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#BTS: it’s comeback time!

ARMY di Mondo coreano: a rapporto!

Svegliatevi dal letargo, rispolverate le vostre Army bomb, recuperate gli ultimi episodi di BANGTAN BOMB, andate a ripassare i fanchant. Perché?

Perché, finalmente, il 10 Giugno, dopo più di 500 giorni dall’uscita di BE, avremo un nuovo comeback dei BTS: annunciato durante l’ultimo giorno del mini-tour di 4 date a Las Vegas, il 4 Maggio con uno streaming totalmente inaspettato, è stato rivelato il nome ufficiale del prossimo album, PROOF.

PROOF, da quello che appare dai due teaser resi pubblici (e che potete reperire sul canale Youtube BANGTAN TV) e dall’ultima dichiarazione rilasciata proprio dalla BigHit, è un album antologico che porta alla riscoperta di alcune delle vecchie canzoni del gruppo con l’aggiunta di cinque brani inediti.

Cosa sappiamo di questo nuovo album?

Il filo rosso che lega questo nuovo album è la celebrazione dei nove anni di carriera del gruppo, dei loro sforzi e sacrifici ma anche l’inizio di una nuova era.

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Il programma previsto per gli ARMY per scoprire, pezzo dopo pezzo, quello che ci riserba questo nuovo album è stato molto fitto: siete riuscit* a sopravvivere?

Abbiamo subito numerosi attacchi, tra le tracce scelte, i nuovi titoli, per non parlare delle concept photo (ndr: l’autrice di questo articolo non si è ancora ripresa dal ritorno dell’acconciatura da emo di Jungkook) e del trailer del video di Yet to come: insomma, è stato un mese pesante… molto pesante. Proviamo a fare un recap delle tracce?

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In questo CD troviamo esclusivamente brani cantati dall’intero gruppo, compresa la grandissima collaborazione con Halsey per Boy with Luv, e il titolo della prima nuova canzone, Yet to come (The most beautiful moment): sorpresa delle sorprese è l’inserimento di Born Singer, brano molto amato dai fan e dal gruppo stesso, che però era una cover (o meglio, sfruttava l’instrumental di un brano di J Cole, Born sinner) fatta dal gruppo nel lontano 2013 e cantata l’ultima volta nel 2017 durante uno degli ultimi appuntamenti del tour.

In questo secondo CD, invece, troviamo sia solo che sub-unit/group songs, mentre la title-track è proprio una delle novità, intitolata RUN, BTS (Dallyeora Bangtan): a quanto pare, ogni membro del gruppo ha scelto un singolo del proprio repertorio e un brano di gruppo/sub-unit, spiegando la propria decisione in una serie di short video chiamati “Proof of inspiration“.

FUN FACT: se notate, i brani dei singoli membri sono messi nell’ordine seguito dal fanchant, alternati da una canzone dell’intero gruppo! Non ci credete? Guardate bene: RUN BTS – Persona (Kim Namjoon) – Stay (OT7) – Moon (Kim Seokjin) – Jamais Vu (OT7) – Trivia: Seesaw (Min Yoongi) … Dobbiamo continuare?

Purtroppo le tracce presenti in questo album saranno disponibili solamente su CD e non sulle piattaforme streaming, tranne For Youth, una delle novità previste per questo album insieme alla traccia 02, Young love, e la 04, Quotation mark.

Da quanto rilasciato alla stampa, questo terzo CD, a differenza degli altri due che, invece, ripercorrono la carriera del gruppo e mostrano le loro diverse sfumature, sembrerebbe proprio essere dedicato agli ARMY, all’amore verso di loro e al rapporto che, indissolubilmente, li lega da ormai nove anni.

Ma, a proposito di ere, siete sicuri di ricordarle tutte? Se la risposta è negativa, Mondo coreano è qui per voi!

PS. Per questioni logistiche, prenderemo in considerazione solamente la discografia coreana ma consigliamo comunque a tutti di ascoltare anche la discografia giapponese che contiene alcune perle firmate Bangtan Sonyeondan.

School trilogy (2013-2014)

La “school trilogy” è la prima vera era che segna l’inizio del percorso dei Tannies, a partire dal loro debutto con il brano No more dream.

Questa trilogia è composta dagli album:

2 Cool 4 Skool, pubblicato il 12 giugno 2013

O!RUL8,2?, pubblicato l’11 settembre 2013

Skool luv affair, pubblicato il 12 febbraio 2014

Il leitmotiv di tutti e tre gli album, oltre alla musica hip hop e l’ambiente scolastico, è una forte critica nei confronti della società opprimente nella quale gli adolescenti d’oggi si trovano a vivere, schiacciati dalle aspettative e dalle pressioni di genitori e insegnanti e costretti ad abbandonare i propri sogni per seguire quelli altrui.

Dark & Wild (2014-2015)

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Questo album è stato rilasciato il 19 agosto 2014 ed è da molti considerato come un periodo (o album) di transizione perché iniziamo ad assistere ad un cambiamento, non solo stilistico e di genere, ma anche nelle tematiche perché dall’ambiente scolastico si passa alle relazioni sociali generalmente intese, nello specifico i sentimenti amorosi, prevalentemente adolescenziali, e quanto possa esservi correlato.

Una delle tracce di questo album, War of hormone, seppur sia tra le più amate dai fan, ha messo in grandi difficoltà il gruppo e l’agenzia, criticata per il testo e per un’eccessiva oggettivizzazione delle donne: questo porterà la BigHit a scusarsi pubblicamente e avviare un processo di revisione dei testi più attenta.

Personally, I received a lot of criticism regardin misogyny in 2015 and 2016, which led me to get my lyrics reviewed by a women’s studies professor. That experience, in turn, was an opportunity for me to self-reflect and question whether I’d been insensitive to gender equality. I want to do the best I can to take interest in the topic, learn and make improvements. That’s my perspective now.
RM (Kim Namjoon) to ABC News in 2021

Personalmente, ho ricevuto molte critiche in merito alla misoginia intorno al 2015/2016, [ciò] mi ha portato a far rivedere i miei testi da un docente di studi femminili. Questa esperienza, col senno del poi, è stata un’opportunità per me per fare autocritica e chiedermi se non fossi insensibile in merito alla questione di genere. Voglio fare il mio meglio per interessarmi alla questione, imparare e migliorare. Questo è il mio obiettivo.
RM (Kim Namjoon) a ABC News nel 2021

Hwa-yang-yeon-hwa (2015-2016)

Questa era è caratterizzata dalla serie di mini-album intitolati The most beautiful moment in life (o 화양연화, hwa-yang-yeon-hwa).

Si compone di tre album:

HYYH pt.1, pubblicato il 29 Aprile 2015

HYYH pt.2, pubblicato il 30 Novembre 2015

HYYH: Young Forever, pubblicato il 2 maggio 2016

The most beautiful moment in life segna il passaggio dall’adolescenza all’età adulta e si concentra in buona parte sulla paura di crescere ma anche sul voler realizzare i propri sogni ed è ispirato ad una conversazione realmente avvenuta tra Bang PD e Suga, durante la quale quest’ultimo avrebbe affermato di non voler ancora diventare adulto per continuare ad inseguire i propri sogni di ragazzino.

Inoltre, è possibile osservare anche un cambiamento nello stile, assistendo ad un progressivo passaggio dal genere hip hop al più classico pop-rock.

Wings e You never walk alone (2016-2017)

Rilasciato il 10 ottobre 2016, rappresenta la trasformazione più matura dei BTS, in quanto unisce temi vicini alla giovinezza – già affrontati negli album precedenti – ma anche la tentazione e le difficoltà: ispirato prevalentemente al romanzo Demian di Hermann Hesse, non sono rari i riferimenti al confronto tra il bene e il male e la filosofia jungiana.

A Wings seguirà l’album You Never Walk Alone, rilasciato il 13 febbraio 2017, che consiste in una continuazione proprio di Wings, infatti contiene molti brani del precedente album insieme a qualche brano nuovo: fiore all’occhiello di questo YNWA è il brano Spring Day, al quale è tristemente collegato il tragico evento che ha coinvolto il traghetto Sewol nel 2014.

Love yourself trilogy (2017-2018)

Anche in questo caso ci troviamo davanti ad una serie di album tutti intitolati Love yourself.

Gli album in questione sono:

Love Yourself: Her, pubblicato il 18 settembre 2017

Love Yourself: Tear, pubblicato il 18 marzo 2018

Love Yourself: Answer, pubblicato il 24 agosto 2018

Her è il primo disco della trilogia e rappresenta la gioia e la bellezza dell’innamoramento, mentre Tear affronta il dolore e la sofferenza dovuti alla separazione ma, soprattutto, la consapevolezza di potersi trovare davanti un amore non corrisposto: l’ultimo album, Answer, rappresenta un po’ la conclusione del percorso di crescita e cambiamento iniziato con HYYH.

Se il filo conduttore dei primi due EP è l’amore verso gli altri e la ricerca disperata di attenzioni e risposte dagli altri, Answer, proprio come suggerisce il titolo, dà un consiglio fondamentale agli ascoltatori, cioè quanto sia necessario amare se stessi prima di cercare l’amore negli altri.

Questa costruzione non è affatto casuale e, come abbiamo avuto modo di vedere molte volte nei contenuti proposti dai BTS, si fa un grande riferimento a quella che è la tradizione letteraria cinese, coreana e giapponese, infatti Love Yourself è impostato secondo il Kishotenketsu (起承転結), un termine giapponese che indica proprio l’impostazione della narrazione e della retorica tradizionale asiatica.

Tra il primo e il secondo album della serie Love Yourself verrà pubblicato il 4 aprile 2018 anche l’album giapponese, Face Yourself, al cui interno troviamo, tra le varie versioni in lingua giapponese delle canzoni presenti in Her, anche il brano Don’t leave me che, seppur non abbia un suo video musicale, ha riscosso molto successo tra gli Army.

Map of the soul (2019-2020)

La serie Map of the soul consiste in una serie di tre album, due in lingua coreana e uno in lingua giapponese, nello specifico:

Map of the soul: Persona, pubblicato il 12 aprile 2019

Map of the soul: 7, pubblicato il 12 febbraio 2020

Map of the soul: The Journey, pubblicato il 14 luglio 2020

L’intera serie coglie ispirazione dal libro di psicologia analitica di Murray Stein, incentrato sulle teorie dello psicanalista Jung, e si concentra sul percorso che hanno dovuto affrontare, come individui, come giovani e come gruppo, per arrivare al successo che stanno ricevendo negli ultimi anni.

