12) sono andati sold-out prima dell’apertura ufficiale delle vendite, cioè la totalità dei biglietti è stata fatta fuori solamente con le prevendite, compresi coloro che avevano già acquistato un biglietto per il tour mondiale che è stato cancellato qualche mese fa, dopo l’ennesima riprogrammazione.

Al di là di quali siano i rapporti tra i Bangtan (e gli ARMY) e l’industria dell’intrattenimento in tutte le sue sfaccettature, il loro impatto a livello culturale è assolutamente innegabile, non a caso il mantra più recente è “BTS paved the way” e, in effetti, non si potrebbe essere più d’accordo e del loro stesso successo ne stanno beneficiando molti gruppi k-pop che, al momento, si stanno trovando sulla cresta dell’onda, pensiamo per esempio ai recenti annunci dei tour mondiali da parte degli ATEEZ, degli NCT e delle Twice: che piacciano o meno, i BTS hanno distrutto e impostato nuovi record, non soltanto nella scena musicale coreana ma anche internazionale, creando un nuovo modo d’intendere la musica, l’arte e il rapporto con il pubblico, ponendo le basi per un diverso modo di vedere l’industria musicale.

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Cosa ci aspetterà in futuro? I BTS dovranno arruolarsi? Faranno un nuovo tour prima di farlo?

Tutte queste domande, purtroppo, non trovano ancora una risposta: nel frattempo, noi continuiamo a goderci la loro musica, approfittando di ogni occasione per avvicinarci al loro mondo.

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Beauty standard: breaking the stereotypes

In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato di chirurgia estetica e di “beauty standard”, cioè quelle caratteristiche ricorrenti nei personaggi famosi, specie negli idol, che li rendono conformi alle aspettative generali del pubblico in fatto di bellezza.

Ma quali sono questi standard? Analizziamoli insieme!

Nel luglio 2021, un k-netizen ha elaborato una lista sul forum Theqoo con 8 elementi che non possono mancare in un idol per rientrare nei canoni di bellezza coreani. Questi canoni sono:

  • V-line face
  • Porcelain white skin
  • Spotless skin
  • Thigh gap
  • Double eyelids
  • Heart-shaped lips
  • High and straight nose bridge
  • Perfectly aligned teeth
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Ma, fermi tutti! Ancora, nel 2021, parliamo di standard di bellezza? Non abbiamo ancora superato questa fase?

Bene, noi di mondocoreano non ci stiamo più ed è per questo che, in questo articolo, vi porteremo alla scoperta degli idol che si sono ribellati, con non poca fatica, allo stigma della bellezza tipica e si sono mostrati al mondo per quello che sono, perfetti nella loro diversità.

Ladies first, 가자!

JENNIE (Blackpink): c’è davvero qualcuno che preferisce il viso allungato alle sue guanciotte?

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HWASA (Mamamoo): la queen assoluta per stage presence e look, non si ferma davanti a niente e non accetta critiche da nessuno, specie sul suo aspetto, perché, come ha affermato lei stessa “If I don’t fit today’s beauty standards, I will become a new and different standard!“.

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NAYEON (Twice): ha l’aspetto di una bambola, è talentuosa e divertente. Che altro si può chiedere a questa ragazza? Eppure, paradossalmente, nonostante abbia tutte le carte in regola per rientrare alla perfezione negli standard coreani, anche lei si trova (s)fortunatamente esclusa da questa categoria. Perché? …I suoi denti non sono perfettamente allineati.

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YEJI (Itzy): questa ragazza rappresenta il motivo più emblematico per non essere inserita tra le classic k-beauties. Quale sarà la sua colpa? Non ha la doppia palpebra e non ha intenzione di averla, bensì a differenza di (ancora) tantissim* asiatic* non è ricorsa alla blefaroplastica (nota anche come “chirurgia della palpebra doppia”) ed ha accettato la sua diversità rispetto agli altri idol.

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TZUYU (Twice): altra componente delle Twice, altro standard colpito e affondato! Anche questa volta, però, il problema rimane nella fascia delle labbra perché, mentre Nayeon non ha i denti perfettamente allineati, il dramma di Tzuyu è quello di… non avere le labbra a forma di cuore.

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JOY (Red velvet): finalmente un argomento più interessante rispetto a quelli trattati fino ad ora, infatti la nostra Joy è aspramente criticata perché, a differenza di tante sue colleghe, non ha il classico fisico longilineo tanto agognato e cercato, non solo dalle donne coreane, ma anche dalle donne occidentali: il beauty standard che viene “interrotto”, nel suo caso, è il “thigh gap“. Cosa intendiamo?

