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Essere donna in Corea

In questo articolo parleremo di cosa significa essere donna nella società coreana moderna.

Prima però, faremo un piccolo passo indietro per capire qual è stato il duro percorso che le donne hanno dovuto affrontare per guadagnarsi il rispetto in una società così complessa.

Contesto storico e sviluppo

Come in altri Paesi asiatici, la figura femminile ha raggiunto uno status sociale rilevante solamente nell’ultimo secolo.

Prima della nascita della Repubblica di Corea, a causa della forte influenza della cultura cinese, la figura femminile era sottoposta alle regole della pietà filiale (孝 xiào in cinese, 효 in coreano).

Si tratta di un concetto dal carattere prettamente confuciano e che racchiude in sé la virtù del rispetto verso i genitori, gli anziani e gli antenati: in particolare, le donne nascevano seguendo gli ordini del padre, dei mariti e infine quello dei figli

A partire dal XIX secolo la situazione inizia a cambiare. Durante questo periodo furono introdotte scuole moderne, principalmente da missionari cristiani occidentali. Alcune di queste scuole sono state fondate con l’obiettivo specifico di educare le donne. Coloro che ebbero la fortuna di avere accesso all’istruzione, iniziarono a dedicarsi alle arti, all’insegnamento e all’educazione religiosa diffondendo un messaggio forte e chiaro in tutto il Paese. Queste stesse donne presero anche parte al movimento per l’indipendenza contro l’occupazione giapponese dimostrando vigore, determinazione e coraggio al pari degli uomini.

Le donne coreane oggi sono attivamente impegnate in un’ampia varietà di campi, tra cui istruzione, medicina, ingegneria, arti, diritto, letteratura e sport, dando così un contributo significativo alla società.

Nonostante però gli enormi passi avanti fatti nel corso degli anni, le donne sono ancora fortemente sottoposte ad una spietata pressione sociale: canoni estetici impossibili, matrimonio e forti discriminazioni in campo lavorativo.

Gap salariale

Il divario salariale di genere in Corea del Sud toccava il 31,5% nel 2020.

La classifica dell’OCSE vede gli Stati Uniti con la percentuale al 17,7%, seguiti da Regno Unito (12,3%), Cile (8,6%), Svezia (7,4%) e Nuova Zelanda (4,6%).

Solo quattro, inclusa la Corea del Sud, dei 38 membri hanno raggiuto più del 20% negli ultimi anni: il Paese è stato inoltre l’unico membro con una cifra superiore al 30%. 

Canoni estetici

Essere donna in Corea significa subire la costante pressione della campagna mediatica della “bellezza”.

Social media, cartelloni pubblicitari, cliniche estetiche e molto altro ricordano alle donne, e alle ragazze in particolare, quanto non siano “perfette” e che solo tramite l’aiuto dei trattamenti possano essere davvero considerate belle.

Essere presentabili è considerato un vero e proprio segno di rispetto. Se state pensando che sia tutto legato agli idol e al mondo dello spettacolo vi state sbagliando. Avete mai notato un’assistente di volo?

Il personale di volo di compagnie aeree come Korean Air o Asiana deve superare una selezione a dir poco spietata: la bellezza è tutto! Gran parte degli assistenti di volo è donna e come nella maggior parte dei lavori in Corea il fattore estetico è determinante nella scelta dei dipendenti.

Matrimonio e maternità

Se sei donna, stai per compiere i trent’anni e non sei ancora sposata in molti ti considereranno un “fallimento”.

Negli ultimi anni però, il movimento femminista coreano si è fatto sentire: persone come Baeck Ha-na, che durante la settimana ha un normale lavoro d’ufficio, mentre nei fine settimana è una star di YouTube, promuovono la “live-alone life“.

Baeck si oppone all’essere marchiata con il termine “mi-hon” (nubile). Lei, come molte altre donne, fa parte di un gruppo crescente e determinato che rifiuta il matrimonio e la maternità.

Tali decisioni sono considerate dannose per le difficoltà demografiche ed economiche del governo poiché il Paese deve affrontare uno dei tassi di natalità più bassi del mondo e una carenza di fondi pensione. Il fattore natalità è uno dei motivi che hanno spinto alla creazione dei movimenti “anti-femministi”.

Molti uomini non vedono il femminismo come una lotta per l’uguaglianza, ma come una forma di discriminazione alla rovescia, un movimento per togliere loro il lavoro e le opportunità. Affermano di non voler soffocare i diritti delle donne, ma semplicemente di amplificare le voci degli uomini (…ridiamo per non piangere).

Camminare da sole? Si può

Se sul lato sociale i diritti delle donne hanno ancora un lungo e tortuoso percorso, in termini di sicurezza, la Corea, come altri Paesi asiatici, può solo insegnare. Durante il mio periodo si studio a Seoul, camminando per strada da SOLA la NOTTE, non mi sono mai sentita così tranquilla. Ogni angolo di ogni strada e vicolo è tappezzato di telecamere, nessuno ti tocca, fischia or urla cose indecenti.

CARA ITALIA, PRENDI APPUNTI!

La Corea del Sud, come tante economie che si sono sviluppate in un arco temporale molto breve hanno dato la priorità allo sviluppo economico, trascurando le politiche sociali, ovvero, il fondamento che sta alla base di un Paese solido e prospero.

Essere donne in Corea rappresenta una continua sfida alle tradizioni, ai pregiudizi e alle discriminazioni, ma come succede in molti altri luoghi nel mondo, le nuove generazioni di giovani donne lottano affinché la loro indipendenza sia riconosciuta come un fattore positivo e non come una minaccia.

Fonti: https://hrmasia.com/south-koreas-gender-pay-gap-highest-in-oecd/

Grafica di copertina originale di Mondo coreano, Foto di StartupStockPhotos da Pixabay

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Momento no? Comfort drama 2.0

Mondo Coreano ritorna con la famosissima serie di k-drama che ci aiutano a superare i nostri momenti di sconforto. Un secondo episodio con le nuove uscite del momento e i drama più comfort del 2022!

P.S. : se non avete letto il primo “episodio” di questa serie vi consigliamo di farlo, perchè questo articolo potrebbe contenere spoiler su alcuni drama che vi consigliamo nell’articolo precedente!

Siete pronti? Iniziamo!

Indice:

YUMI’S CELLS 2

Dopo aver concluso a pieni voti la prima stagione, Yumi’s Cells è tornata con una seconda stagione che ti farà amare ancora una volta questa serie.

Le parole chiave sono: amore, comicità e animazione.

La serie, prodotta dall’emittente televisiva TvN, nella seconda stagione così come nella prima, segue la storia dell’impiegata Kim Yumi, la quale dopo anni da single a causa di una relazione fallita, aveva scelto di aprire nuovamente il suo cuore allo sviluppatore di giochi Goo Woong (Ahn Bo-hyun): tra di loro, però, le cose non vanno tutte rose e fiori, dovuto principalmente alle diversità evidenti nei loro caratteri, l’uno troppo riservato, l’altra incapace di trovare un modo per permettere al partner di capire i suoi bisogni e emozioni, e al termine della prima stagione decideranno di porre fine alla loro relazione e di proseguire separatamente con le loro vite.

La nuova stagione si concentra inizialmente sul percorso di cura di Yumi dopo la rottura con Woong, che le consentirà di riparare nuovamente il suo cure spezzato: però l’amore non ha pazienza e, come diceva Ted Mosby in How I met your mother, “l’amore è questione di tempismo” e presto Yumi si troverà un’altra volta coinvolta in un “affaire amoroso” con un personaggio che abbiamo già incontrati durante la prima stagione.

Di facile intuizione per chi ha visto la prima stagione (anche grazie ai gusti in fatto di uomini della protagonista, che per ora non ci hanno deluso), sto parlando proprio del suo collega di lavoro Yoo Ba-bi (Jinyoung – GOT7): Yoo Ba-bi, il collega d’ufficio e rappresentate del team di marketing, tanto temuto da Woong durante la prima stagione poiché dimostrava in modo velato di essere interessato a Yumi, durante questa stagione si dichiarerà alla protagonista.

Yoo Ba-bi è un uomo dolce ed educato, conosce esattamente i gusti di Yumi, la incoraggia, condivide i suoi stessi interessi e hobbies come quello per i romanzi o per la corsa o addirittura condividono gli stessi gusti musicali! Ba-bi è in definitiva il ragazzo che tutte vorremo. Bello, intelligente divertente e con infinte qualità a suo favore. Ma Yumi la penserà così?

Yumi, dopo aver scoperto che Ba-bi è interessato romanticamente a lei, però, non è ancora pronta ad avere una relazione dopo la rottura e decide di rifiutare i sentimenti di Ba-bi e inizia ad essere distaccata nei suoi confronti. Cosa succederà a questo punto tra i due? Cosa farà cambiare idea a Yumi?

La sceneggiatura mostra allo spettatore i soliti cliché romantici, ma con un tocco innovativo e per niente noioso grazie all’intervento delle simpaticissime cellule!

Il racconto della storia in Yumi in questa stagione ci mostra la crescita di ogni personaggio ed è molto più dinamico rispetto alla prima. Ci saranno infatti un sacco di cambiamenti e decisioni importanti da prendere per la nostra protagonista!

Oltre al cast principale e alla loro schiera di adorabili cellule doppiate da nomi di spicco dell’industria dell’intrattenimento coreana, durante questa stagione incontrerai nuovi volti che avranno un ruolo decisivo nella dinamica della storia:

l’attrice Shin Ye-eun Interpreterà il personaggio Yoo Da-eun, conoscente di Yoo Ba-bi o lo strambo personaggio di Pyo Ji-hoon (aka Block B’s PO) che nella seconda stagione interpreta il ruolo di Control Z .

Una chicca di questa stagione? sicuramente i numerosi riferimenti ai veri lavori dei protagonisti (attrice e idol), che solo i veri intenditori di k-drama e k-pop possono cogliere: da scene che ricordano i GOT7 a fan club creati dalle cellule di Yumi dei vari attori con i quali la protagonista ha lavorato.

Come già dicevamo per la recensione della prima stagione, questo è un drama IMPERDIBILE, uno dei migliori prodotti in questi anni se parliamo comedy. Cosa aspetti? Corri a guardarlo su Viki, Dramacool o RamaOrientalfansub!

Soundtrack #1

Non avete tempo di guardare la solita serie da molti episodi? Soundtrack#1 è il drama che fa per voi!

Miniserie prodotta da Disney+ Soundrak#1 è un drama che, in soli 4 episodi da 45 minuti l’uno, ti scalderà il cuore grazie alla sua bellissima storia di amicizia e romanticismo: questo è un prodotto breve ma efficace che sfrutta al massimo il tempo limitato sullo schermo per lasciarti desiderare di più in ogni fase del processo.

Soundtrack #1 parla di due migliori amici che hanno condiviso momenti insieme fin dai tempi del liceo: Lee Eun-Soo (Han So Hee) si guadagna da vivere lavorando come paroliere di canzoni e, al suo fianco, c’è  Han Sun-Woo (Park Hyung-sik), un fotografo emergente. Entrambe queste anime gentili si ritrovano a crescere l’uno al fianco dell’altra, a diventare grandi insieme e a sostenersi a vicenda. 

@pinterest

A due settimane dalla  partenza per un progetto fotografico imperdibile, Eun-soo convince Sun-woo ad aiutarla ad una canzone a cui sta lavorando: a questo proposito, quando Sun-Woo va a vivere con Eun-Soo per 2 settimane, la coppia scopre che la loro relazione si evolve naturalmente dall’amicizia al romanticismo… ma riusciranno ad abbracciare i loro sentimenti? O li terranno nascosti a favore delle loro carriere e dell’attuale amicizia? Con la separazione prolungata che si profila all’orizzonte, come cambierà la dinamica tra Sun-woo ed Eun-soo?

Eun-soo è ottimista, effervescente, persino ingenua in alcuni momenti, presentando così un netto contrasto con il tranquillo, riflessivo e sobrio Sun-woo che rimane il malinconico migliore amico innamorato della sua amica che cammina con cautela nel timore di perderla nel caso in cui questa dovesse scoprire i suoi veri sentimenti. Allo stesso modo, Eun-soo passa dall’esibire sorrisi luminosi intorno a Sun-woo allo scoppiare in lacrime in sua assenza, dimostrando perché è il momento giusto per fare un passo in più nella loro relazione.

I due diversi viaggi e il modo in cui portano Eun-soo e Sun-woo verso la stessa destinazione è ciò che rende Soundtrack #1 una delle offerte cinematografiche migliori di questa estate.

Questo drama è paragonabile ad una poesia dolce e ad un racconto avvincente: sei così catturato dalle parole, dalle emozioni e dall’evolversi della storia che è difficile annoiarsi. Ma la storia sarebbe stata raccontata in modo più efficace per un periodo di tempo più lungo?

I quattro episodi sono sia la parte migliore che quella “peggiore” di questo dramma: da un lato, la storia non perde un secondo del suo tempo di esecuzione, mentre viene raccontata in modo efficace, infatti nella sua corsa limitata, lo spettacolo elimina tutti i convenevoli e le sottigliezze, concentrandosi solo sulle storie dei nostri due protagonisti. Allo stesso tempo, però, non ci sono abbastanza episodi per dare corpo a tutti i personaggi secondari.

È così bella che vorresti ci fossero più episodi e più tempo per rimpolpare i personaggi e l’ambientazione.

Tuttavia, è difficile non apprezzare ciò che offre Soundtrack #1. Un dramma semplice ed efficace che offre un ottimo sguardo sui contenuti coreani (tradizioni e cultura ) e che perciò consiglio a chi non ha mai visto un k-drama prima d’ora e vuole iniziare ad approcciarsi a questo mondo!