BE (2020-2021)

Be è l’ultimo album del gruppo, rilasciato il 20 novembre 2020, e in base a quanto dichiarato durante la conferenza stampa dalla stessa agenzia, in questo album i BTS si aprono, esternando le loro sensazioni e timori, specie in seguito alla pandemia e il terrore dei giovani membri di non riuscire a rimanere in contatto con i propri fan: in particolar modo il brano Life goes on cerca di riassumere in note e parole queste sensazioni e la loro ricerca di sicurezza e certezza.

Butter (2021)

Per quanto non possa essere considerato un vero e proprio album, questo EP contiene gli ultimi due brani dei BTS, Butter (uscito nel maggio 2021) e Permission to dance (uscito nel luglio 2021), brani che li hanno consacrati ulteriormente nell’olimpo della musica internazionale, portando anche alla vittoria di numerosi premi.

Che ve ne pare di questo concept? Siete pront* per il grande ritorno dei Tannies?

Sappiate, però, che le sorprese non finiscono qui! Eh no, perché saprete bene che gli Army sono conosciuti tra tutti i fandom per essere tra i più generos* che esistano e, anche noi di Mondo coreano, non abbiamo saputo resistere a questo richiamo. Siete curiosi di sapere cosa abbiamo preparato per voi? Cliccate il pulsante qui sotto e non dimenticate di commentare!

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K-Culture Korea

Il servizio militare in Corea del Sud

Tutti almeno una volta abbiamo sentito parlare del servizio militare in Corea del Sud, ma ne sappiamo abbastanza? Come funziona?

Il servizio militare in Corea è stato proclamato ufficialmente nel 1957 e fonda i suoi principi nell’art 39 della Costituzione della Repubblica di Corea secondo il quale “ogni cittadino è ritenuto responsabile della difesa del proprio paese e dei suoi abitanti”; è stabilito, inoltre, che tutti i cittadini maschi della Corea del Sud debbano adempiere sinceramente ai doveri del servizio militare come definito dalla Costituzione e dal comma 3 della medesima legge.

Una questione storica

Nel periodo dei tre regni di Baekje, Silla e Goguryeo (18 a.C.- 660 d.C.) esisteva una sorta di servizio militare: in tempi di pace ognuno viveva la propria vita ma in previsione di guerra tutti i cittadini erano chiamati ad arruolarsi. Durante la dinastia Koryo, quella che succede ai tre regni, furono create 2 potenze militari, una professionale e una obbligatoria di riserva. In questo periodo i cittadini dovevano iscriversi all’anagrafe militare indipendentemente dall’età o dal sesso, ciò implicava che anche gli anziani potevano essere chiamati a prestare servizio per la nazione. Vi era però un eccezione: si poteva evitare il servizio militare in cambio di una somma di denaro. Durante la fine della dinastia Chosŏn il gli aristocratici furono esentati da prestare tale servizio. Dopo l’invasione Nipponica del 1592-1598 il servizio militare venne ulteriormente rafforzato.

Anche la durata del servizio militare è cambiata nel tempo infatti si è passati dai 5 anni ad attualmente 1 anno e 6/9 mesi.

Il servizio militare, al giorno d’oggi, si suddivide principalmente in due modalità: obbligatorio e volontario.

Di questo sistema fanno parte le seguenti forze armate (대한민국 국군, 大韓民國 國軍 o Daehanminguk Gukgun):

  • Esercito (18 mesi),
  • Corpo dei Marines (18 mesi)
  • Marina militare (20 mesi)
  • Aeronautica militare (21 mesi).

Il sistema obbligatorio può essere suddiviso in sistema di arruolamento e sistema di milizia:

  • Il sistema di arruolamento fonda le sue basi nel principio secondo il quale tutti gli uomini coreani, raggiunti i 18 anni, devono prestare servizio militare: in questa occasione vengono formati e istruiti per un periodo prestabilito di tempo per diventare soldati d’élite e successivamente trasferiti nelle unità di riserva (che, in tempo di guerra o d’emergenza, vengono mobilitate).
  • Il sistema di milizia, come il sistema di arruolamento, si basa sul sistema di coscrizione universale e, anche in questo caso, le reclute ricevono una formazione militare ma di base e a breve termine: alla fine del periodo di formazione, le reclute possono tornare a casa e non vi è nessun inserimento nell’unità di riserva, anche se in caso di emergenza o in tempi di guerra, possono comunque essere convocati direttamente per il servizio militare.

Tra le tante opzioni di servizio, per quanto risulti difficile, vi è anche la possibilità di entrare nell’esercito militare americano (KATUSA), difatti solo l’1% dei candidati ogni anno riesce ad accedervi, infatti per entraci è indispensabile avere un alto livello di inglese e i candidati ritenuti idonei verranno estratti a sorte.

Come funziona per chi ha la doppia cittadinanza?                               I giovani coreani con una doppia cittadinanza dovranno scegliere quale delle due prediligere entro il 31 Marzo dei loro 18 anni: se la scelta ricade sulla cittadinanza coreana sarebbero esenti dall’obbligo di servizio, ma nel caso in cui la scelta non dovesse arrivare prima della scadenza prevista il servizio militare diventerebbe obbligatorio anche per loro; chi sceglie, invece, di  mantenere una cittadinanza diversa da quella coreana non potrà richiedere il visto lavorativo di tipo F sino al compimento dei 40 anni ma sarà possibile ottenere solo un visto di tipo E.

Quando inizia il servizio militare?

Al compimento dei 18 anni tutti i ragazzi devono registrarsi negli elenchi degli abili a svolgere il servizio militare: compiuti i 19 anni (seguendo il conteggio alla coreana) si viene chiamati dal governo per effettuare esami fisici e psicologici approfonditi per determinare l’idoneità al servizio e che tipo di servizio si dovrà rendere al paese.

NB: ogni cittadino è obbligato ad iniziare il servizio militare entro il 28esimo anno d’età ma è possibile ottenere un rinvio dall’entrata in servizio a causa del proseguimento o conclusione degli studi universitari!

Come si divide il servizio militare?

Il servizio militare vero e proprio si divide principalmente in cinque categorie in base al voto che ottenuto all’esame fisico/psicologico: l’esito dei test viene suddiviso in 7 classi e coloro che appartengono alle prime 4 classi sono idonei per il servizio militare.

La prima categoria è la “first citizen service” o “primo stato di coscrizione ammissibile”, dove vengono registrati tutti i cittadini maschi al compimento dei 18 anni, il cittadino è consapevole che deve adempiere al servizio militare ma non è ancora obbligato a prestare servizio.

La seconda categoria è la “Active Duty Service” e si fa riferimento al periodo di addestramento per il servizio di arruolamento militare.

La terza categoria è costituito dal supplemental service e questa è la tipologia di servizio che può svolgere chi ha scelto di seguire la modalità di servizio volontario, dove le maggiori posizioni ricoperte sono nel servizio pubblico (ad esempio in municipio, agenzie governative e strutture pubbliche dov’è richiesto un servizio di sicurezza come la polizia ferroviaria o metropolitana): in questa categoria possono venire inseriti anche medici, avvocati, veterinari o ricercatori esperti che rientrano nella categoria dei curatori della nazione e, pertanto, i  loro servizi sono importanti a livello sociale e dunque viene prediletto il loro indirizzamento al servizio civile.

La quarta categoria è costituita dal “reserve service” o “forze di riserva“.

La quinta categoria è la “second citizen service” di cui fanno parte tutti quei ragazzi che non hanno superato l’esame fisico-psicologico ma hanno abilità per svolgere il servizio civile; in realtà, possiamo trovare altre due categorie sottostanti a questa, alle quali possono accedere tutti coloro che risultano inabili psicologicamente e fisicamente a svolgere servizio a causa di malattie progressive o incidenti e quelli che dovranno sottoporsi ad un nuovo test fisico psicologico entro due anni.

Come si svolge la vita all’interno della base militare?

Le prime 4-5 settimane, circa, sono definite di “training”, durante le quali ogni nuovo cadetto viene allenato alla vita militare e sottoposto a lezioni teoriche ed allenamenti molto intensi: questo periodo è il più duro del servizio militare anche perché è vietato avere contatti con l’esterno, fatta eccezione per alcuni permessi straordinari dovuti a genitori malati o altre situazioni specifiche. Al termine di questo periodo ogni cadetto verrà inviato nella propria forza armata ed inizierà la vera e propria leva.

Durante il periodo militare l’utilizzo del cellulare era vietato fino a non molto tempo fa mentre ora sono stati creati dei regolamenti che ne prevedono l’utilizzo ma con delle limitazioni. Invece, per quello che riguarda le vacanze e i giorni di permesso, questi vengono concessi ma variano in base al corpo armato di appartenenza e lo stesso vale per le visite che si possono ricevere (queste ultime, però, sono concesse più frequentemente rispetto ai primi).

Esenzioni

Il servizio militare in Corea è ancora oggi motivo di controversie infatti, oltre a chi non risulta essere idoneo allo svolgimento del servizio militare, esistono casi eccezionali nei quali è prevista un’esenzione per merito e questo può essere il caso di ragazzi che hanno contribuito in modo rilevante al prestigio della nazione: questo è quanto è stato previsto nel 1973 quando il presidente dell’epoca, Park Chung-hee, introdusse l’esonero per gli artisti e per gli atleti che ottenevano grandi risultati o medaglie. Questo legge è in vigore tutt’oggi ma, nonostante ciò, questo tipo di concessioni scaturiscono un’indignazione pubblica ed è per questo che vengono concesse raramente. 

Come funziona per gli Idol o per gli attori?

Secondo una nuova legge dello scorso dicembre, è stata data agli artisti la possibilità di richiedere una deroga di due anni che permetterebbe, qualora la richiesta fosse accettata, di iniziare il servizio militare entro i 30 anni invece che i canonici 28.

Di recente si era parlato di un possibile esonero per i BTS, infatti molti sostengono che la boy band abbia notevolmente contribuito alla diffusione della cultura coreana nel mondo e, per questo, meriterebbe l’esonero dal servizio militare: i membri stessi del gruppo, però, hanno comunicato di essere pronti a servire il Paese, in quanto la quasi totalità delle celebrità di solito svolge senza problemi questo tipo di dovere.