Parliamo dello spazio che c’è tra le cosce e, sostanzialmente, ci riferiamo al fatto se le cosce, mentre si cammina, si tocchino tra di loro e, se questo succede, quanto si toccano perché, storicamente, il sogno di moltissime donne (principalmente influenzate dalla moda degli anni ’90 che promuoveva in passerella figure di spicco che rasentavano il sottopeso e la malnutrizione) è sempre stato quello di avere lunghe e sottili gambe, da sempre ritenute più piacevoli alla vista.

Eppure, Joy sembra non farsi troppi problemi in merito e, nonostante le critiche, non ha mai rinunciato a sfoggiare il suo (bellissimo) corpo, dimostrando a tutti che può indossare qualunque capo d’abbigliamento senza sentirsi inferiore alle altre.

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Passando, invece, al lato maschile, osserviamo quali sono gli idol che hanno infranto e impostato nuovi standard di bellezza.

FELIX (Stray Kids): tutti lo amano, la sua voce incanta chiunque la ascolti ed è il duality-king per eccellenza, ma c’è una cosa che (forse) ce lo fa amare ancora di più e che, al tempo stesso, lo porta ad essere escluso dalle bellezze classiche. Quale? Le lentiggini! Ebbene sì, il nostro Felix ha il volto coperto di lentiggini e questo è totalmente un “no-no” per gli standard coreani, i quali puntano invece alla pelle perfetta, senza imperfezioni o discromie.

CHANGBIN (Stray Kids): non è il classico idol, né per look né per appearance, infatti i suoi modi apparentemente freddi, quasi da bad boy (Qualcuno ha detto wattpad?), e il suo rap sembrano quasi stonare con il titolo che si ritrova.

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DOWOON (Day6): naso non esattamente in linea con gli standard coreani, niente doppia palpebra, carnagione olivastra… Insomma, questo ragazzo è tutto fuorché dentro i k-beauty models, eppure il suo fascino è innegabile! Suona pure la batteria, niente male, eh?

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TAECYON (2PM): …dobbiamo veramente dire qualcosa su di lui? Le foto non dicono già abbastanza?

J-HOPE (BTS): ballerino straordinario, coreografo, rapper, lineamenti del volto dolci e sguardo accattivante, J-hope non rientra negli standard perché ormai è diventato lui il nuovo standard di bellezza… e noi non potremmo che essere d’accordo!

RM (BTS): last but not least, l’unico e solo President Kim Namjoon. Dragon eyes, pelle color miele, fossette: per i primi tempi del loro debutto nella scena musicale, Namjoon ha deciso di indossare gli occhiali da sole a causa dei tanti commenti cattivi sul suo aspetto fisico, spesso considerato “brutto” o, comunque, non il “classico idol” e, per tanto tempo, ha anche creduto a quelle parole colme d’odio. Le cose, però, negli ultimi anni sono cambiate e il leader dei BTS ha ormai acquistato tanta confidenza in sé e nel suo aspetto, diventando anch’egli il nuovo standard di bellezza, non solo coreano ma anche internazionale.

E voi cosa ne pensate? Quali sono gli idol che secondo voi non rientrano nei beauty standard? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Music K-Pop

L’arte d’essere fragili

“Sono le certezze fragili che ci fanno sentire forti, quando l’unica forza di cui ciascuno dispone è la tolleranza, invece, la curiosità verso l’altro, l’ascolto, la com-passione. Mettere la passione in comune. Sentire insieme.”

Concita De Gregorio
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Per tanto tempo tematiche come la fragilità e la debolezza sono state viste come un tabù, qualcosa d’incredibile e inconcepibile per il grande pubblico. Quante volte abbiamo sentito dire ad un bambino di non piangere perché sembrava “una femminuccia“?

Quante volte abbiamo pensato di soffocare i dispiaceri, le arrabbiature, lo stress per paura di farci vedere vulnerabili?

Queste storie, queste domande, questi pensieri sono vecchi quasi quanto il mondo e, da sempre, l’uomo ha cercato delle strategie e delle scorciatoie per sopravvivere a questa assillante pressione sociale, per esempio tramite l’arte e la stessa musica, tra le tante manifestazioni artistiche, è diventata il simbolo più eclatante di questo bisogno primario di liberare la mente.

