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Pressione scolastica in Corea del Sud

 

Avete capito bene, in questo articolo parleremo della pressione scolastica alla quale sono sottoposti gli studenti coreani quotidianamente.

Diciamocelo, anche in Italia lo stress dato dalla scuola raggiunge livelli abbastanza alti e che con la DAD non hanno fatto altro che aumentare.

Stando ai dati Istat, 800mila giovani italiani affermano di vivere una condizione di disagio tra i banchi di scuola. I motivi sono diversi, ma tra i principali c’è sicuramente la percezione – vera o falsa che sia – di una forte pressione scolastica unita all’incertezza che il futuro loro riserva.

Purtroppo, al peggio non c’è mai fine e si tratta proprio della Corea: infatti, in un sondaggio condotto dal Korea Herald emerge che il 37.2% degli intervistati ha pensato, almeno una volta, di togliersi la vita a causa della pressione scolastica.

Ma perché gli adolescenti coreani arrivano anche solo a pensare di commettere un gesto così estremo? 

La risposta è “semplice” e si chiama CSAT, ovvero, il College Scholastic Ability Test. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Il CSAT o suneung, è l’esame di ammissione all’università: gli atenei in Corea non prevedono un test d’ammissione interno all’università, ma una “mega verifica” a livello nazionale su tutte le materie studiate durante l’anno.

Sin dalle prime fasi della rapida crescita economica del Paese, l’educazione scolastica è sempre stata legata al successo. Perché?

Ottima formazione scolastica = ottima università;

Ottima università = ottimo lavoro;

Ottimo lavoro = successo.

Lo studio è ritenuto uno dei pilastri di quello che oggi è considerato il “miracolo sul fiume Han” (boom economico): proprio per questo motivo, la pressione scolastica sugli studenti è “tollerata” e viene giustificata con un banale “è per il tuo futuro”.

Per capire meglio questa difficile situazione che gli adolescenti coreani devono affrontare tutti i giorni, vediamo un attimo com’è strutturata una loro giornata tipo.

Fino a metà giornata, la loro routine quotidiana non si differenzia molto da quella di un qualsiasi altro studente nel resto del mondo: ci si alza e si va a scuola fino più o meno le 4 del pomeriggio ma la vera differenza sta nel doposcuola.

Quasi tutti gli studenti infatti, finita la scuola, si recano negli istituti privati per continuare la loro formazione in vista del CSAT; il business delle hagwon in Corea è molto prolifero: i genitori vogliono il meglio per i figli e, pur di farli entrare nelle università migliori, spendono migliaia di won affinché i ragazzi abbiano la migliore istruzione e i migliori tutor.

Emergere, in una società come quella coreana, è davvero difficile: la competizione è altissima, si stima che un adolescente in media studi 15 ore al giorno, non è infatti strano che uno studente esca presto la mattina per ritornare a casa la sera tardi.

Il tempo per gli hobby e lo sport è poco, se non inesistente, e proprio per questo motivo per i giovani coreani è davvero difficile distrarsi da pensieri oscuri.

Negli anni, il governo coreano ha provato a mettere delle limitazioni alle hagwon, purtroppo con scarsi risultati.

La pressione scolastica in Corea è una problematica sociale che si aggiunge alle molte già esistenti, come per esempio quella dell’estetica, poiché tutte sono in qualche maniera legate al successo dell’individuo: entrambe determinano uno status sociale che sarà come un biglietto da visita per il resto della vita.

In Italia, per fortuna, un voto non determina chi siamo veramente: a quanti è capitato di essere usciti col 60 al liceo e avere la media del 30 all’università? Per fortuna a molti! In Corea purtroppo non è così: quell’unica risposta sbagliata al test più importante della vita può davvero compromettere il futuro di una persona.

E voi cosa pensate a riguardo? È giusto che per il successo economico del proprio Paese venga sacrificata la salute mentale dei più giovani?

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