Questo è un esempio ricorrente in Corea, dove famose band maschili K-Pop sono costrette a sciogliersi momentaneamente per il servizio militare e infatti, sebbene ci siano già stati esoneri nei confronti di grandi artisti nel campo della musica classica e del balletto, le star del K-Pop, gli attori e i registi non sono esonerati.

Cosa succede se si decide di trasgredire la legge?

Fino a qualche anno fa era impossibile per un coreano rifiutarsi di adempiere al servizio militare e la pena per aver infranto l’articolo 39 era la detenzione: tuttavia, per questo motivo il 28 giugno 2018 la Corte Costituzionale della Corea ha dichiarato la legge sul servizio militare incostituzionale ordinando al governo di prevedere il servizio civile per gli obiettori.

Donne e servizio militare

Le donne coreane possono decidere volontariamente di partecipare al servizio militare in quanto per loro non vi esiste alcun obbligo: attualmente non ci sono molte donne che decidono di parteciparvi e, per lo più, quelle che vogliono intraprendere una percorso del genere frequentano la scuola di ufficiali ROTC (Reserve Officers’ Training Corps) che è un corso di laurea presente nella maggior parte delle università.

Comunità LGBT nell’esercito

In Corea l’omosessualità è vista come uno dei criteri che rendono un ragazzo inabile al servizio militare, infatti purtroppo la Corea non sembra ancora pronta ad accettare ciò che reputa “diverso”: un esempio tra i tanti è la recente notizia del suicidio di Byun Hee-soo, soldatessa transgender di 22 anni costretta a lasciare l’esercito a seguito dell’operazione chirurgica per la riassegnazione sessuale poiché, secondo la legge militare coreana, così facendo sarebbe rientrata a far parte della categoria di persone con disabilità.

Come si può ben intuire, il servizio militare ha delle forti influenze sociali, ad esempio nei colloqui di lavoro infatti, molto spesso, le aziende coreane, quando cercano nuovo personale, mettono tra i vari requisiti l’aver svolto il servizio militare o possono decidere di aumentare il punteggio di competenza in base a tale requisito.

Un’altra curiosità riguarda un’espressione molto utilizzata nel linguaggio corrente: spesso i ragazzi fidanzati, quando partono per il servizio militare sono impauriti dal fatto che la propria ragazza possa lasciarli o tradirli e questo timore viene descritto con un’unica frase, ovvero “고무신을 거꾸로 신다” (gomusineul geokkuro shinda)che, letteralmente, vuol dire “indossare le scarpe di gomma al contrario” ma che, in realtà, significa “lasciare il proprio ragazzo mentre sta svolgendo il servizio militare”.

Anche tu eri a conoscenza di tutte queste informazioni riguardo il servizio militare? Conosci qualche altra informazione? Credi siano giuste le esenzioni per merito? Secondo te i BTS  partiranno per il servizio militare? Faccelo sapere lasciando un commento!

                                                                                                                                   

                                                                                                                                                  

                                                                                                                             

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BTS (방탄소년단): from zero to hero

8 anni di carriera, 57 daesangs, 9 album, 6 hot 100 n°1s, 3 apparizioni alle Nazioni Unite, milioni di fan in tutto il mondo, qualifica di inviati presidenziali, tour sold-out: queste sono soltanto alcune delle notizie che si possono citare quando si parla dei BTS, il più grande gruppo K-Pop che ha fatto, e continua a fare, la storia della musica pop.

Per chi si approccia per la prima volta all’onda coreana (hallyu, 한류), i BTS sono quasi una tappa obbligatoria. Ma chi sono e perché sono così importanti?

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I Bangtan Sonyeondan (방탄소년단, 防彈少年團), conosciuti con l’acronimo di BTS, sono una boy band formatasi nel 2013 sotto l’agenzia Big Hit Entertainment (ora HYBE) composta da 7 membri (Jin, Suga, J-hope, RM, Jimin, V e Jungkook): il nome, in un primo momento, aveva il significato di “Bulletproof Boyscout“, un gruppo che si poneva come obiettivo quello di fermare gli stereotipi “proteggendo” gli adolescenti e i loro sentimenti, mentre, in seguito ad un processo di re-branding (per il quale hanno anche vinto l’iF Product Design Award nel 2018), è stato cambiato in “Beyond the scene“, a dimostrazione del cambiamento e del nuovo volto, non soltanto dei membri, ma anche degli adolescenti nel loro percorso di crescita.

La scalata verso il successo dei BTS è stata tutt’altro che semplice e priva d’imprevisti, anzi sono stati più gli ostacoli e le avversità che hanno dovuto affrontare, partendo proprio dalla provenienza da un’agenzia non famosissima (ai tempi del loro debutto, la Big Hit Entertainment, oggi quotata in borsa, non soltanto non rientrava tra le major agencies ma soprattutto si era trovata a dover attraversare una grossa crisi finanziaria che li avrebbe condotti, nella peggiore delle ipotesi, alla bancarotta) per arrivare poi alle infinite ostilità della scena musicale stessa nei confronti dei componenti del gruppo (i membri RM, Suga e J-hope erano, per esempio, già ben noti prima del loro debutto nella scena hip-hop underground e proprio questo “cambio di genere” dall’hip-hop al pop ha creato non poche difficoltà ai giovani).

Gli ARMY (nome del fandom dei BTS con il significato di “Adorable Representative M.C. for Youth“) di vecchia data conosceranno bene il video caricato qui sopra che mostra il gruppo intento a promuovere, per le strade di Los Angeles, un loro concerto gratuito nel lontano 2013: è assurdo pensare come, a otto anni di distanza, siano cambiate tantissime cose e come, al giorno d’oggi, aggiudicarsi un biglietto per una loro data sia diventato più complesso di vincere alla lotteria.

Ebbene sì, di strada ne hanno fatta: eccome se ne hanno fatta!

Il 22 novembre 2021 hanno partecipato agli American Music Awards, ai quali erano candidati in tre differenti categorie:

  • Favorite pop duo or group
  • Favorite pop song (“Butter”)
  • Artist of the year

E hanno vinto tutti e tre i premi, compreso il tanto agognato ATOY, contro mostri sacri della musica occidentale del calibro di Ariana Grande, Drake e Taylor Swift. Ma cosa sono gli AMAs?

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Gli American Music Awards sono uno dei tre premi musicali più importanti insieme ai Billboard music awards e ai Grammy Awards, fondati nel 1973 da Dick Clark per competere contro i Grammy e la loro particolarità sta nel fatto che i vincitori, dal 2006, non sono scelti solo dai membri dell’industria musicale (sulla base delle vendite e diffusione radiofonica), ma anche dalla giuria popolare, la quale può contribuire alla votazione tramite il sito stesso degli AMAs. Perché questo premio è così importante per i BTS e per il mondo del K-Pop in generale?

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I BTS durante la loro prima apparizione agli AMAs nel 2017 con l’esibizione “DNA”.

Perché, soltanto a distanza di 4 anni dalla prima vera apparizione nella scena musicale americana da parte dei BTS, abbiamo e hanno avuto realmente contezza di quanto, finalmente, il panorama musicale occidentale si stia lentamente aprendo alla musica proveniente da altri luoghi al di fuori dell’America, consentendo così una maggiore “contaminazione” e globalizzazione in ambito artistico e culturale. Perché culturale?

Perché i BTS non si possono più relegare al “semplice” ruolo di boy band, bensì sono diventati veri e propri esportatori di cultura nel mondo e, con la nomina a inviati presidenziali guadagnata nel settembre ’21, questo non fa che accrescere la loro importanza per il mondo artistico: a dimostrazione di ciò, abbiamo anche il comunicato stampa ufficiale del Presidente Moon Jae-In mediante il quale si è sentitamente congratulato con il gruppo per il grande risultato ottenuto.

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Il tweet dall’account ufficiale del Presidente Moon Jae-In.

Inoltre, il Presidente Moon non ha perso l’occasione per lanciare un piccolo suggerimento al governo coreano che, ancora, sta temporeggiando circa la decisione sull’arruolamento o meno dei membri del gruppo nell’esercito: infatti, com’è noto a molti, i maschi coreani tra i 18 e i 28 anni devono prestare servizio nell’esercito per una durata di 18/20 mesi e anche i Bangtan, teoricamente, sarebbero inclusi in questa categoria.

Eppure, la storia non è così semplice perché i BTS hanno ricevuto dal presidente Moon, nel 2018, l’Ordine al Merito culturale, un riconoscimento per i servizi svolti in ambito sociale e artistico che hanno contribuito alla promozione della Corea del sud nel mondo e, non a caso, in quello stesso periodo il Primo Ministro Lee Nak-yon ha suggerito una revisione della legge sulla leva militare per ragioni legate al cambiamento della società coreana e, al tempo stesso, la legislazione di Seoul ha approvato una revisione alla legge sulla leva militare obbligatoria, consentendo ai K-Pop idol particolarmente meritevoli di posticipare il proprio arruolamento sino al compimento dei 30 anni.

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I BTS durante la consegna della corona fiorata.

L’argomento ha, da sempre, scatenato non poche polemiche e non sono stati rari i casi in cui i netizens si sono schierati contro l’arruolamento del gruppo: polemiche alla quale è seguito, però, il silenzio della politica e la lentezza della burocrazia, lasciando gli idol e i fan stessi in una landa desolata, senza alcuna conoscenza circa il proprio futuro.

Ecco, di seguito, alcuni dei commenti più ricorrenti nelle ultime ore in molte piattaforme social:

“It’s honestly discrimination at this point.. ㅋㅋ they’ve done more for this country than 10 thousand gold medals… it’s time to grant them exemptions ㅋㅋ”

“They have done more for this country than any gold medal at the Olympics.”

“We have never had something as big as BTS that has done so much for our pop culture. I’m not a BTS fan but they’ve influenced our economics in such a positive way and that should be enough in itself to grant them exemptions. Jo Sung Jin may be an amazing pianist but he has never brought any economic value in exports or anything to our country like BTS has.”