Il K-pop, seppur apparentemente possa sembrare un genere molto gioioso, nasconde dietro coreografie accattivanti e videoclip dall’impeccabile realizzazione e tecnica, testi molto profondi e dal significato tutt’altro che leggero.

Occorre, però, fare una premessa: purtroppo, in Corea, così come in Italia e in tanti altri paesi, la componente “boomer” della popolazione non riesce a prendere sul serio concetti come la depressione, la paura d’essere fragili, d’essere rimpiazzati, sia per ragioni culturali che per ragioni educative (ndr: quando parliamo di ragioni educative non ci riferiamo a persone non scolarizzate, bensì a tutti coloro che hanno ricevuto un’educazione più “arida” da un punto di vista emotivo e che quindi non hanno avuto modo di approfondire i propri sentimenti e quelli altrui), quindi la strada è decisamente più in salita del previsto e sta tutto nelle mani delle nuove generazioni.

Nonostante questa premessa, lo stesso fatto che siano sempre di più i pezzi nei quali gli artisti, idol o meno, fanno “coming out” circa il loro benessere mentale e serenità psicologica è un ottimo segnale di cambiamento di rotta di una società che, lentamente, si sta aprendo al dialogo e alla comprensione dell’altrui psiche, piuttosto che alla repressione della stessa.

TRIGGER WARNING

Alcuni dei brani scelti trattano argomenti come depressione, suicidio e, in generale, tristezza: se siete particolarmente sensibili, scorrete verso la fine dell’articolo.

Prendiamo, per esempio, il brano “To my youth” di BOL4 (Bolbbalgan4). Chi è?

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BOL4, il cui nome completo è Bolbbalgan Sachungi (볼빨간 사춘기), nasce come duo musicale composto da Ahn Ji-young e Woo Ji-yoon nel 2016 sotto l’agenzia Shofar Music, e dopo un periodo di hiatus nel 2018, nel 2020 l’agenzia ha annunciato che Woo Ji ha lasciato il gruppo, il quale avrebbe continuato ad esistere, pur essendo rappresentato solamente da Ahn Ji-young, la quale avrebbe mantenuto il nome d’arte di BOL4.

“나는 한때 내가 이 세상에 사라지길 바랬어
온 세상이 너무나 캄캄해 매일 밤을 울던 날
차라리 내가 사라지면 마음이 편할까
모두가 날 바라보는 시선이 너무나 두려워”

“At some point, I used to wish I would disappear from this world
The whole world seemed so dark and I cried every night
Will I feel better if I just disappeared?
I was so afraid of everyone’s eyes on me

In questa prima strofa vediamo come l’artista, senza troppi giri di parole, vada dritta al punto e esprima con totale onestà quanto, alcune volte, si sia sentita fuori posto e abbia pensato alle soluzioni più estreme, anche soltanto per un istante.

Sentirsi fuori luogo, sentirsi un pesce fuor d’acqua, specie quando tutti quelli intorno a noi sembrano aver trovato la strada giusta da percorrere, è tra le sensazioni peggiori che si possano provare, soprattutto quando si è giovani, perché improvvisamente ci sentiamo investiti dalle aspirazioni e dalle pretese degli altri di rientrare dentro schemi mentali e lavorativi che, magari, non ci appartengono o nei quali non ci rispecchiamo al 100%.

Tuttavia, soltanto con il passare del tempo e con il dovuto aiuto, anche soltanto di un amico con il quale sfogarsi, si arriverà ad un grandissimo bivio: vale davvero la pena modificarsi per entrare nei sogni altrui oppure dovremmo avere il coraggio di seguire soltanto il nostro cuore e le nostre sensazioni?

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Min Yoongi, noto con i nomi d’arte SUGA e AGUST D, è diventato particolarmente famoso negli ultimi anni per aver parlato esplicitamente della sua battaglia contro la depressione e contro l’ansia sociale che, spesso, l’hanno portato a doversi interfacciare con la parte più oscura della sua mente: nello specifico, nel 2015 durante la seconda giornata di concerto alla Kobe World Memorial Hall, la Big Hit si è trovata a dover cancellare l’evento perché il giovane 24enne non era in grado di salire sul palco e, a seguito di ciò, Suga avrebbe preso una pausa dalla musica per riflettere su se stesso o, semplicemente, per tornare a respirare.