Il punto in cui eccelle è sicuramente quello di invertire la solita storia che vede amici diventare amanti in qualcosa di intimo, realistico e sensibile, infatti non si tratta tanto di due persone che imparano ad essere innamorate quanto a loro che si rendono conto che ci sono molti modi per amare qualcuno: in silenzio, da lontano, al loro fianco, o anche amare prima ancora che ci si renda conto di questo sentimento. Ci dice che innamorarsi, anche della persona giusta, è facile, è tutto il resto che è difficile! È un esercizio di pazienza e delusione. In molti modi, in questo drama viene messo in evidenza come amicizia e amore sono spesso due facce della stessa medaglia e questo è quello che possiamo definire il “dilemma” al centro di Soundtrack#1.

Questo è sicuramente uno dei migliori k-drama del 2022, disponibile su Dramacool e RamaOrientalFansub, cosa aspetti? Corri a vederlo!

Sh**ting Stars

Sh**ting Stars il cui titolo gioca mettendo “**” al centro della parola Shooting è una delle ultime uscite TvN: la serie ci offre un quadro dettagliato di quelle persone quasi invisibili che lavorano duramente alle spalle delle nostre star preferite e che cercano di rimediare ai loro disastri.

Ognuno di noi è sicuramente affascinato da ciò che avviene dietro le quinte del mondo dello spettacolo, ed è proprio per questo che Sh**ting Stars fa al caso nostro!

È un drama divertente, emozionate, e soprattutto innovativo.

Il fatto che parli delle persone che lavorano dietro le quinte dell’industria dell’intrattenimento, come team di pubbliche relazioni, manager e giornalisti che ripuliscono i pasticci creati dalle star lo rende un prodotto mai visto sugli schermi.

Passando alla trama, abbiamo Lee Sung Kyung che interpreta Oh Han Byul, capo del team di Pubbliche Relazioni della Star Force Entertainment, definita la “regina dell’aggancio” nel settore, è un personaggio con straordinarie capacità dialettiche e un eccellente capacità di affrontare le crisi e saper lavorare bene anche sotto pressione ma è così impegnata ad affrontare i problemi delle celebrità che non ha assolutamente tempo per costruirsi una vita privata.

Kim Young-dae è Gong Tae Sung , un attore molto popolare e il contributo n.1 ai profitti di Star Force Entertainment: in qualità di una delle star più amate del Paese, Gong Tae Sung è abituato a vivere sotto i riflettori e, con gli occhi del mondo costantemente puntati su di lui, Tae Sung fa del suo meglio per continuare a sorridere e tenere sotto controllo il suo carattere.

Star di punta per oltre dieci anni dal suo debutto nel settore grazie alla reputazione positiva  e alla sua immagine di ragazzo gentile ed educato, solo i suoi conoscenti più stretti sanno della sua vera personalità, spesso imprevedibile (e per questo fonte di stress per lo staff) o particolarmente litigiosa, soprattutto nei confronti di Oh Han Byul, che è responsabile della sua immagine. I due essendosi conosciuti in università non fanno altro, da allora, che stuzzicarsi sempre a vicenda. Cosa si potrebbe nascondere dietro i loro litigi infantili?

Seppur Kim Young-dae interpreti il ruolo del protagonista in modo irresistibile, è Lee Sung-kyung la vera star di questo drama. I personaggi secondari che solitamente servono da supporto alla coppia dei protagonisti, in questo drama sono approfonditi quasi quanto i due personaggi principali ed è proprio grazie a questo che si aggiunge ulteriore corpo alla storia che già di per sé è ben costruita.

Ti appassionerai alle storie dei personaggi secondari quanto a quelle dei protagonisti. Park So-jin (leader del gruppo musicale Girl’s Day) è Jo Ki-bum, Kim Yoon-hye è invece Park Ho-young; le due attrici interpretano le migliori amiche di Oh Han Byul e insieme il trio forma il quadro perfetto di ciò che questo K-drama vuole davvero rappresentare: uno sguardo onesto al dietro le quinte delle squadre di PR, dei manager e dei giornalisti dell’industria dell’intrattenimento.

Yoon Jong Hoon è Kang Yoo Sung, il capo del Management Team 1 di Star Force Entertainment, un bel leader con modi gentili che ripulisce tutti i tipi di pasticci sul lavoro, il quale viene talvolta scambiato per un attore per via del suo bell’aspetto e il suo dolce fascino: è un personaggio formidabile che a volte diventa un “pazzo educato” ed è specializzato nel fare commenti “infuocati” con una faccia sorridente.

Choi Ji Woo di Eun Si Woo, una leggendaria attrice di serie A che è stata la più grande star del 1990, la quale dopo essersi ritirata dall’industria dell’intrattenimento, è partita bruscamente per la Francia e quando finalmente torna in Corea diventa fonte di scoop.

Lee Jung Shin (bassista del gruppo rock CNBLUE) è Do so Hyuk un consulente legale della Star Force Entertainment, è perfettamente descritto dalle parole: giovane, ricco, alto e bello. Non solo è di bell’aspetto, ma è anche molto intelligente ed è noto per prendersi cura delle questioni in modo rapido e accurato in quanto la sua regola è attenersi al programma di lavoro solo dalle 9 alle 18.

Ci sono tantissimi altri personaggi secondari che sicuramente riconoscerai, o personaggi che non puoi non conoscere e apprezzare, infatti in questo drama numerosi sono i camei di attori che abbiamo già incontrato. Riesci a riconoscere qualche attore? Lasciaci un commento!

Se sei una fan di una trama in cui i personaggi litigano molto e alla fine si innamorano cioè della tipica storia “amore e odio” questo è il drama che fa per te! Con un voto di 9.5/10, cosa aspetti? Aggiungilo alla lista delle serie da guardare, lo puoi trovare su Viki Rakuten o Dramacool!

photo- @Asianwiki

LOVE ALL PLAY

Parole chiave per questo drama? sport, passione, amore e romanticismo.

Love All Play (aka – Going to You a una velocità di 493 km) è un drama romantico- sportivo fresco e facile da guardare anche grazie alla bravura dei due protagonisti, Park Ju Hyun e Chae Jong Hyeop. Love All Play si concentra sull’amore sbocciato tra Park Tae Yang e Park Tae Joon, la cosiddetta coppia “Two Parks“, e sulla loro crescita come atleti e persone. 

La storia d‘amore giovanile, la storia toccante e il genere sportivo sono tutti ben bilanciati, quindi puoi goderti ugualmente il divertimento dei tre temi.

Park Ju Hyun (Extracurricular) è Park Tae Yang, un’ex aspirante olimpionica che ha dovuto lasciare il badminton a causa di un incidente, anche se lo sport significava il molto per lei e il suo soprannome, “Queen of Smashing“, è ora solo la gloria del passato. Tre anni dopo l’incidente, si unisce a un team di lavoro e insegue ancora una volta il suo sogno: durante il periodo di allenamento si esercita più duramente di tutti gli altri per recuperare gli anni in cui è stata assente dallo sport. Perché abbia improvvisamente lasciato lo sport tre anni fa? Proprio questa è una delle domande centrali attorno a cui ruota il drama.                              

Chae Jong Hyeop (Nevertheless) è Park Tae Joon, che vede semplicemente il badminton come un lavoro, infatti è finito nel mondo del badminton a causa dell’attività di attrezzature da badminton dei suoi genitori: mentre sogna di vivere comodamente dopo il pensionamento, lascia la squadra del municipio e finisce per unirsi ad un altro team, firma infatti con l’Eunice. Come un normale impiegato, gli piace tornare a casa appena finito l’allenamento e mantenere i suoi fine settimana liberi: a differenza della passione di Park Tae Yang per questo sport, Park Tae Joon è insipido e apatico al riguardo.

Quando incontra Park Tae Yang, inizia a cambiare sia come giocatore di badminton che come persona, ha una personalità accomodante ma occasionalmente mostra un lato serio durante i momenti decisivi nell’Eunice.

I due protagonisti sono così bravi e affiatati che hanno retto quasi esclusivamente sulle loro spalle il successo del drama che è ben riuscito anche grazie al nascere di un primo amore fresco e sincero, privo di grossi patemi e di una trama artificiosa.

In definitiva, Love All Play è facile da guardare: ciò che spicca di più rispetto alla trama sono gli attori. Sebbene la maggior parte dei ruoli principali sono interpretati da attori alle prime armi, questi hanno mostrato prestazioni solide, ad esempio spicca il personaggio di Park Ju Hyun che diventa facilmente riconoscibile in quanto si dedica alla pratica per superare il dolore del passato anche quando il suo corpo e la sua mente non funzionano come vorrebbe. Chae Jong Hyeop, d’altra parte, fa tifare gli spettatori per lui mostrando come cresce il suo personaggio, sia come giocatore di badminton che come persona. 

Naturalmente, anche la loro storia d’amore semplice e dolce e l’eccezionale intesa tra i due ha un contributo  fondamentale per il successo del drama.

E poi il badminton, uno sport molto in voga in Corea e da noi praticamente quasi sconosciuto, promette di bilanciare la trama romantica donandole ritmo ed energia. Quando nel corso della narrazione si pensa di poter vedere dove va a finire la storia è proprio il momento in cui tutto si ribalta e la trama diventa più avvincente, più a lungo guardi lo spettacolo, più ti ritrovi a immerso dentro la storia!

Se ti piace questo genere un po’ simile al bellissimo Twenty five Twenty one, che riesca con i vari intrecci a farti ridere, piangere e farti innamorare questo è il drama adatto a te!

@kbs-immagine

CRAZY LOVE

Una black comedy che ti piacerà. Gli opposti si attraggono? Non c’è nulla di realmente innovativo in Crazy Love, in quanto numerosi sono i drama su un capo maleducato e narcisista che alla fine si innamora della sua segretaria: tuttavia, anche se la trama non è del tutto nuova ti farà ridere molto e inoltre, la chimica tra i due protagonisti ti farà emozionare anche guardando i soliti cliché!    

Kim Jae Wook (Her Private Life) interpreta Noh Go Jin, il CEO della società educativa GOTOP Education e il miglior istruttore di matematica del paese con un QI di 190 e, anche se ha solo un’istruzione di livello superiore, ha raggiunto tutto il suo successo grazie alla sua estrema intelligenza.  Un giorno, improvvisamente scopre che il suo omicidio è in fase di pianificazione: lui è l’istruttore di matematica più popolare in Corea, e quindi come un “essere divino” , una specie di Idol per i suoi studenti.

Krystal (pseudonimo di Chrystal Soo Jung) interpreta Lee Shin Ah, la segretaria di Noh Go Jin che ha un ruolo fondamentale nella serie, è una dipendente laboriosa, responsabile, estremamente tranquilla e introversa: è la segretaria che è resistita più a lungo affianco del CEO, infatti lotta da più di un anno con la personalità arrogante Noh Go Jin, stabilendo il record di “segretaria più duratura” ma la sua vita prende una svolta inaspettata, infatti dopo aver scoperto di avere un tumore al cervello, dirige la sua rabbia contro Noh Go Jin e cerca di vendicarsi di lui.

La serie diventa esilarante quando mette in scena i battibecchi tra i due, ma anche dolce quando iniziano ad emergere le emozioni. È leggera e ti farà distrarre e ridere un bel po’; già dal primo episodio potrai capire se è adatta a te, per il resto che stai aspettando? Corri a vederla!

LINK: EAT, LOVE, KILL

Tredici anni dopo aver lavorato insieme come “attori bambini” nella serie drammatica storica della SBS “Ja Myung Go” all’età di 12 anni e 13 , Yeo Jin-goo (Hotel Del Luna) e Moon Ga-young (True Beauty) mostrano di avere ancora un’intesa nella nuova serie thriller-fantasy di TvN e Disney+ “Link: Eat, Love, Kill“; che potete guardare in sub su Dramacool o RamaOrientalfansub.

@Twitter

Link: Eat, Love, Kill è un K-drama in corso formato da 16 episodi, rilasciato  da TvN il 6 giugno, che si concluderà il 26 luglio 2022.

È una serie  fantasy e misteriosa su un uomo e una donna che condividono lo stesso stato emotivo: Eun Gye-Hoon (Yeo Jin-goo) è uno chef stellato molto famoso che, ad un certo punto, decide di aprire un ristorante nel quartiere della sua città natale, dove sua sorella gemella è scomparsa 20 anni prima. Gye-Hoon un giorno si ritrova a provare emozioni che pensava di aver seppellito nel profondo del suo cuore, emozioni che lo riportano ai bei momenti passati con la sorella gemella. Ma che sta succedendo? Bene, si scopre che queste sono le emozioni di una donna di nome Noh Da-Hyun

“Condividere le emozioni con qualcuno ed essere collegati insieme crea un ambiente molto vantaggioso per l’inizio dell’amore”, ha detto Moon in un intervista. “In altre storie d’amore, ci sono spesso incomprensioni tra due persone, ma grazie a questo legame che hanno i nostri personaggi, sappiamo cosa stanno pensando l’un l’altro anche prima che lo dica ad alta voce”.  

Nel frattempo, Noh Da-Hyun è una donna abbastanza sfortunata nella vita, nel lavoro e nell’amore. non a caso si considera la persona più sfortunata a cui accadono solo coso spiacevoli e crede fermamente di “non aver avuto alcuna fortuna con gli uomini”. Ma sarà davvero così?

Come potete notare, la premessa di questo drama è decisamente allettante, lo sceneggiatore di questa serie (che ha lavorato anche alla sceneggiatura di “Suspicious Partner“) è abituato a integrare romanticismo, commedia e suspense/omicidio nello stesso pacchetto, ha uno stile inconfondibile che possiamo riconoscere anche in questo drama.