I Bangtan boys, tuttavia, non si sono fermati solo alle tre vittorie agli AMAs, bensì per il secondo anno consecutivo hanno ottenuto una nomination ai Grammy nella categoria “Best pop duo/group” e, anche quest’anno, questa nomina ha riacceso l’infinita diatriba tra gli ARMY e la Recording Academy, infatti già nella precedente edizione, l’esito aveva avuto modo di mostrare i (non pochi) lati oscuri e ambiguità dell’industria musicale americana, la quale svariate volte si è mostrata solamente interessata ad artisti “classici” rispetto ad altri più innovativi e meno “convenzionali”: dopo la mancata vittoria, gli ARMY (e probabilmente gli stessi giovani artisti) si aspettavano più di una nomination nell’edizione del 2022, eppure anche in questo caso le aspettative non sono state accontentate, portando ancor di più all’esasperazione i rapporti tra i fan e i Grammy.

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Negli ultimi giorni, la frase che sta spopolando sempre di più su Twitter e tanti altri social è “BTS wants a Grammy but Grammy needs BTS“. Perché?

Perché la redazione dei Grammy è ben consapevole della potenza dei BTS e della sua fanbase (basti pensare che il giorno dell’annuncio delle categorie e delle nomination, essendo i BTS tra i presentatori, i partecipanti alla livestream superavano più di 1 MILIONE di persone, tuttavia nel momento in cui questi hanno ricevuto una sola nomination e hanno fatto la loro presentazione, le visualizzazioni sono scese a 400.000 nel giro di pochi minuti) e non sono stati rari i tentativi di addolcire i rapporti tra il fandom, iperprotettivo nei confronti del gruppo, e la Recording Academy al fine di sfruttarne il potere mediatico.

E la verità è proprio questa: i Grammy hanno più bisogno dei BTS di quanto i BTS abbiano bisogno di un Grammy, specie dopo le due performance agli AMAs (fonti incerte su Twitter hanno affermato che una buona percentuale dei presenti nel pubblico degli AMAs fossero ARMYs) e, soprattutto, dopo le 4 date sold-out al SoFi Stadium di Los Angeles. Che saranno mai 4 date?

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Bene, giusto per fare due conti, la capienza massima per i concerti al SoFi Stadium è di 70.000 persone: i biglietti per le quattro date (27-28/11 e 1-2/12) sono andati sold-out prima dell’apertura ufficiale delle vendite, cioè la totalità dei biglietti è stata fatta fuori solamente con le prevendite, compresi coloro che avevano già acquistato un biglietto per il tour mondiale che è stato cancellato qualche mese fa, dopo l’ennesima riprogrammazione.

Al di là di quali siano i rapporti tra i Bangtan (e gli ARMY) e l’industria dell’intrattenimento in tutte le sue sfaccettature, il loro impatto a livello culturale è assolutamente innegabile, non a caso il mantra più recente è “BTS paved the way” e, in effetti, non si potrebbe essere più d’accordo e del loro stesso successo ne stanno beneficiando molti gruppi k-pop che, al momento, si stanno trovando sulla cresta dell’onda, pensiamo per esempio ai recenti annunci dei tour mondiali da parte degli ATEEZ, degli NCT e delle Twice: che piacciano o meno, i BTS hanno distrutto e impostato nuovi record, non soltanto nella scena musicale coreana ma anche internazionale, creando un nuovo modo d’intendere la musica, l’arte e il rapporto con il pubblico, ponendo le basi per un diverso modo di vedere l’industria musicale.

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Cosa ci aspetterà in futuro? I BTS dovranno arruolarsi? Faranno un nuovo tour prima di farlo?

Tutte queste domande, purtroppo, non trovano ancora una risposta: nel frattempo, noi continuiamo a goderci la loro musica, approfittando di ogni occasione per avvicinarci al loro mondo.

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Beauty standard: breaking the stereotypes

In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato di chirurgia estetica e di “beauty standard”, cioè quelle caratteristiche ricorrenti nei personaggi famosi, specie negli idol, che li rendono conformi alle aspettative generali del pubblico in fatto di bellezza.

Ma quali sono questi standard? Analizziamoli insieme!

Nel luglio 2021, un k-netizen ha elaborato una lista sul forum Theqoo con 8 elementi che non possono mancare in un idol per rientrare nei canoni di bellezza coreani. Questi canoni sono:

  • V-line face
  • Porcelain white skin
  • Spotless skin
  • Thigh gap
  • Double eyelids
  • Heart-shaped lips
  • High and straight nose bridge
  • Perfectly aligned teeth
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Ma, fermi tutti! Ancora, nel 2021, parliamo di standard di bellezza? Non abbiamo ancora superato questa fase?

Bene, noi di mondocoreano non ci stiamo più ed è per questo che, in questo articolo, vi porteremo alla scoperta degli idol che si sono ribellati, con non poca fatica, allo stigma della bellezza tipica e si sono mostrati al mondo per quello che sono, perfetti nella loro diversità.

Ladies first, 가자!

JENNIE (Blackpink): c’è davvero qualcuno che preferisce il viso allungato alle sue guanciotte?

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HWASA (Mamamoo): la queen assoluta per stage presence e look, non si ferma davanti a niente e non accetta critiche da nessuno, specie sul suo aspetto, perché, come ha affermato lei stessa “If I don’t fit today’s beauty standards, I will become a new and different standard!“.

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NAYEON (Twice): ha l’aspetto di una bambola, è talentuosa e divertente. Che altro si può chiedere a questa ragazza? Eppure, paradossalmente, nonostante abbia tutte le carte in regola per rientrare alla perfezione negli standard coreani, anche lei si trova (s)fortunatamente esclusa da questa categoria. Perché? …I suoi denti non sono perfettamente allineati.

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YEJI (Itzy): questa ragazza rappresenta il motivo più emblematico per non essere inserita tra le classic k-beauties. Quale sarà la sua colpa? Non ha la doppia palpebra e non ha intenzione di averla, bensì a differenza di (ancora) tantissim* asiatic* non è ricorsa alla blefaroplastica (nota anche come “chirurgia della palpebra doppia”) ed ha accettato la sua diversità rispetto agli altri idol.

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TZUYU (Twice): altra componente delle Twice, altro standard colpito e affondato! Anche questa volta, però, il problema rimane nella fascia delle labbra perché, mentre Nayeon non ha i denti perfettamente allineati, il dramma di Tzuyu è quello di… non avere le labbra a forma di cuore.

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JOY (Red velvet): finalmente un argomento più interessante rispetto a quelli trattati fino ad ora, infatti la nostra Joy è aspramente criticata perché, a differenza di tante sue colleghe, non ha il classico fisico longilineo tanto agognato e cercato, non solo dalle donne coreane, ma anche dalle donne occidentali: il beauty standard che viene “interrotto”, nel suo caso, è il “thigh gap“. Cosa intendiamo?

Parliamo dello spazio che c’è tra le cosce e, sostanzialmente, ci riferiamo al fatto se le cosce, mentre si cammina, si tocchino tra di loro e, se questo succede, quanto si toccano perché, storicamente, il sogno di moltissime donne (principalmente influenzate dalla moda degli anni ’90 che promuoveva in passerella figure di spicco che rasentavano il sottopeso e la malnutrizione) è sempre stato quello di avere lunghe e sottili gambe, da sempre ritenute più piacevoli alla vista.

Eppure, Joy sembra non farsi troppi problemi in merito e, nonostante le critiche, non ha mai rinunciato a sfoggiare il suo (bellissimo) corpo, dimostrando a tutti che può indossare qualunque capo d’abbigliamento senza sentirsi inferiore alle altre.

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Passando, invece, al lato maschile, osserviamo quali sono gli idol che hanno infranto e impostato nuovi standard di bellezza.

FELIX (Stray Kids): tutti lo amano, la sua voce incanta chiunque la ascolti ed è il duality-king per eccellenza, ma c’è una cosa che (forse) ce lo fa amare ancora di più e che, al tempo stesso, lo porta ad essere escluso dalle bellezze classiche. Quale? Le lentiggini! Ebbene sì, il nostro Felix ha il volto coperto di lentiggini e questo è totalmente un “no-no” per gli standard coreani, i quali puntano invece alla pelle perfetta, senza imperfezioni o discromie.

CHANGBIN (Stray Kids): non è il classico idol, né per look né per appearance, infatti i suoi modi apparentemente freddi, quasi da bad boy (Qualcuno ha detto wattpad?), e il suo rap sembrano quasi stonare con il titolo che si ritrova.

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DOWOON (Day6): naso non esattamente in linea con gli standard coreani, niente doppia palpebra, carnagione olivastra… Insomma, questo ragazzo è tutto fuorché dentro i k-beauty models, eppure il suo fascino è innegabile! Suona pure la batteria, niente male, eh?

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TAECYON (2PM): …dobbiamo veramente dire qualcosa su di lui? Le foto non dicono già abbastanza?

J-HOPE (BTS): ballerino straordinario, coreografo, rapper, lineamenti del volto dolci e sguardo accattivante, J-hope non rientra negli standard perché ormai è diventato lui il nuovo standard di bellezza… e noi non potremmo che essere d’accordo!

RM (BTS): last but not least, l’unico e solo President Kim Namjoon. Dragon eyes, pelle color miele, fossette: per i primi tempi del loro debutto nella scena musicale, Namjoon ha deciso di indossare gli occhiali da sole a causa dei tanti commenti cattivi sul suo aspetto fisico, spesso considerato “brutto” o, comunque, non il “classico idol” e, per tanto tempo, ha anche creduto a quelle parole colme d’odio. Le cose, però, negli ultimi anni sono cambiate e il leader dei BTS ha ormai acquistato tanta confidenza in sé e nel suo aspetto, diventando anch’egli il nuovo standard di bellezza, non solo coreano ma anche internazionale.

E voi cosa ne pensate? Quali sono gli idol che secondo voi non rientrano nei beauty standard? Fatecelo sapere nei commenti!

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L’arte d’essere fragili

“Sono le certezze fragili che ci fanno sentire forti, quando l’unica forza di cui ciascuno dispone è la tolleranza, invece, la curiosità verso l’altro, l’ascolto, la com-passione. Mettere la passione in comune. Sentire insieme.”

Concita De Gregorio
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Per tanto tempo tematiche come la fragilità e la debolezza sono state viste come un tabù, qualcosa d’incredibile e inconcepibile per il grande pubblico. Quante volte abbiamo sentito dire ad un bambino di non piangere perché sembrava “una femminuccia“?

