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#Hipstory: Il massacro di Kwangju

Nel terzo episodio di #Hipstory vediamo insieme una pagina molto importante della Corea contemporanea grazie ad una canzone composta e prodotta da Suga dei BTS nel 2010 quando, membro della crew hiphop D-Town, aveva il soprannome di Gloss. Il brano è però cantato da Nakshun, leader della crew.

Il titolo simbolico rimanda con la memoria direttamente a quel giorno fatidico: 518 sta infatti ad indicare il giorno 18 maggio (05.18), ovvero la data che segnò l’inizio di ciò che ricordiamo come il Massacro di Kwangju, mentre 062 rappresenta il numero identificativo dell’area di Kwangju.

탁한 바람 가득 한 땅 위에 내린 새싹
5-1-8 어둡던 지난날의 밤
이 지나 탄생한
새 역사를 위해서
손을 들어 hands up (x2)

Un germoglio piovuto su un florido terreno sfiorato dal vento torbido
5-1-8, la notte di quell’oscuro giorno passato
per questa nuova storia che
è nata grazie al passato
alzate le mani, mani in alto (x2)

Era la primavera del 1980 quando a Kwangju, città metropolitana a Sud Ovest della Corea del Sud, centinaia di studenti scesero in piazza per protestare contro la legge marziale istituita dal generale Choon Doo Hwan.

La strada per la presa di potere del generale Choon Doo Hwan fu spianata nel decennio precedente dal Presidente Park Chung Hee (padre dell’ex presidentessa della Corea del Sud, Park Geun-Hye) il quale, nel corso dei suoi mandati, sciolse il Parlamento ed impose una Costituzione che conferiva poteri quasi dittatoriali al Presidente. Inoltre, questo nuovo ordinamento giuridico, che prese il nome di Costituzione Yusin (1972), estendeva il mandato del Presidente a 6 anni senza limiti di rielezione quando, in precedenza, erano tassativamente 2 (anche se Park Chung Hee fu talmente abile da farsi eleggere per ben tre volte – 1963 – 1967 – 1971 – grazie al sostegno dei servizi segreti coreani, KCIA).

Dopo l’assassinio del Presidente Park Chung Hee con l’accusa di corruzione proprio da parte del direttore della KCIA (1979), fu il militare Choi Kyu Ha a prendere il suo posto ma, a causa dei suoi discreti segnali di apertura, Choi Kyu Ha fu spiazzato nel giro di pochi mesi dal colpo di stato del generale Choon Doo Hwan che, alla fine dell’anno, era già al potere dell’intera Corea del Sud.

L’inizio della resa dei conti: studenti contro militari

Il 17 maggio 1980 il nuovo Presidente, col proposito ufficiale di combattere il “nemico comunista”, estese la legge marziale, fino a quel momento in vigore solo nella città di Busan, a tutta la penisola.

Bastò un solo giorno per radunare circa 200 universitari davanti alla Chonnam National University di Kwangju per protestare contro la chiusura del loro ateneo, riscontrando un consistente appoggio dal resto della popolazione. I manifestanti si imbatterono però in una trentina di soldati incaricati di tenerli fuori dal campus i quali, per portare a termine il lavoro assegnatogli, cominciarono a colpire gli studenti a bastonate. Gli universitari risposero quindi con lanci di pietre, decidendo infine di marciare verso il centro della città e trovando sempre più sostenitori lungo il loro cammino. In poche ore, circa 700 poliziotti si trovarono a fronteggiare più di 2.000 manifestanti. Noncuranti, i militari insorsero sulla folla, picchiando studenti e passanti e così, quel giorno, ci fu la prima vittima: Kim Gyeong-cheol un sordo di soli 29 anni il quale ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Nei giorni seguenti, sempre più residenti di Kwangju, dagli imprenditori alle casalinghe, dagli avvocati agli autisti di taxi, presero parte a questa marcia per la difesa della gioventù di Kwangju, raggiungendo la soglia dei 10.000 manifestanti: l’esercito fu quindi costretto a mandare altri 3.000 soldati che, spietatamente, si scagliarono contro gli innocenti bastonandoli, pugnalandoli, mutilandoli con baionette, lanciando gas lacrimogeni in mezzo alla folla per poi sparare indiscriminatamente.

