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#Hipstory: Il massacro di Kwangju

Nel terzo episodio di #Hipstory vediamo insieme una pagina molto importante della Corea contemporanea grazie ad una canzone composta e prodotta da Suga dei BTS nel 2010 quando, membro della crew hiphop D-Town, aveva il soprannome di Gloss. Il brano è però cantato da Nakshun, leader della crew.

Il titolo simbolico rimanda con la memoria direttamente a quel giorno fatidico: 518 sta infatti ad indicare il giorno 18 maggio (05.18), ovvero la data che segnò l’inizio di ciò che ricordiamo come il Massacro di Kwangju, mentre 062 rappresenta il numero identificativo dell’area di Kwangju.

탁한 바람 가득 한 땅 위에 내린 새싹
5-1-8 어둡던 지난날의 밤
이 지나 탄생한
새 역사를 위해서
손을 들어 hands up (x2)

Un germoglio piovuto su un florido terreno sfiorato dal vento torbido
5-1-8, la notte di quell’oscuro giorno passato
per questa nuova storia che
è nata grazie al passato
alzate le mani, mani in alto (x2)

Era la primavera del 1980 quando a Kwangju, città metropolitana a Sud Ovest della Corea del Sud, centinaia di studenti scesero in piazza per protestare contro la legge marziale istituita dal generale Choon Doo Hwan.

La strada per la presa di potere del generale Choon Doo Hwan fu spianata nel decennio precedente dal Presidente Park Chung Hee (padre dell’ex presidentessa della Corea del Sud, Park Geun-Hye) il quale, nel corso dei suoi mandati, sciolse il Parlamento ed impose una Costituzione che conferiva poteri quasi dittatoriali al Presidente. Inoltre, questo nuovo ordinamento giuridico, che prese il nome di Costituzione Yusin (1972), estendeva il mandato del Presidente a 6 anni senza limiti di rielezione quando, in precedenza, erano tassativamente 2 (anche se Park Chung Hee fu talmente abile da farsi eleggere per ben tre volte – 1963 – 1967 – 1971 – grazie al sostegno dei servizi segreti coreani, KCIA).

Dopo l’assassinio del Presidente Park Chung Hee con l’accusa di corruzione proprio da parte del direttore della KCIA (1979), fu il militare Choi Kyu Ha a prendere il suo posto ma, a causa dei suoi discreti segnali di apertura, Choi Kyu Ha fu spiazzato nel giro di pochi mesi dal colpo di stato del generale Choon Doo Hwan che, alla fine dell’anno, era già al potere dell’intera Corea del Sud.

L’inizio della resa dei conti: studenti contro militari

Il 17 maggio 1980 il nuovo Presidente, col proposito ufficiale di combattere il “nemico comunista”, estese la legge marziale, fino a quel momento in vigore solo nella città di Busan, a tutta la penisola.

Bastò un solo giorno per radunare circa 200 universitari davanti alla Chonnam National University di Kwangju per protestare contro la chiusura del loro ateneo, riscontrando un consistente appoggio dal resto della popolazione. I manifestanti si imbatterono però in una trentina di soldati incaricati di tenerli fuori dal campus i quali, per portare a termine il lavoro assegnatogli, cominciarono a colpire gli studenti a bastonate. Gli universitari risposero quindi con lanci di pietre, decidendo infine di marciare verso il centro della città e trovando sempre più sostenitori lungo il loro cammino. In poche ore, circa 700 poliziotti si trovarono a fronteggiare più di 2.000 manifestanti. Noncuranti, i militari insorsero sulla folla, picchiando studenti e passanti e così, quel giorno, ci fu la prima vittima: Kim Gyeong-cheol un sordo di soli 29 anni il quale ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Nei giorni seguenti, sempre più residenti di Kwangju, dagli imprenditori alle casalinghe, dagli avvocati agli autisti di taxi, presero parte a questa marcia per la difesa della gioventù di Kwangju, raggiungendo la soglia dei 10.000 manifestanti: l’esercito fu quindi costretto a mandare altri 3.000 soldati che, spietatamente, si scagliarono contro gli innocenti bastonandoli, pugnalandoli, mutilandoli con baionette, lanciando gas lacrimogeni in mezzo alla folla per poi sparare indiscriminatamente.

L’apice della violenza si raggiunse il giorno 21 maggio, quando gli studenti presero d’assalto stazione di polizia e armeria, rubando fucili, carabine e persino due mitragliatrici, una delle quali venne poi incorniciata sul tetto dell’università di medicina: grazie a questo evento, i cittadini furono in grado di presiedere Kwangju per ben cinque giorni, dato il ritiro delle truppe.

Il 27 maggio però, nel cuore della notte, cinque divisioni furono di ritorno a Kwangju, più agguerrite che mai: il tentativo dei cittadini di combatterli sia con la forza, sia stendendosi a terra per bloccarli, non diede i risultati sperati e dopo solo un’ora e mezza di scontri spietati, l’esercito riprese il controllo della città.

Le dichiarazioni ufficiali segnalarono la morte di circa 200 persone, ma il censimento della popolazione rivela che più di 2.000 cittadini residenti a Kwangju sparirono durante quel breve ma intenso periodo.

이 거친 느낌의 곡에 끄덕거리는 고갠
062 이 곳 에 권리는 위한 고생
담을 역사에 기록해놔 , 그들의 의지로
새겨진 인권제도를 느낄 수 있는 것
그 무엇이, 그들을 움직이는 팔 다리가 되어
배여 진 몸에 상철 태극기로 채워
그대여 나또한 당신의 의지를 불태워
형제여 상처 난 한국살 끊임없이 외워

Le teste che annuiscono su questa canzone riguardo un sentimento passato
In questo luogo, 062, avvenne la sofferenza per i diritti umani
Grazie alla loro determinazione hanno lasciato impresso nella storia il loro coraggio
In modo da far comprendere la costituzione così profondamente impressa
Quel qualcosa è diventato il movimento delle loro braccia e gambe
Colma il tuo corpo con la bandiera nazionale
Ravviverò la tua determinazione
Fratelli, le vostre ferite rimarranno per sempre nella nostra memoria

Una voce più forte della censura

A causa della censura operante in quel periodo, quasi tutto il resto della penisola era all’oscuro di ciò che stava succedendo nella città di Kwangju. Tuttavia, diversi giovani, tra cui alcuni studenti, intrapresero azioni drastiche per cercare di portare alla luce la verità sull’accaduto.

A Seoul, lo studente universitario Kim Uigi di soli 21 anni preparò dei volantini su Kwangju prima di gettarsi dal sesto piano di un edificio; poco dopo, Kim Jongtae si diede fuoco subito dopo aver gridato lo slogan del movimento democratico che chiedeva verità. Sacrifici di questo genere non facevano che continuare mentre il governo si ostinava a negare qualsiasi tipo di evento rivoltoso legato alla città di Kwangju: nel primo anniversario del 18 maggio, gli studenti si riunirono in una protesta silenziosa alla Seoul National University. Kim Taehun, di Kwangju, come Kim Uigi si lanciò dal quarto piano di un edificio invocando lo slogan delle proteste.

Nonostante i sacrifici, il governo militarista continuò imperterrito a negare la realtà dei fatti e a mettere a tacere i media coreani e, se non fosse stato per gli sforzi dei giornalisti stranieri, è probabile che gran parte del mondo sarebbe tuttora all’oscuro delle atrocità perpetrate a Kwangju. In particolare, un giornalista tedesco, Jürgen Hinzpeter, fu uno dei pochi in grado di provare cosa accadde realmente a Kwangju: quando, terminato il suo incarico a Tokyo, arrivò a Seoul decise di prendere un taxi per Kwangju dove, però, i militari avevano bloccato le strade. L’intraprendente tassista, chiamato Kim Sabok (probabile nome di fantasia), non si diede per vinto e riuscì ad aggirare le barriere militari accompagnando Hintzpeter fino a Kwangju in totale sicurezza. Hinzpeter fu così in grado di documentare parte degli eventi di Kwangju e, in seguito, riuscì a contrabbandare il filmato fuori dalla Corea e lo pubblicò, dando la possibilità al mondo di conoscere finalmente ciò che stava accadendo nella città coreana.

Per queste gesta eroiche, Hintzpeter fu in seguito nominato cittadino onorario di Kwangju gli venne reso un omaggio speciale nei memoriali più recenti.

Si è mai avuta giustizia?

Nonostante le prove concrete riportate nel corso degli anni, nell’aprile 2017 l’ex presidente Chun Doo-hwan, che ha guidato il governo dal 1980 al 1988, ha pubblicato le sue memorie, dove ha esplicitamente negato l’affermazione fatta dal defunto prete attivista, Cho Chul-hyun, il quale aveva testimoniato di aver assistito a sparatorie militari contro i cittadini dagli elicotteri durante la rivolta pro-democrazia di Gwangju nel maggio del 1980. Chun ha insistito nell’affermare che le parole di Cho fossero calunnie, chiamando il defunto prete “Satana con una maschera”.

Tre anni dopo, il 17 maggio 2020, in seguito ad una marcia di protesta partita da Yeouido per arrivare fino a casa di Chun, dove i manifestanti pretendevano delle scuse sincere nei confronti di vittime e familiari, l’ex presidente ha nuovamente negato il suo coinvolgimento nella strage, sostenendo di non doversi scusare per qualcosa che non ha commesso.

Fortunatamente, nonostante le continue smentite, il 22 maggio del 2011 Unesco ha riconosciuto questo tragico evento come Patrimonio Mondiale dei Ricordi e nel 2015 è stato aperto un sito web degli Archivi del 18 maggio dove vengono riportati video, storie ed immagini per non dimenticare.