Quante volte abbiamo pensato di soffocare i dispiaceri, le arrabbiature, lo stress per paura di farci vedere vulnerabili?

Queste storie, queste domande, questi pensieri sono vecchi quasi quanto il mondo e, da sempre, l’uomo ha cercato delle strategie e delle scorciatoie per sopravvivere a questa assillante pressione sociale, per esempio tramite l’arte e la stessa musica, tra le tante manifestazioni artistiche, è diventata il simbolo più eclatante di questo bisogno primario di liberare la mente.

Il K-pop, seppur apparentemente possa sembrare un genere molto gioioso, nasconde dietro coreografie accattivanti e videoclip dall’impeccabile realizzazione e tecnica, testi molto profondi e dal significato tutt’altro che leggero.

Occorre, però, fare una premessa: purtroppo, in Corea, così come in Italia e in tanti altri paesi, la componente “boomer” della popolazione non riesce a prendere sul serio concetti come la depressione, la paura d’essere fragili, d’essere rimpiazzati, sia per ragioni culturali che per ragioni educative (ndr: quando parliamo di ragioni educative non ci riferiamo a persone non scolarizzate, bensì a tutti coloro che hanno ricevuto un’educazione più “arida” da un punto di vista emotivo e che quindi non hanno avuto modo di approfondire i propri sentimenti e quelli altrui), quindi la strada è decisamente più in salita del previsto e sta tutto nelle mani delle nuove generazioni.

Nonostante questa premessa, lo stesso fatto che siano sempre di più i pezzi nei quali gli artisti, idol o meno, fanno “coming out” circa il loro benessere mentale e serenità psicologica è un ottimo segnale di cambiamento di rotta di una società che, lentamente, si sta aprendo al dialogo e alla comprensione dell’altrui psiche, piuttosto che alla repressione della stessa.

TRIGGER WARNING

Alcuni dei brani scelti trattano argomenti come depressione, suicidio e, in generale, tristezza: se siete particolarmente sensibili, scorrete verso la fine dell’articolo.

Prendiamo, per esempio, il brano “To my youth” di BOL4 (Bolbbalgan4). Chi è?

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BOL4, il cui nome completo è Bolbbalgan Sachungi (볼빨간 사춘기), nasce come duo musicale composto da Ahn Ji-young e Woo Ji-yoon nel 2016 sotto l’agenzia Shofar Music, e dopo un periodo di hiatus nel 2018, nel 2020 l’agenzia ha annunciato che Woo Ji ha lasciato il gruppo, il quale avrebbe continuato ad esistere, pur essendo rappresentato solamente da Ahn Ji-young, la quale avrebbe mantenuto il nome d’arte di BOL4.

“나는 한때 내가 이 세상에 사라지길 바랬어
온 세상이 너무나 캄캄해 매일 밤을 울던 날
차라리 내가 사라지면 마음이 편할까
모두가 날 바라보는 시선이 너무나 두려워”

“At some point, I used to wish I would disappear from this world
The whole world seemed so dark and I cried every night
Will I feel better if I just disappeared?
I was so afraid of everyone’s eyes on me

In questa prima strofa vediamo come l’artista, senza troppi giri di parole, vada dritta al punto e esprima con totale onestà quanto, alcune volte, si sia sentita fuori posto e abbia pensato alle soluzioni più estreme, anche soltanto per un istante.

Sentirsi fuori luogo, sentirsi un pesce fuor d’acqua, specie quando tutti quelli intorno a noi sembrano aver trovato la strada giusta da percorrere, è tra le sensazioni peggiori che si possano provare, soprattutto quando si è giovani, perché improvvisamente ci sentiamo investiti dalle aspirazioni e dalle pretese degli altri di rientrare dentro schemi mentali e lavorativi che, magari, non ci appartengono o nei quali non ci rispecchiamo al 100%.

Tuttavia, soltanto con il passare del tempo e con il dovuto aiuto, anche soltanto di un amico con il quale sfogarsi, si arriverà ad un grandissimo bivio: vale davvero la pena modificarsi per entrare nei sogni altrui oppure dovremmo avere il coraggio di seguire soltanto il nostro cuore e le nostre sensazioni?

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Min Yoongi, noto con i nomi d’arte SUGA e AGUST D, è diventato particolarmente famoso negli ultimi anni per aver parlato esplicitamente della sua battaglia contro la depressione e contro l’ansia sociale che, spesso, l’hanno portato a doversi interfacciare con la parte più oscura della sua mente: nello specifico, nel 2015 durante la seconda giornata di concerto alla Kobe World Memorial Hall, la Big Hit si è trovata a dover cancellare l’evento perché il giovane 24enne non era in grado di salire sul palco e, a seguito di ciò, Suga avrebbe preso una pausa dalla musica per riflettere su se stesso o, semplicemente, per tornare a respirare.

Successivamente a questa pausa, il 10/01/2016 il rapper pubblicherà un lungo ed emozionante tweet nel quale parlerà a cuore aperto delle sue difficoltà e momenti bui e di come fosse riuscito, pian piano, a venirne a capo:

“The things I will say now are things I wanted to share not as a Singer and Fan, or as Bangtan and ARMY, but to talk to you as human to human. […] I hate becoming a numb person. I didn’t want to take the love and these glorious days for granted. I didn’t want to be a numb person. That’s why I visited the venues again on my own. […] I’m a person who is weak, but acts strong. Once again I realised that I was a person who’s lacking. Although I’m not religious, I prayed at that place. After all at the end, it was a fated day. Even if it’s ended, let’s not let this heart become numb. […] Here I am conveying my feelings and thoughts once more through a piece of less-than-satisfactory writing. I will live while being thankful of every moment as I am such a lacking human being. I love you, ARMYs.”.

Questo evento, insieme a tanti altri, sono state la fonte d’ispirazione principale del mixtape “Agust D“, pubblicato nel 2016, dove l’artista tratta (anche e soprattutto) il suo percorso verso una maggiore conoscenza di sé e della sua mente; tra le tracce del mixtape, quella sicuramente più rilevante, insieme a “Give it to me” (dove il rapper si rivolge alla sfera underground coreana che, al tempo del suo debutto come idol, l’aveva accusato d’essersi svenduto passando dal genere hiphop/underground al k-pop) e “140503 at Dawn” (dove riflette sulla sua vulnerabilità al mattino presto), è “The last” (마지막), dove tratta della sua anima corrosa dalla depressione e dalle aspettative.

“대인기피증이 생겨 버린 게 18살쯤
그래 그때쯤 내 정신은 점점 오염 돼
가끔씩 나도 내가 무서워 자기 혐오와
다시 놀러 와 버린 우울증 덕분에
이미 민윤기는 죽었어 (내가 죽였어)
죽은 열정과
남과 비교하는 게
나의 일상이 되 버린 지 오래”

“Around the age of 18, sociophobia developed in me
Right, that was when my mind was gradually polluted
At times I’m scared of myself too,
Self hated and thanks
To the depression that takes over me
Min Yoongi is dead already (I’m dead)
Comparing my dead passion with others,
It’s now a part of my daily life”

Queste parole colpiscono non soltanto per la totale sincerità della loro formulazione ma soprattutto perché sono dette da qualcuno di apparentemente irraggiungibile, qualcuno che vive al di sopra delle masse che, però, si è messo a nudo e ha mostrato il suo lato fragile e la sua debolezza, urlando a gran voce che sì, anche lui aveva paura, che anche lui era un essere “fallace ma umano“.

E non è forse questa la ragione ultima dell’esistenza stessa? Trovare qualcuno con un’esperienza simile cui appoggiarsi, cui fare riferimento per poter cercare un modo per tornare in superficie?

Suga è conosciuto nella scena musicale per i suoi testi dalle grandi metafore e dai significati più profondi, sia nel trattare argomenti a lui cari e le sue esperienze sia nel comporre pezzi per l’intero gruppo, dando voce ai pensieri dei suoi ormai “fratelli” e colleghi: tra i tanti esempi troviamo il brano “Tomorrow” dei BTS, contenuto nell’album Skool Luv Affair del 2014, nel quale si racconta delle loro aspirazioni, dei loro sogni e di quanto tenaci bisogna essere per mantenere la calma e superare le difficoltà, mantenendo lo sguardo verso l’obiettivo finale.

“갈 길은 먼데
왜 난 제자리니
답답해 소리쳐도
허공의 메아리
내일은 오늘보다는
뭔가 다르길
난 애원할 뿐야

니 꿈을 따라가 like breaker
부서진대도 oh better
니 꿈을 따라가 like breaker
무너진대도 oh
뒤로 달아나지마 never

해가 뜨기 전 새벽이
가장 어두우니까
먼 훗날에 넌 지금의
널 절대로 잊지 마
지금 니가 어디 서 있든
잠시 쉬어가는 것일 뿐
포기하지 마 알잖아

너무 멀어지진 마 tomorrow
멀어지진 마 tomorrow
너무 멀어지진 마 tomorrow”

“I have a long way to go but
Why am I running in place?
I scream out of frustration
But the empty air echoes
I hope tomorrow will
Be different from today
I’m just wishing

Follow your dream like breaker
Even if it breaks down, oh better
Follow your dream like breaker
Even if it breaks down
Don’t ever run backwards, never

Because the dawn right before
The sun rises is the darkest

Even in the far future
Never forget the you of right now
Wherever you are right now
You’re just taking a break
Don’t give up, you know

Don’t get too far away, tomorrow
Don’t get far away, tomorrow
Don’t get too far away, tomorrow”

“Never forget the you of right now”: una frase apparentemente semplice, d’altronde, a chi dovremmo pensare se non a noi stessi quando prendiamo qualunque scelta?

Eppure non è così semplice, eppure non sempre riusciamo a mantenere la concentrazione verso il vero protagonista e artefice della vicenda: tutto quello che ci circonda, tutto quello che facciamo, tutto deve avere un solo scopo, cioè il nostro benessere.

Sono le situazioni che devono “andarvi bene“, non siete voi che dovete andare bene per quella situazione: il lavoro, lo studio, i vestiti, la nostra società, ci hanno insegnato che dobbiamo adattarci a qualunque forma ci venga proposta, ci hanno detto di essere malleabili e di riuscire a cambiare in base alle richieste esterne.

