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Steal her style: Jennie from Black Pink

Annyeonghaseyo!

Che sia sul palco, ad un evento oppure nella vita di tutti i giorni, le Blackpink (블랙핑크), gruppo K-Pop formatosi nel 2016 sotto l’etichetta discografica YG Entertainment e composto da Jisoo (Kim Ji-soo, 김지수), Jennie (Kim Jennie, 김제니), Rosè (Park Roseanne, 박채영) e Lisa (Lalisa Manobal, ลลิษา มโนบาล), non si distinguono solo per le loro capacità di cantare e ballare, regalando performance magnetiche, ma anche per i loro outfit sempre al top.

Ognuna della quattro ragazze collabora da anni con i più importanti brand del mondo della moda: rispettivamente, Jisoo è ambassador per Dior, Jennie per Chanel, Rosè per YSL (Yves Saint Laurent) e Lisa per Celine.

Oggi però ci concentreremo solo su Jennie.

Il suo percorso nella moda e il suo modo di vestire mai banale, mixando sempre stili diversi, è molto conosciuto e ammirato, sia dai locals coreani che dai fan, e non, internazionali. L’idol conta infatti tantissimi followers, sia su Instagram che su Youtube, dove carica foto e video dei suoi look, delle performance e ci regala scatti tenerissimi con i suoi cagnolini Kuma e Kai.

Abbiamo parlato di ambassador, ma di cosa si tratta?

Una brand ambassador è una persona scelta da un marchio per la sua estetica, per le caratteristiche di una certa maison che si riflettono nel suo stile quotidiano e nel suo carattere. Essere brand ambassador non significa solo presenziare ad eventi e sfilate, oltre a partecipare ad alcune campagne pubblicitarie, ma anche diventare il volto che molti e molte assoceranno a quel brand, aiutandolo a crescere e diffondere i valori in cui crede.

Quali sono i brand coi quali collabora Jennie?

Chanel

Soprannominata dai fan Human Chanel, Jennie non poteva che essere, ormai dal 2017, una brand ambassador dell’iconica maison francese Chanel.

Il legame emotivo ed estetico di Jennie con il brand Chanel risale però a molto prima del suo debutto come idol e fashion icon: in diverse interviste, Jennie ha infatti ricordato i momenti nei quali da piccola curiosava nell’armadio di sua madre, la persona che per prima le ha trasmesso l’amore per la moda, affascinata da alcuni pezzi vintage di Chanel che anche Mrs. Kim ha sempre adorato.

Fra abiti in tweed, collane di perle, ma anche capi più moderni, sempre dall’inconfondibile taglio romantico, Jennie rispecchia benissimo l’estetica di Chanel, con la sua eleganza ed il carisma che la contraddistinguono in tutto ciò che fa.

In un’intervista ad Harper’s Bazar, l’idol ha rivelato:

Sento un particolare senso di realizzazione ed orgoglio quando ho l’opportunità di creare dei concept insieme ad un brand che amo, una realizzazione diversa rispetto a quando lavoro sulla mia musica.

Jennie

Oltre ad aver partecipato a sfilate ed eventi del brand, visitandone anche i laboratori parigini, lo scorso giugno, Jennie è stata protagonista di un bellissimo servizio su WKorea: aperto solo per lei, Jennie ha posato in un pop up store Chanel, dove nella stanza principale è stata allestita una montagna di orsetti di peluche, tanto amati dall’idol.

Calvin Klein

A partire dal 2021, Jennie è entrata nella squadra di celebs che fanno da volto al marchio Calvin Klein. Grazie al suo stile sporty chic, baggy jeans, tshirts dal taglio semplice e l’intimo in cotone tempestato di monogram, tutti items iconici del super trendy CK, ogni capo sembra disegnato apposta per lei.

In particolare, è stata la principale modella delle campagne della collezione Primavera 2021 e della recente campaign Primavera 2022, regalandoci ogni volta degli scatti pazzeschi.

Gentle Monster

Nel 2020, Jennie ha collaborato col famoso marchio di occhiali coreano Gentle Monster. La collezione, chiamata J-entle Home, per sottolineare il sodalizio fra la creatività di Jennie e l’estetica del brand, spopola ancora oggi, come abbiamo visto di recente su Instagram.

In occasione del lancio della collezione, è stato creato un pop-up store a forma di casa delle bambole: in ogni stanza sono stati messi oggetti e dettagli legati alla quotidianità di Jennie, come ad esempio foto dei suoi piccoli cagnolini, e tutti gli occhiali disegnati da lei sono stati esposti in una cabina armadio da favola. Ciliegina sulla torta, alla fine dell’home tour, un piccolo supermarket: in pieno revival anni 2000, lip gloss, caramelle e finti telefoni cellulare a tema Barbie Jennie.

Lo store è rimasto aperto anche dopo il tour di Jennie, una vera sorpresa per i fan!

Hera beauty

Soprattutto in Corea, non si possono dimenticare certo una buona skincare e un makeup delicato ma deciso per completare il look. Per questo, last but not least, dal 2019, Jennie è apparsa più volte nelle campaigns del brand coreano Hera Beauty.

Steal her look

Per completare questo articolo, non potevamo non analizzare un outfit di Jennie, cercando un po’ d’ispirazione per i nostri look di tutti i giorni!

Lo scorso giugno Jennie ha partecipato all’apertura dello spazio creativo Comfort a Seoul.

Il look che ha indossato per l’occasione rispecchia alla perfezione lo stile di Jennie, mettendo insieme toni romantici con note street style.

Non poteva scegliere qualcosa di più semplice, fresco ed allo stesso tempo super stylish: un gilet in maglia color panna, pantaloni neri baggy, Vans platform nere e, perché sono sempre gli accessori a fare la differenza, un basco francese color argento, chockers di perle Chanel e una piccola borsetta con appesi un foulard e due portachiavi, magari regalati da qualche BLINK (se non lo sapeste, BLINK è il nome del fandom delle Blackpink).

Nel caso voleste copiare lo stile di Jennie, date un’occhiata a questi link che vi consigliamo!

Vi piace lo stile di Jennie? Di quale altro idol vorreste scoprire lo stile? Chi è il vostro fashion guru per i vostri outfit? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Music K-Pop

K-pop merch: cos’è e dove trovarlo

Avete mai provato quella sensazione di voler essere ancor più connessi e vicini ai vostri idol preferiti? Quando la musica non basta e vorreste proprio averli accanto a voi per poterci chiacchierare, scambiare opinioni, abbracciarli… Ecco, breve storia triste: questo rimarrà nel 99.9% dei casi soltanto un bellissimo sogno.

Però, ehi! Mai perdere la speranza, magari fate parte di quello 0.1%: 화이팅 e non dimenticate di menzionare Mondo coreano quando incontrerete i vostri idoli!

Per tutti quelli che non fanno parte di quello 0.1%, esiste però una soluzione: sicuramente non economica, sicuramente non soddisfacente al 100% ma è un valido compromesso alla consapevolezza di non poter mai scambiare due chiacchiere con Jungkook… Ops. Di cosa parliamo?

Ovviamente del merchandise K-pop, conosciuto anche come K-pop merch!

Innanzitutto, per chi è appena entrato nel mondo del K-pop e si sta approcciando per la prima volta a termini come bias, lightstick, comeback, concept, merch, photocard, urge fare un po’ di chiarezza e la vostra unnie è qui per risolvere tutti i vostri dubbi. Iniziamo?

Innanzitutto, quando parliamo di merchandise ci riferiamo ad oggetti di vario genere (dalle foto, alle magliette, ai portachiavi e chi più ne ha più ne metta) che rappresentano un idol o un gruppo in particolare, quindi possono avere i loghi, le foto oppure altri elementi rappresentativi stampati su di essi.

La cultura del K-pop merch inizia a prendere piede nell’industria musicale a partire dalla 2nd generation (se non sapete la distinzione tra le varie generazioni K-pop, vi consigliamo di leggere prima questo nostro articolo in merito), quando poster, stickers, segnalibri e photocard verranno inclusi per la prima volta all’interno degli album: sin dal primo momento, i prodotti che riscuoteranno più successo saranno i lightstick e le photocard.

Lightstick (응원봉)

Il nome originale dei lightstick è 응원봉 (eungwonbong), tuttavia poiché non è molto facile da pronunciare, si è preferito chiamarli “bongs” (o lightstick, in inglese) e il loro prezzo può variare tra i $30 and $150.

L’invenzione dei lightstick, in sé, è geniale perché ha preso un oggetto così banale come un bastoncino luminoso e l’ha trasformato in una delle più ambite conquiste tra i fan del K-pop e, nonostante il prezzo non esattamente economico di questi prodotti, rimane comunque al primo posto tra i preferiti dei fan: alcuni di questi lightstick hanno, ormai, una fama propria, pensiamo all’ARMY bomb dei BTS o il Yellow Bang Bong dei BIG BANG, e di alcuni ne esistono anche più versioni.

Photo by MoonSeokjin on BTS Wiki

I lightstick possono essere considerati un vero e proprio segno distintivo tra i fan ed è molto importante portarli con sé ai concerti. Perché? Perché alcuni lightstick, ad esempio l’ARMY bomb, possono collegarsi tramite bluetooth e cambiare colore in base al brano, permettendo ai fan di essere ancor più inclusi e coinvolti nelle performance e nello spettacolo in sé.

Photocard (포토카드)

E se T-shirt, felpe, bucket hat e lightstick possono sembrare un po’ assurdi ma accettabili agli occhi dei non K-pop stan, quello che sicuramente appare incomprensibile è l’esistenza delle photocard: definite da alcuni (ehm ehm eretici ehm ehm) come “santini“, le photocard sono foto degli idol, spesso selfie, stampati su carta laminata e dagli angoli arrotondati.

Le photocard faranno il loro debutto in società nel 2010, incluse per la prima volta nell’album “Oh!” delle SNSD e ottennero da subito un grande successo, tant’è che da quel momento in poi saranno sempre presenti negli album K-pop e presto dilagherà tra i fan la collecting mania, infatti non sono pochi i fan che fanno vere e proprie collezioni di photocard, conservandole in appositi album (un po’ come si faceva da bambini coi deck delle carte di Yu-Gi-Oh o dei Pokémon) e andando alla ricerca delle edizioni più rare.

Le prime photocard delle SNSD nel 2010 – cc blog

Ovviamente, le agenzie di intrattenimento hanno deciso di sfruttare e cavalcare quest’onda, rilasciando delle “edizioni speciali” degli album, contenenti altre photocard particolari, al doppio o al triplo del prezzo standard per incrementare le vendite: ad esempio, l’edizione limitata dell’album da solista di Lisa delle BLACKPINK è andato sold out varie volte sui siti online ed è stato rivenduto a prezzi ancora più alti.

Edizione limitata dell’album da solista di Lisa

Con lo stesso principio delle figurine, i fan spesso scambiano, vendono e acquistano photocard tramite i social o communities online.

Se, però, non vi fidate di acquistare da sconosciuti online, Mondo coreano è qui per aiutarvi a recuperare il merch dei vostri idoli!

Negozi online K-pop internazionali

Daebak

Nato dapprima come negozio online per le Korean snack box (sotto il nome di Snack Fever) a Los Angeles nel 2015, dal 2018 si è spostato a Seoul ed ha allargato il proprio business, vendendo prodotti coreani di vario genere, compreso il K-pop merch.

Attenzione: la spedizione è gratuita per gli ordini superiori a $199, $25.99 per gli ordini a partire da $70 e $39.99 per gli ordini sotto il $70.

KPop Merchandise online

KPopmart

Kpoptown

COKODIVE

Cokodive è uno dei migliori siti online dove acquistare album online, la spedizione è gratuita per chiunque e offrono vari prodotti, sia K-pop merch ma anche fashion e beauty; in questo sito è possibile acquistare buona parte dei prodotti dei BTS o BT21, oltre al “Learn Korean with BTS Book package”.

Kpopshop

Hanno una grande varietà di prodotti K-pop, dai lightstick ufficiali, agli album e le photocard: la spedizione è gratuita e spesso regalano prodotti a chi si iscrive alla loro newsletter; inoltre, hanno anche una sezione speciale dedicata ai più piccoli, chiamata “Kpop for kids”.

Weverse shop

Weverse è un social network coreano creato dalla società di intrattenimento HYBE Corporation ed è noto per avere contenuti multimediali ma anche canali di comunicazione tra artisti e fan: la sua app di e-commerce, Weverse shop (prima Weply), provvede sia abbonamenti per contenuti su Weverse ma anche aggiornamenti e merchandise dei vari artisti.