L’apice della violenza si raggiunse il giorno 21 maggio, quando gli studenti presero d’assalto stazione di polizia e armeria, rubando fucili, carabine e persino due mitragliatrici, una delle quali venne poi incorniciata sul tetto dell’università di medicina: grazie a questo evento, i cittadini furono in grado di presiedere Kwangju per ben cinque giorni, dato il ritiro delle truppe.

Il 27 maggio però, nel cuore della notte, cinque divisioni furono di ritorno a Kwangju, più agguerrite che mai: il tentativo dei cittadini di combatterli sia con la forza, sia stendendosi a terra per bloccarli, non diede i risultati sperati e dopo solo un’ora e mezza di scontri spietati, l’esercito riprese il controllo della città.

Le dichiarazioni ufficiali segnalarono la morte di circa 200 persone, ma il censimento della popolazione rivela che più di 2.000 cittadini residenti a Kwangju sparirono durante quel breve ma intenso periodo.

이 거친 느낌의 곡에 끄덕거리는 고갠
062 이 곳 에 권리는 위한 고생
담을 역사에 기록해놔 , 그들의 의지로
새겨진 인권제도를 느낄 수 있는 것
그 무엇이, 그들을 움직이는 팔 다리가 되어
배여 진 몸에 상철 태극기로 채워
그대여 나또한 당신의 의지를 불태워
형제여 상처 난 한국살 끊임없이 외워

Le teste che annuiscono su questa canzone riguardo un sentimento passato
In questo luogo, 062, avvenne la sofferenza per i diritti umani
Grazie alla loro determinazione hanno lasciato impresso nella storia il loro coraggio
In modo da far comprendere la costituzione così profondamente impressa
Quel qualcosa è diventato il movimento delle loro braccia e gambe
Colma il tuo corpo con la bandiera nazionale
Ravviverò la tua determinazione
Fratelli, le vostre ferite rimarranno per sempre nella nostra memoria

Una voce più forte della censura

A causa della censura operante in quel periodo, quasi tutto il resto della penisola era all’oscuro di ciò che stava succedendo nella città di Kwangju. Tuttavia, diversi giovani, tra cui alcuni studenti, intrapresero azioni drastiche per cercare di portare alla luce la verità sull’accaduto.

A Seoul, lo studente universitario Kim Uigi di soli 21 anni preparò dei volantini su Kwangju prima di gettarsi dal sesto piano di un edificio; poco dopo, Kim Jongtae si diede fuoco subito dopo aver gridato lo slogan del movimento democratico che chiedeva verità. Sacrifici di questo genere non facevano che continuare mentre il governo si ostinava a negare qualsiasi tipo di evento rivoltoso legato alla città di Kwangju: nel primo anniversario del 18 maggio, gli studenti si riunirono in una protesta silenziosa alla Seoul National University. Kim Taehun, di Kwangju, come Kim Uigi si lanciò dal quarto piano di un edificio invocando lo slogan delle proteste.

Nonostante i sacrifici, il governo militarista continuò imperterrito a negare la realtà dei fatti e a mettere a tacere i media coreani e, se non fosse stato per gli sforzi dei giornalisti stranieri, è probabile che gran parte del mondo sarebbe tuttora all’oscuro delle atrocità perpetrate a Kwangju. In particolare, un giornalista tedesco, Jürgen Hinzpeter, fu uno dei pochi in grado di provare cosa accadde realmente a Kwangju: quando, terminato il suo incarico a Tokyo, arrivò a Seoul decise di prendere un taxi per Kwangju dove, però, i militari avevano bloccato le strade. L’intraprendente tassista, chiamato Kim Sabok (probabile nome di fantasia), non si diede per vinto e riuscì ad aggirare le barriere militari accompagnando Hintzpeter fino a Kwangju in totale sicurezza. Hinzpeter fu così in grado di documentare parte degli eventi di Kwangju e, in seguito, riuscì a contrabbandare il filmato fuori dalla Corea e lo pubblicò, dando la possibilità al mondo di conoscere finalmente ciò che stava accadendo nella città coreana.

