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#Hipstory: in memoria del Sewol Ferry

In questo episodio di #Hipstory vediamo uno degli eventi contemporanei più struggenti che ha contribuito a segnare la storia della Corea e che, sicuramente, non verrà dimenticato.

Il tragico evento che ha portato alla mobilitazione dell’intera popolazione, ma anche del pubblico internazionale, lo vediamo grazie alla canzone “Yellow Ocean”: Il naufragio della nave Sewol avvenuto il 16 aprile 2014, dove 304 passeggeri hanno perso la vita e, la maggior parte di questi, frequentava il liceo Danwon.

Il brano è stato eseguito nell’episodio della seconda stagione di “Tribe of Hip Hop” dalla meravigliosa rapper e cantante Cheetah, insieme all’allora liceale Jang Sung Hwan (oggi conosciuto come rapper Cri De Joie) in occasione delle semifinali dello show.

L’esibizione comincia con le immagini strazianti dei reportage di quegli interminabili giorni di ricerca, in cui genitori, amici, compagni di scuola non facevano altro che sperare di rivedere i propri figli e coetanei tornare sorridenti a (ri)vivere, come sempre, accanto a loro.

Nella potente ed emozionante voce di Cheetah riecheggia l’impotenza che ha caratterizzato le vite di chi, inerme, non poteva far altro che attendere e sperare nelle azioni di salvataggio e ricerca, piangendo ogni singola vita persa a causa di una tragedia che si sarebbe potuta evitare.

밖에 누구 없어요?
벽에다 치는 아우성 얼마나 갑갑했어요?
난 그 때만 생각하면 내 눈물이 앞을 가려

Non c’è nessuno là fuori?
Quanto dev’essere stato soffocante urlare senza essere sentiti?
Solo al pensiero, vengo accecato dalle lacrime

Jang Sung Hwan inizia la sua commovente strofa con una domanda: “Non c’è nessuno là fuori?“, cercando anche soltanto di immaginare quanto possano essersi sentiti soli, abbandonati e privi di speranze quei coetanei che non hanno avuto la possibilità di rincorrere i loro sogni.

바다 보다 더 차가운 그들의 맘
선배여야만 했던 아이들은 여전히 18살 친구로 머물러
수많은 사망자 미수습자 학생뿐 아닌
이들 자랑스러운 영웅들까지도 거기선 편안하길 바래요

La loro anima è più fredda dell’oceano
Chi oggi sarebbe stato più grande di me avrà sempre 18 anni
Agli innumerevoli morti, dispersi, non solo studenti
E agli eroi di cui possiamo essere fieri: spero siate in pace

Il duo, immerso in luci gialle e blu mare, chiede perdono per le vite spezzate, promettendo di non dimenticare e non far mai dimenticare la data 4.16 (16 aprile) e augurandosi che la verità possa finalmente prevalere sulle questioni politiche. La canzone, infatti, durando esattamente 4 minuti e 16 secondi richiama in ogni suo minimo dettaglio la tragedia avvenuta in tale data.

Remember 4.16

Il ritornello della canzone assicura che le persone care, ma anche quelle indirettamente colpite dalla tragedia, non smetteranno mai di piangere le fragili vite perse, almeno fino a che l’oceano non sarà “coperto di nastri gialli”, un emblema che ormai simboleggia la speranza di chi si aggrappa alla remota possibilità che il drammatico accaduto fosse solo un terrificante e terribile incubo.

Yellow ribbons in the Ocean. 진실은 침몰하지 않을 거야
Yellow ribbons in the Ocean. Ocean. Oh, shine
흐르는 세월 속 잊지 않을 세월, 호 우리의 빛 그들의 어둠을 이길 거야
진실은 침몰하지 않을 거야

Fiocchi gialli nell’oceano, la verità non annegherà
Fiocchi gialli nell’oceano, oceano, oh brillate
Sewol, non ti dimenticheremo col passare del tempo, la nostra luce distruggerà l’oscurità
La verità non annegherà

Il dolore delle vittime e il rammarico provato dalle famiglie è sicuramente qualcosa di indescrivibile. Il disastro ha portato alla luce molte domande ed è stato, negli ultimi anni, oggetto di dibattito politico e di scarichi di responsabilità e, per questo, diversi artisti hanno deciso di esprimere il loro cordoglio attraverso le loro opere, sperando di offrire sostegno e pace alle famiglie. Infatti, i proventi ottenuti dalla canzone sono poi stati devoluti in beneficenza, aiutando i parenti delle vittime e i sopravvissuti al disastro.

나의 봄이 아직 시린 이유 떨어지는 꽃잎이 너무나 슬픈 이유
기우는 배 주위에 파도처럼 시간이 흘러가도 잊지마
잊지마

La ragione per cui la mia primavera è ancora così fredda, per cui i petali caduti sono tristi
Anche se il tempo scorre come un’onda che si infrange su una nave in navigazione, non dimenticare
Non dimenticare

In un’intervista pubblicata all’interno della stessa trasmissione, Cheetah rivela che desiderava da tempo realizzare questa canzone, ma stava aspettando l’occasione in cui un gran numero di persone avrebbe potuto recepire il messaggio. Sia la cantante che il giovane rapper sono andati di persona a chiedere il permesso ai genitori dei defunti, che troviamo poi anche tra il pubblico in lacrime. I due hanno poi voluto sottolineare come il loro intento non fosse quello di rendere triste chi ascolta il brano, bensì di continuare a far commemorare l’accaduto nel cuore di tutti, perché questa devastante disgrazia non venga dimenticata col passare del tempo.