Successivamente a questa pausa, il 10/01/2016 il rapper pubblicherà un lungo ed emozionante tweet nel quale parlerà a cuore aperto delle sue difficoltà e momenti bui e di come fosse riuscito, pian piano, a venirne a capo:

“The things I will say now are things I wanted to share not as a Singer and Fan, or as Bangtan and ARMY, but to talk to you as human to human. […] I hate becoming a numb person. I didn’t want to take the love and these glorious days for granted. I didn’t want to be a numb person. That’s why I visited the venues again on my own. […] I’m a person who is weak, but acts strong. Once again I realised that I was a person who’s lacking. Although I’m not religious, I prayed at that place. After all at the end, it was a fated day. Even if it’s ended, let’s not let this heart become numb. […] Here I am conveying my feelings and thoughts once more through a piece of less-than-satisfactory writing. I will live while being thankful of every moment as I am such a lacking human being. I love you, ARMYs.”.

Questo evento, insieme a tanti altri, sono state la fonte d’ispirazione principale del mixtape “Agust D“, pubblicato nel 2016, dove l’artista tratta (anche e soprattutto) il suo percorso verso una maggiore conoscenza di sé e della sua mente; tra le tracce del mixtape, quella sicuramente più rilevante, insieme a “Give it to me” (dove il rapper si rivolge alla sfera underground coreana che, al tempo del suo debutto come idol, l’aveva accusato d’essersi svenduto passando dal genere hiphop/underground al k-pop) e “140503 at Dawn” (dove riflette sulla sua vulnerabilità al mattino presto), è “The last” (마지막), dove tratta della sua anima corrosa dalla depressione e dalle aspettative.

“대인기피증이 생겨 버린 게 18살쯤
그래 그때쯤 내 정신은 점점 오염 돼
가끔씩 나도 내가 무서워 자기 혐오와
다시 놀러 와 버린 우울증 덕분에
이미 민윤기는 죽었어 (내가 죽였어)
죽은 열정과
남과 비교하는 게
나의 일상이 되 버린 지 오래”

“Around the age of 18, sociophobia developed in me
Right, that was when my mind was gradually polluted
At times I’m scared of myself too,
Self hated and thanks
To the depression that takes over me
Min Yoongi is dead already (I’m dead)
Comparing my dead passion with others,
It’s now a part of my daily life”

Queste parole colpiscono non soltanto per la totale sincerità della loro formulazione ma soprattutto perché sono dette da qualcuno di apparentemente irraggiungibile, qualcuno che vive al di sopra delle masse che, però, si è messo a nudo e ha mostrato il suo lato fragile e la sua debolezza, urlando a gran voce che sì, anche lui aveva paura, che anche lui era un essere “fallace ma umano“.

E non è forse questa la ragione ultima dell’esistenza stessa? Trovare qualcuno con un’esperienza simile cui appoggiarsi, cui fare riferimento per poter cercare un modo per tornare in superficie?

Suga è conosciuto nella scena musicale per i suoi testi dalle grandi metafore e dai significati più profondi, sia nel trattare argomenti a lui cari e le sue esperienze sia nel comporre pezzi per l’intero gruppo, dando voce ai pensieri dei suoi ormai “fratelli” e colleghi: tra i tanti esempi troviamo il brano “Tomorrow” dei BTS, contenuto nell’album Skool Luv Affair del 2014, nel quale si racconta delle loro aspirazioni, dei loro sogni e di quanto tenaci bisogna essere per mantenere la calma e superare le difficoltà, mantenendo lo sguardo verso l’obiettivo finale.

“갈 길은 먼데
왜 난 제자리니
답답해 소리쳐도
허공의 메아리
내일은 오늘보다는
뭔가 다르길
난 애원할 뿐야

니 꿈을 따라가 like breaker
부서진대도 oh better
니 꿈을 따라가 like breaker
무너진대도 oh
뒤로 달아나지마 never

해가 뜨기 전 새벽이
가장 어두우니까
먼 훗날에 넌 지금의
널 절대로 잊지 마
지금 니가 어디 서 있든
잠시 쉬어가는 것일 뿐
포기하지 마 알잖아

너무 멀어지진 마 tomorrow
멀어지진 마 tomorrow
너무 멀어지진 마 tomorrow”

“I have a long way to go but
Why am I running in place?
I scream out of frustration
But the empty air echoes
I hope tomorrow will
Be different from today
I’m just wishing

Follow your dream like breaker
Even if it breaks down, oh better
Follow your dream like breaker
Even if it breaks down
Don’t ever run backwards, never

Because the dawn right before
The sun rises is the darkest

Even in the far future
Never forget the you of right now
Wherever you are right now
You’re just taking a break
Don’t give up, you know

Don’t get too far away, tomorrow
Don’t get far away, tomorrow
Don’t get too far away, tomorrow”

“Never forget the you of right now”: una frase apparentemente semplice, d’altronde, a chi dovremmo pensare se non a noi stessi quando prendiamo qualunque scelta?

