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L’Italia secondo i coreani

Finora abbiamo parlato di tante cose che riguardano la Corea: viaggi, skincare, appuntamenti, ma vi siete mai chiesti cosa pensano i coreani di noi italiani? Qual è la prima cosa che potrebbe venirgli in mente se pensano al Bel Paese? Pasta? Mafia? Berlusconi? Andiamo a scoprirlo assieme!

Cinque miei cari amici si sono resi disponibili per una piccola intervista: Rachel (예정), Mary (수진), Jackson (현석), Olivia (혜린) e Giulia (경나).

Partiamo allora dalla prima domanda: come descriveresti l’Italia in tre parole?

Sarete felici di sapere che nessuno di loro ha risposto “mafia”, anzi, quasi tutti hanno nominato il cibo, la cultura, la moda e il calcio: Giulia, in particolare, descrive il nostro Paese come “antico”, “delizioso” e “bello”!

Quali sono i lati positivi e negativi dell’Italia?

Partiamo dai punti di forza: bellezza delle città e cultura del cibo sono state le risposte più gettonate. 

Rachel aggiunge anche che ciò che le piace davvero dell’Italia è l’architettura, la trova “magnifica”, soprattutto perché è molto differente dalla struttura tradizionale coreana “hanok”. Anche per Giulia, l’architettura italiana è decisamente affascinante, in particolare, i balconi italiani sono una delle cose che più ammirava durante il suo viaggio.

Fun fact: potrebbe sembravi strano, però in Corea i balconi sono una cosa molto rara, difficilmente vedrete dei panni stesi come qui in Italia!

Veniamo ora ai tasti dolenti: per Jackson, i punti deboli dell’Italia sono sicuramente la corruzione dei politici e il tasso di disoccupazione. Per Olivia invece, ciò su cui l’Italia dovrebbe lavorare è l’efficienza dei servizi pubblici, specialmente delle poste (se ne sono accorti anche in Corea, aiuto). Cosa ne pensate? Hanno ragione?

Una delle risposte che più mi ha fatto riflettere è stata quella di Mary: “un paio di miei amici sono state vittime di razzismo da parte di alcuni italiani”. Per fortuna, tutti loro sono consapevoli del fatto che non bisogna far di tutta l’erba un fascio, però l’Italia rimane un Paese molto razzista alle volte!

I coreani sono soliti mangiare al ristorante italiano?

Dato che molti nominano il cibo quando pensano all’Italia, ho chiesto se in Corea vanno nei ristoranti italiani e tutti quanti hanno risposto con un bel “Sì”; Giulia aggiunge che per i coreani è una cosa molto comune andare a mangiare italiano e io ve lo confermo: in Corea potete trovare ristoranti italiani in ogni angolo e sono tutti molto validi, a Seoul c’è addirittura un ristorante siciliano chiamato “Ciuri Ciuri”.

E le celebrità italiane? Chi sono i nostri “rappresentanti”?

Alcuni hanno detto di non conoscere alcuna celebrità italiana, ma sono sicura che almeno una la conoscono: Alberto Mondi, come ci suggerisce Olivia, il quale pur non essendo famoso in Italia, è una delle celebrità straniere più conosciute in Corea! Chi è Alberto Mondi?

Alberto Mondi è un businessman e personaggio pubblico italiano che si esibisce e abita in Corea del sud ormai da un bel po’ di anni: è stato insignito nel 2016 dell’Ordine della Stella d’Italia, un’onorificenza che viene assegnata dal Presidente della Repubblica, su suggerimento del Ministro degli Esteri, a coloro che, italiani all’estero o stranieri, hanno svolto un ruolo chiave nel mantenimento e nello sviluppo dei rapporti di amicizia tra l’Italia e gli altri paesi e nella promozione dei legami con l’Italia.

Giulia ci dice invece che una delle poche celebrità italiane che conosce è Monica Bellucci, che lei stessa ammira per la sua bellezza (come darle torto).

Una delle risposte che mi ha fatto più sorridere è stata quella di Rachel, che ha detto di non conoscere celebrità italiane, tuttavia, la prima persona che le è venuta in mente per questa domanda è stata Leonardo da Vinci: dice di averlo studiato alle elementari e che, da quel momento, le è rimasto impresso per le sue straordinarie capacità di artista, architetto e scienziato!

Devo dire che, se i coreani conoscono molto bene il nostro cibo e la nostra cultura, purtroppo non se la cavano altrettanto bene in campo cinematografico: 4 su 5 affermano di non conoscere alcun film italiano. Jackson, tuttavia, dice di aver visto L’incredibile storia della repubblica delle rose, film italiano basato sulla storia vera di Giorgio Rosa. Voi lo conoscete? 