E noi, di mondocoreano, a 8 anni dalla tragedia vogliamo stringerci in memoria delle vittime, dei sopravvissuti e delle persone a loro care ricordando e commemorando quelle vite spezzate che avrebbero sicuramente contribuito a rendere il mondo un posto migliore. Riposate in pace.

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#Hipstory: Il massacro di Kwangju

Nel terzo episodio di #Hipstory vediamo insieme una pagina molto importante della Corea contemporanea grazie ad una canzone composta e prodotta da Suga dei BTS nel 2010 quando, membro della crew hiphop D-Town, aveva il soprannome di Gloss. Il brano è però cantato da Nakshun, leader della crew.

Il titolo simbolico rimanda con la memoria direttamente a quel giorno fatidico: 518 sta infatti ad indicare il giorno 18 maggio (05.18), ovvero la data che segnò l’inizio di ciò che ricordiamo come il Massacro di Kwangju, mentre 062 rappresenta il numero identificativo dell’area di Kwangju.

탁한 바람 가득 한 땅 위에 내린 새싹
5-1-8 어둡던 지난날의 밤
이 지나 탄생한
새 역사를 위해서
손을 들어 hands up (x2)

Un germoglio piovuto su un florido terreno sfiorato dal vento torbido
5-1-8, la notte di quell’oscuro giorno passato
per questa nuova storia che
è nata grazie al passato
alzate le mani, mani in alto (x2)

Era la primavera del 1980 quando a Kwangju, città metropolitana a Sud Ovest della Corea del Sud, centinaia di studenti scesero in piazza per protestare contro la legge marziale istituita dal generale Choon Doo Hwan.

La strada per la presa di potere del generale Choon Doo Hwan fu spianata nel decennio precedente dal Presidente Park Chung Hee (padre dell’ex presidentessa della Corea del Sud, Park Geun-Hye) il quale, nel corso dei suoi mandati, sciolse il Parlamento ed impose una Costituzione che conferiva poteri quasi dittatoriali al Presidente. Inoltre, questo nuovo ordinamento giuridico, che prese il nome di Costituzione Yusin (1972), estendeva il mandato del Presidente a 6 anni senza limiti di rielezione quando, in precedenza, erano tassativamente 2 (anche se Park Chung Hee fu talmente abile da farsi eleggere per ben tre volte – 1963 – 1967 – 1971 – grazie al sostegno dei servizi segreti coreani, KCIA).

Dopo l’assassinio del Presidente Park Chung Hee con l’accusa di corruzione proprio da parte del direttore della KCIA (1979), fu il militare Choi Kyu Ha a prendere il suo posto ma, a causa dei suoi discreti segnali di apertura, Choi Kyu Ha fu spiazzato nel giro di pochi mesi dal colpo di stato del generale Choon Doo Hwan che, alla fine dell’anno, era già al potere dell’intera Corea del Sud.

L’inizio della resa dei conti: studenti contro militari

Il 17 maggio 1980 il nuovo Presidente, col proposito ufficiale di combattere il “nemico comunista”, estese la legge marziale, fino a quel momento in vigore solo nella città di Busan, a tutta la penisola.

Bastò un solo giorno per radunare circa 200 universitari davanti alla Chonnam National University di Kwangju per protestare contro la chiusura del loro ateneo, riscontrando un consistente appoggio dal resto della popolazione. I manifestanti si imbatterono però in una trentina di soldati incaricati di tenerli fuori dal campus i quali, per portare a termine il lavoro assegnatogli, cominciarono a colpire gli studenti a bastonate. Gli universitari risposero quindi con lanci di pietre, decidendo infine di marciare verso il centro della città e trovando sempre più sostenitori lungo il loro cammino. In poche ore, circa 700 poliziotti si trovarono a fronteggiare più di 2.000 manifestanti. Noncuranti, i militari insorsero sulla folla, picchiando studenti e passanti e così, quel giorno, ci fu la prima vittima: Kim Gyeong-cheol un sordo di soli 29 anni il quale ebbe la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Nei giorni seguenti, sempre più residenti di Kwangju, dagli imprenditori alle casalinghe, dagli avvocati agli autisti di taxi, presero parte a questa marcia per la difesa della gioventù di Kwangju, raggiungendo la soglia dei 10.000 manifestanti: l’esercito fu quindi costretto a mandare altri 3.000 soldati che, spietatamente, si scagliarono contro gli innocenti bastonandoli, pugnalandoli, mutilandoli con baionette, lanciando gas lacrimogeni in mezzo alla folla per poi sparare indiscriminatamente.

L’apice della violenza si raggiunse il giorno 21 maggio, quando gli studenti presero d’assalto stazione di polizia e armeria, rubando fucili, carabine e persino due mitragliatrici, una delle quali venne poi incorniciata sul tetto dell’università di medicina: grazie a questo evento, i cittadini furono in grado di presiedere Kwangju per ben cinque giorni, dato il ritiro delle truppe.