La rivolta di Kwangju rimane senza dubbio una parte estremamente essenziale della storia coreana e non dovrebbe mai essere scordata. È importante ricordare ogni singolo caduto che si è immolato al fine di ottenere la democrazia di cui gode oggi la penisola, così da non permettere alla storia di ripetersi.  

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#Hipstory: in memoria del Sewol Ferry

In questo episodio di #Hipstory vediamo uno degli eventi contemporanei più struggenti che ha contribuito a segnare la storia della Corea e che, sicuramente, non verrà dimenticato.

Il tragico evento che ha portato alla mobilitazione dell’intera popolazione, ma anche del pubblico internazionale, lo vediamo grazie alla canzone “Yellow Ocean”: Il naufragio della nave Sewol avvenuto il 16 aprile 2014, dove 304 passeggeri hanno perso la vita e, la maggior parte di questi, frequentava il liceo Danwon.

Il brano è stato eseguito nell’episodio della seconda stagione di “Tribe of Hip Hop” dalla meravigliosa rapper e cantante Cheetah, insieme all’allora liceale Jang Sung Hwan (oggi conosciuto come rapper Cri De Joie) in occasione delle semifinali dello show.

L’esibizione comincia con le immagini strazianti dei reportage di quegli interminabili giorni di ricerca, in cui genitori, amici, compagni di scuola non facevano altro che sperare di rivedere i propri figli e coetanei tornare sorridenti a (ri)vivere, come sempre, accanto a loro.

Nella potente ed emozionante voce di Cheetah riecheggia l’impotenza che ha caratterizzato le vite di chi, inerme, non poteva far altro che attendere e sperare nelle azioni di salvataggio e ricerca, piangendo ogni singola vita persa a causa di una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

밖에 누구 없어요?
벽에다 치는 아우성 얼마나 갑갑했어요?
난 그 때만 생각하면 내 눈물이 앞을 가려

Non c’è nessuno là fuori?
Quanto dev’essere stato soffocante urlare senza essere sentiti?
Solo al pensiero, vengo accecato dalle lacrime

Jang Sung Hwan inizia la sua commovente strofa con una domanda: “Non c’è nessuno là fuori?“, cercando anche soltanto di immaginare quanto possano essersi sentiti soli, abbandonati e privi di speranze quei coetanei che non hanno avuto la possibilità di rincorrere i loro sogni.

바다 보다 더 차가운 그들의 맘
선배여야만 했던 아이들은 여전히 18살 친구로 머물러
수많은 사망자 미수습자 학생뿐 아닌
이들 자랑스러운 영웅들까지도 거기선 편안하길 바래요

La loro anima è più fredda dell’oceano
Chi oggi sarebbe stato più grande di me avrà sempre 18 anni
Agli innumerevoli morti, dispersi, non solo studenti
E agli eroi di cui possiamo essere fieri: spero siate in pace

Il duo, immerso in luci gialle e blu mare, chiede perdono per le vite spezzate, promettendo di non dimenticare e non far mai dimenticare la data 4.16 (16 aprile) e augurandosi che la verità possa finalmente prevalere sulle questioni politiche. La canzone, infatti, durando esattamente 4 minuti e 16 secondi richiama in ogni suo minimo dettaglio la tragedia avvenuta in tale data.

Remember 4.16

Il ritornello della canzone assicura che le persone care, ma anche quelle indirettamente colpite dalla tragedia, non smetteranno mai di piangere le fragili vite perse, almeno fino a che l’oceano non sarà “coperto di nastri gialli”, un emblema che ormai simboleggia la speranza di chi si aggrappa alla remota possibilità che il drammatico accaduto fosse solo un terrificante e terribile incubo.

Yellow ribbons in the Ocean. 진실은 침몰하지 않을 거야
Yellow ribbons in the Ocean. Ocean. Oh, shine
흐르는 세월 속 잊지 않을 세월, 호 우리의 빛 그들의 어둠을 이길 거야
진실은 침몰하지 않을 거야

Fiocchi gialli nell’oceano, la verità non annegherà
Fiocchi gialli nell’oceano, oceano, oh brillate
Sewol, non ti dimenticheremo col passare del tempo, la nostra luce distruggerà l’oscurità
La verità non annegherà

Il dolore delle vittime e il rammarico provato dalle famiglie è sicuramente qualcosa di indescrivibile. Il disastro ha portato alla luce molte domande ed è stato, negli ultimi anni, oggetto di dibattito politico e di scarichi di responsabilità e, per questo, diversi artisti hanno deciso di esprimere il loro cordoglio attraverso le loro opere, sperando di offrire sostegno e pace alle famiglie. Infatti, i proventi ottenuti dalla canzone sono poi stati devoluti in beneficenza, aiutando i parenti delle vittime e i sopravvissuti al disastro.

나의 봄이 아직 시린 이유 떨어지는 꽃잎이 너무나 슬픈 이유
기우는 배 주위에 파도처럼 시간이 흘러가도 잊지마
잊지마

La ragione per cui la mia primavera è ancora così fredda, per cui i petali caduti sono tristi
Anche se il tempo scorre come un’onda che si infrange su una nave in navigazione, non dimenticare
Non dimenticare

In un’intervista pubblicata all’interno della stessa trasmissione, Cheetah rivela che desiderava da tempo realizzare questa canzone, ma stava aspettando l’occasione in cui un gran numero di persone avrebbe potuto recepire il messaggio. Sia la cantante che il giovane rapper sono andati di persona a chiedere il permesso ai genitori dei defunti, che troviamo poi anche tra il pubblico in lacrime. I due hanno poi voluto sottolineare come il loro intento non fosse quello di rendere triste chi ascolta il brano, bensì di continuare a far commemorare l’accaduto nel cuore di tutti, perché questa devastante disgrazia non venga dimenticata col passare del tempo.

E noi, di mondocoreano, a 8 anni dalla tragedia vogliamo stringerci in memoria delle vittime, dei sopravvissuti e delle persone a loro care ricordando e commemorando quelle vite spezzate che avrebbero sicuramente contribuito a rendere il mondo un posto migliore. Riposate in pace.

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#Hipstory – 3.1: Il Movimento del Primo Marzo  

Il secondo appuntamento di Hispstory ci porta a parlare del Movimento di Indipendenza, grazie ad un artista hip hop che ha dichiarato il suo patriottismo in diverse occasioni: Bewhy.

La prima canzone che ci porta alla scoperta dell’autodeterminazione della penisola coreana è Mansae, portata dal rapper Behwy sul palco di Infinite Challange insieme al comico Yang Se-hyung.

Un vero e proprio inno alla lotta per l’indipendenza della Paese e grido di ringraziamento per chi ha combattuto fino all’ultimo per riuscire a portare la Corea a ciò che è oggi.

Ci troviamo in una delle pagine più tragiche della storia contemporanea coreana: la colonizzazione giapponese. 35 anni (ufficialmente) di atrocità che hanno segnato in maniera indelebile la popolazione del calmo mattino e le relazioni con il Giappone.

La colonizzazione giapponese comincia, sulla carta, nel 1910 con la firma del Trattato di Annessione da parte di Yi Wan-Yong e Masatake Teruchi, ma il Giappone stava già minacciando la Corea nel decennio precedente. In seguito alla vittoria della guerra sino-giapponese (1894-1895), di cui alcune battaglie vennero disputate proprio in suolo coreano (Seoul, Asan, Pyeonyang), con la pretesa da parte dei giapponesi di instaurare un governo filogiapponese, grazie al Trattato di Shimonoseki il Giappone fa in modo che alla Corea venga riconosciuta l’indipendenza. In questo modo, però, fa perdere ogni diritto di rivendicazione sulla Corea da parte della Cina.

Il Giappone si aspetta ora, quindi, di essere riconosciuta per il suo grande potere imperialista, ma l’intervento nella zona della Manciuria da parte del Triplice Intervento (Russia, Francia e Germania) fa infuriare la potenza nipponica e, quando la Russia cerca di rafforzare la sua egemonia sulla Penisola Coreana stazionando truppe in Manciuria, il Giappone approfitta dell’instabilità politica interna della Russia per cominciare quella che sarebbe poi diventata la guerra russo-giapponese (1904-1905): anche questa si conclude con la vittoria del Giappone e viene seguita dal Trattato di Partsmouth che, tra i vari punti, prevede il riconoscimento della Corea come una zona di influenza giapponese.

Il Giappone riesce così ad avanzare ancora più prepotentemente nella penisola coreana, con la quale stipula il Trattato di Eulsa (1905), detto anche Trattato del Protettorato, per mezzo del quale i poteri diplomatici della Corea verranno completamente ceduti al Giappone: in questo modo, la Corea non avrà più alcuna voce in capitolo a livello internazionale e qualsiasi accordo voglia prendere col resto del mondo dovrà tassativamente essere siglato passando previa autorizzazione giapponese.

오직 혁명뿐 물러나기 전까지 영원히 너네는 public enemy
사진을 찍어줘 죽기 전 마지막 나의 swagging
나라를 위해 죽는 민족 무릎은 하늘 앞에서만 꿇겠지
너의 것은 파괴되고 우리의 것은 재창조돼
악은 언제나 선에게 짓밟히게 돼있어
축제의 장은 열려 코레아우라

Fino a che la rivoluzione non terminerà, sarai per sempre un nemico pubblico
Scatta una foto del mio swag prima di morire
Le persone che perdono la vita per questa Nazione possono inginocchiarsi solo di fronte al cielo
Ciò che era tuo verrà distrutto, ciò che era nostro verrà ricreato
Il male è sempre stato calpestato dal bene
Apri le tende del sipario al festival, Corea

Bewhy si presenta sul palco vestito da martire patriota e alle sue spalle viene presentata l’immagine della Stazione Ferroviaria di Harbin, mentre l’entrata in scena di Yang Se-hyung è interamente dedicata all’eroe nazionale Ahn Jung Geun.