Ma non pensate mai di dover cambiare la vostra natura per rientrare dentro uno stereotipo, dentro un pantalone che non vi sta bene seppur sia della vostra misura: è giusto, ogni tanto, fermarsi, fare un passo indietro, alzare le mani e dire “Non ce la faccio, mi ritiro“.

Non esiste niente di sbagliato nel piangere, nel mostrarsi deboli, nel pensare di non farcela, nella paura di fallire, non esiste niente di sbagliato nell’ammettere di avere bisogno di aiuto da qualcuno che non sia un proprio parente o amico: talvolta veniamo condizionati dalle persone a noi vicine che, senza cattiveria, sminuiscono il nostro dolore o sofferenza, ci consigliano di prendere una boccata d’aria perché “ci sono cose peggiori nella vita” rispetto alla nostra confusione.

Stiamo scommettendo su chi stia peggio?

Assolutamente no! Non mostratevi mai inermi davanti a chi vi dice queste cose, stanno creando soltanto dei mostri peggiori nella vostra testa coi quali sarete voi a dover combattere, non loro.

Spesso abbiamo soltanto bisogno di un parere esterno e, in questo, la musica ci è di fondamentale aiuto perché troviamo, all’improvviso, nel buio assoluto, una luce (e una voce) che ci fa sentire meno soli, che ci fa capire quale strada prendere.

Quante volte ci è capitato di sentirci incompresi da chi ci circonda e, invece, capiti e accettati da un cantante dall’altra parte del mondo che narra e dà vita ai nostri stessi pensieri, facendoci finalmente dire “Ho trovato quello che stavo cercando: grazie.”?

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IU, pseudonimo di Lee Ji-eun, famosissima cantante e attrice sudcoreana, nel brano “Celebrity“, uscito nel 2012, tratta proprio del sentirsi accettati, o meglio, la giovane si rivolge all’audience e ricorda a se stessa in primis ma anche a tutti gli altri che, da qualche parte nel mondo, c’è qualcuno che li ama così come sono, con tutte le loro imperfezioni, paure, ansie e particolarità.

“넌 모르지
떨군 고개 위
환한 빛 조명이
어딜 비추는지

느려도 좋으니
결국 알게 되길
The one and only
You are my celebrity

잊지마 넌 흐린 어둠 사이
왼손으로 그린 별 하나
보이니 그 유일함이 얼마나
아름다운지 말야
You are my celebrity”

“You have no idea
Above your lowered head
What the bright lights are
Shining towards

It’s fine to take your time
But I hope you notice, at last
The one and only
You are my celebrity

Don’t forget among the cloudy dark
You’re a star painted with a left hand
Can’t you see how beautiful
A true uniqueness can be
You are my celebrity”

Prendersi il proprio tempo per riflettere, per fermarsi a riprendere fiato, per pensare di dover cambiare strada sono tutte cose che possono capitare, non è scritto da nessuna parte che una volta intrapreso un percorso non si possa tornare indietro e ricominciare da zero: come dicevamo all’inizio, il nostro obiettivo finale deve essere il nostro benessere, non quello degli altri.

Al tempo stesso, come dice IU, è giusto ricordarsi che c’è qualcuno da qualche parte che ci apprezza per quello che siamo, per tutti quei dettagli dei quali non siamo in grado di accorgerci perché troppo attenti a rientrare dentro gli standard.

E, forse, proprio a questo servono gli altri, forse proprio per questo noi donne e uomini siamo esseri sociali perché, seppur possiamo tranquillamente stare soli, abbiamo un bisogno fisico dell’altro, della presenza effettiva (anche soltanto morale) di un altro soggetto: cerchiamo qualcuno con cui con-dividere il peso della quotidianità.

Per questo, concludendo con le parole della canzone “Hug” (포옹) dei Seventeen:

“미안하지 마
걱정하지 마
무서워하지 마
이젠 울지 마

나에게는 넌
한없이 너무도 소중한 걸
오늘 하루도 힘들었을
너에게 말해줄래
내가 있다고
수고했다고
사랑한다고
꽉 안아준다고”

“No matter how much you hide it
You know you can’t hide it forever
So we can smile together
Don’t be sorry, don’t worry
Don’t be scared, now don’t cry

To me you are very precious
You can tell me today was tough
I am here, you suffered a lot
I love you
I will hug you”

Non abbiate paura d’essere fragili, questa è un’arte che solo pochi sanno apprezzare e comprendere.

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Sasaeng fan: un’agghiacciante realtà

Bias, bias wrecker… Quante volte abbiamo usato questi termini con i nostri amici per descrivere e raccontare della nostra passione e ammirazione per i gruppi che ascoltiamo più spesso: tuttavia, tra tutti questi nomi, ce n’è anche un altro al quale, purtroppo, siamo sempre più abituati, cioè “sasaeng“.

Cosa significa?

L’espressione “sasaeng fan” (사생팬) viene dal coreano ed è composta, a sua volta, da due parole, cioè sa (사 o 私), che significa privato, e saeng (생 o 生), che significa vita, quindi letteralmente “vita privata” ma, nello specifico, si riferisce a fan che interferiscono, violano e minano la privacy degli idol e, nella maggior parte dei casi, si tratta di ragazze d’età che vanno dai 15 ai 30 anni.

(Nota dell’autrice: si utilizzerà prevalentemente il genere femminile nella descrizione del fenomeno, ciò non significa che questo sia solamente un problema legato alla fan base femminile, perché tra le varie organizzazioni non sono affatto rare le presenze maschili!)

Il termine, pur essendo stato coniato soltanto più tardi, ha trovato una sua origine agli albori dell’ascesa del K-pop, a partire dagli anni ’90, e, se in un primo momento si riferiva solamente a fan coreani, a causa dell’enorme successo che il K-pop sta avendo negli ultimi anni, ha allargato le proprie maglie, assumendo una tendenza internazionale.

Per via della gravità del fenomeno e dei rischi che corrono gli idol per colpa di questi fan ossessivi, le varie agenzie di intrattenimento hanno iniziato a prendere provvedimenti nei confronti di questi ultimi e ciò ha, anche, influenzato la scelta del governo coreano di emanare una legge anti-stalking, seppur l’intento della legge in sé non sia certamente quello di proteggere gli idol, ma comunque la problematica è stata sicuramente presa in analisi nell’elaborazione e approvazione della legge in questione.

Prima di analizzare la legge, facciamo un piccolo passo indietro e proviamo a dare una visione d’insieme per comprendere come ragionano e lavorano queste organizzazioni di fan.

Perché parliamo di “organizzazioni”?

Perché, purtroppo, le sasaeng non agiscono in totale autonomia, anzi spesso e volentieri hanno alle loro spalle una vera e propria associazione per delinquere che ruba e recupera in modo illegale informazioni private sugli idol, sui loro spostamenti, i numeri dei voli o semplicemente li stalkera.

Queste organizzazioni hanno una struttura piramidale, alla cui base troviamo le “aspiranti sasaeng“, con il compito di fare gli appostamenti fuori dagli edifici delle agenzie senza però interferire con il lavoro delle sasaeng più “anziane“: tra di loro vigono delle forti relazioni gerarchiche, pensate che le più giovani, ad esempio, non hanno il permesso ad avvicinarsi ai dormitori degli idol perché violerebbero un accordo esplicito dell’organizzazione!

Ovviamente, più si sale di rango, più aumentano i compiti ma anche i privilegi, ad esempio le fan più accanite (e pericolose) possono accedere ai fansign o ai programmi cui partecipano gli idol. Ma come riescono a racimolare queste informazioni?

Mentre le fan più adulte possono cercare lavoro in campi specifici come banche, compagnie telefoniche oppure anche dentro le stesse agenzie (ad esempio la Brave Entertainment, che gestisce il cantante Samuel, ha licenziato due impiegate perché avevano scoperto fossero due sasaeng), sfortunatamente la storia ci insegna che su tutto si può lucrare e, in effetti, anche in questo caso si è creato un vero e proprio business, come i “sasaeng taxi“, dei taxi specifici (le cui tariffe variano dai 300 ai 600 euro al giorno) che, dopo aver comunicato la posizione degli idol, partono alla rincorsa del van o dell’auto dello sfortunato di turno.

Ma come fanno a permettersi questi prezzi?

Essere una sasaeng, come possiamo bene intendere, non è affatto un lavoro semplice ed economico, anzi è particolarmente oneroso e non sono poche le persone che, per perseguire questa ricerca maniacale, lasciano la scuola, fanno più lavori o persino arrivano a prostituirsi pur di guadagnare quanto serve per avere sufficienti informazioni sui propri idoli.

Qual è la ragione che spinge queste persone ad invadere la privacy di altri soggetti?

Il loro sogno è essere riconosciuti dal proprio idolo: agghiacciante, vero?

A tutti sarà capitato, almeno una volta, di vedere una foto o un video del proprio cantante o attore preferito e aver affermato, con voce sognante, di volerlo conoscere: sognare non costa niente e non fa male a nessuno, invadere la privacy e rubare informazioni sì, tuttavia le sasaeng pare non si rendano conto della gravità dei loro atteggiamenti, infatti non sono poche le interviste nelle quali queste tendono a sminuire i propri comportamenti, giustificandosi con la classica scusa del “sono persone famose, li abbiamo portati noi lì dove sono ora: ce lo devono.”.

Ma essere famosi è, davvero, un motivo valido per non avere più alcuna privacy e vedersi strappata ogni minima parvenza di normalità?

Un normale fan risponderebbe certamente di no, d’altronde gli idol sono persone come tutti, con sentimenti, passioni, giornate sì e giornate no, eppure per una sasaeng non è esattamente così.

Seppur si possa pensare che dietro alla macchina dei sasaeng ci siano solo fan sfegatati ed ossessionati, in senso positivo, la realtà è ben più contorta del previsto, perché spesso tra le fila dei sasaeng si nascondono anche gli “anti-fan” che, dal termine stesso, capiamo essere coloro che odiano o comunque non sopportano quell’idolo in particolare: quindi, mentre l’obiettivo dei sasaeng è quello di essere ricordati, di essere viste dai propri beniamini, al contrario gli anti-fan cercheranno in qualsiasi modo di affossare la star in questione, arrecargli un danno o anche solo minacciarlo. Un esempio?