Molto innovativo il retroscena dei fratelli e la loro connessione condivisa, la serie è costruita molto bene e analizza appieno anche la relazione complicata di Gye Hoon con sua madre.

Sicuramente la storia è ben costruita anche grazie al modo in cui lo sceneggiatore riesce a creare l’atmosfera misteriosa che si cela dietro ogni persona in quel quartiere. Il modo in cui il mistero è integrato nella storia è sicuramente un punto a favore del drama che riuscirà a crearti dei dubbi e a trasformati in un investigatore per capire chi si nasconde dietro la scomparsa della gemella del protagonista o qual è il vero volto dello stalker della protagonista!

Il drama affronta anche temi  cari in questo periodo alla Corea del Sud, come quello dell’aumento del numero di attacchi alle donne, stalking e omicidi, (sempre più in tendenza tra le notizie) di contorno alla serie ma che in realtà riescono a farti immergere ancora di più nella trama.

@twitter

Quale di questi k-drama avete già visto o avete intenzione di vedere? Qual è il vostro drama comfort di fiducia? Consigliaci nei commenti quali serie aggiungere alla lista dei “comfort drama” e qual è quello che a tuo parere riesce meglio a tirare su il morale!

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K-Drama Recensioni

La casa di carta: Corea

Titolo: La casa di carta: Corea (종이의 집: 공동경제구역)

Genere: azione, drammatico

Anno: 2022

Stagioni: 1

Episodi: 12

Dove guardarlo: Netflix

Voto: 8/10

Era già dal giugno 2020 che si vociferava la possibilità che la BH Entertainment, sussidiaria della Kakao Ent., e la Zium Content, sussidiaria della JTBC, fossero in contatto con i vertici di Netflix per fare un remake della pluripremiata e famosissima serie originale Netflix, la Casa de papel e oggi, a distanza di un anno e mezzo, ci troviamo davanti a questo nuovo prodotto: la casa di Carta: Corea.

Il cast de La casa di carta: Corea – @hancinema

Trama

Essendo un remake, è chiaro che l’intento degli autori sia stato quello di rimanere il più possibile legati alla trama originale, mantenendo buona parte dei nomi dei personaggi, ma senza perdere l’occasione per dare quel tocco “coreano” in più che segna la netta differenza tra le serie coreane e quelle occidentali.

Questa volta la storia è ambientata nella penisola coreana in un ipotetico futuro intorno alla metà del 2020, dove le due Coree sono state riunite, dopo anni e anni di conflitti, sotto un’unica zona economica e moneta comune: tuttavia, seppure i presupposti fossero dei migliori e le intenzioni le più buone, come spesso ci ha insegnato la storia, non tutto va per il verso giusto e di questa unificazione ne beneficiano soltanto i più ricchi.

Sarà proprio per questo che il Professore, interpretato da Yoo Ji-Tae, attore di cinema e regista coreano, deciderà di mettere su una squadra di criminali per portare a termine un colpo alla zecca di Stato coreana.

Il Professore (Yoo Ji-tae) – @hancinema

Le Coree unite: sogno o realtà?

It was clear that everyone on the train smelled the same thing. It was the smell of hope.

Tokyo – Ep.1

Era chiaro che tutti [quelli che erano] sul treno sentivano lo stesso odore. Era l’odore della speranza.
Tokyo – Ep.1

Con questa frase, oltre che un paradossale ma simpatico discorso sul ruolo dei BTS nell’esportazione della cultura coreana ma anche dei valori dei quali si fanno portatori nel mondo, si entra subito dal primo episodio nell’argomento clou della serie: l’unificazione delle due Coree.

In effetti, la serie non racconta uno scenario così improbabile. Perché?

Perché, dopo la guerra di Corea (1950-1953) e l’armistizio firmato da entrambi i paesi – armistizio che ha portato alla costituzione della zona demilitarizzata -, ci sono stati vari tentativi di riunificazione negli anni, tentativi spesso falliti a causa delle continue ostilità e controversie tra la Corea del nord e la comunità internazionale.

Nel 2007 sono riusciti a firmare un accordo comune ma già nel 2009 la situazione era nuovamente degenerata.

Nel 2018, però, c’è stata una grande svolta e, per la prima volta nella storia della Corea del Nord, Kim Jong-un, Leader Supremo della Repubblica popolare democratica di Corea, ha varcato il confine tra i due paesi per incontrare l’ex presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, in occasione di un summit inter-coreano tenutosi proprio nella zona demilitarizzata che separa i due paesi.

Quello che la serie mostra, in maniera abbastanza illuminante, è il contrapporsi di due situazioni: da un lato, la voglia di rivalsa e di ricchezza che accomuna tanti coreani, dall’altro la paura – e talvolta la certezza – che, di quel sogno di libertà, ne avrebbero beneficiato soltanto in pochi.

Questi temi, in effetti, sono cari alla produzione coreana, non a caso li troviamo ricorrenti in molti K-drama, pensiamo a Squid Game, ultimo per uscita ma non per importanza, ma anche Itaewon class, Fight for my way, The sound of magic: la critica sociale e l’analisi della società sono un must have delle serie coreane che, con attenzione e senza troppi fronzoli, mettono lo spettatore davanti ad una, purtroppo triste, verità e visione della vita.

Critica sociale: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri

Nonostante i migliori intenti legati all’unificazione, la natura “perfida e ingorda” degli uomini non tarda a palesarsi e la stessa protagonista, Tokyo (interpretata da Jeon Jong-seo, The call), si trova a dover affrontare molte difficoltà e si troverà coinvolta in alcuni eventi spiacevoli.

Tokyo (Jeon Jong-seo) – @hancinema

Tuttavia, proprio quando pensa di non poter più sopportare quella vita, il Professore entrerà nella sua vita, proponendole di aggregarsi alla sua squadra per fare un ultimo colpo alla zecca di stato, prima di “svanire nel vento“.

La squadra messa su dal Professore, a dirla tutta, è composta quasi al cento per cento da disagiati, da persone che non hanno nulla da perdere, oltre alla loro vita, e sono quindi disposte a compiere anche i gesti più folli, pur di avere una chance di redenzione: vi ricorda qualcosa questa premessa?

Ex galeotti, immigrati dalla Corea del nord, membri di gang pericolose, scapestrati di vario genere e ladri: la squadra ha tutte le carte in regola per essere definita come “quelli che la mamma ti dice di non frequentare” e, a dirla tutta, la mamma avrebbe anche ragione.

Però, questi personaggi, seppur abbiano le caratteristiche per essere i classici “cattivi” della vicenda, non sono altro che l’ennesima prova di quanto, talvolta, la vita sappia essere crudele e non faccia altro che mettere i bastoni tra le ruote di alcune persone: ad esempio, una delle regole fondamentali del gruppo è quello di non uccidere nessuno nell’esecuzione del loro piano e interessante appare il paragone con i membri della “high-society” che, spesso, vengono descritti come senza scrupoli e senza coscienza.

I personaggi

Essendo un remake, i nomi dei personaggi sono stati lasciati come nella versione originale, quindi assistiamo al ritorno dei nomi delle capitali come modo per proteggere le identità di tutti i membri.

Tra gli attori, oltre ad alcuni nomi grossi della scena coreana, come Park Hae-soo (Squid game, Prison playbook, Racket boys), che interpreta il ruolo di Berlino, Lee Won-jong (Ms. Hammurabi, Delayed justice), che interpreta Mosca, e Kim Ji-hoon (Flowers of evil), che interpreta Denver, abbiamo anche l’occasione di vedere alcune facce nuove dell’intrattenimento coreano. Per esempio?

Per esempio, l’attrice che interpreta Tokyo, ma anche lo stesso Lee Hyun-woo (Rio) così come l’attrice Yang Joon-ju (Nairobi).

Rio (Lee Hyun-woo) – @hancinema

Meritano un plauso anche gli attori Kim Yun-jin (Lost, Mistress, Ms. Ma) e Kim Sung-oh (The great shaman Ga Doo-shim), che interpretano rispettivamente la team leader dell’unità di crisi della polizia sudcoreana Seon Woo-jin e il Capitano Cha Moo-hyuk, un ex agente, incaricati di risolvere il caso.

Seon Woo-jin e il Capitano Cha Moo-hyuk – @hancinema

La recitazione è, qualitativamente, molto molto valida, gli attori sono in grado di mostrare a 360° i caratteri e le peculiarità dei vari personaggi, rendendoli molto credibili, non solo nelle scene di follia generale ma anche in quelle più lucide e, a volte, anche emotive.

In amore e in guerra tutto è lecito?

Gli internazionalisti e gli esperti di diritto internazionale di guerra avrebbero da ridire, ma questo non lo diciamo agli sceneggiatori di questo K-drama. Perché?

Perché questa serie ci mostra come l’amore possa essere un’arma molto potente, capace di compiere le gesta più eroiche ma anche i più grandi tradimenti, trasformandosi in un’arma a doppio taglio: tra amori impossibili, sindrome di Stoccolma, amori nati per il solo scopo di ottenere più informazioni, questa serie ci darà la possibilità di osservare tutte le varie sfumature di questo strano sentimento.

Tuttavia, abbiamo una domanda: ma che problema hanno i coreani con le isole dove andare a rilassarsi insieme alle persone che amano?

Conclusioni

Che dire? Finora sembra un prodotto molto valido, non ha niente da invidiare alla versione originale ma, al tempo stesso, non pecca di mancanza di originalità, rendendo la serie piacevole da guardare, tiene incollati allo schermo e permette comunque di riflettere su quella che è la società moderna: unica pecca, è un tantino lenta ma niente che un x1.25 non possa risolvere!

Ultimo, ma non per importanza: i colori scelti sono molto interessanti, aiutano a creare bene l’atmosfera e le stesse scelte di regia sono astute, facendo spesso paragoni e richiami alla versione originale della serie.

Per ora, questo è il nostro commento sui primi sei episodi de La casa di Carta: Corea. Voi che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Drama

Legal K-drama: i nostri consigli

Siete sempre stat* interessat* alle serie tv che avessero come protagonisti team di avvocati, intrighi tra le aule del tribunale e colpi di scena a suon di arringhe davanti ai giudici?

Se la risposta è sì, siete nel posto giusto perché oggi parleremo di legal K-drama e di quelli che, secondo noi, meritano di essere visti almeno una volta se piace il genere!

Cos’è un legal drama?

I legal drama, come suggerisce lo stesso nome, sono delle serie tv che si svolgono, prevalentemente, dentro le aule dei tribunali e che narrano le vicende di avvocati, giudici, criminali e, talvolta, anche poliziotti.

Hanno come tematiche principali i dilemmi morali che possono capitare nell’arco della pratica forense o nella vita normale da banali “spettatori”: spesso, nel corso della narrazione, è possibile assistere a episodi di cattiva giustizia, di corruzione, di difficili scelte morali ma anche di giustizia fatta non con la violenza ma con la parola e il diritto.

In proposito, l’American Bar Association Journal ha analizzato che il sempre crescente interesse del grande pubblico verso questo genere di intrattenimento è dovuto all’intreccio tra le questioni più strettamente legali e la vulnerabilità tipica dell’uomo, rendendo queste serie più aderenti alla realtà di ogni persona rispetto ad altri generi.

Quali sono i legal K-drama che più ci sono piaciuti?

Abbiamo selezionato 7 K-drama che, secondo noi, meritano di essere visti. Siete pront*?

I nostri consigli

Military prosecutor Doberman (군검사 도베르만)

Andata in onda dal 28 Febbraio al 26 Aprile 2022, contando ben 16 episodi, prodotta e trasmessa da tvN, questa serie racconta le vicende di Do Bae-man (interpretato da Ahn Boh-hyun, My name, Itaewon class, Yumi’s cells), un che ha intrapreso la carriera di procuratore militare soltanto per avere garantiti soldi e fama e senza alcuna vocazione in merito, e di Cha Woo-in (interpretata da Jo Bo-ah, Temperature of love, Tale of nine tailed), una ragazza nata in una famiglia molto ricca e che decide di intraprendere questa carriera per ottenere vendetta.

Do Bae-man ha un triste e complesso passato alle spalle, un passato fatto di lutti, di dolore e di tanta sofferenza, sofferenza alla quale riesce a sopravvivere, almeno per un po’: infatti, riuscirà a laurearsi in legge e tenterà di essere assunto da vari studi legali ma senza successo; il punto di svolta nella sua carriera lo avrà quando incontrerà un losco avvocato, Yong Moon-goo, il quale gli farà una grande offerta alla quale difficilmente Bae-man potrebbe rifiutare.

Dall’altro lato abbiamo Cha Woo-in, unica figlia del proprietario di una multinazionale, ha tutte le carte in regola per essere il procuratore militare perfetto ma, in realtà, nasconde delle abilità che la rendono tutt’altro che innocua, infatti è molto abile nelle arti marziali.

@Pinterest

Un giorno il padre viene accusato di corruzione e le azioni e i profitti dell’azienda crollano a picco, causandone la bancarotta e il successivo acquisto ad un prezzo stracciato da parte di un cliente di Yong Moon-goo: quando Woo-in incontra Bae-man e scopre per chi lavora, decide di sfruttarlo per mettere in atto il suo piano di vendetta contro Yong Moon-goo per riscattare l’onore dell’azienda del padre e del padre, ormai defunto.

Le tematiche trattate e alcune scene non sono adatte ai più sensibili, quindi se siete facilmente impressionabili, meditate bene se procedere nella visione!