Ahn Jung Geun è considerato un patriota modello e simbolo della resistenza coreana in quanto, alla vigilia della stipula dell’accordo di annessione, si recherà alla Stazione Ferroviaria di Harbin per uccidere uno dei più importanti personaggi politici del tempo, Itō Hirobumi, sparandogli tre colpi di pistola: questo episodio, ricordato dai coreani come importante evento patriottico, purtroppo non fa cambiare idea ai politici che, anzi, velocizzarono le procedure per la firma di un vero e proprio trattato definitivo di annessione.

Da questo momento in poi avrà inizio la prima fase della colonizzazione giapponese, ricordata come “politica repressiva”, che va dal 1910 al 1919.

Durante questo periodo, il Giappone fa di tutto per annientare la cultura e la storia del popolo coreano, cercando di manipolare i reperti storici per dimostrare che la Corea è sempre stato un Paese inferiore rispetto a loro. Col fine di imporre una “modernizzazione coloniale”, i giapponesi attuano una politica violenta ispirata ad una forte militarizzazione della società, controllata in maniera molto severa da polizia militare, polizia e funzionari istituendo un controllo dispotico su tutti gli aspetti della vita dei coreani.

Invece di rispettare quello che era un sistema eccezionale di autogoverno da parte delle comunità locali che faceva poi capo alla gestione indiretta del popolo da parte del governo centrale di Choseon, le autorità coloniali smantellano l’autonomia dei distretti di campagna e impongono invece un controllo diretto da parte del Governatorato Centrale, costruito di fronte al Palazzo Reale: l’80% del personale al suo interno è giapponese, ciò di fatto significa che la gestione politica ed economica del Paese finisce nelle mani del Giappone.

I coloni tentano di controllare ogni aspetto dell’economia coreana in continua espansione: le imprese possono nascere solo previo consenso del Governatorato Generale, viene imposto il monopolio su ginseng, sale e tabacco e vengono istituite nuove tasse, come quella sui liquori, sulla casa, sulle sigarette e l’imposta di bollo per contribuire a colmare le carenze finanziarie nipponiche; al tempo stesso, i coreani soffrono di discriminazioni quotidiane a livello educativo, amministrativo e legale e nelle scuole viene imposto lo studio della lingua e della storia giapponese, in modo da instaurare un senso di superiorità storica nei confronti dei coreani.

In questa fase così cruciale, si innesca inoltre la Prima Guerra Mondiale, che si rivelerà un toccasana per l’economia giapponese, in quanto alleata con la Gran Bretagna: svolgendosi principalmente in Europa, il Giappone non solo non subirà aggressioni di alcun tipo, ma avrà la possibilità di influire sulla presenza tedesca in Cina, riuscendo a scacciarli dalla penisola dello Shandong e prendendo il loro posto. Nel corso degli scontri armati i giapponesi rimangono stupiti dall’utilizzo di armi chimiche e decidono di creare dei laboratori dove fare esperimenti, utilizzando i colonizzati coreani e cinesi come cavie umane.
Un’impennata micidiale dei prezzi e lo scoppio di malattie infettive come il colera, il tifo e l’influenza spagnola aggravano il malcontento dei coreani, già sull’orlo di un’esplosione: la cosiddetta “missione civilizzatrice” non poteva più essere giustificata.

우리는 단 한 가지만 선택해야만 해 복종 혹은 죽음
우리는 이 땅에 자유와 해방을 위한 쟁투를
오직 피와 땀으로만 이 땅을 가슴속에 품은
자들만이 가질 수 있어 이 대한민국을

C’è solo una scelta da prendere tra obbedienza e morte
Combattiamo per la libertà della nostra nazione
Solo chi si porta questa terra nel cuore, col sangue e col sudore
Può sostenere di detenerla, Repubblica di Corea

Il 21 gennaio 1919 muore improvvisamente Re Kojong, avvenimento che fa scatenare il Movimento del Primo Marzo, in quanto i coreani si convincono non sia stata una morte accidentale bensì causata da un avvelenamento e da questo momento, gli intellettuali coreani cominciano a pronunciarsi in merito alla liberazione della Corea: 300 letterati si riuniscono a Tokyo per annunciare una Dichiarazione di Indipendenza, esponendosi al rischio di essere puniti ed incarcerati.

Il 3 marzo sono previsti i funerali del defunto Re e alla sua vigilia, alcuni esponenti coreani si raccolgono al centro di Seoul dichiarando ufficialmente l’indipendenza e dando seguito al Movimento di Indipendenza, al quale si unirà circa 1 milione di coreani tra i mesi di marzo e aprile, in diverse città della penisola: queste proteste non partivano però da un comando nazionale, erano sporadiche e prive di piani organizzati e questa debolezza intrinseca rese difficile superare la feroce oppressione militare dell’impero giapponese, i quali distrussero chiese, uccisero 23.000 persone e non ebbero alcuna pietà per i soggetti più fragili. Tuttavia, è importante sottolineare che la sua stessa spontaneità, così come la diffusione nazionale delle proteste, la partecipazione attiva e la devozione spassionata dei partecipanti alla causa del movimento, lo abbiano reso un evento cardine nella lotta contro il dominio giapponese.

만세 우리가 하나가 되는 순간
만세 밝은 내일을 향해 오늘도
만세 나는 자유를 위해 춤을 춰
만세 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 자유를 위해 춤을 춰 만세

Mansae, il momento in cui diventiamo una cosa sola
Mansae, anche oggi per un domani migliore
Mansae, balliamo per la libertà
Dico Mansae
Danzo per la libertà, Mansae

Mansae, Mansae, Mansae, una parola di incitamento che si sente spesso pronunciare dai coreani del ventunesimo secolo, ma che ruolo ricopre questo grido di battaglia?

Mansae (letteralmente diecimila anni) e Cheonsae (letteralmente mille anni) erano modi di dire utilizzati in maniera interscambiabile durante la dinastia Choseon e furono standardizzati poi in Mansae nel momento in cui l’impero Daehan fu stabilito nel 1897: la parola Mansae fu poi resa popolare dagli attivisti del Club dell’Indipendenza Coreana (독립협회 Dongnip hyeophoe) e dai Movimenti dell’Illuminismo Patriottico, rendendo questo termine un concetto con un significato intrinseco profondo, il quale esprime una cultura politica che gli intellettuali moderni della Corea cercavano di diffondere nel popolo. Infine, la parola Mansae, mediata dalle culture politiche delle precedenti rivolte contadine, arrivò a promuovere un senso di unità nazionale e a servire come mezzo attraverso il quale le voci di protesta contro il Giappone potevano risuonare in tutta la nazione.

In onore del centesimo anniversario del Movimento di indipendenza, Bewhy ha pubblicato anche il singolo My Land con un testo ed un MV ricchi di patriottismo: sia le parole da lui decantate che il video musicale riflettono un secolo di storia carico di tentativi, dolore e speranza nel vedere la propria terra diventare finalmente un Paese indipendente.

저들의 우월해지고 싶은 마음과 혐오 땜에
자유 할 권리를 짓밟힘 당한 나로 변해

A causa del loro odio e il desiderio di essere superiori
Sono io a vedere calpestati i miei diritti alla libertà

상해에서부터 서울 종로 종로 한복판에서 한반도
우리 100년의 역사는 저들이 아닌 우리 열사들의 핏자국이 감독
한 세기의 외침이 지금을 창조 앞으로의 100년을 향한 한 보
너와 내가 우리가 되어야만 완고 해지겠지 투쟁 안에서 평화만을 낭독

Da Shanghai a Jong-no, Seoul, il cuore della penisola coreana
Questi nostri 100 anni di storia sono stati diretti dal sangue dei nostri missionari, non da loro
Le grida di un secolo creano il presente e il passaggio per i prossimi 100 anni
Dobbiamo rimanere insieme per creare la pace all’interno di questa lotta

우리들의 만세는 복수가 아닌 다가올 내일의 천국을 향한 거니까

Il nostro grido alla libertà non è una vendetta, ma alla volta del paradiso del domani

Il brano è stato scritto dal punto di vista dei combattenti e nel video viene rappresentata e ricordata una figura considerevole della storia coreana, l’eroina Yu Gwan-sun, una giovane attivista che a soli 19 anni guidò il Primo Movimento per l’Indipendenza contro il dominio coloniale imperiale giapponese nella zona meridionale del Chungcheong: la dimostrazione da lei organizzata radunò 3.000 dimostranti che gridavano all’indipendenza della Corea, ma nel primo pomeriggio intervenne la polizia militare giapponese uccidendo diversi manifestanti, tra i quali i genitori di Yu Gwan-sun, arrestando quest’ultima. Imprigionata e torturata, anche in prigione continuò a battersi per l’indipendenza coreana fino al giorno della sua morte, il 28 settembre 1920, presumibilmente a causa delle torture, diventando così un simbolo del Movimento del Primo Marzo.