Viaggiando all’estero mi sono resa conto di quanto il nostro gesticolare sia apprezzato/deriso in tutto il mondo.

Non importa in quale parte del globo ci si trovi, perché esiste un gesto che è diventato, ormai, un biglietto da visita che ci rende riconoscibili ovunque e la Corea non rappresenta un’eccezione. Sapete qual è?

Esatto, è proprio lui!

Ho voluto quindi chiedere ai miei amici cosa ne pensassero del nostro continuo bisogno di gesticolare ogni volta che vogliamo esprimerci. E indovinate un po’? Tutti loro hanno detto che la trovano un’abitudine bella e molto caratteristica. Giulia in particolare dice che secondo lei noi italiani siamo molto sentimentali e il fatto di riuscire ad esprimere dei concetti tramite dei semplici gesti è un tratto estremamente interessante della nostra cultura.

Come avrete capito dalla risposte, l’Italia e gli italiani sono davvero ben voluti in Corea, ho voluto quindi fare LA domanda: usciresti mai con un italiano/italiana? Sarete felici di sapere che tutti e 5 hanno detto sì! Mary ci dice che siamo considerati molti belli/belle, ma che gli uomini italiani sono dei playboy, confermiamo?

Essere italiani è quasi sempre un punto di forza all’estero, siamo un popolo davvero amato: in Corea, come anche in altri Paesi (in America per esempio), essere italiani rappresenta un vero e proprio tratto distintivo. L’Italia ha molti difetti e ne siamo consapevoli tutti, ma una cosa è certa, il bagaglio culturale che ci accompagna ogni volta che varchiamo i confini nazionali ci tornerà sempre utile in una maniera o nell’altra!

Il fatto che persone come Olivia descrivano il loro viaggio in Italia come la più bella esperienza che abbiano mai vissuto ci deve rendere orgogliosi!

Dunque, se mai andrete in Corea, o in qualsiasi altra parte del mondo, siate sempre fieri della vostra italianità e mi raccomando, continuiamo a lottare affinché la pizza con l’ananas (particolarmente apprezzata in Corea) venga bandita da qualsiasi ristorante!

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#K-living: studiare in Corea

Finora abbiamo parlato di andare in Corea più che altro come turisti, ma ci si può andate anche per lavorare o studiare. Prendere un visto lavorativo potrebbe non essere proprio una passeggiata; tuttavia, ottenerne uno per studio è decisamente più semplice, vediamo un po’ come fare!

Essere studente in Corea può avere molte sfumature:

  • Studente di scambio;
  • Studente di lingua;
  • Studente regolare;

Studente di scambio: cos’è e come funziona

Essere uno studente di scambio è la via più diretta e meno complicata per andare a studiare in Corea: il requisito fondamentale è essere iscritto all’università ma dovete fare attenzione a distinguere tra exchange student e visiting student.

Per andare in Corea come exchange student la vostra università dovrà essere partner con un’università coreana. Come fare a saperlo?

Andate sulla pagina delle mobilità per studio del vostro Ateneo e date un’occhiata: quando sono partita io, ho semplicemente partecipato al bando “overseas” della mia università e vinto il posto in graduatoria. Che cos’è?

Si tratta di un tipo di accordo come quello per la mobilità Erasmus, con la piccola differenza che andate dall’altra parte del mondo.

Purtroppo, non esiste un finanziamento europeo per questo tipo di scambio; tuttavia, solitamente è l’università a mettere a disposizione delle borse di studio (nel mio caso un rimborso parziale delle spese).

Se, invece, nella vostra università non sono presenti accordi bilaterali potete comunque partire come visiting student: a differenza dell’exchange student, non dovrete fare l’application tramite la vostra università, ma tramite quella ospitante; inoltre, essere visiting student prevede il pagamento della tuition fee (retta), che per le università più prestigiose come la Yonsei, ammontano a 4000-5000 euro.

Per entrambe le modalità, essere studente di scambio vi permetterà di sostenere esami presenti nel vostro piano di studio in Corea trasferendo poi i crediti nella vostra università italiana: tenete presente che, solitamente, 6 CFU corrispondono a 3 crediti coreani.