Dapprima esclusiva dei gruppi legati alla HYBE, ora è tra i primi shop online per tutti i gruppi K-pop, infatti vi basterà cercare il vostro gruppo preferito e vi ricondurrà direttamente al loro merch ufficiale.

Negozi online K-pop italiani

Se, invece, non vi fidate a comprare da siti stranieri e preferite affidarvi a siti italiani, noi consigliamo:

No gravity

La Corea a 360°

Saranghae

Trovate tutti i link e ulteriori siti nella nostra Guida alla Corea in Italia!

Negozi K-pop a Seoul

Dato che ultimamente il traffico aereo ha ripreso i suoi ritmi del pre-pandemia, sempre più persone stanno approfittando di quest’occasione per viaggiare e coronare finalmente il sogno di visitare la Corea! Nel caso in cui voi facciate parte di questa categoria, ecco i negozi K-pop che non potete assolutamente perdervi:

Buru’s Ddeurak

Aperto nel 1979, è un negozio di musica molto famoso nell’area di Myeongdong e all’interno troverete non solo album ma anche tanti prodotti K-pop degli EXO, delle Blackpink, dei BTS e di tanti altri.

  • Address: 37-1 Myeongdong 8na-Gil, Jung-gu, Seoul, South Korea
  • Open hours: 10:00 – 22:30
  • +82-2-776-6353
  • Accepts Credit Card

Myeongdong Underground Shopping center

Considerato un po’ il paradiso del K-pop, troverete di tutto e di più, dagli album, ai vestiti, ai calendari, all’abbigliamento; per raggiungerlo dovrete prendere gli autobus numero 463, 421 o 104 oppure la linea 4 della metro e prendere l’uscita numero 6.

  • Address: 124 Toegyero, Jung-gu, Seoul, South Korea
  • Open hours: 09:00 – 23:00
  • +82-2-776-8932
  • Accepts Credit Card

SUM Market

Il Sum Market è un noto convenience store che si trova nel seminterrato della SM Entertainment, è possibile acquistare il merch ufficiale dei gruppi della SM, così come prodotti personalizzabili (ma anche gli snack alle alghe preferiti dagli EXO o il vino delle Girl’s Generation) e utensili per la casa; il modo migliore per raggiungerlo è prendere la linea verde, blu o rossa dell’autobus oppure tramite la metro ed è possibile accedervi dall’uscita 5 e 6 alla stazione di Samseong.

  • Address: 648 Samseong-ro, Gangnam-gu, Seoul, South Korea
  • Open hours: 10:00 – 22:00
  • +82-2-6240-9800
  • Accepts Credit Card

SM Town Pop-up Store

Questo è il paradiso dei fan della SM, infatti troverete il merch ufficiale delle Girl’s Generation, EXO, Super Junior, Henry, TVXQ e tanti altri: si trova a Young Plaza ed è vicino al Lotte Department Store e si può raggiungere tramite la linea 2 della metro dalla stazione di Euljiroipgu e prendere l’uscita numero 7.

  • Address: 67 Namdaemun-ro, Jung-gu, Seoul, South Korea
  • Open hours: 11:30 – 20:00
  • +82-2-771-2500
  • Accepts Credit Card

Purtroppo, come abbiamo detto all’inizio, stare dietro a tutti questi prodotti può essere dispendioso e non tutti possono permetterselo: non avere nessun prodotto originale dei vostri preferiti non significa essere “meno fan” ed è proprio per questo che noi di Mondo coreano siamo qui.

No, ancora non abbiamo trovato una soluzione alla povertà nel mondo e non abbiamo ancora organizzato un colpo alla zecca di stato (La casa di carta: Corea, chi? Cosa?) però abbiamo pensato che un modo carino per far sapere il nostro amore per i nostri gruppi preferiti è avere degli sfondi carini che li rappresentino! Quindi, che aspettate? Cliccate qui sotto!

Avete mai acquistato il merch ufficiale del vostro gruppo K-pop preferito? Se no, cosa vorreste comprare? Fatecelo sapere nei commenti!

Fonti:

Best Places to Buy K-pop Goods in Seoul – IVisitKorea

10 of Best K-Pop Albums & Goods Online Stores – Updated 2022 – IVisitKorea

What is the charm of Kpop merchandise, which has long extended outside of CDs and albums? (kbizoom.com)

A Guide to KPop Lightsticks: What to Know and Where to Get Them – The Soul of Seoul

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K-Pop

#BTS: it’s comeback time!

ARMY di Mondo coreano: a rapporto!

Svegliatevi dal letargo, rispolverate le vostre Army bomb, recuperate gli ultimi episodi di BANGTAN BOMB, andate a ripassare i fanchant. Perché?

Perché, finalmente, il 10 Giugno, dopo più di 500 giorni dall’uscita di BE, avremo un nuovo comeback dei BTS: annunciato durante l’ultimo giorno del mini-tour di 4 date a Las Vegas, il 4 Maggio con uno streaming totalmente inaspettato, è stato rivelato il nome ufficiale del prossimo album, PROOF.

PROOF, da quello che appare dai due teaser resi pubblici (e che potete reperire sul canale Youtube BANGTAN TV) e dall’ultima dichiarazione rilasciata proprio dalla BigHit, è un album antologico che porta alla riscoperta di alcune delle vecchie canzoni del gruppo con l’aggiunta di cinque brani inediti.

Cosa sappiamo di questo nuovo album?

Il filo rosso che lega questo nuovo album è la celebrazione dei nove anni di carriera del gruppo, dei loro sforzi e sacrifici ma anche l’inizio di una nuova era.

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Il programma previsto per gli ARMY per scoprire, pezzo dopo pezzo, quello che ci riserba questo nuovo album è stato molto fitto: siete riuscit* a sopravvivere?

Abbiamo subito numerosi attacchi, tra le tracce scelte, i nuovi titoli, per non parlare delle concept photo (ndr: l’autrice di questo articolo non si è ancora ripresa dal ritorno dell’acconciatura da emo di Jungkook) e del trailer del video di Yet to come: insomma, è stato un mese pesante… molto pesante. Proviamo a fare un recap delle tracce?

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In questo CD troviamo esclusivamente brani cantati dall’intero gruppo, compresa la grandissima collaborazione con Halsey per Boy with Luv, e il titolo della prima nuova canzone, Yet to come (The most beautiful moment): sorpresa delle sorprese è l’inserimento di Born Singer, brano molto amato dai fan e dal gruppo stesso, che però era una cover (o meglio, sfruttava l’instrumental di un brano di J Cole, Born sinner) fatta dal gruppo nel lontano 2013 e cantata l’ultima volta nel 2017 durante uno degli ultimi appuntamenti del tour.

In questo secondo CD, invece, troviamo sia solo che sub-unit/group songs, mentre la title-track è proprio una delle novità, intitolata RUN, BTS (Dallyeora Bangtan): a quanto pare, ogni membro del gruppo ha scelto un singolo del proprio repertorio e un brano di gruppo/sub-unit, spiegando la propria decisione in una serie di short video chiamati “Proof of inspiration“.

FUN FACT: se notate, i brani dei singoli membri sono messi nell’ordine seguito dal fanchant, alternati da una canzone dell’intero gruppo! Non ci credete? Guardate bene: RUN BTS – Persona (Kim Namjoon) – Stay (OT7) – Moon (Kim Seokjin) – Jamais Vu (OT7) – Trivia: Seesaw (Min Yoongi) … Dobbiamo continuare?

Purtroppo le tracce presenti in questo album saranno disponibili solamente su CD e non sulle piattaforme streaming, tranne For Youth, una delle novità previste per questo album insieme alla traccia 02, Young love, e la 04, Quotation mark.

Da quanto rilasciato alla stampa, questo terzo CD, a differenza degli altri due che, invece, ripercorrono la carriera del gruppo e mostrano le loro diverse sfumature, sembrerebbe proprio essere dedicato agli ARMY, all’amore verso di loro e al rapporto che, indissolubilmente, li lega da ormai nove anni.

Ma, a proposito di ere, siete sicuri di ricordarle tutte? Se la risposta è negativa, Mondo coreano è qui per voi!

PS. Per questioni logistiche, prenderemo in considerazione solamente la discografia coreana ma consigliamo comunque a tutti di ascoltare anche la discografia giapponese che contiene alcune perle firmate Bangtan Sonyeondan.

School trilogy (2013-2014)

La “school trilogy” è la prima vera era che segna l’inizio del percorso dei Tannies, a partire dal loro debutto con il brano No more dream.

Questa trilogia è composta dagli album:

2 Cool 4 Skool, pubblicato il 12 giugno 2013

O!RUL8,2?, pubblicato l’11 settembre 2013

Skool luv affair, pubblicato il 12 febbraio 2014

Il leitmotiv di tutti e tre gli album, oltre alla musica hip hop e l’ambiente scolastico, è una forte critica nei confronti della società opprimente nella quale gli adolescenti d’oggi si trovano a vivere, schiacciati dalle aspettative e dalle pressioni di genitori e insegnanti e costretti ad abbandonare i propri sogni per seguire quelli altrui.

Dark & Wild (2014-2015)

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Questo album è stato rilasciato il 19 agosto 2014 ed è da molti considerato come un periodo (o album) di transizione perché iniziamo ad assistere ad un cambiamento, non solo stilistico e di genere, ma anche nelle tematiche perché dall’ambiente scolastico si passa alle relazioni sociali generalmente intese, nello specifico i sentimenti amorosi, prevalentemente adolescenziali, e quanto possa esservi correlato.

Una delle tracce di questo album, War of hormone, seppur sia tra le più amate dai fan, ha messo in grandi difficoltà il gruppo e l’agenzia, criticata per il testo e per un’eccessiva oggettivizzazione delle donne: questo porterà la BigHit a scusarsi pubblicamente e avviare un processo di revisione dei testi più attenta.

Personally, I received a lot of criticism regardin misogyny in 2015 and 2016, which led me to get my lyrics reviewed by a women’s studies professor. That experience, in turn, was an opportunity for me to self-reflect and question whether I’d been insensitive to gender equality. I want to do the best I can to take interest in the topic, learn and make improvements. That’s my perspective now.
RM (Kim Namjoon) to ABC News in 2021

Personalmente, ho ricevuto molte critiche in merito alla misoginia intorno al 2015/2016, [ciò] mi ha portato a far rivedere i miei testi da un docente di studi femminili. Questa esperienza, col senno del poi, è stata un’opportunità per me per fare autocritica e chiedermi se non fossi insensibile in merito alla questione di genere. Voglio fare il mio meglio per interessarmi alla questione, imparare e migliorare. Questo è il mio obiettivo.
RM (Kim Namjoon) a ABC News nel 2021

Hwa-yang-yeon-hwa (2015-2016)

Questa era è caratterizzata dalla serie di mini-album intitolati The most beautiful moment in life (o 화양연화, hwa-yang-yeon-hwa).

Si compone di tre album:

HYYH pt.1, pubblicato il 29 Aprile 2015

HYYH pt.2, pubblicato il 30 Novembre 2015

HYYH: Young Forever, pubblicato il 2 maggio 2016

The most beautiful moment in life segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e si concentra in buona parte sulla paura di crescere ma anche sul voler realizzare i propri sogni ed è ispirato ad una conversazione realmente avvenuta tra Bang PD e Suga, durante la quale quest’ultimo avrebbe affermato di non voler ancora diventare adulto per continuare ad inseguire i propri sogni di ragazzino.

Inoltre, è possibile osservare anche un cambiamento nello stile, assistendo ad un progressivo passaggio dal genere hip hop al più classico pop-rock.

Wings e You never walk alone (2016-2017)

Rilasciato il 10 ottobre 2016, rappresenta la trasformazione più matura dei BTS, in quanto unisce temi vicini alla giovinezza – già affrontati negli album precedenti – ma anche la tentazione e le difficoltà: ispirato prevalentemente al romanzo Demian di Hermann Hesse, non sono rari i riferimenti al confronto tra il bene e il male e la filosofia jungiana.

A Wings seguirà l’album You Never Walk Alone, rilasciato il 13 febbraio 2017, che consiste in una continuazione proprio di Wings, infatti contiene molti brani del precedente album insieme a qualche brano nuovo: fiore all’occhiello di questo YNWA è il brano Spring Day, al quale è tristemente collegato il tragico evento che ha coinvolto il traghetto Sewol nel 2014.

Love yourself trilogy (2017-2018)

Anche in questo caso ci troviamo davanti ad una serie di album tutti intitolati Love yourself.