Il 27 maggio però, nel cuore della notte, cinque divisioni furono di ritorno a Kwangju, più agguerrite che mai: il tentativo dei cittadini di combatterli sia con la forza, sia stendendosi a terra per bloccarli, non diede i risultati sperati e dopo solo un’ora e mezza di scontri spietati, l’esercito riprese il controllo della città.

Le dichiarazioni ufficiali segnalarono la morte di circa 200 persone, ma il censimento della popolazione rivela che più di 2.000 cittadini residenti a Kwangju sparirono durante quel breve ma intenso periodo.

이 거친 느낌의 곡에 끄덕거리는 고갠
062 이 곳 에 권리는 위한 고생
담을 역사에 기록해놔 , 그들의 의지로
새겨진 인권제도를 느낄 수 있는 것
그 무엇이, 그들을 움직이는 팔 다리가 되어
배여 진 몸에 상철 태극기로 채워
그대여 나또한 당신의 의지를 불태워
형제여 상처 난 한국살 끊임없이 외워

Le teste che annuiscono su questa canzone riguardo un sentimento passato
In questo luogo, 062, avvenne la sofferenza per i diritti umani
Grazie alla loro determinazione hanno lasciato impresso nella storia il loro coraggio
In modo da far comprendere la costituzione così profondamente impressa
Quel qualcosa è diventato il movimento delle loro braccia e gambe
Colma il tuo corpo con la bandiera nazionale
Ravviverò la tua determinazione
Fratelli, le vostre ferite rimarranno per sempre nella nostra memoria

Una voce più forte della censura

A causa della censura operante in quel periodo, quasi tutto il resto della penisola era all’oscuro di ciò che stava succedendo nella città di Kwangju. Tuttavia, diversi giovani, tra cui alcuni studenti, intrapresero azioni drastiche per cercare di portare alla luce la verità sull’accaduto.

A Seoul, lo studente universitario Kim Uigi di soli 21 anni preparò dei volantini su Kwangju prima di gettarsi dal sesto piano di un edificio; poco dopo, Kim Jongtae si diede fuoco subito dopo aver gridato lo slogan del movimento democratico che chiedeva verità. Sacrifici di questo genere non facevano che continuare mentre il governo si ostinava a negare qualsiasi tipo di evento rivoltoso legato alla città di Kwangju: nel primo anniversario del 18 maggio, gli studenti si riunirono in una protesta silenziosa alla Seoul National University. Kim Taehun, di Kwangju, come Kim Uigi si lanciò dal quarto piano di un edificio invocando lo slogan delle proteste.

Nonostante i sacrifici, il governo militarista continuò imperterrito a negare la realtà dei fatti e a mettere a tacere i media coreani e, se non fosse stato per gli sforzi dei giornalisti stranieri, è probabile che gran parte del mondo sarebbe tuttora all’oscuro delle atrocità perpetrate a Kwangju. In particolare, un giornalista tedesco, Jürgen Hinzpeter, fu uno dei pochi in grado di provare cosa accadde realmente a Kwangju: quando, terminato il suo incarico a Tokyo, arrivò a Seoul decise di prendere un taxi per Kwangju dove, però, i militari avevano bloccato le strade. L’intraprendente tassista, chiamato Kim Sabok (probabile nome di fantasia), non si diede per vinto e riuscì ad aggirare le barriere militari accompagnando Hintzpeter fino a Kwangju in totale sicurezza. Hinzpeter fu così in grado di documentare parte degli eventi di Kwangju e, in seguito, riuscì a contrabbandare il filmato fuori dalla Corea e lo pubblicò, dando la possibilità al mondo di conoscere finalmente ciò che stava accadendo nella città coreana.

Per queste gesta eroiche, Hintzpeter fu in seguito nominato cittadino onorario di Kwangju gli venne reso un omaggio speciale nei memoriali più recenti.

Si è mai avuta giustizia?

Nonostante le prove concrete riportate nel corso degli anni, nell’aprile 2017 l’ex presidente Chun Doo-hwan, che ha guidato il governo dal 1980 al 1988, ha pubblicato le sue memorie, dove ha esplicitamente negato l’affermazione fatta dal defunto prete attivista, Cho Chul-hyun, il quale aveva testimoniato di aver assistito a sparatorie militari contro i cittadini dagli elicotteri durante la rivolta pro-democrazia di Gwangju nel maggio del 1980. Chun ha insistito nell’affermare che le parole di Cho fossero calunnie, chiamando il defunto prete “Satana con una maschera”.

Tre anni dopo, il 17 maggio 2020, in seguito ad una marcia di protesta partita da Yeouido per arrivare fino a casa di Chun, dove i manifestanti pretendevano delle scuse sincere nei confronti di vittime e familiari, l’ex presidente ha nuovamente negato il suo coinvolgimento nella strage, sostenendo di non doversi scusare per qualcosa che non ha commesso.

Fortunatamente, nonostante le continue smentite, il 22 maggio del 2011 Unesco ha riconosciuto questo tragico evento come Patrimonio Mondiale dei Ricordi e nel 2015 è stato aperto un sito web degli Archivi del 18 maggio dove vengono riportati video, storie ed immagini per non dimenticare.