Studente di lingua: cos’è e come funziona

Il secondo modo per studiare in Corea è essere uno studente di lingua. Più o meno tutte le università coreane offrono corsi di lingua, il cui prezzo solitamente si aggira sui 1200-1300 euro, che vi darà l’opportunità di ottenere un visto studentesco. Per cercarli vi basterà scrivere su Google “Korean language course” e poi l’università dove volete andare: di solito vi viene proposto un corso intensivo di 10 settimane suddiviso in 6 livelli.

Studente regolare: cos’è e come funziona

Terzo ed ultimo modo per andare in Corea a studiare: iscrivervi come studenti regolari. A differenza di molte università in altri Paesi, le università coreano hanno le stesse rette sia per gli studenti coreani, sia per gli studenti internazionali. Purtroppo, rispetto alle università italiane, quelle coreane hanno delle tasse molto più alte: per gli istituiti più prestigiosi il costo per un anno accademico è di circa 5000 euro per 4 anni (anziché 3 come in Italia).

Per iscriversi basterà seguire le procedure online che troverete su siti dei vari atenei coreani.

Come funzionano le borse di studio?

Il governo coreano mette a disposizione delle borse di studio tramite il programma KGSP che includono svariati benefit, tra cui l’esenzione totale dalle tasse, il rimborso del biglietto aereo, un contributo per le vostre spese quotidiane e molti altri.

Il programma prevede che prima dell’inizio del vostro corso di studio (sia graduate che undergraduate), venga svolto un anno di corso lingua coreana, a meno che non siate già in possesso del TOPIK5. I posti sono decisamente limitati, ogni anno vengo accettati circa 200 studenti undergraduate e circa 800-900 studenti graduate.

Chiaramente ci sono svariati requisiti da soddisfare, per una maggiore referenza vi lascio il link.

Come fare richiesta?

Vi sono due modi: tramite l’ambasciata o tramite l’università dove volete andare a studiare.

Tramite l’università avrete soltanto 1 possibilità e potrete scegliere 1 sola università, mentre tramite ambasciata potrete scegliere 3 università: con l’ambasciata sarete in competizione con i vostri connazionali, invece con l’università concorrerete con circa 70 paesi.

Per l’Italia solitamente vi sono 3 posti in ambasciata e 1 con l’università.

Quando scegliete l’embassy track o lo university track dovete valutare molto bene quali sono le vostre intenzioni. Se avete già in mente un’università in particolare vi consiglierei di scegliere lo university track spiegando bene le motivazioni che vi spingono a scegliere quell’università in particolare. Chi vi valuterà terrà in conto quello che voi state facendo per la Corea (partecipazione ad eventi, articoli inerenti la cultura coreana ecc.) e quello che la Corea potrà fare per voi (date largo spazio ai vostri piani futuri).

Parlare coreano non è necessario ai fini dell’application, ma di sicuro vi darà qualcosa in più rispetto ad un altro candidato, soprattutto per quanto riguarda l’embassy track, in quanto durante l’intervista potrete fare una bella impressione presentandovi in coreano. Se avete esperienze all’estero puntate molto su quello, perché è proprio sugli studenti che vivranno all’estero che il governo investe i propri soldi.

Come avrete notato ci sono diversi modi per studiare in Corea, scegliete quello che più fa per voi e non abbiate paura di buttarvi! Tenete però in conto che i metodi di insegnamento hanno uno stile molto “americano”, diverso dal classico esame a fine corso al quale siamo abituati in Italia e più rivolto alla scrittura di papers e essays.

Ultimo consiglio ma non meno importante: se andate come studenti di scambio, portarsi a casa un 30 sarà una passeggiata: è un dato di fatto che con gli studenti di scambio i professori siano molto “flessibili”, provare per credere e buona fortuna!

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K-book

#K-book: 4 libri per scoprire la letteratura coreana

Ed eccoci al secondo appuntamento con #K-book, la nostra rubrica dedicata agli autori coreani, in cui vi consigliamo alcune letture per portarvi alla scoperta di un panorama letterario che sta destando sempre più interesse. Dopo avervi parlato di “Pachinko – La moglie coreana”, il romanzo di Lee Min Jin che ha ispirato l’omonima serie in onda su Apple tv+ (a proposito, quanti di voi la stanno guardando?), oggi vi presentiamo quattro titoli che appartengono a generi ma soprattutto epoche storiche differenti. Dai racconti scritti tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo, alle fiabe tradizionali, dagli anni Sessanta fino ad arrivare alla Corea dei giorni nostri.