Gli album in questione sono:

Love Yourself: Her, pubblicato il 18 settembre 2017

Love Yourself: Tear, pubblicato il 18 marzo 2018

Love Yourself: Answer, pubblicato il 24 agosto 2018

Her è il primo disco della trilogia e rappresenta la gioia e la bellezza dell’innamoramento, mentre Tear affronta il dolore e la sofferenza dovuti alla separazione ma, soprattutto, la consapevolezza di potersi trovare davanti un amore non corrisposto: l’ultimo album, Answer, rappresenta un po’ la conclusione del percorso di crescita e cambiamento iniziato con HYYH.

Se il filo conduttore dei primi due EP è l’amore verso gli altri e la ricerca disperata di attenzioni e risposte dagli altri, Answer, proprio come suggerisce il titolo, dà un consiglio fondamentale agli ascoltatori, cioè quanto sia necessario amare se stessi prima di cercare l’amore negli altri.

Questa costruzione non è affatto casuale e, come abbiamo avuto modo di vedere molte volte nei contenuti proposti dai BTS, si fa un grande riferimento a quella che è la tradizione letteraria cinese, coreana e giapponese, infatti Love Yourself è impostato secondo il Kishotenketsu (起承転結), un termine giapponese che indica proprio l’impostazione della narrazione e della retorica tradizionale asiatica.

Tra il primo e il secondo album della serie Love Yourself verrà pubblicato il 4 aprile 2018 anche l’album giapponese, Face Yourself, al cui interno troviamo, tra le varie versioni in lingua giapponese delle canzoni presenti in Her, anche il brano Don’t leave me che, seppur non abbia un suo video musicale, ha riscosso molto successo tra gli Army.

Map of the soul (2019-2020)

La serie Map of the soul consiste in una serie di tre album, due in lingua coreana e uno in lingua giapponese, nello specifico:

Map of the soul: Persona, pubblicato il 12 aprile 2019

Map of the soul: 7, pubblicato il 12 febbraio 2020

Map of the soul: The Journey, pubblicato il 14 luglio 2020

L’intera serie coglie ispirazione dal libro di psicologia analitica di Murray Stein, incentrato sulle teorie dello psicanalista Jung, e si concentra sul percorso che hanno dovuto affrontare, come individui, come giovani e come gruppo, per arrivare al successo che stanno ricevendo negli ultimi anni.

BE (2020-2021)

Be è l’ultimo album del gruppo, rilasciato il 20 novembre 2020, e in base a quanto dichiarato durante la conferenza stampa dalla stessa agenzia, in questo album i BTS si aprono, esternando le loro sensazioni e timori, specie in seguito alla pandemia e il terrore dei giovani membri di non riuscire a rimanere in contatto con i propri fan: in particolar modo il brano Life goes on cerca di riassumere in note e parole queste sensazioni e la loro ricerca di sicurezza e certezza.

Butter (2021)

Per quanto non possa essere considerato un vero e proprio album, questo EP contiene gli ultimi due brani dei BTS, Butter (uscito nel maggio 2021) e Permission to dance (uscito nel luglio 2021), brani che li hanno consacrati ulteriormente nell’olimpo della musica internazionale, portando anche alla vittoria di numerosi premi.

Che ve ne pare di questo concept? Siete pront* per il grande ritorno dei Tannies?

Sappiate, però, che le sorprese non finiscono qui! Eh no, perché saprete bene che gli Army sono conosciuti tra tutti i fandom per essere tra i più generos* che esistano e, anche noi di Mondo coreano, non abbiamo saputo resistere a questo richiamo. Siete curiosi di sapere cosa abbiamo preparato per voi? Cliccate il pulsante qui sotto e non dimenticate di commentare!

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#Hipstory: Il massacro di Kwangju

Nel terzo episodio di #Hipstory vediamo insieme una pagina molto importante della Corea contemporanea grazie ad una canzone composta e prodotta da Suga dei BTS nel 2010 quando, membro della crew hiphop D-Town, aveva il soprannome di Gloss. Il brano è però cantato da Nakshun, leader della crew.

Il titolo simbolico rimanda con la memoria direttamente a quel giorno fatidico: 518 sta infatti ad indicare il giorno 18 maggio (05.18), ovvero la data che segnò l’inizio di ciò che ricordiamo come il Massacro di Kwangju, mentre 062 rappresenta il numero identificativo dell’area di Kwangju.

탁한 바람 가득 한 땅 위에 내린 새싹
5-1-8 어둡던 지난날의 밤
이 지나 탄생한
새 역사를 위해서
손을 들어 hands up (x2)

Un germoglio piovuto su un florido terreno sfiorato dal vento torbido
5-1-8, la notte di quell’oscuro giorno passato
per questa nuova storia che
è nata grazie al passato
alzate le mani, mani in alto (x2)

Era la primavera del 1980 quando a Kwangju, città metropolitana a Sud Ovest della Corea del Sud, centinaia di studenti scesero in piazza per protestare contro la legge marziale istituita dal generale Choon Doo Hwan.

La strada per la presa di potere del generale Choon Doo Hwan fu spianata nel decennio precedente dal Presidente Park Chung Hee (padre dell’ex presidentessa della Corea del Sud, Park Geun-Hye) il quale, nel corso dei suoi mandati, sciolse il Parlamento ed impose una Costituzione che conferiva poteri quasi dittatoriali al Presidente. Inoltre, questo nuovo ordinamento giuridico, che prese il nome di Costituzione Yusin (1972), estendeva il mandato del Presidente a 6 anni senza limiti di rielezione quando, in precedenza, erano tassativamente 2 (anche se Park Chung Hee fu talmente abile da farsi eleggere per ben tre volte – 1963 – 1967 – 1971 – grazie al sostegno dei servizi segreti coreani, KCIA).

Dopo l’assassinio del Presidente Park Chung Hee con l’accusa di corruzione proprio da parte del direttore della KCIA (1979), fu il militare Choi Kyu Ha a prendere il suo posto ma, a causa dei suoi discreti segnali di apertura, Choi Kyu Ha fu spiazzato nel giro di pochi mesi dal colpo di stato del generale Choon Doo Hwan che, alla fine dell’anno, era già al potere dell’intera Corea del Sud.

L’inizio della resa dei conti: studenti contro militari

Il 17 maggio 1980 il nuovo Presidente, col proposito ufficiale di combattere il “nemico comunista”, estese la legge marziale, fino a quel momento in vigore solo nella città di Busan, a tutta la penisola.

Bastò un solo giorno per radunare circa 200 universitari davanti alla Chonnam National University di Kwangju per protestare contro la chiusura del loro ateneo, riscontrando un consistente appoggio dal resto della popolazione. I manifestanti si imbatterono però in una trentina di soldati incaricati di tenerli fuori dal campus i quali, per portare a termine il lavoro assegnatogli, cominciarono a colpire gli studenti a bastonate. Gli universitari risposero quindi con lanci di pietre, decidendo infine di marciare verso il centro della città e trovando sempre più sostenitori lungo il loro cammino. In poche ore, circa 700 poliziotti si trovarono a fronteggiare più di 2.000 manifestanti. Noncuranti, i militari insorsero sulla folla, picchiando studenti e passanti e così, quel giorno, ci fu la prima vittima: Kim Gyeong-cheol un sordo di soli 29 anni il quale ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Nei giorni seguenti, sempre più residenti di Kwangju, dagli imprenditori alle casalinghe, dagli avvocati agli autisti di taxi, presero parte a questa marcia per la difesa della gioventù di Kwangju, raggiungendo la soglia dei 10.000 manifestanti: l’esercito fu quindi costretto a mandare altri 3.000 soldati che, spietatamente, si scagliarono contro gli innocenti bastonandoli, pugnalandoli, mutilandoli con baionette, lanciando gas lacrimogeni in mezzo alla folla per poi sparare indiscriminatamente.

L’apice della violenza si raggiunse il giorno 21 maggio, quando gli studenti presero d’assalto stazione di polizia e armeria, rubando fucili, carabine e persino due mitragliatrici, una delle quali venne poi incorniciata sul tetto dell’università di medicina: grazie a questo evento, i cittadini furono in grado di presiedere Kwangju per ben cinque giorni, dato il ritiro delle truppe.

Il 27 maggio però, nel cuore della notte, cinque divisioni furono di ritorno a Kwangju, più agguerrite che mai: il tentativo dei cittadini di combatterli sia con la forza, sia stendendosi a terra per bloccarli, non diede i risultati sperati e dopo solo un’ora e mezza di scontri spietati, l’esercito riprese il controllo della città.

Le dichiarazioni ufficiali segnalarono la morte di circa 200 persone, ma il censimento della popolazione rivela che più di 2.000 cittadini residenti a Kwangju sparirono durante quel breve ma intenso periodo.

이 거친 느낌의 곡에 끄덕거리는 고갠
062 이 곳 에 권리는 위한 고생
담을 역사에 기록해놔 , 그들의 의지로
새겨진 인권제도를 느낄 수 있는 것
그 무엇이, 그들을 움직이는 팔 다리가 되어
배여 진 몸에 상철 태극기로 채워
그대여 나또한 당신의 의지를 불태워
형제여 상처 난 한국살 끊임없이 외워

Le teste che annuiscono su questa canzone riguardo un sentimento passato
In questo luogo, 062, avvenne la sofferenza per i diritti umani
Grazie alla loro determinazione hanno lasciato impresso nella storia il loro coraggio
In modo da far comprendere la costituzione così profondamente impressa
Quel qualcosa è diventato il movimento delle loro braccia e gambe
Colma il tuo corpo con la bandiera nazionale
Ravviverò la tua determinazione
Fratelli, le vostre ferite rimarranno per sempre nella nostra memoria

Una voce più forte della censura

A causa della censura operante in quel periodo, quasi tutto il resto della penisola era all’oscuro di ciò che stava succedendo nella città di Kwangju. Tuttavia, diversi giovani, tra cui alcuni studenti, intrapresero azioni drastiche per cercare di portare alla luce la verità sull’accaduto.

A Seoul, lo studente universitario Kim Uigi di soli 21 anni preparò dei volantini su Kwangju prima di gettarsi dal sesto piano di un edificio; poco dopo, Kim Jongtae si diede fuoco subito dopo aver gridato lo slogan del movimento democratico che chiedeva verità. Sacrifici di questo genere non facevano che continuare mentre il governo si ostinava a negare qualsiasi tipo di evento rivoltoso legato alla città di Kwangju: nel primo anniversario del 18 maggio, gli studenti si riunirono in una protesta silenziosa alla Seoul National University. Kim Taehun, di Kwangju, come Kim Uigi si lanciò dal quarto piano di un edificio invocando lo slogan delle proteste.

Nonostante i sacrifici, il governo militarista continuò imperterrito a negare la realtà dei fatti e a mettere a tacere i media coreani e, se non fosse stato per gli sforzi dei giornalisti stranieri, è probabile che gran parte del mondo sarebbe tuttora all’oscuro delle atrocità perpetrate a Kwangju. In particolare, un giornalista tedesco, Jürgen Hinzpeter, fu uno dei pochi in grado di provare cosa accadde realmente a Kwangju: quando, terminato il suo incarico a Tokyo, arrivò a Seoul decise di prendere un taxi per Kwangju dove, però, i militari avevano bloccato le strade. L’intraprendente tassista, chiamato Kim Sabok (probabile nome di fantasia), non si diede per vinto e riuscì ad aggirare le barriere militari accompagnando Hintzpeter fino a Kwangju in totale sicurezza. Hinzpeter fu così in grado di documentare parte degli eventi di Kwangju e, in seguito, riuscì a contrabbandare il filmato fuori dalla Corea e lo pubblicò, dando la possibilità al mondo di conoscere finalmente ciò che stava accadendo nella città coreana.

Per queste gesta eroiche, Hintzpeter fu in seguito nominato cittadino onorario di Kwangju gli venne reso un omaggio speciale nei memoriali più recenti.

Si è mai avuta giustizia?

Nonostante le prove concrete riportate nel corso degli anni, nell’aprile 2017 l’ex presidente Chun Doo-hwan, che ha guidato il governo dal 1980 al 1988, ha pubblicato le sue memorie, dove ha esplicitamente negato l’affermazione fatta dal defunto prete attivista, Cho Chul-hyun, il quale aveva testimoniato di aver assistito a sparatorie militari contro i cittadini dagli elicotteri durante la rivolta pro-democrazia di Gwangju nel maggio del 1980. Chun ha insistito nell’affermare che le parole di Cho fossero calunnie, chiamando il defunto prete “Satana con una maschera”.

Tre anni dopo, il 17 maggio 2020, in seguito ad una marcia di protesta partita da Yeouido per arrivare fino a casa di Chun, dove i manifestanti pretendevano delle scuse sincere nei confronti di vittime e familiari, l’ex presidente ha nuovamente negato il suo coinvolgimento nella strage, sostenendo di non doversi scusare per qualcosa che non ha commesso.