Eppure non è così semplice, eppure non sempre riusciamo a mantenere la concentrazione verso il vero protagonista e artefice della vicenda: tutto quello che ci circonda, tutto quello che facciamo, tutto deve avere un solo scopo, cioè il nostro benessere.

Sono le situazioni che devono “andarvi bene“, non siete voi che dovete andare bene per quella situazione: il lavoro, lo studio, i vestiti, la nostra società, ci hanno insegnato che dobbiamo adattarci a qualunque forma ci venga proposta, ci hanno detto di essere malleabili e di riuscire a cambiare in base alle richieste esterne.

Ma non pensate mai di dover cambiare la vostra natura per rientrare dentro uno stereotipo, dentro un pantalone che non vi sta bene seppur sia della vostra misura: è giusto, ogni tanto, fermarsi, fare un passo indietro, alzare le mani e dire “Non ce la faccio, mi ritiro“.

Non esiste niente di sbagliato nel piangere, nel mostrarsi deboli, nel pensare di non farcela, nella paura di fallire, non esiste niente di sbagliato nell’ammettere di avere bisogno di aiuto da qualcuno che non sia un proprio parente o amico: talvolta veniamo condizionati dalle persone a noi vicine che, senza cattiveria, sminuiscono il nostro dolore o sofferenza, ci consigliano di prendere una boccata d’aria perché “ci sono cose peggiori nella vita” rispetto alla nostra confusione.

Stiamo scommettendo su chi stia peggio?

Assolutamente no! Non mostratevi mai inermi davanti a chi vi dice queste cose, stanno creando soltanto dei mostri peggiori nella vostra testa coi quali sarete voi a dover combattere, non loro.

Spesso abbiamo soltanto bisogno di un parere esterno e, in questo, la musica ci è di fondamentale aiuto perché troviamo, all’improvviso, nel buio assoluto, una luce (e una voce) che ci fa sentire meno soli, che ci fa capire quale strada prendere.

Quante volte ci è capitato di sentirci incompresi da chi ci circonda e, invece, capiti e accettati da un cantante dall’altra parte del mondo che narra e dà vita ai nostri stessi pensieri, facendoci finalmente dire “Ho trovato quello che stavo cercando: grazie.”?

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IU, pseudonimo di Lee Ji-eun, famosissima cantante e attrice sudcoreana, nel brano “Celebrity“, uscito nel 2012, tratta proprio del sentirsi accettati, o meglio, la giovane si rivolge all’audience e ricorda a se stessa in primis ma anche a tutti gli altri che, da qualche parte nel mondo, c’è qualcuno che li ama così come sono, con tutte le loro imperfezioni, paure, ansie e particolarità.

“넌 모르지
떨군 고개 위
환한 빛 조명이
어딜 비추는지

느려도 좋으니
결국 알게 되길
The one and only
You are my celebrity

잊지마 넌 흐린 어둠 사이
왼손으로 그린 별 하나
보이니 그 유일함이 얼마나
아름다운지 말야
You are my celebrity”

“You have no idea
Above your lowered head
What the bright lights are
Shining towards

It’s fine to take your time
But I hope you notice, at last
The one and only
You are my celebrity

Don’t forget among the cloudy dark
You’re a star painted with a left hand
Can’t you see how beautiful
A true uniqueness can be
You are my celebrity”

Prendersi il proprio tempo per riflettere, per fermarsi a riprendere fiato, per pensare di dover cambiare strada sono tutte cose che possono capitare, non è scritto da nessuna parte che una volta intrapreso un percorso non si possa tornare indietro e ricominciare da zero: come dicevamo all’inizio, il nostro obiettivo finale deve essere il nostro benessere, non quello degli altri.

Al tempo stesso, come dice IU, è giusto ricordarsi che c’è qualcuno da qualche parte che ci apprezza per quello che siamo, per tutti quei dettagli dei quali non siamo in grado di accorgerci perché troppo attenti a rientrare dentro gli standard.

E, forse, proprio a questo servono gli altri, forse proprio per questo noi donne e uomini siamo esseri sociali perché, seppur possiamo tranquillamente stare soli, abbiamo un bisogno fisico dell’altro, della presenza effettiva (anche soltanto morale) di un altro soggetto: cerchiamo qualcuno con cui con-dividere il peso della quotidianità.