Ahn Bo-hyun e Jo Bo-ah per BAZAAR Korea – @Pinterest

Juvenile Justice (소년 심판)

Serie originale Netflix uscita nel febbraio 2022, questo K-drama narra le vicende di Shim Eun-seok (interpretata da Kim Hye-soo, Tazza: The high rollers, Hyena), una giudice dal carattere freddo e distaccato assegnata ad un tribunale per minori: Eun-seok è famosa tra i suoi colleghi per la severità dei suoi giudizi nei confronti dei minorenni che capitano al banco degli imputati, infatti è noto anche all’opinione pubblica la sua totale avversione nei confronti dei “giovani criminali“.

Kim Hye-soo – @hancinema

Durante questa sua esperienza come procuratore, dovrà fare i conti con il suo passato, con le sue paure e con i suoi stessi traumi, cercando pian piano di cambiare il suo approccio alla vita e alla professione: in questo suo percorso, avrà al suo fianco il giudice Cha Tae-joo (interpretato da Kim Mu-yeol, Forgotten, My beautiful bride), totalmente opposto rispetto alla collega, fervente sostenitore della riabilitazione dei condannati e in un approccio molto più aperto al dialogo e all’ascolto verso i più giovani che hanno perso la retta via.

Kim Mu-yeol – @hancinema

Inoltre… Non lo sapete? Abbiamo fatto un’analisi più approfondita di questo K-drama: se non l’avete ancora letta, andate a recuperarla qui!

Law school (로스쿨)

Serie originale JTBC dell’aprile 2021 e trasmessa da JTBC e Netflix, Law school è ambientata alla Hankuk University Law School e affronta le vicende di un gruppo di studenti del corso di legge, le cui vite verranno presto sconvolte da un terribile evento che li terrà legati tra di loro in un’improbabile e sempre più stringente morsa: durante un processo simulato tra gli studenti, uno dei docenti viene trovato morto nel suo ufficio nei pressi dell’aula bunker dove si stava tenendo la simulazione e l’accusato principale sarà il Professor Yang (interpretato da Kim Myung-min, Detective K, VIP, Six flying dragons), docente di diritto penale presso l’università ed ex procuratore.

Gli studenti della Hankuk Law school – @hancinema

Da quel momento, la realtà dei vari studenti diventerà una vera e propria simulazione, saranno costantemente messi sotto torchio dall’accusa e dovranno districarsi tra i non pochi imprevisti e sabotaggi per scagionare il professore, portando alla luce, però, numerosi intrighi e allargando l’intera vicenda ad un vero e proprio caso di stato.

Kim Bum, Ryu Hye-young e Kim Myung-min – @hancinema

I protagonisti principali sono Kang Sol-A (interpretata da Ryu Hye-young, Reply 1988), studentessa del primo anno entrata grazie ad una borsa di studio, volenterosa ma estremamente disordinata, ha una sorella gemella che è il suo totale opposto (ndr: ricordate questa informazione, sarà molto importante!), Han Joon-hwi (interpretato da Kim Bum, Boys over flowers, Tale of the nine tailed, Ghost doctor), un brillante studente dall’intelligenza acuta e pianificatrice, è il nipote del docente trovato morto, e Kang Sol-B (interpretata da Lee Soo-kyung, Where stars land, Yaksha), la compagna di stanza di Sol-A, appartiene ad una famiglia di avvocati molto ricca, è costantemente torturata dalla madre perché sia la migliore studentessa del corso e proprio questo la porterà a compiere un gesto molto controverso.

Ryu Hye-young e Kim Bum – @hancinema

Un plauso deve essere fatto a Lee Jung-eun, che in questa serie interpreta Kim Eun-sook, docente di diritto civile, apparentemente bonacciona e affabile, in realtà è una donna molto tenace e capace di farsi rispettare, non solo come donna ma anche come professionista.

Anche in questo caso, le tematiche trattate (violenza, sangue, omicidi, corruzione) non sono adatte ad un pubblico facilmente impressionabile.

Un motivo valido per guardare questa serie è una delle OST!

Vincenzo (빈센조)

Vincenzo Cassano: un nome, una garanzia!

Il primo episodio di questa serie ha raggiunto il 7.7% di share, classificandosi al quarto posto tra gli episodi pilota più votati di tutti i tempi: originale tvN e distribuita su larga scala da Netflix nel 2021, è stata inserita da Forbes al quarto posto tra i K-drama più visti del 2021.

Vincenzo, come suggerisce lo stesso titolo, ruota tutt’intorno al personaggio di Park Joo-hyung (interpretato da Song Joong-ki, Descendants of the sun, Arthdal Chronicles) che, all’età di otto anni, viene adottato da una famiglia mafiosa italiana – i Cassano – e, di conseguenza, ribattezzato Vincenzo Cassano: Vincenzo diventa un avvocato e consigliere di mafia e braccio destro del boss Don Fabio, scatenando l’ira del figlio biologico di quest’ultimo.

Song Joong-ki nei panni di Vinenzo Cassano – @hancinema

Vincenzo, per questioni di business, deciderà di tornare a Seoul e recuperare una tonnellata e mezza d’oro, appartenente ad un magnate cinese morto poco tempo prima, che aveva aiutato a nascondere nel seminterrato di Geumga Plaza: tuttavia, la missione non va esattamente come previsto e, arrivato a Seoul, Vincenzo scoprirà che una sussidiaria del Babel Group ha ottenuto con mezzi illegali la proprietà dell’immobile e Vincenzo dovrà usare tutte le sue abilità da avvocato per cercare di strappare il palazzo al gruppo e recuperare finalmente il suo bottino.

Jeon Yeo-been nelle vesti di Hong Cha-young – @hancinema

Il Geumga Plaza, però, è abitato da alcuni personaggi ambigui ma esilaranti, tra i quali Hong Yoo-chan (interpretato da Yoo Jae-myung, Itaewon class, Reply 1988) , un avvocato che combatte a spada tratta contro le ingiustizie, il cui studio legale si trova proprio in quello stabile: all’inizio Vincenzo entrerà in conflitto con la figlia di Yoo-chan, Hong Cha-young (interpretata da Jeon Yeo-been, Save me, Be melodramatic), avvocatessa della Babel Group ma, dopo la morte del padre, deciderà di rilevare lo studio di famiglia e si aggregherà a Vincenzo e agli inquilini del Geumga Plaza contro la Babel.

Gli inquilini del Geumga Plaza – @hancinema

La serie è un po’ lenta ma davvero ben fatta, i dialoghi sono talvolta esilaranti ma mai privi di significato: attenti ai colpi di scena! Ma soprattutto, volete davvero perdervi Song Joong-ki che parla in italiano? Guardare per credere!

Hyena (하이에나)

Serie SBS TV e trasmessa da SBS e da Netflix nel 2020, questa serie analizza la vita e le vicende di due avvocati di uno studio legale d’élite dai modi di fare completamente opposti.

Da un lato abbiamo Jung Geum-ja (interpretata da Kim Hye-soo, Tazza: The high rollers, Juvenile Justice), un’avvocatessa spericolata e dai bollenti spiriti con la brutta abitudine di superare la soglia tra il legale e l’illegale quando si tratta di dover chiudere un caso, infatti il suo obiettivo principale è guadagnare sempre di più a qualunque costo.

Kim Hye-soo – @hancinema

Dall’altro lato abbiamo, invece, Yoon Hee-jae (interpretato da Ju Ji-hoon, Kingdom, Jirisan), il cavaliere senza macchia e senza paura, con un’altissima considerazione e venerazione nei confronti delle regole e insofferente davanti a chi le trasgredisce: è un ottimo avvocato ma pecca di malizia che, nel loro mestiere, può proprio fare la differenza e molte volte verrà superato da Geum-ja che, per questa sua caratteristica, verrà presto rinominata “iena“.

Ju Ji-hoon – @hancinema

Ms. Hammurabi (미스 함무라비)

Serie JTBC del 2018, narra delle vicende di alcuni giudici e dei casi e difficoltà che si trovano ad affrontare nell’arco della loro giornata e professione. Perché abbiamo scelto questa serie?

I giudici protagonisti della serie – @hancinema

Per il suo background! Sapete da dove nasce questa serie?

Nasce proprio da un omonimo romanzo pubblicato nel 2015 in serie dal The Hankyoreh, un giornale di centro-sinistra liberale coreano attivo dal 1988, e poi reso un romanzo a tutti gli effetti nel 2016 sotto l’egida della Munhakdongne Publishing Group: cosa avrà mai di speciale questa serie?

L’autore del libro, nonché sceneggiatore della serie, si chiama Moon Yoo-seok ed è il giudice capo del tribunale del distretto est di Seoul: proprio in ragione di ciò, essendo l’autore stesso dentro l’ambiente che ha descritto e romanzato, il grande pubblico ha apprezzato particolarmente la serie, soprattutto per il punto di vista onesto e preciso sul ruolo e sul lavoro dei giudici nelle corti coreane ma anche per la critica e l’analisi alla società coreana attuale.

I protagonisti sono Park Cha Oh-reum (interpretata da Go Ara, Do Do Sol Sol La La Sol, Reply 1988, Reply 1994), una giovane e appassionata, ma forse troppo idealista, giudice innamorata della verità e della giustizia, Lim Ba-reun (interpretato da Kim Myung-soo, The Emperor, Angel’s Last Mission: Love), un giudice d’élite che antepone i principi e le regole a qualunque distrazione e Han Se-sang (interpretato da Sung Dong-il, Ghost Doctor, Moon Lovers, Jirisan), un giudice capo coi piedi per terra che, grazie agli anni d’esperienza alle spalle e alla sua conoscenza, diventa un punto di riferimento per i nuovi giudici, conoscendo meglio di chiunque altro quanto dure possano essere le prove della vita.

Go Ara e Kim Myung-soo – @hancinema

Piccolo indovinello: sapete dire in quali altre serie hanno lavorato insieme Go Ara e Sung Dong-il? Vi diamo un indizio: una ha una OST molto famosa, fatta da qualcuno molto molto famoso!

Suspicious partner (수상한 파트너)

Uscita nel 2017 e trasmessa da SBS, Suspicious Partner ha un cast assolutamente invidiabile, infatti vede come protagonisti Ji Chang-wook (The sound of magic, Lovestruck in the city) e Nam Ji-hyun (100 days my prince, The witch’s diner), accompagnati da Choi Tae-joon (So I married an anti-fan, 2521) e Kwon Nara (Bulgasal, Itaewon class): la serie conta 40 episodi da 30 minuti e, seppur non abbia raggiunto livelli incredibili di share, è comunque tra le serie del genere legal drama più seguite dalla fascia 20-49 anni.

La serie tratta di Noh Ji-wook (Ji Chang-wook), un procuratore, e Eun Bong-hee, una aspirante procuratrice, e del loro lavoro insieme per risolvere un caso riguardante uno scaltro omicida psicopatico: mentre lavorano su questo caso, i due si rendono presto conto di quanto i loro passati siano connessi tra di loro e presto le cose diventeranno più intricate e complicate, riportando a galla vecchi traumi del passato e sensazioni che erano ormai sepolte nel punto più profondo dei loro cuori.

Avete visto questi K-drama? Avete altri da consigliarne di questo genere? Fatecelo sapere nei commenti!


Note:

Foto di copertina di jessica45 da Pixabay, grafica originale di Mondo coreano.

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K-Pop

#BTS: it’s comeback time!

ARMY di Mondo coreano: a rapporto!

Svegliatevi dal letargo, rispolverate le vostre Army bomb, recuperate gli ultimi episodi di BANGTAN BOMB, andate a ripassare i fanchant. Perché?

Perché, finalmente, il 10 Giugno, dopo più di 500 giorni dall’uscita di BE, avremo un nuovo comeback dei BTS: annunciato durante l’ultimo giorno del mini-tour di 4 date a Las Vegas, il 4 Maggio con uno streaming totalmente inaspettato, è stato rivelato il nome ufficiale del prossimo album, PROOF.

PROOF, da quello che appare dai due teaser resi pubblici (e che potete reperire sul canale Youtube BANGTAN TV) e dall’ultima dichiarazione rilasciata proprio dalla BigHit, è un album antologico che porta alla riscoperta di alcune delle vecchie canzoni del gruppo con l’aggiunta di cinque brani inediti.

Cosa sappiamo di questo nuovo album?

Il filo rosso che lega questo nuovo album è la celebrazione dei nove anni di carriera del gruppo, dei loro sforzi e sacrifici ma anche l’inizio di una nuova era.

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Il programma previsto per gli ARMY per scoprire, pezzo dopo pezzo, quello che ci riserba questo nuovo album è stato molto fitto: siete riuscit* a sopravvivere?

Abbiamo subito numerosi attacchi, tra le tracce scelte, i nuovi titoli, per non parlare delle concept photo (ndr: l’autrice di questo articolo non si è ancora ripresa dal ritorno dell’acconciatura da emo di Jungkook) e del trailer del video di Yet to come: insomma, è stato un mese pesante… molto pesante. Proviamo a fare un recap delle tracce?

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In questo CD troviamo esclusivamente brani cantati dall’intero gruppo, compresa la grandissima collaborazione con Halsey per Boy with Luv, e il titolo della prima nuova canzone, Yet to come (The most beautiful moment): sorpresa delle sorprese è l’inserimento di Born Singer, brano molto amato dai fan e dal gruppo stesso, che però era una cover (o meglio, sfruttava l’instrumental di un brano di J Cole, Born sinner) fatta dal gruppo nel lontano 2013 e cantata l’ultima volta nel 2017 durante uno degli ultimi appuntamenti del tour.