Fortunatamente, nonostante le continue smentite, il 22 maggio del 2011 Unesco ha riconosciuto questo tragico evento come Patrimonio Mondiale dei Ricordi e nel 2015 è stato aperto un sito web degli Archivi del 18 maggio dove vengono riportati video, storie ed immagini per non dimenticare.

La rivolta di Kwangju rimane senza dubbio una parte estremamente essenziale della storia coreana e non dovrebbe mai essere scordata. È importante ricordare ogni singolo caduto che si è immolato al fine di ottenere la democrazia di cui gode oggi la penisola, così da non permettere alla storia di ripetersi.  

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Webtoon – il futuro del fumetto

Mai sentito parlare di manhwa? Da “NAVER Webtoon” a “7FATES: CHACKHO”, il fenomeno dei webtoon nella grande visione della “korean wave

Premessa

Sono più che sicura che tutti voi, anche chi non ne ha mai letto uno, avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta di manga, i famosissimi fumetti giapponesi che da anni danno vita a racconti di ogni genere, innumerevoli trasposizioni animate, nonché appassionano milioni di lettori provenienti da tutto il mondo. I manhwa, i “manga coreani” per così dire, un tempo non riconosciuti a livello globale, fanno parte della cultura coreana da decenni, ma è stato solo con il lancio della piattaforma “NAVER Webtoon”, diventata globalmente nel 2014 “LINE Webtoon” e infine conosciuta in questi ultimi anni solo come “Webtoon” che sono diventati l’ennesimo motivo di orgoglio nel panorama della distribuzione della cultura coreana nel mondo.

Ma quindi.. che cos’è il Webtoon?

Il termine “webtoon” non è altro che una fusione del dominio “world wide web” insieme alla parola “cartoon” e sta ad indicare un tipo di fumetto che non viene più realizzato su carta, bensì disegnato in ogni suo aspetto per essere letto direttamente dallo schermo di uno smartphone o di un computer.

“There aren’t really pages at all”

Correva l’anno 2004 quando JunKoo Kim, un ragazzo cresciuto leggendo comics giapponesi e coreani, ebbe la giusta idea per risollevare un’industria come quella dei fumetti che, in Corea, a partire dagli anni ’90, aveva subito una brusca frenata a causa della crisi economica che stava attraversando il Paese.

Korean Webtoons Are Starting to Go Global
Kim JunKoo insieme a due dei personaggi di Webtoon

Erano anni che le uscite di nuove storie erano ben lontane dal raggiungere l’editoriale, così JunKoo tentò la sorte e decise di creare una piattaforma dove gli artisti avrebbero avuto la possibilità di dare vita alle loro creazioni.. sul web!

“It wasn’t necessarily that I wanted to do the scroll, but people that create content and deliver content should always think in terms of how the creators or how users will consume the content.”

La sua intuizione è stata quella di rivoluzionare il metodo di lettura del fumetto: i manga, così come i manhwa infatti, già venivano trasportati digitalmente, ma, strutturalmente, sul web la loro forma non cambiava. A seguito della loro uscita cartacea, i fumetti avevano da poco iniziato ad essere pubblicati anche online, ma il loro formato rimaneva lo stesso, un setting orizzontale le cui pagine venivano girate cliccando a sinistra o a destra del libro, letteralmente “trasferito” su schermo.

Il progetto di JunKoo Kim prevedeva invece la nascita di manhwa realizzati interamente ed esclusivamente per le pagine web: nessuna versione cartacea insomma, i webtoon sarebbero nati proprio per il mondo di internet e il loro scorrimento sarebbe stato questa volta verticale, un fumetto che era costruito per sfruttare perfettamente lo spazio che la pagina web offriva, i cui capitoli si sviluppavano ognuno su un’unica lunga tela che permetteva di leggere senza interruzioni per cambiare pagina.

Ormai lo “scroll” nel mondo di internet stava diventando un gesto comune: le news, i blog, le pagine di un social network così come quelle di un qualsiasi altro sito web venivano visionate scorrendo dal basso verso l’alto, e lui ebbe l’intuizione giusta al momento giusto, lanciando il suo servizio poco prima che lo smartphone dotato di touch screen diventasse un must have per l’intera popolazione.

“During this time in the early 2000s, when most of content creators were still on PC, you would read and consume a lot of digital content by scrolling down on your mouse. To read news, you don’t flip a page, you often scroll through and read your news. Although comics are a mix of image and text, I think text is the one that drives the narrative so it just makes sense that you would read a comic in a scroll manner.” 

Sempre più artisti scelsero di pubblicare le loro opere su Webtoon, una piattaforma sicura che permetteva loro di guadagnare in base al numero di utenti che leggevano la loro creazione, e allo stesso tempo agli utenti di accedere ad una libreria ricca di contenuti originali gratuiti e accessibili in qualsiasi momento.

Furono queste le premesse che portarono il sito web al giorno d’oggi a contare più di 55 milioni di utenti attivi al mese, nonché ad offrire non solo contenuti coreani, ma anche cinesi e giapponesi.

I più famosi del web

Dal 2004 ad oggi, sono migliaia i webtoon che ormai circolano in rete: molteplici generi, stili di scrittura, disegno, ce ne sono davvero per tutti i gusti!

E con il passare degli anni, sono diventati inoltre sempre più interattivi: pensate che in alcuni potrete persino trovare degli effetti sonori o delle immagini in movimento per rendere la lettura ancora più immersiva!

Tra i titoli più popolari della storia, giusto per nominarvene alcuni, troviamo “Lore Olympus“, che presto otterrà una serie animata targata Netflix, “True Beauty“, che è stato d’ispirazione per l’omonimo kdrama di successo del 2020 con Hwang In-youp, Moon Ga-young e Cha Eun-woo, ed infine “Tower of God“, che ha visto la realizzazione del suo anime nel 2020 con tanto di OST composta da canzoni del gruppo k-pop Stray Kids.

K-drama: dalla rete alle serie tv

E con la popolarità che i webtoon hanno acquisito negli ultimi anni, era inevitabile che molti di questi diventassero ispirazione di moltissimi dei più famosi k-drama del momento!

  • All of us are dead

In uscita il 28 gennaio su Netflix, questa nuova serie thriller zombie è in realtà l’adattamento dell’omonimo webtoon di Joo Dong-geun del 2009, uscito con la sua traduzione in inglese nel 2021. Un’intera scuola diventa il luogo d’inizio di un’epidemia zombie che lascia intravedere ben poca luce in fondo al tunnel.. siamo curiosi di vederla!

  • Itaewon class

Itaewon Class“, la serie che due anni fa è riuscita a scostarsi e superare gli schemi del “drama coreano”, vede il suo inizio nella mente di Kwang Jim, creatore del webtoon che sarà d’ispirazione ad uno dei k-drama prodotti da Netflix che più hanno riscosso successo tra il pubblico!

  • The uncanny counter

Prodotta subito dopo l’uscita del webtoon “Amazing Rumor” di Jang Yi del 2018, “The uncanny counter” è un’altra serie Netflix che racconta le vicende di un gruppo di ragazzi che combattono contro degli spiriti maligni. Attenzione, si sospetta una seconda stagione.

  • Sweet home

Non serve neanche più che lo dica (quando Netflix ci mette la mano si vede, è inutile), “Sweet home” è una serie del genere horror zombie che segue la storia di Cha Hyun Soo, protagonista dell’omonimo Webtoon di Kim Carnby del 2017, alle prese con un un mondo apocalittico dove gli esseri umani sembrano destinati a trasformarsi in mostri.

  • What’s wrong with secretary Kim

Ebbene si, scommetto che molti di voi ne ignoravano l’esistenza, ma anche di “What’s wrong with secretary Kim” esiste la sua versione comics ideata e realizzata da Jeong Gyeong Yun!

E se nella maggior parte dei casi sono stati i Webtoon a regalare al mondo del cinema storie da sviluppare in film o serie tv, come nel caso inoltre, per citarne altri, di “Love alarm“, “Hellbound“, “Extraordinary you” e “My ID is Gangnam beauty“, ci sono casi in cui invece è accaduto il contrario e, a seguito della realizzazione di un k-drama, si è pensato di proseguire la storia trasferendola in un webtoon.

É questo il caso del recentissimo “Happiness” che, ad un mese dalla sua conclusione, ha già una versione Webtoon ispirata alle vicende della serie.

K-POP: i BTS da “Save Me” a “7FATES”, il grande progetto della HYBE

Chi se lo sarebbe mai immaginato, eppure nel 2019 perfino i BTS hanno lanciato la prima storia originale del loro universo musicale. “Save Me” è il primo webtoon realizzato in collaborazione con una casa discografica e agenzia per idol come la BigHit (ora HYBE): con protagonisti gli stessi membri dei BTS, racconta la storia dei 7 personaggi fittizi il cui nome è proprio quello dei componenti del gruppo, ripercorrendo e raccontando in un modo totalmente nuovo l’universo creato dagli MV musicali della band.

3 anni dopo, questo 14 gennaio è stato pubblicato “7FATES: CHAKHO”, la seconda collaborazione di Webtoon con la HYBE, che racconta, invece, una storia fantasy urbana ambientata in un prossimo futuro in cui i BTS vestiranno i panni di sette cacciatori di tigri chiamati “Chakho” che si uniscono per vendicare i loro cari.

Ma non finisce qui, perché il progetto che vede la HYBE coinvolta con il mondo dei webtoon prevede prossimamente l’uscita di altri due comics realizzati insieme ad altri due gruppi della casa discografica: “Darkmoon” degli ENHYPEN e “The Star Seekers” dei TXT.

Voi cosa ne pensate? Vedremo in futuro altre collaborazioni tra idol protagonisti del mondo della musica e la piattaforma Webtoon? Arriveremo forse ad un giorno in cui la carta verrà completamente sostituita dallo schermo di uno smartphone o di un computer?

Se desiderate iniziare a leggerne qualcuno, vi lascio qui sotto tutti i link dei siti più famosi dove trovarli!

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K-Pop K-Skin Care

Make-up da K-star: i loro segreti e come ricrearli

Come la skincare, anche il make-up coreano ha conquistato in fretta l’occidente e per capire cos’è questo look, vi basterà osservare immagini di famose celebrità coreane. Cosa hanno in comune? È la loro pelle impeccabile, radiante e l’atmosfera giovanile che rendono davvero il look coreano così desiderabile e apprezzato.

L’aspetto “girly”, da bambolina, è dunque l’obiettivo del loro trucco: un make-up delicato, che valorizzi l’aspetto naturale e che al tempo stesso renda il viso perfettamente luminoso e levigato.

I cosmetici coreani si concentrano sulla ricerca dell’incarnato perfetto, sull’utilizzo di tonalità naturali che, applicate con tecniche particolari, riescano a ingrandire occhi e labbra: anche in questo caso, le coreane non rinunciano a prodotti che nutrono e idratano la pelle, infatti sono super gettonati i prodotti make-up con proprietà da skincare e termini tecnici come “chok-chok” e “kkul-gwang”, traducibili come “pelle luminescente”, sono entrate nel vocabolario di bellezza a livello globale.

Se anche voi siete innamorati del make-up coreano, volete saperne di più e soprattutto ricrearlo, ecco gli step da seguire!

Per quanto riguarda il pre-makeup, una giusta skincare è il passaggio obbligatorio per poter raggiungere ottimi risultati: nel caso foste nuovi all’argomento, vi consigliamo la lettura del nostro articolo sulla K-skincare (https://www.mondocoreano.it/category/k-skin-care/).

Al termine della vostra routine, uno dei passaggi fondamentali per procedere con il make-up è l’applicazione della protezione solare, infatti per i coreani è molto importante proteggere la pelle dai raggi UV ed ecco perché vedrete che molti marchi k-beauty producono anche creme solari per il viso (esclusivamente per il viso perché, applicando in viso quelle per il corpo, queste faranno aumentare le imperfezioni): spesso anche famosi make-up artist, come Pony Syndrome (https://www.youtube.com/channel/UCT-_4GqC-yLY1xtTHhwY0hA) e Risabae (https://www.youtube.com/c/RISABAE) hanno parlato dell’importanza e dell’uso dei filtri solari, non a caso i loro tutorial di make-up includono sempre un passaggio per la protezione dal sole.

Ci sono molte ragioni per cui potreste essere tentati/e a saltare questo step nella make-up routine, alcuni pensano che sia sufficiente utilizzare un fondotinta o una BB cream che contengono SPF, mentre ad altri semplicemente non piace quella sensazione appiccicosa che alcune formulazioni di creme solari lasciano sulla pelle una volta applicate: in ogni caso, vi consigliamo vivamente di applicare la crema solare prima di truccarvi, così da assicurare veramente di respingere tutti quei dannosi raggi UV che fanno invecchiare la pelle più velocemente; inoltre, i filtri solari sono disponibili in diverse consistenze e finiture, quindi non rinunciate a trovarne uno che si adatti alla vostra pelle!