“I racconti di Ou” di Yu Mongin

Credits to Carocci Editore
  • Autore: Yu Mongin (유몽인)
  • Titolo originale e anno di pubblicazione: “Eou yadam”, (어우야담), XVII sec.
  • Edizione italiana: Traduzione di Antonietta L. Bruno, Carocci Editore, 2019

Yu Mongin è vissuto tra la seconda metà del 1500 e i primi decenni del secolo successivo. Noto anche come Ou, è a lui che si deve la tradizione del genere yadam, di cui fanno parte racconti su personaggi che affrontano determinati eventi storici. 

Sull’anno della pubblicazione non si hanno notizie certe. Il tema della raccolta, pubblicata come “I racconti di Ou” e tradotta da una versione uscita nel 1964, comprende le vicende legate ai conflitti sia sociali che politici avvenuti tra la fine del primo e l’inizio del secondo periodo Joseon, epoca in cui visse l’autore. Quest’opera è diventata un vero e proprio classico della letteratura coreana; una delle storie incluse nel volume ha ispirato il drama fantasy “The legend of the Blue Sea”, in cui una sirena si ritrova nella moderna Seoul.

“Fiabe e storie coreane” di Maurizio Riotto

Credits to Franco Muzzio Editore
  • Autore: Maurizio Riotto
  • Anno di pubblicazione: 2001
  • Edizione: Franco Muzzio Editore 

Le fiabe rappresentano una parte fondamentale della cultura di ogni Paese. Anche la Corea vanta una lunga tradizione di questi racconti legati al folklore: storie in cui si intrecciano la visione della famiglia, il legame con la natura e gli animali, la rigida struttura della società, l’aspetto spirituale legato ai culti sciamanistici. Questo volume, scritto da un grande orientalista, Maurizio Riotto, che insegna Storia della Corea e Culture Comparate alla Anyang University, raccoglie molte fiabe mai che finora non erano ancora state tradotte in italiano: è un testo di grande interesse sia per chi vuole avvicinarsi alla cultura e alla letteratura coreane, sia per chi invece conosce già molti autori classici e contemporanei. È un libro unico, che aiuta a conoscere e comprendere il substrato su cui si è sviluppata, nel corso dei secoli, la tradizione letteraria della Corea del Sud. 

“L’infinito mare dei vent’anni” di Hwang Seok-yeong

Credits to O barra O edizioni
  • Autore: Hwang Seok-yeong (황석영)
  • Titolo originale e anno di pubblicazione: “Gaebapbaragibyeol” (개밥바라기별), 2008
  • Edizione italiana: traduzione di Andrea De Benedittis, O barra O edizioni, 2021

“L’infinito mare dei vent’anni” procede per giustapposizioni di ricordi, attraverso una serie di flashback che riguardano sia la vita di Chun che dei suoi amici. Siamo in Corea del Sud durante gli anni Sessanta, e al protagonista di questo romanzo spettano due giorni di congedo prima di partire per il Vietnam. Chun sa che potrebbe perdere la vita durante il conflitto, sa che le vere ragioni per cui combatterà sono molto diverse da quelle propagandate dagli americani, si interroga sulla vita e su se stesso, alla ricerca di un senso. Un romanzo di formazione in cui ogni racconto e ogni riflessione sono di grande realismo, e in cui le voci dei diversi personaggi costruiscono un’unica trama che lascia emergere le contraddizioni della società sudcoreana dell’epoca.

Il libro è ispirato alla storia personale dell’autore, che ha combattuto in Vietnam nel corpo di spedizione a supporto delle truppe americane.

“Prenditi cura di lei” di Shin Kyung-sook

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Credits to Neri Pozza
  • Autore: Shin Kyung-sook (신경숙)
  • Titolo originale e anno di pubblicazione: “Eommareul Butakhae” (엄마를 부탁해), 2008
  • Edizione italiana: traduzione dall’inglese di Vincenzo Mingiardi, Neri Pozza, 2011

“Prenditi cura di lei” è un romanzo che parla della famiglia, soprattutto del rapporto tra madre e figlia, attraverso una vicenda in cui veniamo immersi fin dal primo istante di lettura. Il libro, infatti, inizia quando l’evento cruciale della narrazione è già accaduto: Park So-nyo, una donna di quasi settant’anni, è scomparsa in mezzo alla folla dell’ora di punta in una stazione della metropolitana. Suo marito, che l’ha accompagnata a Seoul per fare visita ai due figli, all’improvviso non l’ha più vista accanto a sé e non ha modo di rintracciarla. Mentre nessuno di loro sa cosa fare per ritrovare So-nyo, tutti quanti iniziano a ripercorrere la vita familiare e il rapporto con lei. I due figli, nelle prime parti del romanzo, poi il marito, per lasciare spazio, nel finale, proprio alla voce della donna. 