Yunho, cantante dei TVQX, è stato vittima di tentato omicidio quando una sasaeng, travestita da membro dello staff, gli ha passato un bicchiere con del succo di frutta che, in realtà, conteneva pezzi di vetro e colla: il giovane ha, in seguito, iniziato a vomitare sangue ed è stato ricoverato d’urgenza in ospedale.

Ahimè, non sono pochi gli episodi che hanno visto coinvolti vari idol, vediamone alcuni:

Nayeon (TWICE) all’inizio del 2020 è stata seguita e importunata da uno stalker e, in conseguenza a questo evento, la JYP rilascerà un comunicato ufficiale sull’accaduto, facendo sapere che la ragazza è sotto sorveglianza della polizia a causa dell’insistenza di questo stalker.

Lo sconvolgente video dello stalker di Nayeon, pubblicato solamente una settimana fa.

Heechul (Super Junior) ha in varie occasioni raccontato di una terrificante esperienza che ha fortemente segnato tutto il gruppo, infatti pare che un giorno, mentre i membri si stavano rilassando nel loro dormitorio all’ottavo piano negli abiti più comodi che avevano, nel caso specifico maglietta e mutande, SuJu ha ricevuto un messaggio anonimo con degli apprezzamenti verso gli slip a fantasia di un altro componente del gruppo.

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Heechul (Super Junior)

Jackson (GOT7) una volta è rimasto coinvolto in un incidente causato da una sasaeng: seppur l’incidente non sia stato gravissimo, il cantante è comunque rimasto ferito nell’avvenimento e la JYP ha dovuto rilasciare un comunicato, confermando pubblicamente che l’incidente fosse imputabile ad un fan.

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Jackson Wang (GOT7)

Taeyeon (Girl’s Generation) è stata quasi rapita da un suo fan durante una performance del gruppo agli Angel Price Music Festival nel 2011: per fortuna, la compagna Sunny si è accorta in tempo di quello che stava accadendo e ha aiutato la ragazza a liberarsi dalla presa dello stalker, mentre questi veniva portato via dalla sicurezza.

Mentre la fama dei BTS ha portato, e porta, molte persone ad avvicinarsi alla cultura coreana e ha permesso al gruppo di costruire negli anni una fortissima fan base, al tempo stesso ha comportato un aumento esponenziale degli attacchi e delle situazioni che hanno messo a rischio la tranquillità e la stabilità dei membri del gruppo, infatti non sono pochi i casi che li hanno visti coinvolti.

In proposito, V (Kim Taehyung) ha posto sotto i riflettori, durante una sua live, le sensazioni e i pensieri del gruppo in merito alla questione, esprimendo con totale onestà quanto questi eventi li mettano a disagio e li terrorizzino.

Qual è stata la risposta, negli anni, delle agenzie?

Se, in un primo momento, le agenzie hanno teso ad ignorare questi eventi, cercando di evitare la fuga di informazioni, negli ultimi anni le cose sono cambiate e, in effetti, hanno iniziato a prendere provvedimenti in merito, ad esempio la HYBE ha stilato, oltre ad un memorandum sulle regole da seguire (ad esempio, non recarsi in aeroporto, non diffondere foto da fonti non ufficiali, non importunare gli idol), una “lista nera” di account (Twitter, Kakao, Instagram) che hanno violato le regole dell’agenzia (vendita illecita dei biglietti, violazione della privacy, stalking, fare foto ai membri dei gruppi in modo illegale), nei confronti dei quali verrà intrapresa un’azione legale.

Come dicevamo all’inizio dell’articolo, il governo coreano ha recentemente emanato la prima legge anti-stalking, la quale vede il cambiamento di natura del reato di stalking da contravvenzione (per la quale era prevista una multa di 100,000 won) a delitto cui consegue una pena fino a 3 anni di reclusione e una multa di 30 milioni di won (pena che può essere aggravata fino a cinque anni di reclusione e fino a 50 milioni di won di multa se colui che ha commesso il reato fosse in possesso di un’arma o di un altro oggetto pericoloso): quali comportamenti include questa legge?

  • Approcciare o fermare la vittima senza il suo consenso;
  • Aspettare o spiare la vittima nei pressi della sua dimora, scuola o luogo di lavoro;
  • Inviare messaggi, foto o regali non voluti o poco piacevoli o che possano indisporre la vittima tramite mail, telefono o Internet;
  • Provocare uno stato d’ansia o di paura distruggendo oggetti nelle vicinanze dei luoghi frequentati dalla vittima;

I comportamenti in questione si riflettono, in via automatica, anche ai familiari, gli amici o i coinquilini della vittima.

Quali sono le conseguenze di questi eventi sugli idol?

Com’è normale che sia, gli idol sono inevitabilmente coinvolti e travolti psicologicamente da questi eventi, ad esempio il membro degli EXO, D.O., ha più volte raccontato del suo trauma con questi comportamenti ossessivi, affermando di aver sviluppato una “mentalità vittimistica” (ndr. victim mentality disorder) che ha compromesso anche il suo rapporto coi fan “normali”.

Ma mettiamoci nei loro panni, che genere di vita deve essere quella che vivono a causa di questi fan?

Immaginiamo di alzarci un giorno con il piede sbagliato e, per schiarire i pensieri, di voler andare a fare una passeggiata al parco: ecco, nel momento in cui siamo sulla soglia di casa, veniamo investiti da soggetti urlanti che cercano di toccarci, di avvicinarsi a noi. Saremmo veramente in grado di mantenere la calma?

Oppure immaginiamo ancora di dover controllare tutti gli angoli di una stanza d’albergo, di dover chiudere immediatamente le finestre, verificare se ci siano telecamere o persone nascoste sotto il letto prima di poterci finalmente rilassare e goderci il soggiorno. Saremmo nelle condizioni di essere veramente in “modalità vacanza”?

La vita privata di questi idoli è costantemente minacciata, non soltanto dai giornalisti, ma anche e soprattutto dal comportamento di questi fan che non fanno altro che provocare tensione, paura, timore nelle loro vittime, rendendogli quasi impossibile vivere la propria quotidianità, persino immaginare un futuro con la persona amata o programmare le attività più banali.

Amare il proprio idolo, stimarlo, supportarlo non è un reato, è vero, ma ogni tanto dovremmo tutti ricordarci che i fantomatici VIP sono anche loro persone reali e, quindi, come noi, avranno i loro diritti di mantenere un certo riguardo verso alcune sfaccettature della propria sfera privata: è compito dei veri fan comprendere la scissione che esiste tra l’idolo e l’individuo e capire fino a dove non ci si debba spingere.

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La linea sottile tra l’idol e l’individuo

L’arte ha, da sempre, rivestito un ruolo da protagonista nella storia dell’intera umanità, nascendo dapprima come metodo per raccontare delle vicende, per permettere all’altro di entrare nella propria testa e comprendere le sensazioni quando la parola non riusciva a svolgere il suo compito, fino ad essere uno dei pilastri principali della nostra società.

Così come l’arte, anche gli artisti stessi hanno più volte cambiato la propria sostanza e il proprio modo di esprimersi, assumendo forme inconsuete, originali, emblematiche, sino a diventare una categoria a sé: gli artisti, se in un primo momento erano un’élite, una cerchia strettissima di conoscitori dell’arte e di talentuosi, hanno subito nel tempo svariati attacchi, diventando bersaglio di critiche, stereotipi e denigrazioni da parte di coloro che non comprendevano il loro ruolo di “outsiders” e narratori della realtà.

L’arte nel mondo contemporaneo

Nel mondo contemporaneo l’arte ha iniziato ad allontanarsi dai canoni che la imbrigliavano come accessorio, come un qualcosa di secondario, ed ha nel tempo trovato il suo spazio e i suoi modi per essere compresa e apprezzata su vasta scala: allo stesso modo, anche gli artisti hanno costruito ed elaborato sfaccettature differenti del concetto stesso di “performer“, andando al di là della semplice presenza scenica, dell’esecuzione in sé ma comprendendo tutto quello che ruota intorno alla loro persona.

Se per noi occidentali il confine tra artista-arte-individuo è ben netto e, talvolta, riusciamo a scindere i concetti al fine di apprezzare comunque il prodotto della creatività umana pur non apprezzando il soggetto creatore, ci sono panorami nei quali non è così semplice sdoganarsi da questi vincoli e il mondo del K-pop, o in generale l’industria dell’intrattenimento coreana, ne è un esempio. Perché?

Perché, per chi “bazzica” da più tempo in questo ambiente, non sono affatto inusuali o rari i casi in cui artisti, prevalentemente idol, sono stati messi alla gogna, silenziati, licenziati per accuse, false o vere che fossero.

La cancel culture e la dura vita degli idol

Come ben sappiamo, l’industria musicale coreana è specializzata nel creare degli archetipi di artisti, delle figure perfette che rispondono a caratteristiche precise dettate da analisi di mercato, tendenze e interessi degli spettatori, e proprio per questo per molto tempo è stata definita quasi come “falsa“, proprio perché gli artisti risultavano essere tutti delle copie, sia per concept dei gruppi che per aspetto fisico.

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K-beauty standard

In paesi come la Corea del Sud, il Giappone o la Cina, essere degli idol non soltanto rappresenta una speranza per moltissimi giovani e non, ma ha anche un ruolo sociale importante perché sono i primi veicoli di messaggi e tendenze nei confronti degli altri adolescenti, in primis, ma anche di tutta la popolazione: proprio per questo motivo devono avere non soltanto un aspetto pulito, da classici “ragazz* della porta accanto“, ma anche un background sociale, prevalentemente, perfetto. A cosa ci riferiamo?

Ci riferiamo a possibili litigi passati, risse, piccole marachelle fatte in gioventù quando diventare un idol non era nemmeno tra le possibilità future: tutto quello che potrebbe cambiare il modo di vedere l’artista da parte del suo fanclub o, in generale, della scena musicale tutta.

Ebbene sì, è possibile essere “incriminati” di avvenimenti passati anche a molti anni di distanza dall’evento in sé.

È una pratica molto comune, specie in contemporanea ai comeback dei gruppi, quasi come a cercare di far alzare un polverone intorno ad uno specifico individuo al fine di impedirgli di partecipare agli eventi, alla registrazione degli MV, ai fansign o eventi con i fan generici (anche meeting online): cosa avviene quando un membro riceve delle accuse di questo tipo?