Un’altra cosa importante da sapere è che la crema solare va riapplicata durante il giorno, perché questa non può effettivamente proteggere per l’intera giornata, quindi è importante riapplicarla dopo 2/4h se sei fuori casa e soprattutto se sei esposto al sotto al sole (NB: dipende dal tipo di SPF, ad esempio la protezione 50 va riapplicata dopo 3/4h!): ricordate di applicarla non solo su TUTTO il viso ma anche su collo e orecchie perché queste aree sono spesso trascurate ma è importante proteggerle per prevenire malattie della pelle.

Lo step successivo è ottenere una base perfetta, la quale è la vera protagonista del make-up coreano poiché l’ obiettivo principale è quello di rendere l’incarnato perfetto, sempre ben idratato e naturalmente luminoso e ben levigato e, non a caso, molti prodotti k-beauty combinano trucco e skincare in un’unica formula conveniente, in grado quindi di idratare la pelle nel mentre si applica il prodotto: essenziale per iniziare il make-up è, dunque, il primer viso, adatto ad ottenere una pelle liscia e senza imperfezioni, ma anche a far durare più a lungo il nostro trucco.

In seguito si passa all’utilizzo di una BB cream, anche se i “cushion” sono molto più popolari di quest’ultima in Corea già dal 2020, molte persone in tutto il mondo amano usarlo ma lo applicano in modo errato: il metodo corretto di applicazione è quello attraverso piccoli movimenti picchiettando il prodotto sulla pelle, quindi non spalmare il prodotto ma picchiettarlo, per evitare che si vengano a formare delle striature.

Se, però, preferite qualcosa di più coprente, consigliamo un fondotinta liquido con formula idratante: anche qui, ricordate di estendere la base make-up al collo per un look più naturale e compatto.

Purtoppo, molti di noi non hanno la fortuna di avere una pelle perfetta, ma non è un problema perché c’è sempre il correttore che può venire in nostro soccorso! Per ottenere un incarnato perfetto avrete bisogno di qualcosa di più coprente per quelle macchiette che sono ancora visibili dopo l’applicazione del  fondotinta, come occhiaie, cicatrici e rossori della pelle: ricordiamo, però, che il correttore non serve solo a correggere, infatti scegliendo una tonalità più chiara lo si potrà usare anche come illuminate, per mettere in risalto il naso e gli zigomi.

Infine, l’ultimo passaggio per una base perfetta sta nell’applicazione della cipria, che fissa il make-up ma senza occludere i pori regalando un effetto vellutato alla pelle.

Il tocco immancabile per ottenere l’aspetto da bambolina è il blush: esistono varie tipologie di blush, infatti questo può essere in polvere, liquido o in crema.

Consiglio della redazione: per i principianti potrebbe essere più comodo utilizzare blush in polvere in quanto sono più semplici da sfumare ma, se vi sentite abbastanza coraggiosi, tentar non nuoce!

Il blush va applicato dai punti più alti delle guance verso le tempie e sfumarlo bene in modo da far sembrare che il colorito provenga in modo naturale dalla pelle: le coreane prediligono specialmente due gamme di colore per il blush, il rosa baby e il color mandarino, che regala al volto un aria giovanile e innocente.

Passando ora al punto clou del nostro make-up da k-pop star, cioè gli occhi, la parola d’ordine è “occhi grandi”, infatti questo deve essere naturale ed essenziale, ma capace di ingrandire lo sguardo. Le palette make-up coreane sono tutte composte da una gamma di colori neutri, si preferiscono i colori shimmer o perlati che, applicati sulla palpebra, la illuminano in poche mosse.

Alcuni dei look coreani includono nel make-up l’eyeliner “puppy eyes” e  l’“aegyo sal” (graziose borse sotto gli occhi), infatti l’eyeliner dà profondità allo sguardo ma va applicato senza esagerare disegnando una linea piuttosto sottile che si allunga verso l’esterno ma mai troppo in alto. Al contrario delle occidentali, le coreane utilizzano molto anche eyeliner color marrone o con tonalità grigiastra invece che il classico nero: per ottenere i puppy eyes, bisogna seguire la linea dell’occhio e tratteggiare una linea sottile con la codina finale non verso l’alto (cosa che si fa quando si vuole allungare lo sguardo e quindi costruire un cat eye) ma verso il basso.

Molte donne asiatiche si lamentano di avere ciglia corte e dritte, ma è qui che entrano in campo piegaciglia e mascara (preferibilmente waterproof), che non possono mai mancare per donare femminilità e rendere il viso magnetico: a volte utilizzano anche ciglia finte ma mai eccessive.

Per concludere il trucco occhi, bisogna occuparsi delle sopracciglia, sapevate che le sopracciglia giocano un ruolo davvero importante nel dare forma al viso?

Un altro elemento per avere un look “girly” alla coreana è avere sopracciglia dritte con un leggero arco alla fine: se si osservano le foto di celebrità coreane, si noterà subito questa tendenza, tuttavia recentemente molte star puntano a seguire una forma più naturale per il loro look. Dovete sapere, inoltre, che alcuni coreani amano usare tinte per le sopracciglia capaci di schiarire il loro colore ed uniformarlo a quello della pelle e dei capelli, soprattutto se questi sono tinti di un colore più chiaro.

Per concludere il look mancano le labbra e, in questo caso, la parola d’ordine per le labbra è volume, infatti il trucco labbra in stile coreano viene definito “pillow lips” o effetto cuscinetto e si ottiene con l’applicazione di balsami rimpolpanti o ancora più frequentemente attraverso labbra sfumate. 

Generalmente, per creare questo look si utilizzano tinte labbra a base di acqua (uno dei brand più famoso di tinte labbra, e non solo, di origine coreana è Peripera, che potete trovare anche su shop che spediscono in Italia) o rossetti colorati che vengono tamponati con i polpastrelli al centro delle labbra in maniera intensa, per poi sfumare la texture verso l’esterno senza definire il contorno: questo gioco di sfumature regala alle labbra un look davvero particolare amatissimo in Corea, che è diventato ormai un trend anche nel resto del mondo.   

Anche voi amate il make-up coreano? Fateci sapere nei commenti se conoscevate già alcune di queste tendenze e, soprattutto, se ricreerete questo look!

                                                             

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K-Music K-Pop

BTS (방탄소년단): from zero to hero

8 anni di carriera, 57 daesangs, 9 album, 6 hot 100 n°1s, 3 apparizioni alle Nazioni Unite, milioni di fan in tutto il mondo, qualifica di inviati presidenziali, tour sold-out: queste sono soltanto alcune delle notizie che si possono citare quando si parla dei BTS, il più grande gruppo K-Pop che ha fatto, e continua a fare, la storia della musica pop.

Per chi si approccia per la prima volta all’onda coreana (hallyu, 한류), i BTS sono quasi una tappa obbligatoria. Ma chi sono e perché sono così importanti?

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I Bangtan Sonyeondan (방탄소년단, 防彈少年團), conosciuti con l’acronimo di BTS, sono una boy band formatasi nel 2013 sotto l’agenzia Big Hit Entertainment (ora HYBE) composta da 7 membri (Jin, Suga, J-hope, RM, Jimin, V e Jungkook): il nome, in un primo momento, aveva il significato di “Bulletproof Boyscout“, un gruppo che si poneva come obiettivo quello di fermare gli stereotipi “proteggendo” gli adolescenti e i loro sentimenti, mentre, in seguito ad un processo di re-branding (per il quale hanno anche vinto l’iF Product Design Award nel 2018), è stato cambiato in “Beyond the scene“, a dimostrazione del cambiamento e del nuovo volto, non soltanto dei membri, ma anche degli adolescenti nel loro percorso di crescita.

La scalata verso il successo dei BTS è stata tutt’altro che semplice e priva d’imprevisti, anzi sono stati più gli ostacoli e le avversità che hanno dovuto affrontare, partendo proprio dalla provenienza da un’agenzia non famosissima (ai tempi del loro debutto, la Big Hit Entertainment, oggi quotata in borsa, non soltanto non rientrava tra le major agencies ma soprattutto si era trovata a dover attraversare una grossa crisi finanziaria che li avrebbe condotti, nella peggiore delle ipotesi, alla bancarotta) per arrivare poi alle infinite ostilità della scena musicale stessa nei confronti dei componenti del gruppo (i membri RM, Suga e J-hope erano, per esempio, già ben noti prima del loro debutto nella scena hip-hop underground e proprio questo “cambio di genere” dall’hip-hop al pop ha creato non poche difficoltà ai giovani).

Gli ARMY (nome del fandom dei BTS con il significato di “Adorable Representative M.C. for Youth“) di vecchia data conosceranno bene il video caricato qui sopra che mostra il gruppo intento a promuovere, per le strade di Los Angeles, un loro concerto gratuito nel lontano 2013: è assurdo pensare come, a otto anni di distanza, siano cambiate tantissime cose e come, al giorno d’oggi, aggiudicarsi un biglietto per una loro data sia diventato più complesso di vincere alla lotteria.

Ebbene sì, di strada ne hanno fatta: eccome se ne hanno fatta!

Il 22 novembre 2021 hanno partecipato agli American Music Awards, ai quali erano candidati in tre differenti categorie:

  • Favorite pop duo or group
  • Favorite pop song (“Butter”)
  • Artist of the year

E hanno vinto tutti e tre i premi, compreso il tanto agognato ATOY, contro mostri sacri della musica occidentale del calibro di Ariana Grande, Drake e Taylor Swift. Ma cosa sono gli AMAs?

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Gli American Music Awards sono uno dei tre premi musicali più importanti insieme ai Billboard music awards e ai Grammy Awards, fondati nel 1973 da Dick Clark per competere contro i Grammy e la loro particolarità sta nel fatto che i vincitori, dal 2006, non sono scelti solo dai membri dell’industria musicale (sulla base delle vendite e diffusione radiofonica), ma anche dalla giuria popolare, la quale può contribuire alla votazione tramite il sito stesso degli AMAs. Perché questo premio è così importante per i BTS e per il mondo del K-Pop in generale?

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I BTS durante la loro prima apparizione agli AMAs nel 2017 con l’esibizione “DNA”.

Perché, soltanto a distanza di 4 anni dalla prima vera apparizione nella scena musicale americana da parte dei BTS, abbiamo e hanno avuto realmente contezza di quanto, finalmente, il panorama musicale occidentale si stia lentamente aprendo alla musica proveniente da altri luoghi al di fuori dell’America, consentendo così una maggiore “contaminazione” e globalizzazione in ambito artistico e culturale. Perché culturale?

Perché i BTS non si possono più relegare al “semplice” ruolo di boy band, bensì sono diventati veri e propri esportatori di cultura nel mondo e, con la nomina a inviati presidenziali guadagnata nel settembre ’21, questo non fa che accrescere la loro importanza per il mondo artistico: a dimostrazione di ciò, abbiamo anche il comunicato stampa ufficiale del Presidente Moon Jae-In mediante il quale si è sentitamente congratulato con il gruppo per il grande risultato ottenuto.

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Il tweet dall’account ufficiale del Presidente Moon Jae-In.

Inoltre, il Presidente Moon non ha perso l’occasione per lanciare un piccolo suggerimento al governo coreano che, ancora, sta temporeggiando circa la decisione sull’arruolamento o meno dei membri del gruppo nell’esercito: infatti, com’è noto a molti, i maschi coreani tra i 18 e i 28 anni devono prestare servizio nell’esercito per una durata di 18/20 mesi e anche i Bangtan, teoricamente, sarebbero inclusi in questa categoria.

Eppure, la storia non è così semplice perché i BTS hanno ricevuto dal presidente Moon, nel 2018, l’Ordine al Merito culturale, un riconoscimento per i servizi svolti in ambito sociale e artistico che hanno contribuito alla promozione della Corea del sud nel mondo e, non a caso, in quello stesso periodo il Primo Ministro Lee Nak-yon ha suggerito una revisione della legge sulla leva militare per ragioni legate al cambiamento della società coreana e, al tempo stesso, la legislazione di Seoul ha approvato una revisione alla legge sulla leva militare obbligatoria, consentendo ai K-Pop idol particolarmente meritevoli di posticipare il proprio arruolamento sino al compimento dei 30 anni.

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I BTS durante la consegna della corona fiorata.