In questo secondo CD, invece, troviamo sia solo che sub-unit/group songs, mentre la title-track è proprio una delle novità, intitolata RUN, BTS (Dallyeora Bangtan): a quanto pare, ogni membro del gruppo ha scelto un singolo del proprio repertorio e un brano di gruppo/sub-unit, spiegando la propria decisione in una serie di short video chiamati “Proof of inspiration“.

FUN FACT: se notate, i brani dei singoli membri sono messi nell’ordine seguito dal fanchant, alternati da una canzone dell’intero gruppo! Non ci credete? Guardate bene: RUN BTS – Persona (Kim Namjoon) – Stay (OT7) – Moon (Kim Seokjin) – Jamais Vu (OT7) – Trivia: Seesaw (Min Yoongi) … Dobbiamo continuare?

Purtroppo le tracce presenti in questo album saranno disponibili solamente su CD e non sulle piattaforme streaming, tranne For Youth, una delle novità previste per questo album insieme alla traccia 02, Young love, e la 04, Quotation mark.

Da quanto rilasciato alla stampa, questo terzo CD, a differenza degli altri due che, invece, ripercorrono la carriera del gruppo e mostrano le loro diverse sfumature, sembrerebbe proprio essere dedicato agli ARMY, all’amore verso di loro e al rapporto che, indissolubilmente, li lega da ormai nove anni.

Ma, a proposito di ere, siete sicuri di ricordarle tutte? Se la risposta è negativa, Mondo coreano è qui per voi!

PS. Per questioni logistiche, prenderemo in considerazione solamente la discografia coreana ma consigliamo comunque a tutti di ascoltare anche la discografia giapponese che contiene alcune perle firmate Bangtan Sonyeondan.

School trilogy (2013-2014)

La “school trilogy” è la prima vera era che segna l’inizio del percorso dei Tannies, a partire dal loro debutto con il brano No more dream.

Questa trilogia è composta dagli album:

2 Cool 4 Skool, pubblicato il 12 giugno 2013

O!RUL8,2?, pubblicato l’11 settembre 2013

Skool luv affair, pubblicato il 12 febbraio 2014

Il leitmotiv di tutti e tre gli album, oltre alla musica hip hop e l’ambiente scolastico, è una forte critica nei confronti della società opprimente nella quale gli adolescenti d’oggi si trovano a vivere, schiacciati dalle aspettative e dalle pressioni di genitori e insegnanti e costretti ad abbandonare i propri sogni per seguire quelli altrui.

Dark & Wild (2014-2015)

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Questo album è stato rilasciato il 19 agosto 2014 ed è da molti considerato come un periodo (o album) di transizione perché iniziamo ad assistere ad un cambiamento, non solo stilistico e di genere, ma anche nelle tematiche perché dall’ambiente scolastico si passa alle relazioni sociali generalmente intese, nello specifico i sentimenti amorosi, prevalentemente adolescenziali, e quanto possa esservi correlato.

Una delle tracce di questo album, War of hormone, seppur sia tra le più amate dai fan, ha messo in grandi difficoltà il gruppo e l’agenzia, criticata per il testo e per un’eccessiva oggettivizzazione delle donne: questo porterà la BigHit a scusarsi pubblicamente e avviare un processo di revisione dei testi più attenta.

Personally, I received a lot of criticism regardin misogyny in 2015 and 2016, which led me to get my lyrics reviewed by a women’s studies professor. That experience, in turn, was an opportunity for me to self-reflect and question whether I’d been insensitive to gender equality. I want to do the best I can to take interest in the topic, learn and make improvements. That’s my perspective now.
RM (Kim Namjoon) to ABC News in 2021

Personalmente, ho ricevuto molte critiche in merito alla misoginia intorno al 2015/2016, [ciò] mi ha portato a far rivedere i miei testi da un docente di studi femminili. Questa esperienza, col senno del poi, è stata un’opportunità per me per fare autocritica e chiedermi se non fossi insensibile in merito alla questione di genere. Voglio fare il mio meglio per interessarmi alla questione, imparare e migliorare. Questo è il mio obiettivo.
RM (Kim Namjoon) a ABC News nel 2021

Hwa-yang-yeon-hwa (2015-2016)

Questa era è caratterizzata dalla serie di mini-album intitolati The most beautiful moment in life (o 화양연화, hwa-yang-yeon-hwa).

Si compone di tre album:

HYYH pt.1, pubblicato il 29 Aprile 2015

HYYH pt.2, pubblicato il 30 Novembre 2015

HYYH: Young Forever, pubblicato il 2 maggio 2016

The most beautiful moment in life segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e si concentra in buona parte sulla paura di crescere ma anche sul voler realizzare i propri sogni ed è ispirato ad una conversazione realmente avvenuta tra Bang PD e Suga, durante la quale quest’ultimo avrebbe affermato di non voler ancora diventare adulto per continuare ad inseguire i propri sogni di ragazzino.

Inoltre, è possibile osservare anche un cambiamento nello stile, assistendo ad un progressivo passaggio dal genere hip hop al più classico pop-rock.

Wings e You never walk alone (2016-2017)

Rilasciato il 10 ottobre 2016, rappresenta la trasformazione più matura dei BTS, in quanto unisce temi vicini alla giovinezza – già affrontati negli album precedenti – ma anche la tentazione e le difficoltà: ispirato prevalentemente al romanzo Demian di Hermann Hesse, non sono rari i riferimenti al confronto tra il bene e il male e la filosofia jungiana.

A Wings seguirà l’album You Never Walk Alone, rilasciato il 13 febbraio 2017, che consiste in una continuazione proprio di Wings, infatti contiene molti brani del precedente album insieme a qualche brano nuovo: fiore all’occhiello di questo YNWA è il brano Spring Day, al quale è tristemente collegato il tragico evento che ha coinvolto il traghetto Sewol nel 2014.

Love yourself trilogy (2017-2018)

Anche in questo caso ci troviamo davanti ad una serie di album tutti intitolati Love yourself.

Gli album in questione sono:

Love Yourself: Her, pubblicato il 18 settembre 2017

Love Yourself: Tear, pubblicato il 18 marzo 2018

Love Yourself: Answer, pubblicato il 24 agosto 2018

Her è il primo disco della trilogia e rappresenta la gioia e la bellezza dell’innamoramento, mentre Tear affronta il dolore e la sofferenza dovuti alla separazione ma, soprattutto, la consapevolezza di potersi trovare davanti un amore non corrisposto: l’ultimo album, Answer, rappresenta un po’ la conclusione del percorso di crescita e cambiamento iniziato con HYYH.

Se il filo conduttore dei primi due EP è l’amore verso gli altri e la ricerca disperata di attenzioni e risposte dagli altri, Answer, proprio come suggerisce il titolo, dà un consiglio fondamentale agli ascoltatori, cioè quanto sia necessario amare se stessi prima di cercare l’amore negli altri.

Questa costruzione non è affatto casuale e, come abbiamo avuto modo di vedere molte volte nei contenuti proposti dai BTS, si fa un grande riferimento a quella che è la tradizione letteraria cinese, coreana e giapponese, infatti Love Yourself è impostato secondo il Kishotenketsu (起承転結), un termine giapponese che indica proprio l’impostazione della narrazione e della retorica tradizionale asiatica.

Tra il primo e il secondo album della serie Love Yourself verrà pubblicato il 4 aprile 2018 anche l’album giapponese, Face Yourself, al cui interno troviamo, tra le varie versioni in lingua giapponese delle canzoni presenti in Her, anche il brano Don’t leave me che, seppur non abbia un suo video musicale, ha riscosso molto successo tra gli Army.

Map of the soul (2019-2020)

La serie Map of the soul consiste in una serie di tre album, due in lingua coreana e uno in lingua giapponese, nello specifico:

Map of the soul: Persona, pubblicato il 12 aprile 2019

Map of the soul: 7, pubblicato il 12 febbraio 2020

Map of the soul: The Journey, pubblicato il 14 luglio 2020

L’intera serie coglie ispirazione dal libro di psicologia analitica di Murray Stein, incentrato sulle teorie dello psicanalista Jung, e si concentra sul percorso che hanno dovuto affrontare, come individui, come giovani e come gruppo, per arrivare al successo che stanno ricevendo negli ultimi anni.

BE (2020-2021)

Be è l’ultimo album del gruppo, rilasciato il 20 novembre 2020, e in base a quanto dichiarato durante la conferenza stampa dalla stessa agenzia, in questo album i BTS si aprono, esternando le loro sensazioni e timori, specie in seguito alla pandemia e il terrore dei giovani membri di non riuscire a rimanere in contatto con i propri fan: in particolar modo il brano Life goes on cerca di riassumere in note e parole queste sensazioni e la loro ricerca di sicurezza e certezza.

Butter (2021)

Per quanto non possa essere considerato un vero e proprio album, questo EP contiene gli ultimi due brani dei BTS, Butter (uscito nel maggio 2021) e Permission to dance (uscito nel luglio 2021), brani che li hanno consacrati ulteriormente nell’olimpo della musica internazionale, portando anche alla vittoria di numerosi premi.

Che ve ne pare di questo concept? Siete pront* per il grande ritorno dei Tannies?

Sappiate, però, che le sorprese non finiscono qui! Eh no, perché saprete bene che gli Army sono conosciuti tra tutti i fandom per essere tra i più generos* che esistano e, anche noi di Mondo coreano, non abbiamo saputo resistere a questo richiamo. Siete curiosi di sapere cosa abbiamo preparato per voi? Cliccate il pulsante qui sotto e non dimenticate di commentare!

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K-Culture Korea

FKFF: la nostra esperienza

Questo weekend, come avete ben potuto vedere e seguire dalle storie Instagram, siamo state a Firenze per il Florence Korea Film Fest. Che cos’è?

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Il Florence Korea Film Fest è un festival del cinema coreano organizzato nella città di Firenze dal 2003 dall’Associazione culturale Taegukgi, ideato con lo scopo di promuovere la cultura cinematografica e artistica coreana in Italia, non solo tramite la proiezione di film, documentari e cortometraggi ma anche tramite incontri con gli autori stessi.

Inoltre, dal 2007, il FKFF si prodiga per l’esportazione del cinema italiano in Corea del sud, collaborando con il JIFF – Jeonju International Film Festival e il BIFF – Busan International Film Festival: proprio in ragione di ciò, in sala era presente tra gli ospiti d’onore il direttore del BIFF!

Come redazione, appena abbiamo saputo di questo evento, ci siamo mobilitate sin dall’inizio affinché potessimo partecipare, richiamate da questo filo conduttore tra l’Italia e la Corea, che è un po’ il nostro stesso leitmotiv e obiettivo.

Ospite d’eccezione, tra i tanti grandissimi attori e registi presenti nelle varie giornate, c’era Lee Jung Jae, ormai sulla bocca di tutti e su tutte le copertine e red carpet a seguito del successo planetario della serie Squid Game: un attore e persona disponibile, molto sorridente e aperto al dialogo con il quale abbiamo avuto modo di fare due chiacchiere durante la permanenza al Festival!

Lee Jung Jae è stato presente in sala in due diverse occasioni, la prima venerdì sera a seguito della proiezione del film che lo vede nel ruolo di co-protagonista, Deliver us from evil, a seguito del quale ha risposto ad alcune domande del pubblico, e la seconda volta alla masterclass di sabato mattina, durante la quale ha dispensato consigli, opinioni e ha risposto a tantissime domande, dimostrandosi molto umile e alla mano.

Deliver us from evil – 다만 악에서 구하소서

Deliver us from evil è un film d’azione del 2020 diretto dal regista Hong Won-Chan: il film è ambientato in Thailandia e narra le vicende di un ex agente segreto, diventato un mercenario, il quale partirà alla ricerca disperata di una persona a lui cara che è stata rapita, purtroppo, però, questo rapimento si intreccerà con il cammino di un efferato e violento criminale con il quale il protagonista ha un conto in sospeso.

Il nostro Lee Jung Jae riveste il ruolo dell’antagonista – un cattivo cattivissimo – che darà non poco filo da torcere al protagonista, interpretato da Hwang Jung-min: se vi aspettate di trovare il genuino Gi-Hun di Squid Game vi sbagliate di grosso, perché in questo lungometraggio vedrete il “lato oscuro” di Lee Jung Jae, infatti darà caratterizzazione ad un personaggio spietato, determinato a raggiungere i propri obiettivi criminali.

Il film sicuramente non è adatto ai deboli di cuore e ai soggetti facilmente impressionabili, c’è tanto sangue e tanta violenza, ma se vi piace il genere e volete vedere un po’ di azione a regola d’arte, è il film che fa per voi.

Masterclass con Lee Jung Jae

Sabato mattina, invece, alla presenza di una platea gremita – e probabilmente sold-out – si è tenuta la Masterclass che vedeva come ospiti Lee Jung Jae e il regista di Squid Game, Hwang Dong-hyuk, un’occasione per ripercorrere le carriere dei due artisti, per scoprire i segreti nascosti dietro il loro successo e avere un momento di confronto e unione: seppure il regista non abbia potuto partecipare e abbia dovuto lasciare il Festival prima del previsto, l’intento di questo incontro è comunque riuscito, dando luogo ad una splendida chiacchierata “tra amici“, dal tenore sereno e piacevole.

L’intera masterclass è stata concentrata sulla fama internazionale dell’attore, fama che non nasce con Squid Game ma molti anni addietro, infatti già dagli anni ’90 Lee Jung Jae è diventato tra i maggiori e più famosi artisti dell’industria cinematografica e televisiva coreana, grazie anche ad opere d’arte della televisione come The young man e Sandglass, serie tv che l’hanno consacrato sull’altare dei big dello schermo, ma anche e soprattutto il film City of the rising sun (태양은 없다) del 1998.