Un libro toccante e affatto banale, che esplora le sfaccettature del ruolo ricoperto dalla donna e del suo spirito di sacrificio, ma analizza anche i rapporti tra genitori e figli, tra moglie e marito, alla ricerca delle verità nascoste, di tutto ciò che non sappiamo delle persone, neppure quando abbiamo condiviso con loro tutta la vita.

Speriamo che i nostri consigli di lettura vi siano piaciuti. Fateci sapere se avete letto qualcuno di questi libri e quali sono i vostri preferiti. Al prossimo appuntamento con #K-book!

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K-Travel Korea

#K-living: quanto costa vivere a Seoul?

Ami la Corea del Sud e vorresti visitarla, ma ti preoccupa quanto potrebbe venire a costarti? Questo articolo fa proprio al caso tuo!

Se stai pianificando un viaggio in Corea, che sia di piacere, studio o lavoro, ci sono un paio di cose che forse ti sarà utile sapere.

Dove alloggiare?

Per prima cosa, avrai sicuramente bisogno di un alloggio. Se viaggi in gruppo, Airbnb è sicuramente la soluzione migliore! Per poco più di 50€-60€ (in totale) a notte, potete trovare un appartamento nelle zone più popolari della città, come per esempio Hongdae o Itaewon. Se volete invece soggiornare nei quartieri più esclusivi di Seoul, come Gangnam e Seocho, i prezzi variano dagli 80€ ai 100€ a notte.

Ai viaggiatori solitari consiglierei di utilizzare Booking o Agodà, dove il prezzo medio per una stanza di un 3 stelle si aggira intorno ai 30€.

Se decidete di scegliere un hotel, ricordate che le formule “mezza pensione” o “pensione completa” non esistono e la colazione non è detto sia inclusa nel prezzo.

Se siete studenti o lavoratori ed avete bisogno di un alloggio per un periodo prolungato, la soluzione più vantaggiosa è quella della “sharehouse”. Per evitare di pagare un deposito eccessivo, potete affidarvi ad Airbnb o ai vari gruppi Housing su Kakao, come per esempio “Housing in Korea”. Il prezzo medio di una camera doppia varia dai 250€ ai 350€ mensili, mentre una singola intorno ai 400€.

Se volete solamente un letto e un tetto sopra testa, la soluzione più budget-friendly è quella della “guesthouse”, nelle quali vi verrà offerto un letto in dormitorio per un prezzo di circa 10€ a testa: se siete studenti e dunque il vostro soggiorno sarà di più mesi, alcune guesthouse potrebbero proporvi di lavorare per loro in cambio di vitto e alloggio gratuito.

Come comunicare?

Trovato l’alloggio, una delle prime cose alle quali pensare appena arrivati è un piano telefonico, infatti che siate studenti, turisti o lavoratori avere una sim coreana faciliterà di molto la vostra permanenza: purtroppo, in Corea le tariffe telefoniche sono molto più costose di quanto lo siano in Italia, infatti i piani più vantaggiosi si aggirano intorno ai 25-30€ mensili.

Tenete a mente che per alcune offerte vi servirà l’ARC (alien registration card) che vi verrà data solo se il vostro soggiorno sarà maggiore di 90 giorni: proprio per questo motivo chiedete sempre che vi vengano proposte offerte per le quali basta solo il passaporto.

Piccolo consiglio, non fate la sim in aereporto, prezzi eccessivi e poco vantaggiosi!

Come spostarsi?

In Corea non esistono gli abbonamenti mensili, tutti quanti utilizzano la T-money card. Che cos’è?

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Si tratta di una carta ricaricabile disponibile in ogni convenient store al prezzo di circa 8€: non essendoci un abbonamento per i mezzi di trasporto, se dovete fare 2-3 spostamenti durante la giornata, in un mese andrete a spendere più o meno 100€, tuttavia questa carta potete utilizzarla in qualsiasi paese o città della Corea e anche per pagare nei convenient store.

Piccolo consiglio, portatevi sempre dei contanti perché è l’unico metodo di pagamento accettato per ricaricare la carta!

Cosa mangiare?

Ultimo punto, ma decisamente non meno importante, il cibo. Fare la spesa in Corea è conveniente? Purtroppo, la risposta è no: i prezzi di frutta e verdura raggiungono livelli spropositati, pensate che una confezione di pomodori può venirvi a costare anche 6-7€ e un’anguria 20€! Proprio per questo motivo, vi consiglio di andare negli alimentari locali (마트), più piccoli rispetto alle grandi catene, ma molto più convenienti. Per frutta e verdura potete anche andare nei mercati (시장), prezzi onesti e qualità buona.