Sebbene il Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo non portò direttamente all’indipendenza, accelerò l’istituzione del Governo Provvisorio Coreano a Shanghai, infatti dopo aver sopportato secoli di monarchia e 35 anni di dominio coloniale giapponese, la Corea divenne finalmente una nazione democratica (perlomeno, sulla carta): fu dichiarata una Repubblica Democratica con la sovranità che risiedeva nel popolo, un principio stipulato nell’articolo 1 della Costituzione del Governo Provvisorio.

A testimonianza del suo impatto, il Movimento per l’Indipendenza rimane tutt’ora un episodio molto influente nonostante sia avvenuto più di cento anni fa: la premessa del Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo era un sogno e una visione pro-democratica che affermava la sovranità del popolo e sosteneva valori universali come la libertà, l’uguaglianza, i diritti umani e la pace.

Con i versi di queste canzoni si spera di avvicinare e incoraggiare i giovani a rivivere quei pezzi di storia che, seppur logoranti, rendono il Paese fiero dei suoi cittadini.

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#Hipstory – Frammenti di epoca Joseon

Con oggi cominciamo una breve rubrica che abbiamo deciso di intitolare “Hipstory” (dall’unione di hiphop e storia), dove canzoni scritte da artisti k-hiphop ci guideranno nella scoperta di alcuni momenti importanti della storia della Corea.

NB: Se avete perso le lezioni introduttive al mondo del k-hiphop, ecco dei link utili:

In questo primo articolo vediamo insieme due personaggi fortemente apprezzati e ricordati dal popolo coreano per aver compiuto considerevoli imprese nel corso della loro vita: Re Sejong il Grande e Yi Sun Shin.

Il primo lo esploriamo grazie alla canzone ‘When You’re Exhausted’ (지칠 때면) di Jeong Junha, Zico e Kim Jongwang.

Parliamo di Re Sejong il Grande (세종대왕), celebrato e stimato dai coreani per aver permesso loro di emanciparsi grazie all’invenzione dell’alfabeto (hangeul 한글). Infatti, prima del 1446, i coreani erano obbligati a scrivere utilizzando i caratteri cinesi e solo i nobili aristocratici (yangban, 양반) avevano l’opportunità di studiare i sinogrammi, con la conseguenza che i meno abbienti venivano considerati illetterati e posti quindi ai margini della società.

In questa canzone, oltre ad adorarlo e ringraziarlo per il lavoro svolto, gli autori gli parlano come se fosse un loro protettore, confidandogli i problemi che affliggono il popolo e chiedendogli di rimanere sempre al loro fianco.

All’inizio del video, sullo schermo viene riportato il testo della canzone con la forma originale delle lettere in pensate inizialmente da Re Sejong.

몰라보게 세상 모습이 변해도, 그때의 지혜를 빌려 사는 건 여전해.

Anche se il mondo sembra ormai irriconoscibile, viviamo ancora dei frutti che la sua saggezza ci ha donato.

In queste parole si percepisce la riconoscenza di un popolo che, nonostante ora viva in un’epoca completamente diversa e con un aspetto e consuetudini alquanto dissimili da ciò che viene riportato di quel momento storico, è ancora riconoscente per gli ideali che Re Sejong ha tanto combattuto per conquistare e, a 5 secoli di distanza, stanno ancora dando i loro frutti.

Infatti, sebbene la situazione politica e amministrativa del regno fosse solida nel momento in cui è salito al trono, il re si è rifiutato di stare in panciolle e godersi la vita, ma è stato determinato a lasciare un’eredità culturale cospicua ai suoi posteri: nonostante ciò, nella canzone viene evidenziato come alcune volte si tende a non essere grati abbastanza e non si realizza quanto lui abbia effettivamente fatto per il popolo.

뿌리 깊은 역사는 우리가 버티는 힘이지

Sono le radici della nostra storia a darci la forza di andare avanti

누구 하나 빠트리지 않은 대신평생을 고민에 잠겨 지내신

Hai trascorso tutta una vita in contemplazione, sommerso dalle preoccupazioni, per far sì che nessuno venisse più emarginato.

Durante il suo regno, Re Sejong portò avanti numerosi progetti col fine di arricchire il patrimonio culturale e scientifico della Corea. Tutti questi progressi non furono però affatto facili da raggiungere: pur essendo l’autorità massima, la sua corona non gli permetteva di prendere decisioni arbitrarie e doveva costantemente scontrarsi con le istituzioni amministrative che spesso e volentieri contestavano le sue decisioni. Ciononostante, l’ardita passione che aveva nei confronti del suo popolo lo ha spinto a lottare per le sue idee generando notevoli sviluppi in ambito umanistico, scientifico, medico-farmacologico, geografico, agricolo e persino musicale.

나의 우상 나의 영웅 나의 왕, 애민정신이 창제한 훈민정음 없었다면 과연 이 가사는 어떻게 나왔을까

Il mio idolo, il mio eroe, il mio Re. Se non ci fosse stato lo Hunmin Cheongeum, che hai creato con amore per il popolo, come avrei scritto questo testo?

우린 노비도 백성도 아닌 국민, 원만한 삶을 살고픈 게 꿈인

Non siamo più né schiavi né gente comune, siamo cittadini (un popolo unico) che sognano di avere una vita dignitosa

L’invenzione per cui viene principalmente ricordato Re Sejong il Grande è quella dell’hangeul, ossia dell’alfabeto coreano. Dal I secolo a.c. fino al XV secolo d.c i coreani hanno sempre utilizzato i caratteri cinesi per esprimere per iscritto la loro cultura. Ciò comportava disagi di diversa natura:

1. Gli ideogrammi cinesi non erano in grado di rappresentare a pieno titolo i suoni della lingua coreana e neanche la sua morfosintassi;

2. Gran parte della popolazione veniva discriminata ed esclusa da qualsiasi posizione lavorativa di medio-alto livello perché non aveva la possibilità economica di studiare il cinese.

Il sovrano, rendendosi conto dei numerosi impedimenti che comportava l’assenza di un sistema di scrittura in grado di riportare su carta in maniera precisa il coreano parlato, passò anni a studiare un alfabeto ad hoc per i suoi discepoli: nel 1443, infatti, Re Sejong ha annunciato di aver messo a punto un alfabeto di sole 28 lettere che al tempo ha preso il nome di Hunmin Cheongeum, che letteralmente significa “i suoni corretti per l’istruzione del popolo”.

Dal 1443 al 1446 il Re e un gruppo di letterati da lui designati hanno messo a punto un libro di “spiegazioni ed esempi” (Haerye) per aiutare i discepoli a comprendere ed utilizzare al meglio questa grandiosa e considerevole invenzione.

Nel 1910 prende finalmente il nome con cui lo conosciamo oggi, hangul, e con la riforma del 1993 vengono eliminate 4 delle 28 lettere ideate da Re Sejong il Grande, per facilitare maggiormente la popolazione.

절하고 있는 걸까요 묻고 싶은 게 많아요

지칠 때면 시간을 건너 당신을 찾죠

나타나 줄 순 없나요 의지할 품이 없어 이제 머물러줬으면 해요 이대로.

Sto facendo abbastanza? Ci sono così tante cose che vorrei chiederti
Quando non ho più le forze, viaggio attraverso il tempo per cercarti.
Puoi ritornare? Non ho nessuno su cui contare, spero rimarrai per sempre.

Il ritornello è un grido di aiuto, ma anche la manifestazione di quanto ancora risulti importante la figura del Re Sejong nel quotidiano dei coreani: un sovrano che ha dato tutto per il suo popolo e che non manca di rincuorare i suoi discendenti nei momenti bui, seppur a secoli di distanza.

A Gwanghwamun Square (광화문광장) viene commemorato con un’imponente statua a inizio piazza, proprio di fronte (girato di spalle) al Palazzo Reale.  


Il secondo personaggio che andiamo ad esplorare è l’ammiraglio Yi Sunshin e la sua potente invenzione, Kobukson (Turtle Ship), tramite la canzone presentata a Show Me The Money 4 da Song Mino, Jamezz e Andup ma in seguito remixata con il supporto di rapper come Paloalto, Zico e Okasian.

La Turtle Ship, definita così per via della sua corazza, è una nave ideata dall’ammiraglio Yi SunShin nel XV secolo ed utilizzata in ben 16 battaglie navali contro il Giappone, vincendole tutte. In questa canzone, proprio come nella realtà storica, la nave simbolizza il mezzo con cui i partecipanti vengono orgogliosamente trasportanti verso la vittoria della competizione (missione della puntata): ognuno dei versi scritto dai rapper racconta infatti le lotte che stanno combattendo, ma si danno forza convinti che non potranno far altro che vincerle a testa alta.

우린 거북선, 다른 배들 통통
그냥 통통, 떨어져라 똥통
커지는 네 동공, 느껴지는 고통
우린 독종, 너흰 그냥 보통

Noi siamo la Turtle Ship, tutte le altre navi sono vuote
Vuote, levati mucchio di m*
Le tue pupille si dilatano, senti il terrore
Noi siamo sopravvissuti, voi nella media

Siamo ancora in epoca Joseon, per la precisione nel 1592, quando le truppe navali del comandante giapponese Toyotomi Hideyoshi cominciano ad invadere la Corea col desiderio di arrivare in Cina, sfociando in quella che sarà ricordata come la guerra dei 7 anni e, in questo frangente, entra in gioco Yi SunShin, il quale riporta in auge una tipologia di nave utilizzata nel XIII secolo ma, per qualche oscuro motivo, caduta nel dimenticatoio.

Si tratta di una nave di struttura simile a quelle utilizzate all’epoca (panokseon), ma con la peculiarità (e vantaggio) di essere corazzate.