Per questo, concludendo con le parole della canzone “Hug” (포옹) dei Seventeen:

“미안하지 마
걱정하지 마
무서워하지 마
이젠 울지 마

나에게는 넌
한없이 너무도 소중한 걸
오늘 하루도 힘들었을
너에게 말해줄래
내가 있다고
수고했다고
사랑한다고
꽉 안아준다고”

“No matter how much you hide it
You know you can’t hide it forever
So we can smile together
Don’t be sorry, don’t worry
Don’t be scared, now don’t cry

To me you are very precious
You can tell me today was tough
I am here, you suffered a lot
I love you
I will hug you”

Non abbiate paura d’essere fragili, questa è un’arte che solo pochi sanno apprezzare e comprendere.

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Sasaeng fan: un’agghiacciante realtà

Bias, bias wrecker… Quante volte abbiamo usato questi termini con i nostri amici per descrivere e raccontare della nostra passione e ammirazione per i gruppi che ascoltiamo più spesso: tuttavia, tra tutti questi nomi, ce n’è anche un altro al quale, purtroppo, siamo sempre più abituati, cioè “sasaeng“.

Cosa significa?

L’espressione “sasaeng fan” (사생팬) viene dal coreano ed è composta, a sua volta, da due parole, cioè sa (사 o 私), che significa privato, e saeng (생 o 生), che significa vita, quindi letteralmente “vita privata” ma, nello specifico, si riferisce a fan che interferiscono, violano e minano la privacy degli idol e, nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazze d’età che vanno dai 15 ai 30 anni.

(Nota dell’autrice: si utilizzerà prevalentemente il genere femminile nella descrizione del fenomeno, ciò non significa che questo sia solamente un problema legato alla fan base femminile, perché tra le varie organizzazioni non sono affatto rare le presenze maschili!)

Il termine, pur essendo stato coniato soltanto più tardi, ha trovato una sua origine agli albori dell’ascesa del K-pop, a partire dagli anni ’90, e, se in un primo momento si riferiva solamente a fan coreani, a causa dell’enorme successo che il K-pop sta avendo negli ultimi anni, ha allargato le proprie maglie, assumendo una tendenza internazionale.

Per via della gravità del fenomeno e dei rischi che corrono gli idol per colpa di questi fan ossessivi, le varie agenzie di intrattenimento hanno iniziato a prendere provvedimenti nei confronti di questi ultimi e ciò ha, anche, influenzato la scelta del governo coreano di emanare una legge anti-stalking, seppur l’intento della legge in sé non sia certamente quello di proteggere gli idol, ma comunque la problematica è stata sicuramente presa in analisi nell’elaborazione e approvazione della legge in questione.

Prima di analizzare la legge, facciamo un piccolo passo indietro e proviamo a dare una visione d’insieme per comprendere come ragionano e lavorano queste organizzazioni di fan.

Perché parliamo di “organizzazioni”?

Perché, purtroppo, le sasaeng non agiscono in totale autonomia, anzi spesso e volentieri hanno alle loro spalle una vera e propria associazione per delinquere che ruba e recupera in modo illegale informazioni private sugli idol, sui loro spostamenti, i numeri dei voli o semplicemente li stalkera.

Queste organizzazioni hanno una struttura piramidale, alla cui base troviamo le “aspiranti sasaeng“, con il compito di fare gli appostamenti fuori dagli edifici delle agenzie senza però interferire con il lavoro delle sasaeng più “anziane“: tra di loro vigono delle forti relazioni gerarchiche, pensate che le più giovani, ad esempio, non hanno il permesso ad avvicinarsi ai dormitori degli idol perché violerebbero un accordo esplicito dell’organizzazione!

Ovviamente, più si sale di rango, più aumentano i compiti ma anche i privilegi, ad esempio le fan più accanite (e pericolose) possono accedere ai fansign o ai programmi cui partecipano gli idol. Ma come riescono a racimolare queste informazioni?

Mentre le fan più adulte possono cercare lavoro in campi specifici come banche, compagnie telefoniche oppure anche dentro le stesse agenzie (ad esempio la Brave Entertainment, che gestisce il cantante Samuel, ha licenziato due impiegate perché avevano scoperto fossero due sasaeng), sfortunatamente la storia ci insegna che su tutto si può lucrare e, in effetti, anche in questo caso si è creato un vero e proprio business, come i “sasaeng taxi“, dei taxi specifici (le cui tariffe variano dai 300 ai 600 euro al giorno) che, dopo aver comunicato la posizione degli idol, partono alla rincorsa del van o dell’auto dello sfortunato di turno.