Normalmente le compagnie si muovo immediatamente per rilasciare un comunicato nel quale negano fermamente le accuse e, al tempo stesso, chiedono scusa al pubblico per il disguido e per la spiacevole situazione, promettendo di occuparsi il prima possibile della vicenda: è in questo contesto che entra in gioco il tanto odiato e temuto “hiatus“.

Cos’è lo hiatus? Come funziona?

Solitamente, a seguito del venire a galla di queste accuse, seguono delle “scuse” da parte dell’artista, spesso e volentieri tramite una lettera scritta a mano (tipica nella cultura coreana, simbolo di estremo pentimento) indirizzata ai fans e alle (presunte o meno) vittime del loro comportamento: da qui in poi scatta il silenzio stampa assoluto, non soltanto da parte dell’artista, ma anche dell’agenzia e degli altri membri.

Purtroppo, per quanto possa sembrare un metodo utile ed educativo per insegnare all’audience l’importanza delle buone maniere e di evitare in tutti i modi i conflitti, dal punto di vista degli artisti lo hiatus rischia di diventare la loro condanna, non soltanto perché perdono occasioni molto importanti con il resto del gruppo, ma anche perché rischiano di vedersi rescissi molti contratti di pubblicità, sponsorizzazioni e copertine per riviste importanti: ultimo, ma non per importanza, è il rischio più grande, cioè quello di essere dimenticati e odiati dalla propria fanbase, oppure infine di perdere il lavoro.

Ci sono vari, ahimè, esempi di hiatus e di censure nei confronti di artisti K-pop, alcuni rivelatisi infondati e inutili, altri purtroppo hanno portato ad una conferma delle accuse e, talvolta, anche delle condanne.

Qualche esempio…

Shownu – Monsta X: hiatus per qualche tempo per motivi di salute.

Shownu – Monsta X

Whono – Monsta X: a seguito di alcune dichiarazioni di un ex amico, lascerà il gruppo, per poi essere coinvolto in uno scandalo e accusato di detenzione giovanile e di non aver saldato tutti i suoi debiti nei confronti di un amico; a queste due accuse si aggiunge anche un’accusa di uso illecito di marijuana, rivelatasi poi falsa.

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Whono – Monsta X

Chanyeol – EXO: silenziato per mesi per uno scandalo rivelatosi, poi, falso.

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Chanyeol – EXO

Hyunjin – Stray Kids: accusato da un suo compagno di scuola delle medie di bullismo, è stato in hiatus per svariati mesi (generando anche la preoccupazione dei fan) per poi tornare nel mese di giugno nel nuovo Mixtape “Oh” degli Stray Kids; le accuse sono poi state ritrattate e la questione è stata risolta tra il giovane e i soggetti coinvolti.

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Hyunjin – Stray Kids

Soojin – (G)-IDLE: è stata accusata a febbraio 2020 di bullismo, accuse alle quali si sono aggiunte anche le dichiarazioni di una famosa attrice coreana, che hanno portato la CUBE Entertainment a rescindere il contratto con la cantante, la quale ha lasciato il gruppo. [storia in aggiornamento]

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Soojin – (G)-IDLE

Lucas – NCT: nel mese di agosto 2021 il membro degli NCT è stato accusato di “gaslighting” (o manipolazione psicologica maligna) e di tradimento da parte di tre, forse quattro, ragazze, le quali hanno pubblicato sui social prove della fondatezza delle loro accuse; ciò ha portato, in primis, ad uno stop alle attività di promozione del cantante (il quale, a breve, avrebbe dovuto fare il suo comeback sulla scena con un nuovo pezzo), ad una lettera di scuse sia dell’agenzia che di Lucas e anche ad un suo allontanamento dalle attività con il resto del gruppo (sub-unit comprese). [storia in aggiornamento]

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Lucas – NCT

Kris Wu – EXO: è stato accusato nel 2021 di stupro ai danni di una ragazza che, al tempo del fatto, era minorenne, nonché di aver adescato, con l’inganno di offrire popolarità e successo, delle ragazze e di aver organizzato dei festini privati dove si sarebbero consumati gli atti; al momento è formalmente in arresto presso le autorità cinesi e le indagini sono in corso, avendo passato le fasi preliminari di ricerca e analisi circa la veridicità e fondatezza dei fatti. [storia in aggiornamento]

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Kris Wu – EXO

Autrice: Bianca Cannarella

Eterna Sagittario, è capitata in questo mondo per sbaglio e non ne è più uscita, riscoprendo se stessa e ciò che la circonda. Un giorno sì e l’altro pure sogna di scappare in Corea: probabilmente lo farà molto presto. Il suo motto preferito è: 시작이 반이다, “l’inizio è la metà”.

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K-Pop: una storia tutta da raccontare

Per Kpop si intende quel genere musicale nato in Corea del Sud che al giorno d’oggi conta migliaia di canzoni pop coreane nel panorama musicale globale.

Ma se oggi sono milioni i fan di questo genere e di quegli artisti che ne danno vita, vi siete mai chiesti da dove sia nato il Kpop?

1992: Taiji and Boys

Una risposta precisa è difficile da trovare, ma l’inizio della popolarità che ha ottenuto il genere in questi ultimi anni si poteva già intuire dalla reazione che ha avuto il pubblico coreano all’uscita di “I Know”, prima hit del gruppo coreano “Seo Taiji and Boys” nel 1992. 

Il trio, formato da Seo Taiji, Yang Hyun-suk e Lee Juno, è considerato da molti il primo gruppo che ha permesso alla musica coreana, prima molto influenzata da folk e ballate americane e giapponesi, di avvicinarsi al mondo occidentale e farlo suo, fondendo ai testi coreani la colorazione sonora e il sound moderno che avevano le canzoni pop americane. 

E fu così che il trot per la prima volta venne eclissato da queste canzoni dal ritmo accattivante, e da cantanti che non solo preparavano i loro testi, ma sapevano anche esibire delle vere e proprie coreografie.

Era chiaro che ormai da lì a pochi anni l’industria non avrebbe potuto far altro che crescere. 

Fu così che alla fine degli anni 90’ nacquero le prime 3 grandi agenzie per idol (SM Entertainment, YG Entertainment e JYP Entertainment) e con loro i primi gruppi kpop.

Gli idol venivano istruiti in modo da eccellere nel canto, nel ballo e in ogni altra attività servisse loro per diventare i migliori nel mondo dello spettacolo. 

Nel 1996 la SM Entertainment (o SM Town) fece debuttare la sua prima boy band, gli H.O.T., un gruppo maschile che viene considerato la prima idol-band della storia.

Seguirono il loro successo diversi altri gruppi, sia maschili che femminili, così come solisti o gruppi composti sia da ragazzi che da ragazze. 

Il successo che dimostrarono conseguire questi nuovi “idol” portò le agenzie a non accontentarsi dei proprio artisti, ma di formare sempre più gruppi sperimentandone la formazione, nella continua ricerca di renderli sempre più unici. Questo sistema è in atto tuttora oggi e, nonostante sia spesso criticato per le troppe restrizioni che prevede per i giovani cantanti, rimane la chiave di successo degli artisti kpop. Fortunatamente, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambio di rotta di molte agenzie che concedono ai propri artisti più libertà di espressione e di creare i contenuti in modo autonomo, senza sottostare alle severissime regole che l’industria prevedeva nel suo periodo iniziale.

In genere, la storia del kpop così come gli artisti che ne fanno parte, vengono divisi in 4 generazioni che aiutano a distinguere le varie fasi che ha passato questo fenomeno.

Le generazioni

  • Prima generazione: parte con il debutto degli H.O.T e si evolve attorno al mondo pop e hip-hop. Altri gruppi che ne hanno fatto parte sono gli Shinwa, i S.E.S, gli Sech Kies, i Turbo, i G.O.D…
  • Seconda generazione: inizia nel 2003 ed è qui che si fanno strada gruppi come i BigBang, le Wonder Girls, i Super Junior, le Girls’ Generation, gli SHINee, le 2NE1, i TVXQ e i BoA. La ricerca nello stile e nell’immagine del gruppo diventa più attenta e si iniziano sfruttare i social per pubblicizzare gli artisti.
  • Terza generazione: inizia nel 2011 e si dice finisca nel 2018, anche se per alcuni questa fase non si è mai conclusa. Questa è la generazione che segna davvero un cambio di direzione e mostra come il kpop sia ufficialmente pronto a cambiare il mondo della musica non solo coreana, ma internazionale. Le agenzie e gli idol sperimentano e osano molto di più rispettano a prima, non cadendo nel convenzionale e superando le barriere culturali che ci potevano essere un tempo. Questo periodo vede la nascita di artisti come i BTS, gli EXO, le Blackpink, le Twice, i SEVENTEEN, i GOT7, i Monsta X, gli iKON, le Red Velvet…
  • Quarta generazione: dal 2018 ad oggi, i gruppi che sono nati in questi anni sono stati capaci di farsi strada in tempi sempre più ridotti e a diventare già protagonisti della scena musicale coreana. Alcuni dei gruppi più influenti sono gli Stray Kids, gli ATEEZ, gli NCT, i TXT, i THE BOYZ, le IZ*ONE e i TREASURE. La musica è sempre più variegata così come i gruppi stessi, dimostrazione di un genere che si rinnova in continuazione e che riesce sempre a superarsi di anno in anno. 

E la storia del kpop ovviamente non finisce qui. 

Chi l’avrebbe mai detto che solo dopo 20 anni il kpop sarebbe diventato un fenomeno tanto importante a livello mondiale?

Anche chi non ha mai ascoltato la musica coreana, infatti, avrà sentito almeno una volta la famosa “Gangnam Style” di PSY, prima canzone e primo video a superare un miliardo di visualizzazioni su YouTube, o sentito parlare delle star più famose al momento, i mitici BTS!

Il mondo della musica così come quello del cinema e dell’intrattenimento hanno permesso alla Corea di farsi conoscere a livello internazionale come mai era successo prima d’ora, attirando turisti e visitatori da ogni parte del mondo che desiderano scoprire di più non solo sugli artisti che tanto ammirano, ma anche sulla cultura e quello che il Paese ha da offrire al mondo.

Sicurante c’è chi lo ama e chi lo odia, ma il kpop è l’ennesima dimostrazione che la musica non ha bisogno di una lingua comune per essere compresa, perché la musica è già una lingua universale di per sè.