Vi sono stati vari modelli di questa vittoriosa nave nel corso dei vari scontri ma, in linea di massima, erano caratterizzate da una lunghezza che variava dai 30 ai 37, una base in legno spinta da vele e a remi (panokseon) ricoperta da uno scudo di ferro e presentava a prua una testa di drago con duplice valenza: nebulizzava gas e sparava fiamme per disorientare le flotte nemiche e nascondersi da esse e, in più, era dotata di un cannone per attaccare i nemici. Sotto alla testa vi era uno sperone, in grado di deturpare le navi avversarie. Inoltre, anche a poppa e sulle fiancate laterali era dotata di feritoie e spuntoni di metallo per difesa e attacco.

La brillantezza di Yi come stratega si dimostra fondamentale per la salvezza della Corea dalla possibile distruzione e dalla colonizzazione giapponese. Ancora oggi viene infatti considerato uno dei più eminenti ammiragli coreani di tutti i tempi, sinonimo di coraggio, perseveranza, forza, abnegazione e lealtà verso la patria e questo perché fu in grado di difendere un’intera nazione senza strutture idonee né addestramento adeguato, preoccupandosi anche dei rifornimenti che scarseggiavano perché non riceveva aiuto alcuno dal sovrano del tempo.

Il suo immenso talento lo si può comprendere anche dal fatto che Won Gyun, il successore di Yi, non fu mai in grado di sconfiggere una flotta nemica di simile potenza a quella giapponese, pur disponendo delle navi e dell’equipaggio addestrato dallo stesso Yi. Purtroppo, le riforme navali di Yi SunShin vennero abolite poco dopo la sua morte, così come le Turtle Ship scomparsero dagli annali, rimanendo nella storia come armamenti leggendari e iconici. E, a fare la storia, saranno anche i suoi discendenti, la maggior parte dei quali intraprenderà la carriera militare raggiungendo importanti cariche ufficiali, mentre altri diventeranno attivisti dell’indipendenza anti-giapponese.

Il titolo postumo dato a Yi Sunshin, Signore della Lealtà e della Cavalleria (Chungmu-gong, 충무공; 忠武公), è oggi la terza più alta onorificenza militare della Corea e, sempre postumo, è stato onorato anche con il titolo di Principe di Deokpoong. Chungmuro (충무로; 忠武路), un’importante strada nel centro di Seul, è stata così chiamata in suo onore. La città Chungmu, sulla costa meridionale della Corea, ribattezzata Tongyeong, porta il suo titolo postumo ed è il luogo del suo quartier generale: una maestosa statua dell’ammiraglio Yi Sunsin si erge imponente al centro di Sejongno, nel centro di Seul, a piazza Gwanghwamun, proprio insieme a Re Sejong il Grande.

Il volto dell’ammiraglio è anche quello raffigurato nella moneta da 100 won.

Tutte queste intitolazioni a lui dedicate, così come la canzone di Song Mino, Jamezz e Andup, ci fanno capire quanta ammirazione vi sia nei confronti di un personaggio storico quale Yi SunShin e le sue imprese eroiche per salvare la popolazione coreana.

Oggi abbiamo conosciuto due stimabili autorità storiche senza le quali la Corea non sarebbe probabilmente ciò che è oggi.

Al prossimo episodio di Hipstory!

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Jay Park: un cerchio che si chiude?

In questo articolo sull’evoluzione del k-hip hop in Corea abbiamo già menzionato Jay Park come figura importantissima nel panorama di questo genere, soprattutto grazie alle innovazioni che porta tramite le sue due case discografiche AOMG e H1GHR MUSIC. Ma come è riuscito ad ottenere tutto questo successo? Talento? Fortuna? Destino? Azzardo? Mischiamo tutti questi ingredienti insieme e andiamo a scoprire il passato di questo artista poliedrico per capire un po’ cosa ci riserverà nel futuro, proprio dopo aver lasciato il mondo della musica a bocca aperta rinunciando alla posizione di CEO da entrambe le sue agenzie.

Art of Movement e primi passi in Corea

Park Jae Bom in quanto artista nasce inizialmente come B Boy. Estremamente appassionato di danza e hiphop, nel 2003 diventa membro della AOM (Art of Movement) di Seattle, crew b boy creata da due fratelli e a cui Jay rimane fortemente legato, tanto da creare una casa discografica in Corea proprio insieme ad uno di loro (ChaCha).

Consapevole della sua forte passione, la madre lo esorta a fare un’audizione per la JYP entertainment che passerà a pieni voti grazie non solo alle sue grandiosi abilità nella danza ma anche per le sue doti canore. Entra a far parte di un progetto che lo vede partecipe di un programma intitolato Hot Blood Men, dove il pubblico imparerà ad amarlo per la sua simpatia e il suo talento, portandolo così a diventare il leader del gruppo 2PM. La sua carriera sembra prendere il volo e la boy band 2PM pare creata su misura per lui: rap, vocal e break dance sono gli elementi che distinguono questo nuovo ed entusiasmante gruppo.

Sfortuna vuole che il percorso da idol di Park Jae Bom finisca circa un anno più tardi dal suo debutto, quando dei commenti ribelli fatti sul proprio spazio personale (ma su una pagina internet) in un momento di crisi durante il training vengono a galla. L’agenzia, probabilmente non preparata a gestire una controversia di questo tipo, decide di far tornare Jae Bom nella patria americana, mettendo così un punto alla sua carriera da K-Pop idol.

Ma chiusa una porta si apre un portone, giusto? E, fortunatamente (per noi), queste parole per Jay si sono avverate: infatti, nonostante l’odio ricevuto, Jay non si dà per vinto e pubblica una cover di Nothing on You di B.o.B. su Youtube che, in men che non si dica, fa il giro del mondo. Poco dopo, Jae Bom pubblica il suo primo EP Count On Me ritrovandosi nuovamente in Corea.

Il coraggio di rinascere

Nella vita ci vuole fortuna, ma ci vuole anche (e soprattutto) il coraggio di mettersi in gioco senza l’eccessiva paura di fallire e ricominciare da capo più e più volte. Jay è da sempre un visionario, è stato lungimirante nella sua carriera ma anche in quella degli altri, trovando il talento nelle persone giuste e dando loro l’opportunità di riscattarsi quando neanche loro stesse avevano il coraggio di crederci.

Un ruolo importante nella sua strada verso il successo l’ha sicuramente avuta Dok2, founder della casa discografica 1llionaire. Malgrado le critiche e lo scetticismo che circondavano Jay e qualunque artista associato a lui in quel periodo, Dok2 si è sempre sentito molto vicino a Jay e non l’ha mai abbandonato: nel 2012 Jay rilascia l’album New Breed e, a dispetto del cinismo che li aveva accompagnati, il loro featuring raggiunge i vertici delle classifiche assicurando loro un posto sotto i riflettori, arrivando ad esibirsi persino in show Kpop come il Music Bank.

About Loco

Abbiamo già detto quanto Jay sia sempre stato avveduto e con un pizzico (tanto) di pazzia: dopo aver creato la AOMG, Jay intravede talmente tanto potenziale nel primo vincitore di Show Me The Money, Loco, che si offre di pagare i suoi debiti con la casa discografica a cui era legato per poterci lavorare insieme. Scelta che si rivelò vantaggiosa per entrambe le parti e a cui Loco non smetterà mai di essere riconoscente. Infatti, dopo appena tre mesi dal rilascio della sua canzone “Hold Me Tight”, Loco ha non solo ripagato Jay, ma anche messo le basi per dare il via alla florida carriera che oggi conosciamo.

About pH-1

Storia simile è avvenuta con l’artista pH-1, ora parte della H1ghr Music proprio grazie all’avvedutezza di Jay Park e alla sua brama di aiutare artisti emergenti. pH-1, convinto che il suo sogno di fare della sua passione una professione fosse solo un’utopia destinata a rimanere tale, ha raccontato di essere stato contattato da Jay Park tramite i social media quando ancora lavorava nel settore dell’informatica. Jay si era per caso imbattuto in alcuni video a 0 budget girati da pH-1 e, anche qui, intravedendone il potenziale l’ha invitato a lavorare con lui, facendo letteralmente decollare la carriera di pH-1 e dandogli la possibilità di riscattarsi.

Un ciclo che si chiude?

La carriera di Jay Park in Corea è cominciata grazie al K-Pop e, dopo aver passato un decennio a produrre e promuovere musica e artisti hip hop, Jay è ora pronto a lanciare il suo gruppo K-Pop. Negli ultimi anni ha spesso accennato al fatto di voler far debuttare un gruppo di idol k-pop sotto la propria ala e, in seguito alle dimissioni da CEO dalle due case discografiche, pare sia in procinto di creare una nuova label con cui sarà in grado di realizzare anche questo suo desiderio, forse in partnership con la Kakao Entertainment.

Un altro progetto che non vede l’ora di realizzare e a cui allude da anni è il suo marchio personale di soju. Dopo anni di lavoro Jay ha finalmente annunciato il nome del suo brand, WON SOJU, bevanda alcolica tradizionale con la caratteristica di essere un distillato 100% di riso. Tra i vari concetti che vuole esprimere con questo nome vi è il participio passato del verbo “vincere” in inglese (win) e il verbo “desiderare”, “volere” in coreano (원(願)하다).

È un’impresa elencare tutte le conquiste che Jay ha raggiunto nel corso dell’ultimo decennio, dagli innumerevoli premi, alle apparizioni su show internazionali fino al contratto con la Roc Nation (casa discografica di Jay Z). La sua più recente canzone, rilasciata insieme alla notizia di rinuncia alla posizione di CEO, ci dà forse una minima idea di quanto duro lavoro e umiltà abbiano caratterizzato ognuno dei suoi giorni.