Se fare la spesa in Corea è costoso, mangiare fuori decisamente non lo è, infatti il cibo coreano è davvero economico: tteokbokki 3.50€, gimbap 3€, noodles 5€, bibimbap 6€, mandu 2.50€, BBQ 12€ e così via.

Una soluzione davvero budget-friendly è quella dei convenient store, infatti in alcuni CVS, solitamente quelli un po’ più grandi, sono presenti i tavolini e, dopo aver acquistato ciò che volete mangiare, potete gustarvelo direttamente nel negozio: con 2-3€ potete avere noodles istantanei, gimbap, insalate, sandwich, riso, patate e molto altro, il tutto comodamente scaldabile nei microonde messi a disposizione dagli store.

Se vi stufate del cibo coreano, potete tranquillamente trovare ristoranti occidentali ovunque: il cibo italiano chiaramente costa molto di più, tuttavia ai nostalgici farà di sicuro piacere sapere che per 7€ potranno gustarsi una buona pizza napoletana (#italianapproved) proprio nel cuore di Hongdae.

In generale, il cibo occidentale vi verrà a costare di più di quello coreano, ma solitamente con meno di 15€ riuscirete sempre a cavarvela.

Le app di delivery possono essere molto convenienti alle volte, ma per utilizzarle vi servirà l’ARC, dunque, se pianificate una visita per solo turismo, purtroppo non potrete usufruire di questo servizio: l’unica app utilizzabile senza ARC è “Shuttle”, tuttavia rispetto agli altri sistemi di delivery ha una scelta decisamente limitata, è disponibile solo a Seoul e nemmeno in tutti i distretti.

Se volete fare i famosi “cafè tour” tenete a mente che minimo 10 euro li spenderete: qualsiasi bevanda che non sia un americano solitamente costa 4-5€, una fetta di torta all’incirca 5€, un croffle 8€, i fluffly pancake 7-8€ e così via.

Piccolo consiglio, i caffè sono carini, ma la qualità dei dolci spesso non vale il prezzo pagato, piuttosto spendete gli stessi soldi per qualche attività particolare in città!

Come pagare?

Per quanto riguarda i metodi di pagamento, in Corea accettano ovunque le carte di credito e le carte prepagate, ma solo i circuiti Visa e Mastercard funzionano. Aprire un conto bancario non è assolutamente necessario per visite di breve periodo.

Vi consiglio di evitare grandi somme di contanti, essendo davvero poco utilizzati, però ricordatevi di averne sempre un po’ con voi nel caso (poco probabile) che la vostra carta non funzioni.

Vivere in Corea, in particolare a Seoul, non è eccessivamente costoso, ma se avete un budget è fondamentale darsi delle priorità!

Se, come noi, avete dovuto posticipare di nuovo il vostro viaggio in Corea del Sud ma avete proprio voglia di sentirne l’atmosfera, vi consigliamo di dare un’occhiata alla nostra Guida alla Corea, gestita e aggiornata costantemente dal team di Mondocoreano, e vedere dove potete trovare “la Corea più vicina a voi”!

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K-Music K-Pop Korea

K-Pop: una storia tutta da raccontare

Per Kpop si intende quel genere musicale nato in Corea del Sud che al giorno d’oggi conta migliaia di canzoni pop coreane nel panorama musicale globale.

Ma se oggi sono milioni i fan di questo genere e di quegli artisti che ne danno vita, vi siete mai chiesti da dove sia nato il Kpop?

1992: Taiji and Boys

Una risposta precisa è difficile da trovare, ma l’inizio della popolarità che ha ottenuto il genere in questi ultimi anni si poteva già intuire dalla reazione che ha avuto il pubblico coreano all’uscita di “I Know”, prima hit del gruppo coreano “Seo Taiji and Boys” nel 1992. 

Il trio, formato da Seo Taiji, Yang Hyun-suk e Lee Juno, è considerato da molti il primo gruppo che ha permesso alla musica coreana, prima molto influenzata da folk e ballate americane e giapponesi, di avvicinarsi al mondo occidentale e farlo suo, fondendo ai testi coreani la colorazione sonora e il sound moderno che avevano le canzoni pop americane. 

E fu così che il trot per la prima volta venne eclissato da queste canzoni dal ritmo accattivante, e da cantanti che non solo preparavano i loro testi, ma sapevano anche esibire delle vere e proprie coreografie.