La rivolta di Kwangju rimane senza dubbio una parte estremamente essenziale della storia coreana e non dovrebbe mai essere scordata. È importante ricordare ogni singolo caduto che si è immolato al fine di ottenere la democrazia di cui gode oggi la penisola, così da non permettere alla storia di ripetersi.  

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#Hipstory – 3.1: Il Movimento del Primo Marzo  

Il secondo appuntamento di Hispstory ci porta a parlare del Movimento di Indipendenza, grazie ad un artista hip hop che ha dichiarato il suo patriottismo in diverse occasioni: Bewhy.

La prima canzone che ci porta alla scoperta dell’autodeterminazione della penisola coreana è Mansae, portata dal rapper Behwy sul palco di Infinite Challange insieme al comico Yang Se-hyung.

Un vero e proprio inno alla lotta per l’indipendenza della Paese e grido di ringraziamento per chi ha combattuto fino all’ultimo per riuscire a portare la Corea a ciò che è oggi.

Ci troviamo in una delle pagine più tragiche della storia contemporanea coreana: la colonizzazione giapponese. 35 anni (ufficialmente) di atrocità che hanno segnato in maniera indelebile la popolazione del calmo mattino e le relazioni con il Giappone.

La colonizzazione giapponese comincia, sulla carta, nel 1910 con la firma del Trattato di Annessione da parte di Yi Wan-Yong e Masatake Teruchi, ma il Giappone stava già minacciando la Corea nel decennio precedente. In seguito alla vittoria della guerra sino-giapponese (1894-1895), di cui alcune battaglie vennero disputate proprio in suolo coreano (Seoul, Asan, Pyeonyang), con la pretesa da parte dei giapponesi di instaurare un governo filogiapponese, grazie al Trattato di Shimonoseki il Giappone fa in modo che alla Corea venga riconosciuta l’indipendenza. In questo modo, però, fa perdere ogni diritto di rivendicazione sulla Corea da parte della Cina.

Il Giappone si aspetta ora, quindi, di essere riconosciuta per il suo grande potere imperialista, ma l’intervento nella zona della Manciuria da parte del Triplice Intervento (Russia, Francia e Germania) fa infuriare la potenza nipponica e, quando la Russia cerca di rafforzare la sua egemonia sulla Penisola Coreana stazionando truppe in Manciuria, il Giappone approfitta dell’instabilità politica interna della Russia per cominciare quella che sarebbe poi diventata la guerra russo-giapponese (1904-1905): anche questa si conclude con la vittoria del Giappone e viene seguita dal Trattato di Partsmouth che, tra i vari punti, prevede il riconoscimento della Corea come una zona di influenza giapponese.

Il Giappone riesce così ad avanzare ancora più prepotentemente nella penisola coreana, con la quale stipula il Trattato di Eulsa (1905), detto anche Trattato del Protettorato, per mezzo del quale i poteri diplomatici della Corea verranno completamente ceduti al Giappone: in questo modo, la Corea non avrà più alcuna voce in capitolo a livello internazionale e qualsiasi accordo voglia prendere col resto del mondo dovrà tassativamente essere siglato passando previa autorizzazione giapponese.

오직 혁명뿐 물러나기 전까지 영원히 너네는 public enemy
사진을 찍어줘 죽기 전 마지막 나의 swagging
나라를 위해 죽는 민족 무릎은 하늘 앞에서만 꿇겠지
너의 것은 파괴되고 우리의 것은 재창조돼
악은 언제나 선에게 짓밟히게 돼있어
축제의 장은 열려 코레아우라

Fino a che la rivoluzione non terminerà, sarai per sempre un nemico pubblico
Scatta una foto del mio swag prima di morire
Le persone che perdono la vita per questa Nazione possono inginocchiarsi solo di fronte al cielo
Ciò che era tuo verrà distrutto, ciò che era nostro verrà ricreato
Il male è sempre stato calpestato dal bene
Apri le tende del sipario al festival, Corea

Bewhy si presenta sul palco vestito da martire patriota e alle sue spalle viene presentata l’immagine della Stazione Ferroviaria di Harbin, mentre l’entrata in scena di Yang Se-hyung è interamente dedicata all’eroe nazionale Ahn Jung Geun.

Ahn Jung Geun è considerato un patriota modello e simbolo della resistenza coreana in quanto, alla vigilia della stipula dell’accordo di annessione, si recherà alla Stazione Ferroviaria di Harbin per uccidere uno dei più importanti personaggi politici del tempo, Itō Hirobumi, sparandogli tre colpi di pistola: questo episodio, ricordato dai coreani come importante evento patriottico, purtroppo non fa cambiare idea ai politici che, anzi, velocizzarono le procedure per la firma di un vero e proprio trattato definitivo di annessione.

Da questo momento in poi avrà inizio la prima fase della colonizzazione giapponese, ricordata come “politica repressiva”, che va dal 1910 al 1919.

Durante questo periodo, il Giappone fa di tutto per annientare la cultura e la storia del popolo coreano, cercando di manipolare i reperti storici per dimostrare che la Corea è sempre stato un Paese inferiore rispetto a loro. Col fine di imporre una “modernizzazione coloniale”, i giapponesi attuano una politica violenta ispirata ad una forte militarizzazione della società, controllata in maniera molto severa da polizia militare, polizia e funzionari istituendo un controllo dispotico su tutti gli aspetti della vita dei coreani.