Questo di sicuro non è un addio e, anche se non così assiduamente come prima, sentiremo ancora parlare molto di Jay Park, vista la moltitudine di progetti che ha in serbo e i contenuti che ancora ha da offrirci. Un protagonista di vitale importanza per la scena imprenditoriale coreana che non ha intenzione di fermarsi, solo di cambiare un po’ la sua vision e continuare a deliziarci del suo estro da dietro le quinte.

EDIT: Possiamo stare tranquilli ancora per un paio d’anni, in quanto Jay Park ha dichiarato il 24 di gennaio di avere intenzione di pubblicare almeno 1 o 2 album prima di dedicarsi ad altri progetti!

Se volete scoprire di più di questo artista e, in generale, della scena hiphop coreana, vi consigliamo di ascoltare le nostre playlist!

Se cercate qualcosa che vi dia la carica giusta per affrontare la giornata, allora ascoltate:

Se, invece, cercate qualcosa col quale possiate rilassarvi ma rimanendo sempre “sul beat”, ascoltate:

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K-Hip Hop: come ci siamo arrivati? – Ep.2

Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto l’evoluzione e gli elementi del genere hip hop in Corea, continuate a leggere per scoprire altre curiosità su questo tipo di musica.

Differenze rap americano e coreano

I sentimenti più trasposti nei testi coreani sono felicità, depressione e rabbia, emozioni che vengono spesso citate anche nella sottocultura americana, ma in accezioni differenti.

Ciò che hanno in comune è sicuramente la questione politica, in quanto i sentimenti di rabbia espressi dai rapper coreani hanno spesso a che fare con il risentimento derivante dall’oppressione subita durante l’imperialismo giapponese che, nonostante le diversità del caso, si possono associare agli abusi subiti dal popolo di colore in America.  

Anche in Corea, come in America, l’hip hop veniva usato come forma di resistenza verso la società e, in questo caso, i rapper coreani sfidavano lo stile di vita standard e tradizionalista orientato alla famiglia imposto dall’ideologia confuciana. Per cui, i coreani hanno da subito reso ibrida la loro sottocultura seguendo la linea di ribellione americana ma applicandola alla pagina storico-politica vissuta in Corea in quel momento: gli americani si rivoltavano contro l’egemonia e la classe borghese medio-alta, i coreani contro le imposizioni sociali tradizionali.  

Ciò che contraddistingue le due culture hip hop è il modo in cui le emozioni vengono trasposte nei testi, in quanto troviamo un tema decisamente più aggressivo negli Stati Uniti ed uno più sentimentale, associato all’amore, in Corea. Ciò probabilmente riflette i diversi valori culturali e stili di vita delle due nazioni, ma deriva anche dal fatto che, come abbiamo visto, il rap coreano è partito dalla pop culture e non dalla strada come in America. Infatti, il rap coreano più che “cazzuto” risulta spesso fluido, armonioso e malinconico. Tra l’altro, sembra proprio che il pubblico coreano abbia una preferenza ad ascoltare hip hop a tema amore e delusioni sentimentali, piuttosto che concentrarsi su quelle a tema ribellione.

Infine, la cultura hip hop coreana si è da subito preoccupata di seguire le mode e avere uno stile che potesse piacere alla popolazione locale. Per questo motivo, molti rapper coreano-americano criticano gli artisti coreani convinti che lo facciano solo perché sia ritenuto alla moda e sia divertente essere considerato rapper, senza riconoscere quali sono le vere radici che hanno portato alla creazione di questo genere.

Ma c’è una agenzia musicale che ha deciso di unire questi due mondi in un solo spazio: la h1ghr music di Jay Park. In questa etichetta, infatti, vengono prodotti artisti sia coreani che americani e, nella seguente breve intervista, si può capire l’essenza di queste differenze culturali e di stili di vita che abbiamo appena visto. Due coppie di artisti, due città differenti, due passati completamente diversi ma una stessa passione che li ha portati a rincorrere lo stesso sogno.

Il successo di Show Me The Money

L’apice del mainstream è stato raggiunto quando la Mnet ha portato l’hip hop ed il rap in televisione con il survival “Show Me The Money” dove rapper già famosi o in attesa di fare il loro debutto decidono di cimentarsi in una sfida all’ultima rima. I partecipanti vengono scelti e guidati da veterani del settore, rapper e produttori che fanno da mentore per tutta la durata del programma. Tra questi troviamo nomi come Tiger JK, Bizzy, Zico, Dean, Verbal Jint, Swings, Gray e Code Kunst. Col tempo questo show è diventato talmente importante nella scena rap che le produzioni qui pubblicate influenzano l’intera scena hip hop coreana. Cosa spesso criticata in quanto si rischia di far venire meno quello che è il senso del rap underground come sottocultura per esprimere le proprie emozioni per dare spazio alla messa in scena di uno spettacolo che possa attrarre l’audience. Infatti, i testi vengono spesso censurati per rimanere all’interno dei parametri ritenuti accettabili dall’emittente televisiva. Ma essendo i media un importante mezzo di distribuzione subculturale in grado di definire l’esperienza sia per chi la crea che per lo spettatore, Show Me The Money ha la grande responsabilità di influenzare la percezione della cultura hip hop in Corea.

Infatti, a questo programma partecipano spesso anche idol k-pop con l’intento di provare a colleghi, fan e soprattutto haters che il ruolo che ricoprono nel loro gruppo è grazie al loro talento nel rap e non nella mancanza di doti canore come spesso si crede. Bobby degli iKON è riuscito a portare a termine questa impresa, riscattando sé stesso e i suoi colleghi, portandosi a casa il trofeo della terza stagione.

E, sulla scia di questo survival, negli anni ne sono stati lanciati altri dedicati a concorrenti con caratteristiche specifiche:

  • Unpretty Rapstar

Questo show può essere considerato come la versione tutta al femminile di Show me the money, con qualche piccolo accorgimento: non vi è la parte della selezione iniziale, in quanto le concorrenti vengono scelte dalla produzione e queste sono, tendenzialmente, artiste che hanno già avuto il loro debutto nella scena musicale.

In onda dal 2015 al 2016, lo scopo principale del survival rimane sempre lo stesso: aiutare le cantanti rapper ad accrescere la propria fama (e donare al pubblico un po’ di drama). . Le partecipanti appartengono sia alla sfera rap che k-pop e alcune di queste sono: Cheetah, Jessi, Heize, Yubin delle Wonder Girls’, Hyolyn (ex Sistar) e  Soyeon delle (G)-IDLE’s.

  • Good Girl

Con un format simile ad Unpretty Rapstar fa il suo debutto Good Girl nel 2020, con l’obiettivo di far competere le ragazze a gruppi col fine di compiere determinate sfide e sfornare pezzi e perfomance da urlo. Qui il kpop è presente non solo tra i partecipanti ma anche tra l’audience.

  • High School Rapper

Per questo survival, invece, il requisito fondamentale è essere uno studente delle superiori. In questo caso, i partecipanti vengono inizialmente selezionati a seconda dell’età e della regione di provenienza. I ragazzi concorrenti collaborano con mentori del calibro di Mad Clown, Giriboy, Groovyroom, CODE KUNST, Changmo, Jay Park e Ph-1 con il desiderio di farsi piano piano strada in un mondo che rappresenta la loro passione. Lo show ha infatti prodotto nuovi rapper di successo come Young B, HAON, Ash Island, VINXEN e Lee Young Ji firmando con etichette importanti come la H1gher Music e la Ambition Music. Tra i contendenti già appartenenti al mondo del kpop troviamo Mark (NCT e Superm), Hwiyong (SF9) e Sunwoo (THEBOYZ, predebut)

Case discografiche da non perdersi

Sarebbe impossibile elencare tutte le case discografiche degne di nota ma, se avete ancora molto da scoprire di questo splendido e sfaccettato mondo, di seguito trovate alcune delle agenzie che sfornano pezzi da primi posti in classifica.

  • Aomg (Above Ordinary Music Group)

Fondata nel 2013 da Jay Park, si definisce una piccola etichetta indipendente con grandi sogni e aspirazioni. Da un’agenzia di appena 3 membri (Jay Park, Loco e Gray) ne conta oggi ben 19, tra i quali spiccano nomi come Lee Hi, Simon Dominic, Punchnello e Yugyeom come rapper/cantanti e Code Kunst, Goosebumps e ChaCha Malone come produttori.

  • H1ghr musik

Nel 2017 Jay Park ha fondato questa agenzia pioneristica insieme al collega e amico ChaCha Malone fondendo, come abbiamo visto, i suoi due mondi di appartenenza: Seoul e Seattle. La h1ghr dà casa a ben 16 artisti poliedrici, uno diverso dall’altro ma tutti meritevoli di successo.

  • 1llionaire Records

Anche se ormai ufficialmente chiusa, la Illionaire è stata una delle etichette più importanti di questo genere grazie alla popolarità dei due artisti fondatori, Dok2 e TheQuiett, e del loro collega Beenzino, nomi indiscussi nel panorama hip hop coreano.

Con queste brevi pagine speriamo di avervi incuriosito ad esplorare più a fondo questo genere sfaccettato e multiforme che, come abbiamo visto, spesso si confonde e mescola con quello che è il mondo del k-pop, tanto amato dai più. Fateci sapere quali sono i vostri artisti preferiti!