Era chiaro che ormai da lì a pochi anni l’industria non avrebbe potuto far altro che crescere. 

Fu così che alla fine degli anni 90’ nacquero le prime 3 grandi agenzie per idol (SM Entertainment, YG Entertainment e JYP Entertainment) e con loro i primi gruppi kpop.

Gli idol venivano istruiti in modo da eccellere nel canto, nel ballo e in ogni altra attività servisse loro per diventare i migliori nel mondo dello spettacolo. 

Nel 1996 la SM Entertainment (o SM Town) fece debuttare la sua prima boy band, gli H.O.T., un gruppo maschile che viene considerato la prima idol-band della storia.

Seguirono il loro successo diversi altri gruppi, sia maschili che femminili, così come solisti o gruppi composti sia da ragazzi che da ragazze. 

Il successo che dimostrarono conseguire questi nuovi “idol” portò le agenzie a non accontentarsi dei proprio artisti, ma di formare sempre più gruppi sperimentandone la formazione, nella continua ricerca di renderli sempre più unici. Questo sistema è in atto tuttora oggi e, nonostante sia spesso criticato per le troppe restrizioni che prevede per i giovani cantanti, rimane la chiave di successo degli artisti kpop. Fortunatamente, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambio di rotta di molte agenzie che concedono ai propri artisti più libertà di espressione e di creare i contenuti in modo autonomo, senza sottostare alle severissime regole che l’industria prevedeva nel suo periodo iniziale.

In genere, la storia del kpop così come gli artisti che ne fanno parte, vengono divisi in 4 generazioni che aiutano a distinguere le varie fasi che ha passato questo fenomeno.

Le generazioni

  • Prima generazione: parte con il debutto degli H.O.T e si evolve attorno al mondo pop e hip-hop. Altri gruppi che ne hanno fatto parte sono gli Shinwa, i S.E.S, gli Sech Kies, i Turbo, i G.O.D…
  • Seconda generazione: inizia nel 2003 ed è qui che si fanno strada gruppi come i BigBang, le Wonder Girls, i Super Junior, le Girls’ Generation, gli SHINee, le 2NE1, i TVXQ e i BoA. La ricerca nello stile e nell’immagine del gruppo diventa più attenta e si iniziano sfruttare i social per pubblicizzare gli artisti.
  • Terza generazione: inizia nel 2011 e si dice finisca nel 2018, anche se per alcuni questa fase non si è mai conclusa. Questa è la generazione che segna davvero un cambio di direzione e mostra come il kpop sia ufficialmente pronto a cambiare il mondo della musica non solo coreana, ma internazionale. Le agenzie e gli idol sperimentano e osano molto di più rispettano a prima, non cadendo nel convenzionale e superando le barriere culturali che ci potevano essere un tempo. Questo periodo vede la nascita di artisti come i BTS, gli EXO, le Blackpink, le Twice, i SEVENTEEN, i GOT7, i Monsta X, gli iKON, le Red Velvet…
  • Quarta generazione: dal 2018 ad oggi, i gruppi che sono nati in questi anni sono stati capaci di farsi strada in tempi sempre più ridotti e a diventare già protagonisti della scena musicale coreana. Alcuni dei gruppi più influenti sono gli Stray Kids, gli ATEEZ, gli NCT, i TXT, i THE BOYZ, le IZ*ONE e i TREASURE. La musica è sempre più variegata così come i gruppi stessi, dimostrazione di un genere che si rinnova in continuazione e che riesce sempre a superarsi di anno in anno. 

E la storia del kpop ovviamente non finisce qui. 

Chi l’avrebbe mai detto che solo dopo 20 anni il kpop sarebbe diventato un fenomeno tanto importante a livello mondiale?

Anche chi non ha mai ascoltato la musica coreana, infatti, avrà sentito almeno una volta la famosa “Gangnam Style” di PSY, prima canzone e primo video a superare un miliardo di visualizzazioni su YouTube, o sentito parlare delle star più famose al momento, i mitici BTS!

Il mondo della musica così come quello del cinema e dell’intrattenimento hanno permesso alla Corea di farsi conoscere a livello internazionale come mai era successo prima d’ora, attirando turisti e visitatori da ogni parte del mondo che desiderano scoprire di più non solo sugli artisti che tanto ammirano, ma anche sulla cultura e quello che il Paese ha da offrire al mondo.

Sicurante c’è chi lo ama e chi lo odia, ma il kpop è l’ennesima dimostrazione che la musica non ha bisogno di una lingua comune per essere compresa, perché la musica è già una lingua universale di per sè.