L’argomento ha, da sempre, scatenato non poche polemiche e non sono stati rari i casi in cui i netizens si sono schierati contro l’arruolamento del gruppo: polemiche alla quale è seguito, però, il silenzio della politica e la lentezza della burocrazia, lasciando gli idol e i fan stessi in una landa desolata, senza alcuna conoscenza circa il proprio futuro.

Ecco, di seguito, alcuni dei commenti più ricorrenti nelle ultime ore in molte piattaforme social:

“It’s honestly discrimination at this point.. ㅋㅋ they’ve done more for this country than 10 thousand gold medals… it’s time to grant them exemptions ㅋㅋ”

“They have done more for this country than any gold medal at the Olympics.”

“We have never had something as big as BTS that has done so much for our pop culture. I’m not a BTS fan but they’ve influenced our economics in such a positive way and that should be enough in itself to grant them exemptions. Jo Sung Jin may be an amazing pianist but he has never brought any economic value in exports or anything to our country like BTS has.”

I Bangtan boys, tuttavia, non si sono fermati solo alle tre vittorie agli AMAs, bensì per il secondo anno consecutivo hanno ottenuto una nomination ai Grammy nella categoria “Best pop duo/group” e, anche quest’anno, questa nomina ha riacceso l’infinita diatriba tra gli ARMY e la Recording Academy, infatti già nella precedente edizione, l’esito aveva avuto modo di mostrare i (non pochi) lati oscuri e ambiguità dell’industria musicale americana, la quale svariate volte si è mostrata solamente interessata ad artisti “classici” rispetto ad altri più innovativi e meno “convenzionali”: dopo la mancata vittoria, gli ARMY (e probabilmente gli stessi giovani artisti) si aspettavano più di una nomination nell’edizione del 2022, eppure anche in questo caso le aspettative non sono state accontentate, portando ancor di più all’esasperazione i rapporti tra i fan e i Grammy.

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Negli ultimi giorni, la frase che sta spopolando sempre di più su Twitter e tanti altri social è “BTS wants a Grammy but Grammy needs BTS“. Perché?

Perché la redazione dei Grammy è ben consapevole della potenza dei BTS e della sua fanbase (basti pensare che il giorno dell’annuncio delle categorie e delle nomination, essendo i BTS tra i presentatori, i partecipanti alla livestream superavano più di 1 MILIONE di persone, tuttavia nel momento in cui questi hanno ricevuto una sola nomination e hanno fatto la loro presentazione, le visualizzazioni sono scese a 400.000 nel giro di pochi minuti) e non sono stati rari i tentativi di addolcire i rapporti tra il fandom, iperprotettivo nei confronti del gruppo, e la Recording Academy al fine di sfruttarne il potere mediatico.

E la verità è proprio questa: i Grammy hanno più bisogno dei BTS di quanto i BTS abbiano bisogno di un Grammy, specie dopo le due performance agli AMAs (fonti incerte su Twitter hanno affermato che una buona percentuale dei presenti nel pubblico degli AMAs fossero ARMYs) e, soprattutto, dopo le 4 date sold-out al SoFi Stadium di Los Angeles. Che saranno mai 4 date?

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Bene, giusto per fare due conti, la capienza massima per i concerti al SoFi Stadium è di 70.000 persone: i biglietti per le quattro date (27-28/11 e 1-2/12) sono andati sold-out prima dell’apertura ufficiale delle vendite, cioè la totalità dei biglietti è stata fatta fuori solamente con le prevendite, compresi coloro che avevano già acquistato un biglietto per il tour mondiale che è stato cancellato qualche mese fa, dopo l’ennesima riprogrammazione.

Al di là di quali siano i rapporti tra i Bangtan (e gli ARMY) e l’industria dell’intrattenimento in tutte le sue sfaccettature, il loro impatto a livello culturale è assolutamente innegabile, non a caso il mantra più recente è “BTS paved the way” e, in effetti, non si potrebbe essere più d’accordo e del loro stesso successo ne stanno beneficiando molti gruppi k-pop che, al momento, si stanno trovando sulla cresta dell’onda, pensiamo per esempio ai recenti annunci dei tour mondiali da parte degli ATEEZ, degli NCT e delle Twice: che piacciano o meno, i BTS hanno distrutto e impostato nuovi record, non soltanto nella scena musicale coreana ma anche internazionale, creando un nuovo modo d’intendere la musica, l’arte e il rapporto con il pubblico, ponendo le basi per un diverso modo di vedere l’industria musicale.

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Cosa ci aspetterà in futuro? I BTS dovranno arruolarsi? Faranno un nuovo tour prima di farlo?

Tutte queste domande, purtroppo, non trovano ancora una risposta: nel frattempo, noi continuiamo a goderci la loro musica, approfittando di ogni occasione per avvicinarci al loro mondo.

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Beauty standard: breaking the stereotypes

In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato di chirurgia estetica e di “beauty standard”, cioè quelle caratteristiche ricorrenti nei personaggi famosi, specie negli idol, che li rendono conformi alle aspettative generali del pubblico in fatto di bellezza.

Ma quali sono questi standard? Analizziamoli insieme!

Nel luglio 2021, un k-netizen ha elaborato una lista sul forum Theqoo con 8 elementi che non possono mancare in un idol per rientrare nei canoni di bellezza coreani. Questi canoni sono:

  • V-line face
  • Porcelain white skin
  • Spotless skin
  • Thigh gap
  • Double eyelids
  • Heart-shaped lips
  • High and straight nose bridge
  • Perfectly aligned teeth
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Ma, fermi tutti! Ancora, nel 2021, parliamo di standard di bellezza? Non abbiamo ancora superato questa fase?

Bene, noi di mondocoreano non ci stiamo più ed è per questo che, in questo articolo, vi porteremo alla scoperta degli idol che si sono ribellati, con non poca fatica, allo stigma della bellezza tipica e si sono mostrati al mondo per quello che sono, perfetti nella loro diversità.

Ladies first, 가자!

JENNIE (Blackpink): c’è davvero qualcuno che preferisce il viso allungato alle sue guanciotte?

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HWASA (Mamamoo): la queen assoluta per stage presence e look, non si ferma davanti a niente e non accetta critiche da nessuno, specie sul suo aspetto, perché, come ha affermato lei stessa “If I don’t fit today’s beauty standards, I will become a new and different standard!“.

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NAYEON (Twice): ha l’aspetto di una bambola, è talentuosa e divertente. Che altro si può chiedere a questa ragazza? Eppure, paradossalmente, nonostante abbia tutte le carte in regola per rientrare alla perfezione negli standard coreani, anche lei si trova (s)fortunatamente esclusa da questa categoria. Perché? …I suoi denti non sono perfettamente allineati.

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YEJI (Itzy): questa ragazza rappresenta il motivo più emblematico per non essere inserita tra le classic k-beauties. Quale sarà la sua colpa? Non ha la doppia palpebra e non ha intenzione di averla, bensì a differenza di (ancora) tantissim* asiatic* non è ricorsa alla blefaroplastica (nota anche come “chirurgia della palpebra doppia”) ed ha accettato la sua diversità rispetto agli altri idol.

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TZUYU (Twice): altra componente delle Twice, altro standard colpito e affondato! Anche questa volta, però, il problema rimane nella fascia delle labbra perché, mentre Nayeon non ha i denti perfettamente allineati, il dramma di Tzuyu è quello di… non avere le labbra a forma di cuore.

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JOY (Red velvet): finalmente un argomento più interessante rispetto a quelli trattati fino ad ora, infatti la nostra Joy è aspramente criticata perché, a differenza di tante sue colleghe, non ha il classico fisico longilineo tanto agognato e cercato, non solo dalle donne coreane, ma anche dalle donne occidentali: il beauty standard che viene “interrotto”, nel suo caso, è il “thigh gap“. Cosa intendiamo?

Parliamo dello spazio che c’è tra le cosce e, sostanzialmente, ci riferiamo al fatto se le cosce, mentre si cammina, si tocchino tra di loro e, se questo succede, quanto si toccano perché, storicamente, il sogno di moltissime donne (principalmente influenzate dalla moda degli anni ’90 che promuoveva in passerella figure di spicco che rasentavano il sottopeso e la malnutrizione) è sempre stato quello di avere lunghe e sottili gambe, da sempre ritenute più piacevoli alla vista.

Eppure, Joy sembra non farsi troppi problemi in merito e, nonostante le critiche, non ha mai rinunciato a sfoggiare il suo (bellissimo) corpo, dimostrando a tutti che può indossare qualunque capo d’abbigliamento senza sentirsi inferiore alle altre.

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Passando, invece, al lato maschile, osserviamo quali sono gli idol che hanno infranto e impostato nuovi standard di bellezza.

FELIX (Stray Kids): tutti lo amano, la sua voce incanta chiunque la ascolti ed è il duality-king per eccellenza, ma c’è una cosa che (forse) ce lo fa amare ancora di più e che, al tempo stesso, lo porta ad essere escluso dalle bellezze classiche. Quale? Le lentiggini! Ebbene sì, il nostro Felix ha il volto coperto di lentiggini e questo è totalmente un “no-no” per gli standard coreani, i quali puntano invece alla pelle perfetta, senza imperfezioni o discromie.

CHANGBIN (Stray Kids): non è il classico idol, né per look né per appearance, infatti i suoi modi apparentemente freddi, quasi da bad boy (Qualcuno ha detto wattpad?), e il suo rap sembrano quasi stonare con il titolo che si ritrova.

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DOWOON (Day6): naso non esattamente in linea con gli standard coreani, niente doppia palpebra, carnagione olivastra… Insomma, questo ragazzo è tutto fuorché dentro i k-beauty models, eppure il suo fascino è innegabile! Suona pure la batteria, niente male, eh?

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TAECYON (2PM): …dobbiamo veramente dire qualcosa su di lui? Le foto non dicono già abbastanza?

J-HOPE (BTS): ballerino straordinario, coreografo, rapper, lineamenti del volto dolci e sguardo accattivante, J-hope non rientra negli standard perché ormai è diventato lui il nuovo standard di bellezza… e noi non potremmo che essere d’accordo!

RM (BTS): last but not least, l’unico e solo President Kim Namjoon. Dragon eyes, pelle color miele, fossette: per i primi tempi del loro debutto nella scena musicale, Namjoon ha deciso di indossare gli occhiali da sole a causa dei tanti commenti cattivi sul suo aspetto fisico, spesso considerato “brutto” o, comunque, non il “classico idol” e, per tanto tempo, ha anche creduto a quelle parole colme d’odio. Le cose, però, negli ultimi anni sono cambiate e il leader dei BTS ha ormai acquistato tanta confidenza in sé e nel suo aspetto, diventando anch’egli il nuovo standard di bellezza, non solo coreano ma anche internazionale.

E voi cosa ne pensate? Quali sono gli idol che secondo voi non rientrano nei beauty standard? Fatecelo sapere nei commenti!

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L’arte d’essere fragili

“Sono le certezze fragili che ci fanno sentire forti, quando l’unica forza di cui ciascuno dispone è la tolleranza, invece, la curiosità verso l’altro, l’ascolto, la com-passione. Mettere la passione in comune. Sentire insieme.”

Concita De Gregorio
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Per tanto tempo tematiche come la fragilità e la debolezza sono state viste come un tabù, qualcosa d’incredibile e inconcepibile per il grande pubblico. Quante volte abbiamo sentito dire ad un bambino di non piangere perché sembrava “una femminuccia“?

Quante volte abbiamo pensato di soffocare i dispiaceri, le arrabbiature, lo stress per paura di farci vedere vulnerabili?

Queste storie, queste domande, questi pensieri sono vecchi quasi quanto il mondo e, da sempre, l’uomo ha cercato delle strategie e delle scorciatoie per sopravvivere a questa assillante pressione sociale, per esempio tramite l’arte e la stessa musica, tra le tante manifestazioni artistiche, è diventata il simbolo più eclatante di questo bisogno primario di liberare la mente.

Il K-pop, seppur apparentemente possa sembrare un genere molto gioioso, nasconde dietro coreografie accattivanti e videoclip dall’impeccabile realizzazione e tecnica, testi molto profondi e dal significato tutt’altro che leggero.

Occorre, però, fare una premessa: purtroppo, in Corea, così come in Italia e in tanti altri paesi, la componente “boomer” della popolazione non riesce a prendere sul serio concetti come la depressione, la paura d’essere fragili, d’essere rimpiazzati, sia per ragioni culturali che per ragioni educative (ndr: quando parliamo di ragioni educative non ci riferiamo a persone non scolarizzate, bensì a tutti coloro che hanno ricevuto un’educazione più “arida” da un punto di vista emotivo e che quindi non hanno avuto modo di approfondire i propri sentimenti e quelli altrui), quindi la strada è decisamente più in salita del previsto e sta tutto nelle mani delle nuove generazioni.