Invece di rispettare quello che era un sistema eccezionale di autogoverno da parte delle comunità locali che faceva poi capo alla gestione indiretta del popolo da parte del governo centrale di Choseon, le autorità coloniali smantellano l’autonomia dei distretti di campagna e impongono invece un controllo diretto da parte del Governatorato Centrale, costruito di fronte al Palazzo Reale: l’80% del personale al suo interno è giapponese, ciò di fatto significa che la gestione politica ed economica del Paese finisce nelle mani del Giappone.

I coloni tentano di controllare ogni aspetto dell’economia coreana in continua espansione: le imprese possono nascere solo previo consenso del Governatorato Generale, viene imposto il monopolio su ginseng, sale e tabacco e vengono istituite nuove tasse, come quella sui liquori, sulla casa, sulle sigarette e l’imposta di bollo per contribuire a colmare le carenze finanziarie nipponiche; al tempo stesso, i coreani soffrono di discriminazioni quotidiane a livello educativo, amministrativo e legale e nelle scuole viene imposto lo studio della lingua e della storia giapponese, in modo da instaurare un senso di superiorità storica nei confronti dei coreani.

In questa fase così cruciale, si innesca inoltre la Prima Guerra Mondiale, che si rivelerà un toccasana per l’economia giapponese, in quanto alleata con la Gran Bretagna: svolgendosi principalmente in Europa, il Giappone non solo non subirà aggressioni di alcun tipo, ma avrà la possibilità di influire sulla presenza tedesca in Cina, riuscendo a scacciarli dalla penisola dello Shandong e prendendo il loro posto. Nel corso degli scontri armati i giapponesi rimangono stupiti dall’utilizzo di armi chimiche e decidono di creare dei laboratori dove fare esperimenti, utilizzando i colonizzati coreani e cinesi come cavie umane.
Un’impennata micidiale dei prezzi e lo scoppio di malattie infettive come il colera, il tifo e l’influenza spagnola aggravano il malcontento dei coreani, già sull’orlo di un’esplosione: la cosiddetta “missione civilizzatrice” non poteva più essere giustificata.

우리는 단 한 가지만 선택해야만 해 복종 혹은 죽음
우리는 이 땅에 자유와 해방을 위한 쟁투를
오직 피와 땀으로만 이 땅을 가슴속에 품은
자들만이 가질 수 있어 이 대한민국을

C’è solo una scelta da prendere tra obbedienza e morte
Combattiamo per la libertà della nostra nazione
Solo chi si porta questa terra nel cuore, col sangue e col sudore
Può sostenere di detenerla, Repubblica di Corea

Il 21 gennaio 1919 muore improvvisamente Re Kojong, avvenimento che fa scatenare il Movimento del Primo Marzo, in quanto i coreani si convincono non sia stata una morte accidentale bensì causata da un avvelenamento e da questo momento, gli intellettuali coreani cominciano a pronunciarsi in merito alla liberazione della Corea: 300 letterati si riuniscono a Tokyo per annunciare una Dichiarazione di Indipendenza, esponendosi al rischio di essere puniti ed incarcerati.

Il 3 marzo sono previsti i funerali del defunto Re e alla sua vigilia, alcuni esponenti coreani si raccolgono al centro di Seoul dichiarando ufficialmente l’indipendenza e dando seguito al Movimento di Indipendenza, al quale si unirà circa 1 milione di coreani tra i mesi di marzo e aprile, in diverse città della penisola: queste proteste non partivano però da un comando nazionale, erano sporadiche e prive di piani organizzati e questa debolezza intrinseca rese difficile superare la feroce oppressione militare dell’impero giapponese, i quali distrussero chiese, uccisero 23.000 persone e non ebbero alcuna pietà per i soggetti più fragili. Tuttavia, è importante sottolineare che la sua stessa spontaneità, così come la diffusione nazionale delle proteste, la partecipazione attiva e la devozione spassionata dei partecipanti alla causa del movimento, lo abbiano reso un evento cardine nella lotta contro il dominio giapponese.

만세 우리가 하나가 되는 순간
만세 밝은 내일을 향해 오늘도
만세 나는 자유를 위해 춤을 춰
만세 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 say 만세
난 자유를 위해 춤을 춰 만세

Mansae, il momento in cui diventiamo una cosa sola
Mansae, anche oggi per un domani migliore
Mansae, balliamo per la libertà
Dico Mansae
Danzo per la libertà, Mansae

Mansae, Mansae, Mansae, una parola di incitamento che si sente spesso pronunciare dai coreani del ventunesimo secolo, ma che ruolo ricopre questo grido di battaglia?

Mansae (letteralmente diecimila anni) e Cheonsae (letteralmente mille anni) erano modi di dire utilizzati in maniera interscambiabile durante la dinastia Choseon e furono standardizzati poi in Mansae nel momento in cui l’impero Daehan fu stabilito nel 1897: la parola Mansae fu poi resa popolare dagli attivisti del Club dell’Indipendenza Coreana (독립협회 Dongnip hyeophoe) e dai Movimenti dell’Illuminismo Patriottico, rendendo questo termine un concetto con un significato intrinseco profondo, il quale esprime una cultura politica che gli intellettuali moderni della Corea cercavano di diffondere nel popolo. Infine, la parola Mansae, mediata dalle culture politiche delle precedenti rivolte contadine, arrivò a promuovere un senso di unità nazionale e a servire come mezzo attraverso il quale le voci di protesta contro il Giappone potevano risuonare in tutta la nazione.