Tra le questioni più interessanti trattate durante l’incontro c’è sicuramente l’attenzione dell’industria cinematografica e televisiva coreana nei confronti delle differenze sociali e della narrazione di queste ultime, infatti non è raro vedere nei K-drama e K-movies scorci di vita quotidiana dei coreani di tutte le classi sociali, raccontate in modo onesto, crudo e imparziale: questa è una scelta che, ai nostri occhi, appare quasi curiosa, in quanto molto lontana dal nostro modo di raccontare, per esempio, le periferie – spesso eccessivamente romanzate o criticate aspramente senza troppe possibilità di trovare un compromesso – .

La scelta delle differenze sociali, a dire di Lee Jung Jae, non è affatto una scelta casuale ma, tutt’al più, è un modo per esorcizzare la paura, uno spunto di riflessione per rendersi conto che quelle sfortune, quei crolli, quelle crisi possono accadere a chiunque, in qualunque momento e proprio per questo motivo, come società, dobbiamo impegnarci tutti affinché si possa costruire un mondo più a portata di tutti, cercando di ridurre al minimo queste possibilità di esclusione sociale, di ghettizzazione e di allontanamento dalla “vita normale”: in quest’ottica può essere rivisto anche lo stesso Squid Game, infatti, non deve essere inteso come un gioco al massacro fine a se stesso quanto piuttosto deve essere analizzato come la più lampante manifestazione del bisogno reciproco che abbiamo tutti della presenza e dell’aiuto altrui.

“Proviamo a pensare di più al prossimo come leitmotiv di Squid Game.”

Lee Jung Jae

Strettamente collegata alla questione delle differenze sociali troviamo anche la narrazione della violenza, talvolta portata all’estremo nei K-drama, e anche in questo caso deve essere vista da una prospettiva differente, perché, sempre secondo l’attore, la violenza narrata non è mai fine a se stessa, non è “violenza per la violenza“, bensì è un modo per realizzare l’esistenza di un problema, primo passo per comprenderlo e capire come risolverlo: quindi, anche qui, occorre un’analisi sociale molto più profonda che non può fermarsi alla banale violenza fisica mostrata sullo schermo ma che presuppone un’attenzione particolare alla pressione sociale dei genitori, della società, dei social media nei confronti di ogni individuo.

All’attore è stato, poi, chiesto come costruisse i suoi personaggi, quale fosse lo studio affrontato per poter creare nei minimi dettagli la psicologia dei soggetti che interpreta, cosa li rende così speciali e diversi e unici gli uni dagli altri. Sapete il suo segreto?

Osservare le persone comuni, andare in giro per la città ma, soprattutto, tanto allenamento fisico! Perché? Perché “faticare e sudare fa avere nuove idee”!

Al termine della Masterclass, l’attore si è reso disponibile per fare una breve sessione di autografi, confermando il suo animo gentile e disponibile ma anche il suo amore per i fan italiani.

A song for my dear – 그대어이가리

E se due giorni non erano sufficienti, domenica non abbiamo potuto proprio farne a meno e siamo tornate nuovamente al cinema per un’altra proiezione: questa volta, però, abbiamo visto un film drammatico. Di quale parliamo?

Abbiamo assistito alla proiezione di A song for my dear, film indipendente del 2021 diretto dal regista Lee Chang-Yeoul, che narra la triste vicenda di una coppia sposata da tanti anni e che vive la propria esistenza con i soliti alti e bassi, fin quando un fulmine non piomba sulle loro teste, perché alla moglie viene diagnosticata una grave forma di Alzheimer e al marito toccherà prendersi cura di lei, fin quando gli sarà possibile, assistendo al lento e doloroso degenero della malattia e delle condizioni dell’amore della sua vita.

Si tratta di un film molto profondo ed emozionante, l’intera sala era in lacrime e non mancano di certo gli spunti di riflessione.

A rendere il tutto ancora più emozionante è stata la presenza degli attori e del regista in sala durante la proiezione, i quali hanno ringraziato il pubblico per aver assistito al loro lavoro e hanno esternato il loro amore per l’Italia e per il Florence Korea Film Fest.

Opinioni complessive sul Festival

Che peccato averne scoperto l’esistenza solo quest’anno!

Un’esperienza unica nel suo genere, è stato entusiasmante vedere così tanti appassionati alla Corea del Sud, italiani e non: è un festival ben organizzato, con una programmazione interessante, fresca e colma di occasioni per poter scoprire nuovi attori, registi e pellicole magari meno note al vasto pubblico.

Vedere che, finalmente, l’Italia sta iniziando ad aprirsi alla Corea del Sud, stringendo rapporti sempre più stretti, è un piacere per chi ama entrambi i paesi e spera in una maggiore vicinanza e connessione tra le due nazioni: che l’arte diventi il ponte che unisce Occidente e Oriente?

Nel dubbio, noi sappiamo già che il prossimo anno saremo nuovamente in prima fila! Verrete con noi?

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K-Travel Korea

Ready, set… 가자! Cosa fare in Corea?

Lo sappiamo, è l’ennesimo articolo che scriviamo sul nostro futuro viaggio in Corea.

Lo sappiamo, non ne potete più neanche voi. Fosse per noi, saremmo già con le valigie in mano, pronte a partire per un fantastico viaggio alla scoperta di questo paese del quale tanto parliamo e che vorremmo conoscere in ogni sua sfaccettatura.

Però, sembra proprio che gli astri stiano iniziando posizionarsi al posto giusto e forse il nostro sogno sta per realizzarsi. Ma come? Non lo sapete?

Già da un paio di giorni, la Corea ha aperto le sue frontiere agli stranieri vaccinati, permettendo una lenta riapertura del traffico turistico internazionale, dopo ben due anni di stop e di lentissime riprese!

Quando abbiamo letto questa notizia, non stavamo nella pelle e abbiamo cercato i primi voli disponibili per Seoul, immaginandoci già al gate dell’aeroporto, pronte a salire sul nostro aereo per Incheon.

Però, mentre fantasticavamo su questo momento tanto agognato, ci siamo rese conto di una cosa: cosa faremo una volta atterrate?

Proprio per questo motivo, abbiamo creato, insieme a voi una guida di #cosechefaremoincorea!

Siete pronti a partire con noi? Kajaa!

PS. Per essere sicuri e avere informazioni certe su possibili evoluzioni, vi consigliamo di consultare sempre il sito del Ministero degli Esteri!

Qui sotto, trovate la guida…

Fate un Click per averla gratuitamente!

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K-Travel Korea

#K-living: Seoul, una città tutta da scoprire

Sono sicura che almeno una volta, mentre guardavi un K-drama, ti sia capitato di voler fare le valige in quattro e quattr’otto e prendere il primo volo per Seoul. Ma nella realtà, cosa c’è da vedere in questa città che negli ultimi anni ha fatto molto parlare di sé? Scopriamolo assieme!

Partiamo un attimo dalle basi: Namsan Tower e Gyeongbokgung. Vi dicono qualcosa? A me piace definirli come i due simboli più importanti di Seoul, i quali rappresentano un perfetto esempio di modernità e tradizione, principali caratteristiche di Seoul. Due tappe imperdibili nel vostro #SeoulTour, ma cosa sono di preciso?

La Seoul Tower (meglio conosciuta come Namsan Tower) fu costruita nel 1969 ed è una torre di comunicazione. Cosa ci sarà di speciale vi chiederete? La torre si trova su una collina, raggiungibile sia a piedi che con i mezzi, ed offre una vista mozzafiato della città, dove i più romantici potranno aggiungere un lucchetto alla già numerosa collezione. Non a caso, infatti, molti film e K-drama sono stati girati proprio in questo posto.

Se il panorama della Namsan tower non vi è bastato, quello della Lotte Tower vi farà innamorare di questa città una volta per tutte. I suoi 123 piani, infatti, la rendono il quinto grattacielo più alto al mondo (554.55 m) ed è considerata una delle attrazioni preferite non solo dagli stranieri, ma dagli stessi coreani.

Piccolo consiglio: se volete andarci prenotate da siti come Trazy o Clook, vi permetteranno di acquistare il biglietto con uno sconto di circa 20€!

A non più di 500m di distanza troverete il Lotte World, uno dei parchi divertimento più famosi delle Corea. Piccolo di dimensioni, ma non per questo meno divertente, infatti, potrete noleggiare le famose school uniforms che sicuramente avrete viste indossate da qualche idol.

Il Gyeongbokgung è il palazzo reale. Situato nel quartiere Jongno, il Gyeongbokgung rappresentava e rappresenta il centro della città, non a caso numerose sono le strutture governative che sorgono nelle sue vicinanze. Ciò che rende ancora più magico questo posto, è la possibilità di noleggiare, per non più di 15€, l’hanbok (vestito tradizionale coreano) e sentirvi dei veri reali a corte. Inoltre, se indossate l’hanbok l’entrata è gratuita!

Il palazzo reale o Gyeongbokgung

Non molto lontano dal palazzo reale potrete visitare (parzialmente) la residenza del Presidente della Repubblica, meglio conosciuto come Blue House. Blu di nome e di fatto e costruito secondo l’architettura hanok, la Blue House ospita non solo il Presidente e la First Lady, ma anche i vari uffici amministrativi dove vengono prese le decisioni fondamentali per il Paese.

Piccolo consiglio: se volete andarci pensateci per tempo, i coreani amano visitare la Blue House, infatti, i primi biglietti disponibili solitamente sono a distanza di un mese.

Poco distante dal palazzo reale troverete il villaggio Bukchon: quest’ultimo è l’hanok village (villaggio tradizionale) più famoso di Seoul. Passeggiando per le sue vie, oltre ad ammirare la particolare struttura delle case, potrete notare i numerosi negozi, tea house, ristoranti e mostre che rendono questo villaggio un vero e proprio centro culturale.

Bukchon

Se il Bukchon village vi è piaciuto, vi consiglierei di farvi un giro anche al villaggio Eunpyeong, più piccolo ma davvero grazioso.

Sempre nel distretto di Jongno, tra i vari grattacieli, sorge un piccolo quartiere chiamato Ikseondong, particolarmente apprezzato dai giovani coreani e poco conosciuto dagli stranieri: diversi caffè, ristoranti, teahouse fanno in modo che in questo quartiere tradizione e modernità si incontrino creando un’atmosfera adatta a tutte le età.

Ikseongdong

Simile e non molto distante da Ikseondong, troverete Insadong, anche conosciuto come “quartiere degli artisti”, dove i numerosi negozi di oggettistica locale e dipinti su tela rendono questo quartiere un luogo decisamente adatto per fare dei regali o comprare dei souvenir.

Rimanendo in tema arte, a Ihwadong troverete numerosi murales variopinti tra le case di questo quartiere: nel 2006 il Ministro della cultura, dello sport e del turismo, tramite il progetto “Art in the city” rilevò alcuni sobborghi decadenti della città per migliorarne le condizioni, tra cui Ihwadong.

Tra i numerosi quartieri nei quali vi perderete quando visiterete Seoul, ce ne sono un paio che non potete proprio perdere.

Il più famoso è sicuramente Hongdae, che ospita una delle fashion street più famose della città, numerosi nightclub e altrettanti caffè instagrammabili, non a caso è uno dei quartieri preferiti da giovani coreani! Poco più in là troverete Sinchon che, dopo Hongdae, è di sicuro uno dei quartieri più amati dai ventenni. Questa zona è particolarmente rinomata in quanto ospita quattro università molto prestigiose della Corea, tra cui Yonsei, Sogang, Ewha a Honggik, i cui campus sono decisamente diversi da quelli ai quali siamo abituati in Europa. Uno in particolare merita di sicuro un’occhiata: si tratta del campus della Yonsei Univeristy. La struttura in stile europeo degli edifici centrali e i colori autunnali, lo rendono una metà molto apprezzata anche solo per una passeggiata. Non è una sorpresa che questa location sia stata scelta come dei set principali di un famoso K-drama (a voi indovinarlo).

Yonsei university

Un’altra zona decisamente famosa è quella di Itaewon, anche nota come “quartiere degli stranieri”, infatti, se vi stufate di kimchi e tteokbokki non c’è posto migliore per cercare qualcosa di alternativo. Itaewon, a differenza degli altri quartieri, non è noto solo a chi risiede in Corea, ma anche a chi non ha ancora messo piede nel Pease, grazie all’omonimo K-drama “Itaewon Class”: qui potrete infatti trovare alcune delle location nelle quali è stato girato il drama.

Non molto più lontano della stazione di Itaewon troverete il Museo della Guerra di Corea. Forse andare per musei non piace a molti, tuttavia, qui troverete dettagli molto interessanti su un capitolo di storia estremamente delicato e importante del Paese; per gli appassionati di arte e cultura anche il Museo Nazionale può essere una valida alternativa a un pomeriggio passato in un caffè, insieme al DDP (Dongdaemun Design Plaza), centro culturale e sede di numerose esposizioni.

Arriviamo ora a uno dei quartieri più esclusivi della città, ovvero Gangnam. Essendo una zona relativamente nuova, non ha molto di tradizionale, tuttavia, rispetta quella che è l’immagine odierna della Corea: centri commerciali, hotel, cliniche estetiche, boutique e molto altro rendono Gangnam un centro dedicato al lusso più che al turismo.

Tuttavia, ci sono un paio di posto che sicuramente vi farà piacere visitare.

Il primo è la celebre libreria Starfield all’interno del Coex Mall, dove chiunque può liberamente sedersi e godersi una bella pausa dallo shopping mentre legge uno dei 50.000 libri presenti. Un altro posto che sicuramente merita un’occhiata è il gigantesco centro commerciale sotterraneo della stazione delle metro, dove è davvero facile perdersi (provare per credere). Rimanendo in tema centri commerciali sotterranei, gli amanti del K-pop non possono non andare a quello della stazione di Myeongdong: questo, infatti, è famoso per vendere qualsiasi tipo di gadget (qualsiasi per davvero) a tema K-pop a prezzi decisamente più vantaggiosi rispetto ad altri rivenditori.