Per queste gesta eroiche, Hintzpeter fu in seguito nominato cittadino onorario di Kwangju gli venne reso un omaggio speciale nei memoriali più recenti.

Si è mai avuta giustizia?

Nonostante le prove concrete riportate nel corso degli anni, nell’aprile 2017 l’ex presidente Chun Doo-hwan, che ha guidato il governo dal 1980 al 1988, ha pubblicato le sue memorie, dove ha esplicitamente negato l’affermazione fatta dal defunto prete attivista, Cho Chul-hyun, il quale aveva testimoniato di aver assistito a sparatorie militari contro i cittadini dagli elicotteri durante la rivolta pro-democrazia di Gwangju nel maggio del 1980. Chun ha insistito nell’affermare che le parole di Cho fossero calunnie, chiamando il defunto prete “Satana con una maschera”.

Tre anni dopo, il 17 maggio 2020, in seguito ad una marcia di protesta partita da Yeouido per arrivare fino a casa di Chun, dove i manifestanti pretendevano delle scuse sincere nei confronti di vittime e familiari, l’ex presidente ha nuovamente negato il suo coinvolgimento nella strage, sostenendo di non doversi scusare per qualcosa che non ha commesso.

Fortunatamente, nonostante le continue smentite, il 22 maggio del 2011 Unesco ha riconosciuto questo tragico evento come Patrimonio Mondiale dei Ricordi e nel 2015 è stato aperto un sito web degli Archivi del 18 maggio dove vengono riportati video, storie ed immagini per non dimenticare.

La rivolta di Kwangju rimane senza dubbio una parte estremamente essenziale della storia coreana e non dovrebbe mai essere scordata. È importante ricordare ogni singolo caduto che si è immolato al fine di ottenere la democrazia di cui gode oggi la penisola, così da non permettere alla storia di ripetersi.  

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K-Hip Hop: come ci siamo arrivati? – Ep.1

L’hip-hop e il rap sono generi ormai diffusi a livello globale, ma sono emersi come una forma di movimento clandestino da parte delle subculture afroamericane come espressione diasporica culturale in un contesto di resistenza contro l’egemonia dominante. Parallelamente, possiamo guardare all’hip-hop come un genere di musica post-moderno la cui particolarità di tagliare e mixare diversi stili musicali e riferimenti culturali consente un continuo processo di ibridazione e sincretismo. Per questo motivo, il rap e l’hip hop vengono considerati un ponte di collegamento tra i giovani nonché un valido strumento per la rielaborazione dell’identità locale, tanto da attirare l’attenzione su caratteristiche culturali specifiche da parte di chi ascolta.

L’evoluzione dell’hip hop in Corea del Sud

Come abbiamo visto nell’articolo sulla storia del kpop, i Seo Taiji and Boys hanno dato il via allo sviluppo dell’industria musicale moderna, mescolando canto, ballo e rap. Infatti, alla canzone I know (난 알아요) si può ricondurre anche l’avvento dell’hip hop come stile più commercialmente diffuso, effetto anche in questo caso di una ribellione contro le regole socialmente e culturalmente imposte.

Infatti, in quel periodo la Corea del Sud si è trovata ad affrontare alcuni cambiamenti politici non indifferenti: il governo guidato da Kim Yŏngsam nel 1993 poneva fine ai tre decenni di governo autoritario militare e l’allentamento sulla censura di stato, che ebbe inizio alla fine degli anni 1980, permise ai cantautori e ai cantanti di esplorare la loro creatività artistica con maggiore libertà. Tutti questi cambiamenti economici, politici e sociali hanno creato i contesti necessari per permettere all’hip-hop di radicarsi come parte integrante della cultura giovanile locale.

In contrasto alla cultura giovanile degli anni ’70 e ’80, fatta di universitari liberale e idealisti prima e studenti inclini al radicalismo politico di massa poi, la gioventù degli anni ’90, conosciuta come la generazione sinsedae, era in gran parte composta da adolescenti nati nell’era della stabilità economica. Questi teenager sono quindi cresciuti abbracciando il consumismo e la cultura popolare occidentale, in un periodo di rapidi cambiamenti in cui la società coreana si stava aprendo ai flussi culturali globali dopo anni di isolamento, facendosi influenzare dalle mode angloamericane, tra cui troviamo l’hip hop. 