In onore del centesimo anniversario del Movimento di indipendenza, Bewhy ha pubblicato anche il singolo My Land con un testo ed un MV ricchi di patriottismo: sia le parole da lui decantate che il video musicale riflettono un secolo di storia carico di tentativi, dolore e speranza nel vedere la propria terra diventare finalmente un Paese indipendente.

저들의 우월해지고 싶은 마음과 혐오 땜에
자유 할 권리를 짓밟힘 당한 나로 변해

A causa del loro odio e il desiderio di essere superiori
Sono io a vedere calpestati i miei diritti alla libertà

상해에서부터 서울 종로 종로 한복판에서 한반도
우리 100년의 역사는 저들이 아닌 우리 열사들의 핏자국이 감독
한 세기의 외침이 지금을 창조 앞으로의 100년을 향한 한 보
너와 내가 우리가 되어야만 완고 해지겠지 투쟁 안에서 평화만을 낭독

Da Shanghai a Jong-no, Seoul, il cuore della penisola coreana
Questi nostri 100 anni di storia sono stati diretti dal sangue dei nostri missionari, non da loro
Le grida di un secolo creano il presente e il passaggio per i prossimi 100 anni
Dobbiamo rimanere insieme per creare la pace all’interno di questa lotta

우리들의 만세는 복수가 아닌 다가올 내일의 천국을 향한 거니까

Il nostro grido alla libertà non è una vendetta, ma alla volta del paradiso del domani

Il brano è stato scritto dal punto di vista dei combattenti e nel video viene rappresentata e ricordata una figura considerevole della storia coreana, l’eroina Yu Gwan-sun, una giovane attivista che a soli 19 anni guidò il Primo Movimento per l’Indipendenza contro il dominio coloniale imperiale giapponese nella zona meridionale del Chungcheong: la dimostrazione da lei organizzata radunò 3.000 dimostranti che gridavano all’indipendenza della Corea, ma nel primo pomeriggio intervenne la polizia militare giapponese uccidendo diversi manifestanti, tra i quali i genitori di Yu Gwan-sun, arrestando quest’ultima. Imprigionata e torturata, anche in prigione continuò a battersi per l’indipendenza coreana fino al giorno della sua morte, il 28 settembre 1920, presumibilmente a causa delle torture, diventando così un simbolo del Movimento del Primo Marzo.

Sebbene il Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo non portò direttamente all’indipendenza, accelerò l’istituzione del Governo Provvisorio Coreano a Shanghai, infatti dopo aver sopportato secoli di monarchia e 35 anni di dominio coloniale giapponese, la Corea divenne finalmente una nazione democratica (perlomeno, sulla carta): fu dichiarata una Repubblica Democratica con la sovranità che risiedeva nel popolo, un principio stipulato nell’articolo 1 della Costituzione del Governo Provvisorio.

A testimonianza del suo impatto, il Movimento per l’Indipendenza rimane tutt’ora un episodio molto influente nonostante sia avvenuto più di cento anni fa: la premessa del Movimento per l’Indipendenza del Primo Marzo era un sogno e una visione pro-democratica che affermava la sovranità del popolo e sosteneva valori universali come la libertà, l’uguaglianza, i diritti umani e la pace.

Con i versi di queste canzoni si spera di avvicinare e incoraggiare i giovani a rivivere quei pezzi di storia che, seppur logoranti, rendono il Paese fiero dei suoi cittadini.

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#Hipstory – Frammenti di epoca Joseon

Con oggi cominciamo una breve rubrica che abbiamo deciso di intitolare “Hipstory” (dall’unione di hiphop e storia), dove canzoni scritte da artisti k-hiphop ci guideranno nella scoperta di alcuni momenti importanti della storia della Corea.

NB: Se avete perso le lezioni introduttive al mondo del k-hiphop, ecco dei link utili:

In questo primo articolo vediamo insieme due personaggi fortemente apprezzati e ricordati dal popolo coreano per aver compiuto considerevoli imprese nel corso della loro vita: Re Sejong il Grande e Yi Sun Shin.

Il primo lo esploriamo grazie alla canzone ‘When You’re Exhausted’ (지칠 때면) di Jeong Junha, Zico e Kim Jongwang.

Parliamo di Re Sejong il Grande (세종대왕), celebrato e stimato dai coreani per aver permesso loro di emanciparsi grazie all’invenzione dell’alfabeto (hangeul 한글). Infatti, prima del 1446, i coreani erano obbligati a scrivere utilizzando i caratteri cinesi e solo i nobili aristocratici (yangban, 양반) avevano l’opportunità di studiare i sinogrammi, con la conseguenza che i meno abbienti venivano considerati illetterati e posti quindi ai margini della società.

In questa canzone, oltre ad adorarlo e ringraziarlo per il lavoro svolto, gli autori gli parlano come se fosse un loro protettore, confidandogli i problemi che affliggono il popolo e chiedendogli di rimanere sempre al loro fianco.