A Gangnam sorge uno dei centri buddhisti più grandi della città, ovvero, il Tempio Bogeunsa. Ve lo dirò onestamente, i tempi buddhisti sono pressoché tutti uguali, ma questo merita decisamente una visita, non essendo solo un tempio, ma un vero e proprio complesso di strutture!

Poco distante da Gangnam si trova il Parco Olimpico, decisamente un must della vostra visita a Seoul. Il parco è un’ottima meta per una gita domenicale proprio perché l’ampio spazio verde si presta bene per passeggiate e picnic. Inoltre, se lo visiterete in autunno, potrete assistere alla bellissima fioritura della Muhlenbergia, una pianta dal colore rosa molto popolare in Corea.

Se una mezza giornata non sapete cosa fare (dubito), una tappa da fare è di sicuro il tour della DMZ, dalla quale potrete anche osservare la Corea del Nord. Le agenzie che offrono questo servizio sono davvero molte e il costo si aggira introno ai 40€: consiglio vivamente di affidarvi a un tour organizzato in quanto arrivare per conto vostro può risultare molto più complicato e costoso.

Vista sul confine con la Corea del Nord

NB: Non confondete la DMZ (zona demilitarizzata) con la JSA (Join security area), ovvero, l’effettivo confine tra Corea del Sud e Corea del Nord: questa zona anche è possibile visitarla ma sarà necessario prenotare un tour separato e più costoso (circa 100€) con molto anticipo. Se non volere fare il tour della DMZ, potete in alternativa recarvi all’Osservatorio dell’Unificazione (5€) situato al di fuori della zona demilitarizzata dal quale potrete osservare la Corea del Nord grazie ai binocoli. Consiglio vivamente a tutti quanti di fare questa esperienza!

Agli amanti dello sport e del movimento outdoor farà sicuramente piacere sapere che Seoul è circondata da montagne, non a caso il trekking è un’attività decisamente amata dai coreani di tutte le età, infatti sia in città che fuori, troverete numerosi percorsi di montagna, alcuni più facili e altri più impegnativi. A soli 40 minuti da Hongdae, troverete uno dei 22 parchi nazionali della Corea del Sud, ovvero, Bukhansan; in alternativa Achansan, Gwanaksan e Inwangsan offrono percorsi meno impegnativi senza però togliere il piacere di una bella passeggiata.

Piccolo consiglio: portatevi dietro del buon makgeolli e degli snack da gustarvi in cima, non c’è niente di meglio una gustosa ricompensa con vista su Seoul dopo aver faticato!

Se volete fare un po’ di movimento, ma non necessariamente una passeggiata in montagna, potrete noleggiare un citybike e pedalare lungo l’Han river e godervi il panorama: andare sul lungo fiume dell’Hangang è un’attività molto popolare tra i giovani coreani. Il Parco di Yeouido è una delle mete preferite di chi decide di passeggiare o andare in bici lungo il fiume Han, soprattutto per le numerose bancarelle di street food lì presenti.

Per i “buon gustai” Seoul sicuramente offre molto sotto questo punto di vista. Come già anticipato, Hongdae, Sinchon e Itwaeon sono i quartieri maggiormente frequentati dai giovani e dunque i migliori dove trovare del buon cibo (coreano e non), tuttavia, se volete avere un assaggio della “vera Seoul” vi consiglio di andare al mercato di Mangwon, dove le numerose bancarelle di street food vi faranno immergere nella cultura culinaria di questo straordinario Paese.

Mercato di Mangwon

Siete quindi pronti per il vostro viaggio a Seoul? Spero che questo articolo vi sia stato utile per organizzare il vostro #SeoulTour!

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K-Drama Recensioni

“Our beloved summer”: certi amori fanno giri immensi e poi…

Titolo: Our beloved summer (그 해 우리는)

Network: SBS Tv

Episodi: 16

Genere: Romantic comedy

Cast principale: Choi Woo-shik, Kim Da-mi, Kim Sung-cheol, Roh Jeong-eui

Dove guardarlo: Netflix

Voto: 8/10

Trama

Our beloved summer” (그 해 우리는) è una serie rom-com diretta da Kim Yoon-jin e scritta da Lee Na-eun che racconta le vicende di due giovani, Kook Yeon-su (Kim Da-mi, Itaewon class) e Choi Ung (Choi Woo-shik, Train to Busan, Parasite), ex compagni di scuola e ex fidanzati che, ai tempi del liceo, si erano trovati ad improvvisarsi attori durante le riprese di un documentario girato proprio nella loro scuola.

Seppur in un primo momento i due protagonisti non riuscissero neanche a stare nella stessa stanza senza battibeccare, presto le cose prenderanno un’altra direzione e, come in tutti gli enemies-to-lovers che si rispettino, anche in questo caso i sentimenti avranno la meglio, infatti i due da acerrimi nemici inizieranno ad avvicinarsi sempre di più, diventando poi una coppia a tutti gli effetti.

Purtroppo, la fortuna non sempre gioca a loro favore e per una serie di motivazioni contingenti, incomprensioni, paure, si allontaneranno, promettendosi di non incontrarsi mai più.

Scherzi del destino e seconde chance

Passano cinque anni dalla loro rottura, Ung diventa un famosissimo illustratore sotto lo pseudonimo di “Go-oh” mentre Yeon-su, nonostante la difficile situazione economica familiare, riesce finalmente ad ottenere un lavoro che le permette di tirare un sospiro di sollievo: nel complesso, i due sono certi di non doversi incrociare mai più.

Il fato, però, ha altri piani per loro e ci dimostra, ancora una volta, come un incidente di percorso non debba sempre essere visto come un impedimento bensì come un’occasione per riflettere e riprendere fiato: un po’ come abbiamo già visto in molti altri K-drama e K-movies (ricordate quanto abbiamo dovuto soffrire per colpa del destino e delle infinite pene che ha afflitto ai poveri Mi-soo e Hyun-woo di “Tune in for love” oppure dell’amore -quasi- impossibile tra Se-Ri e Jeong-hyuk di “Crash landing on you”?), il Destino svolge un ruolo fondamentale nella narrazione e questo k-drama non è da meno. Perché?

Perché il caso vuole che il documentario girato al liceo sia nuovamente tornato alla ribalta grazie all’avvento dei social e molti netizen abbiano iniziato a chiedere sempre più insistentemente un sequel per sapere che fine avessero fatto i protagonisti, che ne fosse stato del loro rapporto: insomma, il mondo dell’internet aveva parlato e sappiamo tutti che non è affatto facile zittirlo!

Ed è in questo contesto che conosciamo un altro personaggio importantissimo, Kim Ji-Ung (Kim Sung-cheol, Prison playbook), regista e migliore amico di Choi Ung, con il quale condivide il nome e proprio questo, sin dall’inizio della loro amicizia, porterà ad una serie di situazioni esilaranti ma anche ad un eterno confronto tra i due, dovuto principalmente alla situazione familiare tutt’altro che pacifica in casa di Ji-ung.

Kim Ji-ung e Choi Ung

L’amore e il valore del tempo

“Everyone has unforgettable memories from a certain year of their life. They cherish those memories so much that it lasts a lifetime. And our year hasn’t ended yet.”

L’intera serie ruota intorno al concetto del tempismo, del momento perfetto e, a dirla tutta, ogni personaggio perde un’infinità di occasioni e possibilità di svoltare la propria vita per colpa di tante, troppe insicurezze e pensieri ingombranti: persino la rottura tra Ung e Yeon-su sarebbe stata evitabile se soltanto entrambi avessero colto la palla al balzo per non fare ingigantire gli eventi e per riprendere le redini della loro storia.

Questa serie ci insegna che, talvolta, andando avanti nella nostra vita, tendiamo a pensare di dover per forza fare una classifica delle nostre priorità, pensiamo di dover necessariamente scegliere dove focalizzare le nostre attenzioni, dimenticandoci però di essere umani e che, certe cose, non è proprio possibile eliminarle del tutto dalla nostra vita.

“10 things I hate about you”

Julia Stiles nei panni di Kat Stratford in “10 things I hate about you”

Richiamando un po’ l’emblematica scena del film omonimo con Heath Ledger e Julia Stiles, anche in questo caso ci troviamo dinnanzi ad una crisi o meglio, l’inizio di una crisi, infatti in questo episodio vediamo gli infiniti tentativi di Ji-ung, direttore incaricato dall’emittente televisiva alle riprese del documentario che vede come protagonisti i suoi due amici, di convincere il cast a partecipare al suo progetto, consapevole della rottura e del pessimo sangue che scorre tra i due ex fidanzati.

Questa volta, però, la situazione è ben più complessa perché, come ormai sappiamo, i coreani hanno una certa passione per le storie intricate e non sarebbe un vero K-drama senza una second-lead: ebbene sì, il nostro caro Ji-ung altro non è che innamorato, sin dal primo giorno di liceo, della giovane Yeon-su, la quale però non ha mai avuto occhi se non per Ung.

I sentimenti di Ji-ung nei confronti di Yeon-su diventeranno via via più forti e ingombranti, rendendogli il lavoro molto complesso, specie quando si renderà conto, molto prima dei diretti interessati, dell’amore ancora vivo tra i protagonisti, relegandolo ancora una volta al ruolo di osservatore esterno: questo perché, in più occasioni, Ji-ung ripeterà di essersi sempre sentito un semplice osservatore in molte situazioni della sua vita, quasi un estraneo nei confronti di chiunque, persino di se stesso.

Il ruolo dei personaggi secondari

C’è da dire, però, che questa volta i coreani l’hanno proprio combinata grossa e hanno voluto rendere le cose ancora più complicate del solito, infatti non si parla più solo di second-lead ma ci troviamo davanti ad un enorme intreccio sentimentale: un po’ il classico “lui ama lei ma lei ama un altro e l’altro ama un’altra”.

Ecco un breve frame che raffigura il team di Mondocoreano mentre cerca di ricordarsi tutti gli intrighi amorosi:

Infatti, è proprio in questo contesto che troviamo l’inserimento di altri due personaggi fondamentali nello sviluppo della vicenda, cioè NJ (Roh Jeong-eui, 18 Again) e Jeong Chae-ran (Jeon Hye-won, Love (ft. Marriage and Divorce)): la prima è una famosissima idol senza amici né persone care che si infatua del giovane Choi Ung e della sua arte, mentre la seconda è una collaboratrice di Ji-ung che, come tutt* almeno una volta nella vita, si innamora del classico ragazzo “cattivo e inavvicinabile“.

Oltre a loro due, anche gli altri personaggi che ruotano intorno ai nostri protagonisti svolgono un ruolo fondamentale, infatti a differenza di tante altre serie, stavolta vediamo come anche i personaggi secondari hanno la possibilità di splendere, nella loro semplicità e unicità, rendendo il tutto molto più corale e piacevole allo spettatore: pensiamo al ruolo svolto dagli amorevoli genitori di Choi Ung, la scorbutica nonna di Yeon-su, così come Gu Eun-oh (Ahn Dong-goo, Sweet home), manager e amico di Ung, oppure Lee Sol-yi (Park Jin-joo, It’s okay to not be okay), migliore amica di Yeon-su e pessima imprenditrice.

What if…?

Una delle prime cose che notiamo è la strana abitudine di Yeon-su di fare domande ipotetiche nei momenti più improbabili e sulle questioni più disparate, portando allo stremo il povero letargico Ung: in realtà, anche in questo apparente dettaglio insignificante troviamo un riferimento tutt’altro che stupido, infatti la nostra Yeon-su, fintamente forte e indipendente, nasconde una profondissima fragilità e un estremo bisogno d’essere rassicurata. Perché?

Perché, purtroppo, nella sua vita non sempre tutto è andato per il verso giusto, anzi, tutt’altro: cresciuta senza genitori e con la sola nonna, si è sempre dovuta scontrare con la triste vita e realtà di chi non può permettersi molto e, soprattutto, di chi deve spaccarsi la schiena fino all’ultimo giorno della sua vita per andare avanti. Questo la porterà a diventare molto egoista, a mettere se stessa al primo posto, più per paura che gli eventi la trascinino in profondità, dimenticandosi però di essere solo una giovane ragazza con un’intera esistenza davanti a sé.

Il ruolo della famiglia, in questa serie, è particolarmente enfatizzato e abbiamo modo di vedere tutte le sfaccettature di questa dimensione, avendo così un quadro complesso di tutti i personaggi: pensiamo, per esempio, ai genitori di Ung che, nonostante il grande dolore che portano nel cuore, non hanno mai fatto mancare nulla al figlio, oppure pensiamo all’assente madre di Ji-ung.

Ji-ung è uno dei personaggi con la caratterizzazione più intricata e interessante, appare come un “cattivo” ma, anche lui, ha un passato molto difficile alle spalle, dovuto prevalentemente alle sparizioni costanti da parte della madre, sparizioni alle quali il ragazzo ha cercato di sopravvivere, costruendosi una corazza impenetrabile, convincendosi al tempo stesso di non essere meritevole di ricevere amore dagli altri.

Every life is a work of art. And it becomes complete when all the pieces come together. My life couldn’t be complete because of a piece I’ve never had before. I couldn’t see why though. A piece everyone has and isn’t that hard to obtain. I didn’t know why I was the only one who didn’t have that piece. […] so I got curious, I wanted to know the reason why I couldn’t have that piece. […] that’s when I realized that I was a useless piece in her life. The thing I wanted so desperately was hell for her. So I decided that I would never have that piece. My life wasn’t a work of art. It was just an episode of a boring documentary series that no one watches.