Nonostante questa premessa, lo stesso fatto che siano sempre di più i pezzi nei quali gli artisti, idol o meno, fanno “coming out” circa il loro benessere mentale e serenità psicologica è un ottimo segnale di cambiamento di rotta di una società che, lentamente, si sta aprendo al dialogo e alla comprensione dell’altrui psiche, piuttosto che alla repressione della stessa.

TRIGGER WARNING

Alcuni dei brani scelti trattano argomenti come depressione, suicidio e, in generale, tristezza: se siete particolarmente sensibili, scorrete verso la fine dell’articolo.

Prendiamo, per esempio, il brano “To my youth” di BOL4 (Bolbbalgan4). Chi è?

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BOL4, il cui nome completo è Bolbbalgan Sachungi (볼빨간 사춘기), nasce come duo musicale composto da Ahn Ji-young e Woo Ji-yoon nel 2016 sotto l’agenzia Shofar Music, e dopo un periodo di hiatus nel 2018, nel 2020 l’agenzia ha annunciato che Woo Ji ha lasciato il gruppo, il quale avrebbe continuato ad esistere, pur essendo rappresentato solamente da Ahn Ji-young, la quale avrebbe mantenuto il nome d’arte di BOL4.

“나는 한때 내가 이 세상에 사라지길 바랬어
온 세상이 너무나 캄캄해 매일 밤을 울던 날
차라리 내가 사라지면 마음이 편할까
모두가 날 바라보는 시선이 너무나 두려워”

“At some point, I used to wish I would disappear from this world
The whole world seemed so dark and I cried every night
Will I feel better if I just disappeared?
I was so afraid of everyone’s eyes on me

In questa prima strofa vediamo come l’artista, senza troppi giri di parole, vada dritta al punto e esprima con totale onestà quanto, alcune volte, si sia sentita fuori posto e abbia pensato alle soluzioni più estreme, anche soltanto per un istante.

Sentirsi fuori luogo, sentirsi un pesce fuor d’acqua, specie quando tutti quelli intorno a noi sembrano aver trovato la strada giusta da percorrere, è tra le sensazioni peggiori che si possano provare, soprattutto quando si è giovani, perché improvvisamente ci sentiamo investiti dalle aspirazioni e dalle pretese degli altri di rientrare dentro schemi mentali e lavorativi che, magari, non ci appartengono o nei quali non ci rispecchiamo al 100%.

Tuttavia, soltanto con il passare del tempo e con il dovuto aiuto, anche soltanto di un amico con il quale sfogarsi, si arriverà ad un grandissimo bivio: vale davvero la pena modificarsi per entrare nei sogni altrui oppure dovremmo avere il coraggio di seguire soltanto il nostro cuore e le nostre sensazioni?

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Min Yoongi, noto con i nomi d’arte SUGA e AGUST D, è diventato particolarmente famoso negli ultimi anni per aver parlato esplicitamente della sua battaglia contro la depressione e contro l’ansia sociale che, spesso, l’hanno portato a doversi interfacciare con la parte più oscura della sua mente: nello specifico, nel 2015 durante la seconda giornata di concerto alla Kobe World Memorial Hall, la Big Hit si è trovata a dover cancellare l’evento perché il giovane 24enne non era in grado di salire sul palco e, a seguito di ciò, Suga avrebbe preso una pausa dalla musica per riflettere su se stesso o, semplicemente, per tornare a respirare.

Successivamente a questa pausa, il 10/01/2016 il rapper pubblicherà un lungo ed emozionante tweet nel quale parlerà a cuore aperto delle sue difficoltà e momenti bui e di come fosse riuscito, pian piano, a venirne a capo:

“The things I will say now are things I wanted to share not as a Singer and Fan, or as Bangtan and ARMY, but to talk to you as human to human. […] I hate becoming a numb person. I didn’t want to take the love and these glorious days for granted. I didn’t want to be a numb person. That’s why I visited the venues again on my own. […] I’m a person who is weak, but acts strong. Once again I realised that I was a person who’s lacking. Although I’m not religious, I prayed at that place. After all at the end, it was a fated day. Even if it’s ended, let’s not let this heart become numb. […] Here I am conveying my feelings and thoughts once more through a piece of less-than-satisfactory writing. I will live while being thankful of every moment as I am such a lacking human being. I love you, ARMYs.”.

Questo evento, insieme a tanti altri, sono state la fonte d’ispirazione principale del mixtape “Agust D“, pubblicato nel 2016, dove l’artista tratta (anche e soprattutto) il suo percorso verso una maggiore conoscenza di sé e della sua mente; tra le tracce del mixtape, quella sicuramente più rilevante, insieme a “Give it to me” (dove il rapper si rivolge alla sfera underground coreana che, al tempo del suo debutto come idol, l’aveva accusato d’essersi svenduto passando dal genere hiphop/underground al k-pop) e “140503 at Dawn” (dove riflette sulla sua vulnerabilità al mattino presto), è “The last” (마지막), dove tratta della sua anima corrosa dalla depressione e dalle aspettative.

“대인기피증이 생겨 버린 게 18살쯤
그래 그때쯤 내 정신은 점점 오염 돼
가끔씩 나도 내가 무서워 자기 혐오와
다시 놀러 와 버린 우울증 덕분에
이미 민윤기는 죽었어 (내가 죽였어)
죽은 열정과
남과 비교하는 게
나의 일상이 되 버린 지 오래”

“Around the age of 18, sociophobia developed in me
Right, that was when my mind was gradually polluted
At times I’m scared of myself too,
Self hated and thanks
To the depression that takes over me
Min Yoongi is dead already (I’m dead)
Comparing my dead passion with others,
It’s now a part of my daily life”

Queste parole colpiscono non soltanto per la totale sincerità della loro formulazione ma soprattutto perché sono dette da qualcuno di apparentemente irraggiungibile, qualcuno che vive al di sopra delle masse che, però, si è messo a nudo e ha mostrato il suo lato fragile e la sua debolezza, urlando a gran voce che sì, anche lui aveva paura, che anche lui era un essere “fallace ma umano“.

E non è forse questa la ragione ultima dell’esistenza stessa? Trovare qualcuno con un’esperienza simile cui appoggiarsi, cui fare riferimento per poter cercare un modo per tornare in superficie?

Suga è conosciuto nella scena musicale per i suoi testi dalle grandi metafore e dai significati più profondi, sia nel trattare argomenti a lui cari e le sue esperienze sia nel comporre pezzi per l’intero gruppo, dando voce ai pensieri dei suoi ormai “fratelli” e colleghi: tra i tanti esempi troviamo il brano “Tomorrow” dei BTS, contenuto nell’album Skool Luv Affair del 2014, nel quale si racconta delle loro aspirazioni, dei loro sogni e di quanto tenaci bisogna essere per mantenere la calma e superare le difficoltà, mantenendo lo sguardo verso l’obiettivo finale.

“갈 길은 먼데
왜 난 제자리니
답답해 소리쳐도
허공의 메아리
내일은 오늘보다는
뭔가 다르길
난 애원할 뿐야

니 꿈을 따라가 like breaker
부서진대도 oh better
니 꿈을 따라가 like breaker
무너진대도 oh
뒤로 달아나지마 never

해가 뜨기 전 새벽이
가장 어두우니까
먼 훗날에 넌 지금의
널 절대로 잊지 마
지금 니가 어디 서 있든
잠시 쉬어가는 것일 뿐
포기하지 마 알잖아

너무 멀어지진 마 tomorrow
멀어지진 마 tomorrow
너무 멀어지진 마 tomorrow”

“I have a long way to go but
Why am I running in place?
I scream out of frustration
But the empty air echoes
I hope tomorrow will
Be different from today
I’m just wishing

Follow your dream like breaker
Even if it breaks down, oh better
Follow your dream like breaker
Even if it breaks down
Don’t ever run backwards, never

Because the dawn right before
The sun rises is the darkest

Even in the far future
Never forget the you of right now
Wherever you are right now
You’re just taking a break
Don’t give up, you know

Don’t get too far away, tomorrow
Don’t get far away, tomorrow
Don’t get too far away, tomorrow”

“Never forget the you of right now”: una frase apparentemente semplice, d’altronde, a chi dovremmo pensare se non a noi stessi quando prendiamo qualunque scelta?

Eppure non è così semplice, eppure non sempre riusciamo a mantenere la concentrazione verso il vero protagonista e artefice della vicenda: tutto quello che ci circonda, tutto quello che facciamo, tutto deve avere un solo scopo, cioè il nostro benessere.

Sono le situazioni che devono “andarvi bene“, non siete voi che dovete andare bene per quella situazione: il lavoro, lo studio, i vestiti, la nostra società, ci hanno insegnato che dobbiamo adattarci a qualunque forma ci venga proposta, ci hanno detto di essere malleabili e di riuscire a cambiare in base alle richieste esterne.

Ma non pensate mai di dover cambiare la vostra natura per rientrare dentro uno stereotipo, dentro un pantalone che non vi sta bene seppur sia della vostra misura: è giusto, ogni tanto, fermarsi, fare un passo indietro, alzare le mani e dire “Non ce la faccio, mi ritiro“.

Non esiste niente di sbagliato nel piangere, nel mostrarsi deboli, nel pensare di non farcela, nella paura di fallire, non esiste niente di sbagliato nell’ammettere di avere bisogno di aiuto da qualcuno che non sia un proprio parente o amico: talvolta veniamo condizionati dalle persone a noi vicine che, senza cattiveria, sminuiscono il nostro dolore o sofferenza, ci consigliano di prendere una boccata d’aria perché “ci sono cose peggiori nella vita” rispetto alla nostra confusione.

Stiamo scommettendo su chi stia peggio?

Assolutamente no! Non mostratevi mai inermi davanti a chi vi dice queste cose, stanno creando soltanto dei mostri peggiori nella vostra testa coi quali sarete voi a dover combattere, non loro.

Spesso abbiamo soltanto bisogno di un parere esterno e, in questo, la musica ci è di fondamentale aiuto perché troviamo, all’improvviso, nel buio assoluto, una luce (e una voce) che ci fa sentire meno soli, che ci fa capire quale strada prendere.

Quante volte ci è capitato di sentirci incompresi da chi ci circonda e, invece, capiti e accettati da un cantante dall’altra parte del mondo che narra e dà vita ai nostri stessi pensieri, facendoci finalmente dire “Ho trovato quello che stavo cercando: grazie.”?

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IU, pseudonimo di Lee Ji-eun, famosissima cantante e attrice sudcoreana, nel brano “Celebrity“, uscito nel 2012, tratta proprio del sentirsi accettati, o meglio, la giovane si rivolge all’audience e ricorda a se stessa in primis ma anche a tutti gli altri che, da qualche parte nel mondo, c’è qualcuno che li ama così come sono, con tutte le loro imperfezioni, paure, ansie e particolarità.

“넌 모르지
떨군 고개 위
환한 빛 조명이
어딜 비추는지

느려도 좋으니
결국 알게 되길
The one and only
You are my celebrity

잊지마 넌 흐린 어둠 사이
왼손으로 그린 별 하나
보이니 그 유일함이 얼마나
아름다운지 말야
You are my celebrity”

“You have no idea
Above your lowered head
What the bright lights are
Shining towards

It’s fine to take your time
But I hope you notice, at last
The one and only
You are my celebrity

Don’t forget among the cloudy dark
You’re a star painted with a left hand
Can’t you see how beautiful
A true uniqueness can be
You are my celebrity”

Prendersi il proprio tempo per riflettere, per fermarsi a riprendere fiato, per pensare di dover cambiare strada sono tutte cose che possono capitare, non è scritto da nessuna parte che una volta intrapreso un percorso non si possa tornare indietro e ricominciare da zero: come dicevamo all’inizio, il nostro obiettivo finale deve essere il nostro benessere, non quello degli altri.

Al tempo stesso, come dice IU, è giusto ricordarsi che c’è qualcuno da qualche parte che ci apprezza per quello che siamo, per tutti quei dettagli dei quali non siamo in grado di accorgerci perché troppo attenti a rientrare dentro gli standard.

E, forse, proprio a questo servono gli altri, forse proprio per questo noi donne e uomini siamo esseri sociali perché, seppur possiamo tranquillamente stare soli, abbiamo un bisogno fisico dell’altro, della presenza effettiva (anche soltanto morale) di un altro soggetto: cerchiamo qualcuno con cui con-dividere il peso della quotidianità.