Il genere hip hop era talmente in voga tra gli adolescenti dell’epoca che venne addirittura coniato il termine “Seo Taiji Syndrome”, che prende il nome dall’ex cantante della band metal Sinawi considerato il precursore del rap coreano. Sebbene la canzone I know (난 알아요) abbia ottenuto il punteggio più basso dalla giuria durante la loro performance di debutto nel talent show della MBC nel 1992, si è posizionata al primo posto nelle classifiche per ben 17 settimane filate, garantendo il successo anche all’omonimo album.  Si tratta di una canzone d’amore composta da versi rap, coro cantato e intermezzi strumentali realizzati da una chitarra elettrica la cui performance viene contornata da passi di danza. Ricorda niente?

Dal secondo album in poi, Seo Taiji comincia a scrivere di tematiche sociali come, ad esempio, la critica al sistema scolastico. Argomento che, essendo fortemente sentito, ha fatto appello ai teenager come autentica espressione di sfida della cultura giovanile.

Dalla metà degli anni ’90 in poi, l’industria musicale coreana ha iniziato a creare rapper e gruppi focalizzati sul pop avendo come target gli adolescenti. La SM Entertainment ha prodotto gli H.O.T, la JYP Ent. ha pubblicato l’album rap-dance The Power of the Twins (Ssangdungi Power) interpretato dagli allora dodicenni gemelli Ryang-hyŏn e Ryang-ha mentre la YG Ent. ha rilasciato il primo album del duo hip-hop Jinusean che ha riscosso grande successo in classifica.

Gli elementi del rap coreano

  • Tradizione

L’hip hop coreano prende in prestito elementi di quello internazionale e americano, come le tecniche di campionamento per le basi, l’abbigliamento e lo stile di danza, ma col tempo ha sviluppato caratteristiche distintive proprie introducendo elementi di musica coreana (sia popolare che tradizionale) e mescolando in maniera efficacie la lingua inglese ai testi coreani così da coinvolgere maggiormente il pubblico nazionale ed internazionale. Anche in questo caso, il primo artista ad introdurre elementi tradizionali nelle canzoni rap è stato proprio Seo Taiji nel singolo Hayŏga (하여가) dove ha aggiunto una breve esecuzione del t’aep’yŏngso (태평소), strumento a fiato della tradizione coreana.

Un altro artista che ha sperimentato fin da subito questo stile aggiungendo anche elementi religiosi è stato MC Sniper, rapper underground e fondatore della crew hip-hop Buddha Baby. Tra gli strumenti da lui prediletti per le produzioni musicali troviamo la cetra a dodici corde kayagŭm (가야금), il flauto traverso in bambù taegŭm (대금), e le percussioni buddiste in legno Mokt’ak (목탁).

  • Mix culturale

Come abbiamo già citato, è pratica comune inserire una combinazione di frasi e/o parole inglesi e coreane all’interno dei testi. E chi saprebbe farlo meglio, se non artisti con origini sia coreane che americane? Infatti, dalla metà degli anni ’90 i cosiddetti Chaemi Kyop’o (재미 교포), si sono uniti alla scena hip-hop coreana, frequentando in particolare l’area di Apkujŏng-dong, a sud di Seoul. Questi artisti con influenze transnazionali ponevano l’enfasi su un rap in cui prevaleva l’uso della lingua inglese e delle basi molto diverse rispetto alle canzoni coreani dell’epoca, perché non prendevano spunto dal tipico pop coreano.

  • Un tocco di mainstream

Il rap coreano è probabilmente riuscito a prendere il volo grazie alle case discografiche impegnate a promuovere musica commerciale. L’etichetta YG Underground fu lanciata nel 2005 dalla YG Entertainment per creare musica alternativa proprio all’interno del contesto mainstream. Con il debutto dei BigBang nel 2006 il quale gruppo ha lanciato un rapper di distinta creatività come G-Dragon ha reso difficile tracciare una linea precisa tra quello che è l’underground/indie e ciò che è considerato mainstream. Non è infatti insolito vedere collaborazioni tra rapper e cantanti di altri generi musicali. Inoltre, in quel periodo l’hip hop cominciò a venire insegnato all’interno di accademie di musica focalizzate sul genere pop.