All’inizio del video, sullo schermo viene riportato il testo della canzone con la forma originale delle lettere in pensate inizialmente da Re Sejong.

몰라보게 세상 모습이 변해도, 그때의 지혜를 빌려 사는 건 여전해.

Anche se il mondo sembra ormai irriconoscibile, viviamo ancora dei frutti che la sua saggezza ci ha donato.

In queste parole si percepisce la riconoscenza di un popolo che, nonostante ora viva in un’epoca completamente diversa e con un aspetto e consuetudini alquanto dissimili da ciò che viene riportato di quel momento storico, è ancora riconoscente per gli ideali che Re Sejong ha tanto combattuto per conquistare e, a 5 secoli di distanza, stanno ancora dando i loro frutti.

Infatti, sebbene la situazione politica e amministrativa del regno fosse solida nel momento in cui è salito al trono, il re si è rifiutato di stare in panciolle e godersi la vita, ma è stato determinato a lasciare un’eredità culturale cospicua ai suoi posteri: nonostante ciò, nella canzone viene evidenziato come alcune volte si tende a non essere grati abbastanza e non si realizza quanto lui abbia effettivamente fatto per il popolo.

뿌리 깊은 역사는 우리가 버티는 힘이지

Sono le radici della nostra storia a darci la forza di andare avanti

누구 하나 빠트리지 않은 대신평생을 고민에 잠겨 지내신

Hai trascorso tutta una vita in contemplazione, sommerso dalle preoccupazioni, per far sì che nessuno venisse più emarginato.

Durante il suo regno, Re Sejong portò avanti numerosi progetti col fine di arricchire il patrimonio culturale e scientifico della Corea. Tutti questi progressi non furono però affatto facili da raggiungere: pur essendo l’autorità massima, la sua corona non gli permetteva di prendere decisioni arbitrarie e doveva costantemente scontrarsi con le istituzioni amministrative che spesso e volentieri contestavano le sue decisioni. Ciononostante, l’ardita passione che aveva nei confronti del suo popolo lo ha spinto a lottare per le sue idee generando notevoli sviluppi in ambito umanistico, scientifico, medico-farmacologico, geografico, agricolo e persino musicale.

나의 우상 나의 영웅 나의 왕, 애민정신이 창제한 훈민정음 없었다면 과연 이 가사는 어떻게 나왔을까

Il mio idolo, il mio eroe, il mio Re. Se non ci fosse stato lo Hunmin Cheongeum, che hai creato con amore per il popolo, come avrei scritto questo testo?

우린 노비도 백성도 아닌 국민, 원만한 삶을 살고픈 게 꿈인

Non siamo più né schiavi né gente comune, siamo cittadini (un popolo unico) che sognano di avere una vita dignitosa

L’invenzione per cui viene principalmente ricordato Re Sejong il Grande è quella dell’hangeul, ossia dell’alfabeto coreano. Dal I secolo a.c. fino al XV secolo d.c i coreani hanno sempre utilizzato i caratteri cinesi per esprimere per iscritto la loro cultura. Ciò comportava disagi di diversa natura:

1. Gli ideogrammi cinesi non erano in grado di rappresentare a pieno titolo i suoni della lingua coreana e neanche la sua morfosintassi;

2. Gran parte della popolazione veniva discriminata ed esclusa da qualsiasi posizione lavorativa di medio-alto livello perché non aveva la possibilità economica di studiare il cinese.

Il sovrano, rendendosi conto dei numerosi impedimenti che comportava l’assenza di un sistema di scrittura in grado di riportare su carta in maniera precisa il coreano parlato, passò anni a studiare un alfabeto ad hoc per i suoi discepoli: nel 1443, infatti, Re Sejong ha annunciato di aver messo a punto un alfabeto di sole 28 lettere che al tempo ha preso il nome di Hunmin Cheongeum, che letteralmente significa “i suoni corretti per l’istruzione del popolo”.

Dal 1443 al 1446 il Re e un gruppo di letterati da lui designati hanno messo a punto un libro di “spiegazioni ed esempi” (Haerye) per aiutare i discepoli a comprendere ed utilizzare al meglio questa grandiosa e considerevole invenzione.

Nel 1910 prende finalmente il nome con cui lo conosciamo oggi, hangul, e con la riforma del 1993 vengono eliminate 4 delle 28 lettere ideate da Re Sejong il Grande, per facilitare maggiormente la popolazione.

절하고 있는 걸까요 묻고 싶은 게 많아요

지칠 때면 시간을 건너 당신을 찾죠

나타나 줄 순 없나요 의지할 품이 없어 이제 머물러줬으면 해요 이대로.

Sto facendo abbastanza? Ci sono così tante cose che vorrei chiederti
Quando non ho più le forze, viaggio attraverso il tempo per cercarti.
Puoi ritornare? Non ho nessuno su cui contare, spero rimarrai per sempre.

Il ritornello è un grido di aiuto, ma anche la manifestazione di quanto ancora risulti importante la figura del Re Sejong nel quotidiano dei coreani: un sovrano che ha dato tutto per il suo popolo e che non manca di rincuorare i suoi discendenti nei momenti bui, seppur a secoli di distanza.

A Gwanghwamun Square (광화문광장) viene commemorato con un’imponente statua a inizio piazza, proprio di fronte (girato di spalle) al Palazzo Reale.  