Ji-ung sul rapporto con la madre, ep. 15 “Three idiots”

Riferimenti cinematografici e scelte di regia

Parlando, ora, in termini più tecnici, una scelta molto interessante è stata quella della telecamera – quasi sempre – singola, in stile cinema verità, consistente nella narrazione oggettiva della realtà soggettiva, tipico dei documentari.

Va detto, inoltre, che non sono pochi i riferimenti alla cinematografia occidentale, ad esempio: avete notato la somiglianza tra la scena del bacio sotto la pioggia tra Ung e Yeon-su e l’emblematica scena di “Orgoglio e pregiudizio” tra Mr. Darcy ed Elizabeth Bennet? Esatto, infatti, non è un caso che proprio uno degli episodi si intitoli “Pride and prejudice”!

Oppure ancora, avete notato il riferimento al film “No strings attached”, diventato famoso per il “You said no flowers”, e la scena del corn-dog in riva al mare?

Protagoniste indiscusse: le OST!

Ultime, ma non per importanza, vanno analizzate le OST, fiore all’occhiello di questa serie, tra i cui autori spiccano nomi non da poco come V dei BTS e la cantante BIBI, in grado di creare il perfetto sottofondo musicale alla moltitudine di scene e vicende.

So, I’ll tell you
A million tiny things that
You have never known
It all gets tangled up inside
And I’ll tell you
A million little reasons
I’m falling for your eyes
I just want to be where you are

Christmas tree – V

Avete notato come V sia sempre pronto a fare nuove OST per gli altri membri della Wooga Squad?

만약에 우리 우연히
다시 또 만난다면
만약에 내가 널 위해
조금 달라진다면

Maybe if – BIBI

If, by some chance, we meet again
If I change a little bit for your sake
Even the reason why we had to part
I would try, try, try
Would I be able to hug you?

Conclusioni

Volgendo al termine di quest’analisi, cosa possiamo dire? Senz’altro è una serie piacevole da guardare, forse un po’ troppo lunga verso la fine, probabilmente avrebbero potuto tagliare qualcosa e chiudere con 12/13 episodi invece di 16.

Due ulteriori appunti meritano di essere fatti: in primis va detto che, seppur siamo ormai abituati all’eccessivo romanticismo coreano, in questo caso la serie, nonostante sia dolce come il miele, a tratti diventa stucchevole e quasi fastidiosa; in secondo luogo, alcune informazioni sono “too much” e non aggiungono nulla alla narrazione, quindi potevano essere eliminate e rendere il tutto un filo più scorrevole.

Nel complesso è gradevole da guardare e non richiede troppo sforzo, quindi può essere anche messo come sottofondo mentre si fanno altre cose!

Avete visto questo k-drama? Che ne pensate? Fatecelo sapere nei commenti!

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K-Music K-Pop

BTS (방탄소년단): from zero to hero

8 anni di carriera, 57 daesangs, 9 album, 6 hot 100 n°1s, 3 apparizioni alle Nazioni Unite, milioni di fan in tutto il mondo, qualifica di inviati presidenziali, tour sold-out: queste sono soltanto alcune delle notizie che si possono citare quando si parla dei BTS, il più grande gruppo K-Pop che ha fatto, e continua a fare, la storia della musica pop.

Per chi si approccia per la prima volta all’onda coreana (hallyu, 한류), i BTS sono quasi una tappa obbligatoria. Ma chi sono e perché sono così importanti?

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I Bangtan Sonyeondan (방탄소년단, 防彈少年團), conosciuti con l’acronimo di BTS, sono una boy band formatasi nel 2013 sotto l’agenzia Big Hit Entertainment (ora HYBE) composta da 7 membri (Jin, Suga, J-hope, RM, Jimin, V e Jungkook): il nome, in un primo momento, aveva il significato di “Bulletproof Boyscout“, un gruppo che si poneva come obiettivo quello di fermare gli stereotipi “proteggendo” gli adolescenti e i loro sentimenti, mentre, in seguito ad un processo di re-branding (per il quale hanno anche vinto l’iF Product Design Award nel 2018), è stato cambiato in “Beyond the scene“, a dimostrazione del cambiamento e del nuovo volto, non soltanto dei membri, ma anche degli adolescenti nel loro percorso di crescita.

La scalata verso il successo dei BTS è stata tutt’altro che semplice e priva d’imprevisti, anzi sono stati più gli ostacoli e le avversità che hanno dovuto affrontare, partendo proprio dalla provenienza da un’agenzia non famosissima (ai tempi del loro debutto, la Big Hit Entertainment, oggi quotata in borsa, non soltanto non rientrava tra le major agencies ma soprattutto si era trovata a dover attraversare una grossa crisi finanziaria che li avrebbe condotti, nella peggiore delle ipotesi, alla bancarotta) per arrivare poi alle infinite ostilità della scena musicale stessa nei confronti dei componenti del gruppo (i membri RM, Suga e J-hope erano, per esempio, già ben noti prima del loro debutto nella scena hip-hop underground e proprio questo “cambio di genere” dall’hip-hop al pop ha creato non poche difficoltà ai giovani).

Gli ARMY (nome del fandom dei BTS con il significato di “Adorable Representative M.C. for Youth“) di vecchia data conosceranno bene il video caricato qui sopra che mostra il gruppo intento a promuovere, per le strade di Los Angeles, un loro concerto gratuito nel lontano 2013: è assurdo pensare come, a otto anni di distanza, siano cambiate tantissime cose e come, al giorno d’oggi, aggiudicarsi un biglietto per una loro data sia diventato più complesso di vincere alla lotteria.

Ebbene sì, di strada ne hanno fatta: eccome se ne hanno fatta!

Il 22 novembre 2021 hanno partecipato agli American Music Awards, ai quali erano candidati in tre differenti categorie:

  • Favorite pop duo or group
  • Favorite pop song (“Butter”)
  • Artist of the year

E hanno vinto tutti e tre i premi, compreso il tanto agognato ATOY, contro mostri sacri della musica occidentale del calibro di Ariana Grande, Drake e Taylor Swift. Ma cosa sono gli AMAs?

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Gli American Music Awards sono uno dei tre premi musicali più importanti insieme ai Billboard music awards e ai Grammy Awards, fondati nel 1973 da Dick Clark per competere contro i Grammy e la loro particolarità sta nel fatto che i vincitori, dal 2006, non sono scelti solo dai membri dell’industria musicale (sulla base delle vendite e diffusione radiofonica), ma anche dalla giuria popolare, la quale può contribuire alla votazione tramite il sito stesso degli AMAs. Perché questo premio è così importante per i BTS e per il mondo del K-Pop in generale?

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I BTS durante la loro prima apparizione agli AMAs nel 2017 con l’esibizione “DNA”.

Perché, soltanto a distanza di 4 anni dalla prima vera apparizione nella scena musicale americana da parte dei BTS, abbiamo e hanno avuto realmente contezza di quanto, finalmente, il panorama musicale occidentale si stia lentamente aprendo alla musica proveniente da altri luoghi al di fuori dell’America, consentendo così una maggiore “contaminazione” e globalizzazione in ambito artistico e culturale. Perché culturale?

Perché i BTS non si possono più relegare al “semplice” ruolo di boy band, bensì sono diventati veri e propri esportatori di cultura nel mondo e, con la nomina a inviati presidenziali guadagnata nel settembre ’21, questo non fa che accrescere la loro importanza per il mondo artistico: a dimostrazione di ciò, abbiamo anche il comunicato stampa ufficiale del Presidente Moon Jae-In mediante il quale si è sentitamente congratulato con il gruppo per il grande risultato ottenuto.

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Il tweet dall’account ufficiale del Presidente Moon Jae-In.

Inoltre, il Presidente Moon non ha perso l’occasione per lanciare un piccolo suggerimento al governo coreano che, ancora, sta temporeggiando circa la decisione sull’arruolamento o meno dei membri del gruppo nell’esercito: infatti, com’è noto a molti, i maschi coreani tra i 18 e i 28 anni devono prestare servizio nell’esercito per una durata di 18/20 mesi e anche i Bangtan, teoricamente, sarebbero inclusi in questa categoria.

Eppure, la storia non è così semplice perché i BTS hanno ricevuto dal presidente Moon, nel 2018, l’Ordine al Merito culturale, un riconoscimento per i servizi svolti in ambito sociale e artistico che hanno contribuito alla promozione della Corea del sud nel mondo e, non a caso, in quello stesso periodo il Primo Ministro Lee Nak-yon ha suggerito una revisione della legge sulla leva militare per ragioni legate al cambiamento della società coreana e, al tempo stesso, la legislazione di Seoul ha approvato una revisione alla legge sulla leva militare obbligatoria, consentendo ai K-Pop idol particolarmente meritevoli di posticipare il proprio arruolamento sino al compimento dei 30 anni.

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I BTS durante la consegna della corona fiorata.

L’argomento ha, da sempre, scatenato non poche polemiche e non sono stati rari i casi in cui i netizens si sono schierati contro l’arruolamento del gruppo: polemiche alla quale è seguito, però, il silenzio della politica e la lentezza della burocrazia, lasciando gli idol e i fan stessi in una landa desolata, senza alcuna conoscenza circa il proprio futuro.

Ecco, di seguito, alcuni dei commenti più ricorrenti nelle ultime ore in molte piattaforme social:

“It’s honestly discrimination at this point.. ㅋㅋ they’ve done more for this country than 10 thousand gold medals… it’s time to grant them exemptions ㅋㅋ”

“They have done more for this country than any gold medal at the Olympics.”

“We have never had something as big as BTS that has done so much for our pop culture. I’m not a BTS fan but they’ve influenced our economics in such a positive way and that should be enough in itself to grant them exemptions. Jo Sung Jin may be an amazing pianist but he has never brought any economic value in exports or anything to our country like BTS has.”

I Bangtan boys, tuttavia, non si sono fermati solo alle tre vittorie agli AMAs, bensì per il secondo anno consecutivo hanno ottenuto una nomination ai Grammy nella categoria “Best pop duo/group” e, anche quest’anno, questa nomina ha riacceso l’infinita diatriba tra gli ARMY e la Recording Academy, infatti già nella precedente edizione, l’esito aveva avuto modo di mostrare i (non pochi) lati oscuri e ambiguità dell’industria musicale americana, la quale svariate volte si è mostrata solamente interessata ad artisti “classici” rispetto ad altri più innovativi e meno “convenzionali”: dopo la mancata vittoria, gli ARMY (e probabilmente gli stessi giovani artisti) si aspettavano più di una nomination nell’edizione del 2022, eppure anche in questo caso le aspettative non sono state accontentate, portando ancor di più all’esasperazione i rapporti tra i fan e i Grammy.

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Negli ultimi giorni, la frase che sta spopolando sempre di più su Twitter e tanti altri social è “BTS wants a Grammy but Grammy needs BTS“. Perché?

Perché la redazione dei Grammy è ben consapevole della potenza dei BTS e della sua fanbase (basti pensare che il giorno dell’annuncio delle categorie e delle nomination, essendo i BTS tra i presentatori, i partecipanti alla livestream superavano più di 1 MILIONE di persone, tuttavia nel momento in cui questi hanno ricevuto una sola nomination e hanno fatto la loro presentazione, le visualizzazioni sono scese a 400.000 nel giro di pochi minuti) e non sono stati rari i tentativi di addolcire i rapporti tra il fandom, iperprotettivo nei confronti del gruppo, e la Recording Academy al fine di sfruttarne il potere mediatico.

E la verità è proprio questa: i Grammy hanno più bisogno dei BTS di quanto i BTS abbiano bisogno di un Grammy, specie dopo le due performance agli AMAs (fonti incerte su Twitter hanno affermato che una buona percentuale dei presenti nel pubblico degli AMAs fossero ARMYs) e, soprattutto, dopo le 4 date sold-out al SoFi Stadium di Los Angeles. Che saranno mai 4 date?

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Bene, giusto per fare due conti, la capienza massima per i concerti al SoFi Stadium è di 70.000 persone: i biglietti per le quattro date (27-28/11 e 1-2/12) sono andati sold-out prima dell’apertura ufficiale delle vendite, cioè la totalità dei biglietti è stata fatta fuori solamente con le prevendite, compresi coloro che avevano già acquistato un biglietto per il tour mondiale che è stato cancellato qualche mese fa, dopo l’ennesima riprogrammazione.

Al di là di quali siano i rapporti tra i Bangtan (e gli ARMY) e l’industria dell’intrattenimento in tutte le sue sfaccettature, il loro impatto a livello culturale è assolutamente innegabile, non a caso il mantra più recente è “BTS paved the way” e, in effetti, non si potrebbe essere più d’accordo e del loro stesso successo ne stanno beneficiando molti gruppi k-pop che, al momento, si stanno trovando sulla cresta dell’onda, pensiamo per esempio ai recenti annunci dei tour mondiali da parte degli ATEEZ, degli NCT e delle Twice: che piacciano o meno, i BTS hanno distrutto e impostato nuovi record, non soltanto nella scena musicale coreana ma anche internazionale, creando un nuovo modo d’intendere la musica, l’arte e il rapporto con il pubblico, ponendo le basi per un diverso modo di vedere l’industria musicale.

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Cosa ci aspetterà in futuro? I BTS dovranno arruolarsi? Faranno un nuovo tour prima di farlo?

Tutte queste domande, purtroppo, non trovano ancora una risposta: nel frattempo, noi continuiamo a goderci la loro musica, approfittando di ogni occasione per avvicinarci al loro mondo.