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K-Hip Hop: come ci siamo arrivati? – Ep.1

L’hip-hop e il rap sono generi ormai diffusi a livello globale, ma sono emersi come una forma di movimento clandestino da parte delle subculture afroamericane come espressione diasporica culturale in un contesto di resistenza contro l’egemonia dominante. Parallelamente, possiamo guardare all’hip-hop come un genere di musica post-moderno la cui particolarità di tagliare e mixare diversi stili musicali e riferimenti culturali consente un continuo processo di ibridazione e sincretismo. Per questo motivo, il rap e l’hip hop vengono considerati un ponte di collegamento tra i giovani nonché un valido strumento per la rielaborazione dell’identità locale, tanto da attirare l’attenzione su caratteristiche culturali specifiche da parte di chi ascolta.

L’evoluzione dell’hip hop in Corea del Sud

Come abbiamo visto nell’articolo sulla storia del kpop, i Seo Taiji and Boys hanno dato il via allo sviluppo dell’industria musicale moderna, mescolando canto, ballo e rap. Infatti, alla canzone I know (난 알아요) si può ricondurre anche l’avvento dell’hip hop come stile più commercialmente diffuso, effetto anche in questo caso di una ribellione contro le regole socialmente e culturalmente imposte.

Infatti, in quel periodo la Corea del Sud si è trovata ad affrontare alcuni cambiamenti politici non indifferenti: il governo guidato da Kim Yŏngsam nel 1993 poneva fine ai tre decenni di governo autoritario militare e l’allentamento sulla censura di stato, che ebbe inizio alla fine degli anni 1980, permise ai cantautori e ai cantanti di esplorare la loro creatività artistica con maggiore libertà. Tutti questi cambiamenti economici, politici e sociali hanno creato i contesti necessari per permettere all’hip-hop di radicarsi come parte integrante della cultura giovanile locale.

In contrasto alla cultura giovanile degli anni ’70 e ’80, fatta di universitari liberale e idealisti prima e studenti inclini al radicalismo politico di massa poi, la gioventù degli anni ’90, conosciuta come la generazione sinsedae, era in gran parte composta da adolescenti nati nell’era della stabilità economica. Questi teenager sono quindi cresciuti abbracciando il consumismo e la cultura popolare occidentale, in un periodo di rapidi cambiamenti in cui la società coreana si stava aprendo ai flussi culturali globali dopo anni di isolamento, facendosi influenzare dalle mode angloamericane, tra cui troviamo l’hip hop. 

Il genere hip hop era talmente in voga tra gli adolescenti dell’epoca che venne addirittura coniato il termine “Seo Taiji Syndrome”, che prende il nome dall’ex cantante della band metal Sinawi considerato il precursore del rap coreano. Sebbene la canzone I know (난 알아요) abbia ottenuto il punteggio più basso dalla giuria durante la loro performance di debutto nel talent show della MBC nel 1992, si è posizionata al primo posto nelle classifiche per ben 17 settimane filate, garantendo il successo anche all’omonimo album.  Si tratta di una canzone d’amore composta da versi rap, coro cantato e intermezzi strumentali realizzati da una chitarra elettrica la cui performance viene contornata da passi di danza. Ricorda niente?

Dal secondo album in poi, Seo Taiji comincia a scrivere di tematiche sociali come, ad esempio, la critica al sistema scolastico. Argomento che, essendo fortemente sentito, ha fatto appello ai teenager come autentica espressione di sfida della cultura giovanile.

Dalla metà degli anni ’90 in poi, l’industria musicale coreana ha iniziato a creare rapper e gruppi focalizzati sul pop avendo come target gli adolescenti. La SM Entertainment ha prodotto gli H.O.T, la JYP Ent. ha pubblicato l’album rap-dance The Power of the Twins (Ssangdungi Power) interpretato dagli allora dodicenni gemelli Ryang-hyŏn e Ryang-ha mentre la YG Ent. ha rilasciato il primo album del duo hip-hop Jinusean che ha riscosso grande successo in classifica.

Gli elementi del rap coreano

  • Tradizione

L’hip hop coreano prende in prestito elementi di quello internazionale e americano, come le tecniche di campionamento per le basi, l’abbigliamento e lo stile di danza, ma col tempo ha sviluppato caratteristiche distintive proprie introducendo elementi di musica coreana (sia popolare che tradizionale) e mescolando in maniera efficacie la lingua inglese ai testi coreani così da coinvolgere maggiormente il pubblico nazionale ed internazionale. Anche in questo caso, il primo artista ad introdurre elementi tradizionali nelle canzoni rap è stato proprio Seo Taiji nel singolo Hayŏga (하여가) dove ha aggiunto una breve esecuzione del t’aep’yŏngso (태평소), strumento a fiato della tradizione coreana.

Un altro artista che ha sperimentato fin da subito questo stile aggiungendo anche elementi religiosi è stato MC Sniper, rapper underground e fondatore della crew hip-hop Buddha Baby. Tra gli strumenti da lui prediletti per le produzioni musicali troviamo la cetra a dodici corde kayagŭm (가야금), il flauto traverso in bambù taegŭm (대금), e le percussioni buddiste in legno Mokt’ak (목탁).

  • Mix culturale

Come abbiamo già citato, è pratica comune inserire una combinazione di frasi e/o parole inglesi e coreane all’interno dei testi. E chi saprebbe farlo meglio, se non artisti con origini sia coreane che americane? Infatti, dalla metà degli anni ’90 i cosiddetti Chaemi Kyop’o (재미 교포), si sono uniti alla scena hip-hop coreana, frequentando in particolare l’area di Apkujŏng-dong, a sud di Seoul. Questi artisti con influenze transnazionali ponevano l’enfasi su un rap in cui prevaleva l’uso della lingua inglese e delle basi molto diverse rispetto alle canzoni coreani dell’epoca, perché non prendevano spunto dal tipico pop coreano.

  • Un tocco di mainstream

Il rap coreano è probabilmente riuscito a prendere il volo grazie alle case discografiche impegnate a promuovere musica commerciale. L’etichetta YG Underground fu lanciata nel 2005 dalla YG Entertainment per creare musica alternativa proprio all’interno del contesto mainstream. Con il debutto dei BigBang nel 2006 il quale gruppo ha lanciato un rapper di distinta creatività come G-Dragon ha reso difficile tracciare una linea precisa tra quello che è l’underground/indie e ciò che è considerato mainstream. Non è infatti insolito vedere collaborazioni tra rapper e cantanti di altri generi musicali. Inoltre, in quel periodo l’hip hop cominciò a venire insegnato all’interno di accademie di musica focalizzate sul genere pop.

Se vi ha incuriosito questa prima parte non perdetevi il prossimo articolo, dove vedremo insieme quali sono le differenze tra il rap americano e quello coreano per poi dedicarci a qualche nome importante!

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Chirurgia plastica: minaccia o opportunità?

In un’era tecnologica in cui applicazioni come Instragram, Snapchat e TikTok, rendono la presentazione del profilo social il proprio biglietto da visita, è diventato estremamente importante risultare la copia più perfetta possibile di sé stessi agli occhi di datori di lavoro, amici e potenziali fan. Con uno sguardo sempre più autocritico perfezionato per mezzo degli ormai immancabili selfie, i filtri applicati alle foto non risultano più sufficienti e sono molte le persone che decidono di chiedere un aiuto concreto a delle cliniche specializzate.

Questo fenomeno è diventato un vero e proprio problema in Corea del Sud, quasi a rasentarne l’ossessione. Curioso ed interessante è il fatto che, secondo le tradizioni confuciane, l’alterazione dei propri attributi fisici sia stato per secoli considerato oltraggioso nei confronti dei propri antenati e si credeva che avrebbe potuto causare condizioni avverse sia nella propria persona che per la propria discendenza, tanto che persino la cremazione e la donazione di organi e sangue venivano proibite.

Queste antiche credenze non hanno però impedito alla penisola coreana di divenire uno dei Paesi più famosi al mondo in fatto di chirurgia plastica. Anzi, probabilmente è proprio l’influenza del confucianesimo, che da sempre sprona il popolo coreano ad eccellere dal punto di vista scolastico e lavorativo, ad aver spinto i coreani a competere in maniera estremamente feroce da rendere la chirurgia plastica un’ulteriore arma per impressionare gli altri, rendendo così l’apparenza un sinonimo di potere.

La Corea del Sud è infatti nota per avere il tasso di procedure cosmetiche rispetto alla sua popolazione più alto al mondo, coinvolgendo in particolare la fascia dei ventenni, principalmente di sesso femminile, sebbene nell’ultimo ventennio si sia sviluppato un acuto interesse verso chirurgia e make-up anche da parte degli uomini.

Differenze tra chirurgia coreana e chirurgia orientale

Vi sono due particolari differenze che caratterizzano la chirurgia plastica coreana rispetto a quella occidentale:

  • innanzitutto, in lingua coreana chirurgia estetica si dice Seonghyeong Susul (성형수술), che letteralmente significa chirurgia della “trasformazione”, facendo intendere che sottoporsi a chirurgia plastica in Corea implica passare attraverso una “rinascita ad una nuova vita”. 
  • In secondo luogo, la chirurgia estetica in Corea viene eseguita principalmente per rimodellare l’aspetto dei pazienti secondo i canoni di bellezza accettati dalla società coreana, e non per migliorare la struttura facciale originale. Questi standard di bellezza comunemente accettati sono occhi con la doppia palpebra, mento con la forma a V, occhi grandi, naso alto, e particolari borse sotto gli occhi, chiamate 애교살 aegyosal, per risultare più graziosi. Tutte queste caratteristiche sono il risultato di un mix di tratti caucasici e asiatici che vanno a creare un volto innocente, infantile e dallo sguardo sorridente.