Il secondo personaggio che andiamo ad esplorare è l’ammiraglio Yi Sunshin e la sua potente invenzione, Kobukson (Turtle Ship), tramite la canzone presentata a Show Me The Money 4 da Song Mino, Jamezz e Andup ma in seguito remixata con il supporto di rapper come Paloalto, Zico e Okasian.

La Turtle Ship, definita così per via della sua corazza, è una nave ideata dall’ammiraglio Yi SunShin nel XV secolo ed utilizzata in ben 16 battaglie navali contro il Giappone, vincendole tutte. In questa canzone, proprio come nella realtà storica, la nave simbolizza il mezzo con cui i partecipanti vengono orgogliosamente trasportanti verso la vittoria della competizione (missione della puntata): ognuno dei versi scritto dai rapper racconta infatti le lotte che stanno combattendo, ma si danno forza convinti che non potranno far altro che vincerle a testa alta.

우린 거북선, 다른 배들 통통
그냥 통통, 떨어져라 똥통
커지는 네 동공, 느껴지는 고통
우린 독종, 너흰 그냥 보통

Noi siamo la Turtle Ship, tutte le altre navi sono vuote
Vuote, levati mucchio di m*
Le tue pupille si dilatano, senti il terrore
Noi siamo sopravvissuti, voi nella media

Siamo ancora in epoca Joseon, per la precisione nel 1592, quando le truppe navali del comandante giapponese Toyotomi Hideyoshi cominciano ad invadere la Corea col desiderio di arrivare in Cina, sfociando in quella che sarà ricordata come la guerra dei 7 anni e, in questo frangente, entra in gioco Yi SunShin, il quale riporta in auge una tipologia di nave utilizzata nel XIII secolo ma, per qualche oscuro motivo, caduta nel dimenticatoio.

Si tratta di una nave di struttura simile a quelle utilizzate all’epoca (panokseon), ma con la peculiarità (e vantaggio) di essere corazzate.

Vi sono stati vari modelli di questa vittoriosa nave nel corso dei vari scontri ma, in linea di massima, erano caratterizzate da una lunghezza che variava dai 30 ai 37, una base in legno spinta da vele e a remi (panokseon) ricoperta da uno scudo di ferro e presentava a prua una testa di drago con duplice valenza: nebulizzava gas e sparava fiamme per disorientare le flotte nemiche e nascondersi da esse e, in più, era dotata di un cannone per attaccare i nemici. Sotto alla testa vi era uno sperone, in grado di deturpare le navi avversarie. Inoltre, anche a poppa e sulle fiancate laterali era dotata di feritoie e spuntoni di metallo per difesa e attacco.

La brillantezza di Yi come stratega si dimostra fondamentale per la salvezza della Corea dalla possibile distruzione e dalla colonizzazione giapponese. Ancora oggi viene infatti considerato uno dei più eminenti ammiragli coreani di tutti i tempi, sinonimo di coraggio, perseveranza, forza, abnegazione e lealtà verso la patria e questo perché fu in grado di difendere un’intera nazione senza strutture idonee né addestramento adeguato, preoccupandosi anche dei rifornimenti che scarseggiavano perché non riceveva aiuto alcuno dal sovrano del tempo.

Il suo immenso talento lo si può comprendere anche dal fatto che Won Gyun, il successore di Yi, non fu mai in grado di sconfiggere una flotta nemica di simile potenza a quella giapponese, pur disponendo delle navi e dell’equipaggio addestrato dallo stesso Yi. Purtroppo, le riforme navali di Yi SunShin vennero abolite poco dopo la sua morte, così come le Turtle Ship scomparsero dagli annali, rimanendo nella storia come armamenti leggendari e iconici. E, a fare la storia, saranno anche i suoi discendenti, la maggior parte dei quali intraprenderà la carriera militare raggiungendo importanti cariche ufficiali, mentre altri diventeranno attivisti dell’indipendenza anti-giapponese.

Il titolo postumo dato a Yi Sunshin, Signore della Lealtà e della Cavalleria (Chungmu-gong, 충무공; 忠武公), è oggi la terza più alta onorificenza militare della Corea e, sempre postumo, è stato onorato anche con il titolo di Principe di Deokpoong. Chungmuro (충무로; 忠武路), un’importante strada nel centro di Seul, è stata così chiamata in suo onore. La città Chungmu, sulla costa meridionale della Corea, ribattezzata Tongyeong, porta il suo titolo postumo ed è il luogo del suo quartier generale: una maestosa statua dell’ammiraglio Yi Sunsin si erge imponente al centro di Sejongno, nel centro di Seul, a piazza Gwanghwamun, proprio insieme a Re Sejong il Grande.

Il volto dell’ammiraglio è anche quello raffigurato nella moneta da 100 won.

Tutte queste intitolazioni a lui dedicate, così come la canzone di Song Mino, Jamezz e Andup, ci fanno capire quanta ammirazione vi sia nei confronti di un personaggio storico quale Yi SunShin e le sue imprese eroiche per salvare la popolazione coreana.

Oggi abbiamo conosciuto due stimabili autorità storiche senza le quali la Corea non sarebbe probabilmente ciò che è oggi.

Al prossimo episodio di Hipstory!