Se vi ha incuriosito questa prima parte non perdetevi il prossimo articolo, dove vedremo insieme quali sono le differenze tra il rap americano e quello coreano per poi dedicarci a qualche nome importante!

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Skinny Brown: rapper tra insicurezze e successo

L’immaginario dell’artista hip hop per antonomasia è sicuramente quello di un uomo tosto, ribelle, spesso pieno di sé e sicuramente audace. Eppure, col passare degli anni la scena musicale rap si è evoluta, perdendo in parte quella rappresentazione violenta da cui si era partiti nel Bronx degli anni ’20, pur mantenendo intatto lo scopo finale di rivalsa e riscatto dei più deboli. Ed è proprio su questa linea che oggi voglio parlarvi di un artista della scena hip hop coreana ancora poco conosciuto, ma validissimo: SkinnyBrown.

Il suo debutto avviene solo nel settembre del 2018, da artista indipendente, ma 140 brani e due anni e mezzo dopo firma con la Daytona Entertainment, nuova casa discografica fondata dai rapper TheQuiett e Yumdda. Fa parte, inoltre, della crew hip hop Waysidetown e vanta numerosi featuring con artisti come Sik-k, Ash Island, Changmo, TheQuiett e Mirani. I generi che più lo caratterizzano sono l’emo hip hop e il rap melodico.

Un rapper dalla voce peculiare e piena di charm con un estro straordinario celato in ogni dettaglio dei suoi brani. In ogni sua canzone sono infatti presenti continui collegamenti tra pezzi già pubblicati ed episodi vissuti. Insomma, per capire fino in fondo anche i suoi featuring, è bene conoscere la sua storia musicale! Geniale, no?

Non solo lyricist coi fiocchi, ma anche eccellente aiuto producer nascosto dietro a tanti successi di Ash Island, che ha curato insieme al producer e amico fidato TOIL.

Uno dei brani che più mi ha colpito di questo artista super versatile è probabilmente quello che più racchiude la sua fragilità, Fix You (1393). Skinny ha infatti rivelato che questa canzone è stato il prodotto di mesi estenuanti caratterizzati da un crollo psicologico e un blocco dello scrittore. Un periodo in cui il pensiero di togliersi la vita lo ha spesso tormentato ed è proprio per questo motivo che ha deciso di includere nel titolo il numero di prevenzione dei suicidi. 

Copertina brano Fix You (1393)

Un altro punto che denota la sua insicurezza è quello che potremmo attribuirgli come il suo tratto distintivo: indossa sempre una mascherina. Normale in tempi di covid, penserete, no? Beh, non proprio. È un suo fidato accessorio che non lo abbandona mai, virus o meno. È stato infatti spesso criticato perché non fa quasi mai vedere il suo volto, ma ha rivelato che la indossa a causa di spiacevoli incidenti che gli sono capitati nella vita i quali lo hanno portato ad avere complessi riguardo il suo aspetto fisico. Insomma, che la porti o meno c’è sempre qualcuno pronto a biasimarlo. I suoi fan, certo, lo amano con o senza mascherina indosso perché, in fin dei conti, a noi è della musica che deve importare, no?

© Daytona Ent

SkinnyBrown è uno di quegli artisti che ama stare a contatto con i propri fan e per questo ha spesso piacere di chiacchierare con loro tramite le live di instagram (@skinnybrownn), ritagliandosi del tempo per raccontare episodi della sua vita, spiegare dettagli dei suoi testi ed elargire consigli a chiunque glieli chieda.

Curiosità:

  • Se potesse tornare indietro frequenterebbe l’università. Le facoltà tra cui sceglierebbe sono Musica/Produzione, Psicologia o Animazione 3D.
  • Per il suo stage name ha tratto ispirazione dal personaggio Skinny Black del film ‘Hustle and Flow – il colore della musica’, interpretato da Ludacris.
  • Ha la patente ma ha paura di mettersi al volante, quindi non guida mai.
  • Ha frequentato le stesse scuole elementari di Jayci Yucca.