Come si è sviluppato questo fenonemo?

Tra le testimonianze riportate nello show “Let Me In”, emerge che le ragioni principali per cui le giovani donne si sottopongono a pratiche di chirurgia plastica sono trovare un compagno di vita ed entrare nel mercato del lavoro. Non solo, viene spesso menzionato come queste persone socialmente stigmatizzate siano finalmente state trattate con gentilezza e rispetto da chi le circonda solo per aver reso i loro tratti somatici più piacevoli alla vista, garantendo loro anche il successo nella vita amorosa e lavorativa.

Ma vediamo insieme le cause storiche, economiche e culturali che hanno portato la Corea a fare della chirurgia plastica un marchio.

  1. Nazionalismo antigiapponese

Lo spietato colonialismo giapponese subìto dalla Corea tra il 1910 e il 1945 ha portato il popolo coreano a provare ostilità nei confronti dei giapponesi e, di conseguenza, a volersi distinguere da loro il più possibile.

La double eyelid surgery (chirurgia per avere la doppia palpebra), ossia la procedura più richiesta in Corea del Sud, mostra proprio il tenace sforzo di dissociarsi come popolo dallo stereotipo della tipica immagine asiatica che viene protratta nel resto del mondo.

2. Crisi Fondo Monetario Internazionale

La crisi del FMI avvenuta nel 1997 nel continente asiatico ha trascinato la Corea in un momento buio caratterizzato da interessi spropositati, crisi monetaria, debiti smisurati, bancarotta e licenziamenti di massa. Il mondo del lavoro è quindi diventato ancora più competitivo, spronando così i candidati a trovare sempre più espedienti validi per arrivare al primo posto in una gara tra candidati con le stesse capacità e competenze. La soluzione che più ha prevalso in quel periodo è ricaduta proprio sull’aspetto esteriore, dal momento che in tutte le candidature veniva richiesto di allegare una foto di sé stessi. Questo ci porta a capire come in Corea il fatto di giudicare una persona per le sue caratteristiche fisiche oltre alle competenze ed il talento sia diventato un giudizio quasi legittimo durante il processo di assunzione.

3. Un’operazione che ti cambia la vita

In Corea c’è questa convinzione che i tratti del viso possano rivelare l’indole e lo status sociale di una persona. Per questo motivo, la fisiognomica (lettura del viso) è diventata una pratica molto comune sviluppandosi di pari passo con la chirurgia estetica. Nel decennio passato non era insolito vedere gente che, più che per adattarsi a standard di bellezza ben precisi, si rivolgessero ad un medico perché convinti che quel cambiamento avrebbe portato loro fortuna in un futuro non troppo lontano. Non a caso, sia i chiromanti che le cliniche chirurgiche sono presenti ad ogni angolo, e questi due grandi fenomeni si sono mischiati a tal punto che in certi casi è lo stesso indovino a consigliare una modifica di determinati tratti del viso per scongiurare la malasorte.

4. Industria del k-pop

Il K-pop è sicuramente un fattore cruciale legato all’aumento del tasso di chirurgia plastica, dal momento che desta non solo nel pubblico ma anche nei cantanti stessi la necessità di raggiungere la perfezione data da dei canoni di bellezza quasi irraggiungibili. Oltre al talento nel canto e nella danza, è prerogativa molto importante mostrare un’immagine impeccabile e priva di difetti. Essendo gli idol molto amati e ammirati, scatta nelle persone il desiderio di diventare come loro e si convincono che per sentire quello stesso senso di approvazione abbiano bisogno di mostrarsi agli occhi degli altri perfetti tanto quanto gli idol.

Riscontri positivi

Turismo medico e aumento dei posti di lavoro

La reputazione della chirurgia estetica coreana a basso costo ma di alta qualità ha cominciato a riscuotere particolare successo tra la popolazione cinese, giapponese, russa e americana dal 2009, quando il crollo della valuta coreana ha permesso alla domanda estera di crescere fino al 30% e il governo metropolitano di Seoul ha quindi lanciato il Tourism Promotion Act con l’obiettivo di attrarre più turisti sanitari stranieri in Corea. Così, nel giro di 10 anni i turisti sanitari sono aumentati del 720% e quelli per chirurgia plastica del 3.000%

La maggiore concentrazione di turisti sanitari per chirurgia plastica avviene nell’area di Gangnam. La canzone “Gangnam style”, che nel 2012 ha fatto il giro del mondo, raffigura infatti (in maniera ironica) l’immagine di chi abita questo quartiere, il quale ospita gli appartenenti alla fascia economica più alta della popolazione e che, oltre ad accogliere gli edifici dei maggiori brand di lusso, è casa di oltre 600 cliniche chirurgiche. Cuore della scena chirurgica è sicuramente Apgujeong, detta anche la “cintura della bellezza”, zona che ospita più di 300 cliniche chirurgiche in un’area di 2,53 chilometri quadrati insieme a numerose cliniche cosmetologiche, dermatologiche e di qualsiasi altro ambito legato alla sfera della bellezza. Nel 2019, infatti, il quartiere di Apgujeong-Gangnam ha attirato più della metà dei turisti sanitari interessati a ricevere operazioni di chirurgia plastica arrivati in Corea.

Turisti a Gangnam nel 2019 in base al settore (fonte: Gangnam Medical Tour Center)

In questa ottica, sono accresciute le possibilità lavorative sia nel campo del cura e della bellezza che in quello del turismo, aumentando le richieste di traduttori, interpreti, trasporti, strutture high tech, ristorazione, assistenza al cliente e alloggi.

Riscontri negativi

Crisi di identità e pressione sociale

Il fatto di risvegliarsi da un’operazione con un volto diverso, significa anche non riconoscersi più quando ci si guarda allo specchio. Per qualcuno, come abbiamo visto, può essere un risvolto positivo ma, per altri, rischia di tramutarsi in un disturbo dissociativo che li porta a non essere più capaci di identificarsi in quella nuova immagine di sé. Inoltre, è diventata pratica oltremodo comune per gli studenti delle scuole medie desiderare un piccolo ritocco come regalo di diploma. Questo certo aiuta a normalizzare la chirurgia plastica, ma fomenta anche la costante ricerca di perfezione che porterà inevitabilmente a sentirsi sempre meno adeguati rispetto alle aspettative della società.

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Recensioni

The Heirs – Recensione

Titolo: The Heirs (상속자들)
Dove vederlo: Viki
Episodi: 20
Anno: 2013
Genere: Commedia romantica, Idol drama
Attori principali: Lee Min Ho, Park Shin Hye, Kim Woo Bin
Voto: 8.5

Trama

Eredi:”Colui che indossa la corona deve sopportarne anche il peso.” 
Kim Tan è l’erede dell’Empire Group, un conglomerato imprenditoriale, ma vive all’ombra del fratello maggiore che ne dirige l’azienda. Nonostante sia già fidanzato con un ereditiera di Hotel, Kim tan conoscerà Cha Eun Sang, la figlia della governante di famiglia e non potrà fare a meno di innamorarsi di lei. Eun Sang ed il suo migliore amico Yoon Chan Young, figlio del segretario dell’Empire Group, non hanno vissuto agiatamente ma si ritrovano, a causa del lavoro dei rispettivi genitori a trovarsi coinvolti nelle vite degli eredi. Inoltre, Eun Sang si troverà immischiata in un triangolo amoroso, insieme a Tan ed al suo ex migliore amico Choi Young do. Una storia d’amore tra ricchi e poveri, sarà davvero possibile?

Commento

L’unico rimorso è non averlo visto prima! Un Drama scolastico con la D maiuscola. Lee minho e Kim Woo bin perfetti nei rispettivi ruoli. Mi sono emozionata in ogni episodio, le ost stupende, la chimica fra Lee Min Ho e Park Shin Hye incredibile. Solo a ripensarci il cuore sussulta! Da vedere assolutamente!

A cura di Rachel Sonnino

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Recensioni

The Legend of the Blue Sea – Recensione

Titolo Drama: The Legend of the Blue Sea (푸른 바다의 전설)
Dove vederlo: Viki Rakuten
Episodi: 23
Genere: Commedia romantica, Fantasia
Anno: 2016/2017
Attori principali: Lee Min Ho, Jun Ji Hyun
Voto: 8

Trama

Shim Chung, una sirena che si ritrova catapultata nell’era moderna. Viene catturata da Heo Joon Jae, un affascinante ma freddo artista della truffa che è il sosia di Kim Moon, figlio di un nobile della dinastia Joseon. Ma nel tempo presente Joon Jae lavora con Jo Nam Do, un truffatore esperto che vuole far diventare Joon Jae un genio della truffa. L’unica possibilità per la sirena di sopravvivere in questo strano e nuovo mondo potrebbe essere l’amica di Joon Jae, Cha Shi Ah, che lavora come ricercatrice presso Kaist.
Come può una sirena sopravvivere alla moderna Seul?

Commento

Una storia d’amore nata in un passato lontano che sopravvive nel presente. Un drama fantasy ben fatto, dove il passato si rivela piano piano e sempre al punto giusto, che ti fa desiderare di avere un Lee min ho tutto per te, e poi lei bravissima. Ho adorato il suo personaggio, le sue facce buffe poi, mi ha fatto ridere e piangere insieme. Lo consiglio? Si!

A cura di Rachel Sonnino