Ma come fanno a permettersi questi prezzi?

Essere una sasaeng, come possiamo bene intendere, non è affatto un lavoro semplice ed economico, anzi è particolarmente oneroso e non sono poche le persone che, per perseguire questa ricerca maniacale, lasciano la scuola, fanno più lavori o persino arrivano a prostituirsi pur di guadagnare quanto serve per avere sufficienti informazioni sui propri idoli.

Qual è la ragione che spinge queste persone ad invadere la privacy di altri soggetti?

Il loro sogno è essere riconosciuti dal proprio idolo: agghiacciante, vero?

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di vedere una foto o un video del proprio cantante o attore preferito e aver affermato, con voce sognante, di volerlo conoscere: sognare non costa niente e non fa male a nessuno, invadere la privacy e rubare informazioni sì, tuttavia le sasaeng pare non si rendano conto della gravità dei loro atteggiamenti, infatti non sono poche le interviste nelle quali queste tendono a sminuire i propri comportamenti, giustificandosi con la classica scusa del “sono persone famose, li abbiamo portati noi lì dove sono ora: ce lo devono.”.

Ma essere famosi è, davvero, un motivo valido per non avere più alcuna privacy e vedersi strappata ogni minima parvenza di normalità?

Un normale fan risponderebbe certamente di no, d’altronde gli idol sono persone come tutti, con sentimenti, passioni, giornate sì e giornate no, eppure per una sasaeng non è esattamente così.

Seppur si possa pensare che dietro alla macchina dei sasaeng ci siano solo fan sfegatati ed ossessionati, in senso positivo, la realtà è ben più contorta del previsto, perché spesso tra le fila dei sasaeng si nascondono anche gli “anti-fan” che, dal termine stesso, capiamo essere coloro che odiano o comunque non sopportano quell’idolo in particolare: quindi, mentre l’obiettivo dei sasaeng è quello di essere ricordati, di essere viste dai propri beniamini, al contrario gli anti-fan cercheranno in qualsiasi modo di affossare la star in questione, arrecargli un danno o anche solo minacciarlo. Un esempio?

Yunho, cantante dei TVQX, è stato vittima di tentato omicidio quando una sasaeng, travestita da membro dello staff, gli ha passato un bicchiere con del succo di frutta che, in realtà, conteneva pezzi di vetro e colla: il giovane ha, in seguito, iniziato a vomitare sangue ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale.

Ahimè, non sono pochi gli episodi che hanno visto coinvolti vari idol, vediamone alcuni:

Nayeon (TWICE) all’inizio del 2020 è stata seguita e importunata da uno stalker e, in conseguenza a questo evento, la JYP rilascerà un comunicato ufficiale sull’accaduto, facendo sapere che la ragazza è sotto sorveglianza della polizia a causa dell’insistenza di questo stalker.

Lo sconvolgente video dello stalker di Nayeon, pubblicato solamente una settimana fa.

Heechul (Super Junior) ha in varie occasioni raccontato di una terrificante esperienza che ha fortemente segnato tutto il gruppo, infatti pare che un giorno, mentre i membri si stavano rilassando nel loro dormitorio all’ottavo piano negli abiti più comodi che avevano, nel caso specifico maglietta e mutande, SuJu ha ricevuto un messaggio anonimo con degli apprezzamenti verso gli slip a fantasia di un altro componente del gruppo.

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Heechul (Super Junior)

Jackson (GOT7) una volta è rimasto coinvolto in un incidente causato da una sasaeng: seppur l’incidente non sia stato gravissimo, il cantante è comunque rimasto ferito nell’avvenimento e la JYP ha dovuto rilasciare un comunicato, confermando pubblicamente che l’incidente fosse imputabile ad un fan.

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Jackson Wang (GOT7)

Taeyeon (Girl’s Generation) è stata quasi rapita da un suo fan durante una performance del gruppo agli Angel Price Music Festival nel 2011: per fortuna, la compagna Sunny si è accorta in tempo di quello che stava accadendo e ha aiutato la ragazza a liberarsi dalla presa dello stalker, mentre questi veniva portato via dalla sicurezza.

