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Essere donna in Corea

In questo articolo parleremo di cosa significa essere donna nella società coreana moderna.

Prima però, faremo un piccolo passo indietro per capire qual è stato il duro percorso che le donne hanno dovuto affrontare per guadagnarsi il rispetto in una società così complessa.

Contesto storico e sviluppo

Come in altri Paesi asiatici, la figura femminile ha raggiunto uno status sociale rilevante solamente nell’ultimo secolo.

Prima della nascita della Repubblica di Corea, a causa della forte influenza della cultura cinese, la figura femminile era sottoposta alle regole della pietà filiale (孝 xiào in cinese, 효 in coreano).

Si tratta di un concetto dal carattere prettamente confuciano e che racchiude in sé la virtù del rispetto verso i genitori, gli anziani e gli antenati: in particolare, le donne nascevano seguendo gli ordini del padre, dei mariti e infine quello dei figli

A partire dal XIX secolo la situazione inizia a cambiare. Durante questo periodo furono introdotte scuole moderne, principalmente da missionari cristiani occidentali. Alcune di queste scuole sono state fondate con l’obiettivo specifico di educare le donne. Coloro che ebbero la fortuna di avere accesso all’istruzione, iniziarono a dedicarsi alle arti, all’insegnamento e all’educazione religiosa diffondendo un messaggio forte e chiaro in tutto il Paese. Queste stesse donne presero anche parte al movimento per l’indipendenza contro l’occupazione giapponese dimostrando vigore, determinazione e coraggio al pari degli uomini.

Le donne coreane oggi sono attivamente impegnate in un’ampia varietà di campi, tra cui istruzione, medicina, ingegneria, arti, diritto, letteratura e sport, dando così un contributo significativo alla società.

Nonostante però gli enormi passi avanti fatti nel corso degli anni, le donne sono ancora fortemente sottoposte ad una spietata pressione sociale: canoni estetici impossibili, matrimonio e forti discriminazioni in campo lavorativo.

Gap salariale

Il divario salariale di genere in Corea del Sud toccava il 31,5% nel 2020.

La classifica dell’OCSE vede gli Stati Uniti con la percentuale al 17,7%, seguiti da Regno Unito (12,3%), Cile (8,6%), Svezia (7,4%) e Nuova Zelanda (4,6%).

Solo quattro, inclusa la Corea del Sud, dei 38 membri hanno raggiuto più del 20% negli ultimi anni: il Paese è stato inoltre l’unico membro con una cifra superiore al 30%. 

Canoni estetici

Essere donna in Corea significa subire la costante pressione della campagna mediatica della “bellezza”.

Social media, cartelloni pubblicitari, cliniche estetiche e molto altro ricordano alle donne, e alle ragazze in particolare, quanto non siano “perfette” e che solo tramite l’aiuto dei trattamenti possano essere davvero considerate belle.

Essere presentabili è considerato un vero e proprio segno di rispetto. Se state pensando che sia tutto legato agli idol e al mondo dello spettacolo vi state sbagliando. Avete mai notato un’assistente di volo?

Il personale di volo di compagnie aeree come Korean Air o Asiana deve superare una selezione a dir poco spietata: la bellezza è tutto! Gran parte degli assistenti di volo è donna e come nella maggior parte dei lavori in Corea il fattore estetico è determinante nella scelta dei dipendenti.

Matrimonio e maternità

Se sei donna, stai per compiere i trent’anni e non sei ancora sposata in molti ti considereranno un “fallimento”.

Negli ultimi anni però, il movimento femminista coreano si è fatto sentire: persone come Baeck Ha-na, che durante la settimana ha un normale lavoro d’ufficio, mentre nei fine settimana è una star di YouTube, promuovono la “live-alone life“.

Baeck si oppone all’essere marchiata con il termine “mi-hon” (nubile). Lei, come molte altre donne, fa parte di un gruppo crescente e determinato che rifiuta il matrimonio e la maternità.

Tali decisioni sono considerate dannose per le difficoltà demografiche ed economiche del governo poiché il Paese deve affrontare uno dei tassi di natalità più bassi del mondo e una carenza di fondi pensione. Il fattore natalità è uno dei motivi che hanno spinto alla creazione dei movimenti “anti-femministi”.

Molti uomini non vedono il femminismo come una lotta per l’uguaglianza, ma come una forma di discriminazione alla rovescia, un movimento per togliere loro il lavoro e le opportunità. Affermano di non voler soffocare i diritti delle donne, ma semplicemente di amplificare le voci degli uomini (…ridiamo per non piangere).

Camminare da sole? Si può

Se sul lato sociale i diritti delle donne hanno ancora un lungo e tortuoso percorso, in termini di sicurezza, la Corea, come altri Paesi asiatici, può solo insegnare. Durante il mio periodo si studio a Seoul, camminando per strada da SOLA la NOTTE, non mi sono mai sentita così tranquilla. Ogni angolo di ogni strada e vicolo è tappezzato di telecamere, nessuno ti tocca, fischia or urla cose indecenti.

CARA ITALIA, PRENDI APPUNTI!

La Corea del Sud, come tante economie che si sono sviluppate in un arco temporale molto breve hanno dato la priorità allo sviluppo economico, trascurando le politiche sociali, ovvero, il fondamento che sta alla base di un Paese solido e prospero.

Essere donne in Corea rappresenta una continua sfida alle tradizioni, ai pregiudizi e alle discriminazioni, ma come succede in molti altri luoghi nel mondo, le nuove generazioni di giovani donne lottano affinché la loro indipendenza sia riconosciuta come un fattore positivo e non come una minaccia.

Fonti: https://hrmasia.com/south-koreas-gender-pay-gap-highest-in-oecd/

Grafica di copertina originale di Mondo coreano, Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

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