Per questo, concludendo con le parole della canzone “Hug” (포옹) dei Seventeen:

“미안하지 마
걱정하지 마
무서워하지 마
이젠 울지 마

나에게는 넌
한없이 너무도 소중한 걸
오늘 하루도 힘들었을
너에게 말해줄래
내가 있다고
수고했다고
사랑한다고
꽉 안아준다고”

“No matter how much you hide it
You know you can’t hide it forever
So we can smile together
Don’t be sorry, don’t worry
Don’t be scared, now don’t cry

To me you are very precious
You can tell me today was tough
I am here, you suffered a lot
I love you
I will hug you”

Non abbiate paura d’essere fragili, questa è un’arte che solo pochi sanno apprezzare e comprendere.

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Sasaeng fan: un’agghiacciante realtà

Bias, bias wrecker… Quante volte abbiamo usato questi termini con i nostri amici per descrivere e raccontare della nostra passione e ammirazione per i gruppi che ascoltiamo più spesso: tuttavia, tra tutti questi nomi, ce n’è anche un altro al quale, purtroppo, siamo sempre più abituati, cioè “sasaeng“.

Cosa significa?

L’espressione “sasaeng fan” (사생팬) viene dal coreano ed è composta, a sua volta, da due parole, cioè sa (사 o 私), che significa privato, e saeng (생 o 生), che significa vita, quindi letteralmente “vita privata” ma, nello specifico, si riferisce a fan che interferiscono, violano e minano la privacy degli idol e, nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazze d’età che vanno dai 15 ai 30 anni.

(Nota dell’autrice: si utilizzerà prevalentemente il genere femminile nella descrizione del fenomeno, ciò non significa che questo sia solamente un problema legato alla fan base femminile, perché tra le varie organizzazioni non sono affatto rare le presenze maschili!)

Il termine, pur essendo stato coniato soltanto più tardi, ha trovato una sua origine agli albori dell’ascesa del K-pop, a partire dagli anni ’90, e, se in un primo momento si riferiva solamente a fan coreani, a causa dell’enorme successo che il K-pop sta avendo negli ultimi anni, ha allargato le proprie maglie, assumendo una tendenza internazionale.

Per via della gravità del fenomeno e dei rischi che corrono gli idol per colpa di questi fan ossessivi, le varie agenzie di intrattenimento hanno iniziato a prendere provvedimenti nei confronti di questi ultimi e ciò ha, anche, influenzato la scelta del governo coreano di emanare una legge anti-stalking, seppur l’intento della legge in sé non sia certamente quello di proteggere gli idol, ma comunque la problematica è stata sicuramente presa in analisi nell’elaborazione e approvazione della legge in questione.

Prima di analizzare la legge, facciamo un piccolo passo indietro e proviamo a dare una visione d’insieme per comprendere come ragionano e lavorano queste organizzazioni di fan.

Perché parliamo di “organizzazioni”?

Perché, purtroppo, le sasaeng non agiscono in totale autonomia, anzi spesso e volentieri hanno alle loro spalle una vera e propria associazione per delinquere che ruba e recupera in modo illegale informazioni private sugli idol, sui loro spostamenti, i numeri dei voli o semplicemente li stalkera.

Queste organizzazioni hanno una struttura piramidale, alla cui base troviamo le “aspiranti sasaeng“, con il compito di fare gli appostamenti fuori dagli edifici delle agenzie senza però interferire con il lavoro delle sasaeng più “anziane“: tra di loro vigono delle forti relazioni gerarchiche, pensate che le più giovani, ad esempio, non hanno il permesso ad avvicinarsi ai dormitori degli idol perché violerebbero un accordo esplicito dell’organizzazione!

Ovviamente, più si sale di rango, più aumentano i compiti ma anche i privilegi, ad esempio le fan più accanite (e pericolose) possono accedere ai fansign o ai programmi cui partecipano gli idol. Ma come riescono a racimolare queste informazioni?

Mentre le fan più adulte possono cercare lavoro in campi specifici come banche, compagnie telefoniche oppure anche dentro le stesse agenzie (ad esempio la Brave Entertainment, che gestisce il cantante Samuel, ha licenziato due impiegate perché avevano scoperto fossero due sasaeng), sfortunatamente la storia ci insegna che su tutto si può lucrare e, in effetti, anche in questo caso si è creato un vero e proprio business, come i “sasaeng taxi“, dei taxi specifici (le cui tariffe variano dai 300 ai 600 euro al giorno) che, dopo aver comunicato la posizione degli idol, partono alla rincorsa del van o dell’auto dello sfortunato di turno.

Ma come fanno a permettersi questi prezzi?

Essere una sasaeng, come possiamo bene intendere, non è affatto un lavoro semplice ed economico, anzi è particolarmente oneroso e non sono poche le persone che, per perseguire questa ricerca maniacale, lasciano la scuola, fanno più lavori o persino arrivano a prostituirsi pur di guadagnare quanto serve per avere sufficienti informazioni sui propri idoli.

Qual è la ragione che spinge queste persone ad invadere la privacy di altri soggetti?

Il loro sogno è essere riconosciuti dal proprio idolo: agghiacciante, vero?

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di vedere una foto o un video del proprio cantante o attore preferito e aver affermato, con voce sognante, di volerlo conoscere: sognare non costa niente e non fa male a nessuno, invadere la privacy e rubare informazioni sì, tuttavia le sasaeng pare non si rendano conto della gravità dei loro atteggiamenti, infatti non sono poche le interviste nelle quali queste tendono a sminuire i propri comportamenti, giustificandosi con la classica scusa del “sono persone famose, li abbiamo portati noi lì dove sono ora: ce lo devono.”.

Ma essere famosi è, davvero, un motivo valido per non avere più alcuna privacy e vedersi strappata ogni minima parvenza di normalità?

Un normale fan risponderebbe certamente di no, d’altronde gli idol sono persone come tutti, con sentimenti, passioni, giornate sì e giornate no, eppure per una sasaeng non è esattamente così.

Seppur si possa pensare che dietro alla macchina dei sasaeng ci siano solo fan sfegatati ed ossessionati, in senso positivo, la realtà è ben più contorta del previsto, perché spesso tra le fila dei sasaeng si nascondono anche gli “anti-fan” che, dal termine stesso, capiamo essere coloro che odiano o comunque non sopportano quell’idolo in particolare: quindi, mentre l’obiettivo dei sasaeng è quello di essere ricordati, di essere viste dai propri beniamini, al contrario gli anti-fan cercheranno in qualsiasi modo di affossare la star in questione, arrecargli un danno o anche solo minacciarlo. Un esempio?

Yunho, cantante dei TVQX, è stato vittima di tentato omicidio quando una sasaeng, travestita da membro dello staff, gli ha passato un bicchiere con del succo di frutta che, in realtà, conteneva pezzi di vetro e colla: il giovane ha, in seguito, iniziato a vomitare sangue ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale.

Ahimè, non sono pochi gli episodi che hanno visto coinvolti vari idol, vediamone alcuni:

Nayeon (TWICE) all’inizio del 2020 è stata seguita e importunata da uno stalker e, in conseguenza a questo evento, la JYP rilascerà un comunicato ufficiale sull’accaduto, facendo sapere che la ragazza è sotto sorveglianza della polizia a causa dell’insistenza di questo stalker.

Lo sconvolgente video dello stalker di Nayeon, pubblicato solamente una settimana fa.

Heechul (Super Junior) ha in varie occasioni raccontato di una terrificante esperienza che ha fortemente segnato tutto il gruppo, infatti pare che un giorno, mentre i membri si stavano rilassando nel loro dormitorio all’ottavo piano negli abiti più comodi che avevano, nel caso specifico maglietta e mutande, SuJu ha ricevuto un messaggio anonimo con degli apprezzamenti verso gli slip a fantasia di un altro componente del gruppo.

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Heechul (Super Junior)

Jackson (GOT7) una volta è rimasto coinvolto in un incidente causato da una sasaeng: seppur l’incidente non sia stato gravissimo, il cantante è comunque rimasto ferito nell’avvenimento e la JYP ha dovuto rilasciare un comunicato, confermando pubblicamente che l’incidente fosse imputabile ad un fan.

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Jackson Wang (GOT7)

Taeyeon (Girl’s Generation) è stata quasi rapita da un suo fan durante una performance del gruppo agli Angel Price Music Festival nel 2011: per fortuna, la compagna Sunny si è accorta in tempo di quello che stava accadendo e ha aiutato la ragazza a liberarsi dalla presa dello stalker, mentre questi veniva portato via dalla sicurezza.

Mentre la fama dei BTS ha portato, e porta, molte persone ad avvicinarsi alla cultura coreana e ha permesso al gruppo di costruire negli anni una fortissima fan base, al tempo stesso ha comportato un aumento esponenziale degli attacchi e delle situazioni che hanno messo a rischio la tranquillità e la stabilità dei membri del gruppo, infatti non sono pochi i casi che li hanno visti coinvolti.

In proposito, V (Kim Taehyung) ha posto sotto i riflettori, durante una sua live, le sensazioni e i pensieri del gruppo in merito alla questione, esprimendo con totale onestà quanto questi eventi li mettano a disagio e li terrorizzino.

Qual è stata la risposta, negli anni, delle agenzie?

Se, in un primo momento, le agenzie hanno teso ad ignorare questi eventi, cercando di evitare la fuga di informazioni, negli ultimi anni le cose sono cambiate e, in effetti, hanno iniziato a prendere provvedimenti in merito, ad esempio la HYBE ha stilato, oltre ad un memorandum sulle regole da seguire (ad esempio, non recarsi in aeroporto, non diffondere foto da fonti non ufficiali, non importunare gli idol), una “lista nera” di account (Twitter, Kakao, Instagram) che hanno violato le regole dell’agenzia (vendita illecita dei biglietti, violazione della privacy, stalking, fare foto ai membri dei gruppi in modo illegale), nei confronti dei quali verrà intrapresa un’azione legale.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, il governo coreano ha recentemente emanato la prima legge anti-stalking, la quale vede il cambiamento di natura del reato di stalking da contravvenzione (per la quale era prevista una multa di 100,000 won) a delitto cui consegue una pena fino a 3 anni di reclusione e una multa di 30 milioni di won (pena che può essere aggravata fino a cinque anni di reclusione e fino a 50 milioni di won di multa se colui che ha commesso il reato fosse in possesso di un’arma o di un altro oggetto pericoloso): quali comportamenti include questa legge?

  • Approcciare o fermare la vittima senza il suo consenso;
  • Aspettare o spiare la vittima nei pressi della sua dimora, scuola o luogo di lavoro;
  • Inviare messaggi, foto o regali non voluti o poco piacevoli o che possano indisporre la vittima tramite mail, telefono o Internet;
  • Provocare uno stato d’ansia o di paura distruggendo oggetti nelle vicinanze dei luoghi frequentati dalla vittima;

I comportamenti in questione si riflettono, in via automatica, anche ai familiari, gli amici o i coinquilini della vittima.

Quali sono le conseguenze di questi eventi sugli idol?

Com’è normale che sia, gli idol sono inevitabilmente coinvolti e travolti psicologicamente da questi eventi, ad esempio il membro degli EXO, D.O., ha più volte raccontato del suo trauma con questi comportamenti ossessivi, affermando di aver sviluppato una “mentalità vittimistica” (ndr. victim mentality disorder) che ha compromesso anche il suo rapporto coi fan “normali”.

Ma mettiamoci nei loro panni, che genere di vita deve essere quella che vivono a causa di questi fan?

Immaginiamo di alzarci un giorno con il piede sbagliato e, per schiarire i pensieri, di voler andare a fare una passeggiata al parco: ecco, nel momento in cui siamo sulla soglia di casa, veniamo investiti da soggetti urlanti che cercano di toccarci, di avvicinarsi a noi. Saremmo veramente in grado di mantenere la calma?

Oppure immaginiamo ancora di dover controllare tutti gli angoli di una stanza d’albergo, di dover chiudere immediatamente le finestre, verificare se ci siano telecamere o persone nascoste sotto il letto prima di poterci finalmente rilassare e goderci il soggiorno. Saremmo nelle condizioni di essere veramente in “modalità vacanza”?

La vita privata di questi idoli è costantemente minacciata, non soltanto dai giornalisti, ma anche e soprattutto dal comportamento di questi fan che non fanno altro che provocare tensione, paura, timore nelle loro vittime, rendendogli quasi impossibile vivere la propria quotidianità, persino immaginare un futuro con la persona amata o programmare le attività più banali.

Amare il proprio idolo, stimarlo, supportarlo non è un reato, è vero, ma ogni tanto dovremmo tutti ricordarci che i fantomatici VIP sono anche loro persone reali e, quindi, come noi, avranno i loro diritti di mantenere un certo riguardo verso alcune sfaccettature della propria sfera privata: è compito dei veri fan comprendere la scissione che esiste tra l’idolo e l’individuo e capire fino a dove non ci si debba spingere.