Oggi abbiamo visto un altro artista eccezionale che, con un passato verosimilmente afflitto da episodi dolorosi, è riuscito a fare di queste sue insicurezze un punto di forza che lo porta a sfornare in continuazione pezzi straordinari.

Skinny sta infatti pubblicando grandi progetti e sono fiduciosa che a breve raggiungerà il successo e la ribalta che indubbiamente merita, quindi tenetelo d’occhio! E ricordiamoci di essere sempre gentili con gli altri perché, nonostante il successo, sono pur sempre essere umani e non sapremo mai nel dettaglio quali battaglie stiano combattendo.

La top 5 di MondoCoreano

Conoscevate già questo artista? Quali sono le canzoni che preferite? Parliamone insieme nei commenti!

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A star is born: Ash Island. Da High School Rapper a stella del rap

Nella scia dei survival show coreani che hanno il fine ultimo di far emergere nuove stelle della scena rap underground coreana (Show me the money, Unpretty rapstar), anche ai più piccoli è stato riservato un posto grazie a High School Rapper ( 고등래퍼).

Uno degli artisti che ha sicuramente intrapreso un percorso brillante, pur vincendo la medaglia di legno nella seconda stagione del programma, è il rapper di Busan Ash Island, studente che si è da subito fatto conoscere per il suo veloce seppur melodioso modo di raccontare i suoi versi.


Un ragazzo semplice ma ambizioso che, in seguito alla notorietà raggiunta durante il programma, ha avuto la pazienza di attendere la proposta della casa discografica (Ambition Musik) con cui sognava di firmare, fondata da colonne portanti della scena rap coreana (Dok2 e TheQuiett), trovando il coraggio di rifiutare tutte le allettanti offerte arrivate in precedenza.


Parliamo di un rapper con le idee chiare, che non manca mai di aiutare i propri amici, colleghi e compagni di viaggio. Artisti in fiore che lo hanno accompagnato nel suo tragitto verso il successo, aiutandolo a migliorarsi e collaborando nella creazione di singoli accattivanti e di successo. Infatti, dal 2017 Ash porta avanti un progetto con alcuni amici cantanti e rapper di Busan, la Pablo Mu2sic, di cui tratteremo nei prossimi articoli.

©PabloMu2ic

Ash Island è un giovane artista che vanta traguardi come il premio “New Artist of the Year” nel 2020 grazie al singolo “Paranoid” e, più recentemente, l’essere apparso su un articolo della famosa rivista musicale Rolling Stones.

© Ash Island Instagram Story

Un tratto distintivo nel quale questo spettacolare artista ha deciso di riconoscersi è una rosa di colore nero, simbolo a cui ha dedicato la linea primavera/estate del suo brand di vestiti e accessori X:ORDINARY. Un marchio che rispecchia totalmente il suo stile rock/hip hop e che, sfortunatamente per noi, va sempre sold-out in meno di un’ora.

© X:Ordinary Website

Nonostante l’animo riservato che lo contraddistingue, Ash condivide volentieri le emozioni che si porta dentro con i suoi fan e riserva spesso parole motivazionali per i suoi follower, con i quali comunica attraverso Instagram (@ash.island) e, naturalmente, attraverso la sua musica. Nei suoi pezzi, infatti, Ash ci racconta di come non sia tutto oro ciò che luccica, pure quando si raggiungono i propri sogni; di come ci si possa sentire soli nonostante la fama e di come il passato ci lasci sempre un certo senso di nostalgia; ma ci ricorda sempre quanto sia legato ai propri amici.  Insomma, nonostante l’immagine tosta che può arrivare dalle basi in chiave rap/rock e dal suo look singolare, dietro ai suoi testi si nasconde un animo sensibile ed emotivo in grado di scrivere tracce da paura.

Canzoni consigliate da MondoCoreano:
Sebbene tutte le sue canzoni siano un must da avere nella propria playlist, vi lascio la mia top 5:

Quali sono le vostre canzoni preferite di Ash Island? Parliamone insieme nei commenti