Mentre la fama dei BTS ha portato, e porta, molte persone ad avvicinarsi alla cultura coreana e ha permesso al gruppo di costruire negli anni una fortissima fan base, al tempo stesso ha comportato un aumento esponenziale degli attacchi e delle situazioni che hanno messo a rischio la tranquillità e la stabilità dei membri del gruppo, infatti non sono pochi i casi che li hanno visti coinvolti.

In proposito, V (Kim Taehyung) ha posto sotto i riflettori, durante una sua live, le sensazioni e i pensieri del gruppo in merito alla questione, esprimendo con totale onestà quanto questi eventi li mettano a disagio e li terrorizzino.

Qual è stata la risposta, negli anni, delle agenzie?

Se, in un primo momento, le agenzie hanno teso ad ignorare questi eventi, cercando di evitare la fuga di informazioni, negli ultimi anni le cose sono cambiate e, in effetti, hanno iniziato a prendere provvedimenti in merito, ad esempio la HYBE ha stilato, oltre ad un memorandum sulle regole da seguire (ad esempio, non recarsi in aeroporto, non diffondere foto da fonti non ufficiali, non importunare gli idol), una “lista nera” di account (Twitter, Kakao, Instagram) che hanno violato le regole dell’agenzia (vendita illecita dei biglietti, violazione della privacy, stalking, fare foto ai membri dei gruppi in modo illegale), nei confronti dei quali verrà intrapresa un’azione legale.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, il governo coreano ha recentemente emanato la prima legge anti-stalking, la quale vede il cambiamento di natura del reato di stalking da contravvenzione (per la quale era prevista una multa di 100,000 won) a delitto cui consegue una pena fino a 3 anni di reclusione e una multa di 30 milioni di won (pena che può essere aggravata fino a cinque anni di reclusione e fino a 50 milioni di won di multa se colui che ha commesso il reato fosse in possesso di un’arma o di un altro oggetto pericoloso): quali comportamenti include questa legge?

  • Approcciare o fermare la vittima senza il suo consenso;
  • Aspettare o spiare la vittima nei pressi della sua dimora, scuola o luogo di lavoro;
  • Inviare messaggi, foto o regali non voluti o poco piacevoli o che possano indisporre la vittima tramite mail, telefono o Internet;
  • Provocare uno stato d’ansia o di paura distruggendo oggetti nelle vicinanze dei luoghi frequentati dalla vittima;

I comportamenti in questione si riflettono, in via automatica, anche ai familiari, gli amici o i coinquilini della vittima.

Quali sono le conseguenze di questi eventi sugli idol?

Com’è normale che sia, gli idol sono inevitabilmente coinvolti e travolti psicologicamente da questi eventi, ad esempio il membro degli EXO, D.O., ha più volte raccontato del suo trauma con questi comportamenti ossessivi, affermando di aver sviluppato una “mentalità vittimistica” (ndr. victim mentality disorder) che ha compromesso anche il suo rapporto coi fan “normali”.

Ma mettiamoci nei loro panni, che genere di vita deve essere quella che vivono a causa di questi fan?

Immaginiamo di alzarci un giorno con il piede sbagliato e, per schiarire i pensieri, di voler andare a fare una passeggiata al parco: ecco, nel momento in cui siamo sulla soglia di casa, veniamo investiti da soggetti urlanti che cercano di toccarci, di avvicinarsi a noi. Saremmo veramente in grado di mantenere la calma?

Oppure immaginiamo ancora di dover controllare tutti gli angoli di una stanza d’albergo, di dover chiudere immediatamente le finestre, verificare se ci siano telecamere o persone nascoste sotto il letto prima di poterci finalmente rilassare e goderci il soggiorno. Saremmo nelle condizioni di essere veramente in “modalità vacanza”?

La vita privata di questi idoli è costantemente minacciata, non soltanto dai giornalisti, ma anche e soprattutto dal comportamento di questi fan che non fanno altro che provocare tensione, paura, timore nelle loro vittime, rendendogli quasi impossibile vivere la propria quotidianità, persino immaginare un futuro con la persona amata o programmare le attività più banali.

Amare il proprio idolo, stimarlo, supportarlo non è un reato, è vero, ma ogni tanto dovremmo tutti ricordarci che i fantomatici VIP sono anche loro persone reali e, quindi, come noi, avranno i loro diritti di mantenere un certo riguardo verso alcune sfaccettature della propria sfera privata: è compito dei veri fan comprendere la scissione che esiste tra l’idolo e l’individuo e capire fino a dove non ci si debba spingere.