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K-Culture Korea

Perché la Corea del Sud diventerà una delle mete più gettonate del Post-Covid?

Dal film Premio Oscar “Parasite” al video musicale K-Pop più visto su YouTube “Gangnam Style“, negli ultimi anni sembra che la Corea del Sud stia prendendo sempre più piede in tutto il mondo. Ebbene sì, se pensate che sia solo tecnologia e automobili, vi sbagliate. 

A partire dagli anni 2000, si è diffuso un fenomeno chiamato Hallyu (한류) o anche detto “Korean Wave” che consiste nell’ondata di popolarità globale che ha ricevuto la Corea del Sud a 360°, grazie all’industria dell’intrattenimento. Negli ultimi anni, quest’ondata, ha iniziato a travolgere non solo i paesi asiatici, ma tutto il mondo, arrivando fino agli Stati Uniti, dove gli attori e i gruppi K-Pop sono sempre più richiesti dalla televisione americana, arrivando a pagare cifre esorbitanti.

Ma come sono riusciti, a conquistare quest’impero?Dall’inizio del fenomeno, il governo coreano ha cercato fin da subito di alimentarlo il più possibile, attraverso varie strategie. Basta pensare al programma globale di Reporter Onorari per Korea.net, dove migliaia di volontari in giro per il mondo, appassionati della cultura coreana scrivono settimanalmente decine di articoli in varie lingue per diffondere ogni sfumatura della Corea del Sud, all’estero. Inoltre, il governo sostiene le agenzie di intrattenimento e le nuove Start-Up promettenti attraverso dei finanziamenti.Non solo dalla Corea del Sud, ma anche dall’estero arrivano i sostegni: Netflix, dopo i grandi successi che hanno avuto i K-Drama (serie tv coreane) sulla sua piattaforma, all’evento online di Netflix “See What’s Next: Korea”, ha annunciato che spenderà mezzo miliardo di dollari per espandere la sua lista di film e spettacoli originali coreani, per quest’anno. 

Una delle particolarità dei Drama coreani è la lingua originale: solo pochi, dei tantissimi di contenuti presenti sui cataloghi di varie piattaforme online, sono stati doppiati in lingua italiana, quindi, gli spettatori non hanno altra scelta che godersi la visione, ascoltando ore e ore di lingua coreana… sarà per questo che l’Istituto Culturale Coreano di Roma, nell’ultimo anno, ha dovuto quadruplicare la disponibilità di corsi di lingua, grazie alle centinaia di richieste?

Nel campo del K-Pop, i vincitori indiscussi, con più di 114 milioni di fan presenti solo nell’ultimo concerto online, sono i BTS(Bangtan Sonyeondan): sette ragazzi che stanno rivoluzionando il mondo pop, più in particolare il K-Pop, tipicamente coreano. Attualmente, i BTS collezionano sette Guinness dei Primati e con il singolo “Dynamite” hanno raggiunto la vetta delle classifiche di più di 104 paesi su iTunes, nella prima settimana. Ma quanto sono importanti i BTS in questa “ondata di popolarità“? Per comprenderlo più a fondo bisogna sapere che il Presidente Moon Jae-In ha affermato in un discorso al pubblico che il gruppo, premiato nel 2018 da lui stesso con dei meriti culturali, può posticipare il servizio militare anche dopo i 30 anni. Tutto ciò ha portato a non poche polemiche tra la popolazione coreana. Infatti, in Corea del Sud, gli uomini sono tenuti a servire il paese, arruolandosi non oltre i 28 anni.

https://www.youtube.com/watch?v=BflFNMl_UWY

Grazie all’introduzione dei Social Media, questo fenomeno senza sosta sta continuando a dilagarsi globalmente senza dare nessun cenno di cedimento, anzi: dal 2007 è arrivata l’Hallyu 2.0, che definisce la “nuova” ondata di popolarità coreana. Con la rapidità e la fruibilità del web è diventata estremamente breve la distanza tra noi e il paese coreano, nonostante la reale lontananza. Tutto questo ha portato anche a un reale interesse da parte dei fan dell’intrattenimento coreano nello scoprire quale sia la loro cultura, il loro modo di vivere, le loro tradizioni, che per ora hanno solo scoperto e “vissuto” tramite uno schermo. Non ci resta quindi che aspettare tempi migliori per poter andare a vedere da vicino quello che stiamo scoprendo a 9.011 km di distanza. 

 

A cura di Rachel Sonnino